martedì 20 gennaio 2026

Novena del Santo Natale - Gesù prosegue l’opera sua nell’anima: la distacca da se stessa, purificando tutto l’interno del suo cuore

 


Quando il divin Maestro mi liberò dal mondo esterno, allora vi pose mano a purificare l’interno e con voce interna mi diceva: “Adesso siamo rimasti soli, non c’è più nessuno che ci disturbi. Non sei adesso più contenta che prima, che dovevi contentare tanti e tanti? Vedi, uno solo è più facile contentarlo. Devi far conto che Io e te siamo nel mondo. Promettimi di essere fedele ed io verserò in te tali e tante grazie da restare tu stessa meravigliata”.  

Quindi proseguì a dirmi: “Su di te ho fatto dei grandi disegni, sempre se mi corrispondi; voglio fare di te una [12] mia perfetta immagine, cominciando dacché nacqui finché morii. io stesso t’insegnerò un poco per volta il modo come farai”. 

E succedeva così. Ogni mattina, dopo la Comunione, mi diceva ciò che dovevo fare nel giorno. Dirò tutto brevemente, ché dopo tanto tempo è impossibile poter dire tutto. Certo, non ricordo, ma mi pare che la prima cosa che mi diceva essere necessaria per purificare l’interno del mio cuore era l’annichilamento di me stessa, cioè l’umiltà. E proseguiva col dirmi: “Vedi, per fare che nel tuo cuore versi le mie grazie, voglio proprio farti capire che da te niente puoi. o mi guardo assai bene di quelle anime che attribuiscono a se stesse ciò che fanno, volendomi fare tanti furti delle mie grazie. invece a quelle tali che conoscono se stesse, io sono largo di versare a torrenti le grazie mie; sapendo benissimo che niente riferiscono a se stesse, me ne sono grate, ne fanno quella stima che si conviene [13]e vivono con continuo timore che, se non mi corrispondono, possa togliere ciò che ho dato, sapendo che non è cosa loro. Tutto all’opposto nei cuori che puzzano di superbia, già neppure posso entrare nel loro cuore; perché gonfio di se stesso non c’è luogo dove potermi mettere. Le misere non fanno nessun conto delle mie grazie e vanno di caduta in caduta fino alla rovina. Perciò voglio che in questo giorno faccia continui atti d’umiltà; voglio che tu stia come un bambino legato in fasce, che non può muovere né un piede per dare un passo, né una mano per operare, ma sta aspettando tutto dalla madre. Così tu ti starai vicino a Me come un bambino, pregandomi sempre che ti assista, che ti aiuti; confessami sempre il tuo nulla, insomma, aspettando tutto da Me”. 


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