Siamo creati per amare Dio
Primo preludio: Mi trovo solo con Dio, mio Creatore.
Secondo preludio: Imploro il potere della grazia, affinché possa comprendere meglio il senso vero e sublime della vita.
PRIMO PUNTO: Dio mi ha creato per amore. – Dio esiste da tutta l'eternità. Essendo infinitamente buono e onnipotente, possiede in Sé stesso tutto ciò che richiede la perfezione infinita. La sua felicità è perfetta, piena ed eterna.
Perché allora ha creato l'Universo? Perché ha creato me? Non per una necessità, in Lui inesistente. Né per mancanza di gloria, poiché Egli possiede la gloria infinita nella Trinità delle Sue Persone. Queste si glorificano infinitamente l'una con l'altra. Ciò che chiamiamo gloria estrinseca di Dio, nulla aggiunge realmente a Dio, poiché nulla si può aggiungere all'infinito.
Certamente, quando Dio crea, la Sua gloria deve costituire una finalità. Ma, come dice San Tommaso con tanta precisione: "Dio ha bisogno della Sua gloria non per Sé stesso, ma per noi".
Qual è dunque la ragione per cui Dio crea? Egli crea per amore.
Dio, amore estatico, amore che desidera traboccare, volle donarsi alle creature. Dato, però, l'inesistenza delle creature, poiché nulla esisteva fuori da Dio, Egli creò l'Universo e si donò in certo modo a ogni creatura, a tutte le creature.
Alle creature inanimate, alle piante e agli animali irrazionali, diede una pallida imitazione delle Sue perfezioni divine. All'uomo, però, concesse doni ammirevoli, che sono un'imitazione delle Sue stesse perfezioni. La Sua intenzione d'amore va tuttavia più lontano. Egli vuole donarsi all'uomo, non solo in imitazione e attraverso le creature, ma anche in modo reale in cielo.
Di conseguenza, Dio mi ha creato per effetto di un amore meraviglioso. In una certa misura, Egli si è dato e continua a darsi a me qui sulla terra. E, se io lo voglio, Egli si darà a me, in modo perfetto, in cielo. Egli, il Dio infinito, desidera unirmi perfettamente a Sé. Mi invita a vivere in cielo una sola vita sublime, per così dire, in comune con Lui. In un certo senso, vuole condividere con me la Sua divinità.
Abbiamo quindi buone ragioni per dire che Dio è innamorato delle Sue creature. Nimium dilexit me. Mi ha creato affinché io possa qui sulla terra prepararmi all'unione perfetta ed eterna in cielo. Dal giorno in cui sono nato, la mia anima è destinata ad essere l'eterna sposa di Dio in cielo. Nonostante tutto, l'immagine profana di sposo e sposa, così frequente nella Sacra Scrittura, continua ad essere il miglior paragone, sebbene molto imperfetto, della stupefacente unione con Dio, alla quale siamo chiamati.
Potremmo qui fermarci un istante e ripensare alla sublime prospettiva che questo pensiero concretizza. Io, povera creatura, tratta dal nulla, sono fatto da Dio, l'Infinito! Dobbiamo, prima di tutto, cercare di avere un sentimento vivo di Dio, nel modo che ci sarà preferibile, per concepire una pallida idea dell'immenso abisso che ci separa da Lui.
Riflettiamo sulla prodigiosa grandezza di Dio, sul Suo meraviglioso potere. Dio ha fatto l'oceano e le montagne, il sole e la luna. Ha sparso per i cieli le innumerevoli stelle che abbelliscono la notte. Basta aprire gli occhi per rimanere abbagliati dalla grandezza e dal potere di Dio. E ogni anima è stata creata per essere l'eterna sposa di questa Onnipotenza.
Pensiamo anche alla sapienza di Dio. Un filo d'erba, un fiorellino, una farfalla, sono meraviglie della sapienza di Dio. E che dire di quei corpi infinitesimali, che i microscopi ci mettono a portata di vista? Le teorie più recenti insegnano che l'atomo è una miniatura del nostro sistema solare. Quanti prodigi non ha già scoperto la scienza moderna! Tuttavia, quanti altri portenti della sapienza di Dio non ci nasconde ancora il mondo della natura!
Qualcuno potrebbe considerare la bellezza di Dio. A cosa assomiglia? Di questa perfezione, ancora male, non riusciamo ad avere lo stesso sentimento, come quello che abbiamo del Suo potere e della Sua sapienza. Certi panorami sono incantevoli, certe creature sono belle e seducenti. Se tale bellezza umana si moltiplicasse al centuplo, nessun mortale potrebbe resistere al suo fascino e attrazione. Ma che cosa diventerebbe tale bellezza creata e cento volte rafforzata? Non ne abbiamo la minima idea. Di una cosa, però, abbiamo conoscenza. Se potesse vedere Dio nella Sua irresistibile bellezza, anche il più grande peccatore cadrebbe in estasi e svenirebbe d'amore.
E per questo Dio grande, ammirevolmente potente, saggio, bello, adorabile, è che sono destinato da tutta l'eternità, io piccola creatura, tratta dalla polvere, io che sono un'unità tra i miliardi di uomini esistenti sulla terra; io, un pezzo di peccato, ulcus et apostema, come diceva Sant'Ignazio, ascesso purulento, ulcera gonfia di inclinazioni inconfessabili e impure, di odioso egoismo.
Sono, tuttavia, creato e riservato per Dio, destinato ad essere qui sulla terra sposa e più tardi sposa felice della Bellezza infinita, della Purezza immacolata, dell'Amabilità piena di incanti. Sono creato per questo Dio che sta così al di sopra di ogni amore; che è così amabile che il mio amore, per immenso che possa diventare un giorno, non potrà mai eguagliare la Sua amabilità, né sarà mai degno di Lui.
Che rivelazione! Se potessi comprenderla un pochino, non sarebbe sufficiente per lasciarmi pazzo d'amore per Dio? Realmente la pazzia d'amore, l'amore come i Santi lo hanno praticato, l'amore che è una sete ardente di sofferenza e umiliazione, questo amore così, questa pazzia d'amore è di fatto ragionevole.
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PAULO DE JAEGHER, S. J.

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