venerdì 16 aprile 2021

LA CITTÀ DI DIO

 


Anche la sventura dei buoni... 

9. 1. Dunque nella desolazione degli avvenimenti passati, se si  valutano con la fede, che cosa hanno sofferto i cristiani che non è  riuscito a loro vantaggio? Prima di tutto possono riflettere  umilmente sui peccati, a causa dei quali Dio sdegnato ha riempito il mondo di tante sventure. E sebbene essi siano ben lontani dagli  scellerati, disonesti e miscredenti, tuttavia non si ritengono così  immuni dalle colpe da non giudicarsi degni di dover sopportare, a  causa di esse, mali nel tempo. Si fa eccezione per il caso che un  individuo, pur vivendo onestamente, cede in alcune circostanze alla  concupiscenza carnale, sebbene non fino all'enormità della  scelleratezza, non fino al gorgo della disonestà e all'abbominio  dell'immoralità, ma ad alcuni peccati o rari o tanto più frequenti  quanto più piccoli. Eccettuato dunque questo caso, è forse facile  trovare chi tratti come devono esser trattati coloro, per la cui  tremenda superbia, lussuria, avarizia ed esecrande ingiustizie e  immoralità, Dio, come ha predetto con minacce, distrugge i paesi 26? Chi tratta con essi come devono esser trattati? Il più delle volte infatti colpevolmente si trascura di istruirli e ammonirli e talora  anche dal rimproverarli e biasimarli o perché rincresce l'impegno o  perché ci vergogniamo di affrontarli o per evitare rancori. 

Potrebbero ostacolarci e nuocerci nelle cose del mondo o perché la nostra avidità desidera ancora di averne o perché la nostra  debolezza teme di perderle. Certamente ai buoni dispiace la  condotta dei cattivi e pertanto non incorrono assieme ad essi nella  condanna che è riservata ai malvagi dopo questa vita. Tuttavia,  dato che sono indulgenti con i loro peccati degni di condanna  perché si preoccupano per i propri sebbene lievi e veniali,  giustamente sono flagellati con i malvagi nel tempo, quantunque  non siano puniti per l'eternità. Ma giustamente, quando vengono  per disposizione divina tribolati assieme ai cattivi, sentono  l'amarezza della vita perché, amandone la dolcezza, hanno preferito  non essere amari con i malvagi che peccavano

S' Agostino

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