ISTRUZIONI MARIANE
Pel fatto stesso che la predestinazione di Maria fu singolarissima, essa fu anche, per necessaria conseguenza; anteriore (anteriorità di natura e non già di tempo, logica e non già cronologica) a quella di tutte le altre creature ragionevoli. Essa è la primogenita fra tutte le creature. La voce della Chiesa, nella sua Liturgia, è esplicita intorno a ciò. Ella infatti suole applicare all'eterna predestinazione della Vergine SS. le seguenti parole dell'Ecclesiastico: «La sapienza farà (in ebraico fa) il suo elogio ... e dirà (in ebraico: dice): Io uscii dalla bocca (ossia dalla mente) dell'Altissimo, primogenita avanti tutte le creature ... Da principio e prima di tutti i secoli io fui creata» (Eccli.24, 1-15). La Vergine SS. quindi, insieme a Cristo, Sapienza incarnata, ebbe il primo posto nella mente e nel cuore di Dio. Né meno esplicitamente e con lirismo veramente divino, viene insegnata questa anteriorità nelle parole del capo ottavo dei Proverbi (vv. 22-31), applicate anch'esse dalla Liturgia della Chiesa a Maria: «Dio mi possedette qual principio delle sue azioni, prima delle sue opere, fin d'allora. - Fin dall'età più remota io fui costituita, dalle origini, dai primordi della terra. - Quando non v'erano abissi, io fui concepita, - quando non v'erano sorgenti cariche d'acqua. - Prima che i monti fossero piantati, - prima dei colli io nascevo; - quando ancora non aveva fatto la terra, né le campagne, - né le prime zolle del mondo. - Quando fissava i cieli, io ero là, - quando posava una volta sulla superficie dell'abisso; - quando dava consistenza alle nubi in alto, o quando dava forza alle sorgenti sotterranee; - quando fissava al mare il suo ambito - perché le acque non oltrepassassero i suoi ordini, - quando poneva le fondamenta sulla terra; - io ero accanto a Lui quale architetto - ero tutta compiacenza dì per dì; - ricreandomi in sua presenza ogni momento - ricreandomi nel globo terrestre, - e il mio compiacimento sta nei figli dell'uomo».
La ragione stessa ci dice che la prima fra tutti i predestinati ha dovuto essere quella creatura ragionevole che è la più vicina a Cristo, causa efficiente, esemplare e finale della nostra predestinazione, e, perciò stesso, capo dei predestinati. E questa creatura non fu forse Maria, Madre sua?... - La ragione inoltre ci dice che Iddio vuole le creature a seconda del grado della loro bontà e della manifestazione della sua gloria, per la quale vengono create, di modo che le creature più nobili sono volute prima di quelle meno nobili. E la Vergine SS., come Madre del Creatore e Madre universale delle creature non sta forse al vertice della nobiltà e della grandezza?... Ella è stata dunque voluta da Dio prima di qualsiasi altra creatura.
Una logica conseguenza di questo inconcusso principio è che tutte le creature sono state create in vista di Cristo e di Maria, a loro gloria, quale loro regale corteo. «Per Maria - dice un discorso attribuito a S. Bernardo - per Maria è stato fatto tutto il mondo» (13). Ed è giusto: Ciò che è meno nobile è sempre ordinato a ciò che è più nobile. E tutto il mondo, preso insieme, non è forse meno nobile di Gesù e di Maria? Tutto il mondo, quindi, è subordinato a Gesù ed a Maria, ed è stato tratto dal nulla all'esistenza in vista di loro, a gloria loro. Tutto, quindi, appartiene a Gesù ed a Maria, tutto deve servire a Gesù ed a Maria.
Un'altra logica conseguenza del sopra esposto principio è che Gesù e Maria sono stati voluti da Dio prima ancora (anteriorità logica e non già cronologica) degli Angeli, prima dei nostri progenitori Adamo ed Eva e della permissione divina del loro peccato e perciò furono voluti da Dio indipendentemente da loro e dal loro peccato. L'incarnazione redentiva quindi nel piano presente (l'unico voluto e attuato da Dio) è stata bensì voluta da Dio in connessione con la permissione del peccato di Adamo (e non già per se stessa come vorrebbero gli Scotisti), ma non già con vera e reale dipendenza dal peccato originale (come vorrebbero i Tomisti), di modo che senza il peccato originale (ossia, in un ordine diverso dal presente, in cui è necessariamente incluso il peccato) l'Incarnazione non vi sarebbe stata. Questa vera e reale dipendenza dall'esistenza di Cristo e di Maria dall'esistenza del peccato, ci sembra da escludersi assolutamente, poiché Cristo e Maria, nell'ordine presente, sono il primum volitum, la prima cosa voluta da Dio, e tutte le altre cose dicono necessariamente ordine ad essi e perciò in ragione di Essi sono state volute o permesse da Dio. Non sono dunque Essi che dipendono realmente dalle altre cose, ma sono tutte le altre cose che dipendono realmente da Essi. - Né si dica che l'Incarnazione, nel piano presente, è redentiva e non può essere redentiva senza il genere umano da redimere, e perciò dipende realmente, come da condizione sine qua non, dal genere umano da redimere. Certamente, l'Incarnazione, nell'ordine presente, è redentiva e non poteva essere redentiva senza il genere umano da redimere. Ma è da notare che Iddio, il quale innanzitutto voleva il gran bene che sarebbe derivato dall'Incarnazione redentiva, permise la caduta del genere umano, rendendolo così soggetto adatto alla redenzione ed a questa ordinato. Si ha quindi una vera e reale dipendenza del peccato dall'Incarnazione, e non già dell'Incarnazione dal peccato. Iddio quindi ha permesso il gran male del peccato in vista del massimo bene dell'Incarnazione. Prima quindi volle l'Incarnazione, e poi, in vista di essa, permise il peccato. Gesù quindi e Maria godono un primato perfettissimo e non dipendono da alcuna cosa.
P. G. Roschini O. S. M.

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