martedì 26 maggio 2026

PERSONAGGI DELLA PASSIONE - Pietro

 


PERSONAGGI  DELLA  PASSIONE


CAPITOLO I 

Pietro


Il dramma più interessante del mondo intero è il dramma dell’anima umana. Se non fosse dotata di libertà, potrebbe andare in guerra e affrontare imprese da sola e inosservata; ma, padrona delle sue scelte, a differenza del sole e delle pietre, può usare il tempo e le cose per decidere il suo destino, la sua eternità e il suo giudizio. Sebbene vi siano molte fasi in questi drammi, forse la più interessante di tutte è la psicologia di una caduta e di una risurrezione. Più concretamente, come fanno alcune anime a perdere la fede, e attraverso quali passi la recuperano in seguito? 

La risposta a tali domande si trova nella storia dell’apostolo Pietro, il cui nome appare per primo nella narrazione evangelica, e che potrebbe essere appropriatamente chiamato “Il Filosofo Pescatore”, poiché pose alla Divina Sapienza più domande di qualsiasi altro dei Suoi seguaci. Per esempio: “Da chi andremo?”, “Dove vai?”, “Perché non posso seguirti?”, “Che ne sarà di costui?”. A questo indagatore intellettuale della Galilea, nato Simone e il cui nome fu cambiato in Pietro, e che dall’amarezza del suo spirito gridò: “Allontanati da me, o Signore, perché sono un uomo peccatore”, ci rivolgiamo per studiare i passi attraverso i quali cadde e le tappe attraverso le quali tornò.  

Sembra che ci siano state cinque tappe nella caduta di Pietro.  

1. Primo, la trascuratezza della preghiera.  

2. Secondo, la sostituzione dell’azione alla preghiera.  

3. Terzo, la tiepidezza.  

4. Quarto, la soddisfazione dei bisogni materiali, dei sentimenti e delle emozioni.  

5. Quinto, il rispetto umano. 

Trascuratezza della preghiera. Nessuna anima si è mai allontanata da Dio senza aver prima abbandonato la preghiera. La preghiera è ciò che stabilisce il contatto con la Potenza Divina e apre le risorse invisibili del cielo. Per quanto oscura sia la via, quando preghiamo, la tentazione non potrà mai dominarci.  

Il primo passo verso il basso nell’anima media è l’abbandono della pratica della preghiera, l'interruzione del circuito con la divinità e la proclamazione della propria autosufficienza. La notte in cui Nostro Signore si recò, sotto la luce della luna piena, nel Giardino del Getsemani per imporporare le radici degli ulivi con il Suo stesso sangue per la redenzione degli uomini, si rivolse ai Suoi discepoli e disse: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mt 26, 41). Allontanandosi da questi tre discepoli circa a un tiro di sasso — un modo così significativo per misurare la distanza la notte in cui si va a morire — pregò il Suo Padre Celeste: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!” (Mt 26, 39). Quando Nostro Signore tornò l’ultima volta a visitare i Suoi discepoli, li trovò addormentati. Una donna veglierà non un’ora o una notte, ma giorno dopo giorno e notte dopo notte in presenza di un pericolo che minaccia suo figlio. Questi uomini dormivano. 

Se potevano dormire in una tale occasione, era perché non avevano un’adeguata concezione della crisi che il Nostro Salvatore stava attraversando, nessuna consapevolezza della tragedia che era già su di loro. Trovandoli addormentati, Nostro Signore parlò a Pietro e disse: “... Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?” (Mt 26, 40). Pietro aveva rinunciato sia a vegliare che a pregare. 

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FULTON J. SHEEN 


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