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giovedì 22 ottobre 2026

Eroismo di Luisa, accettando di ritornare nel suo corpo, sulla terra, lasciando tante volte il Cielo

 


Delle volte anche Gesù voleva scherzare, ed ecco come: mentre stavo in queste ansie, veniva tutto in fretta e mi diceva: “Vuoi tu venire?”, ed io gli dicevo: “Dove?”. E Lui: “Al Cielo”. [151] Ed io: “Davvero me lo dite?”. E Lui: “Ma fa presto, vieni, non indugiare”. Ed io: “Ebbene, andiamo, ma temo che vogliate burlarmi”. E Gesù: “No, no, davvero ti voglio portare insieme”.  

E mentre così diceva, mi sentivo uscire l’anima dal corpo ed insieme con Gesù prendevo la volta del Cielo. Oh, come ero contenta allora, credendo di dover lasciare la terra; la vita mi pareva un sonno, il patire pochissimo 105. Mentre si giungeva ad un punto alto del Cielo, sentivo il canto che facevano i beati. Io sollecitavo Gesù che mi introducesse subito in quel beato soggiorno, ma Gesù   la incominciava a prendere lentamente  e nel mio interno incominciavo  a sospettare che non fosse vero. “Chissà –dicevo– che non sia uno scherzo che ha fatto?”  

Di tanto in tanto gli dicevo: “Gesù mio caro, fate presto”, e Lui mi diceva: “Aspetta un altro poco, scendiamo un’altra volta sulla terra. Vedi là? Un peccatore sta [152] per perdersi. Andiamo; chi sa se si converte. Preghiamo insieme l’Eterno Padre, che gli usi misericordia. Non vuoi tu che si salvi? Non sei pronta a soffrire qualunque pena per la salvezza di un’anima sola?” 

Ed io: “Sì, qualunque cosa Voi volete che soffra, sono pronta, purché la salviate”. Così si andava da quel peccatore, si cercava di convincerlo, si mettevano innanzi alla sua mente le più possenti ragioni per farlo arrendere, ma invano. Allora Gesù, tutto afflitto, mi diceva: “Sposa mia, ritorna un’altra volta al tuo corpo, prendi su di te le pene a lui dovute; così la Divina Giustizia placata potrà usargli misericordia. Tu hai visto, le parole non lo hanno scosso, le ragioni neppure. Non resta altro che le pene, che sono i mezzi più potenti per soddisfare la Giustizia e per fare arrendere il peccatore”. 

Così mi portavo di nuovo al corpo. Chi può dire le sofferenze che mi venivano? [153] Lo sa solo  il Signore che ne era testimone. Dopo qualche giorno, poi, mi faceva vedere quell’anima convertita    e salva. Oh, come era contento Gesù, ed io pure! 

Chi può dire quante volte Gesù ha fatto questi scherzi? Quando si giungeva al punto di entrare   e alle volte anche dopo entrata, diceva che non mi aveva fatto avere l’ubbidienza dal Confessore e quindi conveniva ritornare sulla terra. Io gli dicevo: “Finché sono stata col Confessore, ero obbligata ad ubbidire a lui, ma ora che sono con Voi debbo ubbidire a Voi, perché Voi siete il primo di tutti”.     E Gesù mi diceva: “No, no, voglio che ubbidisca al Confessore”.  

Onde, per non andare troppo per le lunghe, ora con un pretesto, ora con un altro, mi faceva ritornare alla terra. Molto dolorosi mi riuscivano questi scherzi; basta dire che mi resi impertinente, tanto che il Signore, per castigare le mie impertinenze, [154] non permetteva più così spesso questi scherzi. 


martedì 13 ottobre 2026

Pena e amarezza insopportabile di Luisa, di dover vivere ancora nel carcere del corpo, esiliata dalla Patria

 


Chi può dire quanto mi riusciva amarissimo questo ritornare? A me pareva che, dalle cose del Cielo alle cose di questa terra, tutto era marciume insipido e fastidioso. Le cose che agli altri tanto dilettano, per me riuscivano amare; le persone più care, più ragguardevoli, che altri chissà quanto avrebbero fatto per trattenersi con loro, a me riuscivano indifferenti [149] e anche fastidiose. Solo riguardandole come immagini di Dio, mi pareva che potevo sopportarle, ma l’anima aveva perduto qualunque soddisfazione, nessuna cosa le recava la minima ombra di contento, ed era tanta la pena che sentivo, che non facevo che piangere e lamentarmi col mio amato Gesù.  

Ah, il mio cuore viveva irrequieto, tra continue ansie e desideri; me lo sentivo più nel Cielo che sulla terra e sentivo nell’interno una cosa che mi rodeva continuamente, tanto mi riusciva amaro e doloroso il dover continuare a vivere. Ma l’ubbidienza mise quasi un freno a queste mie pene, comandandomi assolutamente di non desiderare di morire, e che dovevo morire quando il Confessore mi avesse dato l’ubbidienza. Quindi per fare la santa ubbidienza facevo quanto più potevo per non pensarci, perché nel mio interno c’era una giaculatoria continua [150] di desideri di volermene andare. Onde in gran parte il mio cuore si quietò, ma non del tutto. Confesso la verità: molto difettai in questo, ma che potevo fare? Non sapevo frenarmi; per me era un vero martirio. 

Il mio benigno Gesù mi diceva: “Quietati; qual è la cosa che tanto ti fa desiderare il Cielo?”. Io gli dicevo: “Che voglio stare sempre unita con Voi; non mi regge più l’anima di stare separata da Voi, non solo per un giorno, ma neppure per un momento, quindi a qualunque costo voglio venirmene”.  “Ebbene –mi diceva–, se è per Me, ti voglio pure contentare; verrò a starmene con te”.  

Io poi gli dicevo: “No, ché poi mi lasciate ed io Vi perdo di vista; ma nel  Cielo non è così, là non Vi potrò mai perdere di vista”. 


mercoledì 7 ottobre 2026

Impressioni di Luisa dopo avere contemplato la gloria degli Angeli e dei Santi nel Cielo

 


Chi può dire, poi, le finezze d’amore che Gesù [146] faceva all’anima mia? Erano tali e tante che è impossibile descriverle, ma quel poco che ricordo cercherò di dirlo. Delle volte, trasportandomi con Sé, mi portava nel Paradiso, ed ivi ascoltavo i cantici dei beati, vedevo la Divinità, i diversi cori degli angeli, gli ordini dei santi, tutti immersi nella Divinità di Dio, assorbiti, immedesimati; mi pareva che intorno al trono ci fossero tante luci, come se fossero più risplendenti del sole, che a chiare note denotavano tutte le virtù e gli attributi di Dio. I beati, specchiandosi in una di queste luci, restavano rapiti, in modo che non giungevano a penetrare tutta l’immensità di quella luce, di modo che passavano ad una seconda luce, senza capire tutto a fondo la prima. Sicché i beati in Cielo non possono comprendere perfettamente Dio, perché è tanta l’immensità, la grandezza, la santità di Dio, che mente creata non può comprendere un Essere [147] increato. Ora, i beati, specchiandosi in queste luci, mi pareva che venissero a partecipare alle virtù di queste luci. Sicché l’anima in Cielo rassomiglia a Dio, con questa differenza: che Dio è quel Sole grandissimo e l’anima è un piccolo sole. 

Ma chi può dire tutto ciò che in quel beato soggiorno si apprende? Mentre l’anima si trova in questo carcere del corpo è impossibile; mentre nella mente si sente qualche cosa, le labbra non trovano vocaboli per potersi esprimere. Mi sembra come un bambino che incomincia a balbettare, che vorrebbe dire tante e tante cose, ma alla fine resta che non sa dire neppure una parola chiara. Perciò faccio punto, senza passare più oltre. 

Solo dirò che delle volte, mentre mi trovavo in quella Patria beata, passeggiavamo insieme con Gesù in mezzo ai cori degli angeli e dei santi e, siccome io ero novella sposa, tutti i beati si univano insieme per partecipare [148] alle gioie del nostro sposalizio. Mi pareva che dimenticassero i loro contenti, per occuparsi dei nostri, e Gesù mi mostrava ai santi dicendo loro: “Vedete quest’anima? È un trionfo del mio amore; il mio amore tutto ha superato in lei”. 

Altre volte, poi, mi faceva mettere al posto che a me toccava e mi diceva: “Ecco, qui è il tuo posto; nessuno te lo può togliere”; e delle volte giungevo a credere che non dovevo tornare più alla terra, ma in un semplice istante mi trovavo rinchiusa nel muro di questo corpo.


venerdì 2 ottobre 2026

Lo Sposalizio mistico

 


La mattina del suddetto giorno Gesù si fece vedere di nuovo, tutto affabile, dolce e maestoso, insieme con la sua Madre SS. e Santa Caterina. Prima si cantò un inno dagli angeli. Santa Caterina mi assisteva 103, la Mamma mi prese la mano e Gesù mi pose al dito l’anello. Poi ci abbracciammo e mi baciò, e così fece anche la Mamma. Dopo si tenne un colloquio tutto d’amore. Gesù diceva a me l’amore grande che mi voleva ed io dicevo a Lui pure l’amore che gli volevo. La SS. Vergine mi fece comprendere la grazia grande che avevo ricevuto e la corrispondenza con cui dovevo corrispondere all’amore di Gesù. Il mio Sposo Gesù mi diede nuove regole per vivere più perfettamente 104, ma siccome è da molto tempo, non le ricordo tanto bene; perciò le passo, e così finì per quel giorno. 


domenica 27 settembre 2026

Ultimi preparativi allo Sposalizio mistico

 


Ora, in queste uscite che il Signore mi faceva fare, delle volte mi rinnovava la promessa dello sposalizio già detto. Chi può dire le accese brame che il Signore infondeva in me, di effettuare questo mistico [142] sposalizio? Molte volte lo sollecitavo, dicendogli: “Sposo dolcissimo, fate presto, non più dilungate la mia intima unione con Voi. Deh, stringiamoci con più forti vincoli d’amore, in modo che più nessuno ci possa separare, anche per semplici istanti”. 

E Gesù, ora mi correggeva di una cosa, ora di un’altra. Ricordo che un giorno mi disse: “Tutto ciò che è terreno, tutto, tutto devi togliere, non solo dal tuo cuore, ma anche dal tuo corpo.   Tu non puoi capire quanto è nocivo e di quanto impedimento all’amor mio le minime ombre terrene”. 

Io gli dissi subito: “Ho qualche altra cosa da togliere? Ditemelo, che sono pronta a farlo”. Ma mentre ciò dicevo, io stessa mi avvidi che avevo al dito un anello d’oro, rappresentante l’immagine del Crocifisso. Subito gli dissi: “Sposo Santo, volete che lo tolga?”; e Lui mi disse: “Dovendoti dare o un anello più prezioso, più bello, in cui al vivo [143] sarà impressa la mia immagine, che ogni volta che lo guarderai nuove frecce d’amore riceverà il tuo cuore, questo perciò non è necessario”, ed io prontamente me lo tolsi. 

Giunse finalmente il sospirato giorno, dopo non poco patire. Ricordo che poco mancava a compiere l’anno che continuamente stavo nel letto, giorno della Purità di Maria SS. 102 La notte precedente a tal giorno, il mio amante Gesù si fece vedere tutto festoso, si avvicinò a me e prese il mio cuore fra le sue mani, lo guardò e riguardò, lo spolverò e poi di nuovo me lo restituì. Poi prese una veste d’immensa bellezza (mi sembrava che il fondo fosse un masso di oro screziato di vari colori) e con quella mi vestì; indi prese due gemme, come se fossero orecchini e ingemmò le orecchie; dopo mi ornò il collo e le braccia e mi cinse la fronte di una corona d’immenso valore, tutta arricchita di gemme e di pietre preziose, tutta risplendente di luce, e mi pareva [144]  che quelle luci fossero tante voci che fra di loro risuonavano e a chiare note parlavano della bellezza, potenza, fortezza, e di tutte le altre virtù del mio Sposo Gesù. Chi può dire ciò che compresi e in quale mare di consolazione nuotava l’anima mia?  È impossibile poterlo dire. 

Ora, mentre Gesù mi cinse la fronte, mi disse: “Sposa dolcissima, questa corona te la metto affinché niente manchi per farti degna di essere mia sposa; ma poi, dopo che sarà fatto il nostro sposalizio, me la porterò in Cielo, per riserbartela al punto della morte”.  

Finalmente prese un velo e con quello tutta mi coprì, dalla testa fino ai piedi, e così mi lasciò.  Ah, mi pareva che in quel velo ci fosse un grande significato, perché i demoni, nel vedermi ricoperta con quel velo, restavano tanto spaventati e avevano tale paura di me che fuggivano atterriti. Gli stessi angeli stavano intorno con tale venerazione che io stessa ne restavo [145] confusa e tutta piena di rossore. 

Luisa Piccarreta


martedì 22 settembre 2026

La Santa Messa e i suoi effetti; in particolare, la risurrezione dei morti con i loro corpi

 


Ora, mentre vedevo Gesù o il Sacerdote che [139] celebrava il divin Sacrificio, Gesù mi faceva capire che nella Messa c’è tutto il fondamento 101 della nostra sacrosanta religione. Ah, sì, la Messa ci dice tutto e ci parla di tutto. La Messa ci ricorda la nostra Redenzione, ci parla parte per parte delle pene che Gesù patì per noi, ci manifesta ancora il suo amore immenso, che non fu contento di morire sulla croce, ma volle continuare lo stato di vittima nella SS. Eucaristia. La Messa ci dice pure che i nostri corpi disfatti, inceneriti dalla morte, risorgeranno nel giorno del Giudizio insieme con Cristo a vita immortale e gloriosa. Gesù mi faceva comprendere che la cosa più consolante per un cristiano e i misteri più alti e sublimi della nostra santa religione sono Gesù in Sacramento e la resurrezione dei nostri corpi alla gloria. Sono misteri profondi che comprenderemo solo al di là delle stelle, ma Gesù in Sacramento ce li fa toccare quasi con mano in più [140] modi. In primo luogo la sua Resurrezione; in secondo luogo il suo stato di annientamento sotto quelle specie, ma pure è certo che Gesù ci sta vivo e vero; poi, consumate quelle specie, la sua reale presenza non più esiste; ma poi, consacrate quelle specie, di nuovo viene ad acquistare il suo stato Sacramentale.  101 - Luisa scrive: “tutto il fondo”.  

102 - Negli antichi messali, questa festa era il 16 Ottobre (da non confondere con la festa della “Purificazione”, il 2 Febbraio). Era l’anno 1888. Luisa aveva 23 anni.  

Così Gesù in Sacramento ci ricorda la resurrezione dei nostri corpi alla gloria. Come Gesù, cessando il suo stato sacramentato risiede nel seno di Dio suo Padre, così noi, cessando la nostra vita, le anime nostre vanno a fare la loro dimora nel Cielo, nel seno di Dio, e i nostri corpi restano consumati, sicché si può dire che non più esistiamo, ma poi, con un prodigio dell’onnipotenza di Dio, i nostri corpi acquisteranno nuova vita e, unendosi all’anima, andranno insieme a godere la beatitudine eterna. Si può dare cosa più consolante per un cuore umano, che non solo l’anima, ma [141] anche il corpo deve bearsi negli eterni contenti? A me sembra che in quel gran giorno succederà come quando il cielo è stellato ed esce il sole; che avviene? Il sole con la sua immensa luce assorbe le stelle e le fa scomparire, ma le stelle esistono. Il sole è Dio e tutte le anime beate sono le stelle. Dio con la sua immensa luce ci assorbirà tutti in Sé, in modo che esisteremo in Dio e nuoteremo nel mare immenso di Dio.  

Oh, quante cose ci dice Gesù in Sacramento! Ma chi può dirle tutte? Davvero che andrei troppo per le lunghe; se il Signore permetterà, mi riserverò di dire in altre occasioni qualche altra cosa. 


giovedì 17 settembre 2026

Partecipazione che Gesù fa a Luisa delle sue ineffabili dolcezze, assistendo a scene consolantissime dei santi Misteri della Religione

 


Ma mentre vedevo queste scene sì dolorose, mi faceva vedere pure altre volte scene sì consolanti e belle, che rapivano: e queste erano il vedere buoni e santi Sacerdoti che celebravano i sacrosanti Misteri. O Dio, quanto è alto, grande, sublime il loro ministero! Quanto era bello vedere il Sacerdote che celebrava la Messa e Gesù trasformato [138] in esso. Pareva che non il Sacerdote, ma Gesù stesso celebrava il divin Sacrificio, e delle volte faceva scomparire affatto il Sacerdote e Gesù solo celebrava la Messa ed io la ascoltavo. Oh, quanto era commovente vedere Gesù recitare quelle preci, fare tutte quelle cerimonie e movimenti che fa lo stesso Sacerdote! Chi può dire quanto mi riusciva consolante vedere queste Messe insieme con Gesù? Quante grazie ricevevo, quanti lumi, quante cose comprendevo! Ma siccome sono cose passate e non le ricordo tanto chiaro, perciò le passo in silenzio... Ma mentre così dico, Gesù nel mio interno si è mosso e mi ha chiamato, e non vuole che ciò faccia... Ah, Signore, quanta pazienza ci vuole con Voi! Ebbene, Vi contenterò. O  dolce amore, dirò qualche piccola cosa, ma datemi la Grazia vostra per poterla manifestare, ché da me non ardirei mettere parola in misteri così profondi e sublimi. 


sabato 12 settembre 2026

Partecipazione che Gesù fa a Luisa delle sue indicibili amarezze e dolori per le diverse specie di peccati con cui è offeso



Altre volte, mentre mi portava insieme con Lui girando, se erano peccati di bestemmie, contro la carità e altro, versava quell’amaro velenoso; se poi erano peccati di disonestà, versava una cosa di marciume puzzolente, e quando ritornavo in me stessa sentivo tanto bene quella puzza ed era tanto il fetore, che mi toccava lo [135] stomaco e mi sentivo venir meno; e delle volte, prendendo il cibo dopo, quando lo rovesciavo, mi sentivo uscire dalla bocca quel marciume misto col cibo. 
Qualche volta, poi, mi portava nelle chiese, e anche là il mio buon Gesù era offeso. Oh, come giungevano male al suo Cuore quelle opere, sante, sì, ma fatte da strapazzo 97, quelle orazioni vuote di spirito interiore. Quella pietà finta, solamente apparente, pareva che faceva più insulto a Gesù che onore. Ah, sì, quel Cuore santo, puro, retto, non poteva ricevere quelle opere così mal fatte. Oh, quante volte si è lamentato dicendo: “Figlia, anche dalla gente che si dice devota, vedi quante offese mi fanno; anche nei luoghi più santi, nel ricevere gli stessi sacramenti, invece di uscirne purificati ne escono più imbrattati”. 
Ah, sì, quanta pena faceva a Gesù vedere genti che si comunicavano sacrilegamente, Sacerdoti che celebravano il santo Sacrificio della Messa in [136] peccato mortale, per abitudine e, sento un orrore a dirlo, per fin d’interesse. Oh, quante volte il mio Gesù mi ha fatto vedere queste scene dolorose! Quante volte, mentre il Sacerdote celebrava il sacrosanto Mistero e Gesù era costretto ad andarvi, perché chiamato dalla potestà sacerdotale nelle sue mani, si vedevano quelle mani che stillavano marciume, sangue, oppure imbrattate di fango. Oh, come era compassionevole allora lo stato di Gesù, così santo, così puro, in quelle mani che facevano orrore solo a mirarle. Pareva che volesse fuggire da mezzo a quelle mani, ma era costretto a starvi finché si consumavano le specie del pane e del vino. 
Delle volte, mentre rimaneva là col sacerdote, se ne veniva frettoloso alla volta mia 98 e tutto si lamentava, e prima che io lo dicessi, Lui stesso me lo diceva: “Figlia, fammi versare in te, ché più non posso; abbi compassione del mio stato, che è troppo doloroso. Abbi pazienza, soffriamo insieme”; e mentre ciò diceva versava [137] dalla sua bocca nella mia. Ma chi può dire ciò che versava? Pareva un veleno amaro, un marciume fetente, misto con un cibo tanto duro, stomachevole e nauseante, che delle volte non andava a basso 99. Chi può dire, poi, le sofferenze che produceva questo versare di Gesù? Se Lui stesso non mi avesse sostenuta, certo, sarei rimasta 100 vittima. Eppure a me non versava che la minima parte: che sarà di Gesù, che ne conteneva tanto e tanto? Oh, quanto è brutto il peccato! Ah, Signore, fatelo conoscere a tutti, affinché tutti fuggano da questo mostro sì orribile. 
 

venerdì 4 settembre 2026

Per la prima volta l’anima esce dal corpo, attirata irresistibilmente da Gesù. Sofferenze che in tale stato Gesù comunica all’anima

 


Ora, mentre vedevo Gesù nell’aspetto già detto, dalla sua bocca mi mandò un alito che mi investì tutta l’anima 94; mi pareva che Gesù mi tirasse con quell’alito dietro di Sé e incominciai a sentirmi uscire [132] l’anima dal corpo. Me la sentivo proprio uscire da tutte le parti, dalla testa, dalle mani e fin dai piedi. Essendo la prima volta che mi succedeva, dentro di me incominciai a dire: adesso muoio, il Signore mi è venuto a prendere! 

Quando mi vidi uscita dal corpo, l’anima teneva la stessa sensazione del corpo; con questa differenza: che il corpo contiene carne, nervi ed ossa; l’anima no, è un corpo di luce. Quindi io mi sentivo un timore, ma Gesù continuava a mandarmi quell’alito e mi disse: “Se tanto ti dà pena l’essere priva di Me, adesso vieni insieme con Me, che voglio consolarti”; e così Gesù, preso il suo volo, ed io, preso il mio appresso a Lui, girammo per tutta la volta del cielo. Oh, quanto era bello passeggiare insieme con Gesù! Ora poggiavo la testa sopra la sua spalla, con un braccio dietro le spalle e l’altra mano nella mano, ora si appoggiava Gesù a me. Quando si giungeva [133] in certi luoghi dove l’iniquità più inondava, oh, quanto soffriva il mio buon Gesù! Io vedevo con più chiarezza le sofferenze del suo Cuore adorabile, lo vedevo venir quasi svenuto e gli dicevo: “Appoggiatevi a me e fatemi parte delle vostre pene, ché non mi regge l’animo vedervi solo a soffrire”.  

E Gesù mi diceva: “Diletta mia, aiutami, che più non posso”; e mentre così diceva avvicinava le sue labbra alle mie e versava un’amarezza tale da sentirmi pene mortali. Quando sentivo entrare in me quel liquore così amarissimo, mi sentivo entrare come tanti coltelli, punture, saette, che mi penetravano da parte a parte; insomma, in tutte le mie membra si formava uno strazio atroce e, tornando l’anima al corpo, gli partecipava queste sofferenze. Chi può dirne le pene? Gesù stesso, che ne era testimone, perché gli altri non potevano mitigare le mie pene, stando in quello stato di [134] perdita dei sensi, e si aspettava quando stava comodo al Confessore, perché anche all’ubbidienza si mitigavano. Quindi solo Gesù mi poteva aiutare. Quando vedeva che la natura non poteva più e che giungevo proprio agli estremi, ché non mi restava 95 che dare l’ultimo respiro 96 (oh, quante volte la morte si è burlata di me, ma verrà un giorno che io mi burlerò di lei), allora veniva Gesù, mi prendeva fra le sue braccia, mi avvicinava al suo Cuore ed, oh, come mi sentivo ritornare la vita! Poi, dalle sue labbra versava un liquore dolcissimo, e così si mitigavano le pene. 


domenica 23 agosto 2026

Ritratto che fa Luisa della divina bellezza della SS. Umanità di Gesù, come a lei appare

 


Una mattina –non ricordo tanto bene, credo che erano passati circa tre mesi che continuavo a stare sempre nel letto–, mentre stavo nel solito mio stato, viene il mio dolce Gesù con un aspetto tutto amabile, da giovane dell’età di circa diciotto anni. Oh, quanto era bello, con la sua chioma dorata e tutta inanellata! Pareva che mi inanellava i pensieri, gli affetti, il cuore 91. La sua fronte serena e spaziosa, in cui si rimirava come da dentro un cristallo l’interno della sua mente, scopriva la sua infinita sapienza, la sua pace imperturbabile. Oh, come sentivo rasserenare la mia mente, il mio cuore! Anzi, le mie stesse passioni, innanzi a Gesù, si atterrano e non ardiscono dare la minima molestia. Io credo, [128] non so se sbaglio, che non si può vedere questo Gesù così bello, se non si sta nella calma più profonda, tanto che il minimo alito di disturbo impedisce di ricevere una così bella vista. Ah, sì, al solo vedere la serenità della sua fronte adorabile, è tanta l’infusione di pace che si riceve nell’interno, che credo che non ci sia disastro né guerra più fiera che innanzi a Gesù non si acquieti. O mio tutto e bello Gesù, se per pochi momenti che Vi manifestate in questa vita comunicate tanta pace, in modo che si possono soffrire i più dolorosi martiri, le pene più umilianti, con la più perfetta tranquillità (mi sembra un misto di pace e di dolore), che sarà in Paradiso?  

Oh, come sono belli i suoi occhi purissimi, scintillanti di luce! Non è come la luce del sole, che volendo guardarlo offende la nostra vista, no; in Gesù, mentre è luce, si può fissare benissimo lo sguardo e guardare l’interno delle sue pupille, di un colore celeste scuro. Oh, quante cose mi dicevano! È tanta la bellezza dei suoi occhi, [129] che un solo suo sguardo basta a farmi uscire fuori di me stessa e farmi correre dietro di Lui per vie e per monti, per la terra e per il cielo. Basta una sola occhiata per trasformarmi in Lui e sentire scendere in me un certo che di divino. 

Chi può dire poi la bellezza del suo volto adorabile? La sua bianca carnagione è pari alla neve, tinta di un colore di rose, le più belle. Nelle sue guance purpuree si scopre la grandezza della sua Persona, con un aspetto maestosissimo, in tutto divino, che incute timore e riverenza ed insieme vi dà tanta confidenza, che, in quanto a me, non ho trovato mai persona alcuna che mi desse almeno un’ombra della confidenza che dà il mio caro Gesù, né genitori, né confessori, né sorelle. Ah, sì, quel volto santo, mentre è così maestoso, è poi così amabile, e quell’amabilità attira tanto, che l’anima non ha il minimo dubbio di essere accolta [130] da Gesù, per quanto brutta e peccatrice si vedesse. Bello pure è il suo naso, che scende in punta finissima, proporzionato al suo sacratissimo volto. Graziosa è la sua bocca, piccola, ma estremamente bella. Le sue labbra finissime, di un colore scarlatto; mentre parla contiene tanta graziosità che è impossibile poterlo dire. È dolce la voce del mio Gesù, è soave, è armoniosa. Mentre parla esce un tale profumo dalla sua bocca, che pare non se ne trovi sulla terra; è penetrante in modo tale che vi penetra tutto e si sente scendere dall’udito al cuore, ed oh, quanti effetti produce! 92 Ma chi può dire tutto? Poi è tanto piacevole che credo che non si possano trovare altri piaceri, quanti se ne possano trovare in una sola parola di Gesù. La voce del mio Gesù è potentissima, è operante, e già nello stesso atto che parla opera [131] ciò che dice. Ah, sì, è bella la sua bocca, ma dimostra più la sua bella grazia nell’atto del suo parlare, mentre si vedono quei denti così nitidi e così ben aggiustati, ed essendo il suo alito d’amore, incendia, saetta   e consuma il cuore. Belle sono le sue mani, soffici, bianche, delicatissime, con quelle dita così armoniosamente 93 fatte, e le muove con una maestria tale, che è un incanto. 

Oh, quanto sei bello, tutto bello, mio dolce Gesù! Ciò che ho detto è niente della vostra bellezza, anzi, mi pare che ho detto tanti spropositi; ma che vuoi da me? Perdonami; è l’ubbidienza che così vuole; da me non avrei ardito di farne una parola, conoscendo la mia insufficienza. 


sabato 8 agosto 2026

Gesù incomincia a preparare Luisa allo Sposalizio mistico che le promette

 


Onde il mio dolce Gesù non faceva altro che dispormi a quel mistico sposalizio promessomi. Si faceva vedere, stando io in quello stato, quando tre, quando quattro volte al giorno, secondo a Lui piaceva, e delle volte era un continuo andare e ritornare; mi pareva un innamorato che non sa stare senza la sua sposa. Così faceva Gesù con me e delle volte giungeva a dirmelo: “Vedi, ti amo tanto che non so stare se non ci vengo; mi sento quasi irrequieto, pensando che tu stai a soffrire per Me e stai sola. Perciò sono venuto, per vedere se hai bisogno di qualche cosa”.  

E mentre così diceva, Lui stesso mi sollevava la testa, metteva il braccio da dietro il collo e mi abbracciava, e mentre così mi teneva mi baciava 88; e se era tempo d’estate, che faceva caldo,   dalla sua bocca mandava un alito rinfrescante oppure prendeva [125] qualche cosa in mano e mi menava 89 il vento, e poi mi domandava: “Come ti senti? Non ti senti meglio?”  88 - Cfr. Cantico dei Cantici, 2,6: “La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia”.  

89 - Cioè, mi smuoveva, mi agitava.  

90 - Cioè, accostare, avvicinare.  

91 - Confrontare con la descrizione dello Sposo, fatta dalla Sposa del Cantico dei Cantici, 5,10-16. Si tenga conto però che Luisa non poteva conoscere questo libro. Molti dei suoi versetti riecheggiano in modo commovente, alla lettera, nelle pagine di Luisa. Lei è “la Sposa” (Vol. XV, 24.1.1923). 

Io gli dicevo: “In qualunque modo si sta, con Voi si sta sempre bene”. 

Altre volte, poi, veniva e se mi vedeva molto debole per il continuo stare in quelle sofferenze, specialmente se il Confessore veniva la sera, il mio amante Gesù veniva e, vedendomi in quello stato di estrema debolezza, tanto che delle volte mi sentivo morire, si avvicinava a me e dalla sua bocca versava il latte nella mia, oppure mi faceva mettere 90 al suo Costato e là succhiavo torrenti    di dolcezza, di delizie e di fortezza; e Lui mi diceva: “Voglio essere proprio o il tuo tutto e anche il tuo nutrimento dell’anima e del corpo”.  

Chi può dire ciò che io sperimentavo, tanto nell’anima quanto nel corpo, da queste grazie che Gesù mi faceva? Se io le volessi [126] dire, andrei troppo per le lunghe. 

Ricordo che delle volte, quando non ci veniva presto, io mi lamentavo con Lui, dicendogli: “Deh, Sposo Santo, come mi hai fatto tanto aspettare? Io non potevo più resistere, mi sentivo morire senza di Voi”. E mentre così dicevo, era tanta la pena che sentivo, che piangevo; e Lui tutta mi compativa, mi asciugava le lacrime, mi baciava, mi abbracciava e diceva: “Non voglio che pianga. Vedi, adesso sto con te; dimmi, che vuoi?”. Io gli dicevo: “Non voglio altro che Voi e allora cesserò di piangere, quando mi prometterete di non farmi tanto aspettare”; e Lui mi diceva: “Sì, sì, ti accontenterò”. 

Un giorno, mentre stavamo in questo contrasto ed era tanta la pena che non potevo cessare dal piangere, il mio buon Gesù mi disse: “Voglio contentarti in tutto. Mi sento tanto attirato verso di te, che non posso fare a meno di fare quello che tu vuoi. Se finora ti ho tolto [127] la vita esteriore e mi sono manifestato a te, ora voglio attirare l’anima tua presso di Me, affinché dovunque o vada possa tu venire insieme. Così potrai più godermi e stringerti più intimamente a Me, ciò che non hai fatto per l’addietro”. 


sabato 25 luglio 2026

Resistenza di Luisa a Gesù che la vuole nella sofferenza, perché manca il permesso del Confessore; ma alla fine Gesù s’impone: le comunica la sofferenza e, come prova che è la sua Volontà, dà al Confessore l’annuncio di una guerra tra l’Italia e l’Africa

 


Quando il Confessore mi diede l’ubbidienza di non dovere più stare nel letto, io incominciai a resistere e dicevo al Signore: “Che vuoi da me? Non posso, perché l’ubbidienza non vuole. Se Voi volete, date lume al Confessore e allora io sono pronta a fare ciò che vuoi”; e stetti tutta una notte a contrastare col Signore. Quando veniva gli dicevo: “Mio caro Gesù, abbi pazienza, non ci venire, ché l’ubbidienza non permette che mi fate partecipe delle sofferenze”. Fino alla mattina io vincevo; mi sentivo in me stessa e libera di sofferenze, quando in un istante venne il Signore e mi tirò talmente a Sé, che non potetti resistergli; [121] perdetti i sensi e mi trovai insieme con Gesù, ma tanto stretta che, per quanto facessi opposizione, non potei distaccarmi da Lui.  

Stando con Gesù io mi sentivo tutta annichilita e avevo un certo rossore per le tante parti 84 che gli avevo fatto la notte. Gli dissi: “Sposo Santo, perdonami; è il Confessore che così vuole”; e Lui mi disse: “Non temere; quando è l’ubbidienza Io non mi offendo –proseguì–. Vieni, vieni a Me; oggi è capodanno e voglio darti la strenna” (Giusto quella mattina era il primo giorno dell’anno) 85. Così avvicinò le sue purissime labbra alle mie e versò un latte dolcissimo, mi baciò e, preso un anello da dentro il costato 86, mi disse: “Oggi voglio farti vedere l’anello che ti ho preparato per quando ti sposerò”.  

Poi mi disse: “Di’ al Confessore che è Volontà mia che continui a stare nel letto; e per segno che sono o, digli che c’è la guerra tra l’talia e l’Africa, e se lui ti dà l’ubbidienza [122] di farti continuare a soffrire, non farò fare niente; ambo le parti si rappacificheranno insieme”. 

Nell’atto stesso di dire queste parole, mi sentii come circondata da una veste, da sofferenze, e da me stessa non potei liberarmi. Pensavo tra me: “Che dirà il Confessore?”, ma non stava più in mio potere 87. Quel latte che Gesù versò in me, mi produceva tale amore verso di Lui che mi sentivo languire, e mi sentivo tanta sazietà e dolcezza che, dopo che venne il Confessore e mi riebbi da quello stato, e la famiglia mi portò il cibo, mi sentivo tanto piena che il cibo non andava al basso;    ma per fare l’ubbidienza che così voleva, presi un poco e subito fui costretta a rimetterlo, ma misto con quel dolce latte che mi aveva dato Gesù.  

E Gesù, quasi scherzando, mi disse: “Non ti basta quel che ti ho dato? Non ne sei contenta ancora?”  

[123]  Io arrossii tutta, ma subito gli dissi: “Che vuoi da me? È l’ubbidienza”. 

Quando venne il Confessore incominciò ad inquietarsi e a dirmi che ero disobbediente, oppure mi diceva che era una malattia; che se fosse cosa di Dio, mi avrebbe fatto ubbidire; perciò, invece di chiamare il Confessore, dovevo chiamare i medici. Quando lui finì di dire, io gli dissi tutto ciò che mi aveva detto il Signore, come ho detto di sopra, e lui mi disse che era vero, che c’era la guerra tra ’Africa e l’Italia: “Staremo a vedere se non si farà niente!” E così restò persuaso di farmi continuare  a soffrire. 

Dopo circa quattro mesi, un giorno venne il Confessore e mi disse che erano venute le notizie della guerra che c’era tra l’Africa e l’Italia, che senza farsi nessun danno d’ambo le parti, si erano rappacificate insieme. [124] Così il Confessore restò più persuaso e mi lasciò restare in pace. 


domenica 19 luglio 2026

Una nuova croce di Luisa: rimettere sempre il cibo e allo stesso tempo patire la fame. Il Confessore le vieta di continuare nello stato di vittima

 


Ciò mi costò molto in principio, specialmente [117] per le obbedienze che mi dava il Confessore. Non so come, voleva che prendessi il chinino e mi aveva data l’ubbidienza che, quante volte avessi rovesciato, altrettante volte dovevo ritornare a prendere il cibo. Ora, il chinino mi stuzzicava l’appetito e delle volte sentivo ben bene la fame; prendevo il cibo e appena preso, e delle volte nell’atto stesso di prenderlo, dai continui urti di vomito ero costretta a rimetterlo e rimanevo con la stessa fame di prima 83. La parola “povera”, che Gesù mi aveva detto, non mi faceva ardire di chiedere niente ed io stessa avevo vergogna di chiedere. Pensavo tra me: “Che dirà la famiglia? Mo’ ha vomitato ed ora vuole mangiare? Se mi danno qualche cosa la prendo, se no il Signore ci penserà”.  

Così me la passavo, contenta di poter offrire qualche cosa al mio caro Gesù. Questo però non durò molto tempo, ma circa [118] quattro mesi. Un giorno il Signore mi disse: “Ripeti la domanda, che ti dia l’ubbidienza di non prendere il chinino e di non farti prendere il cibo tante volte, che o gli darò lume”. 

Così venne il Confessore e glielo dissi, e lui mi disse: “Per non mostrare singolarità, d’ora in poi voglio che prenda il cibo una sola volta al giorno”, e sospese anche il chinino. Così restai più quieta   e mi passò la fame, ma però non cessò il vomito; quella sola volta che prendevo il cibo ero costretta a rimetterlo.  

Il Signore delle volte mi diceva di chiedere l’ubbidienza di non mangiare, ma il Confessore non mi ha dato mai questa ubbidienza; mi diceva: “Fa niente che vomiti, è un’altra mortificazione”. 

Io però lo dicevo al Signore e Lui mi diceva: “Voglio che tu faccia la domanda, ma con santa indifferenza voglio che tu stia a ciò che ti dice l’ubbidienza”.  

E così continuai a fare. [119] Quando furono passati circa quaranta giorni, da me presi da quella parola che disse il Signore (“per un certo dato tempo”) e che io così avevo detto al Confessore, e le sofferenze continuavano a sorprendermi ogni giorno e lui era costretto a venire tutti i giorni, il Confessore incominciò a darmi l’ubbidienza di non dovere più stare in quello stato e mi soggiungeva che se fossi caduta nelle sofferenze, lui non ci sarebbe più venuto. Da parte mia mi sentivo prontissima a fare l’ubbidienza; specialmente la natura voleva liberarsi da quello stare continuamente nel letto, che per quanto bello fosse, era sempre letto. Quel doversi assoggettare a tutti, anche nelle cose più ripugnanti e necessarie alla natura, ed essere costretta a dirle agli altri è un vero sacrificio. Quindi la natura fece il suo ufficio e tutta si consolò nel sentirsi dare questa ubbidienza. [120] L’anima mia era pronta a fare l’ubbidienza e pronta a stare nel letto, se il Signore così avesse voluto, perché avevo incominciato a sperimentare quanto era stato buono con me e che la vera rassegnazione sa cambiare la natura alle cose e l’amaro lo converte in dolce. 

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83 - Nei primi tempi, il vomito avveniva ogni tre o quattro giorni; ma in seguito si produceva ogni volta che mangiava. Pochi minuti dopo aver mangiato, come in un singulto rimetteva tutto intatto e gradevole alla vista. Da quando rimase definitivamente nel letto, Luisa visse in massima parte della Santa Eucaristia e dello stesso cibo di Gesù: la Divina Volontà. Alcuni raccontano che visse totalmente priva di cibo e bevande durante tutto quel tempo, ma ciò non corrisponde a verità. Nel Volume XI (29.9.1912) Luisa scrive: “…Sono rimasta impensierita, pensando al mio stato,  ché prima prendevo pochissimo cibo ed ero costretta a rovesciarlo ed ora ne prendo di più e non rovescio…”, e lo attribuisce a mancanza di mortificazione e a suo difetto, ma, Gesù le dice, è perché, dopo averla purificato e distaccato dalle cose terrene “Io la restituisco alla vita ordinaria, perché voglio che i miei figli prendano parte alle cose da Me create per loro amore, secondo la mia Volontà, non secondo la loro. Ed è solo per amore di questi figli, che sono costretto a nutrire gli altri”. (Lo stesso si vede nel Vol. XII, 12.8.1918, dove parla del suo continuo rimettere che tanto la mortifica). 


lunedì 13 luglio 2026

Gesù chiama l’anima ad una perfetta conformità con la sua Volontà; vuole in essa un distacco assoluto da tutto e una perfetta povertà, con santa indifferenza

 


Poi proseguì a dirmi: “Voglio da te conformità perfetta alla mia Volontà, in modo da disfarsi [116] la tua volontà nella Mia; distacco assoluto da ogni cosa, tanto che tutto ciò che è terra voglio che sia tenuto da te come sterco e marciume, che si ha orrore anche a guardarlo, e ciò perché le cose terrene, anche se non si avesse attaccamento, solo a tenerle intorno e guardarle adombrano le cose celesti e impediscono di fare quel mistico sposalizio che ti ho promesso. Di più, voglio che, siccome o fui povero, anche tu mi imiti nella povertà: devi considerarti in questo letto come una poverella; i poveri si contentano di tutto ciò che hanno e ringraziano prima Me e poi i loro benefattori. Così tu, stai a tutto ciò che ti viene dato, senza domandare né questo, né quell’altro, che potrebbe essere un impiccio nella tua mente, ma con santa indifferenza, senza pensare se ciò fa bene o male, rimettiti alla volontà altrui”. 

martedì 7 luglio 2026

Riprende la narrazione. Luisa, d’ora in poi vittima perpetua, rimane definitivamente a letto, sola e soltanto per Gesù

 


Continuo a dire da dove lasciai, ed ecco come seguì. La mattina andai alla Comunione e appena ricevetti Gesù subito gli dissi: “Signore mio, vedi un po’ in che tempesta mi trovo. Dovevo ringraziarti che hai dato lume al Confessore nel darmi l’ubbidienza di soffrire, ed invece la mia natura lo sente tanto [112] che io stessa ne resto confusa nel vedermi così cattiva. Ma tutto ciò è niente: Voi che ne volete il sacrificio mi darete anche la forza. La ragione più possente in me è dover stare tanto tempo senza potervi ricevere in Sacramento. Chi potrà resistere senza di Voi?  Chi mi darà la forza? Dove potrò trovare un ristoro nelle mie afflizioni?” 

E mentre così dicevo, sentivo tale pena nel cuore per questa separazione da Gesù Sacramentato che piangevo dirottamente. Allora il Signore, compatendo la mia debolezza, mi disse: “Non temere, Io stesso sosterrò la tua debolezza; tu non sai quali grazie ti ho preparato; perciò temi tanto. Non sono Io Onnipotente? Non potrò o supplire alla privazione di potermi ricevere in Sacramento? Perciò rassegnati e mettiti morta nelle mie braccia, offriti come vittima volontaria per ripararmi le offese, per i peccatori e per risparmiare gli uomini dai [113] meritati flagelli. Ed Io ti do in pegno la mia parola di non lasciarti neppure un giorno senza venirti a trovare. Finora tu sei venuta a Me; d’ora in poi verrò Io a te. Non ne sei tu contenta?” 

Così mi rassegnai alla Santa Volontà di Dio e fui sorpresa da questo stato di sofferenze. Ora, chi può dire le grazie che il Signore incominciò a farmi? È impossibile poter dire tutto distintamente. Potrò dire qualche cosa in confuso, ma per quanto posso e per fare la santa ubbidienza che così vuole, mi ingegnerò di dire, per quanto mi è possibile. 

Ricordo che fin dal principio di questo stare continuamente nel letto, il mio amante Gesù spesso, spesso, si faceva vedere, ciò che non aveva fatto per il passato. Fin da principio mi disse che voleva che prendessi un nuovo sistema di vita, per dispormi a quel mistico sposalizio promessomi.  

Mi diceva: “Diletta [114] del mio Cuore, ti ho messa in questo stato affinché potessi più liberamente venire e conversare con te. Vedi, ti ho liberata da tutte le occupazioni esterne acciocché, non solo l’anima, ma anche il corpo fosse a mia disposizione e così potessi stare in continuo olocausto innanzi a Me. Vedi, se non ti avessi tirata in questo letto, dovendo tu disimpegnare i doveri di famiglia e assoggettarti ad altri sacrifici, non avrei potuto o venire così spesso e farti partecipe delle offese conforme le ricevo; al più avrei dovuto aspettare quando tu avessi compiuto i tuoi doveri. Ma adesso no; siamo rimasti liberi, non c’è più nessuno che ci molesti e che rompa la nostra conversazione. D’ora innanzi le mie afflizioni saranno tue e le tue mie; i miei patimenti tuoi e i tuoi miei; le mie consolazioni tue e le tue mie; uniremo tutte le cose insieme e tu prenderai interesse delle cose mie, come se fossero tue, e così farò o delle [115] tue. Non più ci sarà tra noi due «questo è mio e questo è tuo», ma tutto sarà comune d’ambo le parti. 

Sai come ho fatto con te? Come un re quando vuole parlare con la sua regina sposa e questa si trova con le altre dame in altri affari. Il re che fa? Se la prende e se la porta dentro la sua stanza, si chiudono la porta, perché nessuno possa andare a rompere la loro conversazione e sentire i loro segreti. Così, stando soli, si comunicano a vicenda le loro consolazioni e le loro afflizioni. Ora, se qualche imprudente andasse a bussare o a strillare dietro la porta e non li lasciasse godere in pace la loro conversazione, il re non lo avrebbe a male? Così ho fatto Io per te e così pure mi dispiacerebbe se qualcuno ti volesse distogliere da questo stato”. 


martedì 23 giugno 2026

Interruzione del racconto. I vari modi con cui Gesù parla a Luisa

 


Però ho da dire altro, per ordine del Confessore attuale. Io ubbidisco a manifestare i vari modi con cui il Signore mi ha parlato. A me pare che i modi con cui Iddio mi parla siano quattro; ma questi quattro modi di parlare di Gesù sono assai diversi dalle ispirazioni. 

1° – Il primo modo è quando l’anima esce fuori di sé. Voglio però prima spiegare, come meglio so, questo uscire fuori di me stessa. Questo avviene in due modi: 

Il primo è istantaneo, quasi un baleno, ed è così repentino che a me pareva che il corpo si sollevasse un po’ dal letto per seguire l’anima; ma poi è ci rimane lì, e a me è parso che il corpo è rimasto morto. L’anima invece ha seguito Gesù, camminando per tutto l’universo: la terra, l’aria, i mari, i monti, il Purgatorio [101]  e il  Cielo, dove tante volte mi ha fatto vedere il posto dove io sederò dopo morta. L’altro modo di uscire l’anima, poi, è più quieto. Pare che il corpo si assopisca insensibilmente e resti come impietrito alla presenza di Gesù Cristo, ma però rimane l’anima col corpo ed il corpo non sente più nulla delle cose esterne, anche se si sconvolgesse tutto l’universo, anche se mi bruciassero o mi facessero a pezzi. 

Questi due modi di uscire fuori di me stessa, così diversi, io li ho notati sensibilmente, perché nel primo modo, dovendo io obbedire al Confessore che veniva a destarmi, l’ho visto dal luogo dove mi conduceva Gesù, cioè, o dai confini della terra, o dall’aria, o dai monti, o dal mare, o dal Purgatorio, o anche dallo stesso Paradiso. Anzi, mi pareva di non fare in tempo per far trovare dal Confessore l’anima nel corpo e quindi non potere obbedire, e pareva che così da lontano come io mi trovavo con l’anima, mi pareva che mi affaccendassi tutta, mi angustiassi e mi affliggessi, [102]  se mai non avessi fatto in tempo a farmi trovare dal Confessore e perciò a non ubbidire; ma confesso che mi sono trovata sempre in tempo, e l’anima mi pareva che entrasse nel corpo, prima che il Confessore cominciasse a darmi l’obbedienza di destarmi. Anzi, dico la verità, che tante volte io vedevo da lontano il Confessore che veniva, ma per non lasciare Gesù, pareva che non pensassi al Confessore che veniva, e allora Gesù stesso mi premurava a tornare con l’anima nel corpo, per poter obbedire al Confessore; e allora io mi sentivo una gran ripugnanza a lasciare Gesù, ma l’obbedienza vinceva e, lasciando Gesù, Egli stesso mi baciava e mi abbracciava o faceva altra cosa per licenziarsi da me. Ed io, lasciando il mio caro Gesù, gli dicevo: “Vado dal Confessore; ma Voi, mio buon Gesù, tornate presto, non appena il Confessore se ne andrà”. 

Questi dunque sono i due modi con cui l’anima pareva che uscisse dal corpo, ed in questi due modi di uscire [103]  l’anima Iddio mi parla. E questo modo di parlare Egli stesso lo chiama “parlare intellettuale”. Mi ingegnerò 76 di spiegarlo. L’anima, dunque, uscita dal corpo e trovandosi innanzi a Gesù, non ha bisogno di parole per intendere ciò che il Signore le vuol dire, né l’anima ha bisogno di parlare per farsi intendere, ma per mezzo dell’intelletto, oh, quanto ci intendiamo bene quando ci troviamo insieme! Da una luce che da Gesù mi viene nell’intelletto, mi sento imprimere in me tutto  ciò che il mio Gesù vuol farmi capire. Questo modo è molto alto e sublime, tanto che la natura difficilmente sa adattarsi a spiegarlo con le parole; appena può dire qualche idea. Questo modo di farsi intendere Gesù è rapidissimo; in un semplice istante si apprendono molte cose sublimi, più che leggendo libri interi. Oh, quanto è maestro ingegnosissimo Gesù, che insegna molte cose, che per un altro ci vorrebbero anni [104] interi, se pure vi riesce, perché il maestro terreno non ha potenza di poter tirare la volontà del discepolo, né di potergli infondere nella mente senza sforzo e fatica. Ma in Gesù no; tanta è la sua dolcezza, l’amabilità del suo tratto, la soavità del suo parlare, e poi è tanto bello che l’anima, appena lo vede, si sente tanto attirata, che delle volte è tanta la velocità con cui corre appresso a Gesù che, senza quasi avvedersi, si trova trasformata nell’oggetto amato, in modo che l’anima non sa discernere più il suo essere terreno; tanto resta immedesimata con l’Essere Divino. 

Chi può dire ciò che l’anima prova in questo stato? Ci vorrebbe Gesù stesso, oppure un’anima separata perfettamente dal corpo, perché l’anima, trovandosi un’altra volta circondata dal muro di questo corpo e perdendo quella luce che prima la teneva inabissata, molto vi [105]  perde e vi resta oscurata, sicché se volesse provare a dire qualche cosa, non potrebbe dirla che rozzamente. Per darne un’idea, dico che m’immagino un cieco nato, che non ha mai avuto il bene di vedere ciò che contiene l’universo intero, e per pochi minuti avesse il bene di aprire gli occhi alla luce e potesse vedere tutto ciò che contiene il mondo, il sole, il cielo, il mare, le tante città, le tante macchine, le varietà dei fiori e tante altre cose che ci sono nel mondo, e dopo quei pochi minuti di luce ritornasse alla cecità di prima. Ora, potrebbe costui dire distintamente tutto ciò che ha visto? Potrebbe fare   solo un abbozzo, dire qualche cosa in confuso. 

Ora una cosa simile 77 succede quando l’anima si trova separata, e poi, nel corpo. Non so se dico spropositi; come a quel povero cieco non resterebbe altro che la pena della vista perduta, così l’anima vive gemente e quasi in uno stato [106] violento, perché l’anima si sente violentata sempre verso il Sommo Bene, ed è tanta l’attrazione che Gesù resta nell’anima ed essa vorrebbe stare sempre attratta nel suo Dio. Ma ciò non può essere e perciò si vive come se si stesse in Purgatorio. Aggiungo che l’anima non ha niente di suo in questo stato; è tutta operazione che fa il Signore.

2° – Ora mi ingegnerò 78 di spiegare il secondo modo che tiene Gesù nel parlare, ed è che l’anima, trovandosi fuori di se stessa, vede la persona di Gesù Cristo, come per esempio da Bambino, oppure crocifisso, o in qualunque altro atteggiamento, e l’anima vede che il Signore con la sua bocca pronunzia le parole ed essa con la sua bocca risponde. Delle volte succede che l’anima si mette a conversare con Gesù come farebbero due intimi sposi. Sebbene il parlare di Gesù è parchissimo, [107] appena quattro o cinque, e delle volte anche una sola parola; rarissime volte si diffonde qualche poco 79, ma in quel pochissimo parlare, oh, quanta luce introduce nell’anima! Mi sembra di vedere a prima vista un piccolo ruscello, ma guardando bene, invece di un ruscello ci vedo un vastissimo mare. Così è una sola parola detta da Gesù: è tanta l’immensità della luce che resta nell’anima, che ruminandola ben bene vi scorge tante cose sublimi e profittevoli per l’anima sua,     da rimanerne stupita. Io credo che se si unissero insieme tutti i sapienti, resterebbero tutti confusi e  muti ad una sola parola di Gesù. 

Ora, questo modo è più confacente all’umana natura e facilmente si sa manifestare, perché l’anima, entrando in sé stessa, si porta con sé ciò che ha sentito dire dalla bocca di Nostro Signore e lo [108] comunica al corpo. Invece, non riesce così facile quando è per mezzo dell’intelletto. 

Per me ritengo che Gesù tiene questo modo di parlare per adattarsi all’umana natura, non perché abbia bisogno di parola per farsi intendere, ma perché in questo modo più facilmente l’anima capisce e può manifestarlo al Confessore. Insomma, Gesù fa come un maestro dottissimo, sapiente, intelligente, che possiede in grado eminentissimo tutte le scienze e che nessuno può eguagliarlo; ma siccome si trova tra discepoli che non hanno imparato ancora le prime lettere 80 dell’alfabeto, ritenendo tutti in sé gli altri studi, insegna 81 ai discepoli l’abicì, ecc. 

Oh, quanto è buono Gesù! Si adatta ai dotti e parla loro in modo altissimo, in modo che per capirlo devono studiare ben bene ciò che dice. Si adatta agli ignoranti e si finge anche Lui ignorantello e parla in modo basso, in modo che nessuno può [109] restare digiuno delle lezioni di questo Divin Maestro. 

3° – Il terzo modo con cui Gesù mi parla è quando parlando partecipa all’anima la sua stessa sostanza. A me sembra che come il Signore, quando creò il mondo, con una sola parola creò le cose, così, essendo la sua parola creatrice, nell’atto stesso che dice la parola, già crea nell’anima quella stessa cosa che dice. Come per esempio, Gesù dice all’anima: “Vedi quanto sono belle le cose? Per quanto l’occhio tuo può scorrere e sulla terra e nel cielo, mai troverai bellezza simile a Me”.  

In questo dire di Gesù l’anima si sente entrare in sé un certo che di divino; l’anima resta tanto attirata verso questa bellezza e allo stesso tempo 82 perde l’attrattiva per tutte le altre cose; per quanto belle e preziose fossero non le fanno nessuna impressione. Quello che le resta fisso e quasi tramutato in sé è la bellezza di Gesù; [110]  a quello pensa, di quella bellezza si sente investita e resta tanto innamorata che, se il Signore non operasse un altro miracolo, le creperebbe il cuore di puro amore per questa bellezza di Gesù e spirerebbe l’anima, per volare al Cielo a bearsi di questa bellezza di Gesù. Io stessa non so se dico spropositi. Per spiegarmi meglio di questo parlare sostanziale di Gesù dico un’altra cosa. Gesù dice: “Vedi quanto sono puro? Anche in te voglio purità in tutto”. In queste parole l’anima si sente entrare in sé una purità divina. Questa purità si tramuta in lei stessa e giunge a vivere come se non avesse più corpo. E così poi delle altre virtù. Oh, quanto è desiderabile questo parlare di Gesù! Io, per me, darei tutto ciò che sta sulla terra, se potessi essere padrona, per avere una sola di queste parole di Gesù. 

4° – Il quarto modo con cui Gesù mi parla è quando [111] mi trovo in me stessa, cioè nello stato naturale, e questo è pure in due modi. Il primo è quando, trovandomi in me stessa, raccolta nell’interno del cuore, senza articolazione di voce o di suono all’orecchio del corpo, Gesù internamente parla. Il secondo è come si fa da noi, e questo succede delle volte stando anche distratta oppure parlando con altre persone. Ma una sola di queste parole basta a raccogliermi se sono distratta, a darmi la pace se sono turbata, a consolarmi se sono afflitta. 


venerdì 19 giugno 2026

Gesù sollecita Luisa ad offrirsi come Vittima perpetua, in continuo stato di sofferenza, per risparmiare gli uomini da nuovi meritati castighi, specialmente da una guerra, e per preparare così la via a nuove grazie di santificazione per lei

 


Ricordo che una mattina, dopo la Comunione, mi disse il Signore: “Figlia, sono tante le iniquità [94] che si commettono, che la bilancia della mia Giustizia sta per traboccare da fuori. Ora sappi che pesanti flagelli verserò sopra gli uomini, specialmente una fierissima guerra, in cui farò strage della carne umana. Ah, sì –proseguì quasi piangendo–, o ho dato il corpo agli uomini, affinché fossero tanti santuari dove dovevo andare e deliziarmi in essi. Loro invece    li hanno cambiati in cloache di marciume e ne è tanto il fetore, che mi costringono a stare lontano da essi. Vedi la ricompensa che ricevo a tanto amore e a tante pene che ho sofferto per loro? Chi mai è stato trattato come Me? Ahi, nessuno! Ma quale ne è la causa? È il troppo bene che li voglio. Perciò proverò coi castighi”. 

Io mi sentivo spezzare il cuore per il dolore; mi pareva che tante erano le offese che gli facevano che, per sfuggire, voleva nascondersi in me, quasi per trovare un rifugio. Sentivo pure [95] tale pena ché gli uomini dovevano essere castigati, che mi pareva che non quelli, ma io stessa dovevo soffrire; anzi, mi pareva che se io avessi potuto, mi sarebbe riuscito più sopportabile soffrire io tutti quei castighi, anziché vedere soffrire gli altri. Cercai di compatirlo quanto più potetti e con tutto il cuore gli dissi: “O Sposo Santo, risparmiate i flagelli che la vostra Giustizia tiene preparati! Se la molteplicità delle iniquità degli uomini è grande, vi è il mare immenso del tuo Sangue, ove potete seppellirle, e così la vostra Giustizia resterà soddisfatta. Se non avete dove andare per deliziarvi, venite in me; Vi do tutto il mio cuore, acciocché Vi riposiate alquanto e Vi deliziate con esso. È vero che anch’io sono una sentina di vizi, ma Voi mi potete purificare e fare quale Voi mi volete. Ma, deh, placatevi! Se è necessario il sacrificio della mia vita, oh, quanto volentieri Ve lo farei, purché vedessi le stesse tue [96] immagini risparmiate”. 

E il Signore, spezzando il mio parlare, riprese a dirmi: “Proprio qui ti volevo! Se tu ti offri a soffrire, non già come fino a questo punto, di tanto in tanto, ma continuamente, ogni giorno, per un certo dato tempo, o risparmierò gli uomini. Vedi come farò: ti metterò in mezzo tra la mia giustizia e le iniquità delle creature e, quando la mia giustizia si vedrà ripiena delle iniquità, in modo da non poterle contenere, e sarà costretta a mandare i fulmini dei flagelli per castigare le creature, trovando te in mezzo, invece di colpire loro, resterai tu colpita. n questo solo modo potrò contentarti e risparmiare gli uomini; diversamente, no”. 

Io restai tutta confusa; non sapevo che dirgli. La natura faceva la sua parte, si spaventava e tremava, ma vedevo il mio buon Gesù che attendeva una risposta, se accettavo o no. Allora, vedendomi quasi costretta a parlare, gli [97] dissi: “O divinissimo Sposo mio, da parte mia sarei pronta ad accettare, ma come si rimedierà da parte del Confessore? Se non ci vuole venire di tanto in tanto, come può essere possibile che venga ogni giorno? Liberatemi da questa croce, che ci vuole il Confessore per liberarmi, e allora tutto sarà combinato tra me e Voi”. 

Allora il Signore mi disse: “Va’ dal Confessore e domandagli l’ubbidienza, se vuole; gli dirai tutto ciò che ti ho detto e starai a ciò che lui dice. Vedi, non sarà solamente per il bene delle creature, che voglio queste sofferenze continue, ma anche per tuo bene. n questo stato di sofferenze purificherò ben bene l’anima tua, in modo da disporti a formare con Me un mistico sposalizio, e dopo questo darò l’ultima trasformazione, in modo che diventeremo tutti e due come due ceri che, messi sul fuoco, uno si trasforma nell’altro e se ne forma uno solo: così trasformerò Me in te [98] e tu resterai crocifissa con Me. Ah, non saresti tu contenta, se potessi dire: lo Sposo è crocifisso, ma anche la sposa è crocifissa. Oh, sì, non c’è nessuna cosa che da Lui mi renda dissimile?” 

Onde, quando potetti parlare col Confessore, gli dissi tutto ciò che il Signore mi aveva detto. Quella parola che il Signore mi disse, “per un certo dato tempo”, (senza notificarmi il tempo preciso che dovevo stare continuamente a soffrire) fu presa da me per una quarantina di giorni, più o meno, mentre ora sono circa dodici anni che continuo a stare 75. Ma sia sempre benedetto Iddio, siano adorati sempre i suoi imperscrutabili giudizi.  

Io credo che se il Signore benedetto mi avesse fatto capire con chiarezza la durata del tempo che dovevo stare a letto, la mia natura si sarebbe molto spaventata e difficilmente si sarebbe assoggettata (sebbene ricordo che sono stata sempre rassegnata; ma non [99] conoscevo allora la preziosità della croce, come il Signore mi ha fatto conoscere nel corso di questi dodici anni), e il Confessore non si sarebbe adattato a darmi l’ubbidienza. Onde così dissi al Confessore: per una quarantina di giorni il Signore voleva che mi desse l’ubbidienza di stare continuamente a soffrire, dicendogli tutto il resto. Con mia sorpresa, perché io lo credevo impossibile, il Confessore mi disse che, se era veramente volontà di Dio, lui mi dava l’ubbidienza e che in realtà non era che non potesse venire, ma piuttosto un po’ di rispetto umano. 

L’anima mia molto si rallegrò, acciocché potessi contentare il Signore e così risparmiare le creature, ma la natura molto se ne afflisse nel sentirsi data questa obbedienza, tanto che per qualche giorno fui molto contristata. Anche l’anima lo sentiva molto, a pensare che dovevo stare tanto tempo senza poter ricevere Gesù in Sacramento, [100] solo ed unico mio conforto. Delle volte mi sentivo una guerra tanto fiera in me, che io stessa non sapevo che cosa mi era avvenuta; molte cose vi aggiungeva pure il demonio, ma il mio buon Gesù rimediò a tutto, ed ecco come eseguì. 


domenica 14 giugno 2026

Cambiamento di Confessore. La prima cosa che il nuovo Confessore le ingiunse per obbedienza fu di assoggettarsi al patire soltanto con la sua autorizzazione

 


Dopo questo ebbi un’altra mortificazione, e fu il dover cambiare confessore, perché essendo lui religioso fu chiamato in convento. Io ero contenta di lui e la maggior parte di quei fracassi 71 detti di sopra succedevano quando lui stava in campagna, specialmente l’ultimo anno che fu confessore,  per il colera che stava nel paese, e vi dimorò sei mesi. 

Onde il mio Confessore non faceva tante parti 72; mi faceva stare un giorno in quello stato di sofferenze e poi veniva. [89] Quindi non stette neppure un mese dacché si era ritirato dalla campagna e si intese che se ne partiva. Questo fu doloroso per me, non perché ci avessi attaccamento, ma per la necessità che avevo. Onde andai dal Signore e gli dissi la mia pena, ed Egli mi disse: “Non volerti affliggere per questo; o sono il padrone dei cuori e posso volgerli e rivolgerli come a Me pare e piace. Se lui ti ha fatto del bene, non è stato altro che un porgitore, che riceveva da Me e lo dava a te. Così farò degli altri: di che temi dunque? Mia cara, fino a tanto che tu avrai l’occhio ora a destra, ora a sinistra, e lo lascerai posare ora sull’una e ora sull’altra cosa e non avrai l’occhio fisso in Me, non potrai camminare spedita per la via del Cielo, ma andrai sempre zoppicando e non potrai seguire l’influsso della Grazia. Perciò voglio che con santa indifferenza guardi tutte le cose che intorno a te succedono, stando tutta intenta a Me solamente”.   

[90] Onde dopo queste parole, il mio cuore acquistò tanta forza, che poco o niente soffrii una tanta perdita di chi tanto bene aveva fatto all’anima mia.  

Così successe che cambiai confessore e ritornai al Confessore che mi confessava quando ero piccola 73. Ma sia sempre benedetto il Signore, che si serve di quelle stesse vie che sembrano a noi contrarie e quasi che dovrebbero portare danno all’anima nostra, per il maggior bene nostro e per la sua gloria. Così avvenne che incominciai ad aprire l’animo mio, ché fino a quel punto non avevo detto niente a nessuno; per quanto sforzo facessi, non ci riuscivo, anzi, più impotente mi vedevo a dire le cose del mio interno. Era tanto il rossore che sentivo al solo pensare di dire queste cose, che vedevo essere più facile dire i più brutti peccati 74. Donde procedesse, non so dirlo: da parte [91] del Confessore credo di no, perché egli era tanto buono, fiducioso, dolce, paziente nel sentire; prendeva una cura esattissima dell’anima, aveva l’occhio su tutto, affinché si potesse camminare dritto. Da parte mia, neppure, perché mi sentivo un intoppo sull’animo e avevo tutta la volontà di liberarmi e    di sentire almeno come la pensava il Confessore, ma mi sentivo impossibilitata a farlo. Per me,   credo che ci fu una permissione del Signore. 

Onde, trovandomi col nuovo Confessore, incominciai a poco a poco ad aprire il mio interno. Il Signore molte volte mi comandava che manifestassi al Confessore ciò che Lui mi diceva, e quando io non lo facevo, il Signore mi riprendeva, mi rimproverava severamente e delle volte giungeva a dirmi che se ciò non avessi fatto, Lui non sarebbe più venuto. Questa è per me la pena più amara, [92] che tutte le altre pene, confrontate con questa, non mi sembrano altro che fili di paglia. Perciò, era tanto il timore che ancora veramente non ci venisse, che facevo quanto più potevo a manifestare il mio interno. È vero che delle volte mi costava molto, ma il timore di perdere il mio caro Gesù mi faceva superare tutto. Da parte del Confessore ero pure spinta a dirgli donde procedesse un tale stato, che cosa mi succedeva quando stavo in quell’assopimento, quale ne era la causa. Ora mi comandava di manifestarlo, ora mi costringeva coi precetti d’ubbidienza ed ora mi metteva innanzi il timore che potessi vivere nell’illusione e nell’inganno, vivendo a me stessa, mentre se avessi manifestato al Sacerdote, avrei potuto stare più sicura e tranquilla, perché il Signore non permette mai che il sacerdote s’inganni quando l’anima è obbediente. Così Gesù Cristo mi spingeva da una parte, il Confessore dall’altra. Mi pareva delle volte che se la intendessero [93] tutti e due insieme, il Confessore e Gesù Cristo. Così riuscii a manifestare l’animo mio. Ciò non faceva il Confessore passato, non mi faceva nessuna domanda, non cercava di sapere che cosa mi succedeva in quello stato di assopimento, donde io stessa non sapevo come uscire a parlare di queste cose. La cura che si prendeva era che stessi rassegnata, uniformata al volere di Dio, a sopportare la croce che il Signore mi aveva dato, tanto che, se delle volte mi vedeva un po’ infastidita, ne soffriva grande dispiacere. 

Dunque, avvenne che passai circa un altro anno con questo Confessore nello stesso stato detto di sopra. Onde, siccome il Confessore sapeva donde procedesse quello stato di sofferenza, mi diceva che quando Gesù Cristo volesse che mi venissero le sofferenze, andassi da lui a chiedere l’obbedienza.


giovedì 11 giugno 2026

Luisa si piega con la Grazia alle pene che le vengono dai sacerdoti. Gesù, in occasione del colera, la mette sul lucerniere, rendendo pubblica la sua condizione di vittima

 


[86] O Dio, che pena, quante lacrime ho versato! Quante volte pensavo che ero disobbediente! Dicevo tra me: “Come quella virtù, che al Signore è la più gradita, è da me tanto lontana? Che cosa può fare e sperare di bene un’anima disobbediente?”  

Molte volte mi lamentavo con Nostro Signore e delle volte giungevo fino a risentirmi; e quando voleva che accettassi le sofferenze, resistevo quanto più potevo. Ma il Signore, quando vedeva che incominciavo a resistere, faceva vedere che non mi curava e non mi diceva più niente, e poi, all’improvviso, veniva a sorprendermi. 

Ciò che poi diceva il Confessore è perché delle volte non voleva che cadessi in quello stato, ma ciò non stava in mio potere. È pur vero che sono stata disobbediente e che non sono stata mai buona a nulla. Ma ricordo pure che la pena più straziante per me era il non potere obbedire. 

[87] In questo periodo di tempo, ricordo che ci fu il colera 70 e un giorno pregavo il mio buon Gesù che facesse cessare questo flagello, ed Egli mi disse: “Ti contenterò, purché accetti di offrirti a soffrire ciò che voglio”.  

Io gli dissi: “Signore, no, non posso. Voi sapete come la pensano. Se il fatto passasse tra me e Voi solamente, sarei stata prontissima ad accettare tutto”.  

Ed Egli mi disse: “Figlia mia, se o avessi pensato a quello che pensavano e che dovevano fare di Me gli uomini, non avrei operato la Redenzione dell’umano genere. Ma o avevo l’occhio alla loro salvezza e, quando vedevo persone che di Me mal pensavano e che davano occasione di farmi più soffrire, l’amore grande che mi divorava mi faceva offrire quelle stesse pene che loro mi davano per la loro salvezza. Ti sei dimenticata che quello che voglio da te è l’imitazione della mia Vita e che ti farò parte di tutto ciò che soffrii? Non sai tu che [88] l’atto più bello, più eroico e più gradito a Me e che mi devi offrire, è quello di offrirti per quelli stessi che ti sono contrari?”. 

Io restai muta, non seppi che rispondergli; accettai tutto ciò che il Signore voleva, e così, fino  alla sera, fui sorpresa da quello stato di sofferenza e vi stetti tre giorni continui. E dopo che mi riebbi non s’intese più niente, che ci fosse il colera. 


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Gesù le spiega che è stato Lui, a renderla dipendente dalla Chiesa, per sottolineare l’importanza della sua missione: “Ora, figlia mia, anche tu sei unica nella mia Mente, e sarai anche unica nella storia; e non ci sarà, né prima di te, né dopo, un'altra creatura a cui farò avere, come costretto da necessità, l'assistenza dei miei Ministri. Avendoti scelta per deporre in te la Santità, i beni, gli effetti e l'Atto della mia Suprema Volontà, era conveniente, giusto, decoroso, per la stessa Santità che contiene il mio Volere, che un mio Ministro ti assistesse e fosse il primo depositario dei beni che la mia Volontà contiene, e dal suo grembo farli passare in tutto il corpo della Chiesa… E perciò, come affidammo la mia Mamma a S. Giovanni, per far deporre in lui, e da lui alla Chiesa, i tesori, le grazie e tutti i miei insegnamenti che nel corso della mia Vita, stando affidata a Me e facendole da Sacerdote, Io deposi in Lei come in un santuario, e tutte le leggi, i precetti, le dottrine che la Chiesa doveva possedere, e Lei, fida qual era e gelosa anche d'una mia parola, perché non si sperdessero li depose nel mio fido discepolo Giovanni, sicché la mia Mamma tiene il primato su tutta la Chiesa, così ho fatto di te: dovendo servire il "Fiat Voluntas Tua" a tutta la Chiesa, ti ho affidata a un mio Ministro, affinché deponga in lui tutto ciò che ti manifesto sulla mia Volontà”. (Volume XV, 11 luglio 1923). 

A causa della sua condizione di vittima e della sua impossibilità ad alzarsi dal letto per più di 64 anni, Luisa non solo dipendeva dai suoi confessori (quindi dal suo vescovo) per continuare a vivere, ma dovette sottoporre la sua vita interiore ed esteriore al loro esame. Dover dire o scrivere tutto quello che passava tra lei e Gesù, fu per Luisa una croce particolarmente sentita. Molte volte chiese al Signore di liberarla da questa dipendenza, ma il Signore non volle. Questa trasparenza nei riguardi dei rappresentanti della Chiesa fece scrivere al P. Franzé OFM, prefetto per i processi di beatificazione, in una lettera del 20.07.1931 al P. Palma, Superiore generale dei PP. Rogazionisti e successore di Sant’Annibale M. Di Francia: “A me, che sono Religioso Regolatore, dà tanto conforto l’avere avuto assicurazione, che in così lunga sequela di anni, i medici, i Confessori, gli Arcivescovi Ordinari, non abbiano mai, dopo prove esaurienti, scoperto frode alcuna”.  

69 - Fino all’età di 20 o 21 anni.  

70 - L’anno 1887. 


domenica 7 giugno 2026

Una nuova croce durissima per Luisa: essere soggetta, come Vittima, alla potestà dei Sacerdoti. Sofferenze penosissime che ebbe da sopportare da parte loro

 


E quando fu giunto il tempo che lui se ne andò in campagna, una mattina, dopo la Comunione, il Signore mi fece capire che dovevo essere sorpresa da quello stato e mi invitò a tenergli compagnia col partecipare alle sue pene; ed io subito gli dissi: “Signore, come farò? Il Confessore non ci sta;   chi mi deve liberare adesso? Vuoi forse farmi morire?”  

E il Signore mi disse solamente: “La tua fiducia deve essere solo in Me. Sta’ rassegnata, ché la rassegnazione rende l’anima luminosa, fa stare a posto tutte le altre passioni, in modo che o, attirato da quei raggi di luce, ci vado nell’anima, [82] la informo tutta in Me e la faccio vivere della mia stessa Vita”.  

Io mi rassegnai alla sua santa Volontà, offrii quella Comunione come l’ultima della mia vita e gli diedi l’ultimo addio a Gesù in Sacramento. Ma, sebbene rassegnata, la natura la sentivo tanto che tutto quel giorno non feci altro che piangere e pregare il Signore che mi desse la forza. In verità, mi riuscì troppo amaro il fatto, e senza pensarlo né saperlo mi trovai con una nuova e pesante croce, che credo che sia stata la più pesante che ho avuto in vita mia.  

Mentre stavo in quello stato di sofferenze, da me non ci pensavo altro che a morire e a fare la Volontà di Dio. Da parte della famiglia, che anche soffriva a vedermi in quello stato, cercavano di mandare a chiamare qualche sacerdote; e uno non voleva venire da una parte e un altro dall’altra. Dopo dieci giorni [83] ci venne il Confessore che mi confessava quando ero piccola 64, e successe che anche quello mi fece riavere da quello stato. Allora mi avvidi della rete in cui il Signore mi aveva involta. Da qui ebbi una guerra da parte dei sacerdoti 65. Chi diceva che era finzione; chi, che ci volevano le bastonate; altri che mi volevo far credere santa; chi soggiungeva che ero indemoniata, e tante altre cose, che a dirle tutte sarebbe troppo lunga la storia. Onde con queste idee nelle loro menti, quando succedevano le sofferenze e la famiglia mandava a chiamare qualcuno, facevano parti 66 tanto strane, che la povera famiglia ha sofferto molto; specialmente la povera mamma, quante lacrime ha versato per me! Ah, Signore, ricompensatela Voi!  O mio buon Signore, quanto    ho sofferto da questa parte! Tu solo sai tutto. 

Onde chi può dire quanto [84] mi riuscì amaro questo fatto, che per liberarmi da quello stato di sofferenze ci volesse il Sacerdote? Quante volte ho pregato, versando lacrime amarissime, che mi liberasse! Quante volte ho fatto delle positive resistenze al Signore, quando Lui voleva che mi offrissi come vittima ed accettassi le pene, e gli dicevo: “Signore, promettimi che mi liberate Voi e allora accetto tutto; altrimenti no, non voglio accettare”. E resistevo il primo giorno, il secondo, il terzo... Ma chi può resistere a Dio? Me ne diceva tante che alla fine ero costretta a sottopormi alla croce 67.  

Altre volte gli dicevo di cuore e con confidenza: “Signore, come è stato che hai fatto questo, come? Tra me e Voi adesso avete voluto mettere un terzo, e questo terzo non vuole prestarsi. Vedi, potevamo stare tanto contenti tutti e due: quando mi volevate al patire, io subito accettavo, perché sapevo che Voi stesso mi dovevate [85] liberare. Adesso no, ci vuole un’altra mano, ve ne prego, liberatemi, che staremo più contenti tutti e due”. 

Delle volte fingeva di non ascoltarmi e non mi diceva niente; altre volte, poi, mi diceva: “Non temere, o sono Colui che dà le tenebre e la luce. Verrà il tempo della luce. È mio solito che le mie opere le manifesti per mezzo dei sacerdoti”. 68

Così passai 3 o 4 anni 69 in queste contraddizioni da parte dei sacerdoti. Molte volte mi assoggettarono a prove durissime; giungevano a farmi stare in quello stato di sofferenze, cioè, impietrita, inabile a qualunque minimo moto, neppure a poter prendere una goccia d’acqua diciotto giorni, più o meno, quanto a loro piaceva. Lo sa solo il Signore ciò che io passavo in quello stato. E dopo che venivano non avevo neppure il bene che mi fosse detto almeno: “Abbi pazienza, fa’ la Volontà di Dio”, ma ero rimproverata come capricciosa e disobbediente. 

Luisa Piccarreta