“Via, lontano da Me, maledetti, nel fuoco eterno” (Mt 25,41)
San Giovanni Climaco ci riferisce che un solitario lasciò il suo monastero per passare in un altro e fare lì maggiore penitenza. La prima notte, fu citato davanti al tribunale di Dio che gli mostrò che egli era debitore verso la sua giustizia di cento libbre d’oro. Ahimè! Signore, gridò quello, cosa devo fare per estinguere il mio debito? Rimase tre anni in quel monastero, dove Dio permise che fosse maltrattato e disprezzato da tutti gli altri, al punto che sembrava che nessuno potesse sopportarlo. Nostro Signore gli apparve una seconda volta, dicendogli che ancora aveva estinto solo un quarto del suo debito. Ah! Signore, gridò quello, che cosa dunque occorre che io faccia per essere giustificato? Si mise a fare il pazzo per tredici anni, facendo tutto ciò che gli veniva richiesto; lo si trattava duramente
come una bestia da soma. Il buon Dio gli apparve una terza volta dicendo che aveva estinto la metà del debito. Ah! Signore, rispose quello, poiché l’ho voluto [il peccato], devo soffrire per soddisfare la tua giustizia. Ah! Dio mio! Non aspettare il giorno del giudizio per punire i miei peccati! San Giovanni Climaco ci riferisce un altro episodio che fa tremare. C’era una volta, egli narra, un solitario che, da quarant’anni, piangeva i suoi peccati nel folto di una foresta. La vigilia della sua morte, all’improvviso, fuori di sé, aprendo gli occhi, guardando a destra e a sinistra del suo letto, come se avesse visto qualcuno che gli chiedeva conto della sua vita, rispondeva con voce tremante: Sì, ho fatto questo peccato, ma l’ho confessato e ne ho fatto penitenza per tanti anni, fino a quando il mio Dio mi ha perdonato. Ma hai commesso anche quest’altro peccato, diceva la voce. – No, gli rispose, non l’ho commesso. Prima di morire lo si sentì gridare: Dio mio, Dio mio, togli, togli, per favore, i miei peccati dalla mia presenza, non posso più sopportarli. Ahimè! Che ne sarà di noi, se il demonio ci rimprovera perfino i peccati che non abbiamo mai commessi, noi che siamo tutti coperti di peccati, e non abbiamo fatto nessuna penitenza? Ahimè! Che dobbiamo aspettarci in quel terribile momento? Se i santi sono a mala pena sicuri, che faremo noi? Cosa dobbiamo concludere da tutto ciò che abbiamo detto, fratelli miei? Ecco: la conclusione è che non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che, un giorno, saremo giudicati senza misericordia, e che tutti i nostri peccati appariranno agli occhi di tutto l’universo; e che, dopo questo giudizio, se ci troveremo ancora in quei peccati, andremo a piangerli nell’inferno, senza poterli più né cancellare, né dimenticare. Oh! Quanto siamo ciechi, fratelli miei, se non approfittiamo del poco tempo che ci resta da vivere, per assicurarci il cielo! Se siamo peccatori, abbiamo in questa vita la speranza del perdono, mentre se aspettiamo quel momento (del giudizio), non avremo più risorse. Gridiamo dal fondo dell’anima: Mio Dio!... Fammi la grazia di non perdere mai il ricordo di quel terribile momento, soprattutto allorché sarò tentato: non lasciarmi soccombere. E così quel giorno sentiremo queste dolci parole uscire dalla bocca del Salvatore: “Venite voi, benedetti dal Padre mio, a possedere il Regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo”.
S. Giovanni Maria Vianney

Nessun commento:
Posta un commento