Una sera, mentre si stava a tavola, ed io in questo stato di non potere aprire la bocca, la famiglia si incominciò ad inquietare. Io lo sentivo tanto che incominciai a piangere e per non essere vista mi alzai e me ne andai ad un’altra [67] parte, seguitando a piangere, e pregavo Gesù Cristo e la Vergine SS. che mi dessero aiuto e forza per sopportare questo cimento. Ma mentre ciò facevo, mi sentii incominciare a perdere i sensi. O Dio, che pena, il solo pensare che mi doveva vedere la famiglia, che fino allora non se ne era avvertita.
In questo mentre, “Signore –gli dicevo–, non permettete che mi vedano”; ed io avevo tale vergogna di essere vista, che non so dire il perché, e cercavo quanto più potevo di nascondermi in luoghi dove non potevo essere veduta. Quando poi ero sorpresa all’improvviso, in modo che non avevo tempo di nascondermi o almeno d’inginocchiarmi (che come mi trovavo, in quella posizione restavo, e potevano dire che stavo a pregare), allora, poi, ero scoperta. Mentre perdetti i sensi, si fece vedere Nostro Signore in mezzo a tanti nemici, che gli recavano ogni sorta d’insulto, specialmente lo pigliavano e lo calpestavano sotto i piedi, lo bestemmiavano [68] e gli tiravano i capelli. Mi pareva che il mio buon Gesù voleva fuggire da sotto quelle fetide piante, e andavo guardando se chissà avessi potuto trovare una mano amica che lo avesse liberato, ma non trovavo nessuno.
Mentre ciò vedevo, io non facevo altro che piangere sulle pene del mio Signore; avrei voluto andare in mezzo a quei nemici; chissà che potessi liberarlo, ma non ardivo. Gli dicevo: “Signore, fatemi parte delle vostre pene. Deh, potessi sollevarvi e liberarvi!”
Mentre ciò dicevo, quei nemici, come se avessero inteso, se ne vennero contro di me, ma tanto arrabbiati, ed incominciarono a percuotermi, a tirarmi i capelli, a calpestarmi... Io avevo tanto timore; soffrivo, sì, ma dentro di me ero contenta 56, perché vedevo dare al Signore un po’ di tregua. Dopo, quei nemici scomparirono e restai sola col mio Gesù. Io cercai di compatirlo, ma non ardivo di dirgli niente; e Lui, rompendo il silenzio, mi disse: “Tutto ciò che tu hai [69] visto è niente a confronto di quelle offese che continuamente mi fanno; è tanta la loro cecità, l’ingolfamento nelle cose terrene, che giungono a divenire non solo crudeli nemici miei, ma anche di sé stessi. E siccome il loro occhio è fisso nel fango, giungono perciò a disprezzare l’eterno. Chi metterà un riparo a tanta ingratitudine? Chi avrà compassione di tanta gente che mi costa sangue, che vive quasi sepolta nel lezzo delle cose terrene? Deh, vieni con Me, e prega e piangi insieme per tanti ciechi che sono tutto occhi per ciò che sa di terra e poi disprezzano e calpestano le mie grazie sotto i loro immondi piedi, come se fossero fango. Deh, sollevati sopra tutto ciò che è terra, aborrisci e disprezza tutto ciò che a Me non appartiene e non ti facciano più impressione gli insulti che ricevi dalla tua famiglia, dopo che mi hai visto tanto soffrire, ma ti stia solo a cuore [70] il mio onore, le offese che continuamente mi fanno e la perdita di tante anime. Deh, non lasciarmi solo in mezzo a tante pene che mi straziano il cuore! Tutto ciò che tu soffri adesso è poco in confronto a quelle pene che soffrirai. Non te l’ho detto sempre, che quello che voglio da te è l’imitazione della mia vita? Vedi un po’ quanto sei dissimile da Me; perciò fatti coraggio e non temere”.
Dopo questo, ritornai in me stessa e allora avvertii che ero circondata dalla mia famiglia, e piangevano e stavano tutti in pensiero, e avevano tale timore che si replicasse quello stato, specialmente se ancora morivo, che fecero quanto più presto poterono per ricondurmi a Corato, onde farmi osservare dai medici. Non so dire il perché, ma sentivo tale pena al pensare che dovevo essere visitata dai medici, che molte volte piangevo e mi lamentavo col Signore dicendogli: “Quante volte, o Signore, Vi ho pregato che mi [71] facciate patire di nascosto! Era questo il mio solo e unico contento, e adesso anche di questo sono priva! Deh, dimmi, come farò? Voi solo potete aiutarmi e sollevarmi nella mia afflizione. Non vedete quante ne dicono? Chi la pensa in un modo e chi in un altro, chi vuol farmi applicare un rimedio e chi un altro; sono tutto occhio sopra di me, in modo che non mi danno più pace. Deh, soccorretemi in tante pene, ché mi sento mancare la vita!”
E il Signore benignamente soggiunse: “Non volerti affliggere per questo. Quello che voglio da te è che ti abbandoni come morta fra le mie braccia. Fino a tanto che tu hai aperti gli occhi per guardare ciò che faccio o e ciò che fanno e dicono le creature, o non posso liberamente operare su di te. Non vuoi fidarti di Me? Non sai tu il bene che ti voglio e che tutto ciò che permetto, o per mezzo delle creature o per parte dei demoni o direttamente da Me, è per tuo vero bene e non [72] serve ad altro che a condurre l’anima allo stato a cui o l’ho eletta. Perciò voglio che ad occhi chiusi ti stia fra le mie braccia, senza guardare ed investigare questo o quell’altro, fidandoti interamente di Me, e lasciami liberamente operare. Se poi vuoi fare l’opposto, ci perderai tempo e verrai ad opporti a ciò che voglio fare di te.
A riguardo delle creature, usa profondo silenzio, sii benigna e sottomessa con tutti; fa che la tua vita, il tuo respiro, i tuoi pensieri ed affetti siano continui atti di riparazione che plachino la mia Giustizia, offrendomi insieme le molestie delle creature, che non saranno poche”.
Dopo questo feci quanto più potetti per rassegnarmi alla Volontà di Dio, sebbene molte volte ero messa in tali strettezze da parte delle creature, che delle volte non facevo altro che piangere.
Giunse anche il tempo di farmi visitare dal medico, e giudicò non essere altro che un fatto nervoso, onde ordinò medicine, distrazioni, passeggi, [73] bagni freddi e raccomandò alla famiglia che mi guardassero bene, quando ero sorpresa da quello stato 57, perché, diceva loro, “se la movete, la potete spezzare, ma non aggiustare”; perché io, quando ero sorpresa da quello stato, restavo impietrita. 57 - È ciò che lei chiama “il suo solito stato”.
58 - Vuol dire: “ero controllata dappertutto e più spesso se ne rendevano conto”.
59 - I sintomi fisici di Luisa riflettevano il suo stato mistico di vittima. Non erano sintomi di una patologia fisiologica. È un fatto confermato tutto il tempo in cui Luisa visse nel letto, definitivamente dal 1887 fino alla morte, il 4 Marzo 1947. Verso il 1930 fu esaminata dal P. Domenico Franzé, O.F.M., teologo e medico, su incarico del vescovo. Restò pienamente convinto della santità di questo “strumento di grazia” e notò che le condizioni fisiche di Luisa sfidavano le leggi della natura. «A me che sono un medico –osserva P. Franzé– fa semplicemente meraviglia il fatto che nella paziente io non abbia riscontrato piaga alcuna di decubito o altra erosione della pelle, in una persona costretta a stare immobilizzata a letto per sì lungo periodo di anni».
Onde si suscitò una guerra da parte della famiglia, mi impedivano di andare in chiesa, non mi davano più quella libertà di starmene sola; ero guardata per ogni dove e più spesso se ne accorgevano 58. Molte volte mi lamentavo col Signore, dicendogli: “Mio buon Gesù, quanto si sono aumentate le mie pene! Anche delle cose a me più care, quali sono i Sacramenti, sono priva. Non ci avevo mai pensato che dovevo giungere a questo. Ma chi sa dove andrò a finire? Deh, dammi aiuto e fortezza, ché la natura viene meno”.
Molte volte si degnava di dirmi qualche parola. Ora mi diceva: “Sono Io in tuo aiuto: di che temi? Non ti ricordi che anch’o soffrii [74] da parte di ogni specie di gente? Chi la pensava su di Me in un modo e chi in un altro. Le cose più sante che Io facevo erano giudicate da loro difettose e cattive, fino a dirmi che ero un indemoniato, tanto che mi guardavano con occhi torvi. Mi tenevano in mezzo a loro, ma di malo umore, e macchinavano tra loro quando al più presto avrebbero potuto togliermi la vita, ché la mia presenza si era resa per loro intollerabile. Dunque, non vuoi tu che ti faccia simile a Me, facendoti soffrire da parte delle creature?”

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