lunedì 11 maggio 2026

GESU’ OSTIA

 


All’incredulo perché sia meno scettico, e al sacerdote perché sia meno tiepido.


San Francesco d'Assisi (1181-1226) scrive sui sacerdoti: «E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori, e non voglio in loro considerare il peccato, poiché in essi io vedo il Figlio di Dio e sono miei signori.

E faccio questo perché, dell'altissimo Figlio di Dio nient'altro io vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il sangue suo che essi soli consacrano ed essi soli amministrano agli altri».

Il Poverello d'Assisi «Voleva che si dimostrasse grande rispetto alle mani del sacerdote, perché ad esse è stato conferito il divino potere di consacrare questo sacramento». E dichiara: «Se mi capitasse di incontrare insieme un santo che viene dal cielo ed un sacerdote poverello, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani. Direi infatti: Oh! Aspetta san Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrumano!».

Grande rispetto per la figura del sacerdote, grande devozione per il mistero dell'Eucaristia. Si racconta che «una volta volle mandare alcuni frati per tutte le province, a portare molte pissidi belle e splendenti, affinché dovunque trovassero il corpo del Signore conservato in modo sconveniente, lo collocassero con onore in quelle pissidi. E anche volle mandare altri frati per tutte le regioni con molti e buoni ferri da ostie, per fare delle particole belle e pure».

E ammonisce: «Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù Cristo secondo l'umanità e non videro né credettero, secondo lo Spirito e la divinità, che Egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati; e così ora tutti quelli che vedono il sacramento del corpo di Cristo, che viene consacrato per mezzo delle parole del Signore sopra l'altare per le mani del sacerdote sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono secondo lo spirito e la divinità, che sia veramente il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono condannati perché l'Altissimo stesso ne dà testimonianza e dice: Questo è il mio corpo e il sangue del nuovo testamento; e ancora: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna».

L'Eucaristia è uno dei temi sui quali il Santo più si sofferma nella sua predicazione. È il tempo in cui imperversa l'eresia càtara che, col disprezzo della materia, nega l'incarnazione del Figlio di Dio e la sua presenza tra gli uomini sotto le specie materiali del pane e del vino.

Senza riferirsi esplicitamente a questa falsa dottrina, San Francesco confessa insistentemente la presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia, con la parola e l'esempio. Egli insegna a tutti di vedere Dio nella natura, negli uomini, nella sua Parola rivelata e, in forma più sublime e concreta, nel pane e nel vino consacrati.

 

«Quanto intenso fu l'amore devoto di Santa Chiara (1194-1253) verso il Sacramento dell'altare, lo dimostrano i fatti. Poiché, in quella grave malattia che la confinò al giaciglio, si faceva sollevare e sorreggere dietro con sostegni: e, stando seduta, filava tessuti delicatissimi. Da questi tessuti ricavò più di cinquanta paia di corporali e, racchiusili in buste di seta o di porpora, li destinava a varie chiese per la piana e per i monti d'Assisi.

Quando poi - continua il biografo - stava per ricevere il Corpo del Signore, versava prima calde lacrime e, accostandosi quindi con tremore, temeva Colui che si nasconde nel Sacramento non meno che il Sovrano del cielo e della terra».


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