Ora, mentre vedevo Gesù nell’aspetto già detto, dalla sua bocca mi mandò un alito che mi investì tutta l’anima 94; mi pareva che Gesù mi tirasse con quell’alito dietro di Sé e incominciai a sentirmi uscire [132] l’anima dal corpo. Me la sentivo proprio uscire da tutte le parti, dalla testa, dalle mani e fin dai piedi. Essendo la prima volta che mi succedeva, dentro di me incominciai a dire: adesso muoio, il Signore mi è venuto a prendere!
Quando mi vidi uscita dal corpo, l’anima teneva la stessa sensazione del corpo; con questa differenza: che il corpo contiene carne, nervi ed ossa; l’anima no, è un corpo di luce. Quindi io mi sentivo un timore, ma Gesù continuava a mandarmi quell’alito e mi disse: “Se tanto ti dà pena l’essere priva di Me, adesso vieni insieme con Me, che voglio consolarti”; e così Gesù, preso il suo volo, ed io, preso il mio appresso a Lui, girammo per tutta la volta del cielo. Oh, quanto era bello passeggiare insieme con Gesù! Ora poggiavo la testa sopra la sua spalla, con un braccio dietro le spalle e l’altra mano nella mano, ora si appoggiava Gesù a me. Quando si giungeva [133] in certi luoghi dove l’iniquità più inondava, oh, quanto soffriva il mio buon Gesù! Io vedevo con più chiarezza le sofferenze del suo Cuore adorabile, lo vedevo venir quasi svenuto e gli dicevo: “Appoggiatevi a me e fatemi parte delle vostre pene, ché non mi regge l’animo vedervi solo a soffrire”.
E Gesù mi diceva: “Diletta mia, aiutami, che più non posso”; e mentre così diceva avvicinava le sue labbra alle mie e versava un’amarezza tale da sentirmi pene mortali. Quando sentivo entrare in me quel liquore così amarissimo, mi sentivo entrare come tanti coltelli, punture, saette, che mi penetravano da parte a parte; insomma, in tutte le mie membra si formava uno strazio atroce e, tornando l’anima al corpo, gli partecipava queste sofferenze. Chi può dirne le pene? Gesù stesso, che ne era testimone, perché gli altri non potevano mitigare le mie pene, stando in quello stato di [134] perdita dei sensi, e si aspettava quando stava comodo al Confessore, perché anche all’ubbidienza si mitigavano. Quindi solo Gesù mi poteva aiutare. Quando vedeva che la natura non poteva più e che giungevo proprio agli estremi, ché non mi restava 95 che dare l’ultimo respiro 96 (oh, quante volte la morte si è burlata di me, ma verrà un giorno che io mi burlerò di lei), allora veniva Gesù, mi prendeva fra le sue braccia, mi avvicinava al suo Cuore ed, oh, come mi sentivo ritornare la vita! Poi, dalle sue labbra versava un liquore dolcissimo, e così si mitigavano le pene.

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