sabato 12 settembre 2026

Partecipazione che Gesù fa a Luisa delle sue indicibili amarezze e dolori per le diverse specie di peccati con cui è offeso



Altre volte, mentre mi portava insieme con Lui girando, se erano peccati di bestemmie, contro la carità e altro, versava quell’amaro velenoso; se poi erano peccati di disonestà, versava una cosa di marciume puzzolente, e quando ritornavo in me stessa sentivo tanto bene quella puzza ed era tanto il fetore, che mi toccava lo [135] stomaco e mi sentivo venir meno; e delle volte, prendendo il cibo dopo, quando lo rovesciavo, mi sentivo uscire dalla bocca quel marciume misto col cibo. 
Qualche volta, poi, mi portava nelle chiese, e anche là il mio buon Gesù era offeso. Oh, come giungevano male al suo Cuore quelle opere, sante, sì, ma fatte da strapazzo 97, quelle orazioni vuote di spirito interiore. Quella pietà finta, solamente apparente, pareva che faceva più insulto a Gesù che onore. Ah, sì, quel Cuore santo, puro, retto, non poteva ricevere quelle opere così mal fatte. Oh, quante volte si è lamentato dicendo: “Figlia, anche dalla gente che si dice devota, vedi quante offese mi fanno; anche nei luoghi più santi, nel ricevere gli stessi sacramenti, invece di uscirne purificati ne escono più imbrattati”. 
Ah, sì, quanta pena faceva a Gesù vedere genti che si comunicavano sacrilegamente, Sacerdoti che celebravano il santo Sacrificio della Messa in [136] peccato mortale, per abitudine e, sento un orrore a dirlo, per fin d’interesse. Oh, quante volte il mio Gesù mi ha fatto vedere queste scene dolorose! Quante volte, mentre il Sacerdote celebrava il sacrosanto Mistero e Gesù era costretto ad andarvi, perché chiamato dalla potestà sacerdotale nelle sue mani, si vedevano quelle mani che stillavano marciume, sangue, oppure imbrattate di fango. Oh, come era compassionevole allora lo stato di Gesù, così santo, così puro, in quelle mani che facevano orrore solo a mirarle. Pareva che volesse fuggire da mezzo a quelle mani, ma era costretto a starvi finché si consumavano le specie del pane e del vino. 
Delle volte, mentre rimaneva là col sacerdote, se ne veniva frettoloso alla volta mia 98 e tutto si lamentava, e prima che io lo dicessi, Lui stesso me lo diceva: “Figlia, fammi versare in te, ché più non posso; abbi compassione del mio stato, che è troppo doloroso. Abbi pazienza, soffriamo insieme”; e mentre ciò diceva versava [137] dalla sua bocca nella mia. Ma chi può dire ciò che versava? Pareva un veleno amaro, un marciume fetente, misto con un cibo tanto duro, stomachevole e nauseante, che delle volte non andava a basso 99. Chi può dire, poi, le sofferenze che produceva questo versare di Gesù? Se Lui stesso non mi avesse sostenuta, certo, sarei rimasta 100 vittima. Eppure a me non versava che la minima parte: che sarà di Gesù, che ne conteneva tanto e tanto? Oh, quanto è brutto il peccato! Ah, Signore, fatelo conoscere a tutti, affinché tutti fuggano da questo mostro sì orribile. 
 

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