venerdì 24 luglio 2026

CROCIFISSO - VII

 


Non si potrà mai immaginare cosa fu quell’invasione dei Boxer, né i disastri che l’accompagnarono. Non si potranno mai immaginare le torture subite da migliaia di uomini, donne e bambini, né il sanguinoso terrore che regnò nei giorni della desolazione.

Pechino, chiusa, l’esercito impotente ad aprirla, la morte e i supplizi stabiliti permanentemente, l’impotenza esasperante in cui si trovavano gli alleati, incapaci di soccorrere i loro compatrioti.

A volte, qualche disgraziato fuggito da quell’inferno, portava notizie lugubri – si uccide sempre! L’angoscia e la fame regnano nella città. I mostri orrendi continuano a saccheggiare. E, come sempre, i missionari furono le prime vittime, perché è l’odio per Dio a formare la base di ogni rivoluzione.

Bombardare Pechino, sterminarla sotto le masse di ferro, affondarla in una catastrofe senza precedenti? Ma questo significherebbe, allo stesso tempo, massacrare i nostri. Allora, aspettare. Ma è continuare il supplizio e permettere che i banditi sazino la loro rabbia e la sete di sangue fino alla fine.

I distaccamenti francesi stazionano sulle alture vicine. Un’impazienza formidabile, una fretta di vendetta si impadronisce delle file del nostro esercito. Si possono udire le grida delle vittime salire dal crepitio degli incendi, le cui luci sinistre illuminano le notti. Si annuncia che intere province si sono sollevate, accorrono per dare una mano ai ribelli, e che la Cina, mentre finge di disapprovare tutte le atrocità commesse, prepara un’insurrezione generale per impedire per sempre agli Europei di intromettersi nei suoi affari.

È deciso. Fra poco saremo in combattimento.

Per impadronirci della città criminale, bisogna attraversare la muraglia eretta di lance e baionette, sfondare l’esercito che protegge gli assassini!

Pedro Morel è nei posti avanzati. Hanno messo nei luoghi pericolosi i soldati agguerriti nelle lotte coloniali, quelli che una lunghissima esperienza ha formato per la guerra di sorprese, di imprevisti e di guerriglia.

La quinta compagnia è di sentinella in questo giorno. Ognuno vuole compiere interamente il proprio dovere. Si sente che gli eventi si precipitano e che sta per suonare l’ora della strage.

È notte! Morel cerca di dormire nella sua tenda. Il capitano lo ha lasciato quel pomeriggio, chiamato dal generale in capo per dirigere un riconoscimento. Lui ha ora il comando.

Un doppio cordone di sentinelle protegge l’accampamento. I piccoli posti coprono il campo come una maglia.

Lui pensa, intanto… La sua anima è partita per là, molto lontano, vicino a quella che ama. Si vede aureolato da una nuova gloria nel giorno in cui le porterà, con tutto il cuore, un nome accresciuto dalle recenti conquiste e imprese.

Ma, all’improvviso, pensieri così dolci sono interrotti da un’urla che gli impedisce di udire… Grida risuonano nelle sue orecchie… Dove si trova? Un uomo è vicino a lui; è l’attendente.

“Mio tenente! Alzatevi, alzatevi!”

Lui si scuote! Il sogno è finito, lui torna alla realtà, è l’attacco.

Eccolo fuori dalla baracca… La compagnia si forma. Una sentinella, che ha battuto in ritirata, annuncia che una truppa cinese ha appena attaccato i posti avanzati. Morel ha capito tutto. È l’ora di compiere il dovere, e, soprattutto, di conoscerlo! Ma lui ha quel sangue freddo e quell’abilità che fanno gli ufficiali di scuola. Colpi di fucile rimbombano lontano, isolati, rompendo il silenzio, e smascherando un attacco in regola che stava per essere fatto di sorpresa.

Ecco la truppa che parte per il passaggio più vicino: è da lì che viene il nemico.

“Avanti! Marciate!”

Morel fa agli uomini le ultime raccomandazioni.

“Avanti, soldati! Niente esitazioni. Non sparate a caso e pensate bene che ogni colpo perso è una speranza in meno…”

Poi, si scatena il fuoco serrato, che inizia tra ombre che si cercano nel nero della notte… Altre compagnie vengono a unirsi alla prima… I cannoni si illuminano e rimbombano. E la tremenda baraonda si generalizza.

È la guerra, è la battaglia, in cui i bravi, portando nel fondo del cuore, come una causa preziosa, il ricordo di quelli che li amano, vanno a cercare la gloria che può farli eroi acclamati e salutati, o, altrimenti, cadaveri che si seppelliscono.

Così, per tre mesi, le scaramucce si susseguono; così, per lunghe settimane, i soldati del corpo di spedizione possono chiedersi: "Sarò vivo domani?"  

Quanti feriti già! E morti! Gli ufficiali scomparivano rapidamente, poiché pagano il posto che occupano, essendo bersagli più esposti e più visibili, così, agli occhi dei nemici. Se ne trova un gran numero nelle ambulanze, immobilizzati per lunghi mesi, forse per sempre.  

E, cosa accadde a Pedro Morei? Nulla. Si direbbe che il crocifisso di Cecilia lo renda invulnerabile. Nemmeno un graffio nei sette combattimenti a cui prese parte. Il suo coraggio aumentò e la speranza con esso. Ora egli crede fermamente che Dio lo conservi intatto per la grande festa del ritorno, per il grande giorno in cui il suo amore, puro e forte, verrà a confondersi con quello della sposa amata. Gli sembrava che il futuro non avesse più quei veli impenetrabili che lo facevano tanto temere. Egli non intravedeva più il "domani" con l'aspetto mascherato di cui parla il poeta. "Domani", era, per lui, la realtà splendida che brillava alla fine del suo sogno.  

E l'esercito degli alleati entrò a Pechino! Furono rivisti tutti gli angoli del grande bazar internazionale, e questa volta la Francia poté sentirsi sicura della sorte della sua legazione. Ma c'erano molti morti e dispersi. Questo fu il dispiacere, ma illuminato di gioia e di speranza, poiché le bandiere tricolori sventolavano sui monumenti e l'esercito francese passava, agli occhi delle potenze, come il più generoso e il più capace di iniziative.  

Pedro Morei, nel pomeriggio di quel giorno, fu citato nell'ordine del giorno e proposto per il grado di capitano alla fine della campagna. Un gallone d'oro da offrire a Cecilia il giorno del matrimonio! Questa fu la notizia che annunciò nella prima lettera scritta dal paese mortifero: una lettera che doveva consolare, rassicurare, diffondere la gioia.  

La mano gli tremava un po', per l'emozione dolcissima del cuore, mentre scriveva l'indirizzo di quella piccola messaggera della felicità: "Signorina Cecilia Riscai. R. (Gironda.) Francia."  

Volle portarla lui stesso alla posta, assicurarsi che fosse partita correttamente. E, durante il tragitto, sentiva una specie di armonia di sogni che gli cantava nella testa, e una serie di visioni che gli sfilavano davanti agli occhi. Persino, nel momento di abbandonarla, depose un bacio su quella cosa fragile, che portava nel suo seno cose maggiori e più ricche di quelle che avrebbe contenuto nei fianchi l'immenso vapore che l'avrebbe portata attraverso i mari.  

Il capitano Morei tornò alla sua compagnia acquartierata nelle dipendenze del palazzo imperiale. L'ordinanza gli consegnò diverse lettere:  

— Abbiamo appena ricevuto la corrispondenza dalla Francia; ecco le lettere.  

Egli prese il pacchetto, distinse a prima vista, tra gli indirizzi tracciati da mani care, uno scritto con lettere regolari e piccole, delicate e ferme come il cuore che aveva battuto su quella carta, messaggera di tenera gioia.  

Ma un suono di tromba chiamava la compagnia per la rivista, dove era necessaria la sua presenza! Rapidamente, mise le lettere nella tasca della tunica, lasciando per assaporarle più tardi, nel silenzio, da solo, con lo spirito libero da preoccupazioni, il cuore consegnato tutto intero ai ricordi, interamente aperto alle onde di gioia che si sarebbero precipitate in lui...  

Una volta dispersa la compagnia, Pedro si ritirò nella stanza, chiuse la porta e si sbottonò a causa del caldo insopportabile. Poi, avendo posto sul tavolo le tre lettere che gli erano indirizzate, aprì quella di Cecilia, spiegò il foglio e lo percorse tutto intero con gli occhi, prima di assaporare le parole, una a una, impregnarsene, con esse riempire il cuore.  

Ma, invece della tenerezza penetrante, invece delle parole d'amore e delle effusioni incantatrici, egli vide, a prima vista, che le pagine parlavano di dispiaceri, di addii, di sogni evanescenti, di speranze perdute, di sottomissione alla volontà di Dio.  

Pensò di sognare! Ma no! Le righe, scritte con mano tremula, erano lì, reali, inconfutabile traduzione di sentimenti che egli non conosceva. Ebbe il coraggio di ingoiare fino alla fine quella prova; ma mai la presenza del pericolo o della morte, affrontati da lui da così vicino, gli avevano lanciato l'anima in così terribile disperazione.  

La lettera diceva: Addio, sogni benedetti che se ne sono andati. Pensavo sempre che fossero troppo belli. Dio non lo voleva, poiché è lui che alza la barriera insormontabile tra i nostri due amori. Il mio cuore, pieno di dolore, si spezza ancora al doverle dire, piangendo, questo addio crudele che la spaventa e la sconvolge. Ma è necessario! La nostra unione è impossibile; e creda bene che, se pronuncio una tale parola, è perché so che è assolutamente necessaria. Ci sono giorni in cui il dovere assume l'aspetto della tortura.

Non posso farle conoscere il segreto che spezza il nostro futuro; lo saprà sempre tra poco. Ma quello che le assicuro fin da ora è che non sposerò nessuno. "L'unico amore di cui il mio cuore aveva bisogno era il suo. Dio non lo ha permesso. Mi dimentichi, per favore!".

Dimenticare! Questa parola assumeva nello spirito di Pedro Morei un aspetto fantastico. Dimenticare! Come se fosse possibile chiudere un cuore come si chiude una casa! Un dolore acuto si impadronì della sua anima, dolore ravvivato da tutte quelle cause che torturano: l'oblio, il dubbio, l'impossibilità di sapere. Lei che gli aveva fatto promesse equivalenti a giuramenti! Lei, che lui sapeva così grande, così nobile, così amorosa! No! non poteva essere abbandono né oblio. No! non era il capriccio che aveva dettato quella lettera. Era necessario che un avvenimento terribile fosse venuto improvvisamente a interporsi tra lei e lui, che un mistero di disgrazia si fosse svelato, escluso, come una mina sotterranea che esplode improvvisamente sotto i passi di quelli che non supponevano nemmeno la sua presenza. Il dubbio e l'angoscia, ecco quello che all'ufficiale restava di tutte le speranze accarezzate! Che delusione tremenda! E lui che, giorni fa, vedendo assicurato il futuro, sembrava sfidare l'incertezza del "domani", pensando di possedere già la chiave della felicità! Ah! La prova era dura, doppiamente, per la violenza imprevista e per l'allontanamento! Era lì, in quella città conquistata, in piena gloria, quando tutto il pericolo di morte scompariva, che quella lettera arrivava, lo feriva in pieno petto, come una pallottola isolata che uccide un eroe, quando già le trombe cantano l'inizio della vittoria e lo splendore della gloria...

Un feroce disperazione afferrò il giovane ufficiale. Si era alzato, ripensando nella memoria agli avvenimenti passati, per trovare in essi l'indizio che lo aiutasse a rompere i densi veli che avvolgevano il mistero. Nulla! Si erano amati senza che nessuna nuvola venisse a oscurare il cielo di quell'idillio, e i loro sogni di ventura si sgretolavano così... Perché? E quel "perché?" era la traduzione di tutti quei dubbi. E quel "perché?" era forse l'inizio della disgrazia di un uomo...

Sarebbe stato necessario aspettare forse un anno prima di sapere la causa di quella lettera tremenda: un anno di martirio? Allora, il giovane capitano, preda di un'angoscia paurosa, con lo spirito traboccante di pensieri lugubri, pensò che sarebbe stato, forse meglio morire lì, in quel paese esotico, che tornare laggiù, per vivere disperato... Ma, all'improvviso, ebbe un sussulto nell'anima. La fede, la grande luce, si illuminò come un faro nelle tenebre e gli mostrò la sua dignità di uomo e il coraggio di cristiano, che era la tempra della sua anima. Ci fu come una resurrezione...

Pedro Morei pensò che il vero eroismo non era quello di correre davanti alla morte, ma piuttosto di sopportare le prove della vita. E, afferrando il crocifisso che gli riposava sul petto, lo baciò tre volte, dicendo: "Mio Dio, mio Gesù; io soffro, ma tu sei l'amico di quelli che soffrono; hai sofferto molto più di me: rendimi forte...".

Morei, all'improvviso, si accorse che non vedeva bene il crocifisso; che i suoi occhi erano velati,... e si accorse che piangeva, lui, il soldato, lui che non aveva nemmeno tremato davanti agli attacchi impetuosi della morte... Il capitano Pedro Morei piangeva...

R.Gaell


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