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domenica 12 aprile 2026

L’anima sperimenta che non è capace di niente senza Gesù e che a Lui deve tutto. Gesù, il vero Direttore spirituale, la istruisce su come fare nello stato di oscurità e abbandono, nella preghiera, nella Comunione e nelle visite a Gesù nel SS. Sacramento

 


Mi ricordavo ancora di tutte le grazie, le parole, le correzioni, i rimproveri. Vedevo con occhio chiaro che tutto l’operato fin qui, tutto, tutto, era stato opera della sua Grazia e che di me non restava altro che il puro niente e l’inclinazione al male; toccavo con mano che senza di Lui non sentivo più l’amore così sensibile, quei lumi così chiari nella meditazione, in modo che vi stavo le due o tre ore, ma però facevo quanto più potevo per fare quello che facevo [35] quando me lo sentivo, perché in me sentivo ripetere quelle parole  (“Se mi sarai fedele verrò per premiarti; se ingrata, per castigarti”). 

Così passavo, quando due giorni, quando quattro, più o meno, come a Lui piaceva. L’unico mio conforto era riceverlo in Sacramento. Oh, sì, certo, lì lo trovavo, non potevo dubitare, e ricordo che poche volte non si faceva sentire, perché tanto lo pregavo e ripregavo ed importunavo, che mi contentava, ma però non amoroso e amabile, ma severo. 45 

Dopo che passavo quei giorni in quello stato detto di sopra (specialmente se gli ero stata fedele), me lo sentivo ritornare dentro di me, mi parlava più chiaramente, e siccome nei giorni passati non avevo potuto concepire dentro di me una parola né sentire niente, così ora venivo a conoscere che non era la mia fantasia, siccome molte volte prima dicevo –tanto che di quanto detto fin qui non dicevo niente né al Confessore né ad altra anima vivente–; io però [36] facevo quanto più potevo per corrispondergli, ché altrimenti mi faceva tanta guerra, che non trovavo pace. Ah, Signore, sei stato tanto buono con me, ed io così cattiva ancora! 

Seguitando ciò che avevo cominciato, me lo sentivo dentro di me, lo abbracciavo, me lo stringevo, gli dicevo: “Amato Bene, vedi quanto mi è riuscita amara la nostra separazione”, e Lui mi diceva: “È niente ciò che hai passato, preparati a prove più dure. Perciò sono venuto, per disporre il tuo cuore e fortificarlo. Adesso mi dirai tutto ciò che hai passato, i tuoi dubbi e timori, tutte le tue difficoltà, per poterti insegnare il modo come portarti nella mia assenza”. 

Quindi gli facevo la narrazione delle mie pene, dicendogli: “Signore, vedi, senza di Voi non ho potuto far niente bene. La meditazione l’ho fatta tutta distratta, brutta, tanto che non avevo coraggio di offrirvela. Nella Comunione non ho potuto stare le ore intere, come quando Vi sentivo; mi vedevo sola, [37] non trovavo con chi poter intendermela, tutta mi sentivo vuota. La pena della vostra assenza mi faceva provare agonie mortali, la natura voleva sbrigarsi subito per sfuggire quella pena, tanto più che mi pareva che non facevo altro che perdere tempo. Il timore, ancora, che Voi tornando mi castigaste, perché non ero stata fedele..., quindi non sapevo che fare. E poi, la pena che Voi siete continuamente offeso e che non sapendo quando fare, come prima mi insegnavi, quegli atti di riparazione, quelle visite al Santissimo Sacramento, per le diverse offese che Voi ricevete, dunque, ditemi un po’, come dovevo fare?” 

E Lui, benignamente ammaestrandomi, diceva: “Tu hai fatto male nello stare così disturbata. Non sai tu che Io sono Spirito di pace? E la prima cosa che ti raccomando è di non funestare la pace del cuore. Quando nell’orazione non puoi raccoglierti, non voglio che pensi a [38] questo o a quell’altro, come è e come non è. Facendo così, tu stessa chiami la distrazione. Invece, quando ti trovi in quello stato, la prima cosa è che ti umili, confessandoti meritevole di quelle pene, mettendoti come un umile agnellino nelle braccia del carnefice, al quale, mentre lo uccide, lambisce la mano. Così tu, mentre ti vedrai percossa, abbattuta, sola, ti rassegnerai alle mie sante disposizioni, mi ringrazierai di tutto cuore, mi bacerai quella mano che ti percuote, riconoscendoti indegna di quelle pene; poi mi offrirai quelle amarezze, angustie, tedi, pregandomi che li accettassi come un sacrificio di lode, di soddisfazione delle tue colpe e di riparazione delle offese che mi fanno. Facendo così, la tua orazione salirà innanzi al mio trono come un incenso odorosissimo, ferirà il mio Cuore, ti attirerai nuove grazie e nuovi carismi; il demonio, vedendoti umile e rassegnata, tutta inabissata nel tuo nulla, non avrà forza di avvicinarsi. Eccoti che dove tu credevi [39] di perdere, farai grandi acquisti. 

A riguardo della Comunione, non voglio che ti affligga che non sai stare. Sappi che è un’ombra della pena che soffrii nel Getsemani. Che sarà quando ti farò partecipe dei flagelli, delle spine e dei chiodi? l pensiero delle pene maggiori ti farà soffrire con più coraggio le pene minori. Quindi, quando nella Comunione ti troverai sola, agonizzante, pensa che ti voglio un poco in compagnia nell’agonia dell’orto. Dunque, mettiti vicino a Me e fa un confronto tra le tue e le mie pene. Vedi: tu sola e priva di Me, ed o anche solo e abbandonato dai più fidi amici, che addormentati se ne stanno, e fin dal mio Divin Padre lasciato solo; poi, in mezzo a pene acerbissime, circondato da serpi, da vipere, da cani arrabbiati, quali erano i peccati degli uomini e dove erano anche i tuoi, che facevano la loro parte, che mi pareva che mi volevano divorare vivo. l mio Cuore fu preso da tali strettezze, che me lo sentivo come se stesse [40] sotto un torchio, tanto che sudai vivo sangue... Dimmi, quando tu sei giunta a soffrire tanto? Dunque, quando ti trovi priva di Me, afflitta, vuota da ogni consolazione, ripiena di tristezze, di affanni, di pene, vieni vicino a Me, asciugami quel sangue, offrimi quelle pene in sollievo della mia amarissima agonia. Così facendo troverai il modo come poterti trattenere con Me dopo la Comunione. Non è che non soffrirai, perché la pena più amara che possa dare alle anime mie care è il privarle di Me, ma tu, pensando che con quel tuo penare darai sollievo a Me, sarai anche contenta. 

Per le visite ed atti di riparazione, tu devi sapere che tutto ciò che feci nel corso dei trentatré anni, dacché nacqui finché morii, lo sto continuando nel Sacramento dell’altare. Perciò voglio che mi visiti 33 volte al giorno, onorando i miei anni e insieme unendoti con Me nel Sacramento, [41] con le mie stesse intenzioni, cioè di riparazione e di adorazione. Questo lo farai in tutti i tempi; il primo pensiero della mattina subito voli innanzi alla custodia, dove sono per amor tuo, e mi visiti l’ultimo pensiero della sera; mentre dormirai la notte, prima e dopo il pasto, in principio d’ogni tua azione, camminando, lavorando”. 

Mentre così mi diceva, mi vedevo tutta confusa e, non sapendo se potevo riuscire a farle, gli dissi: “Signore, Vi prego di starvi insieme, finché prenda l’abitudine di farle, ché conosco che con Voi tutto posso, ma senza di Voi, che posso fare io, miserabile?” 

E Lui benignamente soggiungeva: “Sì, sì, ti contenterò. Quando mai ti ho mancato? Per la tua buona volontà, voglio che qualunque aiuto tu vuoi te lo dia”. E così faceva. 

Luisa Piccarreta


giovedì 9 aprile 2026

IL BUONDI’ E L’ADDIO DELLA SERA A GESU’ SACRAMENTATO - Promesse di Gesù

 


IL BUONDÌ A GESÙ

Oh mio Gesù, dolce Prigioniero d'amore eccomi a Te di nuovo, Ti lasciai col dirti addio, ora ritorno col dirti buondì.

Mi bruciava l'ansia di rivederti in questo carcere d'amore per darti i miei anelanti ossequi, i miei palpiti affettuosi, i miei respiri infuocati, i miei desideri ardenti e tutto me stesso, per trasfondermi tutto in Te e lasciarmi in Te in perpetuo ricordo e pegno del mio amore costante verso di Te.

Oh! Mio sempre amabile Amore Sacramentato sai, mentre son venuto per darti tutto me stesso, son venuto pure per ricevere da Te tutto Te stesso. Io non posso stare senza una vita per vivere e perciò voglio la tua, a chi tutto dona, tutta si dona, non è vero Gesù? Quindi oggi amerò col tuo palpito, d'amante appassionato, respirerò col tuo respiro affannoso in cerca di anime, desidererò coi tuoi desideri immensurabili la gloria tua ed il bene delle anime. Nel tuo palpito Divino scorreranno tutti i palpiti delle creature, li afferreremo tutti e li salveremo, non faremo sfuggire nessuno, a costo di qualunque sacrificio, sia pure che ne portassi tutta la pena.

Se Tu mi caccerai mi getterò più dentro, griderò più forte per perorare insieme con Te la salvezza dei tuoi figli e dei miei fratelli. Oh! Mio Gesù, mia vita e mio tutto, quante cose mi dice questa tua volontaria prigionia? Ma l'emblema con cui ti vedo tutto suggellato e le catene poi che tutto avvincono forte forte l'amore, le parole anime e amore, pare che Ti fanno sorridere, Ti debilitano e Ti costringono a cedere a tutto, ed io ponderando bene questi tuoi eccessi amorosi, starò sempre intorno a Te ed insieme con Te coi miei soliti ritornelli: anime ed amore.

Perciò voglio tutto Te stesso questo oggi, sempre insieme con me nella preghiera, nel lavoro, nei piaceri e dispiaceri, nel cibo, nei passi, nel sonno in tutto e son certa che non potendo nulla da me ottenere, con Te otterrò tutto e tutto ciò che faremo servirà a lenirti ogni dolore e raddolcirti ogni amarezza e ripararti qualunque offesa e compensarti di tutto e ad impetrare qualunque conversione, sia pure difficile e disperata.

Andremo mendicando un po' d'amore da tutti i cuori per renderti più contento e più felice, non è buono così o Gesù? Oh! Caro Prigioniero d'amore, legami con le tue catene, suggellami col tuo amore. Deh! Fammi vedere il tuo bel volto. Oh Gesù quanto sei bello! 1 tuoi biondi capelli riannodano e santificano tutti i miei pensieri, la tua fronte calma, anche in mezzo a tanti affronti mi rappacifica e mi mette nella perfetta calma, anche in mezzo alle più grandi tempeste alle tue stesse privazioni, ai tuoi "picci" che mi fanno costar la vita. Ah! Tu lo sai ma passo innanzi, questo Te lo dice il cuore che Te lo sa dire meglio di me. Oh! Amore, i tuoi begli occhi cerulei sfavillanti di luce Divina mi rapiscono al cielo e mi fanno dimenticare la terra, ma ahimé, con mio sommo dolore, il mio esilio si prolunga ancora. Presto, presto, oh Gesù sei bello oh Gesù mi par di vederti in quel Tabernacolo d'amore, la beltà e maestà del tuo volto m'innamora e mi fa vivere in cielo, la tua bocca graziosa mi sfiora i suoi baci cocenti ad ogni istante. La tua voce soave mi chiama ed invita ad amarti ogni momento, le tue ginocchia mi sostengono, le tue braccia mi stringono con legame indissolubile ed io a mille a mille stamperò i miei baci cocenti sul tuo volto adorabile.

Gesù, Gesù, sia uno il nostro volere, uno l'amore, unico il nostro contento, non lasciarmi mai solo che sono un nulla ed un nulla non può stare senza del tutto.

Me lo prometti o Gesù? Pare che mi dici di sì.

Ed ora, benedici Me, benedici tutti ed in compagnia degli angeli e dei santi, e della dolce Mamma e di tutte le creature, ti dirò: Buondì o Gesù, buondì.


L'ADDIO DELLA SERA A GESÙ SACRAMENTATO

Oh! Mio Gesù, Prigioniero Celeste, già il sole è al tramonto e le tenebre invadono la terra, e Tu resti solo nel Tabernacolo d'amore. Parmi di vederti atteggiato a mestizia per la sola solitudine della notte, non avendo attorno a Te la corona dei tuoi figli e delle tue tenere spose; che almeno Ti facciano compagnia alla tua volontaria prigionia.

Oh! Mio Divin Prigioniero, anch'io mi sento stringere il cuore, nel dovermi allontanare da Te, e sono costretto a dirti addio, ma che dico oh Gesù, mai più addio, non ho il coraggio di lasciarti solo, addio con le labbra, ma non col cuore, anzi il mio cuore lo lascio con Te nel Tabernacolo, conterò i tuoi palpiti e vi corrisponderò con un mio palpito d'amore, numererò i tuoi affannosi sospiri e per rinfrancarti Ti farò riposare nelle mie braccia, Ti farò da vigile sentinella, starò tanto attenta a guardare se qualche cosa T'affligge e T'addolora non solo per non lasciarti mai solo, ma per prendere parte a tutte le tue pene.

Oh Cuore del mio cuore, oh Amore del mio amore, lascia quest'aria di mestizia, consolati, non mi dà il cuore di vederti afflitto, mentre con le labbra Ti dico addio, Ti lascio i miei respiri, i miei affetti, i miei pensieri, i miei desideri e tutti i miei movimenti che inanellando tra loro continui atti d'amore, unito al tuo, Ti formeranno corona e, Ti ameranno per tutti, non sei contento o Gesù? Pare che mi dici di sì, non è vero? Addio o Amante prigioniero, ma non ho finito ancora, prima che io parta, voglio lasciare anche il mio corpo innanzi a Te, intendo delle mie carni e delle mie ossa fare tanti minutissimi pezzi per formare tante lampade per quanti tabernacoli esistono nel mondo, e del mio sangue tante fiammelle, per accendere queste lampade, ed in ogni Tabernacolo intendo mettere la mia lampada, che unendosi alla lampada del Tabernacolo che Ti rischiara la notte, Ti dirà Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, Ti riparo e Ti ringrazio per me e per tutti.

Addio oh Gesù, ma senti un'altra parola ancora, patteggiamo ed il patto sia che ci ameremo di più, mi darai più amore, mi chiuderai nel tuo amore, mi farai vivere d'amore, e mi seppellirai nel tuo amore stringiamo più forte il vincolo dell'amore. Sarò contenta se mi darai il tuo amore per poterti amare davvero.

Addio o Gesù, benedici me, benedici tutti, stringimi al tuo cuore, imprigionami nell'amor tuo con lo scoccarti un bacio sul cuore, addio, addio.


Promesse di Gesù

Ora dopo avere scritto le dette preghiere, scritte qui sopra sotto l'influsso di Gesù, la notte nel venire Gesù mi faceva vedere che l'addio, ed il buondì, lo teneva conservato nel suo Cuore e mi ha detto:

Figlia mia, sono uscite proprio. dal mio Cuore, chiunque le reciterà con la intenzione di starsi con Me, come sta espressa in queste preghiere lo la terrò con Me, od in Me a fare ciò che faccio Io e non solo lo riscalderò del mio amore, ma ogniqualvolta aumenterò l'amore verso dell'anima ammettendola all'unione della vita Divina e dei miei stessi desideri di salvare le anime.

Vorrei Gesù nella mente, Gesù nelle labbra, Gesù nel cuore. Vorrei guardare solo Gesù, sentire solo Gesù, stringermi solo con Gesù. Voglio fare tutto insieme con Gesù, scherzare con Gesù, piangere con Gesù, scrivere con Gesù, e senza di Gesù, non voglio neppure tirare il respiro. Mi starò come una bambina piagnolusella senza far niente affinché Gesù venga a fare tutto insieme con me, contentandomi d'essere il suo trastullo abbandonandomi al suo amore, alle sue sferze, si suoi crucci ed ai suoi amorosi capricci, purché faccio tutto insieme con Gesù. Sai? O mio Gesù, questa è la mia volontà, e non mi sposterai. Hai sentito, sicché ora vieni a scrivere con me.

Della Serva di Dio Luisa Piccarreta


mercoledì 8 aprile 2026

L'ADDIO DELLA SERA A GESÙ SACRAMENTATO

 


Oh! Mio Gesù, Prigioniero Celeste, già il sole è al tramonto e le tenebre invadono la terra, e Tu resti solo nel Tabernacolo d'amore. Parmi di vederti atteggiato a mestizia per la sola solitudine della notte, non avendo attorno a Te la corona dei tuoi figli e delle tue tenere spose; che almeno Ti facciano compagnia alla tua volontaria prigionia.

Oh! Mio Divin Prigioniero, anch'io mi sento stringere il cuore, nel dovermi allontanare da Te, e sono costretto a dirti addio, ma che dico oh Gesù, mai più addio, non ho il coraggio di lasciarti solo, addio con le labbra, ma non col cuore, anzi il mio cuore lo lascio con Te nel Tabernacolo, conterò i tuoi palpiti e vi corrisponderò con un mio palpito d'amore, numererò i tuoi affannosi sospiri e per rinfrancarti Ti farò riposare nelle mie braccia, Ti farò da vigile sentinella, starò tanto attenta a guardare se qualche cosa T'affligge e T'addolora non solo per non lasciarti mai solo, ma per prendere parte a tutte le tue pene.

Oh Cuore del mio cuore, oh Amore del mio amore, lascia quest'aria di mestizia, consolati, non mi dà il cuore di vederti afflitto, mentre con le labbra Ti dico addio, Ti lascio i miei respiri, i miei affetti, i miei pensieri, i miei desideri e tutti i miei movimenti che inanellando tra loro continui atti d'amore, unito al tuo, Ti formeranno corona e, Ti ameranno per tutti, non sei contento o Gesù? Pare che mi dici di sì, non è vero? Addio o Amante prigioniero, ma non ho finito ancora, prima che io parta, voglio lasciare anche il mio corpo innanzi a Te, intendo delle mie carni e delle mie ossa fare tanti minutissimi pezzi per formare tante lampade per quanti tabernacoli esistono nel mondo, e del mio sangue tante fiammelle, per accendere queste lampade, ed in ogni Tabernacolo intendo mettere la mia lampada, che unendosi alla lampada del Tabernacolo che Ti rischiara la notte, Ti dirà Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, Ti riparo e Ti ringrazio per me e per tutti.

Addio oh Gesù, ma senti un'altra parola ancora, patteggiamo ed il patto sia che ci ameremo di più, mi darai più amore, mi chiuderai nel tuo amore, mi farai vivere d'amore, e mi seppellirai nel tuo amore stringiamo più forte il vincolo dell'amore. Sarò contenta se mi darai il tuo amore per poterti amare davvero.

Addio o Gesù, benedici me, benedici tutti, stringimi al tuo cuore, imprigionami nell'amor tuo con lo scoccarti un bacio sul cuore, addio, addio.

Serva di Dio Luisa Piccarreta


martedì 7 aprile 2026

IL BUONDI’ A GESU’ SACRAMENTATO

 


Oh mio Gesù, dolce Prigioniero d'amore eccomi a Te di nuovo, Ti lasciai col dirti addio, ora ritorno col dirti buondì.

Mi bruciava l'ansia di rivederti in questo carcere d'amore per darti i miei anelanti ossequi, i miei palpiti affettuosi, i miei respiri infuocati, i miei desideri ardenti e tutto me stesso, per trasfondermi tutto in Te e lasciarmi in Te in perpetuo ricordo e pegno del mio amore costante verso di Te.

Oh! Mio sempre amabile Amore Sacramentato sai, mentre son venuto per darti tutto me stesso, son venuto pure per ricevere da Te tutto Te stesso. Io non posso stare senza una vita per vivere e perciò voglio la tua, a chi tutto dona, tutta si dona, non è vero Gesù? Quindi oggi amerò col tuo palpito, d'amante appassionato, respirerò col tuo respiro affannoso in cerca di anime, desidererò coi tuoi desideri immensurabili la gloria tua ed il bene delle anime. Nel tuo palpito Divino scorreranno tutti i palpiti delle creature, li afferreremo tutti e li salveremo, non faremo sfuggire nessuno, a costo di qualunque sacrificio, sia pure che ne portassi tutta la pena.

Se Tu mi caccerai mi getterò più dentro, griderò più forte per perorare insieme con Te la salvezza dei tuoi figli e dei miei fratelli. Oh! Mio Gesù, mia vita e mio tutto, quante cose mi dice questa tua volontaria prigionia? Ma l'emblema con cui ti vedo tutto suggellato e le catene poi che tutto avvincono forte forte l'amore, le parole anime e amore, pare che Ti fanno sorridere, Ti debilitano e Ti costringono a cedere a tutto, ed io ponderando bene questi tuoi eccessi amorosi, starò sempre intorno a Te ed insieme con Te coi miei soliti ritornelli: anime ed amore.

Perciò voglio tutto Te stesso questo oggi, sempre insieme con me nella preghiera, nel lavoro, nei piaceri e dispiaceri, nel cibo, nei passi, nel sonno in tutto e son certa che non potendo nulla da me ottenere, con Te otterrò tutto e tutto ciò che faremo servirà a lenirti ogni dolore e raddolcirti ogni amarezza e ripararti qualunque offesa e compensarti di tutto e ad impetrare qualunque conversione, sia pure difficile e disperata.

Andremo mendicando un po' d'amore da tutti i cuori per renderti più contento e più felice, non è buono così o Gesù? Oh! Caro Prigioniero d'amore, legami con le tue catene, suggellami col tuo amore. Deh! Fammi vedere il tuo bel volto. Oh Gesù quanto sei bello! 1 tuoi biondi capelli riannodano e santificano tutti i miei pensieri, la tua fronte calma, anche in mezzo a tanti affronti mi rappacifica e mi mette nella perfetta calma, anche in mezzo alle più grandi tempeste alle tue stesse privazioni, ai tuoi "picci" che mi fanno costar la vita. Ah! Tu lo sai ma passo innanzi, questo Te lo dice il cuore che Te lo sa dire meglio di me. Oh! Amore, i tuoi begli occhi cerulei sfavillanti di luce Divina mi rapiscono al cielo e mi fanno dimenticare la terra, ma ahimé, con mio sommo dolore, il mio esilio si prolunga ancora. Presto, presto, oh Gesù sei bello oh Gesù mi par di vederti in quel Tabernacolo d'amore, la beltà e maestà del tuo volto m'innamora e mi fa vivere in cielo, la tua bocca graziosa mi sfiora i suoi baci cocenti ad ogni istante. La tua voce soave mi chiama ed invita ad amarti ogni momento, le tue ginocchia mi sostengono, le tue braccia mi stringono con legame indissolubile ed io a mille a mille stamperò i miei baci cocenti sul tuo volto adorabile.

Gesù, Gesù, sia uno il nostro volere, uno l'amore, unico il nostro contento, non lasciarmi mai solo che sono un nulla ed un nulla non può stare senza del tutto.

Me lo prometti o Gesù? Pare che mi dici di sì.

Ed ora, benedici Me, benedici tutti ed in compagnia degli angeli e dei santi, e della dolce Mamma e di tutte le creature, ti dirò: Buondì o Gesù, buondì.

Della Serva di Dio Luisa Piccarreta


domenica 22 marzo 2026

Gesù vuole che l’anima tocchi con mano il proprio nulla e si disponga alla più profonda umiltà: pertanto la priva d’ogni consolazione e grazia sensibile, occultandosi a lei

 


Ricordo che molte volte dopo la Comunione mi diceva: “Non potrai veramente assomigliarti a Me, se non per mezzo dei patimenti. Finora sono stato insieme con te; ora voglio lasciarti un po’ sola, senza farmi sentire. Vedi, finora ti ho portata per mano, insegnandoti e correggendoti di tutto, e tu non hai fatto altro che seguirmi. Adesso voglio che faccia da te stessa, ma però, più attenta di prima, pensando che o ti sto fissamente guardando, solo [che]senza farmi sentire, e che quando ritornerò a farmi sentire verrò, o per premiarti se mi sarai fedele, [32] o per castigarti se mi sarai ingrata”.

Rimanevo tanto spaventata ed atterrita a tale intimazione, che gli dicevo: “Signore, mio tutto e mia vita, come potrò sussistere senza di Te? Chi mi darà la forza? Come, dopo che mi hai fatto lasciare tutto, in modo che mi sento come se nessuno esistesse per me, mi vuoi lasciare sola e abbandonata? Che, Vi siete forse dimenticato quanto sono cattiva? A stare senza di Voi nulla posso”.

E per questo appunto, prendendo un aspetto più serio, mi soggiungeva: “È che ti voglio far ben capire chi sei tu. Vedi, lo faccio per tuo bene, non ti rattristare; voglio preparare il tuo cuore a ricevere le grazie che ho disegnato sopra di te. Fino adesso ti ho assistito sensibilmente, ora sarà meno sensibile. Ti farò toccare con mano il tuo nulla, ti fonderò bene nella profonda umiltà, per poter edificare sopra di te altissime mura. Quindi invece di affliggerti, dovresti rallegrarti e ringraziarmi, che quanto più presto ti farò passare il mare tempestoso, tanto più presto giungerai al porto [33] della sicurezza; per quante più dure prove ti assoggetterò, tante grazie più grandi ti darò. Coraggio dunque, coraggio, che poi verrò presto”. 

E nel dirmi così mi pareva che mi benediva e si partiva. Chi potrà dire la pena che sentivo, il vuoto che lasciava nel mio interno, le amare lacrime che versavo? Mi rassegnavo però alla sua santa Volontà; pareva che da lontano gli baciavo la mano che mi aveva benedetto, dicendogli: “Addio, o Sposo Santo, addio!” Mi vedevo che tutto per me era finito, mentre Lui solo tenevo, e che mancandomi Lui non mi restava nessun altra consolazione, ma tutto si convertiva in amarissime pene. Anzi, le stesse creature mi stuzzicavano la pena, in modo che tutte le cose che guardavo pareva che mi dicessero: “Vedi, siamo opere del tuo Amato, e Lui dove è?” Se guardavo acqua, fuoco, fiori, anzi le stesse pietre, subito il pensiero diceva: “Ah, queste sono opere del tuo Sposo! Ah, loro ho il bene di vederle, e Lui non lo vedo! Deh, opere del mio Signore, datemi [34] notizie, ditemi dove si trova! Mi disse che presto sarebbe venuto, ma chissà quando!” 44

Delle volte giungevo a tanta amara desolazione, che mi sentivo mancare la respirazione e gelare tutto ed un fremito per tutta la persona. Delle volte se ne avvertiva la famiglia, l’attribuivano a male corporale e volevano mettermi in cura e chiamare medici. Delle volte tanto insistevano che giungevano a farlo, ma io facevo quanto più potevo per starmene sola, sicché poche volte lo avvertirono.


domenica 15 marzo 2026

Gesù vuole innamorare l’anima del patire per amore suo: perciò la porta ad immergersi nel mare sconfinato della sua Passione. La prima visione di Gesù

 


Dopo queste cose, un giorno, dopo la Comunione, me lo sentivo in me tutto amore e che tanto mi voleva bene, che io stessa ne restavo tanto meravigliata, perché mi vedevo così cattiva ed incorrispondente, e dicevo dentro di me: “Fossi buona, almeno corrispondessi! Ho timore [che] ancora mi lasci” (Questo timore di lasciarmi l’ho avuto sempre e lo tengo ancora, e delle volte è tanta la pena che sento, che credo che la pena della morte sarebbe minore, e se Lui stesso non viene a quietarmi non so darmi pace) 41. Ed invece vuole stringersi più intimamente a me.  

Mentre così me lo sentivo dentro di me, con voce interna mi disse: “Diletta mia, le cose passate non sono state altro che un preparativo. Adesso [28] voglio venire ai fatti, e per disporre il tuo cuore a fare quello che voglio da te (cioè, l’imitazione della mia vita) voglio che ti interni nel mare immenso della mia passione. E quando tu avrai ben capito l’acerbità delle mie pene, l’amore con cui le soffrii, Chi sono o, che tanto soffrii, e chi sei tu, vilissima creatura, ahi, il tuo cuore non ardirà di opporsi ai colpi, alla croce, che o per solo tuo bene gli tengo preparato; ma anzi, al solo pensare che o, tuo Maestro, ho sofferto tanto, le tue pene ti parranno ombre, confrontate con le mie, ti sarà dolce il patire e giungerai a non poter stare senza patimenti”. 

La natura tremava al solo pensare ai patimenti; lo pregavo che Lui stesso mi desse la forza, ché senza di Lui mi sarei servita dei suoi stessi doni per offendere il Donatore. Onde mi diedi tutta a meditare la passione e fece tanto bene all’anima mia, che credo che tutto il bene mi sia venuto da quella fonte. Mi vedevo la passione di Gesù Cristo come un mare immenso di luce, che [29] coi suoi innumerevoli raggi mi feriva tutta, cioè raggi di pazienza, d’umiltà, d’ubbidienza e di tante altre virtù. Mi vedevo tutta circondata da questa luce e ne restavo annichilita nel vedermi così diversa da Lui. Quei raggi che mi inondavano erano tanti rimproveri per me. Mi sentivo dire: “Un Dio paziente, e tu?...  Un Dio umile e sottomesso anche ai suoi stessi nemici,  e tu?...  Un Dio che soffre tanto per amor tuo, e le tue sofferenze, dove sono, per amor suo?”.  

Lui stesso, delle volte, mi faceva la narrazione delle pene da Lui sofferte, e ne restavo tanto commossa, che piangevo amaramente. 

Un giorno, mentre lavoravo, stavo considerando le pene acerbissime che soffrì il mio buon Gesù. Il mio cuore lo sentivo tanto oppresso dalla pena, che mi mancava la respirazione. Temendo di qualche cosa, volli distrarmi con uscire fuori al balcone. Faccio per guardare in mezzo alla strada, ma che vedo? Vedo la strada tutta piena di gente e, in mezzo, il mio amante Gesù, con la croce sulle spalle [30] –chi lo tirava da una parte e chi dall’altra– tutto affannoso, col volto grondando sangue, che alzò gli occhi verso di me, in atto di chiedermi aiuto.  

Chi potrà dire il dolore che provai, l’impressione che fece sull’anima mia una vista così compassionevole? Subito entrai dentro; non sapevo io stessa dove mi trovavo, il cuore me lo sentivo spezzare per il dolore, gridavo piangendo; gli dicevo: “Mio Gesù, Vi potessi almeno aiutare! Vi potessi liberare da quei lupi così arrabbiati!  Ahi, vorrei almeno soffrire quelle pene in vece vostra, per dare un sollievo al mio dolore! Deh, mio Bene, datemi il patire, che non è giusto che Voi tanto soffriate ed io, peccatrice, stia senza penare!” 42 

D’allora in poi, ricordo, si accese in me tanta brama di patire, che non si è smorzata ancora. Ricordo ancora che dopo la Comunione lo pregavo ardentemente che mi concedesse il patire, e Lui delle volte, per contentarmi, mi pareva che prendesse le spine della sua corona e mi pungeva il cuore; altre volte mi sentivo prendere il cuore tra [31] le sue mani, e me lo stringeva tanto forte che per il dolore mi sentivo perdere i sensi. Quando avvertii che le persone se ne potevano avvertire di qualche cosa, essendo Lui disposto a darmi queste pene, subito gli dicevo: “Signore, che fai? Ti prego di darmi il patire, ma che sia nascosto a tutti”.  

Fino ad un tempo mi contentò 43, ma i miei peccati mi hanno reso indegna di patire di nascosto, senza che nessuno se ne avveda. 

Luisa Piccarreta


martedì 10 marzo 2026

Per prima cosa, l’anima deve far morire la propria volontà, mortificandola costantemente in tutto

 


Poi mi diceva: “La prima cosa che voglio che mortifichi è la tua volontà. Quell’io si deve distruggere in te 38. Voglio che lo tenga sacrificato come vittima innanzi a Me, per fare che la tua volontà e la mia si facciano una sola. Non ne sei tu contenta?” 

“Sì, Signore, ma dammi la grazia, ché da me vedo che niente posso”. 

E Lui continuava a dirmi: “Sì, Io stesso ti contraddirò in tutto e [anche] per mezzo delle [22]  creature”. E succedeva così.  

Per esempio, se la mattina mi svegliavo e subito non mi alzavo, la voce interna mi diceva: “Tu riposi ed o non ebbi altro letto che la croce. Presto, presto, non tanta soddisfazione”. 

Se camminavo e la vista scorreva un po’ lontano, subito mi riprendeva: “Non voglio che la tua vista si allontani da te, che la lunghezza d’un passo all’altro, per fare che non inciampi”. 

Se mi trovavo nella campagna e vedevo fiori, alberi, mi diceva: “o ho creato tutto per amore tuo, e tu priva la tua vista di questo diletto per amore mio”. 

Anche le cose più innocenti e sante, come per esempio, i parati degli altari, le processioni..., mi diceva: “Non altro piacere devi prendere che in Me solo”. 

Se stavo seduta mentre lavoravo, mi diceva: “Stai troppo comoda. Non ti ricordi che la mia vita fu un continuo penare? E tu? E tu?”  

Subito, per contentarlo, mi mettevo sopra la metà della sedia e l’altra metà la lasciavo vuota, e qualche volta per scherzo gli dicevo: “Vedi, o Signore? [23]  La metà della sedia è vuota; venite a sedervi vicino”. 

Qualche volta mi pareva che mi contentasse e ne provavo tanto gusto che non so dirlo io stessa. 

Mentre poi, alcune volte, stavo lavorando un po’ lenta e svogliata, mi diceva: “Presto, aiutati, che il tempo che guadagnerai con l’aiutarti verrai a stare insieme con Me nell’orazione”. 

Alcune volte Lui stesso mi assegnava quanto lavoro dovevo fare. Io poi lo pregavo che venisse ad aiutarmi. “Sì, sì –mi rispondeva–, faremo insieme tutti e due, affinché dopo che lo avrai finito resteremo più liberi”. E succedeva che in un’ora o in due ore facevo quello che dovevo fare in tutto il giorno. Dopo me ne andavo a fare orazione e mi dava tanti lumi e mi diceva tante cose, che il volerle dire sarebbe troppo lungo. 

Mi ricordo che, mentre stavo sola lavorando, vedevo che non bastava il filo per compiere quel lavoro e avrei avuto bisogno di andare alla famiglia per prenderlo; mi volgevo a Lui e gli dicevo: “A che pro, Amato mio, l’avermi [24] aiutata, mentre vedo che ho bisogno di andare dalla famiglia? Posso trovare persone e mi impediranno di venire un’altra volta, e questa volta la nostra conversazione andrà a vuoto”.  

“Che, che! –mi diceva– E tu hai fede?” “Sì”. “Ebbene, non temere, che ti farò compiere tutto”. E così succedeva, e poi mi mettevo a pregare. 

Se poi veniva l’ora del pranzo e mangiavo qualche cosa gustosa, subito internamente mi riprendeva dicendo: “Ti sei forse dimenticata che o non ebbi altro gusto che nel patire per amore tuo? E che tu non devi avere altro gusto che nel mortificarti per amor mio? Lasciala e mangia ciò che più non ti aggrada”. 39 

Ed io subito, o la prendevo e la portavo alla persona di servizio, oppure dicevo che non ne volevo più, e molte volte me la passavo quasi digiuna; ma però quando andavo all’orazione ricevevo tanta forza e mi sentivo tanta sazietà, in modo che avevo nausea di ogni cosa. 

Altre volte, poi, per contraddirmi se non avevo voglia di mangiare, mi diceva: “Voglio [25] che mangi per amor mio, e mentre il cibo si unisce con il corpo, così pregami che il mio amore si unisca con l’anima tua, e resterà santificata ogni cosa”. 

In una parola, senza andare più a lungo, anche nelle cose più minime cercava di far morire la mia volontà, per fare che vivesse solo per Lui. Permetteva farmi contraddire anche dal Confessore, come per esempio: mi sentivo un gran desiderio di fare la Comunione tutto il giorno e la notte non facevo altro che prepararmi; gli occhi non si potevano chiudere al sonno per i continui palpiti del cuore e gli dicevo: “Signore, fate presto, ché non posso stare senza di Voi! Accelerate le ore, fate presto spuntare il sole, ché io più non posso, il cuore mi viene meno!”  

Lui stesso mi faceva certi inviti amorosi, che mi sentivo crepare il cuore. Mi diceva: “Vedi, o sto solo; non ti prendere pena che non puoi dormire; si tratta di fare compagnia al tuo Dio, al tuo Sposo, al tuo Tutto, che è continuamente offeso. Deh, non negarmi questo sollievo, ché poi nelle tue afflizioni o non [26] lascerò te”. 

Mentre stavo con queste disposizioni, la mattina andavo dal Confessore e, senza sapere il perché, la prima cosa che mi diceva era: “Non voglio che faccia la Comunione”.  

Dico la verità, mi riusciva tanto amaro che delle volte non facevo altro che piangere. Al Confessore non ardivo di dire niente, perché così voleva Lui stesso che facessi, altrimenti mi rimproverava, ma però me ne andavo da Lui e gli dicevo la mia pena: “O mio Bene, questa è la veglia che abbiamo fatto questa notte, che dopo tanto aspettare e desiderare dovevo restare priva di Voi? Conosco bene che devo obbedire. Ma dimmi un po’: posso stare senza di Voi? Chi mi darà la forza? E poi, chi avrà coraggio di partire da questa chiesa senza portarvi insieme? Io non so che fare, ma Voi potete rimediare a tutto”. 

Mentre così mi sfogavo, mi sentivo venire un fuoco vicino, entrare una fiamma nel cuore, e lo sentivo dentro di me, e subito mi diceva: “Chetati, chetati 40, eccomi; sono già nel tuo cuore, di che [27] temi adesso? Non più affliggerti, o stesso ti voglio asciugare le lacrime. Hai ragione, tu non potevi stare senza di Me, non è vero?”  

Io poi ne restavo tanto annientata in me stessa. Gli dicevo che se io fossi stata buona, non avrebbe Lui disposto così, e lo pregavo di non più lasciarmi, ché senza di Lui non ci volevo stare. 

Luisa Piccarreta


domenica 1 marzo 2026

GESU’ SACRAMENTATO “Le mie vere Ostie…”

 



Ma non son contento ancora.

Voglio unirmi alla tua Divinità e questo mio nulla lo sperdo in Essa e così Ti do il Tutto:

Ti do il tuo Amore per ristorare le tue amarezze;

Ti do il tuo Cuore per ristorarti delle nostre freddezze, incorrispondenze, ingratitudini e poco amore delle creature.

Ti do le tue armonie per rinfrancarti l’udito dagli assordamenti che ricevi con le bestemmie.
Ti do la tua bellezza per rinfrancarti delle bruttezze delle anime nostre quando ci infanghiamo nella colpa.

Ti do la tua purità per rinfrancarti delle mancanze di rettitudine d’intenzione e del fango e del marciume che vedi in tante anime.

Ti do la tua immensità per rinfrancarti delle volontarie strettezze in cui si mettono le anime.
Ti do il tuo ardore per bruciare tutti i peccati e tutti i cuori, affinché tutti Ti amino e nessuno più Ti offenda.

Insomma,
Ti do tutto ciò che sei Tu per darti soddisfazione infinita, amore eterno, immenso ed infinito.

Voglio entrare nel tuo interno e darti, o Gesù, palpiti per palpiti, respiri per respiri, affetti per affetti, desideri per desideri. Intendo tuffarmi nella tua santissima Intelligenza e, facendo scorrere tutti questi palpiti, respiri, affetti, e desideri nell’immensità della tua Volontà, intendo moltiplicarli all’infinito.

Voglio, o mio Gesù, formare onde di palpiti per fare che nessun palpito cattivo si ripercuota nel tuo Cuore e, così lenire tutte le tue interne amarezze.

Intendo formare onde di affetti e di desideri, per allontanare tutti gli affetti e i desideri cattivi che potrebbero menomamente contristare il tuo Cuore.

Intendo ancora, o mio Gesù, formare onde di respiri e di pensieri, per allontanare qualunque respiro e pensiero che potrebbe menomamente dispiacerti.

Starò bene in guardia, o Gesù, affinché nulla più Ti affligga e aggiunga alle tue pene interne altre amarezze.

O mio Gesù, fa’ che tutto il mio interno nuoti nell’immensità del tuo; così potrò ritrovare amore sufficiente e Volontà sufficiente per far che non entri nel tuo interno amore cattivo, né volontà che potrebbe dispiacerti. (Cfr. Le Ore della Passione di N.S.G.C. - 18a Ora)

Serva di Dio LUISA PICCARRETA


giovedì 26 febbraio 2026

La creatura deve morire a se stessa per vivere solo in Gesù: necessità dello spirito di mortificazione e della carità

 


La creatura deve morire a se stessa per vivere solo in Gesù: necessità dello spirito di mortificazione e della carità 

Dopo qualche tempo che cercai di esercitarmi in queste cose, un po’ facendo e un po’ cadendo (sebbene vedo chiaro che ancora mi manca questo spirito di rettitudine), e ne sono sempre più confusa, pensando a tanta mia ingratitudine, mi parlò e mi fece capire la necessità dello spirito di mortificazione. Sebbene mi ricordo che, in tutte queste cose che mi diceva, mi soggiungeva sempre che tutto doveva essere fatto per amore suo e che le virtù più belle e i sacrifici più grandi si rendevano insipidi se non avevano principio dall’amore.  

“La carità –mi diceva– è una virtù che dà vita e splendore a tutte le altre, in modo che, [20] senza di essa, sono tutte morte, l’occhio mio non riceve nessuna attrattiva e sul mio Cuore non hanno nessuna forza. Stai dunque attenta, e fa che le tue opere, anche le minime, siano investite dalla carità, cioè in Me, con Me e per Me”. 

Dunque, andiamo da capo, della mortificazione: “Voglio –mi diceva– che tutte le cose tue, anche necessarie, siano fatte per spirito di sacrificio. Vedi, le tue opere non possono essere riconosciute da Me come mie, se non hanno l’impronta della mortificazione. Come la moneta non è riconosciuta dai popoli se non contiene in sé stessa l’immagine del loro re, anzi, viene disprezzata e non onorata, così è delle tue opere: se non hanno l’innesto con la mia Croce, non possono avere nessun valore. Vedi, adesso non si tratta di distruggere le creature, ma te stessa, di farti morire, per vivere in Me solamente e della mia stessa vita. È vero che ti costerà di più di quello che hai fatto, ma fatti coraggio, non temere; non farai tu, ma o, che opererò in te”.  

Quindi [21]  ricevevo altri lumi sull’annichilazione di me stessa, e mi diceva: “Tu non sei altro che un’ombra, che mentre vai per prenderla ti sfugge;  tu sei niente”. 37 37 - “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?” (1 Cor. 4,7). “Se uno pensa di essere qualcosa mentre non è nulla, inganna se stesso” (Gal. 6,3). 

38 - Non la volontà umana in quanto potenza dell’anima, dono speciale del Padre Celeste nel crearla (cfr. Vol. XIV, 8-4-1922), regina dell’uomo e depositaria di tutto il suo operato, che in un istante può fare tutto il bene o tutto il male (Vol. XIII, 9-10-1921). Dio le diede tutte le sue prerogative e la fece libera come la Sua, dicendole: “Tu sarai la mia sorella sulla terra; il mio Volere dal Cielo animerà il tuo; saremo in continui riflessi e ciò che farò Io farai tu, Io per natura e tu per grazia...” (Vol. XIII, 4-11-1921). Non l’io, inteso come persona, responsabile delle sue azioni e decisioni, ma quel modo di volere e di decidere senza il Volere di Dio, cioè l’io che si sostituisce a Dio, il volere umano senza il Divino. 

Mi sentivo tanto annientata che avrei voluto nascondermi nei più cupi abissi, ma mi vedevo impossibilitata a farlo e provavo tale rossore che ne restavo muta. Mentre stavo in questo disfacimento del mio nulla, Egli mi diceva: “Fatti vicino a Me, appoggiati al mio braccio; o ti sosterrò con le mie mani e tu riceverai fortezza. Tu sei cieca, ma la mia luce ti servirà di guida. Vedi, mi metterò innanzi e tu non farai altro che guardarmi per imitarmi”. 


venerdì 20 febbraio 2026

Novena del Santo Natale - Gesù prosegue l’opera sua nell’anima: la distacca da se stessa, purificando tutto l’interno del suo cuore

 


Le creature debbono scomparire alla vista dell’anima, la quale deve guardare solo Gesù  e  agire solo con Gesù e per Gesù  

(Non ricordo in filo, ma come posso lo dirò). E soggiungeva: “Voglio che sia sempre retta nel tuo operare; un occhio guardi a Me e l’altro occhio quello che stai facendo. Voglio che le creature ti scompariscano affatto. Se sei comandata, non guardare le persone, no, ma devi pensare [18] che o stesso voglio che tu faccia quello che ti viene comandato; quindi con l’occhio fisso in Me non giudicherai nessuno, non guarderai se la cosa è penosa o gustosa, se puoi o non puoi farla. Chiudendo gli occhi a tutto questo, li aprirai per guardare Me solo; mi porterai con te insieme, pensando che ti sto guardando fisso; mi dirai: Signore, solo per Te lo faccio, per Te solo voglio operare, non più schiava delle creature... Onde, se cammini, se operi, se parli, in qualunque cosa che farai, il solo tuo fine deve essere di piacere a Me solo. Oh, quanti difetti eviterai, se farai così!”. 

Altre volte mi diceva: “Voglio pure che se le persone ti mortificano, ti ingiuriano, ti contraddicono, abbia lo sguardo ancora fisso in Me; pensando che di propria bocca ti stia dicendo: Figlia, sono proprio o che voglio che tu soffra questo, non le creature... Allontana da loro lo sguardo, ma o e te, sempre; tutte le altre [cose] distruggile. Vedi, voglio renderti  [19] bella per mezzo di queste sofferenze; ti voglio arricchire di meriti, lavorare l’anima tua, renderti simile a Me. Tu me ne farai un presente, mi ringrazierai affettuosamente, sarai grata   a quelle persone che ti danno occasione di soffrire, ricompensandole di qualche beneficio. Così facendo camminerai ritta innanzi a Me, tutte le cose non ti daranno più inquietudine e godrai sempre di pace”. 


domenica 15 febbraio 2026

GESU’ SACRAMENTATO “Le mie vere Ostie…”

 


Amor mio, Gesù, voglio darti, a nome di tutte le creature, amore per chi non Ti ama, lodi per chi Ti disprezza, benedizioni, ringraziamenti, ubbidienza per tutti. Protesto che in qualunque offesa che riceverai, io intendo offrirti tutto me stesso per ripararti, fare l’atto opposto alle offese che le creature Ti fanno e consolarti coi miei baci e continui atti di amore.

Ma vedo che sono troppo misero, ho bisogno di Te per poterti amare e riparare davvero. Perciò, mi unisco alla tua SS. Umanità ed insieme con Te unisco i miei pensieri ai tuoi, per riparare i pensieri cattivi miei e di tutti; la mia bocca alla tua, per riparare le bestemmie e i discorsi cattivi; il mio cuore al tuo, per riparare le tendenze, i desideri e gli affetti cattivi. In una parola, voglio riparare tutto ciò che ripara la tua Santissima Umanità, unendomi all’immensità del tuo Amore per tutti ed al bene immenso che fai a tutti.


giovedì 12 febbraio 2026

Novena del Santo Natale - Gesù prosegue l’opera sua nell’anima: la distacca da se stessa, purificando tutto l’interno del suo cuore

 


L’anima  si  duole  dei  peccati  e  delle  mancanze  commesse; ma Gesù non vuole che perda mai più il tempo pensando al suo passato 

Ne rimasi tanto sbigottita, che non sapevo che fare per riparare; facevo qualche mortificazione, ne chiedevo altre al Confessore, ma poche me ne erano date, quindi mi sembravano tutte ombre e non facevo altro che pensare ai miei peccati, ma sempre più stretta a Lui; avevo tale timore di allontanarmi e di fare peggio di prima, che io stessa non so esprimerlo. Non facevo altro, quando mi trovavo con Lui, che dirgli la [16] pena che sentivo per averlo offeso, gli chiedevo sempre perdono, lo ringraziavo ché era stato tanto buono con me e gli dicevo di cuore: “Vedi, o Signore, il tempo che ho perduto mentre potevo amarti”, onde non sapevo dell’altro il male grave che avevo fatto. 

Finalmente un giorno, riprendendomi, mi disse: “Non voglio che ci pensi. Quando un’anima si è umiliata, convinta di aver fatto male, e ha lavato l’anima sua nel sacramento della Confessione ed è pronta a morire anziché offendermi, è un affronto alla mia misericordia, è un impedimento a stringerla all’amor mio che sempre cerchi la sua mente d’involgersi nel fango passato; mi impedisce ancora di farle prendere il volo verso il Cielo, perché sempre con quelle idee è racchiusa in sé stessa, se cerca di pensarci. E poi, vedi, o non ricordo più niente, me ne sono perfettamente dimenticato. Ci vedi tu qualche rancore od ombra da parte mia?” 

Ed io gli dicevo: “No Signore, sei tanto buono”; ma mi sentivo [17] spezzare il cuore per tenerezza. “Ebbene, vorrai portare tu innanzi queste cose? No, no, non voglio; pensiamo ad amarci a vicenda e a contentarci”. 

D’allora in poi non ci pensai tanto; facevo quanto più potevo per contentarlo e lo pregavo che Lui stesso mi insegnasse il modo come dovevo fare per riparare il tempo passato. E Lui mi diceva: “Sono pronto a fare quel che tu vuoi. Vedi, la prima cosa che ti dissi che volevo da te era l’imitazione della mia vita; dunque, vediamo che cosa ti manca”. “Signore –gli dicevo–, mi manca tutto, non ho niente”. “Ebbene –mi diceva– non temere; a poco a poco faremo tutto. Conosco Io stesso quanto sei debole, ma è da Me che devi prendere forza”. 


mercoledì 4 febbraio 2026

Novena del Santo Natale - Gesù prosegue l’opera sua nell’anima: la distacca da se stessa, purificando tutto l’interno del suo cuore

 


Gesù conduce l’anima alla verità del proprio nulla 


Quindi cercavo di fare quanto più potevo per contentarlo, mi impiccolivo, mi annichilivo e delle volte giungevo a tanto da sentirmi [14] quasi disfatto l’essere mio, in modo che non potevo operare, né dare un passo, neppure un respiro, se Lui non mi reggeva. Poi mi vedevo tanto cattiva che avevo vergogna di farmi vedere dalle persone, conoscendomi la più brutta, come in realtà lo sono ancora. 

Onde quanto più potevo fuggirle, le fuggivo e dicevo fra me stessa: “Oh, se sapessero quanto sono cattiva, o se potessero vedere le grazie che il Signore mi sta facendo (che io non dicevo niente a nessuno) e che io sono sempre la stessa, oh, come mi avrebbero in orrore!”.  

Onde la mattina, quando andavo di nuovo alla Comunione, mi pareva che nel venire in me facesse festa per il contento che ne sentiva, nel vedermi così annientata; mi diceva altre cose sull’annichilamento di me stessa, ma in modi sempre diversi dalla prima volta. Io credo che non una ma centinaia di volte mi ha parlato, e se mi avesse parlato migliaia avrebbe 36 [15] sempre nuovi modi di dire sulla stessa virtù. O mio divin Maestro, quanto sei sapiente!  Vi avessi almeno corrisposto! 36 - Luisa dice “terrebbe”, usando spesso –come è frequente nel meridione– il verbo “tenere” al posto di “avere”, e delle volte quest’ultimo come ausiliare al posto di “essere”.  

Mi ricordo che una mattina, mentre mi parlava sulla stessa virtù, mi disse che per mancanza di umiltà avevo commesso tanti peccati e che se io fossi stata umile mi sarei tenuta più vicina a Lui e non avrei fatto tanto male. Mi fece capire quanto era brutto il peccato, l’affronto che questo misero vermicciuolo aveva fatto a Gesù Cristo, l’ingratitudine orrenda, l’empietà enorme, il danno che ne era venuto all’anima mia. 


martedì 3 febbraio 2026

Chi vive nella Divina Volontà forma il teatro delle opere del suo Creatore e ripete in essa la scena commovente della Redenzione.

 


Dal Vol. 34 - Gennaio 22, 1936

Chi vive nella Divina Volontà forma il teatro delle opere del suo Creatore e ripete in essa la scena commovente della Redenzione.

Stavo facendo il giro negli atti della Divina Volontà e cercavo d’investire col mio piccolo amore il cielo, il sole e la Creazione tutta, poi giravo negli atti della Redenzione, ed il dolce Gesù chiudeva gli atti suoi in me, e ripeteva le scene più commoventi per contraccambiarmi il mio piccolo amore; io sono restata sorpresa, ed il mio amato Gesù, tutto tenerezza ed amore mi ha detto: “Mia buona figlia, figlia della mia Volontà, tu devi sapere che il mio amore è tanto, che per sfogarmi voglio ripetere le mie opere. Ma in chi posso ripeterle? In chi trovo posto per chiuderle per sentirmi amare? In chi vive nella mia Volontà! Come la creatura gira nelle mie opere per conoscerle, amarle e chiamarle in sé, si riproducono in essa, e forma il teatro delle opere nostre. Quante scene commoventi! Ora si stende il cielo, ora sorge il sole con tutta la sua maestà, ora mormora il mare e formando le sue onde vorrebbe inondare il suo Creatore col suo amore, ed ora forma il più bel prato fiorito e ad ogni fiore Ci fa dire il suo ritornello: ‘Ti amo, Ti glorifico, Ti adoro, ed il tuo Fiat venga a regnare sulla terra’. Non vi è essere che non chiami in sé, per farci dire la sua storiella: ‘Ti amo, Ti amo’. Figlia mia, il nostro Amore non è contento se non si dà tutto e non ripete le nostre opere in chi vive nella nostra Volontà.

Ma non è tutto, senti ancora. Se col girare negli atti della Creazione ripete le mie opere, e prendo sommo piacere e diletto nell’assistere alle scene splendidissime della Creazione nella creatura, quando essa gira negli atti della Redenzione per farli suoi Io ripeto la mia Vita. Sicché ripeto il mio concepimento, la mia nascita, [in] cui gli Angeli ripetono il gloria nei Cieli e pace agli uomini di buona volontà, e se l’ingratitudine umana Mi costringe a piangere, vado a piangere in essa, perché so che le mie lacrime saranno contraccambiate ed imperlate col suo Ti amo. Quindi passo a ripetere la mia vita, i miei passi, le mie lezioni, e quando le colpe Mi rinnovano le pene, la crocifissione, la morte, non la soffro mai fuori di questa creatura, ma vado in essa a soffrire le mie pene, la croce, la morte, perché essa non Mi lascerà solo, prenderà parte alle mie pene, resterà crocifissa con Me e Mi darà la sua vita per ricambio della mia morte.

Sicché in chi vive nella mia Volontà trovo il teatro della mia Vita, le scene commoventi della mia infanzia e della mia Passione, trovo i cieli parlanti, i soli che Mi amano, i venti che gemono d’amore per Me; insomma tutte le cose create tengono da dirmi una parolina, un Ti amo, un attestato di riconoscenza; ma chi è che Me le rende parlanti? Chi è che imbocca la voce a tutte le cose? Chi vive nella mia Volontà. Essa la trasforma tanto che non vi è amore che non si fa dare né opere che non può ripetere in essa; perciò [queste anime] si possono chiamare le sue vite viventi e le ripetitrici delle opere del loro Creatore”.

(Dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta)


martedì 20 gennaio 2026

Novena del Santo Natale - Gesù prosegue l’opera sua nell’anima: la distacca da se stessa, purificando tutto l’interno del suo cuore

 


Quando il divin Maestro mi liberò dal mondo esterno, allora vi pose mano a purificare l’interno e con voce interna mi diceva: “Adesso siamo rimasti soli, non c’è più nessuno che ci disturbi. Non sei adesso più contenta che prima, che dovevi contentare tanti e tanti? Vedi, uno solo è più facile contentarlo. Devi far conto che Io e te siamo nel mondo. Promettimi di essere fedele ed io verserò in te tali e tante grazie da restare tu stessa meravigliata”.  

Quindi proseguì a dirmi: “Su di te ho fatto dei grandi disegni, sempre se mi corrispondi; voglio fare di te una [12] mia perfetta immagine, cominciando dacché nacqui finché morii. io stesso t’insegnerò un poco per volta il modo come farai”. 

E succedeva così. Ogni mattina, dopo la Comunione, mi diceva ciò che dovevo fare nel giorno. Dirò tutto brevemente, ché dopo tanto tempo è impossibile poter dire tutto. Certo, non ricordo, ma mi pare che la prima cosa che mi diceva essere necessaria per purificare l’interno del mio cuore era l’annichilamento di me stessa, cioè l’umiltà. E proseguiva col dirmi: “Vedi, per fare che nel tuo cuore versi le mie grazie, voglio proprio farti capire che da te niente puoi. o mi guardo assai bene di quelle anime che attribuiscono a se stesse ciò che fanno, volendomi fare tanti furti delle mie grazie. invece a quelle tali che conoscono se stesse, io sono largo di versare a torrenti le grazie mie; sapendo benissimo che niente riferiscono a se stesse, me ne sono grate, ne fanno quella stima che si conviene [13]e vivono con continuo timore che, se non mi corrispondono, possa togliere ciò che ho dato, sapendo che non è cosa loro. Tutto all’opposto nei cuori che puzzano di superbia, già neppure posso entrare nel loro cuore; perché gonfio di se stesso non c’è luogo dove potermi mettere. Le misere non fanno nessun conto delle mie grazie e vanno di caduta in caduta fino alla rovina. Perciò voglio che in questo giorno faccia continui atti d’umiltà; voglio che tu stia come un bambino legato in fasce, che non può muovere né un piede per dare un passo, né una mano per operare, ma sta aspettando tutto dalla madre. Così tu ti starai vicino a Me come un bambino, pregandomi sempre che ti assista, che ti aiuti; confessami sempre il tuo nulla, insomma, aspettando tutto da Me”. 


martedì 13 gennaio 2026

Novena del Santo Natale

 


5 - Gesù inizia l’opera sua nell’anima: la sottrae e la distacca dal mondo esterno 

Onde il divin Maestro da principio vi pose mano a spogliare il mio cuore da tutte le creature, e con voce interna mi diceva: “Io sono tutto il bello che merita di essere amato. Vedi, se tu non togli questo piccolo mondo che ti circonda d’intorno, cioè, pensieri di creature, immaginazioni, o non posso liberamente entrare nel tuo cuore. Questo mormorio nella tua mente è d’impedimento a farti sentire più chiara la mia voce, a versare le mie grazie e ad innamorarti veramente [8] di Me. Promettimi di essere tutta mia ed o stesso metterò mano all’opera. Tu hai ragione, che non puoi niente. Non temere; farò o il tutto; dammi la tua volontà e ciò mi basta”. 

E questo succedeva al più nella Comunione. Quindi gli promettevo di essere tutta sua; gli chiedevo perdono, ché fino a quel punto non ero stata, gli dicevo che veramente lo volevo amare e lo pregavo che non mi lasciasse mai più sola, senza di Lui. E la voce continuava: “No, no, verrò insieme con te ad osservare tutte le tue azioni, i movimenti, i desideri tuoi”. 35 

Quindi, tutto il giorno me lo sentivo sopra; mi riprendeva di tutto, come per esempio, se mi lasciavo trasportare nel discorrere un po’ troppo con la famiglia di cose anche indifferenti, non necessarie, la voce interna mi diceva: “Questi discorsi ti riempiono la mente di cose che a Me non appartengono, ti circondano il cuore di una polvere, in modo da farti sentire debole la mia Grazia, non più viva. Deh, imita Me, quando stavo [9] nella casa di Nazaret. La mia mente non s’occupava d’altro che della gloria del Padre e la salvezza delle anime; la mia bocca non diceva altro che discorsi santi; con le mie parole cercavo di riparare le offese del Padre, di saettare i cuori e tirarli al mio amore, e primariamente la mia Madre e S. Giuseppe. in una parola, tutto chiamava Dio, tutto si operava per Dio e tutto a Lui si riferiva. Perché non potresti tu altrettanto?” 

Io restavo muta, tutta confusa; cercavo quanto più potevo di starmene sola; gli confessavo la mia debolezza, gli chiedevo aiuto e grazia di poter fare ciò che Lui voleva, ché da me sola non sapevo fare altro che male. Se tra il giorno la mia mente si occupava di pensare a persone a cui io volevo bene, subito mi riprendeva dicendomi: “Questo è il bene che mi vuoi? Chi mai ti ha amato come Me? Vedi, se tu non la finisci, o ti lascio”. 

Alle volte mi sentivo fare tali e tanti rimproveri amari, [10] che non facevo altro che piangere. Specialmente una mattina, dopo la Comunione, mi diede un lume tanto chiaro sull’amore grande che Lui mi portava e sulla volubilità ed incostanza delle creature, che il mio cuore ne restò tanto convinto che d’allora in poi non è stato più capace d’amare persona alcuna. Mi insegnò il modo come amare le persone senza discostarmi da Lui, cioè col mirare le creature come immagini di Dio, in modo che, se ricevevo il bene dalle creature, dovevo pensare che solo Dio era il primo autore di quel bene e che se ne era servito per mezzo della creatura per mandarmelo. Quindi il mio cuore più a Dio si legava. Se poi ricevevo delle mortificazioni, dovevo guardarle pure come strumenti nelle mani di Dio per la mia santificazione, onde il mio cuore non restava ombrato col mio prossimo. Onde in questo modo avveniva che io miravo le creature tutte in Dio. Per qualunque mancanza [11] vedessi in loro, non perdevo mai la stima; se mi motteggiavano, mi sentivo obbligata, pensando che mi facevano fare nuovi acquisti per l’anima mia; se mi lodavano, ricevevo con disprezzo queste lodi, dicendo: “Oggi questo, domani possono odiarmi”, pensando alla loro incostanza. Insomma, il mio cuore acquistò una tale libertà, che io stessa non so esprimerlo. 


venerdì 9 gennaio 2026

Quando la creatura chiama la Divina Volontà nei suoi atti, il Creatore le dà Amore nuovo e duplicato ed essa può amare Dio con duplicato amore.

 


Dal Vol. 34 - Gennaio 5, 1936

Quando la creatura chiama la Divina Volontà nei suoi atti, il Creatore le dà Amore nuovo e duplicato ed essa può amare Dio con duplicato amore.

La mia piccola e povera volontà sente l’estremo bisogno del Voler Divino; senza di Esso mi sento digiuna, senza forza, senza calore e senza vita, anzi sento la morte ad ogni istante, perché mancandomi non vi è chi può sostituirsi ad alimentare la sua vita in me. Perciò vado ripetendo: “Ho fame, vieni o Volontà Divina a darmi la tua Vita per saziarmi di Te, altrimenti io muoio”. Ma mentre deliravo che volevo sentire in me la pienezza della Divina Volontà, il mio dolce Gesù ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia benedetta, i tuoi deliri, la tua fame che sente l’estremo bisogno che vuoi sentire in ogni istante la vita della mia Volontà, sono ferite al mio Cuore, sono strappi d’amore, che violentandomi Mi fanno correre, volare, per venire a farti crescere la vita della mia Volontà in te. Tu devi sapere che come la creatura vuol fare la mia Volontà per vivere ed emettere i suoi atti in Essa, chiama il suo Creatore, il quale si sente chiamato dalla potenza del suo stesso Volere nella creatura, cui non gli è dato di resistere o di mettere il minimo indugio. Anzi, siccome non Ci facciamo mai vincere in amore, come vediamo che sta per chiamarci non le diamo il tempo, Noi chiamiamo essa ed essa corre nel nostro Essere Divino come nel suo proprio centro, si getta nelle nostre braccia e Noi la stringiamo tanto da trasformarla in Noi; succede un accordo perfetto tra il Creatore e la creatura, ed è tanta la nostra enfasi d’amore che l’amiamo di nuovo e duplicato amore; ma ciò non basta, le diamo tale comunicazione del nostro Essere Supremo, da farci amare con amore nuovo e duplicato da essa. E se tu sapessi che significa essere amato da Dio con amore nuovo e duplicato, e poterlo amare con amore nuovo e duplicato! Solo nella nostra Volontà Divina ci sono queste maraviglie e prodigi. Dio ama Se stesso nella creatura; tutto è suo, quindi non è maraviglia che mette in campo il suo sempre nuovo Amore, lo duplica, lo centuplica quanto vuole e dà grazia ad essa di farsi amare col suo stesso Amore. Se ciò non fosse si vedrebbe grande disparità tra Chi può amare e tra chi non può amare, e la povera creature resterebbe umile, annientata, senza slancio ed unione d’amore col suo Creatore; e quando due esseri non si possono amare d’eguale amore, l’ineguaglianza già produce l’infelicità, mentre la nostra Volontà è Unità e liberamente dà alla creatura il suo Amore per farsi amare, dà la sua Santità per farla santa, la sua Sapienza per farsi conoscere; non vi è cosa che possiede che non vorrebbe darle. Molto più che [la creatura,] col vivere nel nostro Fiat, come ha messo da parte la sua volontà per dar vita alla Nostra negli atti suoi, ha formato la piccola vita del nostro Volere in essa, il Quale reclama, sospira la crescenza; e basta un atto in più in Esso per crescere, un sospiro per sfamarsi, un desiderio totale, che il mio Voler corre in tutto l’essere suo per formarsi cibo sufficiente per sentirsi [la creatura] sazia di tutto ciò che appartiene al suo Creatore. Attenzione somma ci vuole, e la mia Volontà farà tutto ciò che ci vuole per formar la sua vita nella creatura”.

(Dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta)


martedì 6 gennaio 2026

Novena del Santo Natale

 


1 - Inizio della narrazione. Novena del Santo Natale

Incomincio. Una novena del Santo Natale, circa l’età di diciassette anni 32, mi preparai alla festa del Santo Natale praticando diversi atti di virtù e mortificazione e specialmente onorando i nove mesi che Gesù stette nel seno materno, con nove ore di meditazione al giorno, appartenente sempre al mistero dell’Incarnazione. 


2 - Prima ora 

Come per esempio, in un’ora mi portavo col pensiero nel [5] Paradiso e mi immaginavo la SS. Trinità: il Padre che mandava il Figlio sulla terra, il Figlio che prontamente ubbidiva al volere del Padre, lo Spirito Santo che vi consentiva. La mia mente si confondeva nel mirare un sì grande mistero, un amore così reciproco, così eguale, così forte tra Loro e verso gli uomini, e poi l’ingratitudine degli uomini e specialmente la mia, che vi sarei stata non un’ora, ma tutto il giorno. Ma una voce interna mi diceva: “Basta; vieni e vedi altri eccessi più grandi del mio amore”. 33 33 - Nel “Quaderno di memorie dell’infanzia” dice: “...Circa l’età di 12 anni... incominciai a sentire  la voce interna di Gesù, specie nella Comunione”.  


3 - Seconda ora 

Quindi la mia mente si portava nel seno materno e rimanevo stupita nel considerare quel Dio sì grande nel cielo, ora così annichilito, impiccolito, ristretto, che non poteva muoversi e quasi neppure respirare. La voce interna mi diceva: “Vedi quanto ti ho amato? Deh, dammi un po’ di largo nel tuo cuore, togli tutto ciò che non è mio, che così mi darai più agio a potermi muovere ed a farmi respirare”. Il mio cuore si struggeva; gli chiedevo perdono, promettevo di essere tutta [6] sua, mi sfogavo in pianto. Ma però, lo dico a mia confusione, che ritornavo ai miei soliti difetti. O Gesù, quanto siete stato buono con questa misera creatura!  

 

4 - Conclusione della Novena 34  

E così passava la seconda ora del giorno, e poi via, via, il resto, ché dirlo tutto sarebbe troppo seccante. E questo lo facevo, quando in ginocchio e, quando me ne era impedito dalla famiglia, anche lavorando. Poiché la voce interna non mi dava né tregua né pace, se non facevo quel che voleva, quindi il lavoro non mi era d’impedimento per fare quel che dovevo fare. Così passai i giorni della novena. Mentre giunse la vigilia mi sentivo più che mai accesa d’insolito fervore e vi stavo sola nella stanza, ed eccomi che mi si fa dinanzi il Bambinello Gesù, tutto bello, sì, ma tremante, in atto di volermi abbracciare, ed io mi alzai e corsi per abbracciarlo, ma nell’atto di stringerlo mi scomparve; e questo si ripeté per ben tre volte. Restai tanto commossa ed accesa, che non so spiegarlo. Ma però dopo qualche tempo [7] non ne feci tanto conto; non feci motto a nessuno e di tanto in tanto vi cadevo nelle solite mancanze. Sebbene la voce interna non mi lasciò mai più, in ogni cosa mi riprendeva, mi correggeva, mi animava; in una parola, fece per me il Signore come un buon padre, ché il figlio cerca di sviare dal dritto sentiero e lui che usa tutte le diligenze, le cure, per ritenerlo, in modo da formare il suo onore, la sua gloria, la sua corona. Ma, o Signore, troppo ingrata Vi sono stata! 

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