lunedì 31 agosto 2020

L'ARALDO DEL DIVINO AMORE




RIVELAZIONI DI S. GELTRUDE

AMMIRABILE SUA CASTITA'


La castità, che S. Bernardo chiama la luna del cielo spirituale, brillò in Geltrude di chiaro e puro splendore. Ella stessa confessava con semplicità di non aver mai guardato volto d'uomo, in modo da ritrarne i lineamenti. Tutti gote, vano affermarlo. Se le capitava di avere con qualche servo di Dio colloqui intimi, anche di lunga durata, ella non levava mai lo sguardo per mirare il suo interlocutore. Questa riservatezza ammirabile non s'applicava solo agli sguardi, ma a tutto il contegno, sia che parlasse, od ascoltasse, così da dare impronta celeste ad ogni espressione di vita.

Lo splendore della sua castità era tale che le suore del Monastero dicevano, ridendo, che si sarebbe potuto metterla sull'altare, fra le reliquie dei Santi, per la illibatezza del suo cuore.
Questo non deve stupire. Geltrude si deliziava nel meditare la Sacra Scrittura, cioè trovava la sua gioia in Dia stesso; ora non v'è mezzo più sicuro per mantenersi casti. Dice S. Gregorio a questo proposito: « Chi gusta le cose dello spirito, fugge da quelle della carne». E S. Gerolamo scrive al monaco Rusticus: « Ama le sacre carte e fuggirai il vizio impuro » (Lettera 125), Anche solo questa prova convince dell'eminente purezza di Geltrude. Se talvolta, leggendo la Sacra Scrittura, incontrava qualche passo che non le sembrasse adatto al suo stato verginale, subito volgeva lo sguardo altrove; se proprio era obbligata a leggere, lo faceva con rapidità e trepidazione, svelando, nella vampa di timido rossore che le incarnava le guance, la lotta intima del suo delicato riserbo. Interrogata su tali passaggi schivava di rispondere, mostrando una specie di attristata ritenutezza che faceva ben capire come avrebbe preferito essere trapassata da una spada piuttosto che sfiorare certi argomenti. Quando però si trattava della salvezza, delle anime superava ogni ripugnanza e toccava questo soggetto con senno, prudenza, carità, senz'aggiungere alla necessaria trattazione, parola superflua.
Un santo vecchio, al quale Geltrude manifestava i segreti della sua coscienza e le tenere familiarità di cui godeva da parte di Nostro Signore, diceva: « Non ha incontrato nessuno che fosse più di lei alieno a tutto ciò che può offendere la purità ed oscurarne lo splendore». Così, tacendo delle altre virtù, perchè aveva più particolarmente studiato in Geltrude il dono della castità, non si stupiva che Dio l'avesse scelta per rivelarlo ai suoi più intimi, segreti, giacchè il Vangelo dice espressamente: « Beati i cuori puri perchè vedranno Dio » (Matt. V, II). Leggiamo in S. Agostino: « Noi non vediamo Dio con gli occhi del corpo, ma con lo sguardo dell'anima » (Ag. lettera 147). Lo stesso Dottore afferma altrove che la luce del giorno non è raccolta che da un occhio sano, così Dio non è visto che dal cuore puro, cioè dal cuore che ha espulso perfino il ricordo del peccato, e che è veramente il tempio di Dio.
Concludiamo con un'ultima prova, degna di fede. Un'anima pia aveva pregato Dio di affidarle un messaggio per la sua diletta Sposa Geltrude. Rispose Gesù: « Dille da parte mia: "E' bella e ricca di attrattiva". Tale persona per tre volte fece la stessa richiesta, non afferrando bene il senso della risposta. Infine richiese: "Dammi, o amantissimo Signore, l'intelligenza di queste parole". "Dirai alla mia diletta - spiegò Gesù - che mi compiaccio della sua bellezza interiore, perché lo splendore della mia purezza e della mia immutabile Divinità, irradiano nella sua anima incomparabili fulgori. Così io prendo le mie delizie nell'incanto delle sue virtù, perchè la linfa vivificante della mia Umanità deificata, comunica alle sue azioni una vita incorruttibile" ».


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