mercoledì 18 febbraio 2026

Il demonio teme e odia tutte le nostre preghiere; ma nessuna persegue con tanto odio come il rosario.

 


OPERE DEL PADRE ANTONIO VIEIRA 

· SERMONI.


Sapendo di considerare l'aspettativa del nuovo predicatore, che oggi dovrete ascoltare: e ora aggiungo, che è il più saggio, il più esperto e il più eloquente che abbiate mai sentito. I punti che tratterà sono tre, su altrettante questioni, ma non sollevate da lui, bensì da un altro predicatore, anch'egli grande, e per il quale Dio in questa occasione ha operato un altro miracolo, anch'esso del demonio muto, ma maggiore di quello dello stesso Cristo nell'insegnamento e nell'elevazione del rosario. Perciò, quando Cristo finisce di insegnarci a pregare, egli comincia a impegnarsi per farci tacere, insegnandoci a recitare il rosario, e il demonio ci toglie la follia, affinché non lo recitiamo.

Perché pensate, signori, che ci siano nel mondo tanti uomini con il nome di cristiani che non recitano il rosario? Perché, così come il demonio rese muto quell'uomo, così li rende muti: "Mutus est, qui in Dei laudes labia sua aperire nescit", dice qui Eusebio Emisseno. Il demonio teme e odia tutte le nostre preghiere; ma nessuna persegue con tanto odio come il rosario. Leggete le storie ecclesiastiche, e non solo vedrete quanto il demonio ha sempre perseguitato il rosario, e ha cercato di rimuoverlo dal mondo per mezzo degli eretici di ogni genere, antichi e moderni; ma tra gli stessi cattolici troverete esempi spaventosi e terribili delle macchinazioni, degli sforzi, delle promesse e dell'applicazione di tutto il suo sapere e potere, con cui il demonio ha allontanato molti da questo celeste esercizio. A quanti disperati per la povertà ha offerto e scoperto tesori, ma a condizione che non recitassero il rosario? A quanti ciechi per l'appetito sensuale ha promesso la fine dei loro desideri, ma a condizione che le perle del rosario che portavano segretamente con sé le gettassero via? A quanti ha assicurato la vendetta dei loro nemici, e che nei pericoli della guerra e delle battaglie sarebbero usciti vivi e senza ferite, ma a condizione che prima si lasciassero disarmare di quell'emblema stesso, che è il balteo della milizia del cielo? C'è un autore grave, il quale afferma che, per il demonio servire chi si vuole valere di lui, il patto tacito o espresso che usa, sono quelle parole di Sara: "Ejice ancillam, et filium ejus" (Galati IV, 30), intendendo per ancilla la Vergine Maria, e per suo figlio, Cristo nel Padre Nostro. Anche ai devoti della Signora, quando non può allontanarli dalla sua devozione, almeno cerca che lascino il rosario, e lo scambino con altre preghiere, o più nuove, o meno comuni, come molti fanno. Infine (e questo è il più grande inganno e tentazione di tutte), fa che quelli che recitano il rosario, lo recitino distratti e senza attenzione.

Una delle più notevoli promesse che Cristo fece a coloro che lo seguivano, e che avrebbero dovuto succedergli in questo mondo, fu che non solo avrebbero fatto opere così grandi e meravigliose come le sue, ma ancora maggiori: "Opera, quae ego facio, faciet, et maiora faciet" (Giovanni XIV, 12). Così generosa e così fiduciosa è la vera e sovrana grandezza. Chi in tutto vuole apparire maggiore, non è grande. Così promise il Signore, e così si compì: perché, lasciando altri esempi, San Pietro dava salute agli infermi solo con l'ombra; cosa che Cristo non fece mai: e convertendo Cristo in tre anni solo cinquecento anime, San Pietro in un solo sermone ne convertì cinquemila. Ma ciò che rende più ammirabile questa disposizione della provvidenza di Cristo, è la ragione di essa, che lo stesso Signore dichiarò: "Maiora faciet: quia ego ad Patrem vado" (ibid.). Farà opere maggiori delle mie, perché io vado al Padre. Cristo, nostro Redentore, era tanto potente mentre viveva sulla terra, come dopo salire al cielo, e stare seduto alla destra del Padre: poiché avrebbe dovuto concedere questo così grande privilegio agli uomini, dopo essersi allontanato da loro, e stare in cielo; perché non lo concesse quando viveva in questo mondo? La ragione in sintesi è, perché questa prerogativa così singolare e rilevante, di dover fare agli uomini opere maggiori di quelle dello stesso Cristo, ci sarebbe stata concessa in virtù dei misteri e delle preghiere del rosario. E queste due condizioni, né da parte di Cristo, né dalla nostra, potevano compiersi, né avere effetto, prima che lo stesso Signore per mezzo della morte e risurrezione andasse da questo mondo al Padre: "Et maiora faciet: quia ad Patrem vado".

Ascoltiamo dal cardinale Caetano, che più concisamente e vigorosamente di tutti dichiarò l'energia di questo perché: Mirabilis apparet promissio, sed cessabit admiratio libralis subsequentibus conditionibus adjunctis. Se vi sembra meravigliosa una promessa così grande e straordinaria, ponderate le condizioni seguenti, che lo stesso Signore ha aggiunto, e subito cesserà la meraviglia. E quali sono queste condizioni? La prima è la morte e glorificazione di Cristo, significate nelle parole: Quia ad Patrem vado. Si chiude l'efficacia del suo muro, dicendo, vado: per la morte infatti andava al Padre: e si chiude anche la sua glorificazione, dicendo, al Padre: transitare infatti Gesù da questo mondo al Padre, è dal stato mortale e umile allo stato di immortalità, gloria e regno. Da qui anche il merito della sua morte, e il tempo della sua glorificazione sono significati nella causa, che i credenti in lui facessero questo, e cose maggiori. Così che per gli uomini fare opere maggiori di quelle di Cristo, la prima condizione che necessariamente doveva precedere, era il merito della sua morte, e il tempo della sua glorificazione: e queste stesse erano la seconda e terza parte dei misteri del rosario, che ancora mancavano per il suo completamento. Finché Cristo viveva in questo mondo, non era ancora compiuta e intera se non la prima parte dei misteri del rosario, che erano i gaudiosi; mancavano i dolorosi, che si compirono nella morte; e mancavano i gloriosi, che si compirono nella resurrezione. E come Cristo avrebbe concesso questo così straordinario privilegio agli uomini per mezzo dei misteri del rosario; perciò non poteva concederlo in questa vita, e in questo mondo, se non dopo che morisse e salisse al Padre: allora farà, perché vado al Padre.

Questa è la prima condizione da parte di Cristo, che sono i misteri: la seconda qual è? È l'altra dalla nostra parte, che sono le preghiere dello stesso rosario. Così continua e estende la sua ragione lo stesso Cristo sullo stesso perché: Quia ad Patrem vado. Et quodcumque petieritis Patrem in nomine meo, hoc faciam: (ibid. - 13) perché io salgo al Padre. E perché egli vi concederà tutto ciò che nel mio nome chiederete. Eccellentemente il già citato Caetano: Si spiega l'ampia facoltà di impetrare, non qualcosa, ma tutto, ciò che chiederanno. Dove diligentemente si scorge, e si nota la congiunzione, e il collegamento di questa causa con la parte precedente. Così che ciò che è contenuto in queste parole sotto quella congiunzione causale, perché. E si significa chiaramente per questo, che affinché il credente in Gesù faccia questo, e cose maggiori, concorrono come causa non solo che io vado al Padre, ma che voi preghiate. Vuol dire che dallo stesso quia, e dallo stesso perché, Cristo ha aggiunto la seconda parte della ragione, per cui gli uomini dovevano fare cose maggiori di quelle che lui aveva operato, e in questo modo il Signore conclude, che detta ragione o causa si compone di due condizioni, una da parte dello stesso Cristo, che sono i misteri del rosario, per il cui completamento fu necessario che lui morisse e salisse al Padre: Quia vado ad Patrem: e l'altra dalla nostra parte, che sono le preghiere dello stesso rosario, per mezzo delle quali impetriamo e otteniamo dal Padre, sotto il nome di suo Figlio, tutto ciò che chiediamo: Et quodcumque petieritis Patrem in nomine meo, hoc faciam. Così che i misteri e le preghiere del rosario, sono le due parti di cui si compone il motivo e la ragione totale per cui Cristo concesse agli uomini il privilegio mai immaginato di poter fare ciò che lui fece, e più di ciò che fece: conservando però in ciò stesso la sovranità propria, e la differenza da Signore a servi; perché Cristo, come Signore, operava comandando, e gli uomini, come servi, dovevano operare chiedendo: E con questo si dichiara anche il modo di fare, poiché lui fece comandando, ai credenti invece in lui si promette, che faranno questo, e cose maggiori, supplicando.

Supposto dunque che ai misteri e alle preghiere del rosario sia stata particolarmente concessa questa così ammirabile prerogativa; in quale persona, o in quale materia la possiamo vedere più propriamente praticata, se non nella persona del grande patriarca San Domenico, e nel caso di un altro demone muto. Nella persona di San Domenico, dico, dopo la Vergine Maria, fu il primo fondatore, e il maggiore propagatore del rosario: e nel caso di un altro demone muto, il quale non solo cercò di far ammutolire un uomo, ma con effetto aveva posto perpetuo silenzio a molti, affinché non solo non recitassero il rosario, ma lo disprezzassero e bestemmiassero. Il miracolo che operò Cristo nel demonio muto, fu molto grande; ma quello che operò San Domenico, in adempimento della sua stessa promessa, fu maggiore. Là parlò il muto: Loquutus est mutus; ma non parlò il demonio: qui parlò lo stesso demonio; e non solo un demonio, ma molti demoni. Là non riferisce l'evangelista ciò che disse il muto; senza dubbio perché parlando non disse cose di importanza: qui dissero i demoni cose così importanti, e di tanto peso, che nessun uomo le poteva sapere, né dire simili. Là disse il muto ciò che volle; qui dissero i demoni obbligati ciò che non volevano. Là uscendo il demonio da uno, entrò in molti, che furono gli scribi e farisei che bestemmiarono il miracolo: qui prima di uscire da un corpo, molti uomini li scacciarono dalle loro anime. Là finalmente, ammirati i circostanti, solo una donna esclamò: Extollent vocem quandam mulier: qui non solo ammirati, ma attoniti, e stupiti tutti, furono molti migliaia quelli che con voci che arrivavano al cielo, lodavano e ingrandivano la virtù e i poteri della Madre di Dio, e da tutto il cuore si convertivano a lei. Ma andiamo già al caso, e ascoltiamo il nuovo predicatore, con l'attenzione che egli saprà meritare.


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