La mano di un morto.
Il 4 novembre 1859 moriva d'apoplessia fulminante nel convento delle Terziarie in Foligno, una buona suora per nome Teresa Margherita Gesta, che da molti anni era maestra delle novizie ed incaricata della povera guardaroba del monastero. Dodici giorni dopo, il 17 novembre, la suora Anna Felicita, che l'aveva aiutata nel suo ufficio, e che dopo la sua morte era a lei succeduta senz’altra in aiuto, saliva alla camera della guardaroba, e mentre stava per entrarvi, sentì certi gemiti, che sembravano venire dall'interno della camera stessa. Quasi atterrita apre tosto la porta, e non vede alcuno. Ma nuovi gemiti si fecero sentire, così espressivi, che, malgrado il suo ordinario coraggio, si sentì presa dalla paura, - Gesummaria! gridò, che cosa è questo? - Non aveva terminato di dire, che una lamentevole voce si fece sentire accompagnata da questo doloroso sospiro: - Oh Dio! peno tanto! - Meravigliata la suora, riconobbe tosto la voce della povera Suor Teresa. Rianimatasi alla meglio, le domandò: - E perché? - Per causa della povertà - rispose suor Teresa. - Come! rispose la buona suora: voi che eravate così povera? - Non è per me stessa, ma per le sorelle, alle quali ho lasciata troppa libertà in questo riguardo: e tu guardati bene per te stessa. In quel punto una folta nube di fumo riempì la camera ed apparve l'ombra di suor Teresa che si dirigeva verso la porta strisciandosi verso il muro. Giunta vicino alla porta fortemente gridò: - Ecco una testimonianza della misericordia di Dio. E ciò dicendo batte nel fondo superiore della porta, vi lascia impressa nel legno carbonizzato l'impronta perfettissima della sua destra e scompare.
La povera suor Anna Felicita era rimasta quasi morta dallo spavento: tutta atterrita si mise a gridare e a chiamare soccorso. Accorse una delle sue compagne, poi un'altra, poi tutta la comunità; si affollano intorno a lei, tutte meravigliate di sentire odore di legno bruciato. Cercano, guardano e si avvedono della terribile impronta sulla porta. Esse tosto riconoscono la forma della mano di suor Teresa, che era notabilmente piccola. Spaventate fuggono al coro, e passano tutta la notte in preghiere, in singhiozzi, ed in penitenze per la povera defunta e la mattina fanno tutte la Comunione in suffragio di lei.
Si diffonde la notizia; i Padri Minori Osservanti, i buoni ecclesiastici amici del monastero, e tutte le comunità religiose della città uniscono le loro preghiere e devozioni a quelle delle Francescane. Questo slancio di carità aveva qualche cosa di soprannaturale ed affatto straordinario.
Alla suor Felicita, quantunque ancor conturbata da tante emozioni, fu ordinato di andare al riposo. Obbedì ferma nel proposito di fare ad ogni modo scomparire il domani l'impronta carbonizzata, che aveva sparso lo spavento per tutta Foligno. Ma ecco che suor Teresa le apparisce nuovamente.
- Io so veramente, disse, che tu vuoi togliere il segno che ho lasciato: sappi che non è in tuo potere farlo, questo è prodigio ordinato da Dio ad istruzione e correzione di tutti. Per suo giusto e terribile giudizio sono condannata per quaranta anni alle terribili fiamme del purgatorio, per le frequenti debolezze da me commesse con alcune delle nostre suore. Ringrazio te e le tue compagne di tante preghiere, che il Signore per la sua bontà applicò tutte all'anima mia; in particolar modo i sette salmi penitenziali che mi furono di un grande sollievo. - Poi tutta sorridente aggiunse: - Oh, beata povertà che tanta gioia procuri a tutti quelli che realmente ti osservano! - E scomparve.
Il giorno dopo, 19, suor Anna Felicita essendosi all'ora solita coricata ed addormentata, si sente chiamare a nome, si sveglia di soprassalto tutta spaventata, si siede e resta immobile senza proferire parola. Questa volta ancora essa aveva benissimo riconosciuta la voce di suor Teresa. Nello stesso punto ai piedi del letto vede un risplendente globo di luce che illuminava tutta la cella, come se fosse pieno giorno, e sente suor Teresa che con voce giuliva e trionfante le dice queste parole: - Sta forte nel portare la croce, sii coraggiosa nel soffrire! Ed aggiungendo: Addio ... addio... addio! trasfigurandosi in leggerissima nuvoletta bianca e risplendente se ne volò al cielo e scomparve.
Il Vescovo ed i Magistrati della città di Foligno ordinarono tosto un processo canonico. Venne aperta la tomba di suor Teresa Margherita il 23 novembre, alla presenza di un gran numero di testimoni; e si riconobbe essere l'impronta carbonizzata della porta esattamente uguale alla mano della defunta.
Il risultato del processo fu di constatare con giudizio ufficiale la verità e la perfetta autenticità di quanto abbiamo fin qui riferito. Si conserva con venerazione nel convento la porta coll'impronta carbonizzata.
DON ANTONIO ZACCARIA

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