sabato 27 giugno 2026

Guarigione delle famiglie

 


Oltre la morte


Oggi vi sono molte persone che soffrono per la disgregazione delle loro famiglie. Molte sofferenze sono causate dai divorzi, dagli adulteri, dalla violenza familiare, e naturalmente dagli aborti, che lasciano traumi psicologici molto spesso per tutta la vita.

Per questo è necessario che le famiglie vivano unite e questo è possibile solo se stanno con Dio. La famiglia che prega unita rimane unita, si è sempre detto. Al contrario, la famiglia che si allontana da Dio o si dimentica di lui, potrà mai avere pace e felicità? Senza Dio, senza amore e senza preghiera, nessuno può avere pace e felicità.

Sappiamo quanti bambini soffrono tutta la vita per il divorzio dei loro genitori? Quanti, senza saperlo, portano un trauma nella loro vita, perché la loro madre voleva abortirli e ci provò, anche se non riuscì a giungere all’intento? Lo stesso possiamo dire dei traumi causati dalla violenza familiare, dall’infedeltà o dai cattivi costumi. Orbene, la famiglia non può avere la pace completa se non accoglie tutti i suoi figli e non li accoglie come tali. Ma quanti sono i bambini abortiti o nati morti dei quali nessuno si ricorda? Questi bambini hanno bisogno di una famiglia, della loro famiglia, che li voglia, li riceva e li accetti come tali. Se questo non si fa in questa vita, forse dovranno riunirsi e riconciliarsi nell’aldilà. Ma fino ad allora questi bambini non saranno nella pace: manca loro qualcosa, manca loro l’amore e l’affetto della loro famiglia.

Un giorno venne a visitarmi una signora che mi raccontò che nei sogni le si era presentata una bambina molto pallida, ben vestita, che, aprendo le braccia, si slanciava verso di lei dicendo: «Mamma, mamma». Lei allora, respingendola le disse: «Tu non sei mia figlia, mio figlio è maschio». La bambina se ne andò molto triste, scomparendo a poco a poco. Io le chiesi immediatamente: «Hai avuto qualche aborto?» Mi rispose: «Ebbi una perdita». Le dissi: «Forse questa è la sua figlia che ha perso e della quale si è dimenticata totalmente. Lei ha bisogno del suo amore e del suo affetto». Di sicuro questo sogno così vivo le si impresse con molta forza nella mente e non riusciva a scordarselo, tanto che mi diceva: «Anche se vedessi quella bambina dei miei sogni tra mille la riconoscerei».

Abbiamo già riportato quello che dice Maria Simma: «A volte i fratelli sentono la presenza di un altro bambino vicino a loro, anche se non sanno nulla di quel fratellino, nato morto o abortito». Personalmente ho ascoltato confidenze in questo senso. Bambini che vedono l’altro bambino vicino a loro che gioca con loro come il loro “amichetto” e che potrebbe essere il loro fratellino morto senza battesimo. Forse si devono a loro tante storie di gnomi presenti in ogni cultura, che non sono altro che questi bambini che, con il permesso di Dio, appaiono ai loro familiari per richiamare la loro attenzione affinché preghino per loro.

Di fatto vi sono molti casi di piccoli bimbetti che vedono i loro fratellini abortiti o nati morti, anche se non sapevano della loro esistenza. E appaiono loro lungo gli anni e, in qualche caso pare che invecchino con loro, quasi per far capire che sono i loro stessi fratelli. Ricordiamo il caso prima citato della madre di famiglia che aveva abortito sette volte e le apparirono diverse volte, finché adottò altri bambini e riparò il suo peccato.

Immaginiamo ora che noi siamo stati abbandonati pochi giorni dopo la nascita in un ospedale. A mano a mano che cresciamo, non ci piacerebbe sapere chi è la nostra famiglia, chi sono i nostri fratelli e dove si trovano? La nostra vita sarebbe un po’ vuota senza sapere chi siamo e chi sono i nostri genitori. Ma supponiamo che un giorno appaia qualcuno che sappia della nostra esistenza e scopre che siamo il figlio e l’erede del re, che sia stato sequestrato da malfattori e che non sia mai stato ritrovato. Riusciamo ad immaginare la gioia che ci invaderebbe se fossimo accolti con affetto e amore dai genitori e fratelli che ci aspettavano da tanto tempo senza sapere dove fossimo, e che soffrivano per la nostra assenza? Che gioia essere stati ben accolti dalla famiglia, che bello conoscere la nostre radici! Finalmente abbiamo un cognome e una famiglia: ora la famiglia è completa. Che felicità sapere che siamo il figlio primogenito del re e che abbiamo diritto al trono! Noi che prima eravamo poveri orfani, che nessuno ci voleva e tutti ci disprezzavano, ora siamo ammirati e amati da tutto il mondo. Che cambiamento radicale, che gioia immensa!

Orbene, questi bambini abortiti o nati morti hanno bisogno dell’amore della loro famiglia o di altre persone buone per vivere una nuova vita e riconoscere che anche loro sono figli di Dio e che sono chiamati alla felicità meravigliosa e infinita del paradiso. Allora potranno essere liberati dal limbo, dove vivevano una felicità incompleta e solamente naturale. Allora scoprirranno un mondo nuovo, un mondo che non avrebbero mai sognato, ma che è una realtà bella, il mondo del cielo, la loro elevazione all’ordine soprannaturale fatto in una felicità immensamente più grande di quello che mai avrebbero potuto immaginare. Quale meraviglia! Poiché Dio li aspetta e ha fretta di abbracciarli come figli diletti. Cosa stiamo facendo per aiutarli? Essi hanno bisogno di noi e sono nostri fratelli, hanno bisogno del nostro affetto e dell’infinito amore di Dio Padre.

 

La famiglia che prega unita

rimane unita fino all’eternità.


Considerazioni

Dopo tutto quello che abbiano preso in esame, possiamo renderci conto dell’importanza di battezzare i bambini quanto prima, «poco dopo la loro nascita» (Cat 1250) per evitare che possano morire senza il battesimo. Ma nel caso che un bambino muoia senza il battesimo, possiamo “battezzarlo” spiritualmente dopo la sua morte, affinché il desiderio del battesimo da parte dei suoi genitori o familiari possa salvarlo quanto prima.

è importante che anche negli ospedali i medici e le infermiere battezzino “spiritualmente” i bambini abortiti o i bambini nati morti. Ricordiamoci il caso dell’infermiera di Vienna che battezzava tutti i bambini abortiti, che giunsero tutti a trovarla nell’ora della sua morte. Il “battesimo d’amore”, che avviene battezzandoli perché li abbiamo riempiti del nostro amore, crediamo che porti gli stessi frutti del battesimo. Nel caso di aborti provocati, i genitori devono chiedere perdono a Dio e riparare in qualche modo facendo penitenza del loro peccato. Comunque bisogna pregare per questi bambini: accogliergli nella famiglia, offrirli a Dio, benedirli e far celebrare per loro una messa.

Maria Simma dice che le anime del purgatorio le hanno rivelato che i genitori in paradiso vedranno il “luogo” dove avrebbero dovuto stare i loro figli, se avessero vissuto normalmente, ma questo “luogo” rimarrà eternamente vuoto. Se uno non compie la sua missione, nessuno potrà compierla per lui: è una missione personale e non trasferibile. Forse nel piano di Dio per loro vi era una vita di 80 anni ed è stata loro stroncata la possibilità di realizzarsi umanamente e spiritualmente. Per questo la Chiesa castiga con la scomunica automatica (Cat 2272 canone 1398) coloro che procurano l’aborto.

D’altra parte, riteniamo che sia cosa buona di tanto in tanto far celebrare una messa non solo per i defunti della famiglia, ma anche per tutti i bambini morti senza battesimo, affinché Dio risani ogni influsso negativo degli antenati. Naturalmente è importante che la famiglia, per vivere unita e felice, ami Dio, preghi in famiglia e compia tutti i doveri cristiani. I genitori devono pensare che i loro figli morti senza battesimo, se sono già liberati, sono come angelini di Dio. Per questo devono dare loro un nome e invocarli spesso. In questo modo avranno grandi intercessori e un grande aiuto di Dio per mezzo loro, che saranno felici di aiutare i loro genitori, i fratelli, i familiari.

Ma pensiano anche che il limbo potrebbe avere milioni e milioni di bimbi di cui nessuno si ricorda. Ogni anno vi sono nel mondo oltre sessanta milioni di aborti procurati (oltre 165.000 al giorno) e molti altri milioni di bambini morti prima dell’uso della ragione e senza essere battezzati.

Pensiamo a tante migliaia di embrioni fecondati “in vitro”, fabbricati in laboratorio e poi rifiutati come “materiale biologico che avanza” e che muoiono in esperimenti “scientifici” o in pratiche di fecondazione artificiale o di clonazione degli embrioni, e a tanti embrioni, già esseri umani, congelati nelle banche degli embrioni, che non hanno avuto il calore e l’amore di una madre... Essi ci guardano con speranza, soprattutto guardano ai loro famigliari e contano su di noi per riconciliarsi con la propria famiglia e giungere ad essere figli di Dio.

Molti di loro dovranno aspettare in questo stato molti anni. Forse debbono aspettare fino alla morte dei loro genitori e fino alla riparazione del loro peccato in purgatorio. Altri forse debbono aspettare fino a che Dio destini loro le preghiere di altri e li battezzi con il suo amore.

 

“Il battesimo di sangue come pure il desiderio del battesimo porta i frutti del battesimo,

anche senza essere sacramento” (Cat 1258). 

 

P. Angel Peña


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