domenica 31 maggio 2026

Sant’Adalberto di Praga La storia sconosciuta dell’Apostolo della Prussia


 

Che vengano qui per rimanere in adorazione davanti a mio Figlio

 


Il diario di un sacerdote in preghiera


Al Santuario di Nostra Signora di Knock, Irlanda


Nostra Signora parlò così:

Desidero, mio caro figlio, che Knock diventi un luogo di pellegrinaggio per i sacerdoti.¹ Farò di Knock un luogo di guarigione per i miei figli sacerdoti. Li riporterò alla purezza e alla santità di vita. Li attirerò nella mia compagnia. Darò loro una parte dell'intimità sacra con me che fu la porzione assegnata a San Giuseppe, mio sposo castissimo, e a San Giovanni, mio figlio adottivo. Qui a Knock desidero manifestarmi ai sacerdoti come Vergine Sposa e Madre. Questo è un segreto che ho custodito nel mio cuore per questo tempo di prova per la Chiesa. A ogni sacerdote che desidera e mi chiede, darò la grazia di vivere nella mia presenza come Vergine Sposa—questa fu la vocazione data a San Giuseppe—e di vivere nella mia presenza come Madre—questa fu la vocazione data a San Giovanni quando, dalla Croce, mio Figlio affidò me a lui, e lui a me.

Desidero che i sacerdoti cominciano a venire a Knock. Desidero che vengano con i loro vescovi. Il desiderio del mio Cuore misericordioso e Immacolato è che Knock diventi una sorgente di purezza, santità e rinnovamento per tutti i sacerdoti, iniziando con quelli dell'Irlanda. Ho aspettato fino ad ora per rivelare questo progetto del mio Cuore. Il tempo è breve. Che i sacerdoti vengano a me qui a Knock. Aspetto loro come Vergine Sposa e come Madre. Che vengano a lavarsi nel Sangue dell'Agnello, mio Figlio, e a essere uniti a Lui, Sacerdote e Vittima, nel Mistero del suo Sacrificio.¹

Knock è per tutti i miei popoli, ma fu, dall'inizio, destinato a essere un luogo di guarigione e di abbondanti grazie per i sacerdoti. Che questo sia fatto conoscere ai vescovi e sacerdoti della mia Chiesa. Desidero ardentemente essere la Vergine Sposa e Madre di tutti i sacerdoti. Nell'intimità sacra con me troveranno la santità che mio Figlio desidera dare a ognuno di loro: una santità radiante, una santità che illuminerà la Chiesa in questi ultimi giorni con la luminosità dell'Agnello.²

Che vengano qui per rimanere in adorazione davanti a mio Figlio, l'Agnello che fu immolato. Che si lavano nel suo Sangue prezioso cercando l'absoluzione da tutti i loro peccati. Che affidano e consacrano loro a me come Vergine Sposa e Madre. Dio Onnipotente farà grandi cose in loro e attraverso loro. Desidero così che Knock diventi per tutti i sacerdoti una fonte di acqua vivente, un luogo di guarigione, di comfort e di rinnovamento.³

Le mie mani sono sempre elevate in supplica per i miei figli sacerdoti, e il mio Cuore è pronto per riceverli qui.

Lascia che vengano a me e mi manifesterò a ciascuno come la Mediatrice di tutte le grazie e come l'aiuto dato loro da Dio nel loro ministero sacerdotale.¹ Io sono la Nuova Eva data al Nuovo Adamo — e data da Lui dalla Croce a tutti i Suoi sacerdoti, a quelli chiamati da Lui a continuare la Sua missione di salvezza nel mondo. Io, la Signora di Knock, sono la Vergine Sposa e Madre di tutti i sacerdoti. Lasciate che vengano a me e, in compagnia di San Giuseppe e San Giovanni, assaggino la mia dolcezza. È per questo motivo che ti ho portato qui. Voglio che tu sia il primo a consacrarti a me come Vergine Sposa e Madre. Voglio che tu modelli la tua vita su quella di San Giuseppe e San Giovanni. Vivi nella mia sacra intimità. Condividi ogni cosa con me.² Non c'è bisogno che tu o qualsiasi sacerdote rimanga solo. Il mio Cuore è aperto a tutti i miei figli sacerdoti, e a coloro che lo chiedono, non rifiuterò la grazia di una speciale intimità con me, una partecipazione alla grazia unica data a San Giuseppe e San Giovanni all'inizio. Questa fu la grazia che diedi all'Arcidiacono Cavanagh in questo stesso luogo.³ Dal suo posto con me in cielo, intercede per i sacerdoti d'Irlanda e per tutti i sacerdoti. E ora ti benediciamo, nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

5 febbraio 2008

Preghiera alla SS. Trinità

 


Santissima  Trinità, mistero  di  solitudine  e  di  comunione, Padre,  Figlio  e  Spirito  Santo, dal  profondo  del  mio  cuore  io  ti  amo, e  nella  mia  povertà  ti  adoro. Desidero,  con  tutto  il  cuore, con  tutta  l’anima, con  tutte  le  forze, occupare  quel  posto a  cui  Tu  mi  chiami nell’eterna  Festa  di  Comunione, nella  quale il  Padre  si  alza  a  servire  i  suoi  eletti, il  Figlio  si  immola  e  si  offre, liberamente  e  per  amore, come  vero  cibo, lo  Spirito  Santo  colma  i  cuori di  ogni  pace  e  consolazione. Per  questo,  mio  Dio, mi  consacro  a  te  senza  riserve, mi  offro  a  te  senza  misura, mi  abbandono  con  immensa  fiducia alla  tua  adorabile  provvidenza, chiedendoti solo  il  dono  di  una comunione  sempre  più  perfetta con  te  e  con  tutti  i  miei  fratelli. Riempi  il  mio  cuore,  o  Dio, di  una  fiducia  sempre  più  grande perché  io  possa  accogliere  la  tua Volontà  con  piena  conformità  e  vera  carità. Santissima  Vergine  Maria, Madre  del  nostro  Dio  e  Signore  Gesù  Cristo, Figlia  Amata  del  Padre, Sposa  dello  Spirito  Santo, che  incessantemente  siedi  al Banchetto  Divino  della  Perfetta  Carità, sostieni  con  la  tua  potente  intercessione i  miei  desideri  di  bene e  la  mia  volontà  di  appartenere all’amore  di  Dio. Al  Padre,  al  Figlio,  allo  Spirito  Santo, attraverso  di  te,  Vergine  Maria, io  affido  liberamente  e  volontariamente  la  mia  vita per  giungere  alla  festa  d’amore  alla  quale, nella  sua  infinita  misericordia, il  mio  Signore  e  mio  Dio  mi  invita con  voce  di  gioia  e con  silenzio  d’amore. 

Suscipe  me  Domine, secundum  eloquium  tuum  et  vivum et  non  confundas  me ab  expectatione  mea  (Sal  118,116). 

[Sostienimi  Signore, secondo  la  tua  promessa  e  avrò  la  vita, non  deludere  la  mia  speranza] 

Maranathà,  vieni,  Signore  Gesù  Cristo!

don  Claudio  Girardi


Premessa del Padre 39 - Parte 3, Messagio di Giovanni nel luogo santo

 


Il 5.05.2023 nel luogo sacro

Messaggio di Giovanni

Figlia Mia. Io, il tuo Giovanni, sono venuto per dire e delineare oggi a te e ai figli della terra del tempo finale, quanto segue.

Figlio Mia. Il santo Angelo del Signore e Creatore Mi ordinò di dire questo a voi figli del tempo finale. Egli disse: “Giovanni, Mio amato figli, per favore conserva nel Tuo cuore tutto ciò che Io, il tuo Angelo del Signore e Creatore, qui ti mostro, dico e spiego. Comunicalo SOLO ai figli del tempo finale, alla fine dei tempi e conserva, così Mi ripeté, tutto nel Tuo cuore, finché giunge questo tempo.

Figlia Mia. Accadranno tante cose terribili ai figli del mondo del tempo finale, ma è ESTREMAMENTE importante per loro sapere che se restano SEMPRE fedeli e abbandonati, non hanno nulla da temere!

La mano protettrice del Padre è sempre su di loro, ma arriveranno sui figli di Dio giorni duri e portanti disperazione. Gesù disse: “Non temete” e Io, il tuo Angelo del Signore e Creatore, dico ai figli veramente fedeli: “Non temete perché il Signore e Padre si prende cura di voi che siete realmente fedeli e adoranti. Cosa vi può accadere, Mi chiedo, se il Padre veglia su di voi e provvede a voi?”

Figlia Mia. L’Angelo del Signore e Padre poi Mi mostrò tante immagini. Vidi i figli del tempo finale disperati e increduli cioè vidi come vennero colpiti dai dubbi e dall’ incredulità. Sempre nuovamente dovevano rafforzarsi. Era la Parola di Dio che li mantenne saldi e sulla retta via ed era la loro fede profonda e ferma in Gesù Cristo che li mantenne fermi ma dovevano sempre ricordarsene e rifletterci perché il diavolo li attaccava di continuo e sempre di nuovo c’erano momenti di dubbio. Dio però mantenne la Parola e li protesse e EGLI donò loro un libro che li avrebbe custoditi per secoli fino a questo ultimo tempo, in cui trovarono forza e conoscenze: sono i Vangeli di Nostro Signore Gesù Cristo e molto altro che inizialmente fu tramandato a voce e poi fu scritto e l’Angelo disse:” Giovanni, Mio amato figlio, ciò che Tu vivi, la Tua conoscenza, la Tua esperienza, la Tua “vita” e ciò che Ti fu raccontato, scrivilo per i cristiani posteri perché la vera fede andrà perduta, la Sua Parola sarà cambiata, ma i figli trarranno forza dal sacro libro alla cui realizzazione tu parteciperai.”

Questo, disse l’Angelo, a Me, il tuo Giovanni ed è veramente il libro, figlia Mia, con cui Gesù vi fa conoscere, la Sua vita, le Sue opere, i Suoi miracoli, il Suo insegnamento così come tutto ciò che là vi è riassunto, il quale vi illustra sempre di nuovo la gloria e l’onnipotenza del Padre e del Figlio e il Suo grande, grandissimo amore per il Suo popolo prescelto- per voi, figli Miei,- a dare speranza a ciascun figlio che prende a cuore questo libro perché da esso ricava tutta la forza di cui ha bisogno per ritornare al Padre, che lo creò come Creatore di tutti i figli di Dio, per puro e profondo amore paterno.

 “Gesù è la Via per il Padre. Dillo continuamente ai figli nella fine dei tempi, Mio amato figlio. Non c’è un'altra via, anche se così tanti osano dire altrimenti!”

Figlia Mia. L’Angelo del Signore incaricò Me, il tuo Giovanni, di accompagnarvi passo dopo passo in questo tempo finale.

Così come Mi ordinò di scrivere molte altre cose per sostenere i posteri, voi figli, così Mi ordinò di rivelare solo alla fine dei tempi il libro, che Io scrissi e per comando mangiai pur portando amarezza al Mio stomaco. Questo lo faccio attraverso di te figlia Mia, e ti ringrazio di cuore di scrivere per Me. Amen.

Comunica ai figli oggi che: L’unica via per il Padre è Gesù! Solo LUI è la Via per il Nuovo Regno! Solo attraverso di Lui voi tutti potrete resistere senza cadere nelle grinfie del maligno! Solo grazie a LUI sarete elevati e non cadrete nell’ inferno come “insetti nocivi”, che Io vidi, alla fine dei tempi.

Dillo loro da parte Mia, dal loro Giovanni, che sono venuto per la salvezza della loro anima, in modo che nessuno figlio vada perduto e ognuno si prepari e possa essere elevato da Gesù. Amen.

Il tuo Giovanni. Apostolo e “prediletto” di Gesù. Amen.

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SE MI APRI LA PORTA...

 


Lasciati condurre


Se vuoi liberarti dalle insidie dell'amor proprio, soffocalo con la lode incessante d'amore. Ciò ti gioverà assai più che combatterlo direttamente.

Le vere Piccolissime della "laus perennis" sono umili, semplici e si lasciano condurre. Non dicono mai di no, non fanno mai le offese, le testarde; vivono tranquille e fiduciose nel loro Gesù, nella falange delle anime privilegiate in cui sono state attirate.

Distàccati da quanto sa di umano e transitorio; stammi sempre attorno, consolami con l'incessante atto d'amore, fervente e amoroso. Esso è nascosto alle creature ma, come dardo infuocato, viene di continuo a toccare deliziosamente il mio Divin Cuore e quello della Madre Celeste.

La cosa, come vedi, è semplicissima. E così tutte le tue apprensioni e desideri, che dal pensiero si comunicano ai sentimenti, scompaiono. L'atto incessante d'amore, occupando mente e cuore, ti impedisce il turbamento, mentre dà morte completa al tuo voler essere autonoma. Esso equivale all'indifferenza virtuosa, per cui tu rinneghi te stessa per il tuo Dio, il tuo prossimo, per la tua stessa salvezza. Diventi come un corpo quando è addormentato dall'anestesia. Sotto i ferri del chirurgo si lascia tagliare a piacimento durante l'operazione.

Questo letargo mistico è la "laus perennis", dove il Divin Chirurgo fa tutto quanto è necessario per la santificazione delle anime sottoposte alle sue divine operazioni, ai suoi tagli provvidenziali e amorosi.

Questo atto incessante d'amore deve assorbire talmente, da non esservi più posto per altro; deve estinguere ogni smodato desiderio, ogni puerile soddisfazione. Per l'atto incessante d'amore Io ho promesso non solo le mie compiacenze, ma ancora il mio premio.

Se tu, in qualunque circostanza, ti lasci assorbire da esso, otterrai forza, pazienza e gioia. Se vuoi consolazioni durature e intime, non interrompere l'incessante atto d'amore!

Tale lode è l'incenso offerto dalle mie Piccolissime; è la manna che si adatta a tutti i gusti, che ha tutti i sapori desiderabili.

Più amore avrai per Me e più corrisponderò col mio, che è infinito. Se vuoi, puoi divenire così accesa d'amore, da non poterlo più sopportare.

Più ti vedo assidua e attenta alla "lode incessante", più ti investirò del mio Spirito, del mio amore... Io Mi sono obbligato a fare di voi il mio più sensibile amore. Manterrò sempre la mia divina parola.

Fortunata l'anima Piccolissima! Essa acquista sul mio Cuore dei diritti incancellabili e resta unita al mio Cuore con vincoli di perpetua figliolanza divina.

Deve crescere questa falange eletta. Un giorno non lontano si farà esercito.

DON RENZO DEL FANTE


San Leonardo da Porto Maurizio Il frate che donò alla Chiesa la Via Crucis


 

Voglio tutto quello che vuole Gesù, costi quel che costi

 


Ho passato una notte di tormenti. Le tre ore di adorazione furono una tortura. Se San Silvestro non mi avesse trattenuta, avrei ceduto alla tentazione... Quale cambiamento si operò nell'anima mia stamane alla S. Messa del Padre!...

Si fece tanta luce nell'animo mio, e Gesù mi ha fatto conoscere quanto sia preziosa la croce e la sofferenza... mi sono perduta nel suo cuore...

O Gesù, non venga mai meno in me il coraggio di compiere la Tua Divina Volontà per la maggior Gloria di Dio!

Durante tutto il tempo della S. Messa vidi sempre una bianca colomba volare dolcemente sopra il Padre e l'Altare. Era l'emblema del Divino Spirito, che scendeva con l'abbondanza dei Suoi Doni!

Nel pomeriggio mentre pregavo, fui come assorbita in Dio, e vidi non con gli occhi materiali che neppure sapevo di essere in terra, un gruppo di anime di Religiose e Sacerdoti, e un gruppo di Religiose separate, in gran luce. Gesù mi fece comprendere come le mie lotte e sofferenze avevano illuminate quelle anime. lo domandai perché il gruppo delle Religiose erano separate, e Gesù mi rispose: QUELLE RELIGIOSE MI HANNO FATTO TANTO SOFFRIRE, CON LE LORO RESISTENZE E DISUBBIDIENZE, E LA TUA UBBIDIENZA AL PADRE, MI PROCURAVA TANTA CONSOLAZIONE, E HA OTTENUTO LA LUCE A QUESTE ANIME. Dicendo io, come mai l'avessi tanto consolato, mentre tante volte mi parve di essere ribelle, Gesù mi assicuro che la mia volontà è sempre stata sottomessa. Quanto è buono Gesù, coi deboli e miserabili! ed io che farò? La Volontà di Dio, costi quello che costi - Ubbidienza... usque ad mortem - Per la salvezza delle anime acconsentire a qualunque sacrificio.

Di Madre M. Pierina De Micheli Apostola del Volto Santo


Il Santo Rosario: morire con il Rosario

 


È certamente una grazia particolare andare incontro alla morte con la corona del Santo Rosario fra le mani. Parecchi santi l'hanno chiesta e l'hanno ottenuta. Stringere la corona del Rosario fra le mani significava per loro stringere la mano stessa della Madonna che li assisteva nei travagli della morte per condurli poi in Paradiso.  

È significativo l'esempio del beato Stefano Bellesini, agostiniano, devotissimo della Madonna del Buon Consiglio e della Madonna del Rosario. Egli amava particolarmente portare sempre indosso la corona del Rosario per baciarla spesso e per segnarsi con essa. Col passare degli anni, egli chiese alla Madonna di poter morire con una malattia che non gli turbasse la lucidità della mente, in modo da poter recitare le sue preghiere preferite, specialmente la Coroncina a Maria Santissima della Cintura e la corona del Santo Rosario.  

Il Beato fu esaudito pienamente dalla bontà del Cuore della divina Madre, che riempiva tutta la sua vita, e il pittore del beato Stefano, dovendo preparare un quadro, ha potuto ritrarlo proprio così, tutto raccolto in preghiera dinanzi all'immagine della Madonna del Buon Consiglio, mentre sgrana piamente la corona del Santo Rosario. L'ultimo giorno della sua vita, infatti, il beato Stefano poté trascorrerlo in tutta tranquillità pregando senza interruzione con la Liturgia delle ore, con i Salmi penitenziali, con la meditazione sulla Passione e Morte di Gesù, con la novena della Purificazione, con la coroncina alla Madonna della Cintura e con la corona del Santo Rosario. Quando il Beato stava per iniziare la coroncina alla Madonna e la corona del Santo Rosario, il padre Priore, pensando che fosse troppo stancante, gli consigliò di potersi dispensare da quelle due corone; ma il Beato gli rispose subito con molta serietà e dolcezza: «Come volete che io compaia al Tribunale di Dio senza aver recitato prima la Coroncina della Madonna, e il Rosario con le Litanie?». E così, poco dopo la recita del Santo Rosario, il Beato placidamente passò da questa vita sulla terra alla vita del Regno dei Cieli. Anche san Luigi Maria Grignion da Montfort raccomandava a tutti senza stancarsi: «Recitate ogni giorno l'intero Rosario, perché al momento della morte benedirete il giorno e l'ora in cui mi avrete creduto».  

 

Al Rosario l'ultimo bacio della vita  

Vogliamo chiedere anche noi la grazia di poter morire con il Santo Rosario fra le mani? Ma, per questo, dobbiamo sforzarci di amare la santa corona, di portarla sempre con noi, di venerarla e di usarla santamente con la recita del Rosario più frequente possibile; e magari ogni sera, prima di addormentarci, seguire la raccomandazione di santa Bernardetta che diceva: «Alla sera, quando andate a dormire, prendete la corona; addormentatevi recitandola; farete come quei bambini che si addormentano chiamando con voce sempre più fioca: mamma ... mamma». Dio voglia che si possa morire proprio così, con la corona in mano, invocando la divina Mamma!  

Se siamo fedeli alla recita giornaliera del Santo Rosario, dobbiamo ricordare anche la riflessione che scrisse il beato Columba Marmion sui sentimenti da avere nell'ora terribile del passaggio da questo mondo al cospetto di Dio, come lui stesso sperimentò. Scrive infatti il beato Marmion: «Se ogni giorno abbiamo ripetuto spesso alla Vergine: "Madre di Dio pregate per noi ... adesso e nell'ora della nostra morte", quando sarà l'istante in cui l'adesso e l'ora della nostra morte saranno un solo e stesso momento, saremo sicuri che la Vergine non ci abbandonerà». 

 Nella vita di san Giovanni Battista De Rossi si legge che, essendo moribondo, durante uno svenimento, un sacerdote suo devoto ne approfittò per prendersi la corona del Rosario. Non appena il Santo si riebbe, però, si rese subito conto di non aver più la corona del Rosario e la chiese con ansia per potersi presentare al giudizio di Dio tenendola fra le mani.  

Noi siamo in molti, forse, a ricordare la salma di san Pio da Pietrelcina, esposta per più giorni nel santuario mariano di San Giovanni Rotondo. Il Santo stigmatizzato aveva la corona del Rosario fra le mani: quella corona della Madonna da lui venerata e adoperata come forse nessun Santo mai ha fatto, quella corona che è stata la compagna più fedele della sua vita di preghiera e del suo ministero apostolico, quella corona su cui egli ha fatto passare fiumi di Ave Maria per ottenere fiumi di grazie e di benedizioni per tutti; con quella corona benedetta egli ha chiuso la sua lunga vita crocifissa passando dalla terra al Cielo.  

Amiamo anche noi il Rosario perché ci accompagni in vita, ripetendo anche noi con il beato Bartolo Longo: «o Rosario benedetto di Maria... tu ci sarai conforto nell' ora di agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne».  

Padre Stefano Manelli


«Abbiate fiducia. Io ho vinto il mondo! »

 


«Abbiate fiducia, anche quando siete deboli e impotenti, perché mediante la debolezza della croce, io ho vinto il mondo e ottenuto ogni potere.

Abbiate fiducia, anche se vi sentite materialmente sprovveduti, diseredati, inferiori, perché è moralmente e spiritualmente che ho vinto il mondo.

Abbiate fiducia, anche quando le prove si moltiplicano, perché attraverso la sofferenza ho vinto il mondo e portato la gioia all'umanità.

Abbiate fiducia, anche quando la mia Chiesa è terribilmente perseguitata, perché proprio con la mia condanna a morte ho vinto il mondo e trionfato sui miei avversari.

Abbiate fiducia, anche se constatate che taluni miei fedeli mi abbandonano, perché con la mia solitudine ho vinto il mondo e attiro a me tutti gli uomini.

Abbiate fiducia, anche quando il mio regno sembra subire rovesci e siete testimoni di sconfitte, perché con il fallimento del Calvario ho vinto il mondo, e riportato una vittoria nell'al di là.

Abbiate fiducia, anche quando vedete trionfare l'ingiustizia, perché attraverso un processo ingiusto ho vinto il mondo e ristabilito la giustizia.

Abbiate fiducia, nonostante tutto, perché la mia vittoria è definitiva! »


L'ignoranza verso i segni del tempo è come il camminare di un cieco in un luogo sconosciuto.

 


Sia lodato Gesù Cristo! Oggi siete pochi in confronto al gran numero di persone che di solito portano gioia al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio. La disobbedienza del popolo di DIO verso il suo Creatore ha causato molto disastro nella storia. L'ignoranza verso i segni del tempo è come il camminare di un cieco in un luogo sconosciuto. Alcuni non hanno riconosciuto i segni, per questo il drago ha cominciato a sputare il fuoco del male. Svegliati, riconosci almeno ora dov'è la tua salvezza! Pregate, digiunate, rinunciate e offrite i vostri dolori e voi stessi a Dio sull'altare. Sacrificate e offrite i vostri doni per le mie intenzioni, affinché il mio Cuore e il Cuore di mio Figlio comincino a regnare nel mondo. Sottomettete i vostri desideri alla Santa Volontà di Dio, in modo da non impedire l'avvento della pace di Dio nei vostri cuori, nei cuori degli individui che fanno guerra tra loro e nelle nazioni che fanno guerra tra loro.

Il Mio Cuore invita ancora specialmente voi sacerdoti, miei amati figli, a riconoscere i segni dei tempi. Sii la luce di Dio per il popolo, non l'oscurità. Non abbandonate la preghiera, altrimenti non vedrete i segni. Prenditi cura della purezza dei tuoi pensieri e delle tue azioni, delle tue anime e dei tuoi corpi. La consacrazione quotidiana attirerà credenti e miscredenti. Se non ti ritiri dal mio Cuore sentirai la mia presenza. Io sono vostra Madre, perciò non vi abbandonerò. Coopera con il mio Cuore!

Vi benedico tutti, specialmente coloro che soffrono.

Kurescek, 5 ottobre 1991.


Il dramma della fine dei tempi

 


La Chiesa durante la tempesta.

( Sesto articolo agosto 1885 )


San Gregorio Magno, nei suoi luminosi commenti su Giobbe, apre le più profonde prospettive su tutta la storia della Chiesa. È che egli stesso era visibilmente animato da questo spirito profetico versato in tutte le Scritture.
Contempla la Chiesa, alla fine dei tempi, sotto la figura di Giobbe umiliato e sofferente, esposto alle perfide insinuazioni della sua donna e alle critiche amare dei suoi amici; lui, davanti a chi in altri giorni si levavano gli anziani, e i principi vegliavano in silenzio.
La Chiesa, dice molte volte il grande Papa, verso il termine del loro pellegrinaggio sarà privato di ogni potere temporale; anche se cercherà di rimuovere ogni punto di appoggio sulla terra. Ma va più lontano, e dichiara che sarà spogliata della lucentezza stessa che proviene da i doni soprannaturali.
"Si ritirerà, dice, il potere dei miracoli, sarà tolto la grazia delle guarigioni, scomparirà la profezia, diminuirà il dono di una lunga astinenza, gli insegnamenti della dottrina, cesseranno i prodigi miracolosi. Questo non vuol dire che non ci sarà nulla di tutto questo; ma tutti questi segni non brilleranno più apertamente e in mille modi, come nelle prime età. Sarà anche l'occasione propizia per compiere un meraviglioso discernimento. In quello stato umiliato della Chiesa crescerà la ricompensa dei buoni, che si aggrapperanno a lei unicamente al fine di beni celesti; per quanto riguarda i malvagi, non vedendo in essa alcuna attrattiva temporanea, non avranno più nulla da nascondere, e si mostreranno così come sono" 21.
Che parola terribile: si taceranno gli insegnamenti della dottrina!
San Gregorio proclama altrove che la Chiesa preferisce morire a tacere. Perciò ella parlerà : ma il suo insegnamento sarà ostacolato, la sua voce sarà soffocata; essa parlerà : ma molti di coloro che dovrebbero gridare sui tetti non oseranno farlo per timore dei uomini. E questo sarà l'occasione di un discernimento temibile.

San Gregorio ritorna spesso su questa verità, che ci sono nella Chiesa tre categorie di persone : gli ipocriti o i falsi cristiani, i deboli e i forti. Ora, in questi momenti di angoscia, gli ipocriti si toglieranno la maschera e manifesteranno apertamente la loro apostasia segreta; i deboli, purtroppo, periranno in gran numero, e il cuore della Chiesa ne sanguinerà; infine, molti degli stessi forti, troppo fiduciosi nella sua forza, cadranno come le stelle del cielo.
Nonostante tutte queste pungenti tristezze, la Chiesa non perderà né il coraggio né la fiducia. Sarà sostenuta dalla promessa del Salvatore, contenuta nelle Scritture, che questi giorni saranno abbreviati a causa degli eletti. Sapendo che gli eletti saranno salvati nonostante tutto, si consegnerà, nel più grande splendore della tempesta, alla salvezza delle anime con un'energia infaticabile.


II


Infatti, nonostante il terribile scandalo di quei tempi di perdizione, non bisogna pensare che i piccoli e i deboli si perderanno necessariamente. Il cammino di salvezza rimarrà aperto, e la salvezza sarà possibile per tutti. La Chiesa avrà mezzi di preservazione proporzionata all'entità del pericolo. E solo quelli tra i piccoli periranno, perché hanno abbandonato le Ali di vostra madre, sarete preda dell'uccello rapace.
Quali saranno questi mezzi di conservazione? Le Scritture non ci danno nessuna indicazione su questo punto; ma noi possiamo formulare congetture senza temerarietà.
La Chiesa ricorderà l'avvertimento dato da Nostro Signore per i tempi di raccolta e distruzione di Gerusalemme, e applicabile, secondo il parere degli interpreti, all'ultimo inseguimento.
"Quando dunque vedrete l'abominazione della desolazione, annunciata dal profeta Daniele, essere nel luogo santo (chi legge, capisca!), allora quelli che sono nella Giudea fuggano sui monti...
Pregate che la vostra fuga non sia in inverno o di sabato, perché ci sarà allora grande tribolazione, che non c'è stata dall'inizio del mondo fino ad ora, né ci sarà. E se non si accorciano quei giorni, non si salverebbe uomo vivente; ma in attenzione ai Eletti saranno abbreviati quei giorni" 22.

Secondo queste istruzioni del Salvatore, la Chiesa salverà i piccoli dal loro gregge per mezzo della fuga; Ella li salverà preparerà rifugi inaccessibili, dove le zanne della Bestia non li raggiungeranno.

Ci si può chiedere allora come ci saranno rifugi inaccessibili, quando la terra sarà piena e solcata di vie di comunicazione. Bisogna rispondere che Dio provvederà per se stesso alla sicurezza dei fuggitivi. San Giovanni ci fa intravedere l'azione della Provvidenza. Nel capitolo 12 dell'Apocalisse, ci presenta una Donna rivestita dal sole e coronata da stelle; è la Chiesa. Questa Donna soffre i dolori del parto; perché la Chiesa dà alla luce Dio in le anime, in mezzo a grandi sofferenze. Davanti ad essa si scommette un grande drago rosso, immagine del diavolo e delle sue continue imboscate.
Ma la Donna fugge nel deserto, "in un luogo preparato da Dio stesso, in modo che lì la sostengano per milleduecentosessanta giorni" 23. Questi 1260 giorni, che sono tre anni e mezzo, indicano il tempo della persecuzione dell'Anticristo, come risulta dai altri passi dell'Apocalisse. Quindi, durante questo tempo la Chiesa, nella persona dei deboli, fuggirà nel deserto, nella solitudine; Dio stesso si prenderà cura di tenerla nascosta e nutrirla.
La fine dello stesso capitolo contiene dettagli su questa fuga. Si hanno dato alla Donna due grandi ali d'aquila, per trasportarla al deserto. Il drago cerca di inseguirla, e la sua bocca vomita dietro lei acqua come fiume; ma la terra soccorre la Donna, ed assorbe il fiume.
Queste parole enigmatiche designano qualche grande meraviglia che Dio realizzerà in favore della sua Chiesa; la rabbia del drago verrà a morire a i suoi piedi.
Tuttavia, mentre i deboli pregheranno con sicurezza in una solitudine misteriosa, i forti e i coraggiosi combatteranno formidabile, alla presenza del mondo intero, con il drago scatenato.

III

Infatti, è fuori di ogni dubbio che ci sarà, negli ultimi tempi, santi di una virtù eroica. All'inizio, Dio ha dato alla sua Chiesa gli Apostoli, che abbatterono l'impero idolatra, e la fondarono e poggiarono sul proprio sangue. Alla fine gli darà anche figli e difensori, probabilmente né santi né minori.
Sant'Agostino esclama, pensando a loro : "Rispetto ai santi e i fedeli che ci saranno allora, che cosa siamo noi? Ebbene, per mettervi alla prova il diavolo, che noi dobbiamo combattere al prezzo di mille pericoli, sarà scatenato, quando ora è legato. E tuttavia, aggiunge, è da credere che già nel giorno di oggi Cristo ha soldati abbastanza prudenti e forti, per poter sviare con saggezza, se necessario, tutte le sue imboscate, e sopportare con pazienza gli attacchi del nemico, anche quando è innescato" 24.
Sant'Agostino si domanda poi : Ci saranno ancora conversioni, in quei tempi di perdizione? I bambini saranno ancora battezzati, malgrado i divieti del mostro? I santi avranno allora il potere di strappare anime dalle fauci del drago furioso? Il grande Dottore risponde affermativamente a tutte queste domande. Nessun posto e Le conversioni saranno più rare, ma per questo saranno più sorprendenti. Certamente, e come regola generale, bisogna che Satana sia legato per poterlo spogliare 25; ma, in in quei giorni, Dio sarà felice di mostrare che la sua grazia è più forte che il forte stesso, nel suo innesco più furioso.
Ognuno può vedere da sé quanto sono confortanti queste verità.
Ma chi saranno i santi degli ultimi tempi? Ci piace pensare che fra loro ci saranno dei soldati. L'Anticristo sarà un conquistatore e comanderà agli eserciti; ma troverà davanti a lui legioni Tebane, eroi di questa razza gloriosa e indomabile che ha i Maccabei per predecessori, e che conta tra le sue righe i Crociati, i contadini della Vandea e del Tirolo, ed infine i Zuavos pontifici. Questi soldati potranno essere schiacciati sotto il peso delle loro schiere numerosissime, ma non li farà fuggire.
Ma l'Anticristo sarà soprattutto un impostore; perciò, troverà come principali avversari gli apostoli armati del crocifisso. Come l'ultima persecuzione rivestirà l'aspetto di una seduzione, questi uniranno alla pazienza dei martiri la scienza dei dottori. Nostro Signore li fece vedere un giorno a Santa Teresa, con spade luminose nelle mani.
Alla testa di queste intrepide falangi, appariranno due straordinari inviati di Dio, due giganti in santità, due sopravvissuti delle ere antiche: abbiamo appena nominato Henoc e Elia, di cui parleremo nell'articolo successivo.


sabato 30 maggio 2026

San Giovanni Climaco: L’uomo che ha costruito una scala verso il Cielo


 

Il problema del male

 


EGITTO


La civiltà proveniente dall'Asia raggiunge approssimativamente e nello stesso periodo, come già abbiamo detto, l'Assiria-Babilonia e l'Egitto. Un lungo passato preistorico precede ciò che conosciamo con certezza del popolo egiziano. È certo che questa popolazione, così ben dotata, e che avrebbe acquisito una così alta reputazione di saggezza, si liberò solo gradualmente da una barbarie caratterizzata, per quanto ci riguarda, dal più grossolano feticismo.

Ci è voluto molto tempo perché cessasse di attribuire esclusivamente a potenze maligne tutto ciò che poteva essere motivo di sofferenza. Le malattie, le sconfitte, le miniere, le inimicizie, la morte, tutto proveniva da poteri ostili che si cercava di scongiurare o placare. La magia si manifestava inesorabile. Non si poteva andare senza essere equipaggiati con amuleti e la memoria piena di formule di incantesimo. Si diffidava dei morti tanto quanto dei vivi, degli animali quanto degli uomini; e il timore superstizioso, unito al sentimento del mistero animale, è ciò che diede origine, nell'attesa che i fedeli seguaci vi vedessero un puro simbolo, a quel culto strano di cui godettero in Egitto per millenni lo sciacallo, il serpente, la lucertola, il ratto e il topo, il falco, il coccodrillo e altri animali dannosi.

L'importanza accordata a questi culti era così grande, che chiunque avesse ucciso, anche accidentalmente, un animale sacro, veniva punito con la morte. Quando ci si dedicava ai lavori dei campi, si aveva cura di procurarsi formule magiche per evitare il morso delle vipere cornute, degli scorpioni e del terribile serpente areus, di cui esiste nella Biblioteca Nazionale un bellissimo esemplare in bronzo.

La costruzione di una casa iniziava con un sacrificio e il pavimento veniva bagnato con il sangue della vittima, per scacciare dalla futura dimora le influenze nefaste. La prima palata di terra delle fondamenta serviva a coprire il piede di un albero protettore. Quando i muri si alzavano dal suolo, si riservavano in essi due nicchie per ospitare serpenti, ai quali veniva affidata la protezione della dimora contro i ladri. Il guerriero aumentava tale protezione appendendo sopra la sua porta teschi, mani, piedi o falli dei suoi nemici sconfitti.

L'allontanamento da queste pratiche e da tali stati d'animo durò a lungo e non fu mai completo. Fino alla fine rimase una certa ambiguità nel passivo di questa civiltà brillante e prospera, elevata e tinta di nobiltà. La sfinge rappresenta abbastanza bene il suo genio, quella sfinge dallo sguardo orizzontale, che sembra contemplare un infinito lontano, che non lascia indovinare il senso del suo sorriso.

L'Egitto tende a separarsi potentemente dalla materia, senza riuscire completamente in questo sforzo. I colossi di Memnone brillano al primo raggio di luce mattutina, ma la sabbia li seppellisce. La scultura geroglifica è immersa nel sensibile e non accede direttamente allo spirito. L'uomo di questo paese comprende molte cose, ma non comprende bene se stesso; per questo, non ha prodotto un'opera nazionale, come l'Acropoli o il Tempio di Gerusalemme, come l'Iliade o la Bibbia.

La civiltà egizia si lancia verso la vita e rimane, da una parte, sotto l'intimità della morte. Le tombe hanno in essa maggiore importanza dei templi, il che interessa vivamente il nostro tema, poiché è un sintomo che riguarda la concezione del bene e del male.

Senza voler poetizzare, come a volte si fa con questo argomento, si può dire del popolo egiziano nei suoi primi tempi che è stato amico del bene e nemico del male nel modo in cui lo permetteva un'anima nazionale in formazione, e in relazione a ciò non ha nulla da invidiare agli altri popoli. Ha espresso il suo sentimento a questo riguardo sotto forma di sentenze, aforismi o racconti. Non ha formato sistemi. Dotato di spirito filosofico, ha lasciato ai greci il compito di sistematizzare ciò che sentiva profondamente, ma non era in grado di riunire in principi. Di quadri logici alla maniera di Aristotele, non ne aveva alcuna idea. Persino la parola dovere, persino la parola virtù, sono estranee alla sua lingua, estranee persino al suo stesso spirito nella sua forma astratta. L'egiziano fa tutto in modo concreto, e il concreto è ciò che conta qui.

La concezione della divinità è alla base di tutto. In Egitto evolve con la civiltà, che a sua volta la condiziona. Nato dal feticismo e dall'adorazione del dio Nilo, il fiume sacro da cui dipende tutta la sua vita, e la cui regolarità stagionale è simile a quella degli astri:

"Come l'eternità, sempre il suo flusso rinasce" (1).

Questo villaggio arriverà, attraverso l'Enneade e la Triade delle dinastie intermedie, alla concezione del Dio unico. E non sarà una grande vegetazione immaginativa che maschera l'idea centrale, molto simbolismo che oscura alla gente comune il senso della realtà; ma questa è riconosciuta, e questo stesso culto della "animalità" che fu così grossolano, sembra procedere alla fine da un profondo sentimento dell'unità dell'essere, di ciò che è comune e divino, in fondo, in tutte le manifestazioni della vita, sia qui o nell'aldilà dell'umanità pensante.

Ecco un testo di Apuleio in cui la stessa dea Isis proclama il suo impero unitario e rivela con ciò le tendenze egiziane; "Io sono la stessa Natura di tutte le cose, la Signora degli elementi, la fonte e l'origine dei secoli, la Sovrana delle divinità, la Regina dei mani e dei abitanti dei cieli. Io sola rappresento in me tutti gli dei e tutte le dee. Governo a mio volontà le splendenti volte del cielo, i venti salutiferi del mare e il triste silenzio degli inferi. Io sono la sola divinità che è nell'universo, che tutta la terra reverenza sotto diverse forme, con cerimonie varie e con nomi diversi. Mi chiamano la Madre degli dei."

Una inscrizione del tempio di Sais, città del basso Egitto, inscrizione che Plutarco ha conservato per noi, fa dire anche a questa divinità sovrana: "Io sono ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Nessun mortale ha levato il mio velo." Il soffio di panteismo che esala questi testi li allontana molto, senza dubbio, dalla purezza biblica; testimoniano, tuttavia, un grande sforzo di elevazione e unificazione dei pensieri primi.

Ora, riconoscere l'unità divina con gli attributi essenziali del vero Dio, era portare il problema del male ai suoi veri termini. Il dualismo manicheo, così diffuso, non era più possibile. Ci sono in lui, tuttavia, numerose tracce negli scritti, in ragione della lentitudine evolutiva dei pensieri comuni.

La leggenda fondamentale che aveva occupato lo spirito del popolo egiziano nei suoi inizi è questo mito di Isis e di Osiris, così divulgato da Plutarco per suo proprio interesse. Il senso del racconto è di una elevata moralità, che esalta la giustizia di Osiris, la fedeltà coniugale e l'amore materno di Isis, e la pietra filiale di Horus, suo germoglio.

Il problema del bene e del male si lega con questa tradizione approssimativamente verso la XVIII dinastia. In sua origine non aveva questa significazione generale. Ma, da allora, Osiris sarà essenzialmente il Buono. Il male sarà attribuito a suo fratello Set, che è suo assassino e che avrà per consiglieri i Buffoni, spiriti malvagi che appariscono di notte nel valle del Nilo e molestano i esseri viventi perduti nelle ombre. Questo Set egiziano è il Tyfon dei greci. I due principi, buono e malo, si legano alla fine con la leggenda di Ra, il dio del cielo, e la opposizione del bene e del male è allora quella della luce e delle tenebre, idea che si trova in tutta la storia della umanità.

Bene si vede che qui esiste una mescolanza. Non bisogna stupirsi di ciò, dato che il dualismo, caratterizzato o parziale, è una tendenza diffusa per tutte parti nel mondo antico e anche nel nostro. Nel più remoto Egitto, già si parlava della opposizione di Isis, natura primordiale, matrice universale, chiamata la Buona dea, e la serpente Apofis, nemica degli umani, che trattava di equilibrare l'influenza della dea benefattrice. Al finale, la serpente era vinta, ma non senza sforzo, e in ciò esistiva un certo dualismo.

Esiste nei papiri un vivo sentimento dei mali quotidiani e della fatalità che a ciò ci espone, anche quando nel seno della prosperità più brillante. "Ti sono stati dati luoghi piacevoli— dice un antico testo—; si hanno collocati cactus intorno agli spazi che per te lavorarono con la zappa; Si hanno plantati nel interno sicomori che uniscono tutte le proprietà dipendenti della tua casa. Puoi riempire la tua mano con le flori che i tuoi occhi contemplano. Ma in mezzo di tutto ciò, si fa uno enfermo. Oh, felice quello che non abbandona nulla di questo!" E per concludere, come sempre, questa alternativa: immergersi in un disaliento triste, o precipitarsi con la testa bassa nel godimento di ciò che ci sfugge di tal modo.

Il male morale non preoccupa meno al egiziano ben nato, ma in questo anche si apprezza una evoluzione più sensibile. Nel primo Egitto, la morale si confonde con l'osservanza dei riti. Si mantiene tra la religiosità superstiziosa e il bene vivere. Il fine della insegnanza morale è utilitario.

Si evidenzia questo principio» così cristiano in apparenza: 

«Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.» Però si tratta di un membro della famiglia o del proprio circolo, e, soprattutto, si pensa alle dolorose conseguenze di un'omissione in questo senso.

In ogni caso, il peccato contro il prossimo non esiste oltre i confini. Lì, ci si può abbandonare allegramente alla violenza o alla rapina. E lo stesso vale per i gradini più bassi della scala sociale. Il fellah non è considerato un soggetto morale. Viene derubato, schernito e, a volte, maltrattato. Ma così accadeva ovunque prima del cristianesimo, e molto più in Grecia e a Roma che in Egitto.

Tra i crimini ritenuti mortali tra gli egiziani, il più grande di tutti riguardava il Faraone, dio visibile, possessore di tutta la terra e davanti al quale tutto doveva tremare. Un crimine simile non veniva perdonato. Il parricida, equiparato a quest'ultimo, suscitava un profondo orrore. Veniva punito lacerando le mani del colpevole con una canna affilata, dopo di che veniva bruciato vivo su un rogo di spine. Anche l'adulterio era considerato un grande crimine; poiché la famiglia, che veniva profondamente turbata, era tenuta in grande onore nel paese. La punizione, sempre capitale, assumeva a volte forme piuttosto particolari. In un racconto riguardante il Re Khufu, si vede un vassallo sedurre la moglie del primo scriba, e incontrarsi con lei, in segreto, nella villa del marito. Essendo stati denunciati dal maggiordomo della casa, il marito si mise «furioso come una pantera di mezzogiorno», e facendosi portare il libro degli incantesimi, formò un coccodrillo di cera, lo animò con le sue formule e lo gettò nel lago nel momento in cui il colpevole stava per fare il bagno. Il coccodrillo catturò il bagnante e lo trattenne sette giorni sul fondo dell'acqua, dopo di che, per ordine del Faraone, lo divorò; la donna fu bruciata viva e le sue ceneri gettate nell'acqua, nello stesso luogo in cui era stato divorato il suo complice.

Bisogna confessare che, nonostante queste severità, la moralità sessuale non era molto fiorente in Egitto; il clima si prestava poco a ciò, e i vizi contro natura erano lì così diffusi come in Grecia. Come compensazione, le atrocità belliche che ho segnalato a Ninive e Babilonia non sono conosciute. Le imprese guerriere non figurano nemmeno nelle iscrizioni. Osiride, il prototipo dell'eroe nazionale, è «un dio che non ha nemici».

Allo stesso modo in cui nella mistica cristiana si propone come rimedio al male morale la meditazione sulla vita e sui suoi fini ultimi, così avvenne anche nei periodi migliori della mentalità egiziana. «La morte viene—dice il papiro Prisse—; allo stesso modo si impadronisce della creaturina che si trova in braccio alla madre, come di colui che è diventato vecchio. Pensa, dunque ti ho detto cose eccellenti che devi meditare nel tuo cuore. Agisci e diventerai un uomo buono, e tutti i mali si allontaneranno da te.» (4).

Questo pensiero della morte ha dominato l'anima egiziana fino all'ossessione. Di tutti i popoli, è il più penetrato dalla caducità dell'esistenza, e il poeta ha visto bene, quando mette in bocca a un Faraone, come conclusione alla cerimonia della sua salita al trono:

«E ora, costruite la mia tomba.»

Le Piramidi, che rispondono a questo desiderio, sono monumenti funerari come non esistono in nessun'altra parte del mondo. Queste montagne, scolpite dalla mano dell'uomo, quando dall'alto della cittadella del Cairo si contemplano profilarsi sull'orizzonte, forniscono a chi ricorda il loro significato un'impressione tragica. La città è ai loro piedi, schiacciata, minuscola, e davanti al loro silenzio il suo minuscolo ronzio non conta per nulla.

Le Piramidi sono uniche; ma le siringhe di Tebe non hanno eguali, e le precauzioni prese per preservare la sicurezza di queste dimore eterne, mai hanno testimoniato una tale sollecitudine. Grande è l'emozione del viaggiatore nel penetrare in queste misteriose escavazioni, le cui pareti sembrano dipinte ieri, e dove si è trovato nella sabbia, da circa cinquanta secoli, l'impronta dei passi del corteo funebre, lasciando, retrocedendo, i venerati resti.

In Egitto, le statue dei vivi hanno già l'aspetto fisso e contratto della tomba. La carezza delle forbici sembra essere stata per loro, come quelle unzioni della Maddalena, di cui Gesù diceva: «Ha fatto questo prevedendo la mia sepoltura.»

E intorno a tali simulacri, come il deserto che solo il Nilo fertilizza, sembra estendersi invisibilmente la regione dove abita solo il ricordo.

Questa regione esiste. Augusto Comte ha parlato dell'immortalità soggettiva, di quella sopravvivenza in noi degli esseri scomparsi: gli egiziani hanno il culto fervente di questi; e a quella consacrano i loro ipogei e le loro piramidi. Sanno anche dire:

«La morte è rivissuta dolcemente nella mia anima» (5)

Ma questa malinconica sopravvivenza non è l'unica che fiorisce sulle rive del Nilo. I rivieraschi del sacro fiume, superiori in questo agli antichi ebrei, si avvicinano all'immortalità mescolando la sua nozione, secondo le epoche, con molte superstizioni e sogni. La loro idea più pura appare ben espressa in questo testo di Ermete Trismegisto: «La morte è per molti uomini un fantasma spaventoso, e tuttavia non è altro che una liberazione dai vincoli della materia. Il corpo non è altro che un vestito di inferiorità che ci impedisce di salire ai mondi del progresso. È una crisalide che si apre quando siamo maturi per una vita più lunga e più elevata» (6).

In altri ambienti o in epoche più remote interviene la magia, e le idee ridicole si mescolano con le concezioni superiori. I testi sono molto diversi, secondo le date. Scomponendoli, ci si perde in una confusione inestricabile. Ma le idee essenziali sussistono. La morte è una conquista morale. Non lascia il male impunito, e meno ancora, il bene senza ricompensa. Questo male supremo del tempo si apre, se lo vogliamo, su un futuro felice.

La successione di idee più frequentemente espressa è questa. Il morto aveva vissuto sulla terra grazie a un principio interiore, una sorta di doppio spirituale, chiamato il Ka. Perduto a causa della morte, questo Ka è restituito all'uomo da una vita ulteriore a condizione che sia giustificato, cioè riconosciuto come innocente nel tribunale di Osiride, e dei suoi quarantadue assessori, in presenza della dea Verità. Allora, l'eletto vola tra gli dei, nelle regioni celesti, dove conduce un'esistenza mal definita, ma felice, compatibile, inoltre, con un rinnovamento di vita terrena, sorprendente oscillazione tra i due domini (7).

Nelle formule del giudizio delle anime, sembra che l'odio del male predomini sull'amore del bene. In ogni caso, l'attenzione si muove in quella direzione. Il defunto si difende dall'aver fatto questo o quello. È ciò che si chiama la Confessione negativa. I modi di agire umani che si considerano criminali sono questi: uccidere, rubare, ingannare nelle transazioni, falsificare i prodotti, darsi alla prostituzione, commettere adulterio, di cui abbiamo già raccontato sopra la speciale gravità in Egitto.

In conformità con esigenze più severe, c'è anche il mentire, calunniare, spiare il prossimo, avere il cuore scoraggiato, far piangere i bambini privandoli di latte o brutalizzandoli, maltrattare gli animali, ecc. D'altra parte, ci sono i falli relativi al modo in cui si soddisfano i propri incarichi; poiché il negligente o il prevaricatore in questo dominio non poteva essere ammesso, né l'avaro, né chi rende sua moglie sgradita, né chi è un cattivo servitore o un cattivo padrone, né chi tradisce la fiducia che gli viene concessa. Moralità elevata, già si vede, e dove il sentimento del peccato si trova al livello di una vera cultura spirituale. Nell'epoca migliore dell'evoluzione morale egiziana, rispondere a un'offesa con un'offesa simile, già si considera ingiusto. In verità, questo non si trova così lontano dal Sermone della Montagna.

Dopo la confessione negativa, si fa la controprova ponendo sul piatto sinistro della bilancia una statuetta della dea Verità-Giustizia, e su quello destro, il cuore dell'uomo, «quello che aveva ricevuto nel seno di sua madre», secondo si dice, per significare che il giudizio si estende a tutta la vita. Se il cuore mostra un peso equivalente a quello della Verità, il giudizio è favorevole e il defunto è giustificato; se non è così, segue la condanna a supplizi, ai quali succede la seconda morte, che è l'annientamento. Solo la felicità, già si vede, è destinata a essere perpetua. Sembra questo più conforme alla giustizia, poiché nessun peccato sembra meritare un supplizio senza fine.

Tale era il procedimento postumo. Ma prima di arrivare alla sala del giudizio, l'anima aveva dovuto attraversare una moltitudine di ostacoli, insidiata da mostri, obbligata, per oltrepassare i domini dei geni perversi, a recitare formule magiche e pronunciare parole di traslazione, a darsi a esperienze complicate e superare molti assalti. Prepararsi e armarsi con tutte le sue forze per questa lotta spettava al Libro dei Morti. Accanto al defunto si includeva un esemplare per il suo governo.

Secondo Erodoto, gli egiziani furono i primi a concepire la trasmigrazione, che da allora avrebbe dovuto avere, e in India, soprattutto, le opinioni erano mal fondate. La gente comune accettava molte favole; i colti si accontentavano del giudizio postumo, dopo il quale i buoni godono, nelle Dimore Celesti, di una vita felice, identificandosi con Osiride* e immergendosi così nell'essere perfetto. Per i malvagi, esistevano pene temporali proporzionate alle loro colpe, dopo le quali venivano annientati.

Nella sua fase greco-romana, soprattutto, è dove la religione d'Egitto si purifica per quanto riguarda la sanzione del bene e del male. Non si tiene conto allora dell'effetto che si attribuisce agli amuleti e alle pratiche superstiziose; si tratta solo del bene e del male; e la dignità o il rango sociale del defunto non gli conferiscono alcun vantaggio.

A questo proposito, si trova nei papiri una bella leggenda relativa al gran sacerdote Khamoés, il quale, per mezzi magici, era stato ammesso a visitare con suo figlio le regioni inferiori. Prima di penetrarvi, i viaggiatori incontrarono due cortei funebri, molto diversi l'uno dall'altro.

Il primo era quello di un ricco, che un grande seguito sfarzosamente adornato conduceva alla sua ultima dimora. L'altro era quello di un povero, vestito con una semplice stuoia e senza accompagnamento. Avendo varcato la soglia delle dimore sotterranee, Khamoés e suo figlio, percorrendo le sale, trovarono nella sesta Osiride sul suo trono d'oro, con i suoi consiglieri, e davanti a lui la bilancia fatidica che serve per pesare le anime. Coloro le cui buone azioni superavano le cattive erano ammessi tra i consiglieri del dio e salivano al cielo. Gli altri erano condannati a vari supplizi. All'ingresso della quinta sala c'era un disgraziato nel cui occhio destro girava il cardine della porta: era l'uomo il cui ricco corteo avevano visto prima. E alla destra di Osiride, semplicemente vestito di lino reale, si trovava il povero, destinato a vivere tra i gloriosi trasfigurati (8).

A questo stesso sentimento di uguaglianza davanti alla morte e di giustizia postuma si unisce un fatto molto notevole. Il re Khufu, il Cheope dei greci, non fu sepolto nella piramide che aveva eretto a tal fine e che porta il suo nome. Ciò fu dovuto come punizione per le esazioni che aveva imposto ai suoi sudditi, in vista di quella grande opera. Si pensa a Luigi XIV e a Versailles. Ma il prestigio della gloria è tale, che a distanza scompare il suo costo e non ne resta che l'aureola. Per questo, il ricordo del Re Sole aleggia sugli stagni e i verdi della sua sfarzosa dimora, e così anche quello di Cheope sulla sua piramide. Si parla sempre della piramide di Cheope.

Giudicandola dall'alto e tenendo conto della differenza dei tempi, non si può che ammirare una civiltà dotata di un senso morale così elevato e così probo. Ciò che l'ha resa celebre nell'antichità, è la sua dottrina dell'immortalità e delle retribuzioni ultraterrene, dottrina più chiara e più pura in sé che in nessun altro popolo antico, anche se fosse quello di Dio. I suoi defunti non sono ombre pallide come nei greci, né condannati al ciclo delle reincarnazioni come in India; sono immortali e, moralmente, conformemente al nostro sguardo cristiano, le loro opere li seguono. Il male non sfugge alla pena. C'è un San Michele egiziano con la sua bilancia, e un Libro della Vita: le tavolette di Anubi, per "stabilire il bilancio dell'esistenza".

Fino all'amore, così poco conosciuto dalle religioni antiche, si insinua accanto alla giustizia in testi come questo: "Amon-Ré, ti amo, e ti ho chiuso nel mio cuore. Non obbedisco all'inquietudine del mio cuore. Ciò che Amon ha detto prospera." (9). Molti cristiani guadagnerebbero meditando questa preghiera e dicendo anche in presenza del male: io non obbedisco all'inquietudine del mio cuore. Bastano questi sentimenti perché la Bibbia abbia riconosciuto la saggezza di questo popolo, nella quale Mosè fu iniziato (10), e che il re Salomone valorizzava con ostentato orgoglio (11).

una fortuna così considerevole. Ma sembra che in ciò ci sia un errore. Ciò che ha potuto creare la confusione, è che l'anima, agli occhi degli egiziani, poteva adottare dopo la morte la figura di esseri diversi, di qualsiasi uccello o animale. Modo di manifestarsi e non trasformazione reale. Conviene dire, tuttavia, che le credenze a questo riguardo...

A . D . S E R T I L L A N G E S



Siete stati scelti per essere dei Cristi viventi. - Un messaggio per tutti i sacerdoti.

 


Un messaggio per tutti i sacerdoti.


Un messaggio di Dio Padre a J.V.


Dio Padre parla:

Miei sacerdoti, miei carissimi ministri del mio amore, ho tanto bisogno di voi affinché, attraverso di voi, la mia opera di salvezza possa compiersi, ma trovo in voi tanta freddezza e indifferenza. Mi fa male dirlo, mi fa davvero molto male vedere che i Miei sacerdoti, ministri supremi, Mi stanno deludendo.

Avevo notato fin dall’inizio del Cristianesimo che i Miei Apostoli erano pieni di difetti, eppure li ho comunque scelti come Miei primi Vescovi. Riconosco la vostra debolezza, eppure vi amo ancora e ho bisogno di voi.

Dovete avvicinarvi al Mio Cuore. Vi siete allontanati dal vostro ministero, molti hanno trasformato la vostra vita consacrata in un'immagine di carne e vizio. Vi ho dato molto più che alla maggior parte delle Mie creature e quindi, in giustizia e amore, esigerò di più da voi.

Siete stati scelti per essere un altro Cristo Vivente, per trasmettere la virtù, trasmettere la verità, trasmettere l'amore, vivere i Miei insegnamenti ed essere un fedele esempio del vostro primo e più grande maestro, il vostro Salvatore, Gesù Cristo.

Figli Miei, voi che siete consacrati a Me, c’è ancora tempo. Ritornate alla virtù; allontanatevi dalla Terra e da tutto il male che vi è in essa. Non permettete che le vostre sacre vesti sacerdotali si macchino. Perché quando il vostro tempo sarà finito, dovrete presentarle a Me. La bilancia è pronta a pesare l’una contro l’altra.

La vostra concupiscenza vi allontana da Me. Cosa avrete da restituirmi alla fine? A causa della vostra freddezza, Miei Consacrati, il mio nemico si porta via molte anime. Il vostro è un impegno enorme, ma vi ho anche riccamente dotati di doni meravigliosi, e cosa ne avete fatto? Vi siete lasciati trascinare giù nel mondo. La vostra missione è sublime. Comprendete questo: sublime! Io posso perdonare anche il peccatore più ostinato, purché abbia uno spirito contrito; questo lo sapete già. Perché allora non vi avvicinate a Me? Dimenticate il mondo e le sue insidie una volta per tutte!

Voi siete Miei, la vostra è una missione Celeste NON di questo mondo; il vostro tempo è completamente Mio e per Me, da impiegare nella salvezza dei vostri fratelli. Figli Miei, vivete nella purezza del corpo e dell’anima, recidete i legami con tutto ciò che vi conduce all’impurità, poiché ciò spezza il Mio Cuore.

No, figli Miei, non state vivendo in accordo con la vostra missione suprema. Non illudetevi, la vostra vita deve essere virtuosa ed essere un esempio per gli altri. Molte, molte anime si perdono a causa del vostro cattivo esempio; questo lo sapete già.

Ancora una volta vi dico: ho bisogno di voi, per favore non deludetemi, per amore delle Mie anime, per amore delle Mie creature.

Il tempo si avvicina, il tempo della tribolazione è giunto. Cosa farai quando i tuoi fratelli e Io avremo più bisogno di te? Solo una vita virtuosa ti manterrà saldo nella fede e nella fortezza d’animo di cui avrai bisogno per aiutarmi a salvare le anime nei tempi di tribolazione. Ti dono il mio Spirito Santo, ti offro il perdono dal mio Cuore, ma cerca di rimanere sul sentiero che ho tracciato per te fin da 2000 anni fa. Ho bisogno di voi, e il mondo ha bisogno di voi. Conducete tutte le anime alla salvezza. Siate un buon esempio di virtù e di amore, e vincete il vostro egoismo e le vostre passioni.

Voi mi appartenete completamente, non dimenticatelo. La giustizia sarà più severa con voi, ma anche l’Amore sarà tanto più riconoscente.

Siate perfetti come il Padre vostro è perfetto e santi come il Cristo vostro è santo.

Vi benedico, figli Miei, nel Mio Nome, nel Nome del Figlio Mio e nel Nome del Mio Spirito Santo d’Amore.

22 maggio 1998


L’amore di Dio e delle creature.

 


La sapienza del Vangelo

(Estratti)


L’amore che Dio ti porta è eterno nella durata. Dio ti ha amato prima che tu fossi, perché voleva che tu partecipassi al sommo ed eterno bene. Ti ha amato prima ancora che tu lo amassi; ti ha amato anche quando l’offendevi. Gli eventi e le persone di questa terra mutano e passano; passeranno i cieli e la terra ma l’amore che Dio ha per te non verrà mai meno. L’amore delle creature, al contrario, è volubile e limitato nel tempo; comincia e termina con la loro vita. Prima che tu fossi, esse non ti conoscevano e non ti amavano. Una madre è pronta a dare la vita per amore del proprio bambino; e questo è solo un raggio dell’amore di Dio (Rm 5, 5; Is 49, 15). Cosa sarà il sole, se un raggio è così grande? Sei figlio di Dio, espressione del suo amore, così come l’essere più emarginato è figlio di Dio, e egli ama con un amore senza confini. Egli è un’immensità di amore che ti avvolge d’ogni parte. Se tu comprendessi quanto Dio ti ama moriresti di gioia. Dio ti fa partecipe della sua vita divina, di una felicità infinita; egli stesso sarà la tua mercede nei cieli (Mt 5, 12). 

Francesco Bersini


Non devi temere le tenebre, perché IO SONO la tua LUCE!

 


Ascolta, Gerusalemme, la Voce del tuo DIO, Creatore dei Cieli e della Terra!

IO SONO IL GIUSTO GIUDICE: gli uomini giusti percorrono la Mia Via, ma guai agli empi, poiché essi percorrono la via della rovina.

Beati coloro che percorrono con umiltà la MIA via, non commettono iniquità e camminano nella legge del Signore!

Beati coloro che osservano i Miei Precetti, che cercano con tutto il cuore ciò che MI PIACE, IL SANTO!

IO ascolto il grido disperato di questa Generazione!

Sì, IO ascolto le tue preghiere e vedo la tua angoscia, Generazione!

Solo riposerai in Pace se dimorerai nella Mia Sicurezza!

Le Mie Parole sono SANTE, sono PURE, come argento raffinato che è stato purificato molte volte!

IO SONO la tua Fortezza, il tuo Scudo, il tuo UNICO RIFUGIO e la tua UNICA SALVEZZA!

Mi invocherai nel giorno della Battaglia, Io sarò con te, se giusto sarà il tuo grido, i tuoi nemici scompariranno dalla tua vista. Ti libererò dagli uomini malvagi, che cospirano contro di te, la loro violenza si ritorcerà contro di loro stessi!

Guiderò i tuoi passi nel deserto, allontanerò da te ogni insidia, perché IO SONO il TUO Liberatore!

Non devi temere le tenebre, perché IO SONO la tua LUCE!

Ma guai a coloro che vedono nelle tenebre la luce! E le nascoste sono complici delle tenebre, amando il male piuttosto che il bene! Sono, in verità, un pozzo di malvagità, amanti della menzogna, c'è solo iniquità nei loro cuori, hanno scelto Satana come padre.

Distruggerò le loro opere malvagie, seppellirò la malvagità che ricopre la Terra, ridurrò in polvere tutto ciò che non proviene più da ME, tutto ciò che è stato corrotto dall’influenza di Satana.

Conosco la menzogna di coloro che si dicono giusti, ma non lo sono! Conosco la perversità che abita nei loro cuori! Non possono nascondermi nulla, IO VEDO TUTTO!

Mio amato messaggero, che tristezza vedere un'umanità così corrotta dal peccato, e ancora più triste è sapere che pochi si preoccupano di redimere le proprie colpe. Li ho invitati a partecipare all'eredità dei santi nella MIA LUCE. Ho inviato al Mio Popolo la Redenzione. Il Sangue del Mio Patto, per la remissione dei peccati dell’umanità, è stato ed è ancora apertamente rifiutato da molti!

L’apostasia quindi adempie ciò che è stato detto nelle Scritture! Ora manca poco tempo e tutto si adempirà!

Non aspettatevi che il vostro DIO annunci disgrazie. Volete sapere del futuro, ma cosa ne fate del presente?

Vedo falsi profeti che seminano confusione sotto forma di sventure annunciate. Vi ho già avvertito che tutto ciò che dovete sapere è nelle Sacre Scritture. Vi ho dato la visione del mondo in cui vivete, l'Apocalisse si sta compiendo!

Non dovete lasciarvi guidare dalle sventure, ma dai segni annunciati nel Libro Sacro (la Bibbia).

Nulla accade senza che IO lo permetta!

Invece di dare ascolto ai falsi profeti e alle loro false profezie, rafforzate i vostri cuori sostenendovi a vicenda, sopportando le afflizioni, consolando chi ne ha bisogno. Vi invito a praticare la misericordia verso i vostri fratelli.

Come potete dire di avere FEDE se non comprendete veramente le Mie Parole? Se non mettete in pratica i Miei Insegnamenti?

Ma se li mettete in pratica, beati sarete! Vi chiamo alla santità!

Sarete santi, perché

IO SONO SANTO!

11-04-2004

 A.P.T.F.