TERZA ETA
III. Umiltà: Annientamento
L'umiltà, finché è semplice riconoscimento della nostra pochezza e dei nostri peccati è una virtù negativa; ci immunizza dalla superbia, cioè dal considerarci più di quello che siamo. Ma come virtù positiva l'umiltà comincia colla seconda età, quando si comincia a sacrificare quello che siamo, cercando il nascondimento.
La perfezione dell'umiltà si raggiunge nella 3a età:
1) Colla percezione chiara della propria debolezza. - Dio ci fa ora comprendere come potremmo da un momento all'altro cadere, come siamo capaci dei peccati più grossi e più luridi, come solo la sua grazia ci può preservare. Sorge quindi in noi la convinzione di essere gli ultimi peccatori. Pertanto non è necessario considerarci meno di quello che siamo: siamo il nulla.
Per essere umili non dobbiamo dichiararci colpevoli di peccati non fatti, né smentire il bene fatto: questa non sarebbe umiltà, ma bugia. L’umiltà è verità. A Dio la gloria di ogni bene; noi siamo solo capaci di male.
Questa comprensione, col procedere nella perfezione, si fa sempre più chiara e ci rende sempre più umili con Dio e cogli uomini.
2) Coll'annientamento del nostro essere in omaggio all'infinita perfezione di Dio. - Gesù ci ha dato l'esempio più meraviglioso. « Egli annientò sé stesso, pigliando (coll'incarnazione) la forma di servo, facendosi stimare un semplice uomo. Si umiliò e si fece ubbidiente fino alla morte. Per questo Dio lo esaltò e gli diede un nome sopra ogni nome, affinché nel suo nome pieghino il ginocchio tutti gli esseri terrestri, celesti ed infernali» (Ffipp. 2,7).
Egli occultò la sua bellezza suprema, rivelandola solo per alcuni istanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, perché la testimoniassero dopo la sua morte; quindi ne distrusse ogni traccia nella passione, fino a diventare l'obbrobrio degli uomini e l'abbiezione della plebe.
Occultò la sua maestà vivendo di elemosina e servendo gli apostoli.
Occultò la sua potenza non facendo nulla che giovasse a sé, non impedendo le macchinazioni dei suoi nemici e non fulminandoli; rivelò solo ciò che era necessario per portare a termine la sua missione.
Dietro Gesù tutti i santi hanno sentito il bisogno di nascondersi, di occultare le proprie doti e le proprie virtù e di annientare la propria personalità.
La copia più fedele di Gesù è Maria SS. che, pur essendo la più alta e la più santa delle creature, si nascose al punto di non essere per nulla conosciuta.
I santi cercano quello che li umilia, sfuggono quello che li onora; fanno al buio il maggior bene che possono, preferiscono le attività dove possano meno brillare e fare scalpore; di tutte le loro opere e virtù conosciamo una percentuale minima e spesso insignificante. Non è un santo quello che non ha nulla di grande riservato.
S. Filippo Neri non volle mai essere cardinale; S. Giovanni Vianney mentre veniva insignito di un'onorificenza era tanto umiliato e mortificato da sembrare un condannato al patibolo.
S. Gemma Galgani, quando era visitata da nobili, attratti dalla fama della sua santità, si faceva trovare a giocare o a far moine ad una gatta.
Il P Bresciani, accusato falsamente di adulterio, disse: « Tutti siamo uomini e possiamo sbagliare ». Il superiore allora, persuaso del la sua colpevolezza gli proibì di celebrare la S. Messa. Il Padre visse lungo tempo sotto il peso dell'infame calunnia, finché il calunniatore, morendo, ne dichiarò l'innocenza.
Nella 3a età si cercano i lavori più umili, nei quali non spiccano le proprie belle qualità: si preferisce, nell'apostolato, il lavoro coi piccoli, coi poveri, cogli umili.
Tuttavia la suprema legge dell'apostolato resta sempre il maggior bene della Chiesa e delle anime e, quando questo lo esige, il cristiano fervoroso non teme il gran pubblico e la notorietà.
Un monaco voleva conoscere l'anima più santa della terra. Dio, un giorno, gli rivelò che gliela avrebbe fatta conoscere da una stella in testa.
Allora il monaco si mise in cammino per i conventi ed i romitori più celebri, ma non riuscì mai a vedere la persona dalla stella in testa.
Dopo lungo peregrinare pervenne ad un monastero femminile di poca rinomanza e, come altrove, col permesso della superiora, si mise in corridoio per vedere sfilare tutte le monache. Neanche qui nulla.
L’eremita chiese se vi fosse ancora qualche monaca. Ce n'era un'altra: una giovane che non sapeva parlare, né rispondere bene; stava sempre in cucina ed attendeva alla pulizia dei piatti e dei locali più umili; mangiava quello che rimaneva alle altre, si vestiva degli abiti smessi dalle altre. Più che una monaca, poteva dirsi una povera cameriera, presa in convento per carità. Il monaco volle vederla: quando comparve le brillò una stella sul capo. Restarono tutti allibiti: ma la santa, vistasi scoperta, durante la notte fuggì. Non si seppe mai più nulla di essa. Così la persona che in quel tempo era la più santa della terra non sarà conosciuta che nel giorno del giudizio universale.
ILDEBRANDO A. SAN-ANGELO

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