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mercoledì 27 maggio 2026

Visione del Paradiso

 


È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore


Visione del Paradiso

(CEV) "I Quaderni 1943", p. 386. Maria Valtorta: "Tenterò descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda sera di ieri [...] Ed ora cerco descrivere. Ho rivisto il Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura, la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono quelle che, da tant'alto, informano, regolano, provvedono a tutto l'universo creato. Come già l'altra volta, nei primi del corrente anno, credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine. Anche gli occhi dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta Bellezza.

Dio è così buono che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo poveri spiriti ancor prigionieri in una carne e perciò indeboliti da questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e so. Ma noi... finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo Splendore tutto d'un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per gradi. Per prima cosa, dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico "rosa" per dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore.

Una rosa senza confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La luce splendidissima dell'Amore eterno. Topazio e oro liquido resi fiamma... oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo, fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell'Empireo, e da Lui scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che non è che il prodotto della luce dell'Amore che la penetra. Ma io non distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei cerchi del paradisiaco fiore.

Ne ero già tutta beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di cristallizzarsi così, la visione si aprì a più ampi fulgori, come se si fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con l'occhio spirituale, abituato ormai al primo fulgore e capace di sostenerne uno più forte.

E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente.

Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant'altra, la annullava facendola come un'ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito... Oh! come si vede che è spirito! È Tutto. Tutto tanto è perfetto. È nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce.

Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l'abito regale che ne copriva le Membra Santissime senza celarne la bellezza superindescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.

Non aveva aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella luce speciale dei corpi spiritualizzati che in Lui e nella Madre è intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo. Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava dalla sua bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva luminosità.

Gesù era in piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in gennaio, credo. Un poco più in basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di scala, era la Santissima Vergine. Bella come lo è in Cielo, ossia con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste. Stava fra il Padre e il Figlio che erano lontani tra loro qualche metro. (Tanto per applicare paragoni sensibili). Ella era nel mezzo e, con le mani incrociate sul petto - le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime mani - e col volto lievemente alzato - il suo soave, perfetto, amoroso, soavissimo volto - guardava, adorando, il Padre e il Figlio.

Piena di venerazione guardava il Padre. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: "Sanctus! ", diceva: "Adoro Te!" unicamente col suo sguardo.

[Maria] guardava il suo Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: "Ti amo!!'. Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne braccia come e più che nell'Infanzia e nella Morte. Ella diceva: "Figlio mio!", "Gioia mia!", "Mio amore!" unicamente col suo sguardo.

Si beava di guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto e lo sguardo a cercare l'Amore che splendeva alto, a perpendicolo su Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più bella. Ella riceveva il bacio dell'Amore e si tendeva con tutta la sua umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e dire: "Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l'eternità". E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si allacciava ai suoi fulgori.

E Maria riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta deposito dall'Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l'Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede dell'Amore!

Ma lo Spirito non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo, contenere l'oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l'oceano ha acque per tutta la Terra. Così la Luce dell'Amore. Ed Essa scendeva in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all'Amore, e si stendeva su tutto il Paradiso.

Ecco che questo si svelava nei suoi particolari... Ecco gli angeli. Più in alto dei beati, cerchi intorno al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di Maria per cuore.

Essi hanno somiglianza più viva con Dio Padre. Spiriti perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano... sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia.

Più sotto, i beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianza col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all'occhio e - fa impressione - al tatto, degli angeli. Ma sono sempre immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che differiscono in uno dall'altro. Per cui capisco se uno è adulto o bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo. Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell'età sia di 40, 45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l'aspetto sono di dignità patriarcale.

Fra i molti... oh! quanto popolo di santi!... e quanto popolo di angeli! I cerchi si perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce che è l'amore di questo esercito di angeli e beati...

Fra i molti vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono. Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro volta, appoggiate al ginocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè o a Isaia. Non so perché. Penso così. Mi guarda e sorride con molta dignità. Null'altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio.

Lo spirito mio si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione delle Tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed incessante come per pungolo di fame insaziabile d'amore, si producono gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio. Vedo che il Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono capace di descrivere, dal Padre. È uno sprigionarsi incessante di nuove anime... Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non lo posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originale.

Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all'Origine per esser giudicati. Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell'espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle!

È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore. È l'Amore che in esso crea tutto. È l'Amore la base su cui tutto si posa. È l'Amore l'apice da cui tutto viene.

Il Padre opera per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si formano per Amore. La Luce è perché è l'Amore. Il Canto è perché è l'Amore. La Vita è perché è l'Amore. Oh! Amore! Amore! Amore! ... Io mi annullo in Te. Io risorgo in Te. Io muoio, creatura umana, perché Tu mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei.

Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due che ti precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedetto da me che ti amo perché mi permetti di amarti e conoscerti, o Luce mia...

 

martedì 26 maggio 2026

Al popolo ebraico. Ribattezzerò col nome di “agnelli” gli inselvatichiti figli del gregge che già fu Mio, espellendo coloro che sotto il Segno Mio sono gli aspidi e i lupi della società umana.

 


Dice Gesù: 

«Salvatore delle genti, non posso non essere Salvatore del popolo mio. Mio per legge antica, mio per legge nuova. 

Sono, umanamente, uscito da quella razza e se essa mi ha deriso, misconosciuto, tradito, ucciso, se essa ha fatto ciò avendo l’anima appesantita e avviluppata dal magma della colpa che il mio Sangue non lava, essendo questa razza ramo che non vuole innestarsi al ceppo della vite divina, non è meno vero che sono morto anche per essa, che su essa ho diritti di Re e amore di Creatore. 

Con durezza e ferocia i padri dei padri di questi d’ora hanno respinto il dono dell’Eterno e chiesto il mio Sangue a sfamare il loro odio verso la Verità. Con pazienza, con intelligenza, con forza e con bontà li attirerò a Me. 

Le opere buone o inique dell’uomo servono sempre a un fine soprannaturale, perché la malvagità umana viene raccolta da Dio e al contatto delle sue mani si muta in strumento di bene. Nulla lascia intentato Dio nel suo lungimirante operare per raggiungere lo scopo che è quello di riunire in un unico nucleo gli umani per l’ultimo giorno, come da un unico nucleo si diramarono per la Terra dividendosi come rivoli che traboccano dalla coppa di una sorgente. 

L’opera è già iniziata ed i persecutori che ledono e offendono ciò che è umano non sanno di stare creando con la loro iniquità il gran giorno del Signore, in cui come pecore disperse radunerò il mio immenso gregge ai piedi della Croce e ribattezzerò col nome di “agnelli” gli inselvatichiti figli del gregge che già fu mio, espellendo coloro che sotto il segno mio sono gli aspidi e i lupi della società umana. 

Quando saprete riconoscermi e piangere col cuore contrito, Io muterò la secolare condanna di voi, deicidi, in perdono e benedizione, poiché non posso dimenticare il bene compiuto dai vostri Padri antichi, i quali dal Regno pregano per voi erranti. Spogliatevi dunque anche voi, che per primi avete avuto in dono la Legge, di ciò che è ingrato a Dio. 

Gli stessi comandi che faccio ai miei nati dal mistico travaglio della Croce, li dico anche a voi che della croce vi siete fatti un sacrilego patibolo e una fonte di condanna. 

Dite la verità e servite la Verità. Venite ad Essa. Battetevi il petto per coloro che l’hanno derisa ed hanno sperato di ucciderla. Hanno ucciso unicamente se stessi perché la Verità è immortale nella sua natura divina. Non ammantatevi delle insegne di essa per scopo umano. Ma una volta accostatala, amatela come sposa or or conosciuta. Essa è quella che vi deve generare la Vita eterna. Ma non si può generare se di due non si fa una sola cosa perseguendo non piacere di sensi, ma santità di scopo. Siate onesti e sinceri con tutti e specie con Iddio, il cui occhio trivella i cuori e li passa parte a parte e li vede come e meglio di quanto lo scienziato e il batteriologo vedano nei vostri corpi le malattie che vi consumano e i germi che vi rodono. 

Applicate l’amore alla verità nei rapporti con Dio e con l’uomo. Non tradite. Ha tradito or sono venti secoli uno della vostra razza, istigato e seguito da subdoli e malvagi. Levate quell’onta, che vi schiaccia da secoli, col vostro agire giusto e leale. 

Per essere amati occorre farsi amare. Lo avete dimenticato molte, troppe volte. Amate la pace. È il segno del Cristo, che i vostri padri hanno ucciso attirando su voi la guerra che non ha termine e con pause di tregua esplode e risorge come morbo insanabile nel corpo della Terra e non vi dà sicurezza e riposo. Ora dovete imparare ad amarla questa pace per potere essere del Cristo e finire così l’eterno esodo della vostra razza. 

Ogni zolla del mondo freme sotto il vostro piede e vi scaccia. Anche le vostre zolle antiche. Ma se Io, Signore del mondo, stenderò la mia Mano ed aprirò la mia Bocca a dire: “Basta! Costoro sono nuovamente miei”, la Terra più non potrà perseguitarvi. Le soprannaturali tende del Cielo saranno sopra di voi a protezione. 

Ricordate quando per voi ho perseguitato i potenti, ho aperto il mare, ho fatto scaturire fonti nell’aridità dei deserti e piovere cibo dai cieli, quando ho messo i miei angeli ad aprirvi un varco fra i nemici per addurvi nella Terra che avevo promessa ai primi santi della Terra. Sono sempre quel Dio potente e pietoso. Lo sono due volte di più ora che non sono solo il Padre Creatore ma il Figlio Salvatore, ora che la Terza Persona ha generato il miracolo della Incarnazione di un Dio per farne la Vittima espiatoria di tutta l’umanità. 

Io vi attendo per poter dire: “Pace” alla Terra, e dire al Cielo: “Apriti ad accogliere i viventi. Il tempo è finito!”. Venite. Non ho cuore diverso, ora che sono in Cielo, di quello che avevo sul Golgota quando pregavo per i padri vostri e perdonavo a Disma.» 


domenica 24 maggio 2026

«L’ultima lotta sarà di odio puramente satanico. Chi infierisce su un suo simile in nome della Fede o della patria è contrario alla Carità e perciò a Dio. Non maledirò i mandati a combattere poiché ho insegnato l’ubbidienza alle autorità. Ma il mio anatema è già detto, ed empirà di tuono il firmamento nel giorno del Giudizio, per coloro che sotto un bugiardo manto di patriottismo e di difesa della Fede, si arrogano diritto di predare e uccidere per servire se stessi».

 


Dice Gesù: 

«…Tornate a Dio. Lo dico ancora una volta. Sopra gli interessi individuali, e anche nazionali, vi è un interesse più alto: quello di Dio. Ed è quello che dovrebbe avere sempre la precedenza. Se ciò fosse, non cadreste negli errori e nei delitti, individuali o nazionali che siano, in cui cadete, poiché l’interesse di Dio non è fatto di cose malvagie ma sante. E dove è santità non è errore e delitto. 

Non solo, operando come fate, spingete Dio a punirvi nei vostri campi, nelle vostre mandre, dandovi fame e siccità, ma precludete l’effondersi dai Cieli di una rugiada ben più datrice di vita della rugiada della notte che copre di perle gli steli dei prati e fa crescere messi e fieni. È la rugiada della grazia nei cuori che voi impedite vi venga data. È Cristo che non può operare in voi. 

Inutile dire: “I cieli piovano sulla terra il Giusto”. Egli è sceso una volta, ma voi siete rimasti, e sempre più siete divenuti, terre sterili e selci aride. Chiusi siete nei vostri spiriti fasciati di carne e sangue, uccisi dalla carne e dal sangue, e il Salvatore non può entrare a salvarvi. 

Eppure verrò. Verrò instancabilmente e singolarmente a tentare le porte dei cuori, e dove troverò chi mi apre entrerò a farvi dimora di pace. Verrò, perché tuttora sono il Desiderato dai giusti della Terra e dai santi per la Terra, verrò ad assumere il mio Regno per la mia seconda venuta e per mio trionfo finale. 

Attirerò a Me il mondo dei viventi dello spirito e convergeranno a Me razze e nazioni per vedere la mia gloria che si incorona di una croce. Fluirà la Pace, poiché sono il Signore della pace, fluirà come fiume di latte sul mondo a verginizzarlo di candore dopo tanto sangue che grida in tutti i continenti a Dio il suo dolore d’essere stato tratto dalle vene per mano dei fratelli. 

Il sangue, da Abele al giorno del mio morire, Io l’ho lavato da questa Terra col mio Sangue. Ma dopo, il delitto dell’odio umano, che è frutto satanico, ha nuovamente resa immonda la Terra, e non vi è zolla del pianeta vostro che non abbia conosciuto il sapore del sangue. Da queste zolle inzuppate di sangue umano sale un miasma che vi fa sempre più ferini. Non vi è che il mio potere che possa purificare ciò che vi circonda e ciò che avete nell’interno vostro. E quando l’ora sarà verrò a mondare voi e la Terra dall’odio umano perché sia presentabile a Dio coi suoi viventi. 

L’ultima lotta sarà di odio puramente satanico e allora non vi sarà che Satana e i suoi figli ad odiare. 

Ora odiate tutti. Anche i santi fra voi odiano più o meno il nemico e il vicino. E ciò agevola le opere di Satana e ostacola le opere di Dio nei singoli o nelle nazioni. 

Non abbiate moto di rancore o sprezzo, voi che siete a Me più cari, almeno voi. Sono morto per tutti, ricordatevelo. Italiani, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi o romeni, sono ugualmente tinti del Sangue mio. Vi ho cementati tutti al ceppo della Vite divina col mio Sangue. 

Perché odiarvi dunque? 

Non divisioni di razze, non divisioni di culti giustificano il vostro rancore. 

Io solo sono il giudice. Chi infierisce su un suo simile in nome della Fede o della Patria è contrario alla Carità e perciò a Dio. Non maledirò i mandati a combattere poiché ho insegnato l’ubbidienza alle autorità. 

Ma il mio anatema è già detto, ed empirà di tuono il firmamento nel giorno del Giudizio, per coloro che sotto un bugiardo manto di patriottismo e di difesa della Fede, si arrogano diritto di predare e uccidere per servire se stessi. 

Non agitate uno stendardo in cui non credete. Non pronunciate difesa di ciò che in cuore sprezzate. 

Non dite: “Sono il difensore di Dio e della Patria, della causa di Dio e della Patria”. Mentite. Siete voi per i primi che attentate a questa e a Quello e che nuocete non a Dio, superiore ai vostri attentati, ma alla Patria. Cominciate a difendere Dio in voi e la Patria in voi, e non barattate Fede e Patria per un piatto di venti o per trenta denari maledetti. 

Distruttori e mentitori. Adulteri della Fede e della Patria. Derisori della vostra dottrina e della vostra mente, perché dite una cosa e ne fate un’altra, perché sapete che ciò che fate è male e lo fate lo stesso, perché sposate una idea o la Fede e poi la tradite per un basso amore, perché mentite a voi e agli altri, perché distruggete ciò che altri hanno coltivato per darvelo in retaggio. 

O crudeli, che distruggete anche l’opera di Dio e uccidete il tempio del vostro corpo, nel quale è un’anima morta, e il tempio di Dio, poiché nelle chiese non sono più che troppo rari i fedeli e i ministri “vivi”! 

Che valgono i vostri riti fatti con anima morta? Non ricordate che a Dio vanno offerte ostie vive, perfette e prime? E voi offrite gli avanzi, gli sciancati, i morti? Morti poiché ciò che toccate con l’anima morta lo uccidete, sciancati perché ciò che date a Dio con l’anima malata rendete deforme, avanzi perché a Lui serbate ciò che vi supera dopo esservi impinguati per vostro godere. 

Tornate a Dio. Tornate al Cristo. Sacerdoti, tornateci per divenire “sacerdoti”. Avete bisogno della sua consacrazione, di quest’olio che stilla dal Sacerdote eterno. Siete in troppi ridotti a lampade prive d’olio, ed i fedeli si smarriscono perché non hanno luce nelle tenebre. Portate la Luce ad essi. Io sono Luce del mondo. Ma non potete portarmi se non mi avete in voi.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


domenica 17 maggio 2026

Beati quelli che all’Amore si convertiranno e a Lui rimarranno fedeli sino alla fine.

 


Dice Gesù91: 

«Ti fu detta92 la ragione per cui Betlemme fu la predestinata fra tutte le città di Giuda ad esser quella che avrebbe ricevuto il Salvatore. Grande non tanto per la morte di Rachele e per lo scettro ad essa venuto con la stirpe di Giuda93, ma quanto per avere accolto il vero Re al quale tutte le genti, sino alla fine del tempo, o con amore senza limiti o con odio ugualmente sconfinato, guarderanno. 

L’Aspettato delle genti, il cui scettro è una croce, la cui legge sono l’amore e il perdono, la cui opera è la redenzione, là dove Rachele era morta dando alla luce il figlio del suo dolore e dando a Giacobbe il figlio caro come la mano destra a un uomo, doveva venire alla luce da Quella, ben più grande di Rachele nei meriti e nel dolore, la quale non da opera carnale fu fatta madre, ma per opera di Spirito Santo e per volere dell’Eterno partorì il suo Unigenito contro il suo pensiero umano. 

Alla Vergine che mai pensava conoscere la maternità fu dato il Figlio. Il pane dell’ubbidienza fu spezzato da Maria prima che fosse spezzato da Gesù, il quale, come il Padre, non forza i suoi ad ubbidirlo, ma chiede da essi adesione d’amore per darsi ad essi. Maria dette dunque alla luce il Messia, il Padrone del mondo, il quale starà nella sua terra (Palestina) sinché la terra colpevole non lo rigetterà fuor dal suo seno, facendo tinta alle sue vesti non col sangue dell’uva ma col suo Sangue divino. 

Risalirà poi al Cielo il Figlio dell’uomo uscendo fuor dal sepolcro come pietra scagliata da arco. Ma guai a quel luogo che lo avrà rigettato, e guai a quei cuori omicidi! Per tutte le desolazioni inflitte al Santo saranno desolati e con nome di deicidio passeranno nei secoli alla storia. 

Generato come Figlio di Dio dai giorni d’eternità, generato come figlio dell’uomo, dal tempo segnato da Dio, Egli dominerà non con veste e corona di umano dominio. Ma se nella terra di Giuda non ha regnato e se la terra di Giuda lo ha trattato da malfattore, il suo regno, Io ve lo giuro, verrà anche su quella. 

Nella sua destra riunirò tutte le stirpi, ché tutte le ha redente il Figlio mio, scegliendo da esse coloro che hanno in sé sete di Verità. Re il cui regno non avrà fine, dominerà nell’eternità e in tutto quanto è, che Io ho messo sgabello ai suoi piedi trafitti, con la sua forza d’amore. 

E beati quelli che all’amore di Lui si convertiranno o a Lui rimarranno fedeli sino alla fine. Costoro erediteranno seco Lui la Terra, e la Pace di cui Egli è il Fattore sarà il loro retaggio nei secoli dei secoli.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


sabato 9 maggio 2026

A Daniele è dato conoscere il numero dei giorni che separano i Viventi dal tempo del Signore e le conseguenze della nequizia del popolo… Quale punizione poteva essere serbata a chi aveva ucciso l’Innocente che non fosse distruzione totale del luogo dove l’abominio s’era installato?

 


Dice Gesù: 

«… A Daniele che ancora pregava - e la preghiera di lui potreste dirla anche ora - il mio angelo parlò. 

Il Consolatore, che è anche l’Annunziatore, non è mai disgiunto da ciò che mi riguarda. Messaggero di Dio, spirito ubbidiente e amoroso, fece sempre suo gaudio portare i voleri di Dio agli uomini e consolare coloro che soffrono. Non lasciò rapido il Cielo unicamente per l’annunzio beato, per consolare Giuseppe, per confortare la mia tremenda agonia. Già ai profeti era andato a portare la parola e a disvelare il futuro che mi concerne come Messia. Spirito infiammato d’amore, ai desiderosi di Dio aleggia da presso e porta i sospiri degli amanti a Dio e le luci di Dio ai suoi amanti. 

Uno solo poteva levare prevaricazione, peccato e ingiustizia dalla Terra, che era meritevole di un nuovo diluvio e che fu unicamente sommersa e mondata da un Sangue divino e innocente. Io, Dio vero fatto carne per voi. Corruzione, peccato, ingiustizia e guerra fra l’uomo e Dio, avrebbero avuto termine non di regale unzione ma di unzione funebre sarebbe stato unto il Santo dei santi, l’Innocente ucciso per amore degli uomini. 

Sospiro dei Patriarchi e di tutto il popolo di Dio, il Messia doveva sorgere per creare la Gerusalemme nuova che non muore in eterno. La Chiesa che vive e vivrà fino alla fine dei secoli e che continuerà a vivere nei suoi santi oltre il giorno di questa Terra. E a Daniele viene dato a conoscere il numero dei giorni che separavano i Viventi dal tempo del Signore e le conseguenze della nequizia del popolo che al prodigio di Dio risponde con una condanna. 

La condanna del Cristo segna la condanna del popolo. 

Sempre un delitto attira una punizione. E dato che nessun delitto è più grande di quello di infierire sugli innocenti e calunniare gli incolpevoli, quale punizione poteva esser serbata a chi aveva ucciso l’Innocente, che non fosse distruzione totale del luogo dove l’abominio s’era installato? 

Inutili ormai i sacrifici quando la misura è sorpassata. Dio è longanime, ma non è ingiusto. E perdonare la pertinacia nel peccare dopo aver dato tutti i mezzi per conoscere l’errore ed uscirne, e per tornare a Dio, sarebbe da parte di Dio ingiustizia verso i giusti e verso coloro che i malvagi hanno torturato. 

Le settantadue settimane potrebbero essere, ora, anche di secoli, o figlia, e al termine di esse venire la desolazione sulla Terra e l’abominio là dove tutto dovrebbe essere santo. Già vi siete incamminati. 

Troppo sgretolare di umana scienza rode come una carie i cuori dei miei ministri che non sanno esser di Dio ma del mondo, e che assorbono lo spirito del mondo e dànno al mondo il loro alito non più di Cielo. È il grande dolore del Cristo. Troppe plaghe senza chiese. Troppe chiese senza sacerdoti. 

Troppi fedeli senza guida. Troppi cuori senza amore. 

Se Gabriele tornasse non troverebbe che ben difficilmente cuori che sapessero orare come Daniele e che accogliessero la sua parola senza vivisezionarla fino ad ucciderla per studiarla e per giungere a negarla. 

E non è già questo un abominio nella casa di Dio, là, dove almeno i ministri di essa, quelli almeno, dovrebbero essere luce alle turbe? 

Cristo lo state uccidendo una seconda volta. Nel vostro spirito lo uccidete. E fra poco non sarete più popolo suo, ma tribù di idolatri. Non vi lamentate perciò se il Cielo è chiuso, sul vostro fermentare di abominio. 

In verità vi dico che se non vi convertite al Signore Iddio vostro, la desolazione durerà fino alla fine.» 


DA: I QUADERNI DEL 1943 


martedì 5 maggio 2026

«Quanti moti tenebrosi nel mondo civile! È la vostra vergogna e il vostro castigo».

 


Dice Gesù: 

«…Ero venuto Luce nel mondo. Luce per il mondo. Luce al mondo. Chiamavo il mondo alla Luce. 

Tutto il mondo. 

E lo chiamo. Lo chiamo da venti secoli, senza soste. Sulle vostre tenebre non cesso di fare risplendere la mia Luce. Se sapeste innalzarvi oltre la barriera di caligine che avete sparsa sul mondo, vedreste il Sole divino sempre sfolgorante e benigno sugli uomini, su tutti gli uomini. 

Né è da stupirsi se vi precedono ormai quelli che sono i più lontani da Roma cattolica. Gaspare, Melchiorre, Baldassarre, da tre punti della Terra sul paziente dorso dei cammelli vennero alla Luce del mondo non vista dai compatrioti del Figlio di Maria. Africani, asiatici, australi, vengono alla Croce che voi avete respinta. E vi sorpasseranno. Nell’ultimo giorno, quando il tempo e gli uomini saranno illuminati in ogni punto e lato, si vedrà la ingrata lacuna lasciata da voi, cattolici da secoli, mentre gli altri: idolatri e eretici, affascinati dal Cristo, Signore Santo, saranno affluiti con le loro anime fatte vergini dalla Grazia. 

Quanti moti tenebrosi nel mondo civile! È la vostra vergogna e il vostro castigo. Mai avreste dovuto e mai dovreste permettere che la Luce data a voi per i primi fosse da voi respinta e rinnegata. Le tenebre vi uccidono e non le volete abbandonare. Da esse vengono, come gli odiosi animali della notte, tutti i mali che vi tormentano e si pascono del vostro sangue, del vostro tormento. 

Non mi volete più. Non mi comprendete più. Non mi conoscete più. Neppure quelli della “mia casa” mi conoscono più. Ed Io stento a conoscere loro, tanto li hanno imbruttiti le molte malattie della carne e della mente.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


sabato 25 aprile 2026

Dio si ritira da dove è tutto ciò che non è Lui. Attenti che non vi avvenga ciò che è avvenuto a Gerusalemme.

 


Dice Gesù: 

«Mettiamo una pausa nel commento di Isaia. Sei tanto stanca, amica mia, e tanto sofferente che hai bisogno di un conforto e non di sovrappeso. Le mie parole, d’altronde, non sono dissonanti al soggetto che trattiamo. Ma anzi sono come un “a solo” nell’epopea profetica che annuncia la mia venuta, la mia missione, la mia gloria…  

Nulla impediva a Dio di far nascere il suo Figlio nella città di Gerusalemme. Capitale della Palestina, centro della fede e del potere, a mente umana potrebbe parere che fosse la città più adatta alla nascita del Re dei Giudei. Ma le viste di Dio differiscono da quelle degli uomini. 

Gerusalemme non era più santa. Portava quel nome, ma la corruzione era in tutti i suoi strati: dal Tempio alla Reggia, dalle milizie ai cittadini. Gerusalemme aveva già tutto di quanto aveva voluto e come per il ricco Epulone è il caso di dare ad essa la risposta di Abramo: “Ricordati che tu avesti tutti i beni”. 

Tutti meno l’unico necessario perché da essa respinto: “il bene del possesso di Dio”. 

Superbia, arroganza, avarizia, durezza, umana scienza, ricchezza, lusso e lussuria. Tutto era in essa. E il suo ventre si satollava di questi cibi umani lasciando morire di fame il povero Lazzaro del suo spirito, il quale, pieno di piaghe, bramava sfamarsi con il cibo di Dio, ma non trovava che le pietre pesanti delle pratiche farisaiche in luogo del miele di Dio. 

Dio si ritira da dove è tutto ciò che non è Lui e dove nessuno cerca mettere in quel “tutto” Lui, per fare del tutto base al trono del Signore, al quale tutte le cose della Terra vanno sottoposte. 

Voi, invece, fate delle cose della Terra il culmine del vostro pensiero sovrapponendole a Dio. Attenti che non vi avvenga ciò che è avvenuto a Gerusalemme. Già vi sta accadendo poiché Dio, non più cercato da voi, si ritira lasciandovi nel vostro “tutto” labile e malvagio, lasciandovi a contare le vostre ricchezze maledette, false, demoniache. Una sola è la moneta che ha valore in un tesoro. Una sola. E voi non la possedete. 

Il dono che avrebbe fatto grande in eterno Gerusalemme le fu dunque levato. Non la nascita e non la morte del Cristo avrebbero rinserrato le sue mura, ma solo il delitto della condanna del Cristo, contro la quale anche le pietre si ribellarono scoscendendosi alla mia morte e crollando ubbidienti al volere di Dio, quando Gerusalemme fu rasa da coloro al cui inutilmente troppo ossequiato potere avevano dato, come agnello da sgozzare, Gesù di Nazareth. 

Questo avviene, figli, quando non si rispetta la misura. Nasce il delitto e nasce la conseguente rovina. 

L’errore che nega Dio sostituendo ad Esso gli dèi delle passioni umane, fa sì che Dio vi abbandoni e vi levi la benedizione del permanere fra voi. L’idolatria verso gli uomini fa sì che gli idolatrati sino a divenire assassini per loro, si mutino in esecutori di punizione, poiché sui servi, sugli schiavi, è lecito agitare la sferza e far cadere la frusta. È lecito là dove non è viva la Legge di Cristo. E idolatri e idolatrati quella Legge l’hanno rinnegata. Perciò agli asserviti dànno il pane della loro galera: distruzione e catene. 

Quando, come frutto maturo prossimo a cadere dal ramo, il Figlio dell’Uomo fu prossimo a venire Luce nel mondo, la Volontà di Colui, rispetto al quale i più potenti imperatori sono simili a festuca di paglia su una via maestra, predispose il Cesare a promulgare l’Editto. 

Non la Città santa di nome ma decaduta per suo volere malvagio dalla sua santità, ma la città-origine in cui ancora aleggiava la fede di Davide mio servo, era quella che nel suo perimetro doveva accogliere il prodigio dell’amore. 

A Nazareth, la spregiata dai Giudei, di Me si incinse la Benedetta. A Betlemme la decaduta, secondo la supposizione superba dei Giudei, doveva Maria posare il suo bacio di Vergine sul Figlio di Dio e suo, apparso con fulgore di stella nella grotta da secoli ordinata a riceverlo. 

È agli umili che va Dio. Questo vi spieghi perché gli eletti ad essere annunziatori d’una grazia, conoscitori di una apparizione, portatori di una volontà divina, diffusori della Parola, sono generalmente dei poveri, agli occhi del mondo, sui quali Dio si posa col suo Spirito per aprire loro occhi e orecchi al super-senso, che vede oltre i confini dell’umano nelle plaghe di Dio. 

Quando Io voglio e, per quanto voglio, posso. Posso atterrare un gigante dell’ateismo o del razionalismo con un sol tocco del mio volere, perché sono della stirpe di Davide atterratore di Golia, e sono soprattutto il Potere, la Forza, il Volere perfetto. Posso con una carezza posata su chi, amoroso, mi tende lo spirito, aprire, con un solo sfiorare del pollice, i sensi spirituali alla vista e all’udito delle cose soprannaturali e farlo capace di “conoscere Dio” così come una sposa conosce lo sposo.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


sabato 18 aprile 2026

Non scindete la Nostra Unità. Non ascoltate voci false… Rimaneteci fedeli ed Io vi giuro che sarò con voi. Voi sarete il nuovo popolo di Dio.

 


Dice Gesù: 

«Davanti a un Dio che incarna parte di sé stesso per farne salvezza delle sue creature colpevoli, l’Universo trasecola di stupore e si prostra in un silenzio adorante prima di esplodere nel cantico delle sfere e dei mondi, giubilanti per la Perfezione che scende a portare l’Amore al pianeta coperto di peccato. 

Il Vincitore, il Figlio mio santo, è venuto ad incalzare le forze del Male, a metterle in fuga ed a portare il patto dell’alleanza e pace fra Dio e uomo. 

Egli ancora passa fra voi e non lascia altra orma fuorché quella del suo amore, orma che solo i puri ed onesti di cuore riconoscono e seguono, perché la Pace attira i pacifici, la Misericordia i buoni, la Giustizia i giusti, la Purezza i puri. Egli ancora viene e vi prende per mano e vi dice: “Non temete perché sono venuto in vostro soccorso”. 

In tutte le vostre necessità, in tutte le vostre pene, in tutte le vostre sventure, a che diffidate? Avete fra voi Colui davanti al cui desiderio il Padre non sa opporre rifiuto, perché il Figlio mio ha superato ogni mio desiderio e devo a Lui giusto compenso. 

Se rifletteste, o cristiani, figli del mio Figlio che vi ha generati alla Grazia col suo sacrificio di Uomo e di Dio, se rifletteste a quale sorte vi ho tratti, dovreste non dico adorarmi ed amarmi per tutta la vita, ma amarmi e adorarmi per cento e più vite, se vi fosse concesso di rivivere più vite. Amatemi dunque con un super-amore e amate in uguale misura il mio Verbo che è venuto a darvi la Vita. 

Quand’anche foste dei morti, voi tornerete a vivere se credete in Lui; quand’anche foste terre aride e senza vegetazione, vi coprirete di verzura e di fresche acque, poiché dove passa e sosta il Figlio mio santo là scaturisce a fiumi la grazia del Signore e fiorisce il giglio e la rosa, crescono palme ed ulivi e più alte del cedro le virtù nel cuore dell’uomo. 

Quando vedete dalla terra corrotta sorgere un santo come fiore da mucchio di putrida paglia, quando da un nulla d’uomo vedete sorgere un atleta di Cristo e brillare una luce là dove erano tenebre, e suonare una voce dove prima era silenzio, e illuminare e istruire in nome di Dio, alzate lo sguardo e l’anima a cercare la potenza creatrice del prodigio: la mia, che come dal limo ha tratto l’uomo così dall’uomo può trarre il santo, il portatore di Dio, il tabernacolo di Dio, l’arca santa su cui la Gloria mia si riposa e da cui la mia Sapienza parla agli spiriti. 

Non temete di accostarvi a Noi che vi amiamo. Non scindete la nostra Unità amando Uno e non gli Altri. Noi ci amiamo e siamo uniti dall’amore. Fate il simigliante. 

Il Figlio non deve farvi trascurare il Padre. Egli non lo fa. Egli vi insegna ad amarmi e dalle sue labbra sante ha fatto prorompere la preghiera perfetta al Padre dei Cieli. Il Figlio non deve farvi trascurare lo Spirito Santo. Egli non lo fa. Come sulle soglie della predicazione vi insegna a pregare Me, Padre Santo, così sulle soglie della Passione vi insegna ad amare il Paraclito che sarà l’Illuminatore della Verità insegnata. 

Senza il Padre non avreste avuto il Figlio, e senza il Figlio non potreste avere avuto lo Spirito. Senza lo Spirito non potreste comprendere la Parola e senza comprendere la Parola seguire da giusti i suoi dettami e conquistare il possesso del Padre. 

Come elissi di luce, le cause e gli effetti vanno da Dio: polo superiore, a voi: polo inferiore, e da voi risalgono a Dio. Non potete porre una frattura nella parabola mistica. Non si spezza l’Unità. Spezzata che sia, con un amore deforme, non potete più risalire senza pericolo alla Perfezione, perché turbate col vostro disordine la scia di Carità che seco trascina come rete divina gli spiriti di coloro che hanno compreso ciò che è Dio e non amano Dio, Spirito perfetto, altro che con amore da cui l’umanità è esclusa. 

Non ascoltate voci false che vi dicono una dottrina disforme a quella che il mio Figlio ha portato. E come possono questi banditori di “verbi nuovi” dire parole di Vita se la Vita non è in loro, se sono più falsi dei simulacri degli dèi bugiardi? Non fatevi di essi degli dèi: è abominio farsi credere tali ed è abominio il crederlo. Uno solo è Dio: Io e Colui che Io ho mandato, che si incarnò per l’Amore. Gli altri sono degli iniqui venduti a Satana e venditori di voi al Serpente maledetto. 

Guardate al santo Figlio mio, al mio Cristo ubbidiente come servo, Lui l’Eterno mio pari, per amore al Padre. Egli è Colui che ha levato l’amarezza dal seno mio e mi ha ricongiunto i figli che s’erano da Me staccati. Il mio spirito è in Lui, perché Io sono uno con Lui che si fa ministro del Pensiero del Padre. 

Confrontatelo ai vostri bugiardi “messia” e vedete quanto è dolce e perfetto il mio Figlio, l’Atteso delle genti, il Salvatore del mondo. 

In Lui, pieno di ogni virtù portata alla perfezione, risiedono Giustizia e Misericordia, ma poiché è mite e santo non impone, non grida, non minaccia ed opprime. Il Primogenito di voi tutti, il Consacrato ab eterno al Signore, parla con la voce del suo amore, insegna con l’esempio e redime col suo sacrificio. È come tiepida acqua che scende dai cieli in aprile per detergere e ravvivare fiori e zolle e portare la vita là dove le bufere hanno strappato le fronde. È come luce che scende a mostrare la via, ed è così placida che non vi accorgete di essa fuorché quando è da voi perduta. È come voce che chiama per condurre alla Verità, e non vi è sul suo labbro parola dura per le miserie dell’uomo. 

Ha lasciato l’abbraccio del Padre per farsi ambasciatore a voi della mia Legge e ha immolato Se stesso a vita oscura e a tragica morte perché al patto di alleanza fra la umanità e Dio fosse posto un sigillo che nessuna forza leva: il suo Sangue che sta come splendida firma ai piedi del trattato di perdono. 

Ha usato della sua indistruttibile potenza di Dio, non annullata nella sua nuova veste d’uomo, non per regnare ma per farvi regnare: sul male, sulle malattie, sulla morte. Ha usato della sua Sapienza non per schiacciarvi ma per elevarvi. Ha fatto di Se stesso moneta di riscatto, strada, ponte, per farvi superare gli ostacoli che vi precludevano il Cielo e acquistarvi il Cielo. 

Ed Io ho dovuto aggravare su Lui, l’Innocente, la mano, perché infinite erano le vostre colpe passate, presenti e future, e infinito doveva essere il sacrificio offerto per annullarle. Potete voi misurare questa massa di sacrificio? No, non lo potete. Solo Io che sono Dio posso saperla. Io solo conosco le sofferenze della mia divina Creatura. 

Non guardate al supplizio materiale durato poche ore. Non solo in quell’ora il Verbo sofferse. Per i secoli dei secoli nella sua beatitudine di Dio si è mescolato l’indescrivibile fiume di angoscia del suo dolore. Dolore per le offese al Padre suo amatissimo, dolore per i dispregi alle luci del Paraclito, dolore per le offese al Verbo inutilmente portato alle folle, dolore per le colpe future che avrebbero posato i loro luridi piedi sulla santità del suo Io santissimo, dolore per l’inutilità del suo sacrificio per molta parte di viventi. 

Non guardate ai flagelli, alle spine, ai chiodi con cui fu martirizzata la Carne dai ciechi di allora. 

Guardate agli spirituali tormenti che voi date al mio Santo con le vostre resistenze al suo supplicare. 

E chi più sordi e ciechi di voi? Voi non avete rotti timpani e pupille, ma rotto lo spirito, per cui la Legge sublime che il mio Figlio è venuto a portarvi, e tuttora vi porta, non penetra in voi, o se vi penetra subito ne esce come da crivello sfondato. 

Onde, a frutto di questa vostra deformità spirituale di cui siete i volontari autori, avete le guerre atroci nelle quali, oltre che vite e sostanze, perdete sempre più l’amore e perciò perdete sempre più Dio. 

Ma voi non tutti siete dei lebbrosi e degli insatanassati. Fra voi, rari come perle nel seno delle ostriche, sono i fedeli di mio Figlio e miei. Ad essi dico: “Rimaneteci fedeli ed Io vi giuro che sarò con voi. Siate i banditori del mio Verbo e i testimoni della Giustizia, della Misericordia, della Santità nostra. In questa vita ci avrete vicino e nell’altra ci sarete vicini e vedrete le opere della Divinità. Quando Colui a cui ho deferito ogni giudizio verrà a dividere la messe dal loglio e a benedire gli agnelli maledicendo gli aspidi e gli arieti, voi sarete intorno a Lui, ruote di luce festante intorno alla Luce tremenda e regale della Divinità incarnata. Voi sarete il nuovo popolo di Dio, il popolo eterno su cui il mio benedetto e santissimo Figlio regnerà, e ne annunzierete alle stelle e ai pianeti le lodi poiché tutto ciò che è stato fatto fu fatto per fare trono alla Vittima, all’Eroe, al Santo su cui non è macchia e su cui si posa la compiacenza del Padre, e astri e pianeti devono, nell’ora del suo trionfo, fare tappeto di gemme al Re del mondo che passa seguito dal suo corteo di santi per entrare nella Gerusalemme eterna, quando avrà avuto termine questa vicenda della creazione con la distruzione della Terra e il Giudizio delle Genti”». 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


venerdì 10 aprile 2026

E tu, primo fra i Miei figli, come sei il Mio Vicario, così sarai un novello Cristo nel dolore e nella sorte.

 


Dice Gesù: 

«Troppe volte non “rivolgete gli sguardi” a Colui che è la vostra Provvidenza. Mettete le frange, spesso inutili, ad una cosa, e poi vi dite: “Questa cosa l’abbiamo fatta noi”. 

No. Non ne siete gli autori, anzi spesso ne siete i distruttori perché neutralizzate i frutti che da una opera vengono, quando non distruggete l’opera stessa con le vostre mani e le vostre menti distruttrici. 

Dio vi dà tanto, vi dà tutto quanto vi è utile e necessario per la carne ed il sangue, e per la mente e lo spirito. Voi a questo tutto, specie a quel tutto che è volto alla mente e allo spirito, scavate un “lago”. Oh! sì! Un lago. Ma è lago in cui le acque limpide di Dio stagnano e si corrompono perché messe al contatto di tante altre cose e scoperte a tutte le invasioni. 

Così del sapere, moltiplicato a dismisura, ma non elevato verso Dio, avete fatto un pericolo per voi, così della religione che avete voluto infronzolire di tante inutilità, analizzare con lente umana, profanare volendola spiegare senza riferimento a Dio, avvilire rendendola formula e non forma di vita. 

È sempre lo stesso rimprovero che vi devo fare. Vi siete creduti pari o anche superiori a Dio. E siete caduti in opere non da figli di Dio ma unicamente da animali ragionevoli, i superragionevoli della terra, ma umanamente ragionevoli. Ed è già molto quando siete ragionevoli e vi rispettate al punto di dirvi: “Vediamo di agire pensando al domani”. Il più delle volte pensate unicamente all’oggi e a fare dell’oggi una baldoria per la vostra carne superamata da voi. 

Neppure quando siete fra i tormenti di un castigo uscite da questa vostra euforia malsana. Ma anzi tanto più volete godere e vivere da bruti solo intenti a saziare fame e senso. E fra un godimento e l’altro irridete Dio nel quale più non credete, salvo poi imprecarlo o implorarlo nel momento che soffrite. E perché? Cosa vi attendete? Non è così che si ottiene aiuto da Dio. Io sono per chi è onesto e fedele. 

Anche se debole lo perdono e soccorro. Non sono per gli schernitori e i rinnegatori che sanno prendersi la loro parte e dare ai miei figli solo dolore e tormento. 

E tu, primo fra i miei figli86, fortifica il tuo cuore appoggiando la bocca alla mistica fonte del mio petto squarciato. Come sei il mio araldo, e più che araldo il mio Vicario sulla terra, colui che rappresenta l’Agnello, e dell’Agnello hai cuore e parola, così sarai un novello Cristo nel dolore e nella sorte. 

Quanto dolore è già nel calice che si avvicina! E non ti giova l’averne già tanto bevuto e l’esser vissuto da giusto! Non ti giova perché il dolore lo riempie sempre più quanto più tu ne bevi, perché esso dolore è distillato e munto dalla Forza a noi nemica, la quale non potendo mordere il Cristo morde le carni delle sue creature. E quale creatura più creatura mia di te, che sei mite e giusto, che sei evangelico come il mio Giovanni? 

Come il Prediletto, affìssati nel Cielo fino a farti rapire dall’ardore della contemplazione, perché l’ora del dolore è sempre più vicina ed hai bisogno di esser saturo di contemplazione per poter subire la passione senza piegare. 

Rimani “Luce del mondo” in mia vece, anche se le tenebre ti monteranno addosso per schiacciarti. Anche cadendo tieni alzata la mia Croce che è Luce. Anche morendo fa’ udire la Voce che parla dal Cielo attraverso te, mio Servo esemplare. 

Hai pianto e non è giovato che tu conoscessi il segreto di Fatima. Le tue cure al mondo si sono rivolte contro di te come quelle che si usano ad un ossesso. Ma non importa. Mia Madre è con te ed Io con Lei. 

Noi siamo presso le grandi “voci” e le piccole “voci” che parlano in nome mio e che consumano se stessi perché la Voce del Cristo suoni ancora in questa terra brulicante di demoni. Siate benedetti, grandi e piccoli portatori della Parola. Noi vinceremo contro Satana. Io ve lo dico. E nell’ora della vittoria la mia stessa Luce sarà la vostra luce che vi farà splendenti come nuovi soli». 

DA: I QUADERNI DEL 1943  


sabato 4 aprile 2026

Le piovre del Male imperante penetrano e si stendono anche verso il vostro spirito. A Babilonia succederà Gerusalemme santa.



Dice Gesù: 

«Il credente si identifica col suo dio e il figlio col suo genitore. Non è errato dunque dire dei precursori di Satana ciò che dice Isaia nel suo 14° cap. e nei versetti 12-15. 

Non hanno forse voluto emulare il loro padrone e padre nel tentativo di proclamarsi dèi e nell’opprimere le folle coloro che Io chiamo i precursori del Male? Non hanno parlato di Dio con una condiscendenza vergognosa, quasi i superdèi fossero loro? Non si sono arrogati il diritto di comandare a ciò che è più sacro, a ciò che anche Dio rispetta nell’uomo? Non solo si sono permessi di dare o di levare il permesso di vivere, ma financo quello di pensare. 

Il pensiero che Io ho dato all’uomo e che è libero - poiché tutto ciò che Dio vi ha dato è libero da imposizioni di sorta e più libero sarebbe stato, ché neppure la carne avrebbe messo inciampo a quella libertà, se la carne fosse per prima rimasta libera da schiavitù, di colpa - il pensiero è conculcato da questi superdèi di fango e di orrore. Non esigono essi ubbidienza a sante leggi di amore quali Io ve ne faccio amoroso comando senza obbligarvi a seguirlo. Loro impongono obblighi crudeli che vi asserviscono peggio di buoi dal collo oppresso dal giogo e dalle nari offese dall’anello costrittore. Li impongono a tutto il vostro essere, e non una delle tre forme di voi - la fisica, la morale, la spirituale - sono esenti da questa schiavitù. 

Sì, anche la spirituale. Le piovre del Male imperante penetrano e si stendono anche verso il vostro spirito e a loro piacimento vogliono o non vogliono che esso spirito si volga a Dio o alla sua Legge. 

Esplode il loro livore di figli di Satana nelle persecuzioni feroci. Ma anche quando, buttando la maschera umana che cela la loro testa di serpi infernali, non giungono alle grandi persecuzioni, sono le sottili astuzie, gli sgretolamenti dell’edificio della Fede, le forme di vita volte a sostituire paganesimo a religione, quelle con cui avviluppano per strozzarlo il vostro spirito. 

E non sempre voi possedete la forza di rimanere fedeli, poiché avete spiriti non nutriti di amore e di Vangelo. Vi piegate alle schiavitù umane, voi che riputate esser indegno dell’uomo ubbidire ai comandamenti di Dio. E perdete, per un uomo o per più uomini, il dono più bello di Dio: “il libero arbitrio”. Siete marionette mosse da uno o più uomini. Potevate essere, in questa vita e oltre, esseri liberi del regno di Dio Padre vostro. 

Scostatevi, staccatevi, finché lo potete, dalle leggi della Bestia, allontanatevi da essa. Già il suo destino è segnato. Quando la scure di Dio reciderà le parti dell’orrida Bestia che torturano la Terra e che costituiscono i precursori dell’Unità di Male che sconvolgerà la Terra, fate d’esser molto lontani da esse che precipitano nel forno d’abisso come membra putride di questa manifestazione di orrore. 

A Babilonia, che ora sorge e che avrà il suo apogeo di impero, succederà un giorno Gerusalemme santa. Fate che in quel giorno e nel Giorno senza tramonto su voi non sia il marchio dei potenti di Babilonia, dei Luciferi minori, delle figliazioni, delle escrescenze di Satana, ma il segno santo, inconfondibile, glorioso, del Figlio di Dio.» 

 DA: I QUADERNI DEL 1943 


giovedì 19 marzo 2026

Voi che ora siete grandi, che farete quando, in proporzione al vostro malfare, vi si solleverà contro l’Ira di Dio e degli oppressi?

 


Dice Gesù: 

«Voi vi fate strumenti di Satana compiendo opere di nequizia. 

Grandi od umili, non siete diversi nell’agire. Prepotenti e ladri siete. I grandi con grande prepotenza e ladroneccio. I piccoli con prepotenza e ladroneccio sempre più grande di quanto la loro condizione farebbe pensare che potesse permettere lo fossero, e ancora non si sentono contenti e anelano ad essere qualcosa di più per opprimere e rubare di più. 

Non vi è categoria sociale immune da colpa. E quelli fra voi che sono onesti per legge morale o santi per amore di Dio, sono le vostre vittime più grandi perché, capovolgitori come siete della Legge dell’amore, voi date compensa d’odio a chi vi dà amore e bontà, voi siete cattivi coi buoni e torturatori di chi, in nome del suo Dio, non vi rende male per male. 

Ma se anche non vi sembra, non pensate di restare impuniti. Le folle vedono la punizione del grande e sfugge loro quella del piccolo, perché il grande che cade fa molto rumore e il piccolo invece passa inosservato fra i molti casi del mondo. Ma impuniti non rimanete fin da questa vita. Vi prendo quando e dove meno ve lo pensate. Il resto verrà poi nell’altra vita dove per i duri di cuore non vi sarà pietà. 

Ma voi, voi che ora siete grandi, che farete quando, in proporzione al vostro malfare, vi si solleverà contro l’ira di Dio e degli oppressi? Non la sentite incombere già su voi e montare come nube carica di folgori e piena che supera le dighe? E quando la nube si aprirà e l’onda traboccherà, dove andrete voi che avete sparso l’odio, il dolore, l’ingiustizia sul vostro cammino, seminatori folli e demoniaci, usurpatori dell’altrui pane e distruttori dell’altrui bene? 

A che non avete pensato, mentre avevate il tempo a vostro servizio, a farvi, delle ricchezze ingiuste, un rifugio presso i cuori degli uomini e di Dio? Quanto bene potevate fare, e vivere benedetti e passare benedetti alla Vita della vera gloria! E come potrete, voi senza fede e senza amore, vivere quando sarete ridotti come avete ridotto? 

Voi vi fate strumenti di Satana. Ma Io, più potente di Satana, quando giudico esser l’ora di un nuovo diluvio, vi prendo e vi uso gli uni contro gli altri: nazioni contro nazioni e, nel piccolo: parenti o amici contro parenti e amici, per fare dell’uomo la punizione dell’uomo, punendo le colpe dell’uomo attraverso le colpe dell’uomo suo simile. Voi opprimete? E Io permetto ad altri di opprimervi. Voi rubate una patria? Ed Io permetto ad altri di rubarvi la patria. Bene dice Isaia: “Bastone e verga della collera di Dio”. Questo siete l’uno con l’altro quando passate la misura. 

Onde bene sarebbe che coloro a cui è propizia la lotta e amica la vittoria non si credessero prediletti in eterno da Dio e tanto meno non si credessero tanto perfetti da meritare da Dio ogni riuscita umana. 

No. Se colui che trionfa fa mal uso del suo trionfo Io lo percuoterò e lo abbatterò nella polvere. Io sono il Re e il Signore e nessuno è più grande di Me. Io sono il Giusto e non conosco parzialità. Il mio sguardo vede tutti con una luce uguale. Uguale è il ceppo da cui venite, uguali i vostri obblighi verso Dio, Creatore vostro, e uguale il suo pensiero per tutti voi. Il più civile fra voi è per Me come il meno civile, come il selvaggio che ignora tutto che non sia il suo bosco vergine. Scrutatore come sono della verità dei vostri pensieri e della innocenza dei vostri sentimenti, guardo tante volte con amore il selvaggio che si prostra adorando la forma che per lui è dio e per essa forma si fa buono, e torco lo sguardo con sdegno dal civile che nega Dio, a lui cognito, con la parola blasfema, il pensiero negatore e le opere maledette. 

Quando l’ora del castigo è passata, Io dico il mio “Basta” e raccolgo le folle percosse e disperse, do loro pace e pane, poiché sono Padre, non dimenticatevelo, e se non foste ebbri di sangue o intossicati dal desiderio di berlo vi darei sempre pace e pane. Tanto più presto e tanto più abbondante e sicuro do pane e pace quanto più fra le torme di folli sono numerosi i giusti di Dio, travolti nel comune castigo non per loro punizione, ma per vostra redenzione. Perché il Bene per fiorire ha sempre bisogno di lacrime di santi e di olocausti di redentori. 

Oh! beati questi cristi che voi ignorate, ma che il mio Cuore raccoglie come gemme in uno scrigno! 

Oh! beati questi angeli che sanno, fra il coro delle bestemmie e delle oscenità nel quale perite, cantare il “Gloria” e il “Sanctus” al loro Dio! Purificatori di questa terra dai miasmi che le vostre colpe creano, vivono ardendo come turiboli e offrono a Dio il fuoco più sacro: quello dell’amore. Per questi Io compierò ancora il miracolo del perdono, il miracolo di radunare i resti del mio popolo e di far loro comprendere che soltanto in Dio è salute. Gli altri, coloro che non vogliono essere mio popolo - e ricordate che Io non misuro con la vostra misura - continueranno a seguire l’insegna del loro re. 

Non deve morire il mondo senza che l’esercito di Cristo sia raccolto sotto il suo comando. Dispersi, percossi, abbattuti, fatti simili ad arena che il vento sparge sui lidi del mare, udrete il comando e verrete a Me, perché un momento verrà in cui Io sarò Re di questi poveri regni senza corona e di questi sudditi senza re. Già vedo gli spiriti di quel tempo volgersi alla chiamata e venire lottando contro tutti gli ostacoli seminati da secoli di errore, venire verso la Luce e verso la Verità. Dico “spiriti”, perché solo i viventi dello spirito potranno conoscere la Voce che li chiama. 

O voi che ora siete già viventi dello spirito, precursori del Cristo nella sua seconda venuta, antitesi dei precursori dell’Anticristo che operano in suo nome l’opera preparatoria della desolazione, preparatemi le vie col vostro olocausto. I precursori del figlio di Satana hanno veste di dignità umana; i precursori del Figlio di Dio hanno la stessa corona del loro Re, e loro trono e cattedra sono la croce e il dolore. 

Ma come sempre, e come specialmente nell’ora in cui il Dolore dovette vincere il Peccato, è sempre il dolore quello che salva, è sempre il sacrificio quello che redime. Ed ora il mondo, per essere redento, ha bisogno non tanto di esser coperto di spighe quanto di anime eroiche, di vittime di carità.» 


DA: I QUADERNI DEL 1943