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sabato 4 luglio 2026

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 



LO SDOPPIAMENTO DI PERSONALITÀ NELL’OSSESSO


La possessione diabolica — si è già detto — consiste nel fatto che un demonio, o più demoni, entrano nel corpo di un uomo, ne prendono possesso e lo usano come fosse il loro proprio corpo. 

Abbiamo quindi in questo caso due personalità, quella dell’uomo e quella del demonio, che coesistono e operano nello stesso individuo, il più delle volte l’una indipendentemente, anzi in contrasto con l’altra. Siamo così di fronte al problema dello sdoppiamento della personalità, ma in una forma diversa da quella che è intesa dalla psicologia e dalla psichiatria. Non si tratta qui di dissociazione di personalità o di coscienza, ma effettivamente dell’esistenza di due esseri indipendenti tra loro nello stesso individuo che agiscono a loro modo: nel periodo di crisi è il demonio che maggiormente si manifesta, nel periodo di calma o di stasi invece è l’uomo che di solito non ricorda neppure quello che è avvenuto nel periodo di crisi.

«Sdoppiamento della personalità» non sarebbe quindi il termine più adatto e più esatto. Si deve parlare, caso mai, di «doppia personalità», che non è la stessa cosa. Tuttavia conserviamo la prima espressione perché meglio fa capire lo stato in cui si trova l’indemoniato a un osservatore e- sterno.

Quando si ha un’autentica spersonalizzazione dell’individuo, come per esempio quando egli è in trance, generalmente egli esprime e fa sapere ciò che conservava nel suo subcosciente o che gli era comunicato da altri per tele-patia. Ma quando si tratta di vera possessione diabolica la seconda personalità, che nel nostro caso è un demonio, ha da dire e da manifestare molto di più. Il contenuto dei suoi discorsi non ha nulla a che fare con quelli dell’altro partner guidato e limitato dal suo subcosciente. Per giudicare rettamente caso per caso, cioè per accertare quale delle due personalità parla in quel momento, se l’uomo o il demonio, è necessario conoscere il bagaglio di cultura e di conoscenze dell’indemoniato e vedere quale è stata la formazione culturale precedentemente da lui acquistata. Quanto più rudimentale e limitata sarà la sua cultura religiosa, per esempio, salterà subito agli occhi la diversa origine delle sue cognizioni quando prendesse a disquisire con sicurezza su alte questioni teologiche con le quali non era mai venuto in contatto, oppure se il suo repertorio linguistico fosse limitato a quello parlato sul luogo o appreso in famiglia, non sarà possibile attribuire a lui la conoscenza e l’uso di altre lingue, classiche o moderne, che si verificasse in seguito. Quel bagaglio di cognizioni, evidentemente, deve essere attribuito ad altri, cioè a un altro, al demonio che parla ed agisce dentro di lui.

Le manifestazioni esterne della seconda personalità nella possessione diabolica — quando si tratta di possessione autentica — devono avere un’impronta speciale, caratteristica, inconfondibile, adattaalla figura del demonio quale è data dalla Sacra Scrittura e dalla teologia cattolica. La Sacra Scrittura infatti contiene quella che si potrebbe chiamare la «carta d’identità» del demonio con tutti i dati personali che lo riguardano. In caso di possessione non autentica invece la figura del demonio è strutturata sul cliché della fantasia e della leggenda popolare e riproduce so!tanto ciò che il paziente si immagina di essere e di fare sotto il dominio di satana e niente più.

La seconda personalità, quando si tratta di possessione vera, è piena di vita e di dinamismo. 

L’avversario, pieno di odio, ricco di astuzia e di inganni, sa quello che vuole e quello che può, è sicuro di se stesso, è conscio del proprio valore, è presuntuoso, sfacciato, senza complessi di inferiorità, sa fin dove può arrivare e oltre cui non deve neppure tentare di arrivare. E in lotta e antitesi aperta con l’indemoniato. Lo conosce non soltanto sotto alcuni aspetti particolari — come avviene nei casi di sdoppiamento di personalità — ma in profondità e vi si infiltra come vuole e se ne serve per fare quello che vuole.

C’è un’altra particolarità da sottolineare. Questa seconda personalità può inserirsi nel corpo dell’ossesso in qualunque momento, quando vuole, senza farsi annunziare, improvvisamente, ma c’è un punto in cui essa deve per forza inserirsi anche se non vuole, cioè nell’esorcismo. C’è quindi la possibilità di costringerlo ineluttabilmente a uscire, sia che egli lo voglia sia che non lo voglia, dal suo nascondiglio. E questa una particolarità che non si avvera mai nei casi di trance o di sdoppiamento della personalità. L’esorcismo è fatto da un estraneo che è al di fuori della possessione. Lo può fare ogni battezzato in forza del suo battesimo, ma soprattutto lo può fare la persona consacrata, il sacerdote, e, tra i sacerdoti, l’esorcista espressamente autorizzato dal suo vescovo. Come si è visto nei casi già citati, il demonio è dominato dall’esorcista, è obbligato a dire e a fare ciò che gli è imposto e alla fine ad abbandonare definitivamente la sua vittima.

Abbiamo già descritto lo stato del paziente nel tempo della crisi. Il più delle volte egli perde la nozione di quello che avviene in lui, come capita nei momenti acuti di certe malattie e di certi dolori, e rientrando in sé, passata la crisi, non conserva nessun ricordo di ciò che ha detto e fatto, o meglio di ciò che il demonio ha detto e fatto per mezzo suo. Ma qualche volta, all’inizio della crisi, la presenza diabolica è avvertita, e qualche volta anche dopo, nel corso della crisi, quando l’azione del demonio si fa più violenta. Il paziente in quei casi - casi molto rari in verità — assiste con trepidazione a quella dispotica usurpazione dei suoi organi da parte dell’avversario, ne può seguire dettagliatamente le fasi e gli aspetti e descriverli con esattezza. E il caso del già citato padre Giovanni Surin († 1665), che esorcizzando le Orsoline di Loudun rimase indemoniato egli stesso e durò in quello stato per dodici anni. La doppia personalità che agiva in lui è minutamente e, diciamo, scientificamente descritta da padre Surin — che era un maestro di spiritualità, autore di apprezzati saggi su questa materia149 — in una lettera scritta al suo confratello ed amico, il gesuita padre Attichy in data 3 maggio 1635. La riportiamo intera perché meglio non si potrebbe descrivere il fenomeno di sdoppiamento di personalità che stiamo trattando: «Io non so dire quello che passa in me durante questo tempo né come tale spirito si unisca al mio senza togliermi né la coscienza né la libertà. Egli sta là come un altro io. Mi pare allora di avere dueanime, una delle quali, priva dell’uso dei suoi organi corporali, e mantenendosi come a distanza, contempla quello che fa l’altra. I due spiriti combattono sul medesimo campo di battaglia, il corpo. 

L’anima rimane come divisa: aperta da una parte alle impressioni diaboliche, libera di seguire, dall’altra, i propri movimenti e quelli di Dio. Nello stesso tempo, col beneplacito di Dio, sperimentouna grande pace e non acconsento alle sollecitazioni che tentano di separarmi da lui, con grande sorpresa di coloro che mi vedono. Sono allo stesso tempo pieno di allegria e imbevuto di una tristezza che si manifesta in lamenti e grida, secondo il capriccio dei demoni. Sento in me lo stato dicondanna e lo temo; questa anima estranea che mi pare la mia è trapassata dalla disperazione come da una freccia, mentre l’altra, piena di fiducia, disprezza tali impressioni e maledice con piena libertà colui che la eccita. Riconosco che le grida che escono dalla mia bocca partono ugualmente da queste due anime, e non mi è possibile precisare se è l’allegria o il furore a determinane. Il tremore che mi invade quando si avvicina a me l’eucarestia proviene, mi pare, dall’orrore che mi ispira questa prossimità e da un rispetto pieno di tenerezza, senza che possa dire quale di questi due sentimenti predo- mini. Se, sollecitato da una di queste due anime, voglio fare il segno della croce sulla bocca, l’altra mi ritiene il braccio con forza e mi induce a prendere il dito coi denti e a morderlo quasi con rabbia. Durante queste tempeste l’orazione costituisce la mia consolazione; ad essa ricorro mentre il mio corpo rotola per terra e i ministri della chiesa mi parlano come a un demonio e pronunziano maledizioni su di me. Non posso esprimervi quanto mi sento felice di essereun demonio ditale sorta, non per una ribellione contro Dio, ma per un castigo che mi scopre lo stato nel quale mi ridusse il peccato, e mentre faccio proprie le maledizioni che si pronunziano, la mia anima si può inabissare nel suo nulla. Quando gli altri possessi mi vedono in questo stato, bisogna vedere come trionfano: «Medico cura te stesso, sali ora sul pulpito, sarà interessante sentirti predicare dopo essere rotolato così per terra». Il mio stato è tale che mi rimangono ben poche occasioni in cui mi possa dire libero. Se voglio parlare la mia lingua si ribella. Durante la Messa mi vedo costretto a sostare repentinamente e non posso avvicinare l’ostia alla bocca.

Se mi confesso dimentico i peccati e sento che dentro di me sta il demonio come in casa sua, che entra ed esce quando e come gli garba. Se mi sveglio mi sta aspettando, se faccio orazione agita il mio pensiero a suo capriccio. Quando il mio cuore si apre a Dio, egli lo riempie di furore. Se voglio vegliare mi addormento. Egli si gloria con gli altri ossessi di essere il mio padrone, la quale cosa in realtà non posso negare».

E evidente che in questo sdoppiamento di personalità non si può parlare di isteria, anche se le somiglianze esterne tra i due fenomeni sono frequenti. L’isteria infatti è una particolare forma di reazione a determinate situazioni affettive, che si manifesta in soggetti predisposti aventi un particolare temperamento e una speciale mentalità6.

Isterismo, parola di origine greca, deriva da ustèra, utero, e indica una malattia nervosa a cui vanno soggette di preferenza le donne, ma che per affinità si applica anche agli uomini.

L’isterismo può manifestarsi nei modi più strani e imitare i sintomi di altre malattie. Un fenomeno curioso, connesso con la esagerata emozionabilità, è appunto lo sdoppiamento di personalità che ha qualche somiglianza con quello descritto sopra della possessione diabolica. In quello che è chiamato «stato crepuscolare isterico» si può verificare una rottura di coscienza. Il soggetto perde la sua normale personalità e vive in un’altra personalità creata dalla sua fantasia. Altre volte l’isterico è vittima di allucinazioni che si impadroniscono della sua personalità tanto che egli recita alla perfezione una determinata parte della scena che ha davanti a sé per effetto dell’allucinazione. Lo scenario può riferirsi talvolta a un fatto realmente vissuto, talvolta a un desiderio, talvolta a pura immaginazione150.

E chiaro che queste diverse manifestazioni di isterismo, anche se a prima vista e a un esame superficiale possono essere confuse con la possessione diabolica, non hanno nulla a che fare con essa. Hanno un’origine e uno sviluppo totalmente e essenzialmente diverso.

Paolo Calliari


mercoledì 3 giugno 2026

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


LE REAZIONI DELL’INDEMONIATO


L’ossesso a un osservatore esterno presenta spesso gli aspetti che si riscontrano il più delle volte in un malato di mente. E infatti le manifestazioni diaboliche, finché non sono esattamente individuate e definite, fanno spesso pensare a una malattia psichica che potrebbe e dovrebbe essere curata coi rimedi forniti dalla scienza medica ordina ria. Il più delle volte però avviene che il paziente sottoposto a un esame più accurato, presenta sintomi completa mente nuovi e insoliti che non trovano nessuna classificazione nelle diagnosi ordinarie. Il paziente in quel caso, anche se le manifestazioni che presenta sono di un malato, non è un malato. La possessione si fa sentire nell’ambito corporale, fisico e metafisico del paziente. Nell’ambito corporale la possessione influisce, spesso ma non sempre, nella sensibilità, nella percezione, nella memoria, nell’intelligenzae nella coscienza. Vogliamo passare in rassegna alcune di queste manifestazioni. Tutti e cinque i sensi possono, singolarmente o collettivamente, essere affetti dalla presenza diabolica. Magda, la ragazza tedesca già ricordata, a 13 anni fu per diversi giorni colpita da cecità parziale tanto da dover portare gli occhiali. Più tardi le capitò, sempre per influsso diabolico, di non poter vedere neppure le cifre sulla sveglia accanto al letto, o leggere le lettere di suo marito, che doveva farsi leggere da altri. Talvolta le capitò di poter leggere correntemente un romanzo o un articolo di giornale, ma non un libro di pietà o altre preghiere. Tali difetti visivi erano sempre temporanei, della durata di qualche giorno e talvolta di qualche ora.

Il piccolo Teobaldo di Illfurt rimase sordo totale per quattro anni, cioè per tutta la durata della possessione diabolica. Magda ebbe una volta la sordità parziale soltanto da un’orecchio, e un’altra volta la sordità totale per diverso tempo: il demonio voleva costringerla a un nuovo patto sottoscritto col suo sangue147.

Alla sordità è generalmente legata la mutolezza, il sordo è anche muto. Magda fu impedita di parlare anche fuori della crisi diabolica. Facendo il suo normale servizio di infermiera non poteva rispondere neppure alle domande dei medici. Per nascondere la sua vergogna e per dare una spiegazione del fenomeno corse in camera e scrisse su un foglio: «Fatta una scommessa di 10 marchi di non parlare fino alle ore 21» (era quella l’ora in cui finiva il servizio), e lo mostrava a quelli che la interrogavano. Siccome era stata sempre una chiaccherona loquace e ciarliera, quella «scommessa» sembrò molto strana. Alle 21 terminava il suo servizio ma la loquela non tornò che la mattina del giorno seguente.

Fenomeni innaturali si rilevano in Magda anche riguardo al gusto.

Per giorni interi sentiva in bocca un gusto sgradevole, talvolta sangue, talvolta zolfo, che non riusciva a eliminare con l’acqua o coi liquori. Altre volte restava per qualche tempo senza nessun gusto fino a non distinguere più il sapore del sale o dello zucchero. Fenomeno tanto più notevole e inspiegabile perché Magda era una cuoca abilissima e aveva un palato molto fine per distinguere i diversi sapori delle vivande.

Nella vita di alcuni santi, come in quella di sant’Antonio abate scritta da sant’Atanasio, o in quella di santa Francesca Romana, si legge di percosse ricevute da mani invisibili che lasciavano segni visibili dietro di sé. Nel caso di Magda queste percosse furono sperimentate più volte, di solito durante la notte e senza testimoni, ma spesso anche di giorno e in presenza di altre persone, che poterono poi controllare le lividure sulle spalle, sulla schiena e sul collo.

Anche la facoltà della percezione, oltre che della sensibilità, era soggette agli influssi diabolici. Insistiamo ancora sui fenomeni della possessione diabolica di Magda perché più documentati e largamente esaminati da padre Rodewyk.

Per lungo tempo essa fu tormentata dalla visione di un gattone nero che improvvisamente le saltava in faccia e le lasciava sul viso il segno dei graffi. I fatti si ripeterono in un giorno fino a venti volte. 

Altre volte erano serpenti che le circondavano il corpo fino a soffocarlo lasciando un’impressione di freddo che durava tutta la giornata, o lo mordevano (senza però avvelenano). Altre volte erano bruciature su diverse parti del corpo che sparivano da sé dopo poco tempo, o croci sulla fronte o sul petto che apparivano di solito in determinate feste dell’anno liturgico.

La presenza diabolica influiva anche sullo stato di salute dì Magda. Spesso era colpita da inappetenza, essa che aveva sempre amato la buona cucina, o da insonnia che le faceva passare le notti in bianco, o tormentate da sogni orribili che la obbligavano a tenere la luce accesa tutta la notte, o colpita da tumori e gonfiori del ventre, dello stomaco, del collo, del braccio, della mano — il così detto meteorismo, particolare manifestazione citata anche dal rituale romano — o da paralisi locali di più o meno lunga durata. Negli indemoniati è facile riscontrare anche la tendenza al suicidio, o il tentativo di farlo per porre fine a tutte le angherie e sofferenze causate dalla presenza diabolica, o, d’altra parte, per sottostare all’ingiunzione dello spirito maligno che spinge al suicidio. 

Ma anche in questo caso l’azione diabolica deve limitarsi a quello che le è permesso dalla volontà divina.

Le diverse reazioni dell’indemoniato sono così riassunte dal de Tonquédec, che aveva esaminato una giovane ossessa di 18 anni:«Improvvisamente le sue membra si contraggono, la testa si rovescia all’indietro oppure resta immobile come fissata su qualche cosa. Lo scatto si produce dopo qualche minuto, per un certo periodo la voce rimane imbarazzata, le parole sono male articolate. Non è ancora questo tuttavia a impressionare maggiormente i familiari, ma le rabbie violente, terribili, che colpiscono la giovane. 

Quando è allo stato normale essa sembra amare molto i genitori, li accarezza, li abbraccia, poi all’improvviso si comporta da vera furia. Rompe tutto, vetri, bicchieri, vasi di valore, straccia tende, abiti, contorce nelle mani oggetti e li frantuma. Insulta volgarmente i genitori, chiama la mamma «vacca», la insegue armata con un coltello per colpirla e tenta pure di colpire se stessa. Quando attraversa i suoi cattivi momenti un nonnulla la irrita, la impazienta. Parole innocenti, o senza significato, come fuoco, danaro, bicchiere, pronunciate davanti a lei, sembra che abbiano una forza magica per fare scatenare la sua rabbia. Finita la crisi ne conserva in parte il ricordo e il rimorso, corre ad abbracciare la mamma, le domanda perdono: «Mi dispiace di aver fatto questo, non sono io, non posso resistere, è mio malgrado»148.

Paolo Calliari


sabato 14 marzo 2026

LA SINDROME DELL’ODIO

 


TRATTATO DI DEMONOLOGIA


Tra le facoltà e capacità umane ce n’è una che il demonio non potrà mai avere, alla quale non potrà mai arrivare, la facoltà di amare. L’amore, nel suo duplice significato attivo e passivo, cioè la possibilità di amare e di essere amato, è una prerogativa unica dello Spirito divino, dello spirito angelico e dell’uomo, creatura ragionevole dotata di intelligenza e di volontà. Dio, l’angelo e l’uomo sono capaci di amare e possono essere oggetto di amore. Diciamo ancora di più: l’amore è in certo senso l’essenza della vita divina, angelica e umana. Senza l’amore sarebbe inconcepibile e impossibile la loro vita e la loro esistenza. Tutto si svolge nell’amore, tutto circola intorno all’amore, tutto trova una spiegazione razionale nell’amore.

Per il demonio, angelo decaduto, non è così. Essenza, centro motore, region d’essere è per lui solamente l’odio. Egli vive nell’odio e per l’odio. Tutto ciò che egli vuole, tutto ciò che egli fa è suggerito dall’odio e trova una spiegazione nell’odio. L’odio forma, così, la sindrome del suo esistere e del suo agire. Che cos’è la sindrome? E un concorso di sintomi che derivano da diverse malattie e ne dimostrano l’esistenza nello stesso individuo, un complesso di mali che, nel caso concreto, diventano un unico male per infettare e avvelenare tutto ciò che l’individuo fa o intende fare.

Il demonio ha la sindrome dell’odio. Apparendo a santa Caterina da Siena — la santa senese ebbe a subire in vita molti incontri col demonio — il demonio, interrogato chi fosse, diede di sè questa risposta:

— Io sono il freddo.

Il demonio è il freddo gelido, livido, della gelosia, dell’invidia, dell’odio, in contrasto con l’angelo che è il caldo dell’amore, della generosità, della comprensione.

Mentre il paradiso è per eccellenza il regno dell’amore portato fino alle sue espressioni più eccelse, l’inferno è il regno dell’odio. I demoni si odiano tra loro e odiano i dannati loro vittime, e i dannati a loro volta odiano i demoni. E in quest’odio gli uni e gli altri si arrovellano, si consumano, si combattono fin quando dura la loro esistenza, cioè per sempre.

Secondo la teologia cattolica esiste una gerarchia nelle schiere celesti, i così detti nove cori degli angeli che partono dai gradi inferiori, a cui sono affidate mansioni minori, e arrivano ai gradi superiori, le cui mansioni sono più elevate. Così, secondo alcuni, esiste anche una gerarchiameno definita nei suoi dettagli — anche tra i demoni, i quali perciò non sono tutti uguali e dotati degli stessi poteri. Ci sono anche tra loro i capi che danno gli ordini e i sudditi che li devono eseguire per raggiungere, tra gli uni e gli altri, gli obiettivi di una stessa strategia che tende ad abbattere il regno di Dio e a danneggiare e a rovinare l’uomo. La strategia della lotta è unica, condivisa e portata avanti con la collaborazione di tutti gli spiriti infernali, ma non sempre, specialmente nei gradi inferiori, per adesione volontaria o per scelta personale, ma solo per costrizione, per paura, per violenza subita alla quale non è possibile in alcun modo sottrarsi.

Durante l’esorcismo di Maria Tien, ajunan nella Cina, che abbiamo riferito nella seconda parte di quest’opera, c’è un particolare che merita di essere sottolineato. Interrogato il demonio — in questo caso Lucifero stesso — dell’esistenza di un’altra possessione diabolica in una città vicina, rispose che la donna era effettivamente posseduta da un demonio. Interrogato chi fosse questo demonio non lo volle dire:

— Io lo odio, io lo odio.

E il padre Stolz commenta: «Questo è vero, nell’inferno c’è continua lotta e rissa tra i dannati, allo stesso modo che tra i beati del cielo c’è eterna pace e amore»144.

Ma il demonio odia sopra tutto e sopra tutti Dio e tutto ciò che si riferisce a lui, la chiesa cattolica, i sacramenti, i sacramentali, le persone e le cose sacre, gli uomini destinati alla salvezza attraverso la chiesa e i sacramenti.

Ecco su questo particolare una bella pagina di Giovanni Papini: «L’odio del diavolo non nasce soltanto dal suo primo impulso di fare a meno di Dio, della sua grazia, della sua sovranità, quest’odio è accresciuto, via via, dal sentimento della sua dipendenza eterna, anche dopo la caduta, dal suo creatore. Se il demonio è ancora «principe», se gli rimane ancora un potere, esso lo deve unicamente alla volontà di Dio che per i suoi imperscrutabili finì non l’ha annientato, ma gli ha confidato un regno e un ufficio. La consapevolezza di questa dipendenza lo esaspera. Egli non è capace di gratitudine, vi è in lui perciò l’odio segreto, furibondo, profondo del beneficato verso il benefattore, del debitore verso il creditore, e perciò la smania di sopprimere, o almeno di ferire il benefattore e il creditore. Per questa ragione egli si adopera per spingere gli uomini al deicidio. Per questa ragione si è adoperato e collaborò alla crocifissione del Golgota, per questo istiga all’assassinio, che è la distruzione di una creatura di Dio (aggiungiamo noi: all’aborto, alla delinquenza e a tutti gli altri delitti che la cronaca quotidiana deve registrare ogni giorno). Il diavolo è il creditore rancoroso e vendicativo che si serve degli uomini nei suoi tentativi di derubaree ferire Colui al quale, pur nella sua condanna, deve tutto, eccettuato il suo implacabile odio»145.

Egli odia Cristo, il «Nazareno», come talvolta è da lui chiamato, la cui incarnazione era stata la prima causa della sua ribellione e della sua riprovazione all’inizio del mondo; Cristo il quale con la sua morte in croce ha posto fine al suo «regno» e detronizzato per sempre «il principe di questo mondo»; Cristo che ha dato ai suoi apostoli e a tutti i successori degli apostoli, vescovi e sacerdoti, il potere e l’autorità di dominare i demoni e di cacciarli dal corpo degli ossessi. 

Questo odio a Cristo, per quanto profondo, viscerale, inestinguibile, non si può tuttavia manifestare in pieno, ma solo in misura rattenuta, entro i limiti permessi dalla suprema volontà di Dio.

Il demonio odia Maria santissima, colei che al principio della storia umana era stata predestinata a guidare la lotta contro di lui e a riportare su di lui completa vittoria fino a schiacciargli il capo sotto i suoi piedi. In tutti i casi di possessione diabolica — l’abbiamo visto negli esempi riportati— non manca mai la presenza e la potenza di Maria, e la conclusione finale, l’espulsione definitiva del demonio, avviene sempre per l’aperta invocazione di Maria alla quale egli non può resistere.

— Perché adesso deve costui — cioè l’esorcista — venir fuori con la «Grande Signora»? Ora devo andarmene davvero, sono costretto a uscire da questo corpo.

Così aveva detto a Illfurt nell’esorcismo dei due fratelli Teobaldo e Josef. L’invocazione di altri santi, o di Dio stesso, non sempre ha sul demonio l’effetto infallibile dell’invocazione di Maria santissima.

Il demonio odia i santi, e tra i santi specialmente san Michele arcangelo, l’antico antagonista che in nome di Dio e per la forza di Dio aveva ingaggiato in cielo la lotta contro di lui e l’aveva ricacciato per sempre, dopo una mischia terribile, nell’inferno dal quale non sarebbe più uscito.

Il demonio monta su tutte le furie al solo sentirlo nominare e invocare. Anche nella ricorrenza delle sue feste, l’8 maggio e il 29 settembre, o al solo vedere la sua immagine, fa vedere disagio e insofferenza negli ossessi di cui si è impadronito. Per bocca degli ossessi manifesta talvolta i suoi sentimenti di odio:

— Michele è bello — diceva Lucifero nell’esorcismo di Magda — è il riflesso dello splendore di Colui che vede ogni giorno, e noi vediamo questo splendore. Io sono il capo dell’esercito opposto, per questo non gli do nessuna importanza.

Ricordando la sua antica felicità soggiungeva: — Quello che si nota in Michele è la sua grande pace e il suo grande splendore. Eravamo nello stesso grado e molto amici tra noi. Ma io sono stato vinto da lui. Gli ho dovuto cedere, in certo senso, la mia daga, che Michele ha dovuto per forza pretendere, ma la usò a malincuore contro di me perché eravamo stati fino allora amici e ci intendevamo molto bene tra noi.

La lotta tra Lucifero e Michele non è finita: — Dove siamo noi c’è anche Michele e tra noi c’è una lotta senza tregua.

Anzi Michele è in molti casi il rappresentante di Dio che attraverso lui manifesta la sua volontà e la fa trasmettere ai demoni: — Se noi spiriti odiamo qualche cosa e qualcuno, quest’odio si volge soprattutto ai cori degli angeli, a Michele, a Gabriele, i quali tuttavia si erano rattristati della nostra perdita. Essi non sono stati contenti di vederci cacciati dal paradiso. Ma noi abbiamo cambiato questa compassione in odio, l’abbiamo corrisposta con l’odio.

I demoni vedono in Michele l’anticipatore dei tempi nuovi che inizieranno quando essi, liberi per il momento di scorazzare per il mondo, saranno nuovamente ridotti in catene — «il nostro tempo è breve» hanno detto più volte — e il bene e la verità avranno via libera per diffondersi e per affermarsi.

I diavoli odiano terribilmente tutto il genere umano sia per la loro ostinata volontà nel male, sia perche l’uomo, vivendo in grazia, può meritare quella felicità eterna che essi hanno perduto per loro colpa, sia per la preferenza che Dio ha dato alla natura umana redenta con l’incarnazione.

Ma tra tutti gli uomini l’odio maggiore è rivolto al sacerdote cattolico, come ha dimostrato in molti casi l’esorcismo. Col sacerdote cattolico il demonio ha sempre uno scontro diretto, e uno scontro che si conclude infallibilmente con la sua ritirata e la sua sconfitta. Il sacerdote, anche se semplice uomo, è più forte del demonio perché il sacerdote è Cristo, ed egli lo deve suo malgrado riconoscere.

— In te io incontro il Nazareno. Tu sei lui e lui è te. E il Nazareno che ti porta nelle sue mani.

La grandezza del sacerdote deriva più che altro dall’eucarestia.

— Voi preti siete grandi perché tenete tra le mani il pane (eucaristico) — diceva Lucifero al padre Rodewyk —. Quello che il sacerdote porta nelle sue mani io non lo potrò portare mai per quanto io sia stato creato come lucJro, portatore di luce146.

Il prete che la mattina aveva celebrato la Messa portava ancora una traccia della presenza di Cristo e il demonio sentiva tutta la forza che emanava da questa presenza.

L’odio a Dio si estendeva per diretta conseguenza a tutto ciò che si riferiva a Dio, alle cose sacre. 

Proprio dell’indemoniato, cioè del demonio che alberga in lui, un comportamento di forte e violenta avversione alle cose sacre. Non si tratta più dell’avversione al sacro che può avere l’ateo, o l’indifferente, o il laicista in genere, al quale diventa insopportabile anche l’accenno lontano a ciò che ha un riferimento alla religione e a Dio. Al miscredente, anticlericale e anticristiano dà fastidio ed è insopportabile lo stesso suono delle campane che diventa per lui un richiamo e un rimorso sgradito. Non sempre, come si è già osservato, l’avversione al sacro è segno certo di una presenza diabolica. L’avversione può nascere da molte altre cause puramente naturali. Certo è però che nei casi di possessione diabolica questa avversione non manca mai e si manifesta tutte le volte in forma violenta, rabbiosa, spettacolare, improvvisa. Ne abbiamo già riscontrate alcune nelle pagine precedenti. L’indemoniato sì accorge della presenza dell’oggetto sacro anche nascosto, esce in escandescenze improvvise, cambia fisionomia, straluna gli occhi, si agita in tutto il corpo, tutto il suo essere è trasfigurato e le parole che pronuncia sono le più volgari ed oscene, vere bestemmie, che mai si sono sentite pronunziare da labbra umane. Non è possibile disgiungere questi fenomeni da un qualche cosa di demoniaco.

Anche questo è un aspetto, e non ultimo, della «sindrome dell’odio» da cui è colpito il demonio.

Paolo Calliari


lunedì 27 ottobre 2025

FORZA APPARENTE E DEBOLEZZA REALE

 


TRATTATO DI DEMONOLOGIA


La prima impressione che si ha nel leggere il racconto di possessioni diaboliche o di esorcismi fatti su indemoniati è di riscontrare nei demoni una forza e una potenza molto superiore a quella dell’uomo, capace di maneggiare il povero ossesso senza che egli possa in alcun modo resistere alla loro violenza, e talvolta senza accorgersi neppure della violenza che gli è fatta, e superiore a momenti anche a quella dell’esorcista che spesso, dopo inutili tentativi, deve ripetere i suoi scongiuri prima di ottenere l’espulsione e la sconfitta dello spirito cattivo. 

Che il demonio disponga di forze e di energie sconosciute all’uomo, diverse dalle sue e in certo senso superiori, è innegabile. I fenomeni di levitazione, di xenoglossia, di conoscenza delle cose occulte, lontane e future, non sono certo alla portata dell’uomo comune. Davanti a manifestazioni simili egli si sente piccolo piccolo, impotente, incapace di spiegarle alla luce della scienza di cui dispone. Il demonio, d’altra parte, non è certo quello che neghi o cerchi di attenuare la portata e l’estensione della sua forza e dei suoi poteri, ché anzi, padre della menzogna come è sempre stato, li esalterà e li esaspererà con spudorata spavalderia. L’uomo, sia colui che si trova nelle strette del potere diabolico, sia colui che ne è fuori, è perciò indotto a credere che il suo «nemico» disponga di una forza invincibile, difficile, e talvolta impossibile ad affrontare e a superare. 

Non è così. A un esame più approfondito dei fatti risulta che il demonio, anche nelle sue manifestazioni più spettacolari e paurose, in pratica è un debole che agisce guidato da una mano più potente di lui, che ne limita i poteri e lo obbliga a fare e a dire ciò che di sua spontanea volontà mai sarebbe disposto né a fare né a dire. In una parola, il demonio, anche nel fenomeno della possessione e dell’infestazione, malgrado la sua spavalderia, non è mai indipendente e libero. Quando manca la libertà — lo sappiamo — manca anche l’indipendenza, manca il potere e manca la forza di esercitarlo. 

Il demonio ha tutta la sua potenza solamente in prestito. Egli lo sa e perciò riconosce in Dio il suo fornitore di capitali. Perciò si vendica di Dio; ogni male è distruzione del creditore, il delinquente vuole uccidere Dio140 . 

Il demonio, per sua stessa confessione — negli esorcismi, come si è visto, è stato più volte costretto a esporsi, a manifestare i lati negativi della sua persona e del suo stato — anche quando occupa il corpo di un uomo e lo spadroneggia a piacere, si sente legato, umiliato, insofferente, infelice, come, e talvolta più di quando si trova nel suo habitat normale, l’inferno. La possessione — scrive Rodewyk — significa per lui una punizione molto dura, tanto dura che non sempre è inflitta a tutti. La punizione è spesse volte in rapporto con l’intensità del rifiuto iniziale alla decisione divina dell’incarnazione del Verbo. Ora, mentre l’incarnazione del Verbo rappresenta un’unione intima, essenziale del Verbo divino con l’uomo, nella possessione è un demonio che è esteriormente legato a un uomo, come Paolo era legato al soldato romano (At 28,6) o, diciamo ancora, come il cardinal Massaia, missionario in Etiopia, fu per diverso tempo legato con catene al suo carceriere che lo seguiva ovunque giorno e notte, tanto da non sentirsi libero neppure nelle operazioni più personali e nelle circostanze più delicate. 

Il demonio deve conformarsi all’uomo, aver riguardo alla sua limitatezza fisica e spirituale, di cui non può varcare i confini; deve trasmettere la sua ricchezza ed esuberanza di pensiero col piccolo e scarso numero di vocaboli del linguaggio umano. Tutto ciò lo umilia, lo indispettisce, lo fa apparire ridicolo davanti a se stesso e davanti ai suoi colleghi. E inoltre deve adattarsi a questa scomoda situazione finché Dio, e lui solo, non si deciderà di ridargli la sua libertà. Non poche volte i demoni stessi si sono lamentati di questo stato di cose:

 — Avendo noi rifiutato di riconoscere il Verbo, siamo obbligati a adattarci alle capacità e ai capricci dell’uomo. Non siamo noi a dirigerlo, e non siamo noi neppure a decidere di uscire da lui e di abbandonarlo. Noi siamo legati e inchiodati a questo corpo. Noi dipendiamo da quest’uomo sia egli intelligente o mentecatto. Noi siamo obbligati a sperimentare in lui la nostra seconda morte, l’inferno. 

E dalla bocca di un altro la stessa confessione: 

— Credi tu — diceva all’esorcista — che sia per noi un piacere restare qua dentro? Questo è castigo, è oscurità, è notte. 

E un terzo ancora: — 

La cosa più terribile è il dover formulare ed esprimere un mio pensiero solo attraverso l’uomo, facendolo uscire come da un involucro angusto e inadatto. Che noi possiamo parlare per bocca di un uomo non è certo un favore che quello lassù ci fa, ma la più grande umiliazione e spregio che ci poteva fare. E il dolore più grave per uno spirito come noi il dover vivere e il dover servire a un corpo mortale, limitato e destinato a diventare un giorno polvere e cenere141 . 

Se quindi il demonio trova qualche soddisfazione — e talvolta lo dice — nell’impossessarsi di una persona e nel molestarla in tanti modi per l’odio che porta a Dio, alla Madonna e all’uomo stesso, questa soddisfazione si dimostra abbastanza meschina, incompleta, limitata alla volontà permissiva di Dio che stabilisce il modo e la durata della possessione, e non libera il demonio dalle pene che soffriva nell’inferno. 

I demoni — scriveva un teologo del Cinquecento, Pietro Tireo — in qualunque parte si trovino portano con sè il loro inferno. Nell’arrecare sofferenza agli altri non vengono liberati dalle proprie pene; per quanto molestino gli altri non ne ricavano nessun guadagno142 . 

La tentazione stessa, che è l’operazione più frequente e più comune del demonio a danno dell’uomo, non può estenderla a sua volontà ma deve tenerla entro i limiti stabiliti da Dio. Lo afferma chiaramente san Paolo: «Dio mantiene le sue promesse e non permetterà che siate tentati al di Là della vostra capacità di resistenza. Nel momento della tentazione Dio vi darà. la forza di resistere e vincere» (1 Cor 10,13). 

Lo si era visto nella tentazione di Giobbe, percosso dal demonio nella sua persona e nei suoi beni, ma con l’obbligo di conservargli la vita: «Il Signore disse a satana: 

Tutto quello che Giobbe possiede è in tuo potere... Eccolo, è nelle tue mani, soltanto risparmia la sua vita» (Gb 2,6). 

Il demonio quindi può fare molto male all’uomo, ma non nella misura e nella quantità che vorrebbe, e neppure nella misura delle sue capacità intrinseche e personali, ma solo nella misura che gli è permessa da Dio. «Molte sono le cose che i demoni potrebbero compiere a motivo della loro natura — scrive san Tommaso — ma che non possono attuare per la proibizione divina»143 . 

Anche la presunta scienza dei futuri e delle cose lontane, per cui il demonio appare superiore all’uomo, considerata più da vicino, resta molto ridimensionata fino a ridursi a ben poca cosa. 

Che il demonio disponga di fonti di conoscenza più numerose dell’uomo non può essere messo in dubbio. Tuttavia le sue predizioni saranno limitate sempre al futuro necessario, a quello cioè che deve accadere con certezza, non al futuro contingente e libero che è solo un segreto di Dio. Anche l’uomo può talvolta prevedere, con possibilità di successo, il futuro necessario, ma meno del demonio. Il quale potrà prevedere con relativa certezza gli avvenimenti che dipendono dalle leggi naturali, i fenomeni metereologici, i terremoti, le eruzioni vulcaniche, le eclissi, i tifoni, e ancora: le carestie, le pestilenze, le invasioni di cavallette, le inondazioni, lo stato di salute o di malattia di una determinata persona, o fatti e avvenimenti che dipendono dalla volontà dell’uomo, certe decisioni della politica, dell’economia, della guerra e della pace, che per il momento non sono ancora arrivate al pubblico. Però non potrà mai conoscere quello che un individuo farà, dove andrà, come si comporterà, quali saranno le conseguenze delle sue parole e delle sue azioni. E neppure quello che l’uomo pensa e che ha intenzione di fare, a meno che l’interessato non abbia in qualche modo, o parlando o scrivendo, anche in appunti personali e segreti — che il demonio potrà vedere e leggere, e per lui non saranno mai segreti — manifestato il suo pensiero e le sue intenzioni. Come abbiamo già detto in altra parte di questo scritto, l’animo dell’uomo è un sacrario impenetrabile ai profani, aperto soltanto a Dio che scruta i cuori e le menti (Ger 11,20). Il diavolo vorrebbe entrare in questo sacrario, ma l’accesso gli è vietato, egli ne è forzatamente escluso. 

Questi pochi saggi, tutti comprivati da molti fatti della cui autenticità non è possibile dubitare, fanno vedere nel demonio una insicurezza, una meschinità, una debolezza che è in pieno contrasto con la sua spavalda sicurezza e la sua presunta forza fisica e morale.

Paolo Calliari


sabato 20 settembre 2025

TRE ATTEGGIAMENTI DELL’UOMO DI FRONTE AL PRETERNATURALE

 


TRATTATO DI DEMONOLOGIA


Di fronte a fatti preternaturali, che si svolgono in un mondo ancora impenetrato e impenetrabile all’esperienza umana, l’uomo generalmente tiene un triplice atteggiamento, o quello del troppo poco, o quello del troppo o quello del giusto mezzo: quello del troppo poco, cioè della diffidenza e dello scetticismo, negando aprioristicamente l’esistenza dei fatti, anzi la possibilità della stessa esistenza dei fatti perché non esiste né Dio né il diavolo, rilegandoli nel mondo della fantasia, dell’illusione, dell’ignoranza, senza neppure scomodarsi a controllarli per vedere se, per caso, una qualche possibilità di verità storica si possa intravedere in essi.

Quello del troppo è l’atteggiamento della credulità che accetta semplicisticamente e a occhi chiusi tutto ciò che viene attribuito al demonio dalla prima all’ultima parola, o si racconta del demonio, senza nessun discernimento critico.

Quello del giusto mezzo, invece, è quello della verità, accettando solo quello che si presenta storicamente provato, quindi degno di fede umana, in pieno accordo con la dottrina della chiesa la quale crede nell’esistenza di Dio e nell’esistenza del suo avversario il diavolo.

Tre atteggiamenti, quindi: lo scetticismo integrale, la credulità a oltranza e lo studio serio che fa arrivare alla verità concreta. Il primo pecca per difetto, il secondo per eccesso, solo il terzo offre una garanzia di serietà e di ragionevolezza. Li vogliamo esaminare brevemente.

Il primo, l’atteggiamento dello scetticismo integrale è il più diffuso nel mondo della cultura, dove del resto si trova anche il numero maggiore di atei, di miscredenti, di negatori della vita ultraterrena.

L’uomo di cultura, non sufficientemente munito di principi religiosi che vengano a supplire e in certo senso a condizionare le immancabili lacune del pensiero umano, rifiuta sdegnosamente quello che sfugge alla sua esperienza diretta, che non vede coi suoi occhi e non tocca con la sua mano — Dio, l’anima, la vita futura, l’inferno, gli angeli, i demoni — senza rendersi conto che quello che appartiene all’invisibile è molto più vasto e più esteso del visibile, di tutto quello che cade, limitatamente, sotto la sua esperienza, e senza accorgersi che negando a priori ciò che la ragione umana non può né raggiungere né spiegare, il campo delle sue conoscenze rimane forzatamente limitato e incompleto.

Non c’è bisogno di profonde analisi o di astruse investigazioni per arrivare a una conclusione così semplice:

Ci sono, Orazio, più cose in cielo e in terra che le vostre cognizioni scolastiche non sognano, diceva l’Amleto di Shakespeare.

In altre parole: ci sono più cose in cielo e in terra di quante possa concepirne qualunque filosofia, la quale in tanti secoli di ricerca non è stata ancora capace di risolvere questioni ben più importanti e vitali di quella dell’esistenza degli spiriti.

Senza un riferimento al mondo invisibile, o piuttosto senza l’accettazione della rivelazione divina, sono troppe le domande che rimangono senza risposta e gli enigmi della vita e della storia umana che non trovano una spiegazione adeguata. Il dubbio o la negazione sistematica non meritano il nome di scienza.

La credenza nel diavolo entra in questo ordine di idee. Siccome l’esistenza e l’azione dei diavolo nel mondo è — e non soltanto oggi o da oggi — una reait costatata tutti i giorni, negare questa esistenza vuoi dire precludersi la via per arrivare alla spiegazione di questa realtà, vuoi dire costatare e provare gli effetti senza volere e potere risalire alla causa.

Nei primi anni Settanta usciva in Germania il libro dal titolo Abschied vom Teufel, tradotto in diverse lingue e anche in italiano col titolo La liquidazione del diavolo136. L’autore, Herbert Haag, è un sacerdote teologo molto progressista, il quale con una serie di argomenti che convincono solo chivuoi essere convinto, o piuttosto chi è già convinto prima di leggere il libro, si dimostra abbastanza semplicista, primitivo e assolutamente privo di qualunque esperienza pastorale — cosa molto grave in un teologo — e di conoscenza storica. Haag non è l’unico su questa linea. Con lui, e dopo di lui, altri teologi e scrittori, in Germania, in Francia, in Italia, in America, hanno cercato con cavilli di smantellare la credenza nel diavolo e di relegarlo nel mondo delle leggende popolari, del folklore, della poesia, senza nessun addentellato con la realtà storica e teologica.

Quali sono le argomentazioni di Haag? Ne citiamo alcune.

«La verità che ci viene proposta dalla rivelazione, e che impegna gli uomini di tutti i tempi, si trova intessuta in tutti gli scritti biblici di rappresentazioni e modi di pensare che erano propri del tempo in cui tali scritti vennero composti».

«Tutto quanto si afferma nel Nuovo Testamento non appartiene al messaggio vincolante della rivelazione, ma solo a quell’immagine del mondo caratteristica degli autori biblici, ossia della mentalità della loro epoca. Tutte queste espressioni riflettono semplicemente le concezioni che dominavano correntemente negli scritti giudaici contemporanei e determinavano il pensiero religioso della loro epoca».

«Non può essere nell’intenzione degli scritti neotestamentari insegnare con validità di fede agli uomini di tutti i tempi e di tutte le culture la credenza giudaica di quei tempi nei demoni».

In altre parole, secondo l’autore tedesco, Gesù, insistendo sulla verità dell’esistenza degli esseri spirituali, angeli buoni e angeli cattivi, e lottando apertamente contro gli spiriti cattivi cacciandoli dal corpo degli ossessi, affidando ai suoi discepoli il compito di cacciare i demoni, non avrebbe fatto altro che seguire ciecamente, irrazionalmente, la mentalità popolare del tempo e la credenza giudaica di quel tempo nei demoni. In questo modo egli non solo si sarebbe ingannato ma avrebbe ingannato anche noi, credendo egli stesso e facendo credere agli altri quello che non aveva nessun fondamento di verità, oppure — estrema concessione del nostro teologo — quello poteva avere ancora qualche valore in quei tempi arretrati e primitivi, ma non «per tutti i tempi», tanto meno per il nostro. E non si accorge il brav’uomo che con queste premesse si può arrivare anche alle conseguenze più estreme e radicali? Se Gesù si è ingannato su un punto, perché non potrebbe essersi ingannato anche su altri, anche su tutti? Se la sua dottrina deriva da opinioni popolari, infondate, false, chi ci assicura dell’autenticità e dell’infallibilità del suo messaggio e della sua morale? Come conciliare questo inganno con la sua divinità?

La problematica come si vede, diventa sempre più complicata, e questo capita tutte le volte che ci sifissa nei preconcetti senza dar valore ai fatti. Si ripete l’errore di chi, ai tempi di Galileo, si rifiutavadi guardare nel telescopio per non trovarvi la smentita delle sue opinioni. I moderni negatori del diavolo ripetono lo stesso errore aggravandolo per la loro ostinazione, errore che rimproverano ai loro avversari. Si lasciano guidare e condizionare da idee preconcette, da formalismi, dall’opinione pubblica senza andare alla radice della questione per paura di doversi ricredere.

E questo avviene, evidentemente per motivi diversi, anche in certi sacerdoti che hanno una strana allergia per tutto ciò che è preternaturale, con preferenza spiccata per il demonio e per tutto ciò che a lui si riferisce. Scrive a questo proposito Léon Bloy: «I sacerdoti non usano quasi mai il loro potere di esorcisti perché mancano di fede e hanno paura, insostanza, di disgustare il demonio. Qual’è quel parroco o quel religioso che stimerebbe naturale venir chiamato, a preferenza del medico, per un caso di isterismo, catalessi o epilessia? Ambedue troverebbero ridicolo un tal modo di agire. Se i sacerdoti hanno perduto la fede al punto di non credere più alloro privilegio di esorcisti e di non farne più uso, ciò rappresenta un’orribile sventura»137.

All’esagerato naturalismo si contrappone l’esagerato preternaturalismo ossia la credulità che vede diavoli dappertutto anche quando si tratta di semplici patologie nervose di fenomeni di origine puramente naturale. Le conseguenze negative che derivano da questo atteggiamento sono uguali a quelle derivate dall’atteggiamento contrario. L’uomo deve affidarsi alla ragione per arrivare alla verità, e la ragione deve essere guidata dall’esame dei fatti. Nel campo delicato del preternaturale, e specificatamente nel campo della demonologia, i fatti non mancano, come non mancano i criteri di esame e di giudizio dei fatti. Questi criteri diagnostici sono determinati dalla chiesa attraverso il rituale romano.

La certezza della possessione è data dalla presenza di modalità diverse e addirittura opposte a quelleche condizionano un’attuazione naturale del fenomeno138. Quali siano in concreto gli elementi, le modalità, quel tono insomma che caratterizza il manifestarsi naturale dell’ampia fenomenologia, lo si può apprendere dallo studio della psichiatria e della parapsicologia. Il meraviglioso demoniaco presenta molto spesso dei fenomeni non facilmente riconducibili alle categorie della psichiatria e della parapsicologia: altre volte invece è il demoniaco che fa vedere come i due tipi di fenomenologia si sostengono e si aiutano a vicenda. Si potrebbe affermare che le manifestazioni parapsicologiche illuminano quelle psichiche e queste ultime colorano di una tinta impressionante leprime, rivelando la presenza di un essere superiore che anche nelle sole manifestazioni di ordine psichiatrico non smentisce le sue possibilità139.

Esiste pertanto, per chi vuole e se lo vuole, la possibilità di discernere la vera entità di un male, se diordine naturale o preternaturale e di arrivare nello stesso tempo anche alla sua cura. Colui invece che subito, a priori, senza prove nega l’esistenza stessa del male, ossia della presenza diabolica nel mondo, non arriverà mai a farne la diagnosi e tanto meno a farne la terapia, col pericolo e col dannoche è facile immaginare. Coi preconcetti non va avanti il mondo.

Un romanziere americano, Perry Burges, racconta di un giovane agricoltore americano che in seguito a un incendio aveva riportato una ferita in un braccio, in seguito alla quale aveva perso la sensibilità di una parte. Il medico di casa, esaminato il caso, disse che si trattava di cosa da poco e che in breve tempo tutto sarebbe andato a posto.

Pochi mesi dopo però il giovane trovò che un secondo posto era diventato insensibile, e si fece vedere da un altro medico, il quale parimenti non diede importanza alla cosa, ma non trovando una diagnosi sicura, consigliò al paziente di farsi visitare da un altro medico di città, noto per la sua scienza medica e molto stimato. Il quale, esaminata la ferita, si fece subito serio subodorando il peggio e mandò il giovane da un quarto medico, uno specialista di malattie tropicali. Il medico tropicale non tardò a diagnosticare il male: si trattava di lebbra. Egli disse al malato:«Questa è lebbra, lei ha la lebbra». I primi tre medici si erano ingannati mai pensando che nell’America del nord ci potesse essere la lebbra. Da sempre avevano sentito dire che i paesi della lebbra erano altri, non gli Stati Uniti. Erano convinti e sicuri che là, da loro, nel paese del progresso tecnico e civile, questa malattia fosse non solo inesistente ma addirittura impossibile. Eppure era vero il contrario.

La possessione diabolica e tutti gli altri fenomeni di demonologia non sono limitati solo ai tempi antichi o ai paesi del terzo mondo sottosviluppati e culturalmente arretrati, ma anche alla civile Europa e al progredito occidente. E segno di intelligenza e di prudenza non chiudere volontariamente gli occhi di fronte a questa realtà, ma affrontarla con saggezza e coraggio e   applicarle i rimedi per diminuirne o eliminarne più facilmente i mali.

Paolo Calliari


mercoledì 17 settembre 2025

PERCHÉ DIO PERMETTE LA POSSESSIONE DIABOLICA


 

TRATTATO DI DEMONOLOGIA


I

I demoni sono più forti e vincono quando l’uomo si fa debole e cede alla loro violenza senza far nulla per difendersi e senza ricorrere ai mezzi che sono a sua disposizione per rendere inefficaci gli assalti del nemico. 

Sant’Ignazio, come diremo più sotto, paragona il demonio alla donna che si mette in contrasto con l’uomo: se l’uomo dimostra subito forza e resistenza la donna diventa timida, umile e arrendevole, ma se l’uomo si fa vedere debole, insicuro e remissivo la donna diventa audace, proterva, violenta ed ha facilmente ragione su di lui. 

Dio è più forte del demonio e mette la sua forza a disposizione dell’uomo per farlo anche lui — quando lo vuole — più forte del demonio. Il demonio è più intelligente — ricordiamo che è uno spirito — più astuto, più accorto, più bugiardo, più cattivo, e talvolta anche più informato dell’uomo, ma è più debole. L’uomo ha la possibilità di essere più forte del suo avversario e se vuol vincerlo, lo vince sempre. 

Una domanda che spesso si presenta a chi si interessa del tema che stiamo trattando, e che forse è affiorata anche alla mente del lettore, è perché mai Dio permetta la possessione diabolica, perché dia al demonio tanti poteri, limitati si il più delle volte, ma sempre estesi al di sopra della natura umana, preternaturali, e perché procuri tanto male e danno all’uomo che ne è la vittima. 

La domanda è stata fatta anche da altri e la risposta in generale — come abbiamo già detto altrove — è sempre la stessa: Dio non fa il male ma soltano il bene, il giusto, il retto. Anzi egli sa trarre il bene anche dal male, come dice la Sacra Scrittura (Gn 50,20) e fa servire i dolori e le afflizioni del tempo all’acquisto della gloria futura che supera immensamente i dolori del tempo (Rm 8,18). Questo in generale. 

In particolare, considerando più da vicino la cosa, si osserva che Dio vuole che si creda nel diavolo. La fede nel diavolo è strettamente legata con la fede in Dio, col mistero dell’incarnazione e della salvezza; coi principi della ascetica e della morale cristiana che dicono di opporsi e di combattere il male, identificato in massima parte col Maligno; con la vita stessa la quale è «malizia», lotta di difesa e di conquista. Ora non ci sarebbe stato bisogno dell’incarnazione del Verbo divino, né del battesimo, né della lotta contro il male, se il male non esistesse e non continuasse a spargere le sue rovine in mezzo agli uomini. Il demonio c’è, bisogna credere nella sua presenza e reagire alle sue mosse e a ai suoi tentativi. 

Egli si nasconde il più possibile e si camuffa in mille modi. La sua strategia è lavorare nell’ombra, di nascosto. Il suo più grande capolavoro — dice sant’Agostino e dopo di lui molti altri — è far credere che non ci sia. Chi ne nega l’esistenza gli fa il più grande favore. Assalendo di sorpresa coloro che non sospettano i suoi attacchi e la sua forza, il suo successo è assicurato. Ma se la sua eventuale vittima tiene gli occhi aperti e si mette sulle difese, il suo attacco sarà facilmente respinto. 

La possessione diabolica, con tutti i fenomeni insoliti, terribili, spaventosi che l’accompagnano, serve a convincere anche i più scettici della realtà della sua presenza e della malvagità delle sue azioni e quindi a metterli in guardia contro i suoi possibili assalti. In questo senso la possessione diabolica, che obbliga lo spirito del male e scoprirsi e a farsi vedere come realmente è, rappresenta per lui una gravosa e umiliante punizione. 

Risulta pertanto che Dio non ha abbandonato gli uomini in preda al diavolo perché egli ne faccia quello che vuole, ma che invece ha dato alle sue creature ampi mezzi per difendersi e la forza per superare e vincere le sue illusioni e tentazioni.

In questo senso prendono un significato speciale gli esorcismi e le benedizioni impartite dal sacerdote che incutono sempre un grande terrore al demonio e lo obbligano a uscire dal corpo degli ossessi. Come pure acquistano un significato molto chiaro, accanto all’esorcismo e all’azione del sacerdote, i sacramentali, la croce e il segno di croce, l’acqua benedetta, le reliquie dei santi, l’Agnus Dei, che contengono una forza segreta sempre efficacissima contro gli spiriti del male. 

Da tutto questo risulta da una parte la verità della dottrina cattolica, dall’altra il potere che la chiesa esercita sugli spiriti del male. Fin dai primi tempi della chiesa l’espulsione del demonio era uno degli argomenti più efficaci per provare la verità della fede cristiana. Lo stesso avviene oggi in terra di missione — e non soltanto là. Quale autorità umana — a pensarci bene — anche la più potente, è capace di comandare e dominare gli spiriti del male? Solo il sacerdote cattolico per il potere che gli è conferito da Dio e dalla chiesa. 

Ciò che il demonio, per comando di Dio e non per sua volontà, fa sapere talvolta sui suo stato anteriore nel cielo e sui suo stato presente nell’inferno — le così dette «prediche del diavolo» — servono a rafforzare e a confermare la fede dei credenti nelle verità eterne, nell’esistenza dell’inferno, nella gravità del peccato e nella severità dei castighi che ne derivano, e, in conseguenza, confermano anche tutte le altre verità della dottrina cristiana. «Come artista, anzi come grande artista, Dio sa servirsi anche del diavolo. Se non fosse capace di servirsene non lo farebbe esistere», ha scritto sant’Agostino135 . 

Infine Dio permette il manifestarsi della potenza satanica nell’uomo per far sentire maggiormente all’uomo la sua presenza e provvidenza paterna. Dio non abbandona mai, anche se talvolta sembra, le sue creature, neppure durante le crisi diaboliche, e più volte è avvenuto, come abbiamo visto negli esempi riportati, che dopo aver provato e sperimentato le carezze di satana molte anime sono tornate al fervore e alla pratica più assidua e più costante della loro fede. Gli indemoniati ricavano una duplice utilità dalla loro condizione: diventano più santi e avendo scontato in terra le loro pene, si presentano più purificati al Signore. 

In altre parole: nella possessione diabolica Dio manifesta i più belli e consolanti aspetti della sua paternità e del suo amore verso gli uomini sue creature: la sua potenza che fa tremare i demoni alla semplice invocazione del suo nome, la sua sapienza che sa ricavare il bene anche dal male, la sua giustizia nel punire con tale permissione i peccati degli uomini, la sua bontà infinita nell’aver dato alla chiesa un potere così grande sugli spiriti maligni, la sua provvidenza nel soccorrere i suoi figli nel massimo bisogno in cui si trovano.

Paolo Calliari

domenica 16 marzo 2025

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


V - MAGDA N.N., TREVIRI, GERMANIA OCCIDENTALE 1941-1945


6. Quarta fase: ultimi anni e morte di Magda

Nel 1945 finì la guerra e anche molti ospedali militari terminarono la loro funzione, tra essi anche quello di Treviri.

Per Magda l’ossessione diabolica non c’era più. Essa a poco a poco si trovò privata della presenza delle persone che fino allora si erano preso cura di lei, il padre esorcista, i medici, gli infermieri e le infermiere che conoscevano bene il suo stato e ciò di cui aveva bisogno. Chi per un motivo chi per un altro tutti erano stati costretti ad andarsene. Anche Magda fu affidata ad altre mani e ricoverata indiverse cliniche, dove però non c’erano più i suoi assistenti di prima. Gli scienziati ebbero mano libera per studiare secondo i loro metodi i fenomeni fisici e spirituali che si verificavano in lei (e dopo la morte fu fatta anche l’autopsia del cadavere), con l’unico risultato che la possessione diabolica tornò come le prime volte accompagnata dagli stessi fenomeni che conosciamo.

Nel settembre 1954 era stata a Lourdes e nel celebre santuario mariano aveva avuto la chiara percezione della sua morte ormai vicina. Essa morì a Friburgo, Germania, il 15 dicembre 1954, munita di tutti i sacramenti e conforti religiosi, all’età di 53 anni. Ancora alla vigilia aveva rinnovato la sua consacrazione alla Madonna, quasi contropartita del patto che aveva stretto col diavolo sottoscritto col suo sangue. La povera donna aveva finalmente trovato la pace. Il demonio, che per tanti anni aveva fatto orrido scempio del suo corpo, non potè alla fine impadronirsi, come voleva, della sua anima. Il diavolo era stato ancora una volta sconfitto.

Paolo Calliari


domenica 26 gennaio 2025

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MAGDA N.N., TREVIRI, GERMANIA OCCIDENTALE 1941-1945


Terza fase: il ripudio del demonio comincia

A poco a poco a Magda si aprirono gli occhi. Essa riuscì a capire chiaramente dove si trovava, quello che aveva fatto e l’importanza e la gravità che tutto ciò rivestiva.

Questa scoperta fu uno dei momenti più critici di tutta la vicenda. Essa si era accorta dell’abisso nel quale era precipitata per sua colpa, anzi per sua volontà, e la prima reazione fu quella di Caino: «Il mio peccato è troppo grande perché Dio lo possa perdonare» (Gn 4,13). Ciò significava, per allora, l’impossibilità della conversione. Essa si sentiva come paralizzata, incapace di riprendersi, fissa e immobile nella sua condanna. Bisognava risollevarla con pazienza e con prudenza, riacquistare la sua fiducia e infonderle a poco a poco la speranza del perdono e la ferma volontà di iniziare e continuare una vita buona e veramente cristiana.

Tale volontà di conversione non garbava senz’altro agli ospiti che spadroneggiavano dentro di lei. 

La loro reazione fu tipica, in tutto identica a quella che sant’Ignazio chiama «discernimento degli spiriti»: «Per le persone che vanno intensamente purificandosi dai peccati e nel servizio di Dio nostro Signore, di bene in meglio salendo, è proprio del cattivo spirito mordere, rattristare e portare impedimenti inquietando con false ragioni perché non vada avanti. Mentre è del buono spirito dare coraggio e forze, consolazioni, lacrime, ispirazioni e quiete, facilitando e togliendo tutti gli ostacoli perché proceda innanzi nel bene operare».

Il feroce assalto di otto demoni contemporaneamente, che i diavoli stessi dipingono col nome di «partita a pallone», durò dal 29 settembre, festa di san Michele arcangelo, fìno all’11 dicembre, più di due mesi di lotta terribile. Tutto fu messo in opera contro la povera ossessa e contro il suo esorcista: bugie, astuzia, inganno, veleno e violenza fisica. Ogni giorno c’era qualche cosa di nuovo, una colica renale, una sordità improvvisa, forti bruciori alle gambe. Spesso, durante la crisi, Magda si feriva in diverse parti del corpo con molta perdita di sangue. A fine ottobre, per la festa di Cristo Re, il padre esorcista pensava di essere arrivato alla metà della contesa. I demoni entravano euscivano scambiandosi i ruoli nel tormentare la povera infelice, non sempre di propria volontà ma costretti, come si è detto, da una forza superiore. Finalmente l’11 dicembre, con l’ultimo esorcismo,anche Lucifero se ne andò dicendo:

— La partita a pallone è finita.

Finita per il momento, ma non definitivamente. Alcuni diavoli, non più tutti insieme, si fecero vedere e sentire anche dopo, ripetendo gli stessi fenomeni di prima, più o meno nella stessa forma, senza più cercare di mascherarli o di nasconderli. Si trattava di avversari che sapevano quello che volevano e quello che potevano, sicuri di sè e senza complessi di inferiorità, intenti a evitare tutto ciò che per il momento non servisse allo scopo. Il che naturalmente rendeva lo scontro più difficile.

Paolo Calliari