sabato 23 maggio 2026

L’Immortalità dell’anima

 


La fede in una continuità della vita dell’anima dopo la morte


La dottrina dell’immortalità dell’anima è inammissibile per molti uomini, perché usano la misura del mondo – caduco. Sulla Terra non esiste nulla che abbia consistenza, tutto è soltanto passeggero secondo l’opinione di questi uomini, quindi credono, di non fare nessuna eccezione di questa legge della natura. Il corpo terreno decade proprio così, cioè, apparentemente si dissolve e passa; ma l’uomo non riflette, che l’apparente passare è soltanto un mezzo per una nuova formazione. Con qualche riflessione dovrà riconoscere che tutto il terreno serve a qualche scopo ed egli osserverà, che persino le Creazioni più insignificanti sono in un certo collegamento e quindi non sono senza scopo. Se ora una tale Opera di Creazione passa, allora innumerevoli altre Creazioni assumono in loro i resti della prima e quindi servono a queste e continuano a vivere nelle nuove Creazioni. Deve soltanto osservare seriamente un cambiamento esteriore, allora deve anche ammettere, che la vita interiore non può passare. E questa vita interiore deve concedere almeno anche all’uomo, deve rendersi conto, che l’anima dell’uomo, la vita dei sentimenti, non è da finire arbitrariamente, che questa vita dei sentimenti è il vero senso per ogni incorporazione. La forma esteriore non serve a nulla, se non viene riconosciuto il nucleo interiore da parte dell’umanità.

 4. aprile 1941


L’immortalità dell’anima

La costruzione di un essere umano richiede sempre le stesse parti costituenti, corpo, anima e spirito. Il corpo, l’involucro esteriore, esegue le funzioni che l’anima determina. Quindi il corpo è soltanto l’organo, attraverso il quale viene portata all’esecuzione la volontà dell’anima. Al momento della morte l’anima non ha più bisogno di nessun organo, che le serve come sulla Terra, quindi nell’Opera di Creazione visibile, perché il suo luogo di soggiorno cambia e lei passa in regioni, dove non dev’essere fatto nulla che sia visibile nell’esteriore. Il corpo è diventato caduco, perché era soltanto il mezzo per il corso della via terrena, dove l’anima doveva formarsi a portatrice dello spirito divino.

Lo spirito, la terza parte costituente dell’essere vivente. Sonnecchia bensì in ogni uomo, ma entra in azione solamente, quando la volontà dell’anima gli dà più attenzione che al corpo, quando quindi l’anima non prende troppo sul serio le pretese che a quelle che le pone lo spirito, che significano sempre soltanto la retrocessione dei bisogno terreni. Perché il corpo, l’anima e lo spirito si appartengono, ma possono seguire delle mete separate. L’anima non può più rivolgere la sua volontà alle pretese del corpo, ma le può anche lasciare inosservate ed ora rendere utile la sua volontà allo spirito in sé, ed appunto l’orientamento della volontà determina la sua vita nell’aldilà, cioè lo stato nel quale l’anima dimora dopo la vita terrena, che le può procurare felicità o sofferenza. La vita terrena, le funzioni del corpo, sono solo uno stadio passeggero, nel quale l’anima si trova. L’anima lo spinge ad ogni agire sulla Terra, ma non è proprio da pensare come spenta, quando il corpo non può più eseguire la sua funzione. L’anima ha bensì abbandonato il corpo, perché ora prende dimora in regioni, dove non ha più bisogno dell’involucro esterno. 

Considerare l’anima come pure finita, sarebbe una totale falsa opinione del suo essere, perché l’anima è qualcosa che non può passare. Attraverso la morte corporea dell’uomo non può più determinare le sue funzioni, ma attraverso la mancanza di maturità, cioè quando dà troppa poca considerazione allo spirito in sé, può anche cadere in uno stato di inattività; ma non può giammai “non essere più”, perché lei è qualcosa di spirituale, che è imperituro, mentre il corpo è fatto da una sostanza terrena, da materia, e perciò è sottoposto ad un costante cambiamento, ma alla fine si dissolve nelle sue parti costituenti primordiali, appena l’anima ha abbandonato il corpo. 

Amen

 4. aprile 1941


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