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domenica 12 luglio 2026

Le quattro bestie. I quattro orrori: l’ateismo, la forza bruta, la potenza umana, la rivoluzione. Quest’ultima contagerà il mondo intero, preparando sulle rovine delle nazioni ridotte a macerie, la culla del mostro finale: l’anticristo.

 


Daniele cap. 7°. 

Dice Gesù: 

«Daniele è colui che ha la medesima nota di Giovanni, e Giovanni è colui che raccoglie e amplifica la nota iniziale di Daniele. Ecco perché, piccolo Giovanni, a te piace tanto. 

Come pesce in limpida peschiera, tu sei felice quando ti muovi nell’atmosfera del tuo Cristo, il quale avrà il suo supremo trionfo nell’ora in cui Satana, il suo figlio e i suoi cortigiani, saranno per sempre resi impotenti. E in Daniele vi è quest’atmosfera. Se Isaia è il pre-evangelista che parla del mio avvento nel mondo per la salute del mondo109, Daniele è il pre-apostolo, il pre-Giovanni che annuncia le glorie del mio eterno trionfo di Re della Gerusalemme imperitura. 

Ora vedi come nelle quattro bestie descritte da Daniele110 siano anticipati i segni dei ministri diabolici dell’Apocalisse111. I commentatori si sono affannati a dare un significato storico-umano a quei quattro mostri. 

Ma occorre spingere lo sguardo molto più avanti, e molto più in alto. Sollevatevi, quando meditate i libri santi, dalla terra, staccatevi dal momento presente, spingete lo sguardo nel futuro e nel soprannaturale. Lì è la chiave del mistero. 

Le quattro bestie: i quattro errori che precederanno la fine. I quattro errori che saranno quattro orrori per l’umanità e che partoriranno l’Orrore finale. 

L’uomo era un semidio per la Grazia e per la Fede. Come aquila e come leone sapeva affrontare e vincere i pericoli del senso e sollevare se stesso a spaziare nel clima di Dio, là dove l’anima si congiunge in nozze soprannaturali col suo Signore in continui e rapidi congiungimenti di ardori, da cui scende sulla terra ogni volta rinnovellata nella forza, nella gioia, nella carità che effonde sui fratelli e poi slancia nuovamente, ancor più impetuosamente, verso Dio, poiché ogni congiungimento è aumento di perfezione che si compie quando il congiungimento diviene eterno nel mio Paradiso. 

L’ateismo strappò all’uomo le sue ali d’aquila e il suo cuore da semidio e lo fece animale camminante sul fango e portante sul fango, verso il fango, il suo pesante cuore tutto carne e sangue. Un pondo pesante più del piombo porta l’uomo nel suo “io” privo delle spirituali penne dello spirito, un pondo che lo curva, lo stende, lo sprofonda nel fango. 

L’uomo era un semidio per la Carità vivente in lui. Amando Dio e la sua Legge, che è legge di Carità, egli possedeva Dio, e con Dio la Pace, che è un principale attributo di Dio, e con la pace tanto bene universale e singolo. 

L’uomo respinse la Legge di Dio per assumere molte altre dottrine. Ma nessuna era ed è da Dio e perciò in nessuna è Carità vera. 

Onde l’uomo, che aveva abbracciato l’ateismo divenendo da aquila e leone semplice uomo, per un sortilegio infernale partorì se stesso divenuto orso, feroce divoratore dei suoi simili. 

Ma orrore chiama orrore. Per scala ascendente. Sempre più grande l’orrore perché nei maledetti connubi con Satana l’uomo, che il Cristo aveva riportato alla sua natura di semidio, genera mostri sempre più mostri. E sono i figli del suo errare che si vende a Satana per averne terrestre aiuto. 

Dall’uomo semidio venne l’uomo, dall’uomo l’orso, dall’orso il nuovo mostro feroce e falso come il leopardo, dotato da Satana di ali multiple per essere più veloce nel nuocere. Vi ho detto112 che Satana è lo scimmiottatore di Dio. Anche esso dunque volle dare alla “sua” creatura, ormai sua creatura, all’umanità senza Fede e senza Dio, dare delle ali. Non di aquila, di vampiro perché fosse incubo dell’umanità stessa e fosse rapido nel suo correre ad abbattersi sulle parti di sé, vittime di sé, per suggerne il sangue. 

Io, mistico pellicano, mi sono aperto il cuore per darvi il mio sangue. Satana fa dell’uomo, al quale Io ho dato il mio sangue, il vampiro che sugge parti di se stesso e si dà morte con tormento. 

Non pare una leggenda di incubo? È invece la vostra realtà. Non è un mostro mitico. Siete voi che con fame diabolica divorate parte di voi stessi, svenandovi, mutilandovi per poi generare le nuove parti mentre divorate le già formate, con una continuità che ha in sé qualcosa di maniaco, ma di un maniaco diabolico. 

La potenza voluta, spinta, imposta sino al delitto, è la terza bestia. Dato che è potenza umana, ossia vendutasi a Satana pur di esser sempre più potente, contro ogni legge divina e morale, essa genera il suo mostro che ha nome Rivoluzione e che, come è della sua natura, porta nelle protuberanze della sua mostruosità tutti i più biechi orrori delle rivoluzioni, naufragio sociale del Bene e della Fede. 

Onestà, rispetto, moralità, religione, libertà, bontà, muoiono quando questo mostro alita su una nazione il suo fiato d’inferno, e come pestifera emanazione esso si spande oltre i confini contagiando di sé popoli e popoli, sinché contagerà il mondo intero preparando sui brandelli delle vittime, da lei uccise e sbranate, sulle rovine delle nazioni ridotte a macerie, la culla per il mostro finale: l’Anticristo. 

Ve l’ho detto113 che esso sarà il figlio della lussuria dell’uomo, nato dal connubio della stessa con la Bestia. Ve l’ho detto. Non muto nel mio dire. Ciò che dico è vero. Lo conosco senza bisogno di leggerlo, lo ricordo senza bisogno di rileggerlo. È scritto nella mia mente di Dio davanti alla quale scorrono incessantemente, e l’uno sopra l’altro, senza che l’uno impedisca la visione dell’altro, tutti gli eventi dell’uomo nel tempo. 

Esso Anticristo, perfezione dell’Orrore come Io fui perfezione della Perfezione, con le sue infinite armi, simboleggiate nelle dieci corna, nelle mascelle dentate di ferro, nei piedi feroci e infine nel piccolo corno, simbolo dell’estremo livore di cui Satana doterà il suo figlio per intossicare l’umanità mentre con la bocca di menzogna la sedurrà facendosi adorare per dio, tormenterà a dismisura coloro che, piccolo gregge fedele, mi resteranno seguaci. D’ora in ora il piccolo corno crescerà per nuocere, crescerà l’intelligenza satanica per far dire alla bocca le più turbatrici menzogne, crescerà in potenza come Io crescevo in sapienza e grazia114 9, armato di occhi per leggere il pensiero degli uomini santi e ucciderli per esso pensiero. 

Oh! i miei santi dell’ultimo tempo! Se eroico fu il vivere dei primi fra le persecuzioni del paganesimo, tre volte, sette volte, sette volte sette volte eroico sarà il vivere dei miei ultimi santi. Solo i nutriti con la midolla della Fede potranno aver cuor di leone per affrontare quei tormenti e occhi e penne d’aquila per affissare Me-Sole e volare a Me-Verità, mentre le tenebre li soverchieranno da ogni parte e la Menzogna cercherà persuaderli ad adorarla e credere in essa. 

Dopo i precursori dell’Anticristo verrà l’Anticristo stesso. Il periodo anticristiano, simboleggiato dalla Bestia armata di dieci corna - i dieci servi, che si credono re, di Satana, dei quali tre (nota bene) saranno strappati e gettati nel nulla, ossia nel baratro dove non è Dio e perciò dove è il Nulla, l’opposto di Dio che è Tutto - culminerà nella nascita e crescita, fino alla sua potenza massima, dell’undecimo corno, ragione della caduta di tre precursori, e sede del vero Anticristo, il quale bestemmierà Dio come nessun figlio d’uomo mai fece, calpesterà i santi di Dio e torturerà la Chiesa del Cristo; crederà, poiché è figlio del connubio della superbia demoniaca con la lussuria umana, “di poter fare grandi cose, di mutare i tempi e le leggi” e per tre anni a mezzo sarà l’Orrore regnante sul mondo. 

Poi il Padre dirà: “Basta” davanti al gran coro che, per il “rumore delle grandi parole” dei santi, si farà in Cielo; e la Bestia malvagia sarà uccisa e gettata nel pozzo d’abisso e con essa tutte le bestie minori per rimanervi con Satana, loro generatore, per l’eternità. 

Io sarò chiamato allora dal Padre per “giudicare i vivi ed i morti” secondo quanto è detto nel Simbolo della Fede. E i “vivi”, coloro che hanno serbato vita in loro per aver serbato viva la Grazia e la Fede, erediteranno “il regno, la potenza e la magnificenza di Dio”. I morti dello spirito avranno la Morte eterna secondo che la loro volontà ha scelto di avere. 

E non vi sarà più Terra e più uomo carnale. Ma solo vi saranno “figli di Dio”, creature affrancate da ogni dolore, e non vi sarà più peccato, e non vi saranno più tenebre, e non vi sarà più timore. Ma solo gioia, gioia, gioia immensa, eterna, inconcepibile agli uomini. Gioia di vedere Dio, di possederlo, di comprenderne il pensiero e l’amore. 

Venite, o uomini, alla Fonte della vita. Io ve ne apro la sorgente. Attingetene, fortificatevi in lei per essere intrepidi nelle prove e per giungere ad immergervi completamente in essa, in Me, sorgente di beatitudine, nel bel Paradiso che il Padre mio ha creato per voi e nel quale il triplice Amore del Dio Uno e la Purezza della Madre “nostra” vi attendono, e con essi coloro che per esser stati fedeli hanno già conseguito la Vita.» 

DA: I QUADERNI DEL 1944 


martedì 7 luglio 2026

Nell’ultimo tempo Israele sarà ricongiunto alla Roma di Cristo. Satana attraverso il figlio suo, arso da supremo livore, perché la scissione fra i due rami del popolo di Dio (quello benedetto e quello maledetto) sarà finita, userà le sue perfette ed ultime astuzie per nuocere, rovinare, uccidere il Cristo nei cuori ed i cuori al Cristo. Allora verrà il tempo in cui la Chiesa non sarà più libera di celebrare il Sacrificio perpetuo e l’abominio della desolazione sarà innalzato nel luogo Santo.

 


Dice Gesù: 

«L’arcangelo che ha vinto Lucifero, e che sta a guardia del mio Regno e dei figli di esso, sarà quello che sorgerà come segno celeste nell’ultimo tempo. Sarà questo il tempo in cui Israele sarà ricongiunto alla Roma di Cristo e non ci saranno più i due rami del popolo di Dio: il benedetto e il maledetto per il suo deicidio, ma un unico tronco detto di Cristo, perché vivente in Me105. 

Allora, poiché il numero dei salvati sarà completo, verrà la risurrezione della carne e, come moltitudine che dorme e che una tromba risveglia per chiamarla ad una adunata, i morti, stesi negli infiniti cimiteri, nei deserti, nei mari, ovunque giace un che fu uomo, sorgeranno per venire a Me, Giudice supremo. 

Oh! Luce che sei attributo mio e che farai rifulgenti come stelle coloro che conobbero la Sapienza e insegnarono la Giustizia e la vissero, come ti effonderai gioiosa quel giorno sui miei beati! 

L’ultimo tempo di tre anni e sei mesi, tremendo come mai l’uomo conobbe, sarà quello in cui Satana, attraverso il suo figlio, arso da supremo livore - perché anche la scissione fra i due rami del popolo di Dio sarà finita, e con essa la causa di tanti mali materiali, morali e spirituali - userà le sue perfette ed ultime astuzie per nuocere, rovinare, uccidere il Cristo nei cuori e i cuori al Cristo. 

I sapienti comprenderanno il tranello di Satana, gli innumerevoli tranelli di Satana, perché chi possiede la Sapienza vera è illuminato, e per la loro fedeltà alla Grazia diverranno candidi e provati come il fuoco, degni d’essere eletti al Cielo. Gli empi seguiranno il Male e faranno il male non potendo comprendere il Bene, perché di loro spontanea volontà avranno colmato il loro cuore di Male. 

Allora verrà il tempo in cui, conculcata sino ad un punto mai raggiunto, la Chiesa non sarà più libera di celebrare il Sacrifizio perpetuo, e l’abominazione della desolazione sarà innalzata sul Luogo Santo e sui luoghi santi, così come è detto dai profeti e ripetuto da Me che non erro. 

Daniele dice: “Vi saranno 1290 giorni (di questo conculcamento). Beato chi aspetta e giunge a 1335”106. 

Ciò vuol dire che nei tre anni e sei mesi che precederanno la fine, un piccolo tempo sarà serbato in fine ai fedeli per riunirsi ad ascoltare l’ultima Parola, risuonante nei loro spiriti, come invito al Cielo, mentre Michele coi suoi angeli vincerà Satana ed i suoi demoni. “Beato chi aspetta e giunge a 1335 giorni” vuol dire: “Beato chi avrà perseverato sino alla fine” poiché sarà salvo107. E a te dico: “Va’ fino al termine stabilito (del tuo tempo di vivente sulla terra) ed avrai requie, e starai nella tua sorte sino alla fine dei giorni”108.» 

DA: I QUADERNI DEL 1944 


venerdì 26 giugno 2026

«L’eresia della reincarnazione è segno di un tramonto dello spirito. A seconda che vivete in questa vita, tali sarete nella seconda».

 


Dice l’apostolo Paolo:

«Gli antichi pagani ai quali io spezzavo il pane della Fede sembrano essere tuttora vivi, anzi essere ritornati, secondo la vostra credenza, a reincarnarsi con le loro antiche teorie riguardo alla risurrezione e alla seconda vita, tanto tuttora, e più che mai ora, dopo venti secoli di predicazione evangelica, è incarnata e incarnita nella vostra mente la teoria della reincarnazione.

Unica cosa che si reincarni, questa vostra teoria che rifiorisce come una muffa ad epoche alterne di oscuramento spirituale. Poiché, sappiatelo, o voi che vi credete i più evoluti nello spirito, questo è il segno di un tramonto e non di un’aurora dello spirito. Tanto più basso è il Sole di Dio nei vostri spiriti e tanto più nell’ombra che sale si formano larve e stagnano febbri e pullulano i portatori di morte e germinano le spore che intaccano, corrodono, assorbono, distruggono la vita dello spirito vostro, come in boschi iperborei dove di sei mesi è lunga la notte e fa delle boscaglie, piene di vita vegetale e animale, delle morte zone simili a quelle di un mondo spento.

Stolti! I morti non ritornano. Con nessun nuovo corpo. Non vi è che una risurrezione: quella finale.

Non siete, no, non siete, voi, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, dei semi che per ciclo alterno spuntano e si fanno stelo, fiore, frutto, seme e, da seme, stelo, fiore, frutto. Voi siete uomini, non erbe del campo. Voi siete destinati al Cielo non alla stalla del giumento. Voi possedete lo spirito di Dio, quello spirito che Dio vi infonde per continua sua generazione spirituale che è in rispondenza alla generazione umana di una nuova carne.

E che credete voi? Che Dio, l’onnipotente, illimitato, eterno Iddio nostro, abbia un limite nel suo generare? Un limite che gli imponga di create un dato numero di spiriti e non più, di modo che per continuare la vita degli uomini sulla terra, come commesso da emporio, debba andare agli scaffali e cercare fra gli ivi ammassati spiriti quello da riusare per quella data merce; o, meglio ancora, credete che Egli sia come uno scriba il quale riesuma una data pratica e cerchi un dato rotolo perché è venuta l’ora di riusarlo a dar voce ad un evento?

O stolti, stolti, stolti! Voi non siete merci, pergamene o semi. Voi siete uomini.

Il corpo, come seme, cade, finito il suo ciclo, nella corruzione della fossa. Lo spirito torna alla sua Fonte per essere giudicato se è vivo o putrido quanto la carne, e a seconda del suo essere va al suo destino. Né più da quello esce altro che per chiamare ciò che fu suo ad una unica risurrezione, in cui chi fu putrido in vita putrido perfetto diviene in eterno, con quello spirito corrotto e quella corrotta carne che nella loro unica, sola, non ripetibile vita, ebbero; e chi fu “giusto” in vita risorge glorioso, incorruttibile, elevando la sua carne alla gloria del suo spirito glorioso, spiritualizzandola, divinizzandola, poiché per essa e con essa ha vinto ed è giusto che con essa trionfi.

Qui siete animali ragionevoli per lo spirito che possedete e che consegue la Vita anche per la carne che esso vince. Nell’altra vita sarete spiriti vivificanti la carne che ha conseguito vittoria rimanendo soggetta allo spirito. Prima viene sempre la natura animale. Ecco l’evoluzione vera. Ma è unica. Poi dalla natura animale, che ha saputo, per la triplice virtù, rendere leggera se stessa, viene la natura spirituale.

A seconda che vivete in questa vita, tali sarete nella seconda. Se in voi ha predominato ciò che è celeste, conoscerete la natura di Dio in voi e possederete tale natura poiché Dio sarà il vostro eterno possesso.

Se avrete avuto predominio terrestre, oltre la morte conoscerete l’opacità, la morte, il gelo, l’orrore, la tenebra, tutto ciò che è comune al corpo che viene calato nella fossa; con questa differenza: che la durata di questa seconda, vera morte, è eterna.

Eredi di Dio per volere di Dio, non vogliate, o fratelli, perdere questa eredità per seguire carne e sangue ed errore della mente.

Io pure errai e fui contrario alla Verità, fui persecutore del Cristo. Il mio peccato m’è sempre presente, anche nella gloria di questo regno le cui porte me l’apersero il mio pentimento, la mia fede, il mio martirio per confessare Cristo e la vita immortale. Ma quando la Luce mi atterrò, facendosi conoscere, io abbandonai l’errore per seguire la Luce103.

A voi la Luce si è fatta conoscere attraverso a venti secoli di prodigi, innegabili anche al più feroce negatore e al più ostinato. Perché dunque volete, voi fortunati che avete per testimonianza di essa Luce venti secoli di divine manifestazioni, perché volete voi rimanere nell’errore?

Io, testimonio di Cristo, ve lo giuro. Non la carne né il sangue possono ereditare il regno di Dio, ma unicamente lo spirito. E, come è detto nel Vangelo di Gesù Signore nostro104, non sono i figli di questo secolo - intendete, o fratelli, che qui “secolo” sta a significare coloro che sono nel mondo, ossia i terrestri - quelli destinati a risorgere ed a risposarsi avendo una seconda vita terrena. Solo risorgeranno coloro che sono degni del secondo secolo, dell’eterno, quelli cioè che non potranno più morire essendo già vissuti, ma che, per avere conseguito la vita spirituale ed essere divenuti simili agli angeli e figli dell’Altissimo, non hanno più fame di nozze umane, desiderando col loro spirito un solo coniugio: quello con Dio-Amore; un solo possesso: quello di Dio; una sola dimora: quella del Cielo; una sola vita: quella nella Vita.»

DA: I QUADERNI DEL 1944 


lunedì 22 giugno 2026

La Risurrezione della carne e la nefasta teoria della reincarnazione.

 


Dice Gesù: 

«Uomo che mi sei caro nonostante i tuoi errori, pecora spersa per la quale ho camminato e per la quale ho versato il mio Sangue per segnarti la via della Verità, questo dettato è per te. Una istruzione per te. 

Una luce per te. Non rifiutare il mio dono. 

Non commettere sacrilegio di pensare che è più giusta altra parola di questa. Questa è mia. È la mia voce che da secoli è sempre la stessa, che non muta, che non si contraddice, che non si rinnova col passare dei secoli perché è perfetta e il progresso non la incide. Voi potete aggiornarvi. Non Io che sono come il primo giorno nella mia dottrina così come sono da eternità in eterno nella mia natura. Sono la Parola di Dio, la Sapienza del Padre. 

Nel mio vero, unico Vangelo, è detto: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. 

Non il Dio dei morti ma dei vivi”101. Abramo è vissuto una volta. Isacco è vissuto una volta. Giacobbe è vissuto una volta. Tu vivrai una volta. Io che sono Dio ho preso carne una volta e non la prenderò una seconda, perché anche Dio rispetta l’ordine. E l’ordine della vita umana è questo: 

- Che ad una carne si fonda uno spirito per rendere l’uomo simile a Dio, il quale non è carne ma spirito, non è animale ma soprannaturale. 

- Che quando la carne tramonta, alla sua sera, cada come spoglia e rivestimento nel nulla da cui fu tratta e lo spirito torni alla vita sua: beata se visse, dannata se perì per avere fatto della carne il suo signore invece di fare Dio signore del suo spirito. 

- Che da quell’al di là del quale inutilmente volete conoscere gli estremi senza accontentarvi di credere al suo essere, esso spirito attende con tremore di spavento o con palpito di gioia di veder risorgere la carne per rivestirsene nell’estremo giorno della Terra e con quella precipitare nell’abisso o penetrare in Cielo glorificato anche nella materia, con la quale avete vinto perché è stata la vostra nemica naturale da voi fatta alleata soprannaturale. 

Ma come potreste rivestire una carne al momento della mia eccelsa rassegna e con essa andare alla condanna o alla gloria, se ogni spirito avesse avuto molte carni? E quale sceglierebbe fra esse? La prima o l’ultima? 

Se la prima gli valse, secondo le vostre teorie, l’ascesa alla seconda, è già carne meritevole, anzi più meritevole delle altre di possedere il cielo, perché ciò che costa è la prima vittoria. Dopo l’ascesa trascina. Ma se in Cielo devono entrare solo i perfetti, come può entrare la prima? Ingiusto sarebbe escludere la prima e ingiusto credere che sarà esclusa l’ultima delle vostre carni, che con teoria nefasta voi credete possano rivestire, a serie ascendenti, il vostro spirito, incarnato e disincarnato per tornarsi ad incarnare come abito che si posa la sera e si riprende al mattino. 

E come potreste voi chiamare i beati se essi fossero già reincarnati? E come dire vostri i vostri defunti se in quel momento essi già sono i figli di altri? 

No. Lo spirito vive. Creato che sia, non si distrugge più. Vive nella Vita se ha vissuto sulla terra, nell’unica vita che vi è concessa, da figlio di Dio. Vive nella Morte se ha vissuto nella vita terrena da figlio di Satana. Ciò che è di Dio torna a Dio in eterno. Ciò che è di Satana torna a Satana in eterno. 

E non dire: “Ciò è male”. Ciò - ti dico Io, Verità - è sommo bene. Viveste mille vite, diverreste mille volte zimbello di Satana e non sempre sapreste uscirne feriti ma vivi. Vivendo una volta e sapendo che in quella volta è il vostro destino, se non siete dei maledetti adoratori della Bestia, agite con quel minimo almeno di volontà che basta a Me per salvarvi. 

Beati poi quelli che in luogo del minimo dànno tutto se stessi e vivono nella mia Legge. Il Dio dei vivi li guarda dal Cielo con infinito amore, e quel che ancora avete di bene sulla terra l’avete per questi santi che voi talora spregiate, ma che i Santi chiamano “fratelli”, che gli angeli carezzano, e che il Dio Uno e Trino benedice.» 

DA: I QUADERNI DEL 1944 


venerdì 19 giugno 2026

«All’Italia: fame, spada, pestilenza, disperazione e terrore. Gerusalemme nuova, hai tradito il Cristo e infierito sui suoi santi e i suoi profeti e ti appresti ad infierire più ancora… Hai respinto il Cibo per satollare il tuo cuore di fango… castigo, castigo, castigo attiri su te. Per punizione ai rinnegatori verranno loro addosso gli odiatori del Cristo romano».

 


Dice Gesù: 

«…O mio popolo, ascolta. 

Ti avevo eletto alla più alta sorte e a te avevo affidato le gemme della mia Redenzione e la mia Dottrina nella Chiesa, fiorente sul tuo suolo come palmizio e cedro da cui fluiscono miele e vino e in cui trovano riparo tutti i viventi che vogliano aver riparo nell’arca vera della salvezza eterna. 

Da te come da un sole erano partiti raggi di una civiltà perfetta perché era la Civiltà del Cristo, la quale non si ammanta di scoperte atte a rendere molle la vita e crudele la sorte, ma di leggi sante, volte ad elevare l’uomo, a sollevare le sue miserie, ad istruire la sua ignoranza, poiché sono leggi venute dalla Fonte divina della Santità, della Carità, della Sapienza. 

Ti avevo dato una missione simile alla mia di Luce nel mondo. 

Mi hai rinnegato. Gerusalemme nuova, hai tradito il Cristo e infierito sui suoi santi e i suoi profeti e ti appresti ad infierire più ancora. Hai sopportato la croce e le chiese come arte e come mezzo per conseguire i tuoi scopi neopagani. Hai respinto il Cibo per satollare il tuo cuore di fango. 

Tutto il fango hai voluto conoscere e assaggiare e con gusto corrotto come quello di un immondo animale ora ti pare dolce al palato. E lussuria, prepotenza, ferocia, avidità, menzogna, corruzione, satanismo, sono i piatti di cui colmi la tua tavola. E castigo, castigo, castigo attiri su te, fabbrichi con le tue stesse mani e te lo infliggi, e invochi chi ti perde e non chiami chi ti perdonerebbe ancora. 

Ho usato ancora una e una misericordia su te e ti ho avvertito di non volgere questa mia misericordia a tuo novello danno usandola con fine indegno. E una e una volta ancora avete del dono di Dio fatto un peccato usandolo con fine illecito. 

Proprio come dice il Profeta: “La verga ha fiorito, l’orgoglio ha germogliato”. Io vi avevo dato virgulto d’olivo perché lo coltivaste e vi divenisse fronda di giustizia e pace, avvisandovi che il suolo doveva esser sgombrato dall’errore perché il santo mio pollone non s’inselvatichisse nel contatto impuro e non germinasse in rami e frutti di più grande colpevolezza. Ma non avete ascoltato il Signore che - Padre e Maestro - vi dava consiglio, e la fioritura è divenuta veleno, e l’orgoglio ha figliato delitto. E altro delitto seguirà, ed altri ancora. 

Per cui vi dico: non uno di voi sarà senza pianto. Piangerà chi possiede e chi è ignudo. Poiché chi possiede perderà e chi è ignudo più non troverà chi lo vesta. La fame, la spada, la pestilenza, vi stringeranno con le loro funi i corpi, e disperazione e terrore le anime cieche. 

Sì; come ciechi sarete, camminanti nelle tenebre piene di orridi e di macerie, sapendo che ogni passo che muovete può condurvi a tradimento e morte, camminerete come su suolo scosso da terremoto tremendo. E invero la Terra trema sotto i vostri passi perché, per quanto non sia che un pianeta, è più figlia del Creatore di voi, e vede il volto irato di Dio affissare questo suolo, simile a quando guardò i figli meritevoli del diluvio e del fuoco, e si agita, nelle sue profondità, di timore per il suo castigo. 

I valori materiali e intellettuali sconvolti e dispogliati della loro giusta sostanza. Le cognizioni divenute inciampo e non aiuto; fin quella santa di Dio divenuta condanna perché conoscendolo lo rinnegate. Luce e Parola vi rimangono nella strozza senza poter scendere ad illuminare e nutrire lo spirito, poiché il laccio delle vostre perverse passioni vi impedisce di accoglierle. 

Vedendo crollare gli idoli di fango che avevate eretto al posto del Dio vero, conoscerete di avere adorato immondezza e non avrete più fede. Più fede in nulla. Non nel vero, non nel falso. 

E per punizione ai rinnegatori, ai senza fede, verranno loro addosso gli odiatori del Cristo Romano, gli empi della Terra, i sempre più prossimi a Satana, i demolitori della Croce, non tanto sulle cupole dei templi quanto nell’interno dei cuori che ancora portano in sé traccia del mio Segno. 

E tu, Pietro novello, vigila e vigila senza farti illusioni. Vero è che soffrire per il Cristo è dignità che più alta non si trova. Ma Io ti dico: “Vigila e prega”. 

In ore di grande tempesta occorre non solo avere gonfalone porpureo alto sull’albero della vela, ma che la mano di Pietro sia più che mai sana e sicura alla barra del timone. Il Disorientatore di tutto si serve per disorientare. E nelle ore di fortunale che da ogni lato si avventa per sommergere in un naufragio i valori santi, invisi ai pervertiti, basta che per un attimo la mano sia tolta, per irreparabile sventura, dalla ruota del timone, perché più forte le onde prendano di trasverso la mistica barca. 

Vigila su te perché tu possa sugli altri vigilare. Pietro, ora più che mai occorre che tu mi pasca questi miei agnelli e queste mie pecorelle. Non sei che tu che resti Pastore santo, e se tu cadi molti agnelli verranno condotti da pecore imprudenti fuori dai pascoli, e altri pastori di malvagie dottrine si insinueranno fin nell’interno del mio dominio per contaminarlo con le loro umane - e dire umane è già misericordioso giudizio - pressioni. 

No. Non è questo il momento di morire per il Cristo. Questo è il momento di vegliare, difendere, istruire, fare argine a ciò che vuole entrare e corrompere sempre più ampiamente e profondamente. 

E credimi, o Cristo in terra, credimi che la piaga già rode in profondo e ottenebra menti e cuori e, quel che è sventura delle sventure, spegne le lucerne che erano state messe in vetta ai monti perché illuminassero la via ai pellegrini cercanti il Cielo. Molte sono già spente, molte fumigano, molte languono, e altre si apprestano a languire. Se i fedeli sono gelidi, i pastori sono freddi, e la morte dello spirito viene per assideramento. Insensibile morte che addormenta in un sonno senza luce di risurrezione. 

Pensaci, o Cristo in terra, nato a tanta sorte. E senza stancarti insisti, predica, esorta, riprendi, evangelizza. Troppi sono i templi in cui il Vangelo ha perduto valore e troppi i cuori che odono del Vangelo un suono non vero che da esso li allontana. 

Sopperisci tu, come Pietro primo, alle deficienze dei ministri, e fa’ che le turbe risentano attraverso alle tue labbra la dottrina dolce, santa e salutare, del Cristo, e i non ancora uccisi si salvino e tornino a Me, e torni la pace a questa terra in cui non vi è zolla che non conosca la rugiada dei martiri.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


domenica 14 giugno 2026

«Le vostre paci non sono che raccolte di forze e di mezzi per future e più demoniache guerre».

 


Dice Gesù: 

«…E finché rimarrete la generazione perversa che siete, nemica a Dio e allo spirito e amica della carne e del sangue e dell’Aizzatore della carne e del sangue, non godrete della vera pace. Vera: non illusoria come la stasi di un male cronico che altro non è che segreta raccolta di nuove tossine destinate a traboccare poi nel sangue per dare aggravamento sempre più forte al male che uccide. 

Le vostre paci sono uguali. Non sono che raccolte di forze e di mezzi per future più demoniache guerre. Ve l’avevo detto100 e fatto dire dalla santa Madre mia, da miei servi a cui era svelato il futuro. Ma voi negate il miracolo, voi negate la rivelazione, voi negate Dio. 

Cosa non negate voi? Tutto quello che non è frutto della vostra superbia negate, e agite non secondo le luci che vengono dall’alto, ma secondo i fumi che escono dal vostro essere acceso dalla superbia, aizzato dalla prepotenza, insatanassato dalla triplice lussuria. 

Ed Io che sono curvo come un Padre, che sono Amore per chi m’è fedele, non posso benedire i vostri disegni ed essere reggitore delle vostre imprese. E, ricordatelo, chi non ha Dio con sé perisce.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


mercoledì 10 giugno 2026

Miei prediletti vi do il mio ordine in questi tempi d’ira che non per voi ma per i peccati del mondo è venuta: Rimanete nel Tabernacolo a benedire per chi maledice, a pregare per chi ha bisogno di ogni misericordia. Il mondo sarà salvo per voi.

 


Dice Gesù: 

«Miei prediletti che vivete chiusi nel cerchio delle mie braccia come dentro al recinto del Tabernacolo antico, vi do il mio ordine in questi tempi d’ira che non per voi ma per i peccati del mondo è venuta. 

Quando nella generale sventura vedete gli uomini agitarsi e sconvolgersi e dare in smanie di ingiusto dolore, non unitevi ad essi. Compiangete le comuni sventure, ma riconoscendole segno di Giustizia divina non abbandonatevi a squilibri umani. 

Il mio Spirito ha sfiorato le vostre pupille ed ha dato ad esse una vista che l’occhio umano non ha. Voi vedete oltre la terra e conoscete la verità delle cose. Date dunque a quest’ora il suo nome e quelle premure che merita: espiatorie, non imprecatorie come generalmente fanno gli uomini attirando su loro nuova ira del Cielo. 

I colpevoli facciano cordoglio poiché quest’ora è loro frutto. Voi, prostrati davanti alla mia gloria, beneditela poiché con un castigo ancora richiama l’umanità fedifraga e idolatra al Dio unico e santo, e rimanete in Me. 

L’olio dell’amore è su voi e da voi trabocca sul mondo. Voi siete quelli che lo attirano, voi preziosi vasi in cui si fanno incenso i sacrifici della vostra vita, ardenti lampade che nessun vento turba, e tendete il vostro spirito acceso come fiamma diritta verso il mio altare. 

Non dimenticate la vostra elezione e non profanate il segno regale con contaminazioni umane. 

Rimanete nel Tabernacolo a benedire per chi maledice, a pregare per chi ha bisogno di ogni misericordia. 

Il mondo sarà salvo per voi.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


domenica 7 giugno 2026

Tre volte guai, quando la Chiesa adorò la Bestia di cui parla Giovanni, ossia la Potenza politica e se ne fece asservire. Nei secoli passati da quegli errori sono venuti gli antipapi e gli scismi. Nei secoli futuri quegli stessi errori sapranno provocare l’abominio nella Casa di Dio.

 


Dice Gesù: 

«La mia Chiesa ha già conosciuto periodi di oscurantismo dovuti ad un complesso di cose diverse. 

Non si deve dimenticare che se la Chiesa, presa come ente, è opera perfetta come il suo Fondatore, presa come complesso di uomini presenta le manchevolezze proprie di ciò che viene dagli uomini. 

Quando la Chiesa - e per tale alludo ora alla riunione degli alti dignitari di Essa - agì secondo i dettami della mia Legge e del mio Vangelo, la Chiesa conobbe tempi fulgidi di fulgore. Ma guai quando, anteponendo gli interessi della Terra a quelli del Cielo, inquinò Se stessa con passioni umane! Tre volte guai quando adorò la Bestia di cui parla Giovanni, ossia la Potenza politica, e se ne fece asservire. Allora necessariamente la luce si oscurò in crepuscoli più o meno fondi, o per difetto proprio dei Capi assurti per arti umane a quel trono, o per debolezza degli stessi contro le pressioni umane. 

Sono questi i tempi in cui vi sono i “pastori idoli” di cui già ho parlato98, conseguenza, in fondo, degli errori di tutti. 

Perché se i cristiani fossero quali dovrebbero essere, potenti ed umili che siano, non avverrebbero abusi e intromissioni, e non verrebbe provocato il castigo di Dio che ritira la sua luce a coloro che l’hanno respinta. 

Nei secoli passati, da quegli errori sono venuti gli antipapi e gli scismi, i quali, tanto gli uni che gli altri, hanno diviso le coscienze in due campi opposti provocando rovine incalcolabili d’anime. Nei secoli futuri, quegli stessi errori sapranno provocare l’Errore, ossia l’Abominio nella casa di Dio, segno precursore della fine del mondo. 

In che consisterà? Quando avverrà? Ciò non vi necessita di saperlo. Vi dico solo che da un clero troppo cultore di razionalismo e troppo al servizio del potere politico, non può che fatalmente venire un periodo molto oscuro per la Chiesa. 

Ma non temete. La profezia di Zaccaria si salda come anello ad anello con quella di Giovanni. Dopo questo periodo di travaglio doloroso in cui, perseguitata da forze infernali, la Chiesa, come la mistica Donna di cui parla Giovanni, dopo esser fuggita per salvarsi rifugiandosi nei migliori e perdendo nella mistica (dico mistica) fuga i membri indegni, partorirà i santi destinati a condurla nell’ora che precede i tempi ultimi. 

Mano di padre e di re avranno coloro che dovranno radunare le stirpi intorno alla Croce per preparare l’adunata del Cristo. Né una stirpe mancherà all’appello, coi suoi figli migliori.  

Allora verrò Io e contro tutte le insidie a le astuzie, gli attentati e i delitti di Satana verso la mia terrena Gerusalemme - la Chiesa militante - metterò il mio potere a difesa. 

Spanderò il mio spirito su tutti i redenti della terra. E anche coloro che ora soffrono, espiando le colpe dei padri, e che non sanno trovare salvezza perché non osano volgersi a Me, troveranno la pace perché, battendosi il petto, invocheranno - in ben altra maniera dei padri loro - su loro quel Sangue già sparso, e che goccia inesausto dalle membra che i padri loro hanno trafitto. Come fontana Io starò in mezzo al mio gregge tutto ricomposto, e laverò in Me tutte le brutture passate che già il pentimento avrà iniziato a cancellare. 

Allora, Re di Giustizia e Sapienza, sperderò gli idoli delle false dottrine, purgherò la Terra dai falsi profeti che in tanti errori vi hanno tratto. Mi sostituirò Io a tutti i dottori, a tutti i profeti, più o meno santi più meno malvagi, perché l’ultimo ammaestramento deve essere mondo di imperfezione, dovendo preparare al Giudizio finale coloro che non avranno tempo di purgazione essendo tosto chiamati alla tremenda rassegna. 

Il Cristo Redentore, la cui mèta è redimervi e che non lascia nulla di intentato per farlo, e già va iniziando e accelerando il suo secondo ammaestramento per controbattere con voce di verità le eresie colturali, sociali e spirituali, sorte per ogni dove, parlerà coi segni del suo Tormento. Fiumi di luce e di grazia usciranno dalle mie Piaghe, ferite che hanno ucciso il Figlio di Dio ma che sanano i figli dell’uomo. 

Questi vivi carbonchi delle mie piaghe saranno spada agli impenitenti, agli ostinati, ai venduti a Satana, e saranno carezza ai “piccoli” che mi amano come padre amoroso. Sulla loro debolezza scenderà questa carezza del Cristo a fortificarli, e la mia mano li convoglierà verso la prova nella quale solo chi mi ama di amor vero resiste. Una terza parte. Ma questa sarà degna di possedere la Città del Cielo, il Regno di Dio. 

Allora verrò, non più Maestro ma Re, a prendere possesso della mia Chiesa militante, ormai fatta Una e Universale come la mia Volontà la fece. 

Cessato per essa il secolare travaglio. Vinto per sempre il Nemico. Mondata la Terra dai fiumi della Grazia scesa per un’ultima volta su di essa a farla come era al principio, quando il Peccato non aveva corrotto questo altare planetario destinato a cantare con gli altri pianeti le lodi di Dio, e per la colpa dell’uomo divenuto base al patibolo del suo Signore fatto Carne per salvare la Terra. Vinti tutti i seduttori, tutti i persecutori che con ritmo incalzante hanno turbato la Chiesa mia sposa, Essa conoscerà la tranquillità e la gloria. 

Insieme saliremo per un’ultima ascensione, Io ed i miei santi, a prendere possesso della Città senza contaminazione, dove è preparato il mio trono e dove tutto sarà nuovo e senza dolore. Immersi nella mia Luce regnerete meco nei secoli dei secoli.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


martedì 2 giugno 2026

Apostasia. Parla, o Mio Vicario, in nome della Giustizia che rappresenti. È l’ora. Quando la Luce sarà resa appena bagliore, allora verrà il pastore idolo.

 


Dice Gesù: 

«Mai come in questo momento devo ripetere a colui che mi rappresenta: “Pasci i miei agnelli”. 

Molti di essi sono divenuti inselvatichiti. Ma non è tutta loro la colpa e per questo mi fanno pietà. 

Li avevo affidati ai potenti perché ne avessero cura. Già tanto avevo dato ai potenti perché non volessero più ancora e fossero buoni coi sudditi, che non sono dei potenti altro che per mandato di Dio. In realtà sono gregge di Dio, sono figliolanza di Dio, e andrebbero curati con rispetto pensando al Re vero: l’Eterno, di cui sono popolo. 

Invece li hanno usati come mandra senza padrone. Li hanno sospinti dove gli è parso, li hanno cibati dei cibi che a loro è parso, pur di ottenebrarli nel pensiero e smemorarli del Bene corrompendoli con dottrine che Io maledico, se ne sono fatti degli schiavi ai quali è negata anche la libertà di pensiero e come pecore li hanno spinti al macello per i loro scopi delittuosi verso tutta l’Umanità. Tutta. Quella che per loro è “Patria” e quella che è “Patria altrui”. Si sono fatti ricchi sfruttando il sacrificio dei soggetti, ladri dei beni di Dio e dell’uomo che sono Anima ed Esistenza, assassini di una e dell’altra. 

Ebbene: dall’alto dei Cieli, per tutto l’assenzio che vien dato per cibo alle folle e che le porta a disperare anche di Dio, per tutta la fame di cui soffrono i corpi e le anime dei figli miei, per coloro che in questa rovina rimangono gli agnelli del gregge di Dio e nessuna passione96 li muta in ribelli a Dio, come i loro seduttori e padroni, figli del Male e precursori dell’Anticristo, Io vengo con la mia Parola ed il mio Amore per pascere i poveri del mio gregge e ripeto a te che sei il mio Vicario: “Pasci i miei agnelli dando loro l’instancabile parola e le benedizioni di cui ho ricolma la tua mano innocente, che non conosce altro sangue fuorché il Sangue mio che elevi sull’altare per rito di propiziazione, ed altro gesto fuorché quello che fu mio di benedire coloro di cui tu, come Io, hai pietà. 

Ho dato due verghe alla tua mano e caro mi sei perché usasti quella dell’amore. Ma l’amore, che è potente anche sulla Potenza di Dio, cade come pietruzza lanciata contro la roccia, quando è volto a certi che di uomini hanno parvenza, ma sono dei demoni dal cuore di granito. Colpisci dunque con l’altra verga e sappiano i fedeli che tu non sei complice delle colpe dei grandi. Complici si diviene anche quando non si osa tuonare contro le loro nefandezze. Non ama il tuo Maestro le maledizioni e le folgori. Ma vi sono momenti in cui occorre saperle usare per persuadere non i potenti, il cui animo posseduto da Satana è incapace di persuasione, ma i poveri del mondo che Dio, e i giusti di Dio, non condividono ed appoggiano i metodi e le prepotenze di chi ha superato ogni misura e si crede un dio mentre è solo una belva immonda. 

Parla, in nome della Giustizia che rappresenti. È l’ora. E sappiano le turbe che la mia Dottrina non è mutata e che una è la Legge, che vi è un sol Dio, che il primo suo comando è l’amore, che Egli, ancora, come nei secoli dei secoli antecedenti alla mia venuta, nella quale ho confermato la Legge, ordina di non rubare, di non fornicare, di non uccidere, di non prendere la roba d’altri. Dillo ai ladri di ora, che non si accontentano di una borsa ma rubano anime a Dio e terre ai popoli; dillo ai fornicatori, ai grandi fornicatori di ora, la cui fornicazione non è quella bestiale con una femmina ma quella demoniaca colla potenza politica; dillo agli uccisori di ora, i quali si arrogano il diritto di uccidere popoli interi dopo aver ucciso in altri popoli - i loro - la fede in Dio, l’onestà di qualsiasi forma, l’amore al bene; dillo agli insaziabili di ora, che avidi come sciacalli assalgono là dove è ciò che a loro piace e si fanno lecito ogni delitto pur di prendere ciò che non è loro. 

Parlare vuol dire ‘dolore’ e delle volte ‘morte’ . Ma ricordati di Me. Io sono più prezioso della ‘gioia’ e della ‘vita’, perché Io do a chi m’è fedele una gioia e una vita che non conoscono termine e misura. 

Ricordati di Me che seppi purificare la mia Casa dalle sozzure e seguire rettilineo un solo scopo: ‘la gloria del Padre mio’. Ciò mi ottenne l’odio, la vendetta, la morte, perché i colpiti dal mio furore trovarono un venduto che per trenta denari mi dette in loro potere. 

Sempre, e fra i più fidi, abbiamo un nemico, un venduto. Ma non importa. Il discepolo non è da più del Maestro e se Io, sapendo che la sferza delle mie parole, più della sferza di corde - mezzo simbolico più che reale - mi procurava la morte, ho parlato, parla. E se Io ho sopportato per amore degli uomini, e per tuo amore, un nemico e un venduto e l’orrore di un bacio di tradimento, tu, mio primo fra i miei figli di ora, non devi arretrare davanti a quello che prima di te ha subìto il Maestro. 

Ché se poi, nonostante ogni mezzo, la Giustizia avesse a perire e, trascinati sempre più da Satana dominatori e dominati, per mimetismo malefico, si staccassero sempre più da Dio, allora leverò la Luce e la Verità. E ciò avverrà quando anche nella mia dimora - la Chiesa - vi saranno troppi che, per umano interesse e per debolezza indegna, saranno fra i dominati dai seminatori del Male nelle loro diverse dottrine. Allora conoscerete il pastore che non si cura delle pecore abbandonate, il pastore idolo di cui parla Zaccaria. 

Ricorda l’Apocalisse di Giovanni. Ricorda il dragone: il Male generatore dell’Anticristo futuro, il quale ne prepara il regno non solo sconvolgendo le coscienze ma travolgendo nelle sue spire la terza parte delle stelle e facendo degli astri fango. Quando questa demoniaca vendemmia avverrà nella Corte di Cristo, fra i grandi della sua Chiesa, allora, nella luce resa appena bagliore e conservata come unica lampada nei cuori dei fedeli al Cristo - perché la Luce non può morire, Io l’ho promesso, e la Chiesa, anche in periodi di orrore, ne conserverà quel tanto atto a tornare splendore dopo la prova - allora verrà il pastore idolo, il quale sarà e starà dove vorranno i suoi padroni. 

Chi ha orecchie da intendere intenda. Per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte”.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


mercoledì 27 maggio 2026

Visione del Paradiso

 


È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore


Visione del Paradiso

(CEV) "I Quaderni 1943", p. 386. Maria Valtorta: "Tenterò descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda sera di ieri [...] Ed ora cerco descrivere. Ho rivisto il Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura, la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono quelle che, da tant'alto, informano, regolano, provvedono a tutto l'universo creato. Come già l'altra volta, nei primi del corrente anno, credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine. Anche gli occhi dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta Bellezza.

Dio è così buono che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo poveri spiriti ancor prigionieri in una carne e perciò indeboliti da questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e so. Ma noi... finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo Splendore tutto d'un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per gradi. Per prima cosa, dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico "rosa" per dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore.

Una rosa senza confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La luce splendidissima dell'Amore eterno. Topazio e oro liquido resi fiamma... oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo, fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell'Empireo, e da Lui scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che non è che il prodotto della luce dell'Amore che la penetra. Ma io non distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei cerchi del paradisiaco fiore.

Ne ero già tutta beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di cristallizzarsi così, la visione si aprì a più ampi fulgori, come se si fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con l'occhio spirituale, abituato ormai al primo fulgore e capace di sostenerne uno più forte.

E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente.

Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant'altra, la annullava facendola come un'ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito... Oh! come si vede che è spirito! È Tutto. Tutto tanto è perfetto. È nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce.

Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l'abito regale che ne copriva le Membra Santissime senza celarne la bellezza superindescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.

Non aveva aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella luce speciale dei corpi spiritualizzati che in Lui e nella Madre è intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo. Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava dalla sua bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva luminosità.

Gesù era in piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in gennaio, credo. Un poco più in basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di scala, era la Santissima Vergine. Bella come lo è in Cielo, ossia con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste. Stava fra il Padre e il Figlio che erano lontani tra loro qualche metro. (Tanto per applicare paragoni sensibili). Ella era nel mezzo e, con le mani incrociate sul petto - le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime mani - e col volto lievemente alzato - il suo soave, perfetto, amoroso, soavissimo volto - guardava, adorando, il Padre e il Figlio.

Piena di venerazione guardava il Padre. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: "Sanctus! ", diceva: "Adoro Te!" unicamente col suo sguardo.

[Maria] guardava il suo Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: "Ti amo!!'. Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne braccia come e più che nell'Infanzia e nella Morte. Ella diceva: "Figlio mio!", "Gioia mia!", "Mio amore!" unicamente col suo sguardo.

Si beava di guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto e lo sguardo a cercare l'Amore che splendeva alto, a perpendicolo su Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più bella. Ella riceveva il bacio dell'Amore e si tendeva con tutta la sua umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e dire: "Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l'eternità". E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si allacciava ai suoi fulgori.

E Maria riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta deposito dall'Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l'Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede dell'Amore!

Ma lo Spirito non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo, contenere l'oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l'oceano ha acque per tutta la Terra. Così la Luce dell'Amore. Ed Essa scendeva in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all'Amore, e si stendeva su tutto il Paradiso.

Ecco che questo si svelava nei suoi particolari... Ecco gli angeli. Più in alto dei beati, cerchi intorno al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di Maria per cuore.

Essi hanno somiglianza più viva con Dio Padre. Spiriti perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano... sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia.

Più sotto, i beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianza col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all'occhio e - fa impressione - al tatto, degli angeli. Ma sono sempre immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che differiscono in uno dall'altro. Per cui capisco se uno è adulto o bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo. Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell'età sia di 40, 45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l'aspetto sono di dignità patriarcale.

Fra i molti... oh! quanto popolo di santi!... e quanto popolo di angeli! I cerchi si perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce che è l'amore di questo esercito di angeli e beati...

Fra i molti vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono. Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro volta, appoggiate al ginocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè o a Isaia. Non so perché. Penso così. Mi guarda e sorride con molta dignità. Null'altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio.

Lo spirito mio si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione delle Tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed incessante come per pungolo di fame insaziabile d'amore, si producono gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio. Vedo che il Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono capace di descrivere, dal Padre. È uno sprigionarsi incessante di nuove anime... Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non lo posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originale.

Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all'Origine per esser giudicati. Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell'espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle!

È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore. È l'Amore che in esso crea tutto. È l'Amore la base su cui tutto si posa. È l'Amore l'apice da cui tutto viene.

Il Padre opera per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si formano per Amore. La Luce è perché è l'Amore. Il Canto è perché è l'Amore. La Vita è perché è l'Amore. Oh! Amore! Amore! Amore! ... Io mi annullo in Te. Io risorgo in Te. Io muoio, creatura umana, perché Tu mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei.

Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due che ti precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedetto da me che ti amo perché mi permetti di amarti e conoscerti, o Luce mia...

 

martedì 26 maggio 2026

Al popolo ebraico. Ribattezzerò col nome di “agnelli” gli inselvatichiti figli del gregge che già fu Mio, espellendo coloro che sotto il Segno Mio sono gli aspidi e i lupi della società umana.

 


Dice Gesù: 

«Salvatore delle genti, non posso non essere Salvatore del popolo mio. Mio per legge antica, mio per legge nuova. 

Sono, umanamente, uscito da quella razza e se essa mi ha deriso, misconosciuto, tradito, ucciso, se essa ha fatto ciò avendo l’anima appesantita e avviluppata dal magma della colpa che il mio Sangue non lava, essendo questa razza ramo che non vuole innestarsi al ceppo della vite divina, non è meno vero che sono morto anche per essa, che su essa ho diritti di Re e amore di Creatore. 

Con durezza e ferocia i padri dei padri di questi d’ora hanno respinto il dono dell’Eterno e chiesto il mio Sangue a sfamare il loro odio verso la Verità. Con pazienza, con intelligenza, con forza e con bontà li attirerò a Me. 

Le opere buone o inique dell’uomo servono sempre a un fine soprannaturale, perché la malvagità umana viene raccolta da Dio e al contatto delle sue mani si muta in strumento di bene. Nulla lascia intentato Dio nel suo lungimirante operare per raggiungere lo scopo che è quello di riunire in un unico nucleo gli umani per l’ultimo giorno, come da un unico nucleo si diramarono per la Terra dividendosi come rivoli che traboccano dalla coppa di una sorgente. 

L’opera è già iniziata ed i persecutori che ledono e offendono ciò che è umano non sanno di stare creando con la loro iniquità il gran giorno del Signore, in cui come pecore disperse radunerò il mio immenso gregge ai piedi della Croce e ribattezzerò col nome di “agnelli” gli inselvatichiti figli del gregge che già fu mio, espellendo coloro che sotto il segno mio sono gli aspidi e i lupi della società umana. 

Quando saprete riconoscermi e piangere col cuore contrito, Io muterò la secolare condanna di voi, deicidi, in perdono e benedizione, poiché non posso dimenticare il bene compiuto dai vostri Padri antichi, i quali dal Regno pregano per voi erranti. Spogliatevi dunque anche voi, che per primi avete avuto in dono la Legge, di ciò che è ingrato a Dio. 

Gli stessi comandi che faccio ai miei nati dal mistico travaglio della Croce, li dico anche a voi che della croce vi siete fatti un sacrilego patibolo e una fonte di condanna. 

Dite la verità e servite la Verità. Venite ad Essa. Battetevi il petto per coloro che l’hanno derisa ed hanno sperato di ucciderla. Hanno ucciso unicamente se stessi perché la Verità è immortale nella sua natura divina. Non ammantatevi delle insegne di essa per scopo umano. Ma una volta accostatala, amatela come sposa or or conosciuta. Essa è quella che vi deve generare la Vita eterna. Ma non si può generare se di due non si fa una sola cosa perseguendo non piacere di sensi, ma santità di scopo. Siate onesti e sinceri con tutti e specie con Iddio, il cui occhio trivella i cuori e li passa parte a parte e li vede come e meglio di quanto lo scienziato e il batteriologo vedano nei vostri corpi le malattie che vi consumano e i germi che vi rodono. 

Applicate l’amore alla verità nei rapporti con Dio e con l’uomo. Non tradite. Ha tradito or sono venti secoli uno della vostra razza, istigato e seguito da subdoli e malvagi. Levate quell’onta, che vi schiaccia da secoli, col vostro agire giusto e leale. 

Per essere amati occorre farsi amare. Lo avete dimenticato molte, troppe volte. Amate la pace. È il segno del Cristo, che i vostri padri hanno ucciso attirando su voi la guerra che non ha termine e con pause di tregua esplode e risorge come morbo insanabile nel corpo della Terra e non vi dà sicurezza e riposo. Ora dovete imparare ad amarla questa pace per potere essere del Cristo e finire così l’eterno esodo della vostra razza. 

Ogni zolla del mondo freme sotto il vostro piede e vi scaccia. Anche le vostre zolle antiche. Ma se Io, Signore del mondo, stenderò la mia Mano ed aprirò la mia Bocca a dire: “Basta! Costoro sono nuovamente miei”, la Terra più non potrà perseguitarvi. Le soprannaturali tende del Cielo saranno sopra di voi a protezione. 

Ricordate quando per voi ho perseguitato i potenti, ho aperto il mare, ho fatto scaturire fonti nell’aridità dei deserti e piovere cibo dai cieli, quando ho messo i miei angeli ad aprirvi un varco fra i nemici per addurvi nella Terra che avevo promessa ai primi santi della Terra. Sono sempre quel Dio potente e pietoso. Lo sono due volte di più ora che non sono solo il Padre Creatore ma il Figlio Salvatore, ora che la Terza Persona ha generato il miracolo della Incarnazione di un Dio per farne la Vittima espiatoria di tutta l’umanità. 

Io vi attendo per poter dire: “Pace” alla Terra, e dire al Cielo: “Apriti ad accogliere i viventi. Il tempo è finito!”. Venite. Non ho cuore diverso, ora che sono in Cielo, di quello che avevo sul Golgota quando pregavo per i padri vostri e perdonavo a Disma.»