domenica 12 luglio 2026

GESU’ OSTIA

 


All’incredulo perché sia meno scettico, e al sacerdote perché sia meno tiepido.


A San Tommaso d'Aquino (1225-1274) generazioni di cristiani devono l'ufficio e la liturgia della festa del Corpus Domini. I suoi versi, con i quali la Chiesa esprime in modo solenne la propria devozione al mistero eucaristico, rivelano la sapienza del sommo teologo, la sensibilità dell'eccelso cantore, l'amore del mistico appassionato.

Assetato di conoscenza, rapito da questo mistero, lo vive intensamente. I testimoni giurati del processo canonico ricordano la sua Messa quotidiana seguita da un ringraziamento speciale: l'assistere ad un'altra Messa! Diverse volte viene sorpreso dai confratelli ai piedi del tabernacolo (quivi recatosi a pregare, nel cuore della notte, all'insaputa di tutti), sollevato a circa un metro da terra: tanto la sua anima desidera elevarsi a Dio, che trascina pure il corpo!

Posto dinanzi alla divina presenza, i suoi sensi corporei si smarriscono. Quando celebra la Messa gli capita, non di rado, di non riuscire a proseguire. A questo proposito, si racconta di un caso straordinario: «Così avvenne una volta a Napoli, il 26 marzo 1273, domenica di Passione. Mentre egli diceva la messa alla presenza di molti soldati, restò così assorto nella contemplazione del grande sacramento, che sembrava un uomo ammesso all'intima partecipazione dei misteri divini e ad un tempo della passione umana di Cristo.

Così poteva dedursi dalla sua prolungata astrazione di mente e dall'onda fluente delle sue lacrime. Tanto che prolungandosi quel suo stato, alcuni confratelli, pieni di ammirazione, gli si avvicinarono e lo toccarono per riscuoterlo dall'incanto, perché proseguisse la celebrazione della messa. Dopo la comunione e la conclusione della messa, i confratelli e alcuni soldati che gli erano familiari gli si fecero attorno e lo pregarono: "Maestro, rivelateci che cosa vi è accaduto in quel rapimento, se credete che possa servire per la nostra edificazione". Ma Tommaso si schermì: "Non posso, non posso parlare"».

Tutto il suo insegnamento intorno a questo mistero è frutto dell'intimo e gioioso amore per Gesù Eucaristico. Nel Concilio di Firenze (1439) e nel Concilio di Trento (1545-1563) sono sue non poche espressioni per definire la dottrina cattolica e difenderla dagli errori.

Una famosa preghiera, che San Tommaso recita quando riceve il Viatico, e tramandataci dai presenti, è la sintesi di tutta una vita trascorsa per conoscere, amare e annunciare Cristo presente nel mistero eucaristico: «Ricevo te, prezzo della redenzione dell'anima mia, ricevo te, viatico del mio pellegrinaggio, per il cui amore ho studiato, vegliato, lavorato. Te ho predicato e insegnato. Niente ho mai detto contro di te: ma se avessi detto qualcosa senza avvedermene, non mi ostino nel mio modo di sentire; se in ciò che ho insegnato e scritto di questo sacramento e degli altri misteri vi è qualcosa di mal detto, tutto rimetto alla correzione della Santa Chiesa Romana, nella cui obbedienza ora lascio questa vita».

Obbediente sino alla morte, come Gesù!


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