Però ho da dire altro, per ordine del Confessore attuale. Io ubbidisco a manifestare i vari modi con cui il Signore mi ha parlato. A me pare che i modi con cui Iddio mi parla siano quattro; ma questi quattro modi di parlare di Gesù sono assai diversi dalle ispirazioni.
1° – Il primo modo è quando l’anima esce fuori di sé. Voglio però prima spiegare, come meglio so, questo uscire fuori di me stessa. Questo avviene in due modi:
Il primo è istantaneo, quasi un baleno, ed è così repentino che a me pareva che il corpo si sollevasse un po’ dal letto per seguire l’anima; ma poi è ci rimane lì, e a me è parso che il corpo è rimasto morto. L’anima invece ha seguito Gesù, camminando per tutto l’universo: la terra, l’aria, i mari, i monti, il Purgatorio [101] e il Cielo, dove tante volte mi ha fatto vedere il posto dove io sederò dopo morta. L’altro modo di uscire l’anima, poi, è più quieto. Pare che il corpo si assopisca insensibilmente e resti come impietrito alla presenza di Gesù Cristo, ma però rimane l’anima col corpo ed il corpo non sente più nulla delle cose esterne, anche se si sconvolgesse tutto l’universo, anche se mi bruciassero o mi facessero a pezzi.
Questi due modi di uscire fuori di me stessa, così diversi, io li ho notati sensibilmente, perché nel primo modo, dovendo io obbedire al Confessore che veniva a destarmi, l’ho visto dal luogo dove mi conduceva Gesù, cioè, o dai confini della terra, o dall’aria, o dai monti, o dal mare, o dal Purgatorio, o anche dallo stesso Paradiso. Anzi, mi pareva di non fare in tempo per far trovare dal Confessore l’anima nel corpo e quindi non potere obbedire, e pareva che così da lontano come io mi trovavo con l’anima, mi pareva che mi affaccendassi tutta, mi angustiassi e mi affliggessi, [102] se mai non avessi fatto in tempo a farmi trovare dal Confessore e perciò a non ubbidire; ma confesso che mi sono trovata sempre in tempo, e l’anima mi pareva che entrasse nel corpo, prima che il Confessore cominciasse a darmi l’obbedienza di destarmi. Anzi, dico la verità, che tante volte io vedevo da lontano il Confessore che veniva, ma per non lasciare Gesù, pareva che non pensassi al Confessore che veniva, e allora Gesù stesso mi premurava a tornare con l’anima nel corpo, per poter obbedire al Confessore; e allora io mi sentivo una gran ripugnanza a lasciare Gesù, ma l’obbedienza vinceva e, lasciando Gesù, Egli stesso mi baciava e mi abbracciava o faceva altra cosa per licenziarsi da me. Ed io, lasciando il mio caro Gesù, gli dicevo: “Vado dal Confessore; ma Voi, mio buon Gesù, tornate presto, non appena il Confessore se ne andrà”.
Questi dunque sono i due modi con cui l’anima pareva che uscisse dal corpo, ed in questi due modi di uscire [103] l’anima Iddio mi parla. E questo modo di parlare Egli stesso lo chiama “parlare intellettuale”. Mi ingegnerò 76 di spiegarlo. L’anima, dunque, uscita dal corpo e trovandosi innanzi a Gesù, non ha bisogno di parole per intendere ciò che il Signore le vuol dire, né l’anima ha bisogno di parlare per farsi intendere, ma per mezzo dell’intelletto, oh, quanto ci intendiamo bene quando ci troviamo insieme! Da una luce che da Gesù mi viene nell’intelletto, mi sento imprimere in me tutto ciò che il mio Gesù vuol farmi capire. Questo modo è molto alto e sublime, tanto che la natura difficilmente sa adattarsi a spiegarlo con le parole; appena può dire qualche idea. Questo modo di farsi intendere Gesù è rapidissimo; in un semplice istante si apprendono molte cose sublimi, più che leggendo libri interi. Oh, quanto è maestro ingegnosissimo Gesù, che insegna molte cose, che per un altro ci vorrebbero anni [104] interi, se pure vi riesce, perché il maestro terreno non ha potenza di poter tirare la volontà del discepolo, né di potergli infondere nella mente senza sforzo e fatica. Ma in Gesù no; tanta è la sua dolcezza, l’amabilità del suo tratto, la soavità del suo parlare, e poi è tanto bello che l’anima, appena lo vede, si sente tanto attirata, che delle volte è tanta la velocità con cui corre appresso a Gesù che, senza quasi avvedersi, si trova trasformata nell’oggetto amato, in modo che l’anima non sa discernere più il suo essere terreno; tanto resta immedesimata con l’Essere Divino.
Chi può dire ciò che l’anima prova in questo stato? Ci vorrebbe Gesù stesso, oppure un’anima separata perfettamente dal corpo, perché l’anima, trovandosi un’altra volta circondata dal muro di questo corpo e perdendo quella luce che prima la teneva inabissata, molto vi [105] perde e vi resta oscurata, sicché se volesse provare a dire qualche cosa, non potrebbe dirla che rozzamente. Per darne un’idea, dico che m’immagino un cieco nato, che non ha mai avuto il bene di vedere ciò che contiene l’universo intero, e per pochi minuti avesse il bene di aprire gli occhi alla luce e potesse vedere tutto ciò che contiene il mondo, il sole, il cielo, il mare, le tante città, le tante macchine, le varietà dei fiori e tante altre cose che ci sono nel mondo, e dopo quei pochi minuti di luce ritornasse alla cecità di prima. Ora, potrebbe costui dire distintamente tutto ciò che ha visto? Potrebbe fare solo un abbozzo, dire qualche cosa in confuso.
Ora una cosa simile 77 succede quando l’anima si trova separata, e poi, nel corpo. Non so se dico spropositi; come a quel povero cieco non resterebbe altro che la pena della vista perduta, così l’anima vive gemente e quasi in uno stato [106] violento, perché l’anima si sente violentata sempre verso il Sommo Bene, ed è tanta l’attrazione che Gesù resta nell’anima ed essa vorrebbe stare sempre attratta nel suo Dio. Ma ciò non può essere e perciò si vive come se si stesse in Purgatorio. Aggiungo che l’anima non ha niente di suo in questo stato; è tutta operazione che fa il Signore.
2° – Ora mi ingegnerò 78 di spiegare il secondo modo che tiene Gesù nel parlare, ed è che l’anima, trovandosi fuori di se stessa, vede la persona di Gesù Cristo, come per esempio da Bambino, oppure crocifisso, o in qualunque altro atteggiamento, e l’anima vede che il Signore con la sua bocca pronunzia le parole ed essa con la sua bocca risponde. Delle volte succede che l’anima si mette a conversare con Gesù come farebbero due intimi sposi. Sebbene il parlare di Gesù è parchissimo, [107] appena quattro o cinque, e delle volte anche una sola parola; rarissime volte si diffonde qualche poco 79, ma in quel pochissimo parlare, oh, quanta luce introduce nell’anima! Mi sembra di vedere a prima vista un piccolo ruscello, ma guardando bene, invece di un ruscello ci vedo un vastissimo mare. Così è una sola parola detta da Gesù: è tanta l’immensità della luce che resta nell’anima, che ruminandola ben bene vi scorge tante cose sublimi e profittevoli per l’anima sua, da rimanerne stupita. Io credo che se si unissero insieme tutti i sapienti, resterebbero tutti confusi e muti ad una sola parola di Gesù.
Ora, questo modo è più confacente all’umana natura e facilmente si sa manifestare, perché l’anima, entrando in sé stessa, si porta con sé ciò che ha sentito dire dalla bocca di Nostro Signore e lo [108] comunica al corpo. Invece, non riesce così facile quando è per mezzo dell’intelletto.
Per me ritengo che Gesù tiene questo modo di parlare per adattarsi all’umana natura, non perché abbia bisogno di parola per farsi intendere, ma perché in questo modo più facilmente l’anima capisce e può manifestarlo al Confessore. Insomma, Gesù fa come un maestro dottissimo, sapiente, intelligente, che possiede in grado eminentissimo tutte le scienze e che nessuno può eguagliarlo; ma siccome si trova tra discepoli che non hanno imparato ancora le prime lettere 80 dell’alfabeto, ritenendo tutti in sé gli altri studi, insegna 81 ai discepoli l’abicì, ecc.
Oh, quanto è buono Gesù! Si adatta ai dotti e parla loro in modo altissimo, in modo che per capirlo devono studiare ben bene ciò che dice. Si adatta agli ignoranti e si finge anche Lui ignorantello e parla in modo basso, in modo che nessuno può [109] restare digiuno delle lezioni di questo Divin Maestro.
3° – Il terzo modo con cui Gesù mi parla è quando parlando partecipa all’anima la sua stessa sostanza. A me sembra che come il Signore, quando creò il mondo, con una sola parola creò le cose, così, essendo la sua parola creatrice, nell’atto stesso che dice la parola, già crea nell’anima quella stessa cosa che dice. Come per esempio, Gesù dice all’anima: “Vedi quanto sono belle le cose? Per quanto l’occhio tuo può scorrere e sulla terra e nel cielo, mai troverai bellezza simile a Me”.
In questo dire di Gesù l’anima si sente entrare in sé un certo che di divino; l’anima resta tanto attirata verso questa bellezza e allo stesso tempo 82 perde l’attrattiva per tutte le altre cose; per quanto belle e preziose fossero non le fanno nessuna impressione. Quello che le resta fisso e quasi tramutato in sé è la bellezza di Gesù; [110] a quello pensa, di quella bellezza si sente investita e resta tanto innamorata che, se il Signore non operasse un altro miracolo, le creperebbe il cuore di puro amore per questa bellezza di Gesù e spirerebbe l’anima, per volare al Cielo a bearsi di questa bellezza di Gesù. Io stessa non so se dico spropositi. Per spiegarmi meglio di questo parlare sostanziale di Gesù dico un’altra cosa. Gesù dice: “Vedi quanto sono puro? Anche in te voglio purità in tutto”. In queste parole l’anima si sente entrare in sé una purità divina. Questa purità si tramuta in lei stessa e giunge a vivere come se non avesse più corpo. E così poi delle altre virtù. Oh, quanto è desiderabile questo parlare di Gesù! Io, per me, darei tutto ciò che sta sulla terra, se potessi essere padrona, per avere una sola di queste parole di Gesù.
4° – Il quarto modo con cui Gesù mi parla è quando [111] mi trovo in me stessa, cioè nello stato naturale, e questo è pure in due modi. Il primo è quando, trovandomi in me stessa, raccolta nell’interno del cuore, senza articolazione di voce o di suono all’orecchio del corpo, Gesù internamente parla. Il secondo è come si fa da noi, e questo succede delle volte stando anche distratta oppure parlando con altre persone. Ma una sola di queste parole basta a raccogliermi se sono distratta, a darmi la pace se sono turbata, a consolarmi se sono afflitta.

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