Messaggio di Gesù a Gisella del 5 maggio 2026
Fratelli,
vi ho insegnato a non lamentarvi se quel sorso è aceto e fiele che è dato non soltanto alle labbra ma spesso al cuore, che chiede di amare e riceve infinite offese.
Ricordalo
che il tuo Gesù di questa più vera mistura amarissima ne ha avuto saturo il Cuore. Vi ho insegnato chi invocare nelle ore in cui il dolore viene a voi e vi pare che tutti, anche Dio, vi abbiano abbandonato.
Io
ero, per necessità di Redenzione, realmente abbandonato dal Padre, ma l’ho ugualmente invocato. Così bisogna fare, o figli, nelle ore di prova e di dolore. Se anche Dio vi pare lontano, chiamatelo lo stesso
in soccorso. Date a Lui sempre filiale amore, Egli vi darà i suoi doni. Potranno non essere quelli che invocavate, saranno altri a voi ancora più utili.
Fidatevi del Signore e Padre vostro, Egli vi ama e
provvede a voi.
Credete questo sempre, Dio premia chi crede nella sua Bontà.
Ma prima di pronunciare l’ultima parola, in cui era unita, al dolore angoscioso di quella morte, la gioia d’avervi conquistato
la Vita, ho pronunciato la frase: “Padre, nelle tue mani raccomando il mio Spirito “.
Lo Spirito del Cristo non aveva bisogno di divina pietà. Era lo Spirito divino e innocente del Figlio, del Padre
e dell’Immacolata.
Ma Io vi ho voluto insegnare che una sola cosa è preziosa nella vita e preziosa oltre la vita: lo spirito. Esso deve avere tutte le vostre cure durante l’esistenza e nell’ora
della morte. Tutto quanto possedete sulla Terra è cosa che muore con la carne. Nulla vi segue nell’altra vita. Ma lo spirito resta, ma lo spirito vi precede ed è esso che si presenta al Giudice e riceve
la prima sentenza. Vi benedico.
Il vostro Maestro.
***
Riflessione sul messaggio:
Gesù si è presentato nuovamente in veste di Maestro, per lenire le sofferenze del nostro cuore, quel senso di solitudine e di abbandono
che sperimentiamo nei momenti difficili della vita, quando vorremmo un po’ d’amore e invece riceviamo solo offese.
Cosa dobbiamo fare quando il dolore bussa alle porte del nostro cuore, quando siamo disperati,
quando non riusciamo a non piangere per tutto quello che ci accade? Dobbiamo IMITARLO, fare ciò che ha fatto Lui sulla Croce: invocare Dio Padre, mostrargli il nostro amore di figli, la nostra fiducia incondizionata,
nella consapevolezza che da Padre buono, quale Egli è, saprà darci ciò che è buono ed utile per noi, che può anche non corrispondere a ciò che noi chiediamo e crediamo ci sia di ausilio.
Gesù
ci insegna, infine, che l’unica cosa che conta è il nostro spirito, quel soffio divino che esiste ancora prima della nostra nascita e che continuerà ad esistere anche quando saremo morti nel corpo. Sarà
il nostro spirito a presentarsi davanti a Dio, con tutto il fardello di opere buone e di peccati commessi, per essere giudicato.
Il silenzio che Gesù mi ha imposto sia motivo di riflessione per tutti, perché
ciò che sta chiedendo è che le nostre attenzioni siano rivolte solo a Lui e al Padre e che ciascuno curi di più la propria anima.

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