lunedì 4 maggio 2026

Vittoria nella prova

 


Quindi, questo duro cimento –sebbene non ricordo tanto bene– durò da tre anni 49, ma aveva giorni e settimane d’intervallo. Non è che cessarono del tutto, ma si incominciarono a mitigare 50. Ricordo che dopo una Comunione il Signore mi insegnò il modo come dovevo fare per metterli in fuga, ed era il disprezzarli e non curarli affatto, e che dovevo fare quel conto, come se fossero tante formiche. Mi sentii infondere tanta forza, che non mi sentivo più quel timore di prima. E facevo così; quando facevano strepito, rumore, dicevo loro: “Si vede che non avete che fare e che per passare il tempo state facendo tante sciocchezze. Fate, fate, che poi, quando vi stancherete, la finirete”. Delle volte cessavano; altre volte tanto si arrabbiavano e facevano più forti rumori. Me li sentivo vicino, facendosi più [55] forti, e la violenza di dovermi portare; sentivo la puzza orribile, il calore del fuoco.  È vero che nel mio interno sentivo un certo brivido, ma mi facevo forza e dicevo loro: “Bugiardi che siete! Se ciò fosse vero, dal primo giorno l’avreste fatto, ma siccome è falso e non avete nessun potere su di me, se non quello che vi viene dato dall’Alto, perciò cantate e cantate e poi, quando vi stancherete, creperete”. 

Se poi facevano lamenti e grida, dicevo loro: “Che, non avete avuto i conti oggi, ossia, vi è stata tolta qualche anima, che vi lamentate? Poveretti, non si sentono bene, ma però voglio pure io farvi lamentare un altro poco”, e mi mettevo a pregare per i peccatori, oppure a fare atti di riparazione. Delle volte me la ridevo, quando incominciavano a fare le solite cose, e dicevo loro: “Come posso temervi, razza vile? Se foste esseri seri, non avreste fatto tante sciocchezze. Voi stessi non vi vergognate, non vi fate prendere a burla?”. 

[56] Se poi mi tentavano di bestemmia o di odio contro Dio, gli offrivo quella pena amarissima, quella forza che mi facevo, ché mentre vedevo che il Signore meritava tutto l’amore, tutte le lodi, io ero costretta a fare il contrario, in riparazione di tanti che lo bestemmiano liberamente e che neppure si ricordano che esiste un Dio, che sono obbligati a riamarlo. Se mi incitavano a disperazione, nel mio interno dicevo: “Non mi curo né del Paradiso, né dell’inferno; quel che mi preme è di amare il mio Dio. Questo non è tempo di pensare ad altro, anzi è tempo di amare quanto più posso il mio buon Dio. Il Paradiso e l’inferno lo rimetto nelle sue mani. Lui, che è tanto buono, mi darà quello che a me più convenga e mi darà un luogo dove possa più glorificarlo”. 

Mi insegnò Gesù Cristo che il mezzo più efficace per fare che l’anima resti libera da ogni vana apprensione, da ogni dubbio, da ogni timore, era il [57] protestare innanzi al Cielo, alla terra e agli stessi demoni, di non voler offendere Dio, anche a costo della propria vita, di non volere consentire a qualunque tentazione del demonio, e questo appena l’anima avverte che viene la tentazione, se può nell’atto della battaglia e appena si incomincia a sentire libera, e anche nel corso del giorno. Facendo così, l’anima non perderà tempo a pensare se abbia o no acconsentito, ché il solo ricordarsi della protesta già le restituirà la calma, e se il demonio cercherà di inquietarla, potrà rispondergli che se aveva intenzione di offendere Iddio non avrebbe protestato il contrario; e così resterà salva da ogni timore. Ora, chi può dire la rabbia del demonio, ché tutte le sue astuzie riuscivano a sua confusione, e dove credeva di guadagnare ci perdeva e che delle sue stesse tentazioni ed artifizi l’anima se ne serviva per poter fare atti di riparazione [58] e di amore al suo Dio, facendo in questo modo?  

L’altro modo che mi insegnò per scacciare le tentazioni era il seguente: se mi tentavano di suicidio, io dovevo rispondere: “Non ho avuto nessun permesso da Dio, anzi, a vostro dispetto voglio vivere, per poter più amare il mio Dio”. Se poi mi percuotevano e mi battevano, io mi dovevo umiliare, inginocchiarmi e ringraziare il mio Dio, che ciò succedeva in penitenza dei miei peccati; non solo,   ma offrire tutto come atto di riparazione a tutte le offese di Dio che si facevano nel mondo. 

Finalmente una brutta tentazione, che mi durò poco, fu che al contatto continuo di circa un anno e mezzo con così brutti demoni, io dovessi uscire incinta e partorire poi un piccolo demonio con le corna 51. La fantasia si alterava, così che io mi vedevo innanzi ad una confusione orribile per quello che si sarebbe detto di me, per sì brutto avvenimento. 


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