lunedì 15 giugno 2026

12° "LA GRANDE PROMESSA"

 


LE PROMESSE DEL S. CUORE


1 Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.

2 Io metterò la pace nelle loro famiglie.

3 Io li consolerò in tutte le loro afflizioni.

4 Io sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.

5 Io spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.

6 I peccatori troveranno nel mio cuore la fonte e l'oceano della misericordia.

7 Le anime tiepide diventeranno fervorose.

8 Le anime fervorose s'innalzeranno rapidamente a grande perfezione.

9 Io benedirò le case dove l'immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e venerata

10 Io darò ai Sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.

11 Le persone che propagheranno questa mia devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà mai cancellato.


12° "LA GRANDE PROMESSA"


Un eccesso del Suo amore e della Sua onnipotenza, definisce Gesù la sua ultima promessa che i fedeli in coro hanno definita «grande».

La grande promessa, nei termini fissati dall'ultima critica testuale, suona così: «Io ti prometto nell'eccessiva misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno per nove primi venerdì del mese, consecutivi, la grazia della penitenza; ESSI NON MORRANNO IN MIA DISGRAZIA, ma riceveranno i santi Sacramenti ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo».

Da questa dodicesima promessa del Sacro Cuore nacque la pia pratica dei «Primi Venerdì». Questa pratica è stata vagliata, accertata e studiata scrupolosamente a Roma. Infatti la pia pratica insieme col «Mese al Sacro Cuore» riceve una solenne approvazione ed un valido incoraggiamento da una lettera che il Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti scrisse per volere di Leone XIII il 21 luglio 1899. Da quel giorno gli incoraggiamenti dei romani pontefici per la pia pratica non si contano più; basti ricordare che Benedetto XV aveva tanta stima della «grande promessa» da inserirla nella bolla di canonizzazione della fortunata Veggente.

In che consiste la grande promessa?

Tutte le promesse sono bellissime, ma tutte sono in funzione della grande che annunziano o preparano. Essa è la grande effettivamente perché promette il massimo dei doni: la perseveranza finale. Per perseveranza finale si intende la perseveranza nel bene, ma soprattutto la morte in stato di grazia. In altri termini Gesù promette la coincidenza dell'ultimo istante della vita con lo stato di grazia, e con la perseveranza finale Gesù promette anche la grazia degli ultimi Sacramenti che costituiscono i mezzi normali per la perseveranza medesima. Si capisce che, siccome la promessa riguarda lo stato di grazia in punto di morte, passa in secondo ordine la recezione degli ultimi Sacramenti qualora il morente fosse già in grazia di Dio.

È ovvio, però, che la privilegiata pratica non va presentata come un talismano dal momento che l'ingresso al cielo non è determinato da nessuna pratica, ma esclusivamente dallo stato di grazia. Non si intende affatto dire che i primi venerdì aprirebbero l'ingresso in cielo anche a coloro che muoiono in peccato mortale, assolutamente, ma che Gesù, nella sua bontà, non permetterà che chi con fervore ha seguito la pratica abbia a morire in stato di peccato o impenitente. Si tenga anche presente che la pratica dei primi venerdì è soltanto una condizione voluta dal Sacro Cuore e non può mai assurgere a diritto per la perseveranza finale. Se ogni grazia è appunto grazia perché gratuita, tanto più deve essere gratuita la perseveranza finale che è la grazia delle grazie. Essa non è legata ad un nostro diritto, ma soltanto all'eccessiva misericordia del Sacro Cuore.

La grande promessa limita il tremore, attutisce il timore, alimenta la speranza del Paradiso e dona un fiducioso abbandono nel Sacro Cuore. È anche da notare che chi fa bene i primi venerdì del mese è sicuro di salvarsi, ma non con quella sicurezza con cui sa, per esempio, che per la morte l'anima si separa dal corpo o con cui sa che due più due fanno quattro, ossia la grande promessa offre una certezza, ma una certezza morale e non già metafisica o matematica. La certezza di tipo morale esclude la temerarietà spregiudicata e ci tiene nell'umile circospezione di chi è sempre vigilante, anche perché non siamo certi di avere fatto bene le nove comunioni; fondandosi però la grande promessa sull'eccessiva misericordia e sul trionfo «di un amore onnipotente», ci offre la garanzia piena per il più fiducioso abbandono sul Cuore di Gesù che si apre quale «asilo sicuro in quell'ultimo momento».

Se sbalordisce la grandezza del dono, si porti lo sguardo sulla ricchezza del donatore; non per altro, Gesù alla magnificenza del privilegio ha premesso che è accordato dall'«amore onnipotente nell'eccessiva misericordia».

Se la grande promessa ha per causa l'amore che può tutto e la misericordia che è eccessiva, qualunque sia il suo sconfinato valore, resterà sempre un effetto sproporzionato alla causa che è infinita, perciò nessun timore può essere giustificato per poco che si conosca il Sacro Cuore! «Chi mangia di questo pane vivrà in eterno». Così aveva detto Gesù ed ora sembra che sia ritornato a precisare e a stabilire le condizioni del minimo indispensabile di quel pane per conseguire la vita eterna.

Non resta che premunirsi per tempo del tanto economico biglietto di ingresso al Paradiso. E si tenga anche presente che, come neppure un miliardario è dispensato dal premunirsi contro gli infortuni, così anche i fervorosi devono prepararsi all'incertezza della morte, con la pratica dei primi venerdì. (P. Agostini).

 

Spirito dei Primi Venerdì

Gesù, un giorno, mostrando il Suo Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, disse a S. Margherita Maria (Alacoque): «Tu almeno dammi questa consolazione, supplisci quanto puoi alla loro ingratitudine... Mi riceverai nella S. Comunione con la maggior frequenza che l'obbedienza ti permetterà... Farai la Comunione ogni primo venerdì del mese... Pregherai con Me per mitigare l'ira divina e per chiedere misericordia verso i peccatori».

In queste parole Gesù fa intendere quale debba essere l'anima, lo spirito della Comunione mensile dei primi Venerdì: spirito di amore e di riparazione.

Di amore: per contraccambiare con il nostro fervore l'immenso amore del Cuore divino verso di noi.

Di riparazione: per consolarlo delle freddezze e delle indifferenze con cui gli uomini ripagano tanto amore.

Questa richiesta, dunque, della pratica dei Primi Venerdì dei mese, non deve essere accolta solo per ottemperare alle nove Comunioni e così ricevere la promessa della perseveranza finale, fatta da Gesù; ma deve essere una risposta d'un cuore ardente e fedele che desidera incontrarsi con Colui che gli ha donato tutta la sua vita.

Questa Comunione, intesa così, porta con certezza ad una unione vitale e perfetta con Cristo, a quell'unione che Egli ci ha promesso in premio alla Comunione ben fatta: «Colui che mangia di Me, vivrà per Me» (Gv. 6,57).

Per Me, ossia avrà una vita che è simile alla Sua, vivrà quella santità che Egli desidera.

 

Condizioni richieste

Questo incontro mensile deve possedere alcune condizioni e disposizioni, richieste da Gesù, per ottenere il fine della «Grande Promessa».

1 - Accostarsi alla Comunione con le dovute disposizioni. La S. Comunione deve essere fatta bene, cioè in grazia di Dio, senza che si richieda un fervore speciale. È evidente che colui che facesse qualcuna o tutte queste Comunioni, sapendo di essere in peccato mortale, si rende indegno della Misericordia divina e mette in pericolo la salvezza eterna.

Gesù, inoltre, non parla di Comunioni fervorose; basta che siano comunioni ben fatte. È evidente che le comunioni dei primi venerdì non sarebbero ben fatte se il fedele ragionasse così: «Ora posso liberamente darmi al vizio, tanto ho messo al sicuro l'anima mial». Non è affare di banca il nostro, ma è problema di grazia e di amore.

2 - Ogni primo Venerdì del mese.

Queste Comunioni vanno fatte assolutamente al primo Venerdì del mese, e non otterrebbero il loro fine della «Grande Promessa» se venissero compiute in altro giorno della settimana oppure in un altro venerdì del mese.

Invece si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.

3 - Per nove mesi consecutivi.

Significa che le nove Comunioni devono essere fatte, al primo venerdì del mese, di seguito, senza alcuna interruzione. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, per malattia, ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo, sebbene le Comunioni già fatte siano sante e meritorie.

 

Offerta

In unione con tutte le anime consacrate, io ti offro, o mio Dio, per il Cuore immacolato di Maria, rifugio dei peccatori, le espiazioni e l'amore infinito del Cuore di Gesù in riparazione delle colpe, che feriscono più amaramente il tuo amore, perché commesse da quelli che maggiormente hai amato, in riparazione dei peccati miei, dei peccati di coloro che io amo, dei peccati degli agonizzanti e per la liberazione delle anime del Purgatorio.

O Cuore di Gesù, vittima di carità, fa' di me un'Ostia viva, santa, a Dio gradevole. Distaccato da me stesso e dalle creature, in ispirito di penitenza e di riparazione io voglio con te, che ogni giorno ti immoli per amor mio sul santo altare, abbandonarmi interamente alla tua volontà, per essere una vittima del lavoro, della preghiera e della sofferenza, secondo le intenzioni che ti sono più care: la gloria della SS. Trinità e la salvezza delle anime.

Sacro Cuore di Gesù, abbi pietà di noi!

Cuore Immacolato di Maria, rifugio dei peccatori, prega per noi!

S. Margherita Maria, prega per noi!

 

Un Cuore aperto a tutti O Cuore, arca che racchiudi la legge non dell'antica schiavitù, ma della grazia, del perdono e d'ogni misericordia.

O Cuore, santuario inviolato del nuovo patto d'amore, tempio più santo del primo e velo più utile di quello squarciato. L'amore ti volle trafitto da una ferita a tutti visibile, perché potessimo venerare le ferite dell’amore invisibile. Sotto un tal simbolo d'amore, soffrendo in modo cruento e mistico Cristo sull'altare della Croce immolò l'anima e il corpo.

Come non riamare chi ci ha tanto amati? Come non prediligere il nostro Salvatore? Come non riporre nel suo Cuore la nostra eterna dimora? Gloria a te, o Signore, che dal Cuore effondi ogni grazia, e al Padre e allo Spirito Santo, sempre per tutti i secoli. Amen. (Brev. Rom. )


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