Dettato dal Sacro Cuore di Gesù.
Il sole di quel giovedì in cui Gesù sarebbe stato consegnato sembrava triste e diffondeva la sua luce con malinconia. Maria avvertiva nel suo Cuore un grande presentimento, come ogni madre che ama e sente già il filo della spada pronta a trafiggerle il Cuore.
Gesù la contempla e tace, si volta e vede i suoi amati discepoli ignari di ciò che sta per accadere, e il Cuore di Gesù batte all’impazzata; prima di annunciare alla Madre la sua partenza, soffre un’agonia silenziosa, profonda, dolorosissima, perché ama, ama fino alla follia e sa che dovrà lasciare i luoghi che hanno fatto sì che il suo Cuore si affezionasse, si innamorasse del peccatore.
È vero che il suo Cuore era già aperto, che la lancia ardente dell’amore lo aveva ferito con una stoccata mortale e Lui, Gesù, era già in agonia. Rivolse il suo sguardo dolce e tenero verso sua Madre che lo guardava attenta, sfinita da ciò che già intuiva.
Gesù si avvicinò alla Madre, la strinse tra le braccia, la ricoprì di baci sulla fronte e le diede con le labbra l’ultimo bacio, sapendo che dovevano separarsi nonostante l’amore che provavano l’uno per l’altra; le lacrime scorrevano e si mescolavano, quelle di Gesù e quelle di Maria, fino a cadere sulla terra secca e arida; dalla terra sbocciò un bellissimo fiore simile a un giglio che con il suo profumo riempì la terra.
Gesù si inginocchiò davanti a Maria e lei tese la mano benedicendolo; piangendo si salutarono, e Gesù le disse: «Madre, ti amo e ti aspetto insieme al Padre mio».
Gesù si allontanò con i suoi apostoli, che avevano assistito a quanto era accaduto e che, con gli occhi sgranati e le spalle alzate, non capivano nulla; si guardavano senza dire una parola, camminavano lungo sentieri incantevoli tra fiori ed erbe e, quando Gesù passava accanto a loro, si chinavano e i fiori offrivano loro i propri profumi; Gesù sentiva che i suoi occhi si riempivano di lacrime, perché non avrebbe mai più calpestato quei prati e quelle erbe che già amava.
I suoi apostoli lo seguivano commossi. Senza saperlo, i loro cuori battevano più forte e sembrava loro che ci fosse una certa fretta.
Gesù si fermò e distese lo sguardo contemplando tutto il creato; dal suo petto sfuggì un sospiro e le sue labbra dissero: «Quanto vi amo, ah! miei fratelli. Se solo vi rendeste conto che Colui che dà la vita sta per dare la propria per salvarvi dalla morte!»
Il suo sguardo si posò su Pietro, che gli chiese: «Maestro, che ti succede? Ti vedo diverso».
«Sì, Pietro», rispose Gesù.
«Il mio Cuore vuole dirvi quanto è grande il mio Amore».
«Dicci, Maestro, ti ascoltiamo», disse Giovanni, che era accanto a Gesù.
«Il Figlio dell’Uomo sarà consegnato per salvare i suoi fratelli dall’abisso; il suo sangue scorrerà instancabile fino alla fine dei tempi per redimere chi ha peccato. Lo sapete, amati, eletti del Mio Cuore, che sarò tradito?»
Gesù si alzò dal posto dove era seduto; i discepoli erano disorientati, non capivano ciò che avevano udito.
Erano già le tre del pomeriggio e continuavano a camminare. Gesù camminava lentamente, come se volesse che tutto il cammino che aveva percorso non finisse mai, che la strada fosse lunga all’infinito. Si fermò e disse a due dei suoi apostoli: «Andate a preparare il luogo della cena; come segno troverete un puledro legato; dite che arriverò presto».
I due si misero subito in cammino e si persero lungo la strada.
Gesù disse ai suoi apostoli: «Preghiamo, perché si avvicina l’ora in cui sarò consegnato».
I discepoli, senza fare domande, si misero a pregare come Gesù aveva loro insegnato. Il Signore si allontanò un po’ da loro e pregò il Padre; questa volta fu un colloquio d’amore tra il Padre e il Figlio, il quale gli offrì la sua tenerezza e il suo infinito Amore. Gesù sospirava e il Padre lo ricopriva di Amore, di dolcezza.
Gesù, confortato, si alzò dal luogo dove aveva pregato, si avvicinò ai suoi discepoli e questi notarono che dal suo volto era scomparsa quella tristezza che avevano visto sul bel volto del loro maestro.
Continuarono a camminare e questa volta Gesù disse loro che avrebbe dovuto andare a preparare il proprio posto nella sua Patria.
Gesù sorrise e loro rimasero stupiti perché non lo avevano mai visto così felice e con il volto così raggiante; «Finalmente», disse. «...avrò la gioia di dare la Mia Vita per Amore».
Arrivarono alla casetta dove li aspettavano; era già l’ora in cui cominciano le ombre, ed entrarono. Tutti erano felici, tranne uno che sapeva di dover fare qualcosa, ed era di fretta perché la cena fosse pronta al più presto. Era Giuda Iscariota, che Gesù amava e di cui aveva compassione, perché sapeva che lo avrebbe tradito. Lo guardò con tenerezza e alzò gli occhi chiedendo che si adempisse ciò che era stato scritto.
Si sedettero tutti e cenarono; fu una cena semplice e quando Gesù prese il pane, alzò gli occhi al cielo e disse: «Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo».
Alzando il calice disse: «Prendete e bevete, questo è il mio Sangue che sarà versato per voi e per tutti; fate questo in memoria di me». E lo distribuì ai suoi discepoli che non capivano, ma nel mangiare il pane e nel bere il vino, sentirono che il loro cuore si trasformava, percepirono la vita e sperimentarono qualcosa che non avevano mai provato prima. Era una gioia, era qualcosa che avvolgeva i loro cuori e li faceva palpitare d’amore. Si unirono gli uni agli altri e sentirono di amarsi, e con lo sguardo si dicevano tutto.
Gesù li contemplò con i suoi dolci occhi d’amore e sentirono che il suo Cuore si univa a loro in un unico Cuore.
Disse loro: «Vi do un nuovo comandamento: amatevi come fratelli, come Io vi amo».
Giuda si sentì sconcertato perché Gesù lo guardò e gli disse: «Quello che devi fare, fallo presto»; lui uscì di corsa, gli altri lo guardarono senza capire perché dovesse andarsene proprio in quel momento in cui tutto era felicità.
Non si ricordavano che Gesù aveva detto loro che c’era un traditore, e che in quel momento, quando glielo aveva detto, si erano agitati, soprattutto Pietro che, angosciato, aveva chiesto a Gesù se fosse lui il traditore. Gesù era rimasto in silenzio e Pietro aveva giurato a Gesù di essergli fedele e di non tradirlo mai.
Gesù lo zittì dicendo: «In verità ti dico, Pietro, che questa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte»; il suo Cuore soffrì, ma in seguito se ne dimenticò.
Quando la cena finì, Gesù disse: «Seguitemi, perché il tempo stringe»; rese grazie al Padre suo e salutò tutti coloro che erano in casa, poi uscirono.
Gesù doveva provare grande tristezza al pensare a ciò che lo attendeva. Si incamminò e i suoi apostoli lo seguirono. Giunsero al giardino che erano soliti frequentare per pregare.
La luna era grande e bellissima, inondava di luce il paese immerso nell’attesa di grandi eventi; le stelle erano numerose, come se avessero deciso di contemplare il loro Creatore che era ancora nel mondo.
Una volta giunti lì, Gesù disse loro con voce dolce: «Rimanete qui a pregare», e chiamò tre dei suoi apostoli affinché lo seguissero; più avanti indicò loro: «Rimanete qui in preghiera, tenetemi compagnia poiché io sarò in preghiera», e chiesero forza.
Gesù fece ancora qualche passo e cadde in ginocchio; già in quel momento il suo Cuore soffriva un’agonia che non riusciva più a sopportare.
Cominciò a ripensare a ciò che avrebbe dovuto soffrire; sì, aveva paura, ma ciò che lo faceva soffrire di più era vedere l’enormità e la grande quantità di peccati che sarebbero ricaduti su di lui, poiché non erano solo quelli di chi era già vissuto, ma di tutti i tempi fino alla fine, quelli per cui avrebbe dovuto espiare; vide con orrore come col passare del tempo il peccato sarebbe diventato sempre più grande e vide il peccatore ostinato nel continuare a peccare senza provare alcun pentimento.
Vedeva perduta l’innocenza dei bambini, dei giovani infangati nel peccato, e i gigli bianchi che si macchiavano di peccato.
I suoi occhi piangevano nel vedere come le anime precipitassero nell’abisso come fiumi, senza desiderare il suo amore e con il suo sangue disprezzato. Il suo Cuore si spezzava nel vedere come nell’Eucaristia sarebbe stato abbandonato, oltraggiato, e l’enorme quantità di sacrilegi che gli sarebbero stati commessi. Ah! Ma una cosa lo fece rabbrividire: vedere che per molti la Divina Legge del suo tanto amato Padre non sarebbe stata osservata.
Gesù singhiozzava e pensava all’ingratitudine dell’uomo, e sentiva che, nonostante tutto, il suo amore cresceva e la sua fronte cominciò a sudare acqua; ma più cresceva la sua angoscia nel vedere sua madre oltraggiata, disprezzata da figli ingrati, più ciò lo faceva tremare, e lui opponeva resistenza.
Si alzò dal luogo in cui stava pregando e si incamminò per trovare conforto nei suoi amati fratelli, che, come lui stesso aveva chiesto, lo avrebbero accompagnato in quell’agonia. Essi non capirono; pregarono, ma erano stanchi e si erano addormentati.
Gesù disse loro: «Fratelli, non siete riusciti a pregare con me? Pregate, pregate affinché non cadiate in tentazione». Gesù, che li conosceva e sapeva delle loro debolezze, accarezzò loro la testa e si allontanò; essi lo guardarono con stupore, poiché videro sul suo volto filamenti che scendevano come sangue, e cominciarono a pregare obbedendo.
Questa volta Gesù si gettò sulla roccia; la sua agonia era immensa.
La luna, le stelle, l’aria, i fiori, le piante e gli alberi che contemplavano il loro Creatore in un dolore così crudele, tremavano desiderando consolarLo, alzando gli occhi al cielo.
Gesù contemplò i suoi eletti, coloro ai quali aveva donato tenerezza e tutte le dolcezze del suo Cuore. E il suo Cuore versava sangue nel vedere come sarebbe stato tradito dai suoi, dai suoi cari.
Era terribile: il suo sangue, la sua agonia crescevano; il suo sangue divino cominciò a cadere goccia a goccia fino a raggiungere la roccia.
L'erba era lì vicino a lei e cominciava a sentire nella sua linfa il nettare divino; sbocciarono bellissimi fiori con macchie rosse tinte del sangue del Signore.
Il Signore Gesù, alzando gli occhi al cielo e chiedendo al Padre se tutto ciò sarebbe stato vano, gridò: «Padre, se è possibile, allontana da me questo calice», e passò un secondo, e subito aggiunse: «Ma non sia fatta la mia volontà, bensì sia fatta la tua», gli angeli che già stavano lì attenti e stupiti, contemplando ciò che stava accadendo a Gesù, piansero, e le loro lacrime cadevano come una pioggia dolce, e desideravano che ciò consolasse il Signore.
Ma uno, mandato dal Padre, scese portando un calice e lo mostrò a Gesù, il quale, vedendolo, comprese che suo Padre avrebbe bevuto da quel calice. E prendendolo, lo bevve fino a svuotarlo, perché era necessario adempiere con amore ciò che era scritto; e quando finì di bere quel nettare disceso dal cielo, si sentì confortato e rese grazie al Padre suo perché così Egli voleva.
Si alzò confortato e si diresse verso i suoi fratelli, che trovò di nuovo addormentati; questa volta Gesù sorrise e disse loro: «Non siete riusciti ad accompagnarmi nella preghiera? Pregate, pregate sempre perché la carne è debole e il diavolo non dorme mai; pregate e non cadrete in tentazione». In quel momento si udì un grido e Gesù rabbrividì e disse in silenzio: «È giunta l’ora».
Pietro, che era uno di quelli che erano stati più vicini a Gesù mentre pregava, riuscì a sentire quando Gesù piangeva in silenzio; ma fu proprio Pietro che ne percepì il dolore, e fu lui a notare per primo il sangue che aveva già bagnato la tunica bianca di Gesù. Chiese a Gesù: «Che succede? Perché stanno arrivando quelli?», disse Pietro. Gesù rispose: «Non temere, è per me che vengono». Pietro lo guardò sconcertato e, mentre quelli che arrivavano gridando si avvicinavano a loro, era Giuda Iscariota a guidare quella folla.
Si avvicinò a uno dei soldati e gli disse: «Quello che bacerò sulla guancia, è lui». Camminarono in fretta e Giuda si avvicinò a Gesù; il Signore gli andò incontro e gli chiese: «Chi cercate?». La sua voce risuonò come un tuono; molti di coloro che accompagnavano Giuda caddero a terra, e i loro cuori sembravano uscirgli dal petto.
Giuda vide tutto ciò, ma non se ne curò; si avvicinò a Gesù e gli diede un bacio sulla guancia per salutarlo. Gesù gli disse: «Con un bacio tradisci il tuo Signore? Avresti fatto meglio a non essere mai nato».
Quando Giuda se ne andò, si avvicinò un soldato che cercò di arrestare Gesù; ma Pietro, colto da un dolore terribile, estrasse la spada e colpì il soldato, tagliandogli un orecchio che Gesù raccolse. «Che cosa hai fatto, Pietro? No, figlio mio, perché chi usa il ferro contro il ferro muore». Gesù, con dolcezza, posò l’orecchio sul soldato, che fu guarito all’istante.
In quei momenti gli apostoli si ritirarono, e Gesù disse: «Prendete me, ma lasciate andare questi», e udendo ciò i soldati si avventarono su di lui, arrestando Gesù. Cadde a terra e con terribile furia gli legarono le mani come a un crudele malfattore. Vedendo ciò, i suoi discepoli fuggirono dal luogo, temendo di essere arrestati a loro volta.
I soldati e la gente che li accompagnava trascinavano il Signore con grande rabbia. Gesù camminava tra spintoni e grida, il suo volto era sereno e di grande maestà.
Pietro, che lo amava e il cui cuore batteva forte, sentì il desiderio di seguirlo da lontano, per rendersi conto dove stavano portando Gesù, il suo amato Maestro. Perché il suo sguardo dolce non si distoglieva da lui.
Servi del Divino Amore
31 ottobre 1978

Nessun commento:
Posta un commento