venerdì 21 ottobre 2022

IL PECCATO - 4) Parli della gravità del peccato.

 


Dio  è  Vivo


4) Parli della gravità del peccato.

         Per voler parlare di “gravità” del peccato, è necessario innanzitutto rilevare che, essendo esso  essenzialmente offesa di Dio e disordine nel mondo spirituale, non  si può misurare la sua gravità  alla maniera delle cose materiali o argomentando solo dagli  effetti sensibili da esso provocati. Così,  per esempio: l'omicidio è certamente un peccato molto grave, comportando esso il massimo danno  inferto ad un fratello; e tuttavia, alla luce della Fede, lo scandalo che uccide un'anima è peccato ancora più grave, almeno sotto certi aspetti. Da notare ancora che possono esserci dei peccati gravissimi, come quello di Adamo ed Eva, i cui effetti immediati percepibili sembrano quasi inesistenti, anche se in realtà sono pesantissimi. Probabilmente Adamo, pur vedendosi, dopo il peccato, nudo di  tanti beni e condannato da Dio, non si sarà reso esattamente conto di quali devastazioni si era reso  colpevole col suo peccato.

Premesso tutto ciò, c'è da dire subito che ogni peccato, mortale o veniale che sia, pur non essendo dannoso alla stessa maniera, è sempre di una gravità “infinita”, perché offesa dell'infinita  maestà di Dio, cagione della morte di Gesù e spirituale rovina dell'anima.

La più o meno grande gravità del peccato la si deve dedurre dal fatto che, essendo anche trasgressione di legge, esso scompiglia, senza  averne magari percezione alcuna, l'ordine universale, così come una sola pietra gettata in mare lo sposta letteralmente tutto! E se tutto viene come “spostato” e messo fuori ordine, è facile immaginare con quali conseguenze.

Né il fatto di non essere persuasi della gravità del gesto peccaminoso, ne elimina la gravità.  Chi, pur convinto che, toccando un filo elettrico ad alta tensione, non succeda niente, resta pur sempre fulminato. Adamo stesso, come già detto, molto probabilmente né vide né si rese conto della  gravità del suo peccato. E tuttavia ciò non rese il suo gesto meno catastrofico. A ritenere grave il  suo gesto di disobbedienza era più che sufficiente l'avvertimento datogli da Dio: “Se mangerete...  morirete”. Così come, analogamente, a capire la gravità del toccare un filo elettrico ad alta tensione  è sufficiente il cartello ammonitore di pericolo di morte.

La gravità del peccato, per cui deve dirsi mortale o veniale, è determinatala soprattutto dalla  materia o punto di legge violato. Così la “gravità” mortale di alcuni peccati salta subito agli occhi,  come l'uccisione. Per rendersi conto invece, almeno in qualche modo, della gravità mortale di altri  peccati (come per esempio della fornicazione), ci sarebbe bisogno di profonda riflessione e ragionamento. Ma, come già detto, in pratica il meglio è stare docilmente e umilmente alle indicazioni e insegnamenti della Santa Madre Chiesa.

Padre Giulio Maria Scozzaro

Nessun commento:

Posta un commento