sabato 12 settembre 2026

Angoscia e pace - Frustrazione

 


CAPITOLO 1 

Frustrazione 


ISOLAMENTO DAL PROSSIMO - Questa caratteristica si manifesta non solo nelle due guerre mondiali, in uno spazio di ventun anni, e nella costante minaccia di una terza; non solo nell’aumento del conflitto di classe e dell’egoismo in cui ogni uomo cerca solo la propria soddisfazione; ma anche nella rottura dell’uomo con la tradizione e l’eredità accumulata nei secoli. La rivolta del bambino moderno contro i suoi genitori è una miniatura della rivolta del mondo moderno contro la memoria di 1900 anni di cultura cristiana e delle grandi culture ebraica, greca e romana che l’hanno preceduta. Qualsiasi rispetto per quella tradizione viene chiamato “reazionario”, con il risultato che l’anima moderna si è trasformata in una mentalità commentatrice che giudica l’ieri con l’oggi e l’oggi con il domani. Nulla è più tragico per un individuo che fu saggio un tempo, che perdere la propria memoria e nulla è più tragico per una civiltà che la perdita della sua tradizione. L’anima moderna, che non può vivere con se stessa, non può vivere con i suoi simili. Un uomo, che non è in pace con se stesso, non sarà in pace con suo fratello. Le guerre mondiali non sono altro che segni macroscopici delle guerre psichiche che si combattono nell’intimo delle torbide anime microscopiche. Se non ci fossero già battaglie in milioni di cuori, non ce ne sarebbero nei campi di battaglia del mondo.

In un’anima alienata da se stessa, presto segue il disordine. Un’anima che mantiene una lotta dentro di sé, presto manterrà una lotta fuori di sé contro gli altri. Una volta che un uomo smette di essere utile al suo vicino, comincia a diventare un peso per lui. Basta un passo, dal rifiuto di vivere con gli altri al rifiuto di vivere per gli altri. Quando Adamo peccò, accusò Eva, e quando Caino assassinò Abele, fece la domanda antisociale: “Sono io il custode di mio fratello?” (Genesi 4, 9). Quando Pietro peccò, uscì fuori da solo e pianse amaramente. Il peccato di orgoglio di Babele terminò in una confusione di lingue che rese impossibile mantenere la convivenza.

Il nostro odio personale verso noi stessi diventa sempre odio verso il prossimo. Forse questa è una delle ragioni dell’attrazione fondamentale del comunismo, con la sua filosofia della lotta di classe. Il comunismo possiede una speciale affinità per le anime che hanno già una lotta in corso dentro di sé. Associata a questo conflitto intimo, esiste una tendenza a diventare ipercritici: le anime infelici quasi sempre biasimano gli altri, e non se stesse, per le loro miserie. Chiuse dentro se stesse, sono necessariamente chiuse agli altri, eccetto che per criticarli. Poiché l’essenza del peccato è l’opposizione alla volontà di Dio, ne consegue che il peccato di un individuo è costretto a opporsi a qualsiasi altro individuo, la cui volontà sia in armonia con la volontà di Dio. L’allontanamento dal prossimo che ne risulta è intensificato, quando si comincia a vivere solo per questo mondo. Allora i beni del vicino sono visti come qualcosa di ingiustamente sottratto a noi. Una volta che il materiale diventa l’obiettivo della vita, nasce una società di conflitti. Come disse Shelley: “L’accumulo di materia della vita esterna ha superato la quantità di forza per assimilarla alle leggi interne della nostra natura.”

La materia divide, così come lo spirito unisce. Dividi una mela in quattro parti e ci sarà sempre la possibilità di una disputa su chi debba avere la parte più grande. Ma se quattro uomini imparano una preghiera, nessuno di loro priva l’altro di possederla e la preghiera diventa la base della loro unità. Quando l’obiettivo di una civiltà consiste, non nell’unione con il Padre Celeste, ma nell’acquisizione di cose materiali, c’è un aumento delle potenzialità dell’invidia, della cupidigia e della guerra. Gli uomini, divisi, cercano allora un dittatore che li unisca, non nell’unità dell’amore, ma nella falsa unità dei tre P – Potere, Polizia e Politica.


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