mercoledì 13 maggio 2026

La Vittima incomincia a fare il suo ufficio, prendendo parte alle pene di Gesù incoronato di spine, in riparazione dei peccati, specialmente di superbia. Incomincia l’inedia di Luisa

 


Pochi giorni dopo di quanto detto di sopra, mi sentii un’altra volta perdere i sensi (Ricordo che in principio ogni qual volta mi sentivo venire un tale stato credevo di dover lasciare la vita). Mentre perdetti i sensi, [64] si fece vedere un’altra volta Nostro Signore con la corona di spine in testa, tutto grondante sangue, e a me rivolto disse: “Figlia, vedi un po’ ciò che mi fanno gli uomini. n questi tristi tempi è tanta la loro superbia, che ne hanno infestata tutta l’aria, ed è tanta la puzza che per ogni dove si sparge ed è giunta fino innanzi al mio trono nell’Empireo. Fanno in modo che loro stessi si chiudono il Cielo.  miseri non hanno occhi per conoscere la verità, perché offuscati dal peccato della superbia, col seguito degli altri vizi che porta con sé. Deh, dammi un sollievo a tanti acuti spasimi e una riparazione a tanti torti che mi si fanno!” 

E nel dire così, si tolse la corona, che non pareva corona, ma tutto un pezzo, in modo che neppure una minima particella della testa restava libera, ma tutta veniva trapassata da quelle spine. Mentre si tolse la corona si avvicinò e mi domandò se la accettavo. Io mi sentivo tanto annichilita, provavo tale pena [65] delle offese che si fanno, che mi sentivo spezzare il cuore, e gli dissi: “Signore, fa di me ciò che vuoi”. Così la prese e me la conficcò sulla mia testa, e disparve. 

Ora, chi può dire gli spasimi che provai nel ritornare in me stessa? Ad ogni movimento del capo credevo di spirare, tanti erano i dolori, le punture che sentivo nella testa, negli occhi, nelle orecchie, dietro alla nuca; quelle spine me le sentivo penetrare fino nella bocca, che si stringeva in modo che non potevo aprirla per prendere il cibo; e stavo quando due e quando tre giorni senza poter prendere niente. Quando si mitigavano in qualche modo, mi sentivo una mano sensibile che mi premeva il capo e mi rinnovava le pene, e delle volte erano tanti gli spasimi, che per il dolore perdevo i sensi. 

Da principio, questo succedeva certi giorni sì, certi no; quando si replicavano tre o quattro volte al giorno, quando durava un quarto d’ora, quando mezz’ora e quando un’ora, e poi restavo [66] libera; solo che mi sentivo molto debole e sofferente. A misura che in quello stato d’assopimento mi erano state comunicate le pene, così restavo più o meno sofferente. Ricordo ancora che, siccome certe volte per le sofferenze della testa, come ho detto di sopra, non potevo aprire la bocca per prendere il cibo, e siccome la famiglia sapeva che non avevo tanta voglia di stare in campagna 55, quindi, quando vedevano che non mangiavo, lo attribuivano a capriccio e naturalmente si irritavano, si inquietavano e mi motteggiavano. La natura voleva risentirsi di questo, perché vedevo che non era vero ciò che loro dicevano, ma il Signore non voleva questo risentimento ed ecco come successe.


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