sabato 23 maggio 2020

Perfino gli dèi si trovano in difficoltà.



LA CITTÀ   DI DIO 

Eppure i Romani si rallegravano di avere affidata la propria città  alla protezione di questi dèi. O errore degno di tanta  commiserazione! E si adirano con noi quando parliamo così dei loro  dèi e non si arrabbiano con i propri scrittori. Pagano anzi per  pubblicarli e per di più hanno ritenuto degni di compenso da parte  dello Stato e di onori gli stessi insegnanti. Adduciamo come esempio Virgilio. I fanciulli lo leggono appunto perché il grande  poeta, il più illustre e alto di tutti, assimilato dalle tenere menti non  sia dimenticato con facilità, secondo il detto di Orazio: Il vaso di  creta conserverà a lungo il profumo con cui è stato riempito appena  modellato 12. Presso Virgilio dunque Giunone, ostile ai Troiani, è  presentata mentre dice ad Eolo, re dei venti, per istigarlo contro di  loro: Una gente a me nemica naviga il mar Tirreno per portare in  Italia i vinti penati di Troia 13. Ma davvero sono stati tanto prudenti  da affidare Roma perché non fosse vinta a codesti penati vinti?  Giunone però parlava così da donna arrabbiata senza sapere quel  che diceva. Ma Enea, chiamato tante volte pio, così narra: Panto di  Otreo, sacerdote del tempio di Apollo, con la mano consacrata  sostiene i dèi vinti e conduce il nipotino e fuori di sé di corsa si  avvicina alle porte 14. Ed Enea fa capire che a lui gli dèi, giacché  non dubita di chiamarli vinti, sono stati affidati e non lui agli dèi,  quando gli si dice: Troia ti affida le cose sacre e i propri penati 15. 
Dunque Virgilio dichiara vinti gli dèi e affidati a un uomo affinché,  sebbene vinti, in qualche modo siano salvati. È pazzia dunque il  pensare che è stato saggio l'affidare Roma a tali difensori e che è  stato possibile saccheggiarla soltanto perché li ha perduti. Anzi  l'onorare dèi vinti come validi difensori significa soltanto conservare  non buoni numi ma cattivi nomi. Non è saggio dunque credere che  Roma non sarebbe giunta a tanta sconfitta se prima non fossero  andati perduti ma piuttosto che da tempo sarebbero andati perduti  se Roma non li avesse conservati finché le è riuscito. Ciascuno può  notare, purché rifletta, con quanta leggerezza si sia presupposto  che essa sotto la protezione di difensori vinti non poteva essere  vinta e che è andata perduta perché ha perduto gli dèi custodi.  Piuttosto sola causa del perdersi ha potuto essere l'aver voluto dèi  difensori che sarebbero andati perduti. Non è dunque che i poeti si  divertivano a mentire quando venivano scritti in versi quei fatti  sugli dèi vinti, ma la verità costringeva uomini saggi a parlar così.  Tuttavia questi concetti si devono esporre diligentemente e  diffusamente in altra parte. Ora per un po' sbrigherò, come posso,  l'argomento già iniziato sugli uomini ingrati. Essi attribuiscono  bestemmiando a Cristo i mali che meritatamente hanno subito a  causa della propria perversità. Non si degnano di riflettere che sono  risparmiati, anche se non credenti, in onore del Cristo. Usano  inoltre contro il suo nome per frenesia di empia perversità quella  stessa lingua con cui mentitamente adoperarono il medesimo nome  per salvare la vita o per timore la fecero tacere nei luoghi a lui dedicati. Così pienamente sicuri in quei luoghi, sono scampati dai  nemici per uscirne fuori a lanciare maledizioni contro di lui.

Sant'Agostino

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