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lunedì 27 ottobre 2025

FORZA APPARENTE E DEBOLEZZA REALE

 


TRATTATO DI DEMONOLOGIA


La prima impressione che si ha nel leggere il racconto di possessioni diaboliche o di esorcismi fatti su indemoniati è di riscontrare nei demoni una forza e una potenza molto superiore a quella dell’uomo, capace di maneggiare il povero ossesso senza che egli possa in alcun modo resistere alla loro violenza, e talvolta senza accorgersi neppure della violenza che gli è fatta, e superiore a momenti anche a quella dell’esorcista che spesso, dopo inutili tentativi, deve ripetere i suoi scongiuri prima di ottenere l’espulsione e la sconfitta dello spirito cattivo. 

Che il demonio disponga di forze e di energie sconosciute all’uomo, diverse dalle sue e in certo senso superiori, è innegabile. I fenomeni di levitazione, di xenoglossia, di conoscenza delle cose occulte, lontane e future, non sono certo alla portata dell’uomo comune. Davanti a manifestazioni simili egli si sente piccolo piccolo, impotente, incapace di spiegarle alla luce della scienza di cui dispone. Il demonio, d’altra parte, non è certo quello che neghi o cerchi di attenuare la portata e l’estensione della sua forza e dei suoi poteri, ché anzi, padre della menzogna come è sempre stato, li esalterà e li esaspererà con spudorata spavalderia. L’uomo, sia colui che si trova nelle strette del potere diabolico, sia colui che ne è fuori, è perciò indotto a credere che il suo «nemico» disponga di una forza invincibile, difficile, e talvolta impossibile ad affrontare e a superare. 

Non è così. A un esame più approfondito dei fatti risulta che il demonio, anche nelle sue manifestazioni più spettacolari e paurose, in pratica è un debole che agisce guidato da una mano più potente di lui, che ne limita i poteri e lo obbliga a fare e a dire ciò che di sua spontanea volontà mai sarebbe disposto né a fare né a dire. In una parola, il demonio, anche nel fenomeno della possessione e dell’infestazione, malgrado la sua spavalderia, non è mai indipendente e libero. Quando manca la libertà — lo sappiamo — manca anche l’indipendenza, manca il potere e manca la forza di esercitarlo. 

Il demonio ha tutta la sua potenza solamente in prestito. Egli lo sa e perciò riconosce in Dio il suo fornitore di capitali. Perciò si vendica di Dio; ogni male è distruzione del creditore, il delinquente vuole uccidere Dio140 . 

Il demonio, per sua stessa confessione — negli esorcismi, come si è visto, è stato più volte costretto a esporsi, a manifestare i lati negativi della sua persona e del suo stato — anche quando occupa il corpo di un uomo e lo spadroneggia a piacere, si sente legato, umiliato, insofferente, infelice, come, e talvolta più di quando si trova nel suo habitat normale, l’inferno. La possessione — scrive Rodewyk — significa per lui una punizione molto dura, tanto dura che non sempre è inflitta a tutti. La punizione è spesse volte in rapporto con l’intensità del rifiuto iniziale alla decisione divina dell’incarnazione del Verbo. Ora, mentre l’incarnazione del Verbo rappresenta un’unione intima, essenziale del Verbo divino con l’uomo, nella possessione è un demonio che è esteriormente legato a un uomo, come Paolo era legato al soldato romano (At 28,6) o, diciamo ancora, come il cardinal Massaia, missionario in Etiopia, fu per diverso tempo legato con catene al suo carceriere che lo seguiva ovunque giorno e notte, tanto da non sentirsi libero neppure nelle operazioni più personali e nelle circostanze più delicate. 

Il demonio deve conformarsi all’uomo, aver riguardo alla sua limitatezza fisica e spirituale, di cui non può varcare i confini; deve trasmettere la sua ricchezza ed esuberanza di pensiero col piccolo e scarso numero di vocaboli del linguaggio umano. Tutto ciò lo umilia, lo indispettisce, lo fa apparire ridicolo davanti a se stesso e davanti ai suoi colleghi. E inoltre deve adattarsi a questa scomoda situazione finché Dio, e lui solo, non si deciderà di ridargli la sua libertà. Non poche volte i demoni stessi si sono lamentati di questo stato di cose:

 — Avendo noi rifiutato di riconoscere il Verbo, siamo obbligati a adattarci alle capacità e ai capricci dell’uomo. Non siamo noi a dirigerlo, e non siamo noi neppure a decidere di uscire da lui e di abbandonarlo. Noi siamo legati e inchiodati a questo corpo. Noi dipendiamo da quest’uomo sia egli intelligente o mentecatto. Noi siamo obbligati a sperimentare in lui la nostra seconda morte, l’inferno. 

E dalla bocca di un altro la stessa confessione: 

— Credi tu — diceva all’esorcista — che sia per noi un piacere restare qua dentro? Questo è castigo, è oscurità, è notte. 

E un terzo ancora: — 

La cosa più terribile è il dover formulare ed esprimere un mio pensiero solo attraverso l’uomo, facendolo uscire come da un involucro angusto e inadatto. Che noi possiamo parlare per bocca di un uomo non è certo un favore che quello lassù ci fa, ma la più grande umiliazione e spregio che ci poteva fare. E il dolore più grave per uno spirito come noi il dover vivere e il dover servire a un corpo mortale, limitato e destinato a diventare un giorno polvere e cenere141 . 

Se quindi il demonio trova qualche soddisfazione — e talvolta lo dice — nell’impossessarsi di una persona e nel molestarla in tanti modi per l’odio che porta a Dio, alla Madonna e all’uomo stesso, questa soddisfazione si dimostra abbastanza meschina, incompleta, limitata alla volontà permissiva di Dio che stabilisce il modo e la durata della possessione, e non libera il demonio dalle pene che soffriva nell’inferno. 

I demoni — scriveva un teologo del Cinquecento, Pietro Tireo — in qualunque parte si trovino portano con sè il loro inferno. Nell’arrecare sofferenza agli altri non vengono liberati dalle proprie pene; per quanto molestino gli altri non ne ricavano nessun guadagno142 . 

La tentazione stessa, che è l’operazione più frequente e più comune del demonio a danno dell’uomo, non può estenderla a sua volontà ma deve tenerla entro i limiti stabiliti da Dio. Lo afferma chiaramente san Paolo: «Dio mantiene le sue promesse e non permetterà che siate tentati al di Là della vostra capacità di resistenza. Nel momento della tentazione Dio vi darà. la forza di resistere e vincere» (1 Cor 10,13). 

Lo si era visto nella tentazione di Giobbe, percosso dal demonio nella sua persona e nei suoi beni, ma con l’obbligo di conservargli la vita: «Il Signore disse a satana: 

Tutto quello che Giobbe possiede è in tuo potere... Eccolo, è nelle tue mani, soltanto risparmia la sua vita» (Gb 2,6). 

Il demonio quindi può fare molto male all’uomo, ma non nella misura e nella quantità che vorrebbe, e neppure nella misura delle sue capacità intrinseche e personali, ma solo nella misura che gli è permessa da Dio. «Molte sono le cose che i demoni potrebbero compiere a motivo della loro natura — scrive san Tommaso — ma che non possono attuare per la proibizione divina»143 . 

Anche la presunta scienza dei futuri e delle cose lontane, per cui il demonio appare superiore all’uomo, considerata più da vicino, resta molto ridimensionata fino a ridursi a ben poca cosa. 

Che il demonio disponga di fonti di conoscenza più numerose dell’uomo non può essere messo in dubbio. Tuttavia le sue predizioni saranno limitate sempre al futuro necessario, a quello cioè che deve accadere con certezza, non al futuro contingente e libero che è solo un segreto di Dio. Anche l’uomo può talvolta prevedere, con possibilità di successo, il futuro necessario, ma meno del demonio. Il quale potrà prevedere con relativa certezza gli avvenimenti che dipendono dalle leggi naturali, i fenomeni metereologici, i terremoti, le eruzioni vulcaniche, le eclissi, i tifoni, e ancora: le carestie, le pestilenze, le invasioni di cavallette, le inondazioni, lo stato di salute o di malattia di una determinata persona, o fatti e avvenimenti che dipendono dalla volontà dell’uomo, certe decisioni della politica, dell’economia, della guerra e della pace, che per il momento non sono ancora arrivate al pubblico. Però non potrà mai conoscere quello che un individuo farà, dove andrà, come si comporterà, quali saranno le conseguenze delle sue parole e delle sue azioni. E neppure quello che l’uomo pensa e che ha intenzione di fare, a meno che l’interessato non abbia in qualche modo, o parlando o scrivendo, anche in appunti personali e segreti — che il demonio potrà vedere e leggere, e per lui non saranno mai segreti — manifestato il suo pensiero e le sue intenzioni. Come abbiamo già detto in altra parte di questo scritto, l’animo dell’uomo è un sacrario impenetrabile ai profani, aperto soltanto a Dio che scruta i cuori e le menti (Ger 11,20). Il diavolo vorrebbe entrare in questo sacrario, ma l’accesso gli è vietato, egli ne è forzatamente escluso. 

Questi pochi saggi, tutti comprivati da molti fatti della cui autenticità non è possibile dubitare, fanno vedere nel demonio una insicurezza, una meschinità, una debolezza che è in pieno contrasto con la sua spavalda sicurezza e la sua presunta forza fisica e morale.

Paolo Calliari


sabato 20 settembre 2025

TRE ATTEGGIAMENTI DELL’UOMO DI FRONTE AL PRETERNATURALE

 


TRATTATO DI DEMONOLOGIA


Di fronte a fatti preternaturali, che si svolgono in un mondo ancora impenetrato e impenetrabile all’esperienza umana, l’uomo generalmente tiene un triplice atteggiamento, o quello del troppo poco, o quello del troppo o quello del giusto mezzo: quello del troppo poco, cioè della diffidenza e dello scetticismo, negando aprioristicamente l’esistenza dei fatti, anzi la possibilità della stessa esistenza dei fatti perché non esiste né Dio né il diavolo, rilegandoli nel mondo della fantasia, dell’illusione, dell’ignoranza, senza neppure scomodarsi a controllarli per vedere se, per caso, una qualche possibilità di verità storica si possa intravedere in essi.

Quello del troppo è l’atteggiamento della credulità che accetta semplicisticamente e a occhi chiusi tutto ciò che viene attribuito al demonio dalla prima all’ultima parola, o si racconta del demonio, senza nessun discernimento critico.

Quello del giusto mezzo, invece, è quello della verità, accettando solo quello che si presenta storicamente provato, quindi degno di fede umana, in pieno accordo con la dottrina della chiesa la quale crede nell’esistenza di Dio e nell’esistenza del suo avversario il diavolo.

Tre atteggiamenti, quindi: lo scetticismo integrale, la credulità a oltranza e lo studio serio che fa arrivare alla verità concreta. Il primo pecca per difetto, il secondo per eccesso, solo il terzo offre una garanzia di serietà e di ragionevolezza. Li vogliamo esaminare brevemente.

Il primo, l’atteggiamento dello scetticismo integrale è il più diffuso nel mondo della cultura, dove del resto si trova anche il numero maggiore di atei, di miscredenti, di negatori della vita ultraterrena.

L’uomo di cultura, non sufficientemente munito di principi religiosi che vengano a supplire e in certo senso a condizionare le immancabili lacune del pensiero umano, rifiuta sdegnosamente quello che sfugge alla sua esperienza diretta, che non vede coi suoi occhi e non tocca con la sua mano — Dio, l’anima, la vita futura, l’inferno, gli angeli, i demoni — senza rendersi conto che quello che appartiene all’invisibile è molto più vasto e più esteso del visibile, di tutto quello che cade, limitatamente, sotto la sua esperienza, e senza accorgersi che negando a priori ciò che la ragione umana non può né raggiungere né spiegare, il campo delle sue conoscenze rimane forzatamente limitato e incompleto.

Non c’è bisogno di profonde analisi o di astruse investigazioni per arrivare a una conclusione così semplice:

Ci sono, Orazio, più cose in cielo e in terra che le vostre cognizioni scolastiche non sognano, diceva l’Amleto di Shakespeare.

In altre parole: ci sono più cose in cielo e in terra di quante possa concepirne qualunque filosofia, la quale in tanti secoli di ricerca non è stata ancora capace di risolvere questioni ben più importanti e vitali di quella dell’esistenza degli spiriti.

Senza un riferimento al mondo invisibile, o piuttosto senza l’accettazione della rivelazione divina, sono troppe le domande che rimangono senza risposta e gli enigmi della vita e della storia umana che non trovano una spiegazione adeguata. Il dubbio o la negazione sistematica non meritano il nome di scienza.

La credenza nel diavolo entra in questo ordine di idee. Siccome l’esistenza e l’azione dei diavolo nel mondo è — e non soltanto oggi o da oggi — una reait costatata tutti i giorni, negare questa esistenza vuoi dire precludersi la via per arrivare alla spiegazione di questa realtà, vuoi dire costatare e provare gli effetti senza volere e potere risalire alla causa.

Nei primi anni Settanta usciva in Germania il libro dal titolo Abschied vom Teufel, tradotto in diverse lingue e anche in italiano col titolo La liquidazione del diavolo136. L’autore, Herbert Haag, è un sacerdote teologo molto progressista, il quale con una serie di argomenti che convincono solo chivuoi essere convinto, o piuttosto chi è già convinto prima di leggere il libro, si dimostra abbastanza semplicista, primitivo e assolutamente privo di qualunque esperienza pastorale — cosa molto grave in un teologo — e di conoscenza storica. Haag non è l’unico su questa linea. Con lui, e dopo di lui, altri teologi e scrittori, in Germania, in Francia, in Italia, in America, hanno cercato con cavilli di smantellare la credenza nel diavolo e di relegarlo nel mondo delle leggende popolari, del folklore, della poesia, senza nessun addentellato con la realtà storica e teologica.

Quali sono le argomentazioni di Haag? Ne citiamo alcune.

«La verità che ci viene proposta dalla rivelazione, e che impegna gli uomini di tutti i tempi, si trova intessuta in tutti gli scritti biblici di rappresentazioni e modi di pensare che erano propri del tempo in cui tali scritti vennero composti».

«Tutto quanto si afferma nel Nuovo Testamento non appartiene al messaggio vincolante della rivelazione, ma solo a quell’immagine del mondo caratteristica degli autori biblici, ossia della mentalità della loro epoca. Tutte queste espressioni riflettono semplicemente le concezioni che dominavano correntemente negli scritti giudaici contemporanei e determinavano il pensiero religioso della loro epoca».

«Non può essere nell’intenzione degli scritti neotestamentari insegnare con validità di fede agli uomini di tutti i tempi e di tutte le culture la credenza giudaica di quei tempi nei demoni».

In altre parole, secondo l’autore tedesco, Gesù, insistendo sulla verità dell’esistenza degli esseri spirituali, angeli buoni e angeli cattivi, e lottando apertamente contro gli spiriti cattivi cacciandoli dal corpo degli ossessi, affidando ai suoi discepoli il compito di cacciare i demoni, non avrebbe fatto altro che seguire ciecamente, irrazionalmente, la mentalità popolare del tempo e la credenza giudaica di quel tempo nei demoni. In questo modo egli non solo si sarebbe ingannato ma avrebbe ingannato anche noi, credendo egli stesso e facendo credere agli altri quello che non aveva nessun fondamento di verità, oppure — estrema concessione del nostro teologo — quello poteva avere ancora qualche valore in quei tempi arretrati e primitivi, ma non «per tutti i tempi», tanto meno per il nostro. E non si accorge il brav’uomo che con queste premesse si può arrivare anche alle conseguenze più estreme e radicali? Se Gesù si è ingannato su un punto, perché non potrebbe essersi ingannato anche su altri, anche su tutti? Se la sua dottrina deriva da opinioni popolari, infondate, false, chi ci assicura dell’autenticità e dell’infallibilità del suo messaggio e della sua morale? Come conciliare questo inganno con la sua divinità?

La problematica come si vede, diventa sempre più complicata, e questo capita tutte le volte che ci sifissa nei preconcetti senza dar valore ai fatti. Si ripete l’errore di chi, ai tempi di Galileo, si rifiutavadi guardare nel telescopio per non trovarvi la smentita delle sue opinioni. I moderni negatori del diavolo ripetono lo stesso errore aggravandolo per la loro ostinazione, errore che rimproverano ai loro avversari. Si lasciano guidare e condizionare da idee preconcette, da formalismi, dall’opinione pubblica senza andare alla radice della questione per paura di doversi ricredere.

E questo avviene, evidentemente per motivi diversi, anche in certi sacerdoti che hanno una strana allergia per tutto ciò che è preternaturale, con preferenza spiccata per il demonio e per tutto ciò che a lui si riferisce. Scrive a questo proposito Léon Bloy: «I sacerdoti non usano quasi mai il loro potere di esorcisti perché mancano di fede e hanno paura, insostanza, di disgustare il demonio. Qual’è quel parroco o quel religioso che stimerebbe naturale venir chiamato, a preferenza del medico, per un caso di isterismo, catalessi o epilessia? Ambedue troverebbero ridicolo un tal modo di agire. Se i sacerdoti hanno perduto la fede al punto di non credere più alloro privilegio di esorcisti e di non farne più uso, ciò rappresenta un’orribile sventura»137.

All’esagerato naturalismo si contrappone l’esagerato preternaturalismo ossia la credulità che vede diavoli dappertutto anche quando si tratta di semplici patologie nervose di fenomeni di origine puramente naturale. Le conseguenze negative che derivano da questo atteggiamento sono uguali a quelle derivate dall’atteggiamento contrario. L’uomo deve affidarsi alla ragione per arrivare alla verità, e la ragione deve essere guidata dall’esame dei fatti. Nel campo delicato del preternaturale, e specificatamente nel campo della demonologia, i fatti non mancano, come non mancano i criteri di esame e di giudizio dei fatti. Questi criteri diagnostici sono determinati dalla chiesa attraverso il rituale romano.

La certezza della possessione è data dalla presenza di modalità diverse e addirittura opposte a quelleche condizionano un’attuazione naturale del fenomeno138. Quali siano in concreto gli elementi, le modalità, quel tono insomma che caratterizza il manifestarsi naturale dell’ampia fenomenologia, lo si può apprendere dallo studio della psichiatria e della parapsicologia. Il meraviglioso demoniaco presenta molto spesso dei fenomeni non facilmente riconducibili alle categorie della psichiatria e della parapsicologia: altre volte invece è il demoniaco che fa vedere come i due tipi di fenomenologia si sostengono e si aiutano a vicenda. Si potrebbe affermare che le manifestazioni parapsicologiche illuminano quelle psichiche e queste ultime colorano di una tinta impressionante leprime, rivelando la presenza di un essere superiore che anche nelle sole manifestazioni di ordine psichiatrico non smentisce le sue possibilità139.

Esiste pertanto, per chi vuole e se lo vuole, la possibilità di discernere la vera entità di un male, se diordine naturale o preternaturale e di arrivare nello stesso tempo anche alla sua cura. Colui invece che subito, a priori, senza prove nega l’esistenza stessa del male, ossia della presenza diabolica nel mondo, non arriverà mai a farne la diagnosi e tanto meno a farne la terapia, col pericolo e col dannoche è facile immaginare. Coi preconcetti non va avanti il mondo.

Un romanziere americano, Perry Burges, racconta di un giovane agricoltore americano che in seguito a un incendio aveva riportato una ferita in un braccio, in seguito alla quale aveva perso la sensibilità di una parte. Il medico di casa, esaminato il caso, disse che si trattava di cosa da poco e che in breve tempo tutto sarebbe andato a posto.

Pochi mesi dopo però il giovane trovò che un secondo posto era diventato insensibile, e si fece vedere da un altro medico, il quale parimenti non diede importanza alla cosa, ma non trovando una diagnosi sicura, consigliò al paziente di farsi visitare da un altro medico di città, noto per la sua scienza medica e molto stimato. Il quale, esaminata la ferita, si fece subito serio subodorando il peggio e mandò il giovane da un quarto medico, uno specialista di malattie tropicali. Il medico tropicale non tardò a diagnosticare il male: si trattava di lebbra. Egli disse al malato:«Questa è lebbra, lei ha la lebbra». I primi tre medici si erano ingannati mai pensando che nell’America del nord ci potesse essere la lebbra. Da sempre avevano sentito dire che i paesi della lebbra erano altri, non gli Stati Uniti. Erano convinti e sicuri che là, da loro, nel paese del progresso tecnico e civile, questa malattia fosse non solo inesistente ma addirittura impossibile. Eppure era vero il contrario.

La possessione diabolica e tutti gli altri fenomeni di demonologia non sono limitati solo ai tempi antichi o ai paesi del terzo mondo sottosviluppati e culturalmente arretrati, ma anche alla civile Europa e al progredito occidente. E segno di intelligenza e di prudenza non chiudere volontariamente gli occhi di fronte a questa realtà, ma affrontarla con saggezza e coraggio e   applicarle i rimedi per diminuirne o eliminarne più facilmente i mali.

Paolo Calliari


mercoledì 17 settembre 2025

PERCHÉ DIO PERMETTE LA POSSESSIONE DIABOLICA


 

TRATTATO DI DEMONOLOGIA


I

I demoni sono più forti e vincono quando l’uomo si fa debole e cede alla loro violenza senza far nulla per difendersi e senza ricorrere ai mezzi che sono a sua disposizione per rendere inefficaci gli assalti del nemico. 

Sant’Ignazio, come diremo più sotto, paragona il demonio alla donna che si mette in contrasto con l’uomo: se l’uomo dimostra subito forza e resistenza la donna diventa timida, umile e arrendevole, ma se l’uomo si fa vedere debole, insicuro e remissivo la donna diventa audace, proterva, violenta ed ha facilmente ragione su di lui. 

Dio è più forte del demonio e mette la sua forza a disposizione dell’uomo per farlo anche lui — quando lo vuole — più forte del demonio. Il demonio è più intelligente — ricordiamo che è uno spirito — più astuto, più accorto, più bugiardo, più cattivo, e talvolta anche più informato dell’uomo, ma è più debole. L’uomo ha la possibilità di essere più forte del suo avversario e se vuol vincerlo, lo vince sempre. 

Una domanda che spesso si presenta a chi si interessa del tema che stiamo trattando, e che forse è affiorata anche alla mente del lettore, è perché mai Dio permetta la possessione diabolica, perché dia al demonio tanti poteri, limitati si il più delle volte, ma sempre estesi al di sopra della natura umana, preternaturali, e perché procuri tanto male e danno all’uomo che ne è la vittima. 

La domanda è stata fatta anche da altri e la risposta in generale — come abbiamo già detto altrove — è sempre la stessa: Dio non fa il male ma soltano il bene, il giusto, il retto. Anzi egli sa trarre il bene anche dal male, come dice la Sacra Scrittura (Gn 50,20) e fa servire i dolori e le afflizioni del tempo all’acquisto della gloria futura che supera immensamente i dolori del tempo (Rm 8,18). Questo in generale. 

In particolare, considerando più da vicino la cosa, si osserva che Dio vuole che si creda nel diavolo. La fede nel diavolo è strettamente legata con la fede in Dio, col mistero dell’incarnazione e della salvezza; coi principi della ascetica e della morale cristiana che dicono di opporsi e di combattere il male, identificato in massima parte col Maligno; con la vita stessa la quale è «malizia», lotta di difesa e di conquista. Ora non ci sarebbe stato bisogno dell’incarnazione del Verbo divino, né del battesimo, né della lotta contro il male, se il male non esistesse e non continuasse a spargere le sue rovine in mezzo agli uomini. Il demonio c’è, bisogna credere nella sua presenza e reagire alle sue mosse e a ai suoi tentativi. 

Egli si nasconde il più possibile e si camuffa in mille modi. La sua strategia è lavorare nell’ombra, di nascosto. Il suo più grande capolavoro — dice sant’Agostino e dopo di lui molti altri — è far credere che non ci sia. Chi ne nega l’esistenza gli fa il più grande favore. Assalendo di sorpresa coloro che non sospettano i suoi attacchi e la sua forza, il suo successo è assicurato. Ma se la sua eventuale vittima tiene gli occhi aperti e si mette sulle difese, il suo attacco sarà facilmente respinto. 

La possessione diabolica, con tutti i fenomeni insoliti, terribili, spaventosi che l’accompagnano, serve a convincere anche i più scettici della realtà della sua presenza e della malvagità delle sue azioni e quindi a metterli in guardia contro i suoi possibili assalti. In questo senso la possessione diabolica, che obbliga lo spirito del male e scoprirsi e a farsi vedere come realmente è, rappresenta per lui una gravosa e umiliante punizione. 

Risulta pertanto che Dio non ha abbandonato gli uomini in preda al diavolo perché egli ne faccia quello che vuole, ma che invece ha dato alle sue creature ampi mezzi per difendersi e la forza per superare e vincere le sue illusioni e tentazioni.

In questo senso prendono un significato speciale gli esorcismi e le benedizioni impartite dal sacerdote che incutono sempre un grande terrore al demonio e lo obbligano a uscire dal corpo degli ossessi. Come pure acquistano un significato molto chiaro, accanto all’esorcismo e all’azione del sacerdote, i sacramentali, la croce e il segno di croce, l’acqua benedetta, le reliquie dei santi, l’Agnus Dei, che contengono una forza segreta sempre efficacissima contro gli spiriti del male. 

Da tutto questo risulta da una parte la verità della dottrina cattolica, dall’altra il potere che la chiesa esercita sugli spiriti del male. Fin dai primi tempi della chiesa l’espulsione del demonio era uno degli argomenti più efficaci per provare la verità della fede cristiana. Lo stesso avviene oggi in terra di missione — e non soltanto là. Quale autorità umana — a pensarci bene — anche la più potente, è capace di comandare e dominare gli spiriti del male? Solo il sacerdote cattolico per il potere che gli è conferito da Dio e dalla chiesa. 

Ciò che il demonio, per comando di Dio e non per sua volontà, fa sapere talvolta sui suo stato anteriore nel cielo e sui suo stato presente nell’inferno — le così dette «prediche del diavolo» — servono a rafforzare e a confermare la fede dei credenti nelle verità eterne, nell’esistenza dell’inferno, nella gravità del peccato e nella severità dei castighi che ne derivano, e, in conseguenza, confermano anche tutte le altre verità della dottrina cristiana. «Come artista, anzi come grande artista, Dio sa servirsi anche del diavolo. Se non fosse capace di servirsene non lo farebbe esistere», ha scritto sant’Agostino135 . 

Infine Dio permette il manifestarsi della potenza satanica nell’uomo per far sentire maggiormente all’uomo la sua presenza e provvidenza paterna. Dio non abbandona mai, anche se talvolta sembra, le sue creature, neppure durante le crisi diaboliche, e più volte è avvenuto, come abbiamo visto negli esempi riportati, che dopo aver provato e sperimentato le carezze di satana molte anime sono tornate al fervore e alla pratica più assidua e più costante della loro fede. Gli indemoniati ricavano una duplice utilità dalla loro condizione: diventano più santi e avendo scontato in terra le loro pene, si presentano più purificati al Signore. 

In altre parole: nella possessione diabolica Dio manifesta i più belli e consolanti aspetti della sua paternità e del suo amore verso gli uomini sue creature: la sua potenza che fa tremare i demoni alla semplice invocazione del suo nome, la sua sapienza che sa ricavare il bene anche dal male, la sua giustizia nel punire con tale permissione i peccati degli uomini, la sua bontà infinita nell’aver dato alla chiesa un potere così grande sugli spiriti maligni, la sua provvidenza nel soccorrere i suoi figli nel massimo bisogno in cui si trovano.

Paolo Calliari

domenica 16 marzo 2025

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


V - MAGDA N.N., TREVIRI, GERMANIA OCCIDENTALE 1941-1945


6. Quarta fase: ultimi anni e morte di Magda

Nel 1945 finì la guerra e anche molti ospedali militari terminarono la loro funzione, tra essi anche quello di Treviri.

Per Magda l’ossessione diabolica non c’era più. Essa a poco a poco si trovò privata della presenza delle persone che fino allora si erano preso cura di lei, il padre esorcista, i medici, gli infermieri e le infermiere che conoscevano bene il suo stato e ciò di cui aveva bisogno. Chi per un motivo chi per un altro tutti erano stati costretti ad andarsene. Anche Magda fu affidata ad altre mani e ricoverata indiverse cliniche, dove però non c’erano più i suoi assistenti di prima. Gli scienziati ebbero mano libera per studiare secondo i loro metodi i fenomeni fisici e spirituali che si verificavano in lei (e dopo la morte fu fatta anche l’autopsia del cadavere), con l’unico risultato che la possessione diabolica tornò come le prime volte accompagnata dagli stessi fenomeni che conosciamo.

Nel settembre 1954 era stata a Lourdes e nel celebre santuario mariano aveva avuto la chiara percezione della sua morte ormai vicina. Essa morì a Friburgo, Germania, il 15 dicembre 1954, munita di tutti i sacramenti e conforti religiosi, all’età di 53 anni. Ancora alla vigilia aveva rinnovato la sua consacrazione alla Madonna, quasi contropartita del patto che aveva stretto col diavolo sottoscritto col suo sangue. La povera donna aveva finalmente trovato la pace. Il demonio, che per tanti anni aveva fatto orrido scempio del suo corpo, non potè alla fine impadronirsi, come voleva, della sua anima. Il diavolo era stato ancora una volta sconfitto.

Paolo Calliari


domenica 26 gennaio 2025

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MAGDA N.N., TREVIRI, GERMANIA OCCIDENTALE 1941-1945


Terza fase: il ripudio del demonio comincia

A poco a poco a Magda si aprirono gli occhi. Essa riuscì a capire chiaramente dove si trovava, quello che aveva fatto e l’importanza e la gravità che tutto ciò rivestiva.

Questa scoperta fu uno dei momenti più critici di tutta la vicenda. Essa si era accorta dell’abisso nel quale era precipitata per sua colpa, anzi per sua volontà, e la prima reazione fu quella di Caino: «Il mio peccato è troppo grande perché Dio lo possa perdonare» (Gn 4,13). Ciò significava, per allora, l’impossibilità della conversione. Essa si sentiva come paralizzata, incapace di riprendersi, fissa e immobile nella sua condanna. Bisognava risollevarla con pazienza e con prudenza, riacquistare la sua fiducia e infonderle a poco a poco la speranza del perdono e la ferma volontà di iniziare e continuare una vita buona e veramente cristiana.

Tale volontà di conversione non garbava senz’altro agli ospiti che spadroneggiavano dentro di lei. 

La loro reazione fu tipica, in tutto identica a quella che sant’Ignazio chiama «discernimento degli spiriti»: «Per le persone che vanno intensamente purificandosi dai peccati e nel servizio di Dio nostro Signore, di bene in meglio salendo, è proprio del cattivo spirito mordere, rattristare e portare impedimenti inquietando con false ragioni perché non vada avanti. Mentre è del buono spirito dare coraggio e forze, consolazioni, lacrime, ispirazioni e quiete, facilitando e togliendo tutti gli ostacoli perché proceda innanzi nel bene operare».

Il feroce assalto di otto demoni contemporaneamente, che i diavoli stessi dipingono col nome di «partita a pallone», durò dal 29 settembre, festa di san Michele arcangelo, fìno all’11 dicembre, più di due mesi di lotta terribile. Tutto fu messo in opera contro la povera ossessa e contro il suo esorcista: bugie, astuzia, inganno, veleno e violenza fisica. Ogni giorno c’era qualche cosa di nuovo, una colica renale, una sordità improvvisa, forti bruciori alle gambe. Spesso, durante la crisi, Magda si feriva in diverse parti del corpo con molta perdita di sangue. A fine ottobre, per la festa di Cristo Re, il padre esorcista pensava di essere arrivato alla metà della contesa. I demoni entravano euscivano scambiandosi i ruoli nel tormentare la povera infelice, non sempre di propria volontà ma costretti, come si è detto, da una forza superiore. Finalmente l’11 dicembre, con l’ultimo esorcismo,anche Lucifero se ne andò dicendo:

— La partita a pallone è finita.

Finita per il momento, ma non definitivamente. Alcuni diavoli, non più tutti insieme, si fecero vedere e sentire anche dopo, ripetendo gli stessi fenomeni di prima, più o meno nella stessa forma, senza più cercare di mascherarli o di nasconderli. Si trattava di avversari che sapevano quello che volevano e quello che potevano, sicuri di sè e senza complessi di inferiorità, intenti a evitare tutto ciò che per il momento non servisse allo scopo. Il che naturalmente rendeva lo scontro più difficile.

Paolo Calliari

martedì 5 novembre 2024

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MAGDA N.N., TREVIRI, GERMANIA OCCIDENTALE 1941-1945


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4. Seconda fase: nuovi diavoli entrano in azione


Nel giro di diversi mesi molti altri fatti si erano aggiunti ai primi. Il padre aveva gi fatto tre esorcismi che però avevano avuto un effetto solo parziale. Si avverò in Magda quello che è detto nel vangelo: il demonio cacciato una volta, va e prende sette altri spiriti peggiori di sé e rientra in possesso della persona che aveva dovuto lasciare (Mt 12,45). Nel caso di Magda entrarono non sette, ma solo quattro altri diavoli, Abu Gosch, Nerone, Beelzebub e Lucifero, che insieme coi quattro precedenti formavano la bella schiera di otto diavoli. Conosciamo la storia di questi quattro nuovi ospiti. Nerone, Beelzebub e Lucifero non hanno bisogno di presentazione. Abu Gosch invece è il nome del ladrone di sinistra — come dichiarò egli stesso — morto crocifisso sul Calvario accanto a Gesù: la povera Magda non poteva trovarsi in compagnia migliore! Bisogna dire che il Maligno era stato geniale nelle sue scelte.

Dopo ciò non solo il padre esorcista ebbe prove più valide e più sicure — se ne avesse avuto bisogno — della realtà della possessione diabolica, ma ne fu convinta anche Magda, la quale cominciò ad averne grande paura, paura e disperazione: — Sono stata io a chiamare il diavolo — diceva — mi sono data loro sottoscrivendo col mio sangue. Non me ne libererò più.

Con quella sottoscrizione essa aveva dato loro realmente un diritto sul suo corpo ed essi lo sfruttavano in pieno. Spesso la spingevano a tentativi di suicidio col veleno, con ferite e vessazioni di altro genere, che erano nello stesso tempo anche una punizione della sua colpa.

In questo tempo però i diavoli erano anche obbligati a scoprirsi del tutto e a giocare il loro gioco a carte scoperte. Non solo erano obbligati a far vedere il rapporto esistente tra la loro presenza e il male che Magda aveva fatto e continuava a fare a se stessa e agli altri, ma anche a far conoscere altri aspetti della tattica diabolica in generale, cosa che fino allora non avevano mai fatto.

Così si venne a sapere, per esempio, che essi non facevano quello che facevano di spontanea volontà, o con piacere, ma che vi erano costretti da un «capo» che stava al di sopra di loro e che li rendeva furenti. Quello che dicono i diavoli, si sa, bisogna prenderlo con le molle, non sempre corrisponde al vero, ma in questo caso il padre esorcista potè constatare che non si trattava di menzogna.

La seconda fase finiva così, per Magda, col fatto che il numero dei diavoli era al completo e che peril momento nessun nuovo fenomeno era in vista. Esteriormente era questo un obiettivo raggiunto.

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Paolo Calliari

lunedì 22 luglio 2024

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MAGDA N.N., TREVIRI, GERMANIA OCCIDENTALE 1941-1945


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3. Prima fase: il demonio tenta invano di camuffarsi

Magda si sentiva sempre più schiava del demonio, meglio, dei demoni che erano in lei. Ne aveva paura e non si azzardava di contravvenire ai loro desideri e ai loro ordini. Questa paura diventava sempre più forte e ne aumentava la cattiveria. Odiava con tutte le forze tutto ciò che sapeva di sacro,Dio, la chiesa, i preti e soprattutto la santissima eucarestia. I frequenti furti di ostie consacrate ne erano la prova evidente.

Padre Rodewyk, che era venuto a conoscenza di questi precedenti, non ebbe difficoltà a trovare uno stretto rapporto di causa ed effetto tra questi furti sacrileghi e la possessione diabolica. Gli altri sintomi potevano dire molto o poco e passavano in seconda linea se fosse stato possibile risalire alla vera causa dei mali costatati.

La cosa più importante da fare in quel momento, come suggerisce anche il rituale romano, era indurre Magda a collaborare col sacerdote, ossia a desiderare la propria liberazione e a pregare Dio per ottenerla. Il padre pensò che per prima cosa bisognava prendere la donna dal lato umano, guadagnare la sua confidenza, allontanare da lei la fiducia che aveva nel demonio e infonderle una grande fiducia in Dio.

Nello stesso tempo bisognava ingaggiare una decisa lotta coi demoni stessi. Il loro comportamento corrispondeva in pieno a quello descritto nel rituale, cioè di nascondersi, di non rispondere alle domande poste dall’esorcista, di far passare l’ossessione come una semplice e banale malattia nervosa senza nessun rapporto o carattere preternaturale. Essi si sforzavano di far apparire i fenomeni diabolici come isterici. Tra isteria e possessione diabolica, si sa, la somiglianza esteriore non è poca. Frequente era anche il caso di finte liberazioni. Non potendo ingannare l’esorcista sull’entità del male, sui carattere preternaturale dei fenomeni, i demoni facevano in modo che gli astanti si illudessero credendo finita la possessione. Fallito anche questo ultimo trucco, rivolgevano i loro assalti più feroci contro l’esorcista stesso per obbligarlo ad abbandonare l’impresa. Tutta questa tattica è descritta fin nei minimi particolari dal rituale romano.

Pertanto, mentre il nemico cercava in tutti i modi di nascondersi e di camuffarsi, e di camuffare nello stesso tempo anche la sua opera, in pratica non faceva che scoprirsi e farsi conoscere ancora di più.

Paolo Calliari

domenica 10 settembre 2023

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MAGDA N.N., TREVIRI, GERMANIA OCCIDENTALE 1941-1945

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2. Un cumulo di enormità e nefandezze senza numero

Magda era nata in famiglia cattolica ed era cresciuta nella religione cattolica.

Causa della crisi diabolica di Magda era una maledizione lanciata contro di lei ancora bambina dalla sua nonna. La nonna aveva detto: «Possa tu crepare, non avere mai pace, i figli e i figli dei figli  siano come acqua (cioè non possa tu avere mai figli), e andare raminghi per il mondo senza riposo  fino alla morte».

Non è detto per quale motivo la nonna avesse lanciato questa tremenda maledizione alla nipotina.  Poco dopo il battesimo un demonio di nome Caino — come si seppe dopo — entrò in lei con  l’incarico di preparare il posto a un altro demonio, chiamato Giuda, che avrebbe dovuto unirsi a lui  dopo la prima comunione della ragazza, come realmente avvenne.

Si trattava dunque di una possessione diabolica di una giovane, anzi di una bambina, simile a quella ricordata dal vangelo (Mc 9,22) che gli apostoli non riuscirono a curare e poi fu portata a termine  personalmente da Gesù. Non è facile individuare un’ossessione quando si tratta di bambini. In  Magda si notarono subito fatti strani, avversione alla preghiera, sfrontatezza, spirito di ribellione,  che però, data l’età, furono in un primo tempo attribuiti a carattere, a mancanza di educazione e a  altre cause, senza potere, o volere risalire alla vera causa.

A 6 anni Magda era stata mandata, con sua grande gioia, in casa di parenti, ottima famiglia  profondamente religiosa. La sera fu recitato il santo Rosario, ma la bambina diventò tanto inquieta e nervosa, suscitando un tal putiferio, che il giorno dopo fu dovuta rimandare a casa. La sua mamma  la fece benedire dal sacerdote. Durante la benedizione fu molto inquieta e sputò contro il prete, e la mamma le diede un ceffone. Al funerale di un parente non si fermò neppure un istante nella camera, corse in giardino e cimò tutta un’aiola di violaciocche. In una stanza addobbata per il funerale trovò  un crocifisso, gli conficcò un chiodo negli occhi e nelle braccia, come fece in seguito altre volte. In  chiesa, durante la funzione religiosa, s’irrigidì talmente che la credettero morta. Chiamato un  medico, non seppe dare una spiegazione del male. La mattina dopo la bambina era nuovamente  fresca e vispa come se nulla fosse successo.

Alla prima comunione, che la ragazza ricevette sacrilegamente per essersi confessata indegnamente, come essa stessa affermò, ebbe una nuova maledizione della nonna che abitava insieme coi genitori  nella stessa casa. Poco dopo entrò nella bambina il secondo demonio, Giuda.

Da allora in poi la sua vita non fu che un susseguirsi continuo di sacrilegi e di delitti nefandi. Ne  ricordiamo alcuni.

Messa prima in una scuola di cucito fu subito mandata via per gravi monellerie. Lo stesso quando,  dopo, fu impiegata in un negozio, e poi al servizio di un medico e come domestica in una famiglia.  Una volta si conficcò un ago nel basso ventre che le fu estratto con operazione. Uscita  dall’ospedale, si ferì di nuovo e questa volta le furono tolte le ovaie per cui non poteva avere più  figli: si avverava così la maledizione della nonna. Invitata a entrare nella congregazione mariana  della parrocchia, imposto che le fu il nastro azzurro con la medaglia, diede in tante smanie e gesti  incomposti che si dovette levarglielo di dosso.

Il peggio venne quando le fu consigliato di farsi suora ed essa purtroppo non disse di no ed entrò in  convento.

Perché ritenuta «brava» fu incaricata della sacrestia e fu Li che furono commessi i sacrilegi più  orribili. Magda apriva il tabernacolo, prendeva dalla pisside dodici ostie consacrate sostituendole  con altrettante non consacrate, e le metteva sotto il tappeto della predella dell’altare perché fossero  calpestate dal sacerdote durante la celebrazione della Messa. Altre ostie consacrate furono fatte  mangiare dai cani del convento. Una novizia, facendo il letto, trovò un’ostia nel letto di Magda e  voleva denunciarla alla superiora, ma essa lo impedì in tutti i modi. Sicché Magda, dopo alcuni  mesi, fu ammessa alla vestizione. I superiori non sapevano nulla delle sue nefandezze, solo il  confessore, un canonico del duomo, che però non poteva parlare. Finalmente, mandata a casa in  vacanza, la novizia pensò bene di non tornare più in convento.

A casa essa fu subito considerata la pecora nera della famiglia e subito chiamata dalle gente «la  monaca smonacata». Diventata per lei insopportabile la vita in famiglia, andò in città, in casa di un  ispettore col quale aveva già avuto in precedenza rapporti illeciti, uomo perverso senza religione e  senza morale, insieme col quale, un giorno, sottoscrisse col proprio sangue il patto di fedeltà al  diavolo. Tutti e due erano pienamente consapevoli di quello che facevano. Dopo altre ricerche di  lavoro, prese e lasciate con la stessa facilità, trovò marito attraverso un’agenzia matrimoniale, un  vedovo che aveva un figlio dalla prima moglie. Stette con lui qualche tempo e poi lo lasciò.

Intanto il partito nazista aveva preso il potere in Germania. Magda ne abbracciò subito le idee con  entusiasmo e in breve tempo fece carriera nel partito e fu nominata istitutrice della gioventù  hitleriana. Per ordine dei suoi capi si impossessava di ostie consacrate e poi le profanava davanti  agli occhi dei giovani alunni per dimostrare che Dio non era presente in esse. Base del suo  insegnamento era naturalmente il più crasso ateismo e materialismo.

In quel tempo ai due demoni già esistenti in lei se ne aggiunsero altri due, Erode e Barabba.  Risalgono a quel tempo le denunce e le accuse da lei fatte contro persone innocenti, portate nei  tribunali del partito e condannate a morte. Tra essi diversi sacerdoti e religiosi, alcuni dei quali  condannati al campo di concentramento dove trovarono la morte. Nei processi il nome di Magda  non appare mai. Tra gli altri denunciò e portò in tribunale anche il suo vecchio confessore, il  canonico del duomo che l’aveva diretta in convento. Il quale la perdonò, anzi offrì la sua vita per la  conversione della disgraziata. Il canonico morì a 54 anni nel giorno che aveva predetto. Magda deve a questa morte la salvezza che più tardi trovò.

Intanto essa era diventata sempre più lo zimbello dei demoni che erano in lei, dentro il suo cuore, e  la manipolavano come volevano senza trovare in lei nessuna resistenza. Il nome che le trovarono e  col quale abitualmente la chiamavano era «la prostituta» per indicare che era una donna  completamente senza coscienza.

— Noi dobbiamo avere gente senza inibizioni e senza complessi, gente che poco riflette e subito  agisce, — dicevano.

Magda era così.

Intanto era scoppiata la guerra e anche la situazione di Magda cambiò. Dopo un anno dalla morte  del canonico suo ex confessore comincia la seconda parte di questo racconto. La possessione  diabolica fu conosciuta e resa di pubblica ragione e nello stesso tempo ebbe inizio la sua liberazione dal potere di satana.

La liberazione si svolgerà in quattro fasi successive.

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Paolo Calliari

lunedì 17 aprile 2023

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MAGDA N.N., TREVIRI, GERMANIA OCCIDENTALE 1941-1945


Documentazione

L’autenticità del racconto delle vicende di Magda, la protagonista del fatto, è per noi basata tutta  sulla testimonianza del padre Adof Rodewyk, gesuita di Colonia, noto per altri apprezzati scritti di  demonologia. Come cappellano di ospedale militare durante la guerra 1940-45, e direttore  spirituale, ebbe in cura Magda e potè sapere da lei e da altri molte notizie e costatare di persona i  fenomeni che descrive ampiamente nella sua opera: Demonische Besessenheit, Tatsachen und  Deutungen, «Possessione diabolica, fatti e spiegazioni», uscita in IV edizione nel 1988 presso  l’editore Pattloch di Aschaffenburg, Germania, pp. 268.

Magda, pseudonimo in rapporto con Maria Maddalena da cui Gesù aveva cacciato sette demoni (Lc  8,2), era già sotto l’influsso del demonio dall’infanzia, come diremo. L’incontro coi padre Rodewyk avvenne nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, quando Magda aveva 30 anni, nell’ospedale  militare di Treviri, Germania, dove la donna era infermiera e il padre gesuita cappellano.

Il Rodewyk, dopo aver raccolto molte informazioni sul luogo, le trascrisse in un diario personale  che alla fine contava 1200 pagine di stenografia. Non contento del materiale raccolto, potè poi in  seguito venire in possesso anche del diario del medico che aveva avuto in cura l’ossessa, e di altre  informazioni di altri dottori, degli infermieri e delle infermiere di altre cliniche dove la paziente era  stata, e il tutto formò un secondo blocco di 700 pagine dattilo- scritte.

E stato in base a questa ampia documentazione, tutta di prima mano, che il padre Rodewyk ha steso  la sua relazione fatta poi di pubblica ragione nel volume sopra citato.

Anche in questo caso di possessione diabolica la straordinarietà  non manca. Essa potrebbe a prima  vista sconcertare il lettore, ma le prove addotte sono così numerose, dettagliate e credibili che, sotto  l’aspetto storico e umano, (non teologico, del quale per ora non vogliamo parlare), sarà difficile  mettere in dubbio o negare la veridicità di tutta la vicenda. L’autore d’altra parte non è nuovo in  questo genere di studi, ai quali attese per una ventina d’anni, come afferma lui stesso.

Come stimato demonologo, il padre Rodewyk è di per se una garanzia in più che assicura il lettore.


1. Primo incontro con Magda

Il primo incontro del padre Rodewyk con Magda avvenne nell’ospedale militare di Treviri nel 1941  durante la seconda guerra mondiale.

Era appena cominciata l’offensiva tedesca sul fronte orientale e cinquanta crocerossine da Treviri erano state mandate al fronte.

Solo poche restarono, tra le quali Magda, che aveva in cura un ferito grave e non poteva lasciarlo.  Essa aveva circa 30 anni, era sposata con un vedovo che si trovava al fronte; per questo era stata  esonerata dal servizio militare.

Era molto stimata come infermiera, servizievole, di buon umore, amata dai pazienti, puntuale e  attiva.

Parlando col padre aveva raccontato alcuni particolari della sua vita, o meglio della sua doppia vita,  che in un primo tempo impressionò profondamente, poi interessò grandemente il padre. Le  informazioni servirono a spiegare certi aspetti strani che ben presto aveva notato in lei. Spesso, e  tutto di colpo, cambiava atteggiamento, diventava arrogante e sboccata. Parlando di cose sacre lo  faceva con accentuato disprezzo. Poi, come se nulla fosse stato, si ricomponeva, diventava normale, riprendeva il linguaggio e il comportamento di prima e sembrava che non sapesse o non ricordasse  nulla di quanto aveva detto e fatto fino allora. Da principio il padre attribuì tutto a isteria, o a  stanchezza, o a una qualunque debolezza psichica, ma poi, ripetendosi i fenomeni, gli venne il  sospetto che si trattasse di fenomeni preternaturali e diabolici.

Per assicurarsi ricorse dapprima al «piccolo esorcismo». La reazione della donna fu subito violenta  e inequivocabile. Parecchi sintomi dimostravano l’autenticità della diagnosi, l’avversione all’acqua  benedetta e a altri oggetti sacri, il parlare in lingue sconosciute, il latino e il francese e poi anche il  greco e l’ebraico (Magda aveva frequentato solo le scuole elementari), la perdita della memoria di  ciò che avveniva durante la crisi.

Il padre chiese al vescovo di Treviri, Monsignor Franz Rudolf Bernwasser, il permesso di fare  l’esorcismo in piena regola. Il vescovo volle accertarsi:

— Non si tratta per caso di semplice isteria?

Le prove addotte dal padre lo convinsero della serietà del caso e il 10 dicembre 1941 accordava il  permesso di procedere con gli esorcismi secondo le norme stabilite dal rituale romano.

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Paolo Calliari

lunedì 13 marzo 2023

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MARIA TIEN WEI, JUNAN, CINA 1929-1930


La liberazione è definitiva

Non ci è stata trasmessa la data precisa della liberazione di Maria Tien, si sa solo che dal mese di  Giugno 1931 in poi essa non ebbe più nessun assalto diabolico e visse una vita tranquilla nella casa  della missione diJunan. Nel 1947, sedici anni più tardi, padre Kalvey fu richiamato in Europa e  passando per Junan rivide l’antica ossessa completamente ristabilita e diventata normale. Passava le giornate nel lavoro e nella preghiera edificando tutti con la sua pietà, esemplarità e zelo. Il giorno  dei morti, 2 novembre 1946, era rimasta tutto il giorno in chiesa a pregare, senza cibo, in suffragio  delle sante anime.

I fatti narrati, le tristi vicende di cui Maria Tien era stata per tanti anni vittima, furono in fondo una  grande grazia del Signore per lei e per tutta la comunità dei cristiani, e per i pagani stessi i quali, se  avessero voluto, avrebbero facilmente potuto conoscere dove stava la verità e l’obbligo che loro  incombeva di abbracciarla.

Paolo Calliari

mercoledì 26 ottobre 2022

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MARIA TIEN WEI, JUNAN, CINA 1929-1930


Il diavolo è obbligato a fare la predica

Padre Heier, superiore della missione dijunan, era stato trasferito dai Superiori in un’altra stazione  missionaria. Suo successore era stato nominato padre Kalvey, al quale prima di partire, padre Heier,  accennando alla situazione dell’ossessa, disse:

— Ora tocca a te dirigere il circo equestre. Coraggio. Meno male che io tra poco me ne vado! Padre Kalvey, che era già al corrente di quanto era avvenuto precedentemente, prese molto a cuore  la cosa che doveva essere per lui causa di molti fastidi ma insieme anche di molte consolazioni, come vedremo.

Un giorno, affrontando direttamente il demonio, gli domandò come rnai, dopo aver promesso di  andarsene definitivamente, sì era fatto sentire un’altra volta.

— Era questa anche la nostra intenzione — rispose il demonio — e non saremmo più tornati se la  Vecchia (la Madonna) non ci avesse obbligati a tornare. Anche i miei predecessori (gli altrì diavoli)  non sarebbero rimasti a lungo se fosse stato loro possibile andarsene. La vostra acqua bollente  (l’acqua santa) non fa piacere a nessuno di noi, nessuno ha piacere a farsi scottare e vorrebbe  scappare via subito se potesse.

— Per quale motivo la Madonna ti ha fatto tornare indietro?

— Per fare la predica. Ah! ah! ah! la predica!

- Tu la predica? quale predica? Proprio tu? Sei proprio tu il predicatore che ci vuole!

— Vedrai chi di noi due predica meglio, io o tu.

— E se noi non ti permettessimo di predicare?

— Che a te piaccia o no, che tu voglia o no, quando è la Nyang (la Mamma) a volerlo, provaci se  sei capace!

Ben presto altre prove assicurarono della verità di quanto diceva il demonio: sì, era volontà di Maria che egli parlasse alla comunità e al popolo, naturalmente non contro, ma a favore della religione  cattolica e per confermare in essa gli uditori, come di fatto avvenne in tre fasi distinte della durata di circa venti giorni.


Prima settimana: il diavolo predica alla comunità della missione di Junan

Il giorno dopo fu tenuta la prima predica del diavolo davanti a una quarantina di persone, che erano  presenti nella stazione missionaria, padri, suore, operai, alunni, orfani. Le prediche duravano da due a tre ore ogni volta, senza che l’uditorio mostrasse stanchezza e noia tanto esse erano emozionanti e  avvincenti sia per l’argomento trattato sia per l’eloquenza del predicatore. Il diavolo,  interrompendosi una volta, domandò a padre Kalvey:

— Di’ un po’, sei capace tu a parlare meglio?

L’insolito «corso di esercizi», come lo chiamava padre Kalvey, durò quasi tutta la settimana. Tema  generale doveva essere l’inferno, la sua esistenza e le sue pene, la sua eternità. Ouesto era l’ordine  ricevuto, ma il nostro predicatore da principio non ne voleva sapere e aveva cercato tutti i mezziper  sottrarvisi. Voleva che tutti venissero con lui laggiù nell’inferno, là c’era un bel calduccio — diceva  — e ci si stava veramente bene. A una nuova ingiunzione di cambiar discorso si gettò a terra e  cominciò a rotolare su se stesso battendosi disperatamente la testa, ma la Madonna gli mandò «un  angelo con la lancia in mano», come disse egli stesso, e fu obbligato a entrare in tema, a descrivere  l’inferno come veramente era, non come egli, interessato, lo voleva presentare, e l’esposizione che  ne seguì non poteva essere né più impressionante né più spaventosa né più persuasiva, fatta con  eloquenza unica da chi ne aveva fatto o ne faceva esperienza personale e quotidiana.


Seconda settimana: il diavolo predica ai cristiani di Junan

Il secondo gruppo di uditori della singolare predicazione doveva essere, per ordine della Madonna,  la popolazione cristiana della città di Junan. Nella Messa domenicale furono tutti avvertiti della  novità. Chi voleva poteva venire a sentire lo strano predicatore, ma nessuno era obbligato. Alcuni  vennero anche per curiosità, altri, presi da paura, se ne guardarono bene.

Anche ai nuovi uditori fu esposto lo stesso tema, l’inferno.

— Continuate pure a fare come avete fatto finora — disse tra l’altro — e più tardi verrete anche voi  al calduccio dove mi trovo io.

Trattò diversi terni, il peccato, il giudizio, la dilazione a convertirsi, l’immoralità, l’invidia, la  vendetta, ma insistette soprattutto sull’inferno. La sua descrizione fu così viva e realista che fece  rabbrividire e tremare gli uditori. Mai fino allora la meditazione delle massime eterne aveva fatto  tanta impressione. Gli effetti che ne seguirono dimostrarono quanto fosse stato opportuno  quell’intervento della Madonna.


Terza settimana: il diavolo predica alla popolazione pagana di Junan

La terza settimana — disse il diavolo — era destinata alla popolazione pagana della città. Padre  Kalvey, temendo giustamente forti reazioni da parte dei pagani, non ne voleva sapere. C’erano stati  già in precedenza attriti e contrasti coi bonzi e con la popolazione e non era il caso di dare nuova  esca a perturbazioni del genere. A ogni modo egli voleva prima accertarsi se tale fosse realmente la  volontà della Madonna.

— Sarà lei a pensarci — disse il demonio per bocca di Maria Tien — e a impedire che ve ne venga  alcun danno. Basta che voi facciate quello che vuol lei e tutto andrà bene.

Anzi soggiunse che non avrebbe liberato Maria Tien, e l’avrebbe fatta restare immobile al suolo, là  nella piazza della missione, finché il padre non si fosse deciso a dare il permesso di tenere la  predica ai pagani della città. Ma padre Kalvey non era ancora convinto e per due giorni interi Maria  Tien rimase immobile a terra nel cortile senza che la potessero portare in una stanza. Quattro uomini forti e robusti avevano provato, ancora la prima sera, a sollevarla, ma non ci erano riusciti. Così per  due giorni e due notti la donna giacque immobile nel cortile.

— Andate a chiamare il forestiero (padre Kalvey), disse il demonio, egli è molto più forte di voi, e  crede di essere anche più forte della vostra Nyang (Madre). Che provi a farlo lui se è capace! Neppure al terzo giorno il padre voleva dare il permesso. La gente cominciava a dare segni di  impazienza e alla fine cedette anche lui. I fatti straordinari che avvenivano nella missione cattolica  di Junan non tardarono ad essere conosciuti anche dalla popolazione buddista della città — ciò che  esce dall’ordinario fa sempre notizia — ed era facile capire la curiosità con cui i fatti erano seguiti.  Quando i pagani seppero che anche per loro c’era un corso speciale di predicazione da parte dello  strano predicatore, l’interesse aumentò ancora di più.

La predicazione durò anche questa volta tre giorni. Il primo giorno il pubblico non fu tanto  numeroso, una settantina di persone. Il secondo giorno erano già qualche centinaio, e l’ultimo  giorno quasi un migliaio. Il cortile della missione era stipato di uomini seduti sui muri e sui tetti. La  predica durava, come le altre volte, circa tre ore, e tutti ascoltavano attenti, senza muoversi e senza  perdere una parola. I diversi temi delle massime eterne, morte, giudizio, inferno, erano esposti con  tanta vivacità e chiarezza che l’uditorio ne restava come incantato. Erano toccati anche altri temi  teologici, che Maria Tien non poteva assolutamente conoscere. I padri tentarono talvolta di  sorprendere il predicatore in errore, ma non ci riuscirono mai. Un giorno padre Kalvey gli contestò  quanto egli aveva detto sui bambini morti senza battesimo, ma il demonio pronto e sarcastico  replicò:

— Dove hai studiato la tua teologia? Fatti ridare indietro i soldi che hai speso!

Parlando ai pagani, tra l’altro, rinfacciava loro la durezza di cuore, la cattiveria e l’ostinazione a  convertirsi e la loro ingratitudine verso i missionari che avevano rinunciato a tutto per dedicarsi  interamente al loro bene ed erano ripagati con calunnie, ostruzionismo e ogni genere di  persecuzioni. Al sentire ciò padre Heier e Kalvey si nascosero, pensando che si potesse sospettare  essere stati loro a suggerire queste cose a Maria Tien (il diavolo parlava attraverso la bocca e con la  voce della donna e queste osservazioni potevano sembrare venute da lei e non dal demonio). Il  diavolo allora si rivolse direttamente ai missionari, davanti a tutti, e per un quarto d’ora li abbordò  con questa «lavatura di testa», come la chiamò padre Kalvey:

— Qualunque cosa accada non perdetevi di coraggio. La vostra buona Madre Maria permette che soffriate, ma vi segue ad ogni passo e sta sempre al vostro fianco. Essa si prende cura di voi ancora  più del suo Figlio che si deve interessare del governo di tutto il mondo. Essa invece, che non ha da  fare altro, si prende cura dei suoi figli. Non affliggetevi neppure quando siete calunniati e accusati  ingiustamente. La vostra Nyang sa tutto e tien conto di tutto quello che è detto contro di voi e ne  soffre più di voi. Al suo Figlio non è andata meglio, e voi non dovete desiderare che vada  diversamente per voi. Essa provvede a che non vi succeda nessun male, non vi dimentica mai, vi  accompagna a ogni passo e movimento che fate.

Padre Heier diceva che questo breve discorso gli aveva fatto bene allo spirito più che un intero  corso di esercizi spirituali. E possiamo credergli.

Profonda impressione aveva lasciato in tutto l’uditorio, cristiani e pagani, la predica del diavolo sul  giudizio universale. Padre Heier commentava:

— Potessi predicare anch’io così!

Il predicatore aveva preso lo spunto dal racconto biblico del diluvio universale per dipingere lo  spavento e il terrore che prenderà gli uomini alla fine del mondo. Gli animali che annegavano nelle  acque tumultuose erano descritti in maniera così viva e toccante che la gente li poteva subito  individuare anche se non erano nominati. Nel descrivere l’arca di Noè padre Kalvey credette  trovarvi un’inesattezza, ma fu subito corretto e rimproverato dal demonio, il quale concluse:

Alla fine del mondo avverrà esattamente come ai giorni di Noè, nessuno penserà o crederà che la  fine sia ormai vicina. I diavoli però fanno già adesso quello che possono per perdere le anime. Tre  quarti di coloro che muoiono sulla terra, muoiono a causa del diavolo134.

Interrogato sulla data della fine del inondo non volle rispondere dicendo che il saperlo non serviva a nulla, che stessero in guardia e preparati, e ciò bastava.

Interrogato anche se le sue prediche avessero portato frutto e aumentato le conversioni, rispose: — No, il frutto non sarà grande.

Durante la predica gli uditori erano senz’altro profondamente impressionati e anche, per il  momento, decisi a migliorare la loro condotta, ma, arrivati a casa, e raccontato agli altri ciò che  avevano sentito e veduto, sarebbero stati presi in giro e il loro coraggio sarebbe venuto meno. A  poco a poco tutto quello che avevano sentito era dimenticato e solo più tardi, forse, richiamatolo  alla memoria, si sarebbero decisi a entrare nella chiesa cattolica.

- Ma voi missionari non dovete affliggervi troppo per questo — disse ancora il predicatore — ve lo  dice la vostra Nyang. Fate tutto quello che potete e riceverete la vostra ricompensa. Il resto  lasciatelo al cielo.

Così finì il corso di predicazione del diavolo, che migliore non avrebbe potuto essere. Le sedici  divinità della vicina pagoda, le cui statue erano state distrutte dai soldati — ne abbiamo già fatto cenno a principio — si mostrarono oltremodo indignate di queste prediche,  tutte a favore dell’odiata religione cattolica (dal che si vede chi sono veramente gli idoli del  paganesimo, la personificazione di satana). Il diavolo aveva parlato anche di quelle divinità e ai  pagani presenti aveva svelato segreti che li avrebbero dovuti profondamente disingannare: le  presunte guarigioni operate da quelle divinità — per esempio — erano di malati diventati tali per  loro malefìcio e poi guariti perché offrissero sacrifici e, con quei presunti miracoli, fosse confermata nel popolo la fede negli idoli. Tra le sedici divinità c’erano anche tre «Grandi madri», divinità  femminili alle quali le donne cinesi si raccomandavano per avere figli. Anche le divinità femminili  dovevano a un certo punto riconoscere la grandezza e la potenza della vera ed unica «Grande  Madre», Maria santissima.

— Come altrettanti porcellini — concludeva il demonio — la Vecchia ci spinge avanti e ci obbliga a farci da noi stessi ridicoli davanti a voi.

Paolo Calliari

venerdì 5 agosto 2022

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


MARIA TIEN WEI, JUNAN, CINA 1929-1930


Ancora battaglie e ancora vittorie

Era scritto che il caso di possessione diabolica di Maria Tien non dovesse terminare neppure con la  seconda liberazione avvenuta a Chumatien in seguito agli esorcismi fatti da padre Wittwer. Padre  Heier, presente a quella cerimonia, e con lui i confratelli e la popolazione cattolica della missione di Chumatien e di Junan erano convinti che quella fosse la volta definitiva e che l’infelice donna, già  da diversi anni provata, potesse finalmente godere un p0’ di pace.

E invece non fu così. Tornata verso la metà di settembre a Junan, dove Vivevano i suoi genitori, fu  presto assalita da nuove crisi, ma questa volta in una forma tanto misteriosa che, forse, il lettore  stenterà a crederla. Noi ci atteniamo fedelmente e scrupolosamente alle stesse testimonianze che  abbiamo utilizzato e seguito finora, cioè alle relazioni dettagliate che ne hanno lasciato i diversi  testimoni oculari dei fatti. Essi da principio, come si è già detto, erano scettici e con difficoltà si erano arresi per costatare la realtà dei fatti che avevano dovuto, per dir così, toccare con mano. Del  popolo semplice di Chumatien e di Junan si poteva forse affermare la facile credulità, ma non  certamente dei padri che spesso si trovarono coinvolti nella vicenda nella parte di protagonisti. La  straordinarietà dei fatti investe in certo senso la loro credibilità. E in base alle ripetute affermazioni  dei testimoni oculari e più accreditati che anche noi accettiamo la veridicità dei fatti narrati, anche  di quelli che saranno riferiti nelle pagine che seguono, e invitiamo il lettore ad accettarli. Diciamo di più:

lo scetticismo e la diffidenza di fronte a fatti insoliti e straordinari, ma corredati da testimonianze  fondate e sicure, non è più segno di prudenza, o di intelligenza, o di serietà scientifica, ma diventa  un mito da mettersi sullo stesso piano della credulità.

Maria Tien era stata liberata dalla Madonna. La cosa era evidente. Bisognava quindi farla conoscere al gran pubblico. Per questo padre Wittwer aveva deciso di far tornare la graziata ajunan, città più  grande di Chumatien, perché fossero confermati nella fede e infervorati nella devozione alla  Madonna i cristiani della città. Cominciava così la terza e conclusiva fase della vicenda di Maria  Tien.

La quale ancora il primo giorno del suo arrivo aJunan si trovò assalita dal demonio come le altre  volte. Gli assalti si ripetevano tutti i giorni, anche più volte al giorno, con grande disappunto  dell’interessata e dei padri missionari.

Gli spiriti cattivi che si alternavano nel corpo della donna dicevano chiaramente che quella volta  erano venuti non spontaneamente e volentieri, ma — cosa degna di nota e che stupisce parecchio — costretti dalla «Vecchia», cioè dalla Beata Vergine che li costringeva anche a comportarsi come lei  avrebbe stabilito: è questo il lato più misterioso e più sconcertante di questa terza fase della vicenda. La venuta del demonio era sempre improvvisa, senza nessun segno che la avvertisse o annunziasse.  Maria Tien sveniva di colpo, gli occhi apparivano stralunati, cominciava a parlare, a ridere, a  gridare in modo scomposto. Il demonio che parlava in lei diceva che l’anima della donna durante la  crisi era separata dal corpo e presa in custodia da Maria Santissima. Accennando al quadro della  Madonna diceva:

— Guardate, non vedete come la Vecchia la tiene sulle sue braccia?

Ogni tanto il demonio si lanciava verso il quadro come per strappare l’anima dell’ossessa, ma poi di colpo si tirava indietro come respinto da una forza invisibile. Diceva che l’angelo che sta sopra  l’immagine — della Madonna del perpetuo soccorso — non lo lasciava avvicinare.

La partenza del demonio era avvertita da un secondo svenimento dell’ossessa. Uno sbadiglio e poi  perdeva conoscenza e cadeva come morta al suolo senza respiro e senza battito del polso.  Lentamente poi tornava in sé, riprendeva il respiro, apriva gli occhi, si guardava intorno senza  sapere perché si trovava là circondata da quella gente, ricordando solo dov’era prima di cadere in  coma. Di quello che era successo durante la crisi non ricordava nulla. Solo più tardi, da altri, venfie  a sapere i fatti e ne ebbe tanta vergogna che tentò di fuggire dalla missione.

La prima volta fu impedita a tempo, ma un secondo tentativo ebbe più successo. Per qualche tempo  le fu permesso di restare in famiglia e poi fu ripresa nella casa della missione.

Paolo Calliari