venerdì 13 marzo 2020

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



GFD/3)
Le parole di conforto del Signore a Noè ed il Suo profondo cordoglio  a causa degli uomini. Anche durante i giorni completamente bui che  precedettero il diluvio, gli abitanti della pianura giocavano,  ballavano e contraevano matrimoni. Il Signore offre l’ultima  possibilità di salvezza a tutti gli abitanti della città di Hanoch e  dell’intera regione. 

1. Ecco com’era la situazione quando il Signore disse a Noè di  rifugiarsi nell’arca. 

2. Quando il cielo cominciò a farsi poderosamente fosco e le nubi  andavano addensandosi minacciose avvolgendo in una notte  profonda le vicine vette dei monti e la pianura esalava vapori per  distanze incalcolabili come una città incendiata, allora il Signore,  come colmo di malinconia e tristezza, andò da Noè e gli disse: 

3. «Noè, non temere, poiché vedi, Io, il Signore di ogni creatura e  di ogni cosa, sono con te per proteggerti e difenderti contro qualsiasi  avversità che Io farò venire ora sul mondo, perché così hanno voluto  gli uomini che sono diventati maligni! 

4. Guarda, guarda come tutto appare ora triste su questa antica  Terra! L’arte degli uomini, senza che loro lo abbiano saputo e  voluto, ha restituito prima del tempo la libertà agli spiriti primordiali  maligni prigionieri di questa Terra, per la qual cosa senza un  giudizio tutti i Cieli sarebbero in pericolo. In conseguenza di ciò lo  spazio tra la Terra e la Luna è ora pieno di tali spiriti. E se non  giungesse un qualche chiarore fino al suolo per effetto  dell’arroventarsi locale delle nubi nelle quali i maligni spiriti liberati  ora infuriano e si agitano, allora qui ci sarebbe una notte tale nella quale ogni vita dovrebbe soffocare, perché la luce del sole non può  assolutamente penetrare attraverso tali masse di nubi e di vapori! 

5. Ma gli uomini della pianura non hanno nessuna paura! Essi  illuminano le loro città con fiaccole e grandi lampade a olio, e ne  sono lieti; essi combinano matrimoni e celebrano ancora nozze,  organizzano banchetti per ospiti e si dilettano con giochi e danze,  mentre Io, il loro Creatore, faccio cordoglio sopra di loro non  potendo aiutarli per non annientarli nel loro spirito per l’eternità! 

6. O tu Mio Noè, questa è una dura situazione per un Padre:  vedere i Suoi figli sull’orlo dell’abisso e non può né Gli è lecito  aiutarli se non mediante un nuovo asprissimo imprigionamento, il  quale è l’imminente Giudizio ormai inevitabile! Che cosa dovrei  dire Io a questo punto? 

7. Vedi, sulla Terra, in regioni molto lontane da questa, si trovano  i discendenti di Caino! A questi fu sufficiente una Rivelazione  insudiciata, e attualmente vivono ancora nel Mio Ordine; e i pochi,  che tra loro hanno talvolta più o meno gravato la loro coscienza con  qualche azione, in questa generale notte del vicino Giudizio tendono  le mani verso di Me ed invocano la Mia Misericordia! 

8. Io però ti dico: “Vedi, Io avrò anche pietà di loro nel loro  bisogno; però questo grande cerchio della Terra dove i Miei figli  dimorano frammisti ai figli del mondo, dovrà ora subire il Mio  Giudizio più spietato! 

9. Io però, prima di lasciare precipitare l’acqua giù dalle  nuvole sulla Terra, cercherò ancora, per il tempo di sette giorni,  di spaventare gli uomini della pianura, attraverso ogni tipo di  fenomeni, e dove è possibile costringerli con ciò a recarsi qui a  cercare rifugio! 

10. Noi dunque attenderemo ancora sette giorni in queste  tenebre, ed Io farò venire una debole luce da qui fino ad Hanoch e  più oltre ancora, affinché nessuno che vuole ancora salvarsi possa  smarrire la via che conduce qui; e se qualcuno venisse qui, anche  se fosse [il maligno] Fungar-Hellan stesso, allora egli deve venire  accolto nell’arca!» 

11. Dopo queste parole un lieve chiarore crepuscolare si diffuse  dall’altura fino ad Hanoch e più oltre ancora; e il Signore allora  aprì a Noè la vista spirituale, cosicché egli, insieme al Signore, poté guardare in tutte le profondità; però non si vide nessuno  allontanarsi dalla città. 

12. Si percepirono delle potenti chiamate come tuoni, però  nessuno si convertì in seguito a ciò. Scoppiarono incendi ad  Hanoch causando grande angoscia e spavento in molti, ma  tuttavia nessuno volle abbandonare la città. Irruppero acque  sotterranee ed esse misero sott’acqua, profondamente quanto  l’altezza di un uomo, le vie e le piazze di Hanoch; allora i poveri  fuggirono sulle vicine colline, ma i ricchi salirono invece su battelli  e barche, e giubilando si fecero portare per le piazze e per le vie, e  nessuno si recò sull’altura. 

13. E tali calamità durarono sette giorni nella pianura; e  tuttavia nessuno si convertì in seguito a ciò. 

14. Allora la Pazienza del Signore venne meno, ed Egli condusse Noè all’arca. 


(GFD/3)
Il Signore comanda a Noè, che ha seicento anni, di entrare nell’arca  con i suoi familiari e poi gli dà le ultime istruzioni. Il Signore può  commettere degli errori quando Egli pensa nel Cuore distogliendo  la Sua Onniveggenza. L’arca chiusa per mano del Signore. Il  subentrare del cataclisma e la morte per annegamento della  maggior parte della gente. 

1. Quando Noè arrivò presso l’arca assieme al Signore, allora il  Signore gli disse: «Noè, entra ora nell’arca con tutta la tua famiglia,  perché nel tempo attuale Io ho trovato giusto solo te dinanzi a Me!

2. Ma degli animali puri prendi sette coppie di ciascuna specie, e  degli impuri solo un paio, però sempre un maschietto e una  femminuccia; fa la stessa cosa anche con gli uccelli che sono sotto il  cielo: di ciascuna specie sette maschietti e sette femminucce, affinché  il seme di essi resti vivente su tutta la superficie della Terra! 

3. Infatti fra sette giorni, a cominciare da questo istante, Io farò  piovere per quaranta giorni e quaranta notti, ed estirperò, su questo  cerchio della Terra, tutto ciò che ha un’essenza vivente che Io ho  creato!» 

4. E Noè si prostrò dinanzi al Signore e Lo adorò per la Grazia  immensa che gli aveva concesso. 

5. Il Signore però risollevò Noè da terra e di nuovo parlò a lui:  «Noè, tu stai pensando come mai Io prima ti ho comandato di  prendere con te nell’arca solo un paio di ogni specie di animali,  senza distinzione, mentre adesso ti dico di prendere sette coppie di  ciascuna specie pura e di fare altrettanto anche rispetto agli uccelli  dell’aria senza distinzione; solo riguardo agli animali impuri ti dico  di limitarti ad un paio! 

6. Vedi, la ragione di ciò è la seguente: quella volta, distogliendo  la Mia Onniveggenza, Io pensavo nel Cuore: “Gli uomini verranno  certo quassù dalla pianura e cercheranno qui la protezione!” 

7. E vedi, Io non volli chiederMi nella Mia Onniveggenza se gli  uomini, che Io ho chiamato tante volte, avrebbero fatto questo! Ma  ora che li ho scrutati [attraverso la Mia Onniveggenza], Io non ho  visto più alcuna volontà, poiché tutti i loro spiriti sono consumati  dalla carne e dal mondo, ed Io ho anche visto che nessuno sarebbe  più venuto! 

8. Perciò al posto degli uomini impurissimi, che sono sprofondati  al di sotto di ogni animale, tu devi prendere con te un maggior  numero di animali puri, e così pure un maggior numero di uccelli  che sono sotto il cielo! Oltre a ciò, questi animali ti torneranno ben  utili sulla nuova Terra! 

9. Se tu ora hai compreso questo, allora va e poi agisci! Non  prenderti però nell’arca alcuna luce artificiale, perché Io Stesso ti  illuminerò l’arca attingendo da Me! Amen». 

10. A questo punto Noè andò e fece tutto come il Signore gli aveva  comandato; il Signore però era con lui e aiutò Noè a fare ogni cosa.  

11. E quando Noè, con l’aiuto del Signore, ebbe fatto tutto nel  massimo ordine, allora egli entrò nell’arca nel suo seicentesimo  anno di età, e precisamente il diciassettesimo giorno del secondo  mese, che era, secondo l’attuale conteggio del tempo, il 17 febbraio.  

12. Quando Noè fu nell’arca con tutti i suoi e con tutti gli animali  che gli erano stati comandati, allora il Signore Stesso prese la grande  porta dell’arca e la chiuse con le Sue proprie mani benedicendo,  attraverso di essa, l’arca; e così Noè era ora al sicuro, e il Signore  Stesso custodiva l’arca. 

13. Ma quando Noè fu così al sicuro, il Signore alzò in alto la Sua  mano onnipotente e comandò alle nubi di rovesciare la pioggia sulla  Terra in poderosissimi torrenti, e così pure comandò alle potenti  sorgenti nella terra di spingere su le loro acque sulla superficie della  terra. Allora si schiusero le sorgenti nelle grandi profondità e si  aprirono le chiuse dei cieli. 

14. Allora ci furono innumerevoli e potentissime sorgenti sul suolo  della Terra e lanciavano la loro acqua fino alle nuvole, e dalle nuvole  la pioggia precipitava come le cascate delle alte montagne innevate. In  questo modo l’acqua crebbe sul suolo della Terra con tanta rapidità  che molti uomini non fecero in tempo a fuggire sui monti; ed anche  coloro che poterono raggiungere i monti, vennero travolti dai potenti  flutti che precipitavano giù dalle rupi e annegarono. 

15. Soltanto pochissimi riuscirono a raggiungere l’altura di Noè  con la forza della disperazione. E quando essi scorsero, fra il  continuo lampeggiare, quella poderosa arca di salvezza, allora  invocarono aiuto e salvezza gridando; ma la Potenza del Signore li  respinse via da lì, ed essi fuggirono verso le più alte vette dei monti  e tentarono con le mani sanguinanti di arrampicarvisi. Ma i fulmini  li strapparono dalle pareti rocciose e li scaraventarono giù nei  potenti flutti che stavano crescendo. 


(GFD/3)
Mahal guarda dalla grotta, meravigliato e mezzo disperato,  l’immane catastrofe. Il monologo angoscioso di Mahal. L’arrivo  di Gurat, Fungar-Hellan e Drohuit nella grotta, e poi compare  anche il Signore.

1. La pioggia violenta però aveva indotto Mahal a rifugiarsi nella  grotta entro la quale egli camminava su e giù, osservando ogni tanto,  meravigliandosi e mezzo disperandosi, come i poderosissimi torrenti  d’acqua precipitavano sulle rocce, strappando e portando via con sé  il terreno, sradicando i grossi alberi e lanciandoli poi con violenza  spaventosissima nelle valli, e osservava inoltre come i poderosissimi  torrenti d’acqua staccavano intere rocce che poi rotolavano giù nelle  fosse e nelle gole con il fragore di mille tuoni! 

2. Egli era certo un grande amico dei grandiosi spettacoli della  Natura, però questo era un po’ troppo forte anche per lui, perché  egli, il Mahal di solito così eroicamente coraggioso, vedeva  l’evidente declino di tutto il mondo e di se stesso. Perciò egli  tremava per la grande paura e diceva tra sé:

3. «O Signore, in verità, soltanto nella Tua giusta Ira si può  conoscere la Tua Potenza! Ma al fatto che Tu sia prodigiosamente  grande, santo e sublime nella Tua Pace, a questo invece l’uomo, reso  ottuso dall’abitudine, presta poca attenzione e può dimenticarsi del  tutto di Te, o Signore; ma una tale scena della Tua Potenza dimostra  al verme della Terra, ottuso e altezzoso nella sua stoltezza, che Tu, o  Signore, nella Tua Pace sei molto potentemente e infinitamente di  più dell’uomo così altezzoso! 

4. Se io non mi trovassi qui del tutto così solo, allora questa  scena apparirebbe molto più edificante; ma così, del tutto  abbandonato da ogni vivente compagnia, è terribilmente disperante  restare in attesa della fine sicura di tutte le cose e dunque anche  della propria fine! 

5. O Signore, toglimi dal mondo e non lasciare che io debba essere  ancora più a lungo testimone di questo Tuo spaventosissimo  Giudizio! Sia fatto il Tuo santo Volere»  

6. Quando Mahal ebbe terminato questo suo monologo, entrarono  nella grotta tre fuggiaschi provenienti dalla pianura per cercarvi  rifugio. Ciò fu per Mahal un’apparizione sommamente gradita, dato  che egli non aveva nessuno con cui confidarsi in questi suoi  momenti di difficilissima situazione! 

7. Egli quindi si avvicinò subito ai tre che cercavano rifugio, e  diede loro il benvenuto e domandando chi fossero. 

8. E i tre risposero: «Noi siamo i tre più grandi pazzi della pianura!  Fino a pochi giorni fa noi credevamo di essere i signori di Hanoch e  così pure di tutto il mondo; ma ora l’antico Dio ci ha dimostrato che  Egli soltanto è l’unico Signore! Noi perciò siamo fuggiti qui, spinti  dalla spaventosissima “mancanza d’acqua”, e forse siamo anche gli  unici viventi di Hanoch, perché laggiù è già tutto sepolto per molti  klafter (molti metri) sotto l’acqua e il fango! I nostri nomi sono:  Gurat, il re, Fungar-Hellan, il gran sacerdote generale e Drohuit, il  capitano dei servitori della regina!» 

9. A queste parole Mahal fece un grido e poi disse: «O Signore,  come sono meravigliose le Tue disposizioni! Tu hai guidato qui i  tuoi grandi nemici e me li hai dati come nelle mie mani! 

10. Ma sapete chi sono io?! Ecco, io sono Mahal, il fratello di  Noè, che tante volte vi ha parlato di questo Giudizio! I vostri  orecchi però erano tappati! Ora sta dinanzi ai vostri occhi l’opera  che avete fatto con le vostre mani: lo spaventosissimo Giudizio di  Dio! Che cosa ne dite adesso di questo? Dov’è ora la vostra  potenza e il vostro splendore?!». 

11. A questo punto i tre furono terrorizzati e volevano nuovamente  fuggire dalla grotta; ma in quello stesso istante il Signore entrò nella  grotta e si fece immediatamente riconoscere da tutti e quattro. 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco 

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