COLUI CHE PARLA DAL FUOCO
Le settimane trascorrono così, senza che Josefa possa gustare un istante di riposo. Il dolore al fianco, quello della corona di spine, tutte le membra tormentate, l'anima affranta sotto il peso dello sdegno di Dio, tutto le ricorda l'incarico di cui l'amore le ha fatto dono. Ma la Madre celeste la conforta:
«Erano, credo, circa le tre del mattino, scrive il 22 luglio, venerdì - ed Ella è venuta improvvisamente, e mettendomi le mani sulle spalle mi ha detto:
«- Figlia del mio cuore! Vengo per sostenerti poiché sono la Madre tua. Nulla di ciò che soffri è inutile. Avrai ancora da subire una grande prova per salvare quell'anima orgogliosa. Appena sentirai l'avvicinarsi della tentazione, manifestala subito. Poi obbedisci, obbedisci, obbedisci!».
«Le ho detto che proprio quello che adesso mi costa tanto è parlare e obbedire». «- Ascolta, Josefa: questo è il momento buono di sottomettere il tuo giudizio all'obbedienza e con questo atto di umiltà, compiuto nel forte della tentazione, tu espierai l'orgoglio di quell'anima. Mentre tu combatti, il potere diabolico su quell'anima è meno forte».
E insistendo maggiormente:
«- Tu devi soffrire per le anime, devi essere tentata, poiché, comprendilo bene, il demonio ha paura della tua fedeltà... Ma, coraggio!».
«Mi benedisse e mi lasciò».
All'alba di quella notte dolorosa Gesù venne per confermare le parole di sua Madre e si mostrò a Josefa, dopo la Comunione, meritata con lotte così aspre:
«Era bellissimo, ella scrive, - nonostante la corona di spine sul capo e le piaghe sanguinanti».
«Guarda le mie piaghe e baciale. Sai chi me le ha fatte? L'amore! Sai chi mi ha calcato questa corona?... L'amore! Sai chi ha aperto il mio Cuore?... L'amore! Se ti amo al punto di non avere nulla rifiutato per te, dimmi, Josefa, non potrai tu pure soffrire senza rifiutarmi nulla?... Abbandonati!».
Con queste parole Egli stringe a sé, con più forza che mai, la volontà di Josefa. Il frutto di tante sofferenze era andato maturandosi durante quelle lunghe settimane di offerta e di lotta. Josefa non tarda a saperlo. La sera del lunedì 25 luglio Gesù ricorda la scambievole promessa del 5 agosto 1920.
«Se mi sarai fedele, ti farò conoscere la ricchezza del mio Cuore. Tu gusterai la mia croce, ma ti consolerò come sposa privilegiata».
Poi aggiunge: «Non manco mai alla parola data!».
Quella stessa sera, notizie piene di speranza relative al peccatore giunsero indirettamente al convento dei Feuillants.
«Non sapevo come ringraziare - scriveva il giorno dopo, martedì 26 luglio - tanto più che mi trovavo sotto l'impressione di ciò che mi aveva detto: «Non manco mai alla parola data!».
«Egli mi apparve continua e mi disse:
«- L'opera non è del tutto compiuta. Manifesterò maggiormente la mia bontà per quell'anima. Ti chiedo una cosa sola: che tu mi sia fedele».
SUOR JOSEFA MENENDEZ

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