lunedì 27 luglio 2026

Uno stesso spirito.

 

IL CUORE DI GESÙ AL MONDO 

(La piccola via d’amore di suor Consolata Betrone)


 «Storia di un'anima»


Suor Consolata ebbe doni straordinari, come visioni e locuzioni divine, ma a parte il fatto che anche nella vita di santa Teresina lo straordinario non manca, va osservato che si tratta di doni gratuiti che l'anima non può rifiutare, come pure non deve cercarli; le basta non esservi attaccata oltre il conveniente e dare ad essi il giusto valòre in ordine alla propria santificazione. Così fece suor Consolata: fino a che ne fu favorita, se ne senti profondamente indegna e umiliata; quando poi ne fu privata, non si alterò e tanto meno indietreggiò di un pollice nell'eroica fedeltà alla grazia. Riscontriamo, invece, nella sua vita tutti i caratteri dell'infanzia d'amore. spirituale, primo e il più essenziale: la vita. Sarà bene riportare qui alcuni pensieri di santa Teresina al riguardo: « [Gesù] non ha affatto bisogno delle nostre opere, ma solamente del nostro amore... Ciò che [il cuore d'un bambino piccolo] chiede è Amore!.. Egli sa una cosa sola: amarti, o Gesù!... Le opere clamorose gli sono vietate: non può predicare il Vangelo, versare il suo sangue... Ma che importa? I suoi fratelli lavorano al posto suo e lui, piccolo bambino, si mette vicinissimo al trono del Re e della Regina, ama per i suoi fratelli che combattono... O mio Gesù, ti amo! Amo la Chiesa mia Madre, ricordo che il più piccolo moto di puro amore le è più utile che non tutte le altre opere messe insieme" » Ed ecco ora una pagina di suor Consolata: « Stamane (2 agosto 1935) mi sono domandata: perché mai alle piccole anime Tu, o Gesù, ti doni con tanta tenerezza e le circondi con tutte le tue cure e provvedi a tutti i più minuti particolari... perché? E la luce è entrata nella mia anima. Nel santo Vangelo, dopo le divine parole: Lasciate che i bambini vengano a Me e non glielo impedite, perché a chi è come loro, appartiene d regno di Dio (Mc 10,14), c'è una parola che mi rivela il tuo Cuore materno: E prendendoli tra le braccia e ponendo le mani sopra di loro, li benediceva (Mc 10,16). Non solamente li hai benedetti ma, lasciato libero sfogo al tuo Cuore divino, li hai abbracciati. Allora, in un quadro, vidi la grande famiglia umana: i figli maggiori che lavorano e guadagnano e, se bravi formano l'orgoglio dei genitori; e i più piccoli che fanno nulla, proprio nulla, ma amano e tengono la parte più considerevole nel cuore materno. Perché dimmi, o Gesù, quand'è che gode di più una mamma? Quando suo figlio la onora con il felice  risultato dei suoi studi o che so io, oppure quando – piccolo - le appartiene totalmente e può fasciarlo, sfasciarlo, stringerlo al cuore a piacimento, donargli tutte le tenerezze?... Oh, la gioia che prova una mamma presso la culla del suo caro bimbo, nessuno potrà ridirla mai! Come nessuno potrà dire chi gode di più: se il bimbo a ricevere tante carezze o la madre nel prodigarle. Per il pargolo suo i vestitini piu belli, le cose più delicate e se, per caso impossibile, quel bimbo rimanesse sempre piccolo, la mamma continuerebbe a prodigargli cure e tenerezze senza stancarsi mai, per tutta la vita. Portando questo ragionamento nel campo spirituale, mi sembra una perfetta immagine di quel che Gesù fa con le piccole anime. Queste sono sue, esclusivamente sue e Lui, con tenerezza materna, prepara ad esse gli abiti più belli di virtù. E poiché, come i bambini, esse sono indifferenti, può vestirle di virtù o svestirle a piacimento, può stringerle al Cuore o lasciarle in un angolo: esse rimangono felici ugualmente, purché possano amarlo, purché possano vivere Sotto il suo divino sorriso, purché possano offrirgli qualcosa per aiutarlo a salvare anime. La gioia più grande che si può gustare sulla terra è possedere Dio, ma Dio solo; allora si gode un paradiso anticipato. E le piccole anime lo godono... » . Che poi, per piccole anime si debbano intendere non solo le anime innocenti, ma quelle che con l'amore vogliono riparare e riconquistare il tempo perduto, suor Consolata ci tiene a farlo sapere, mettendo se stessa nel numero di queste. « Come è buono Gesù e con quale tenerezza materna. Egli porta fra le sue braccia divine coloro che bramano conservarsi piccoli al suo cospetto! Come si piega verso di loro per appagarne tutti i desideri, per compierne tutte le volontà, anche se queste anime, ricche solo di desideri, hanno avuto la somma sventura di offendere il Signore, come Consolata!... Oh, solo Gesù sa dimenticare tutto e anzi gode sovrabbondare in grazia, dove prima sovrabbondò la colpa ». Così infatti fu per suor Consolata e così sarà per tutte le anime, innocenti o peccatrici, che vorranno seguirla nella stessa via d'amore. Riporteremo ancora, a conferma di questo suo trasporto per la santa infanzia spirituale, alcuni aneddoti di vita intima cappuccina, dove aleggia lo spirito di san Francesco e nei quali si sente come la fragranza dei suoi Fioretti. « Un giorno venne in cella una probanda, per sandali. Le feci osservare che, non abituata a portarli, per i primi giorni le avrebbero fatto male ai piedi. -No, Suora, noi a casa siamo poveri, poveri operai e portare sempre i sibret (pianelle) non potevo e allora d'inverno portavo sempre i zòccoli. - Queste parole me le disse con tanta espressione di convincente umiltà, che ne fui commossa. Se fossi stata ricca, avrei messo ai suoi piedi tutti i sibret possibili E quando più tardi la vidi, come si usa da noi per la novena di san Francesco, chiedere alla porta del Coro l'elemosina di preghiere per ottenere la grazia di trarre profitto dai santi esercizi, al suo tono umile, supplichevole e fiducioso, non potei trattenermi dal chinarmi verso di essa e dirle: - Sì, pregherò il Signore che la faccia una gran santa! - In quel giorno compresi perché il Cuore di Gesù si chinò con tanta misericordiosa condiscendenza verso i piccoli, gli umili: è perché la nostra debolezza lo conquista; Lui non può resistere a tanta nostra miseria ed essendo ricco, dona tutti i sibret possibili! ». « Un pomeriggio sostai alcuni istanti presso l'orto e mi sedetti su d'una panca. I pulcini, credendomi la loro buona dispensiera, mi circondarono ben presto, prendendo d'assalto il mio grembo e poi s'allinearono tutti sull'orlo dello schienale della panca. Pensavo al Padre san Francesco e li lasciai fare indisturbati e poi sentii il bisogno d'imprestar loro il mio cuore, perché potessero anche loro amare, quanto lo bramo io... Uno di essi, essendomi rimasto in grembo, tentai accarezzarlo, ma s'impaurì e il suo cuoricino prese a battere forte forte. Volli calmarlo, perciò lo strinsi a me e lo tenni presso il mio cuore, finché fu tranquillo. Ci prendeva gusto, se ne stava queto, ma io lo lasciai andare a raggiungere i compagni e ritornai in Coro ad adorare Gesù... Non pensavo più a questo fatto insignificante, ma la grazia me lo illustrò: se Consolata aveva avuto compassione di quel povero pulcino, solo perché spaurito, e aveva sentito il bisogno di stringerselo al cuore per tranquillizzarlo, quanto più il Cuore di Gesù, che è Cuore umano, sentiva compassione della povera anima mia, sentiva il bisogno di stringermi al suo divin Cuore! E poiché al mattino avevo commesso una mancanza contro la carità e quindi me ne ritenevo indegna, un altro pensiero confortò la mia mente: che merito aveva quel pulcino, che io giungessi a stringermelo al cuore, ad accarezzarlo? Nessuno; la compassione m'aveva spinta semplicemente a ciò fare. Ebbene, la stessa compassione spingeva Gesù verso la povera anima mia...». « Qui, dalle Cappuccine, Gesù è veramente a nostra disposizione e si vive presso il suo tabernacolo con una familiarità indescrivibile. Gesù deve goderne, perché quando nelle preghiere e devozioni particolari ci avviciniamo a Lui, Egli ci avvolge, ci fa sentire la sua divina presenza in modo tutto speciale, intimo, affettuoso... Non so, il portarmi a pregare presso il tabernacolo mi sembrava un po' farisaico per me, che avrei dovuto imitare il povero pubblicano del Vangelo; ma una soave immagine rappresentante Gesù che accarezza i bimbi, mi ha tolto ogni timore; perché ho compreso che non solo l'anima ha bisogno di pregare presso Gesù vivo, ma è ancora Gesù, il suo divin Cuore, che gode nell'averci vicino a Sé, senza tant'etichette, come i bimbi dell'immagine, che andavano a gara a chi poteva stringersi più vicino a Lui ».

PADRE LORENZO SALES 


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