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lunedì 7 settembre 2026

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Sollievo delle anime: il digiuno, la mortificazione, la Comunione e la Via Crucis. - L'abate Louvet. 

- La ven. Maria d'Antigna e la Via Crucis - Indulgenze applicabili alle anime del Purgatorio. - Visione della B. Maria di Quito.

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    Dopo la preghiera viene il digiuno, ossia non soltanto il digiuno propriamente detto, che consiste nell'astinenza dal cibo, ma ancora tutte le opere di penitenza di qualunque natura siano. Bisogna ben, notare che qui non si tratta delle grandi austerità praticate dai Santi, ma di tutte le tribolazioni, di tutte le contrarietà della vita, come anche delle più piccole mortificazioni, dei più piccoli sacrifizi che c'imponiamo e che mettiamo in vista di Dio, e che si offrono alla sua divina misericordia pel sollievo delle anime.

    Un bicchiere d'acqua che uno nega a se stesso quando ha sete, è ben poca cosa; considerato in se quest'atto, non si vede quale efficacia abbia per addolcire le terribili pene del Purgatorio. Ma tale è la divina bontà, che si degna accettarlo come un sacrifizio di grande valore. Mi si permetta, dice a questo riguardo l'abate Louvet, di citare un esempio quasi personale. Una delle mie parenti era religiosa in una comunità, che edificava, non per l'eroismo delle virtù che risplendono nei Santi, ma per una virtù tutta comune ed una condotta regolare. Ora, avvenne che perdette un'amica che aveva nel mondo; e dacché conobbe la notizia della sua morte, si fece un dovere di raccomandarla a Dio. Venuta la sera, sentendosi arsa dalla sete, il suo primo movimento fu di volersi rinfrescare, non opponendovisi d'altra parte in nessun modo la sua regola; ma, ricordando la defunta sua amica, ebbe il buon pensiero di negarsi quel piccolo sollievo in favore dell'anima sua, ed invece di bere il bicchiere d'acqua che teneva in mano, lo versò, pregando Dio di usar misericordia alla defunta. - Ciò ricorda come il re Davide, trovandosi colla sua armata senza acqua, arso dalla sete, rifiutò di bere l'acqua fresca portatagli dalla cisterna di Betlemme: invece di portarla alle labbra, la sparse in libazione al Signore; e la S. Scrittura cita questo fatto del santo Re come un'azione gradita a Dio. - Ora la leggera mortificazione che s'impose la nostra religiosa privandosi di quel bicchiere d'acqua, talmente piacque al Signore, che permise alla defunta di manifestarlo con una apparizione. Essa si mostrò la notte seguente alla sorella, vivamente ringraziando la di ciò che per lei aveva fatto. Quelle poche gocce d'acqua, di cui modificandosi aveva fatto il sacrifizio, si erano cambiate in un bagno refrigerante, che le tempera gli ardori del Purgatorio.

    E, si osservi bene, quanto diciamo non deve restringersi agli atti supererogatori di mortificazione: bisogna estenderlo anche alla mortificazione obbligata, ossia a tutte le pene che costa 

l'adempimento dei propri doveri, e generalmente a tutte le buone opere alle quali siamo tenuti o per dovere di cristiani, o per dovere dello stato particolare.

    Per tal modo ogni cristiano è tenuto, in forza della legge di Dio, ad astenersi dalle parole lascive, di maldicenza, di mormorazione: così ogni religioso deve osservare il silenzio, la carità, 

l'obbedienza prescritta dalla sua regola: ora queste osservanze, sebbene obbligatorie, cristianamente praticate in vista di Dio, riunite con le opere e le sofferenze di Gesù Cristo, possono divenir suffragi e servire di sollievo alle anime.

    Dopo la mortificazione, parliamo della Via Crucis. questo pio esercizio può essere considerato in se stesso e nelle indulgenze delle quali è arricchito. In se stesso, è una solenne ed eccellentissima maniera di meditare la passione del Salvatore, e perciò uno degli esercizi più salutari di nostra santa religione.

    Nel suo significato letterale, la Via Crucis è lo spazio che l'Uomo-Dio percorse, sotto il peso della croce, dalla casa di Pilato, fino alla cima del Calvario, ove fu crocifisso.

    Permettendo d'erigere queste sante stazioni, i Pontefici romani, che tutta compresero 1'eccellenza e l'efficacia di questa divozione, si degnarono altresì arricchirla di tutte le indulgenze che avevano concesso alla visita dei Luoghi Santi. Per tal modo, quelli che fanno la Via Crucis colle convenienti disposizioni, guadagnano tutte le indulgenze concesse ai fedeli che personalmente visitano i Luoghi Santi di Gerusalemme, e quelle indulgenze sono applicabili ai defunti.

    E così siffatta divozione, tanto per l'eccellenza del suo oggetto, quanto per ragione delle indulgenze, costituisce un suffragio del più grande valore pei defunti.

    Ecco ciò che a questo riguardo si legge nella Vita della venerabile Maria d'Antigna (66): «Aveva essa per molto tempo conservato la santa pratica di fare ogni giorno la Via Crucis a sollievo dei defunti; ma più tardi, per motivi più apparenti che solidi, la fece più di rado, poscia del tutto 

l'abbandonò. Nostro Signore, che su quella pia vergine aveva grandi disegni, e che voleva farne una vittima d'amore per la consolazione delle povere anime del Purgatorio, si degnò darle una lezione che a noi tutti doveva servire d'istruzione. Una religiosa dello stesso monastero, morta da poco tempo, le apparve, e tristamente dolendosi: «Sorella mia, le disse, perché non fate più le stazioni della Via Crucis per le anime sofferenti? Per l'innanzi avevate la costumanza di sollevarci ogni dì con questo santo esercizio; perché ci private ora di questo soccorso?».

     «Parlava ancora quell'anima, quando lo stesso Salvatore si mostrò alla sua serva e le rimproverò la sua negligenza. «Sappi, figlia mia, aggiunse, che le stazioni della via Crucis sono giovevolissime alle anime del Purgatorio, e costituiscono un suffragio della maggior importanza. Per questo permisi a quest'anima, a nome suo e di tutte le altre, di invocarlo da te. Sappi ancora, che fu perché esattamente hai praticato altre volte questa salutare divozione, che fosti favorita da abituali comunicazioni coi defunti; è pure per ciò che quelle anime riconoscenti non cessano di pregare per te e patrocinare la tua causa al tribunale della mia giustizia. Fa conoscere alle tue sorelle questo tesoro e di' loro d'attingervi largamente per esse e pei defunti». 

    Passiamo alle indulgenze applicabili ai defunti. 

    È qui che, la divina misericordia si rivela con una certa prodigalità. Si sa che l'indulgenza è la remissione delle pene temporali dovute pel peccato, concessa dal potere delle Chiavi fuori del sacramento.

    Pel potere delle Chiavi ricevuto da Gesù Cristo, la Santa Chiesa può liberare i fedeli sottomessi alla sua giurisdizione da ogni ostacolo alla loro entrata nella gloria. Ella esercita questo potere nel sacramento della Penitenza, ove li assolve dai loro peccati; lo esercita ancora fuori del sacramento, per levar loro il debito delle pene temporali, che rimane dopo l'assoluzione: in questo secondo caso si ha l'indulgenza.

    La remissione delle pene per mezzo dell'indulgenza non si concede che ai fedeli viventi, ma la Chiesa, in virtù della comunione dei Santi, può autorizzare i suoi figli ancora in vita a cedere il condono che loro è fatto ai propri i fratelli defunti: è l'indulgenza applicabile alle anime del Purgatorio. Applicare un'indulgenza ai defunti, è offrirla a Dio in nome della sua Santa Chiesa, perché si degni attribuirle alle anime sofferenti. Le soddisfazioni per tal modo offerte alla divina giustizia in nome di Gesù Cristo e della sua Chiesa, sono sempre gradite, e Dio le applica sia a quell'anima in particolare che s'intende di aiutare, sia a certe anime ch'egli stesso vuoi favorire, sia a tutte in generale,

    Le indulgenze sono plenarie o parziali. L'indulgenza plenaria è la remissione, concessa. a cui guadagna quella indulgenza, di ogni pena temporale che ha da scontare dinanzi a Dio. Supposto che per pagare questo debito bisogni praticare sulla terra cento anni di penitenza canonica, o soffrire più lungo tempo ancora le pene del Purgatorio, coll'avere perfettamente guadagnata l'indulgenza plenaria tutte quelle pene sono rimesse, e l'anima agli occhi di Dio più non presenta alcuna ombra che le impedisca di vedere la divina sua faccia.

    L'indulgenza parziale consiste nella l'emissione di un certo numero di giorni o di anni. Questi giorni è questi anni in nessun modo rappresentano giorni ed anni di patimenti nel Purgatorio: bisogna intenderli di giorni ed anni di penitenza pubblica, canonica, consistente sopratutto in digiuni, e quale un tempo si imponeva ai peccatori, secondo l'antica disciplina della Chiesa. In tal modo l'indulgenza di quaranta giorni o di sette anni, è la remissione che dinanzi a Dio si meriterebbe con quaranta giorni o sette anni di penitenza canonica. Qual è la proporzione che esiste fra questi giorni di penitenza e la durata delle pene nel Purgatorio? È un segreto che a Dio non piacque rivelarci.

     Le indulgenze della Chiesa sono un vero tesoro spirituale, pubblicamente aperto ai fedeli; a tutti è permesso di attingervi per soddisfare ai propri debiti e pagare quelli degli altri. È sotto questa figura che Dio si degnò mostrarle un giorno alla B. Maria di Quito. Fu dessa rapita in estasi e vide, in mezzo ad una grande piazza, un immenso tavolo carico di mucchi d'argento, d'oro, di rubini, di perle di diamanti: nel tempo stesso udì una voce che diceva: «Pubbliche sono queste ricchezze: ognuno può avvicinarsi e pigliarne quanto ne ha di bisogno». Dio le fece conoscere che ciò era, una immagine delle indulgenze (67). Diremo quindi, col pio autore delle Maraviglie, quanto non siamo colpevoli, in siffatta abbondanza rimanendo poveri e privati per noi stessi, e non pensare ad aiutare gli altri! Ohimè! le anime del Purgatorio si trovano in una estrema necessità, con lagrime ci supplicano in mezzo ai loro tormenti: nelle indulgenze abbiamo il mezzo di soddisfare ai nostri debiti, e noi nulla facciamo! ,

    L'accostarsi a questo tesoro domanda forse penosi sforzi, digiuni, viaggi, privazioni alla natura insopportabili? Fosse anche così, diceva con ragione l'eloquente Padre Segneri, bisognerebbe risolversi. E che? non si vedono forse gli uomini per amore all'oro, per zelo delle arti, per conservare una parte di loro fortuna o salvare una tela preziosa esporsi alle fiamme di un incendio? Non bisognerebbe forse fare altrettanto per salvare dalle fiamme espiatrici le anime riscattate dal sangue di G. C.? Ma la divina bontà nulla domanda di troppo penoso, non esige che opere comuni e facili: un rosario, una limosina, gli elementi del Catechismo insegnati a fanciulli abbandonati. E noi trascuriamo l'acquisto tanto facile del più prezioso tesoro, e non abbiamo fervore per applicarlo ai nostri poveri fratelli che gemono nelle fiamme!

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G. 


sabato 22 agosto 2026

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Sollievo delle anime: la preghiera.  Un religioso liberato dal Purgatorio colla preghiera. - Il P. Nieremberg e la corona del Rosario.

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    Dopo il santo sacrifizio della Messa, per sollevare le anime abbiamo moltissimi mezzi secondari, ma anche efficaci, quando siano impiegati con spirito di fede e di fervore.

    Anzi tutto è la preghiera, la preghiera sotto tutte le forme. Con ammirazione parlano gli annali dell'Ordine serafico del frate Corrado d'Offida, uno dei primi discepoli di S. Francesco. Si distingueva per uno spirito di preghiera e di carità che grandemente contribuiva alla edificazione dei suoi confratelli. Fra questi era vene uno, giovane ancora, la cui condotta rilassata e turbolenta inquietava la santa comunità: ma per le preghiere e per le caritatevoli esortazioni di Corrado, interamente si corresse e si fece un modello di regolarità. Poco dopo questa felice conversione, mori, ed i fratelli fecero per l'anima sua i soliti suffragi.

    Erano passati pochi giorni, quando frate Corrado, stando in orazione dinnanzi all'altare udì una voce che gli chiedeva il soccorso delle sue preghiere. - «Chi siete? chiese il servo di Dio. - Sono, rispose la voce, l'anima del giovane religioso che tanto bene riconduceste al fervore. ­ Ma non siete morto santamente? Avete ancora tanto bisogno di preghiere? - La mia morte, sì, fu buona, e sono salvo; ma per i miei vecchi peccati che non ebbi il tempo di espiare, soffro i più rigorosi castighi, e vi scongiuro a non negarmi il soccorso delle vostre orazioni». Tosto il buon frate, prostrandosi dinanzi al tabernacolo, recitò un Pater con un Requiem aeternam. ­ «O mio buon Padre, esclamò allora il comparso, quanto refrigerio mi procura la vostra preghiera! Oh! come mi solleva! Ve ne prego, continuate». Corrado divotamente ripeté la preghiera. «Padre amatissimo, ripigliò l'anima, ve ne scongiuro, ancora ancora!... Provo tanto sollievo quando pregate!...» Con novello fervore continuò il caritatevole religioso le sue preghiere, e fino a cento volte ripeté l'Orazione domenicale. Allora, con un accento d'indicibile gioia, il defunto gli disse: «Da parte di Dio vi ringrazio, o Padre diletto; sono del tutto liberato: vado al regno dei cieli».

    Dal seguente esempio si vede come le menome preghiere, le più brevi suppliche tornano efficaci per addolcire le sofferenze delle povere anime,

    «Lessi in qualche luogo, dice il Padre Rossignoli, che un santo vescovo, rapito in ispirito, vide un fanciullo, il quale con un amo d'oro e con un filo d'argento brava dal fondo di un pozzo una donna che vi annegava. - Dopo la sua orazione recandosi alla chiesa, scorse quello stesso fanciullo inginocchiato, che pregava sopra una tomba. «Che fai qui, buon fanciullo? gli domandò. - Recito, rispose questi, il Pater noster e l'Ave Maria per l'anima di mia madre, il cui corpo riposa in questo luogo.» Comprese subito il prelato che Dio aveva voluto mostrargli l'efficacia della preghiera più semplice; conobbe che l'anima di quella madre era liberata, che l'amo d'oro era il Pater, l'Ave Maria il filo d'argento».

    Sappiamo poi che il S. Rosario tiene il primo posto tra le preghiere dalla Chiesa raccomandate ai fedeli; questa eccellente preghiera, sorgente di tante grazie pei vivi, è altresì in modo singolare efficace per sollievo dei morti. Ne abbiamo una prova parlante nella Vita del Padre Nieremberg, che altrove accennammo. Quel caritatevole servo di Dio, per sollevare le anime del Purgatorio, si imponeva frequenti mortificazioni accompagnate da preghiere. Non mancava di recitare ogni giorno il Rosario secondo la loro intenzione, e di guadagnar per esse quante più indulgenze poteva, divozione alla quale invitò i fedeli in un'opera speciale pubblicata su questa materia. Il rosario di cui si serviva era ornato di piccole medaglie ed arricchito di numerose indulgenze. Un giorno per caso lo perdette. e ne fu tutto afflitto, non già che quel santo religioso, il cui cuore a nulla era attaccato sulla terra, avesse qualche materiale attacco a quel rosario, ma perché con esso poteva procurare alle care sue anime gli abituali soccorsi.

Ebbe un bel cercare dappertutto, interrogare la sua memoria per ritrovare il pio tesoro: tutto fu inutile, e venuta la sera, fu obbligato a sostituire con orazioni comuni la indulgenziata sua preghiera. Mentre pregava, solo nella sua cella, udì sopra il soffitto un rumore simile a quello del suo rosario, tanto bene da lui conosciuto, ed alzando gli occhi vide realmente il suo rosario, tenuto da mani invisibili, scendere verso di lui e cadere ai suoi piedi con tutte le medaglie che vi erano attaccate. - Non dubitò che le mani invisibili che glielo portarono fossero quelle delle anime sollevate con questo mezzo. Si può pensare con qual novello fervore recitò le solite cinque decine, e quanto quella visione l'incoraggiò a perseverare in una pratica in modo tanto visibile favorita dal Cielo.

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G. 


domenica 14 giugno 2026

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Sollievo delle anime: la S. Messa. - S. Teresa e Bernardino di Mendoza. - Molteplicità delle messe e pompa delle esequie, - Sante cerimonie della Chiesa e corone profane colle quali si copre il feretro. 

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    Terminiamo quanto dicemmo della santa Messa col racconto di S. Teresa, intorno a Bernardino di Mendoza. Narra il fatto nel suo libro delle Fondazioni (capitolo X). 

     Il giorno dei morti, Bernardino di Mendoza aveva dato a S. Teresa una casa ed un bel giardino, posti a Valladolid, per fondarvi un monastero in onore della Madre di Dio. «Due mesi dopo, scrive la santa, quel gentiluomo d'un tratto cadde infermo e subito perdette la favella di modo che non poté confessarsi, sebbene con segni dimostrasse il desiderio di farlo e la viva contrizione che provava dei suoi peccati. 

    «Non tardò a morire, lungi dal luogo ove io mi trovava a quel tempo; ma Nostro Signore mi parlò e mi fece conoscere che era salvo, sebbene avesse corso grande pericolo di non esserlo. Su di lui si era diffusa la misericordia di Dio, per i doni fatti al convento della S. Vergine: tuttavia la sua anima non doveva uscire dal Purgatorio prima che nella novella casa fosse celebrata la prima messa. 

    «Tanto profondamente sentii i patimenti di quell'anima che, ad onta del mio vivo desiderio di terminare il più presto la fondazione di Toledo, immediatamente partii per Valladolid. 

    «Un giorno che stava pregando a Medina del Campo, Nostro Signore mi disse di far presto, perché l'anima di Mendoza era in preda ai più vivi dolori. Perciò ripartii tosto, sebbene non vi fossi preparata, ed arrivai a Valladolid il giorno della festa di S. Lorenzo. 

    «Chiamai subito i muratori per alzare senza indugio i muri di clausura: ma siccome ciò richiedeva assai tempo, chiesi ad un vescovo l'autorizzazione di fare una cappella provvisoria per l'uso delle suore che mi avevano accompagnato. Avendola ottenuta, vi feci celebrare la messa, e alla comunione, nel momento in cui lasciai il mio luogo per avvicinarmi alla sacra mensa, vidi il nostro benefattore, il quale, colle mani giunte e col volto risplendente, mi ringraziava di quanto aveva fatto per trarlo dal Purgatorio. In seguito lo vidi pieno di gloria salire al Cielo. Ne fui tanto più contenta dacché non ardiva sperare un tal successo; poiché sebbene Nostro Signore mi avesse rivelato che la liberazione di quell'anima avrebbe tenuto dietro alla prima messa celebrata nella casa, pensava che ciò dovesse intendersi della prima messa, in cui il santo Sacramento sarebbe rinchiuso nel tabernacolo ». 

    Questo bel passo ci fa vedere, non soltanto l'efficacia della santa Messa, ma anche la tenera bontà colla quale Gesù Cristo s'interessa per le anime ed arriva sino a domandare in loro favore i nostri suffragi. 

    Giacché il divin Sacrifizio è tanto prezioso, qui si potrebbe domandare se un gran numero di messe arrechi alle anime maggior sollievo che non un numero minore, ma compensato da magnifiche esequie, e da abbondanti limosine. La risposta a questa domanda si deduce dallo spirito della Chiesa, che è lo spirito dello stesso Gesù Cristo e l'espressione della sua volontà. 

    Ora la Chiesa esorta i fedeli a fare per i defunti preghiere, limosine ed altre buone opere, ad applicar loro le indulgenze, ma sopratutto a far celebrare la santa Messa ed assistervi. Dando sempre un posto particolare al divin Sacrifizio, approva ed usa (vari generi di suffragi, secondo le circostanze, la divozione e la condizione sociale del defunto e dei suoi eredi. 

   È un'usanza cattolica, che fin dalla più remota antichità religiosamente osservavano i fedeli, quella di far celebrare per i defunti solenni esequie e funerali splendidi, per quanto lo permettono i loro mezzi. La spesa che per ciò fanno è una limosina alla Chiesa, limosina che agli occhi di Dio sommamente innalza il prezzo del divin Sacrifizio ed il suo valore soddisfattorio pel defunto. 

   Tuttavia è buona cosa il regolare i funerali in modo da lasciar sempre mezzi sufficienti per un numero conveniente di messe e per limosine ai poveri. 

Ciò che si deve evitare, si è che venga dimenticato il carattere cristiano dei funerali e riguardate le funebri esequie, più che un grande atto di religione, una dimostrazione di mondana pompa. 

   Ciò che ancora devesi evitare sono i simboli di duolo al tutto profani e che non sono conformi alle cristiane tradizioni. Tali sono le corone di fiori, di cui con grandi spese si carica il feretro del morto. 

È una innovazione a giusta ragione disapprovata dalla Chiesa, alla quale Gesù Cristo confidò di regolare il culto e le sante cerimonie senza eccezione delle funzioni funebri. Quelle di cui si serve alla morte dei suoi figli sono venerabili per la loro antichità, piene di senso e di consolazione per la fede. Tutto l'apparecchio spiegato agli occhi dei fedeli, la croce e l'acqua benedetta, i lumi e l'incenso, le lagrime e le preghiere, inspirano la compassione per le anime, la fede nella divina misericordia e la speranza nell'immortalità. 

    Che mai avvi di somigliante nelle fredde corone di viole? Dicono niente all'anima cristiana; tutt'al più presentano un simbolo profano della vita mortale, simbolo che contrasta colla santa immagine della Croce e che è estraneo ai sacri riti della Chiesa. 

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G. 


sabato 21 marzo 2026

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Sollievo delle anime: le messe pei defunti. - Il P. Giuseppe Anchieta, gesuita. - Il P. Giulio 

Mancinelli. 


Si che nella liturgia cattolica v'è una messa speciale pei defunti, che celebrasi con para menti neri e si chiama Messa da Requiem. Si potrebbe domandare se questa messa è più delle altre proficua alle anime. - Il sacrifizio della Messa, malgrado la diversità delle cerimonie, è sempre lo stesso, il sacrifizio infinitamente santo del corpo e del sangue di Gesù Cristo; ma come la messa dei morti contiene particolari preghiere per le anime, loro altresì ottiene soccorsi particolari, almeno tutte le volte che le regole liturgiche permettono al prete di celebrar in nero. Questa opinione, fondata sull'istituzione e sulla pratica della Chiesa, si trova confermata da un fatto che leggiamo nella Vita del venerabile Padre Giuseppe Anchieta. 

    Questo santo religioso della Compagnia di Gesù, a giusto titolo soprannominato il taumaturgo del Brasile, come tutti i santi aveva una grande carità per le anime del Purgatorio. Un giorno dell'ottava di Natale, in cui la Chiesa proibisce le messe da Requiem, il 27 dicembre, festa di S. Giovanni Evangelista, quell'uomo di Dio, con grande meraviglia di tutti, salì all'altare con parato nero e celebrò una messa da morto: 

    Il suo superiore, il Padre Nobrega, conoscendo la santità d'Anchieta, punto non dubitava che non operasse per divina ispirazione; tuttavia per togliere a quella condotta il carattere d'irregolarità che sembrava avere, lo riprese dinanzi a tutti i confratelli. «Eh! che, Padre mio, gli disse, non sapete che la Chiesa proibisce di celebrar oggi colle paramenta nere? Avete dunque dimenticato le regole liturgiche?» Il buon Padre, umile ed obbediente, con una rispettosa semplicità rispose che Dio gli aveva fatto conoscere la morte d'un Padre della Compagnia. Quel Padre, antico suo condiscepolo all'Università di Coimbra e che allora risiedeva in Italia nel Collegio della Santa Casa di Loreto, era morto in quella notte stessa. «Dio, aggiunse dandomene cognizione, mi fece comprendere che tosto doveva per lui offrire il Santo Sacrifizio, e fare tutto ciò che poteva per sollevare quell'anima. - Ma, osservò il superiore, sapete voi se la santa Messa celebrata come faceste gli è stata utile? - Sì, rispose modestamente l'Anchieta; immediatamente dopo la commemorazione dei morti, quando diceva quelle parole: A Dio Padre Onnipotente, all' unità del santo Spirito, ogni onore e gloria! il Signore mi fece vedere quella cara anima, liberata da ogni pena, salir al Cielo, ove l'aspettava la corona». 

    Le famiglie cristiane, nelle quali regna lo spirito di fede, si fanno un dovere di far celebrare un gran numero di messe pei loro morti; secondo la loro condizione e la loro fortuna, si rendono santamente prodighe, per moltiplicare i suffragi della Chiesa ed in tal modo sollevare le anime. 

Nella Vita della Regina Margherita d'Austria, moglie di Filippo III, si racconta che in un sol giorno, che fu quello delle sue esequie, nella città di Madrid, si celebrarono ventunomila messe pel riposo dell'anima sua. Quella principessa aveva chiesto nel suo testamento mille messe; il re ne fece aggiungere ventimila. - Quando l'arciduca Alberto morì a Bruxelles, la sua vedova, la pia Isabella, per lui fece celebrare quarantamila messe; e per tutto un mese, ella stessa ne udì dieci ogni giorno, colla più grande pietà (65). 

    Uno dei modelli più perfetti della divozione alla santa Messa e della carità verso le anime del Purgatorio, fu il Padre Giulio Mancinelli della Compagnia di Gesù. I sacrifizi offerti da quel degno religioso, dice il Padre Rossignoli, sembravano aver presso Dio una particolare efficacia pel sollievo dei defunti. Frequentemente gli apparivano anime per chiedergli la grazia d'una sola messa. 

    Cesare Costa, zio del Padre Mancinelli, era arcivescovo di Capua. Un giorno, incontrando il suo santo nipote vestito assai poveramente, ad onta del crudo freddo, con molta carità gli diede una limosina per procurarsi un mantello, Dopo qualche tempo, l'arcivescovo morì, ed il Padre essendo uscito per visitare i suoi infermi coperto della sua nuova veste, vide il defunto suo zio venire a lui tutto circondato di fiamme, supplicando di prestargli il suo mantello. Glielo diede il Padre e essendosene avvolto il defunto, tosto si spensero le fiamme. Comprese Mancinelli che quell'anima soffriva nel Purgatorio e che gli domandava di sollevarla nelle sue pene, a ricambio della carità usata a suo riguardo. Quindi, riprendendo il suo mantello, promise di pregare per lei col maggior fervore, sopratutto all'altare del Signore. 

    Fu tanto notorio questo fatto e produsse sì salutare impressione, che dopo la morte del Padre fu riprodotto sopra un quadro che si conserva nel Collegio di Macerata, sua patria. Vi si vede il Padre Giulio Mancinelli all'altare, colle vesti sacerdotali, e alquanto al di sopra della predella dell'altare, per significare i rapimenti con cui Dio lo favoriva. Dalla sua bocca escono scintille, immagini delle ardenti sue preghiere e del suo fervore durante il santo Sacrifizio. Al disotto dell'altare si vede il Purgatorio e le anime che vi ricevono i benefizi dei suoi suffragi. Al di sopra, due angeli attingono in vasi preziosi e versano una pioggia d'oro, simbolo delle benedizioni, delle grazie, delle liberazioni concesse a quelle povere anime, in virtù dei Sacrifizi del pio celebrante. Vi si vede ancora il mantello, di cui si parlò, ed una iscrizione in versi in questo senso: Oh veste miracolosa, data per preservare dai rigori del freddo e che in seguito servì a temperare gli ardori del fuoco! È in tal modo che la carità riscalda o rinfresca secondo a natura dei mali che lieve sollevare. 

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G. 


venerdì 28 novembre 2025

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Sollievo delle anime: liturgia della Chiesa. - Commemorazione dei morti S. Odilone. 

  

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    La Santa Chiesa possiede una particolare liturgia pei defunti: si compone di vespri, di mattutino, di lodi e della messa, comunemente chiamata Messa da Requiem. Commovente non meno che sublime è questa liturgia; attraverso al dolore ed alle lacrime fa agli occhi dei fedeli brillare la consolante luce della immortalità. Ella spiega pompa nei funerali dei suoi figli, e particolarmente nel giorno solenne della Commemorazione dei morti. La santa Messa ha il primo posto, è come il centro divino al quale tutte si riferiscono le altre preghiere e cerimonie. Il giorno dopo Ognissanti, nella grande solennità dei trapassati, tutti i preti devono celebrare il Sacrifizio pei defunti, mentre i fedeli si fanno un dovere di assistervi, e di più offrire la santa comunione, preghiere e limosine, per sollevare i loro fratelli del Purgatorio. 

    Antichissima è questa festa dei defunti. Fin dal principio la Chiesa pregò pei suoi figli trapassati: cantava salmi, recitava preghiere, offriva la santa Messa pel riposo delle loro anime. Intanto non vediamo che vi fosse una festa particolare per raccomandare a Dio in generale tutti i morti. Non fu che nel secolo X, che la Chiesa, sempre diretta dallo Spirito Santo, istituì la commemorazione di tutti i fedeli defunti, per impegnare i fedeli viventi a compiere colla maggior cura e fervore il grande dovere della preghiera per i morti, ordinato dalla cristiana carità. 

    La culla di questa commovente solennità fu l'abbazia di Cluny. S. Odilone, che ne era l'abate sulla fine del secolo X, colla sua carità verso il prossimo edificava la Francia. Estendendo sino ai morti la sua compassione, non cessava di pregare e di far pregare per le anime del Purgatorio. Fu questa tenera carità che gli inspirò di stabilire nel suo monastero di Cluny, nonché in tutte le dipendenze, la festa della Commemorazione di tutti i trapassati. Si crede, dice lo storico Bérault, che vi fosse indotto da una celebre rivelazione, giacché in un modo miracoloso Dio degnossi manifestare quanto a lui era gradita la divozione di Odilone. Ecco come la cosa è riferita dagli storici: 

     Mentre il santo abate governava il suo monastero in Francia, viveva un pio eremita in una piccola isola sulle coste della Sicilia. Un pellegrino francese che ritornava da Gerusalemme, da una tempesta fu gettato su quello scoglio. L'eremita che andò a visitarlo, gli domandò se conosceva l'abbazia di Cluny e l'abate Odilone. «Certamente, rispose il pellegrino, li conosco e mi glorio di conoscerli; ma voi, come li conoscete? e perché mi fate questa domanda? - Odo spesso, replicò il solitario, gli spiriti maligni lamentarsi delle pie persone che, colle loro preghiere e limosine, liberano le anime dalle pene che soffrono nell'altra vita; ma particolarmente si lamentano di Odilone, abate di Cluny, e dei suoi religiosi. Quando dunque sarete arrivato nella vostra patria, in nome di Dio vi prego ad esortare quel santo abate ed i suoi monaci a raddoppiare le loro buone opere in favore delle povere anime». 

     Il pellegrino si recò all'abbazia di Cluny e fece la sua commissione. Perciò sant'Odilone ordinò che in tutti i monasteri del suo istituto, ogni anno si facesse, il giorno dopo d'Ognissanti, la commemorazione di tutti i fedeli trapassati, sin dalla vigilia recitando i vespri dei morti e l'indomani il mattutino, suonando tutte le campane e pei defunti celebrando una messa solenne. - Si conserva ancora il decreto che, nell'anno 998, fu fatto a Cluny, tanto per quel monastero quanto per tutti gli altri dipendenti. Ben presto una pratica tanto pia passò ad altre chiese, e dopo qualche tempo si rese pratica universale di tutto il mondo cattolico.

 

giovedì 6 marzo 2025

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Sollievo delle anime: potenti effetti della Messa. La sorella di S. Malachia. 

  

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    Gli annali dell'Ordine serafico ci parlano di un santo religioso chiamato Giovanni d'Alvernia, che ardentemente amava Nostro Signor Gesù Cristo, e nello stesso amore abbracciava le anime redente dal suo sangue ed al suo cuore tanto care. Le sofferenti nelle prigioni del Purgatorio avevano una larga parte nelle sue preghiere, nelle sue penitenze, nei suoi sacrifizi. Un giorno Dio si degnò fargli vedere gli ammirabili e consolanti effetti del divin Sacrifizio offerto nel giorno dei morti sui nostri altari. Celebrava il servo di Dio la messa pei defunti in quella solennità, quando rapito in ispirito, vide aperto il Purgatorio e le anime che ne uscivano liberate in virtù del Sacrifizio di propiziazione: rassomigliavano ad innumerevoli scintille uscenti da una ardente fornace. 

    Non vi sarà da meravigliarsi dei potenti effetti della santa Messa, ove si consideri che questo è l'istesso Sacrifizio che il Figlio di Dio offrì sulla croce: «è lo stesso sacerdote, dice il Concilio di Trento; è la stessa vittima; non vi è che il modo d'immolazione che differisce»: sulla croce l'offerta fu cruenta, incruenta è sui nostri altari. 

    Ora il sacrifizio della croce essendo d'un prezzo infinito, quello dell'altare è agli occhi di Dio di uno stesso valore. Tuttavia osserviamo che l'efficacia di questo divin Sacrificio non è applicata ai defunti che in modo parziale, ed in una misura conosciuta dalla sola giustizia di Dio. 

    La passione di Gesù Cristo ed il prezioso suo sangue sparso per la nostra salute, sono un inesauribile oceano di meriti e di soddisfazioni. E' in virtù di questa santa passione che otteniamo tutti i doni e tutte le misericordie del Signore. La sola commemorazione che se ne fa per modo di preghiera, quando a Dio si offre il sangue dell'unico suo Figlio per implorare la sua misericordia, questa preghiera, dico, in tal modo appoggiata alla passione di Gesù Cristo, è d'un gran potere dinanzi a Dio. 

    Molti cristiani non conoscono abbastanza la grandezza dei divini misteri che si compiono sui nostri altari: la debolezza della loro fede unita alla mancanza di cognizione, li impedisce di apprezzare il tesoro che possiedono nel divin Sacrifizio, e loro lo fa riguardare con una certa indifferenza. Ohimè! con doloroso rammarico vedranno più tardi quanto s'ingannarono! La sorella di san Malachia, arcivescovo d'Armagh in Irlanda, ne offre un vivo esempio. 

    Nella sua bella Vita di S. Malachia san Bernardo altamente loda la divozione di questo prelato per le anime del Purgatorio. Non essendo che diacono amava assistere ai funerali dei poveri ed alla messa che per essi si celebrava; accompagnava perfino i loro corpi al cimitero, con tanto maggior carità, quanto più d'ordinario vedeva questi infelici trascurati dopo la morte. Ma aveva una sorella, la quale, tutta ripiena di spirito mondano, trovava che il suo fratello, per tal modo facendosela coi poveri, si degradava, si avviliva, e con lui la sua famiglia. Essa gliene fece rimproveri, e col suo linguaggio mostrò che non comprendeva né la carità cristiana, né la divina eccellenza del sacrifizio della Messa. ­ Malachia non desistette per questo dall'umile sua carità, contentandosi di rispondere alla sua sorella che essa dimenticava gl'insegnamenti di Gesù Cristo, e che un giorno si sarebbe pentita delle indiscrete sue parole. 

    Intanto il Cielo non lasciò impunita l'imprudente temerità di quella donna: giovane ancora, morì, e andò a render conto al Giudice supremo della sua vita poco cristiana. Malachia aveva avuto motivo di lamentarsi di lei: morta che fu, dimenticò tutti i torti da essa ricevuti; più non pensando che ai bisogni dell'anima sua, offrì il santo Sacrifizio per lei e molto pregò. Tuttavia alla lunga, dovendo pregare per molti altri, perdette un po' di vista la sua povera sorella. «Si può credere, aggiunge il Padre Rossignoli, che Dio aveva permesso questa dimenticanza a punizione dalla insensibilità da lei dimostrata coi trapassati. 

    Checché ne sia, apparve al suo santo fratello in sogno. La vide Malachia che stava in mezzo al cortile che si stendeva dinanzi alla chiesa, trista, vestita di nero, chiedente la sua pietà, e lamentandosi che da trenta giorni più non l'aveva sollevata. Si svegliò di soprassalto e si ricordò difatti che da trenta giorni più non aveva celebrato la Messa per sua sorella. L'indomani ricominciò ad offrire per lei il santo Sacrifizio. Allora la defunta le apparve sulla porta della chiesa, assisa sopra la soglia e gemendo per non potervi entrare. Continuò Malachia nei suoi suffragi. Alcuni giorni dopo la vide entrare nella chiesa ed avanzarsi fino al mezzo, ma senza potere, ad onta di tutti i suoi sforzi, avvicinarsi all'altare. Bisognava dunque, aiutarla ancora, ed il santo offrì altre messe, 

Finalmente di lì a poco la vide vicino all'altare, vestita di magnifiche vesti, tutta raggiante di gioia e liberata dalle sue pene. 

    Da ciò si vede, aggiunge S. Bernardo, quanto grande sia l'efficacia del santo Sacrifizio per togliere i peccati, per combattere le avverse potenze, e per introdurre nel Cielo le anime che abbandonarono la terra. 

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G.

domenica 19 gennaio 2025

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Soccorsi concessi alle anime: la santa Messa. - S. Elisabetta e la regina Costanza. - S. Nicola da Tolentino. - Il Padre Gérard. - Il trentenario o le trenta messe di S. Gregorio. - Lacordaire e un principe polacco. 


Nella Vita di S. Elisabetta di Portogallo leggiamo, che dopo la morte della sua figlia Costanza, conobbe il triste stato della defunta nel Purgatorio ed il prezzo da Dio voluto pel suo riscatto. La giovine principessa. da poco tempo maritata al re di Castiglia, fu da una inaspettata morte rapita all’affetto della sua famiglia e dei suoi sudditi. Elisabetta, conosciuta questa triste notizia, col re suo marito recassi nella città di Santarena; un eremita, uscito dalla sua solitudine, si mise a correre dietro al corteo reale, gridando, che doveva parlare colla regina. Lo respinsero le guardie, ma la santa, essendosi accorta della sua insistenza, ordinò che a lei si conducesse quel servo di Dio. 

 Trovatosi alla sua presenza, le raccontò che più di una volta, mentre pregava nel suo eremitaggio, gli era apparsa la regina Costanza, e con molto calore l'aveva scongiurato di far sapere a sua madre che gemeva nel fondo del Purgatorio, che era condannata a lunghe e dolorose pene, ma che sarebbe stata liberata, se per un anno per lei ogni giorno si celebrasse la santa Messa. ­ I cortigiani che avevano udito questa partecipazione, ne fecero le più grasse risa, e trattarono l'eremita da visionario, da intrigante e da pazzo. 

 Quanto ad Elisabetta, si volse al re e gli domandò che cosa ne pensasse. c lo credo, rispose il principe, che è cosa da saggio il far ciò che ci è indicato da questa voce straordinaria; alla fin fine, far celebrare messe per la cara nostra defunta, è un'opera al tutto paterna e cristiana». Fu perciò incaricato di questa cosa un santo prete, Ferdinando Mendez. 

 Al termine dell'anno. Costanza apparve a S. Elisabetta, vestita di bianco e raggiante di gloria. c Oggi, madre mia, le disse, sono liberata dalle pene del Purgatorio, e salgo al Cielo». - La santa, ripiena di consolazione e di gioia, si portò alla chiesa a ringraziare il Signore. Vi trovò il Padre Mendez, che le disse d'aver dal giorno innanzi terminato di celebrar le trecentosessantacinque messe di cui gli aveva dato l'incarico. Allora la regina comprese che Dio aveva mantenuta la promessa fattale dal pio eremita, e ne testificò la sua riconoscenza versando abbondanti limosine a favore dei poveri. 

 Ci liberaste dai nostri persecutori e confondeste. quelli che ci odiavano (Salmo 43). Queste furono le parole che all'illustre S. Nicola da Tolentino indirizzavano le anime che aveva liberate per esse offrendo il sacrifizio della Messa. ­ «Una delle più grandi virtù di questo ammirabile servo di Dio, dice il Padre Rossignoli (63), fu la sua carità, il suo attacco alla Chiesa sofferente. Per essa sovente digiunava a pane ed acqua, crudelmente si flagellava, e attorno alle reni si metteva una catena di ferro strettamente serrata. Quando a lui si aprì il santuario, e si volle farlo sacerdote, indietreggiò dinanzi a quella sublime dignità, e ciò che finalmente lo decise a lasciarsi porre le mani, fu il pensiero che, celebrando ogni dì, avrebbe potuto con maggior efficacia giovare alle care anime del Purgatorio. Da parte loro le anime che con tanti suffragi sollevava, più volte gli apparvero per ringraziarlo o per raccomandarsi alla sua carità».

 Ecco effetti soprannaturali d'un genere diverso, ma che rendono ugualmente sensibile la efficacia della Messa per i defunti. Lo troviamo nelle Memorie del Padre Gérard, missionario gesuita inglese e confessore della fede nelle persecuzioni d'Inghilterra del secolo XVI. Dopo di aver raccontato come ricevette l'abiura d'un gentiluomo protestante, ammogliato con una sua cugina, il Padre Gérard aggiunge: «Questa conversione ne produsse un'altra, accompagnata da circostanze assai straordinarie. Il mio novello convertito andò a trovare un suo amico, pericolosamente infermo: era un uomo schietto, ritenuto nell'eresia più da illusione che da altri motivi. Il visitatore, vivamente insistendo perché si convertisse e pensasse all'anima sua, da lui ebbe la promessa di confessarsi. L'istruì in ogni cosa, gli insegnò ad eccitare nella sua anima il dolore dei suoi peccati, ed andò a  cercare un prete. Stentò molto a trovarne uno, e in questo frattempo l'infermo morì. - Prima di spirare, il povero moribondo aveva spesso domandato se ritornava il suo amico col medico che aveva promesso di condurgli: così chiamava il prete cattolico. 

 «Quanto avvenne in seguito sembrò dimostrare che Dio aveva gradito la buona volontà del defunto. Le notti che tennero dietro alla morte la sua moglie, protestante, vide nella stanza una luce che si moveva attorno a lei e penetrava sino nella sua alcova. Spaventata, volle che le sue donne di servizio dormissero nella camera; ma queste videro niente, benché la luce continuasse a comparire agli occhi della padrona. La povera dama mandò a chiamare l'amico, di cui il suo marito con tanto ardore aveva aspettato l'arrivo, gli espose ciò che avveniva, e domandò che si dovesse fare. «Questo amico, prima di rispondere, consultò un prete cattolico. Il prete gli disse che, probabilmente, quella luce era per la moglie del defunto un segno soprannaturale, col quale Dio l'invitava a ritornare alla vera fede. La dama fu vivamente impressionata da quelle parole, aprì il suo cuore alla grazia e alla sua volta si convertì. 

 «Una volta cattolica, per molto tempo fece celebrare la Messa nella sua camera, ma la luce ritornava sempre. Il prete, dinanzi a Dio considerando le circostanze, pensò che il defunto, salvato pel suo pentimento accompagnato dal desiderio della confessione, si trovava nel Purgatorio ed abbisognava di preghiere. Consigliò alla dama di far dire la Messa per lui per trenta giorni, conforme al vecchio uso dei cattolici inglesi. Lo fece la buona vedova, e la notte del trentesimo giorno, invece d'una luce, ne apparsero tre: due sembravano sostenerne un'altra. Le tre luci entrarono nell'alcova, poscia salirono al Cielo per non più ritornare. - Queste misteriose luci sembrano aver significato le tre conversioni e l'efficacia del sacrifizio della Messa per aprire ai defunti l'entrata del Cielo». 

 Il trentenario, o le trenta messe che si dicono per trenta giorni consecutivi, non è solo un'usanza inglese, come la chiama il P. Gérard, ma è molto diffuso in Italia e negli altri paesi della cristianità. Queste messe si chiamano le trenta messe di S. Gregorio, perché sembra che il pio costume risalga a questo santo Papa: Ecco ciò ch'egli ci riferisce nei suoi Dialoghi (64): 

 Un religioso, al monastero chiamato Giusto, aveva ricevuto e conservato in proprietà tre scudi d'oro. Era un fallo grave contro il suo voto di povertà: fu scoperto e scomunicato. Questa pena salutare lo fece rientrare in se stesso, ed alcun tempo dopo morì con veri sentimenti di pentimento. Intanto S. Gregorio, per ispirare a tutti i fratelli un vivo orrore del delitto di proprietà in un religioso, non per questo levò la scomunica. Giusto fu sepolto in disparte, e nella fossa si gettarono i tre scudi, mentre i religiosi tutti assieme ripeterono la parola di S. Pietro a Simon mago: Pecunia tua tecum sit in perditionem: perisca con te il tuo denaro. 

 Alcun tempo dopo, il santo abate, giudicando che lo scandalo fosse abbastanza riparato, e mosso a compassione per l'anima di Giusto, chiamò l'economo, e con tristezza gli disse: «Dal momento della sua morte il defunto nostro fratello è tormentato dalle fiamme del purgatorio: noi dobbiamo per carità sforzarci di liberarlo. Andate dunque, e cominciando da oggi, procurate che il santo Sacrifizio sia per lui offerto per trenta giorni; non lasciatene passar uno solo senza immolar l'Ostia di propiziazione per la sua liberazione». 

 Puntualmente obbedì l'economo. Nel corso dei trenta giorni furono celebrate le trenta messe. Ora venuto il trentesimo giorno e finita la trentesima messa, comparve il defunto ad un confratello chiamato Copioso, dicendo: «Benedite Dio, fratel mio: oggi stesso sono liberato ed ammesso nella società dei Santi». 

 Da quel punto si stabilì il pio uso di far celebrare per i defunti trentenari di messe. Il celebre padre Lacordaire, al cominciare le conferenze sulla immortalità dell'anima, che, pochi anni prima della sua morte, rivolgeva agli allievi di Sorèze, loro raccontava il seguente fatto: «Il principe polacco di X..., incredulo e materialista confesso, stava componendo un'opera contro l'immortalità dell'anima; ed era sul punto di mandarla alla stampa, quando, passeggiando un giorno nel suo giardino, una donna tutta in lacrime si getta ai suoi piedi e coll'accento del più profondo dolore gli dice: «Mio buon principe, il mio marito muore... Forse in questo momento la sua anima travasi nel Purgatorio fra i patimenti!... Io sono in tale miseria che non ho neanche la piccola somma che occorrerebbe per far celebrare la messa dei defunti. Degnatevi soccorrermi in favore del mio povero marito!» 

 «Sebbene il gentiluomo fosse convinto che quella donna era ingannata dalle sue credulità, non ebbe il coraggio di respingerla. Cerca una moneta d'oro, gliela dà, e la donna corre alla chiesa, a pregare il sacerdote che offra qualche messa pel suo marito. 

 «Cinque giorni dopo, verso sera, il principe, ritirato e chiuso nel suo gabinetto, rileggeva il suo manoscritto e ritoccava alcune particolarità, quando, alzando gli occhi, vide a due passi da sé un uomo vestito come i contadini del paese: «Principe, gli disse lo sconosciuto, vengo a ringraziarvi. Io sono il marito di quella povera donna che vi supplicava, pochi giorni fa, di darle un'elemosina, onde fosse offerto il sacrifizio della Messa pel riposo dell'anima mia. La vostra carità fu accetta a Dio, ed egli mi permise di venire a ringraziarvi». 

 «Dette queste parole, il contadino polacco come un'ombra scomparve. Indicibile fu l'emozione del principe, e per lui ebbe questo risultato: mise sul fuoco la sua opera, e tanto bene si arrese alla verità, che volle che a tutti manifesta fosse la sua conversione, in cui perseverò fino alla morte».

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G. 

sabato 28 settembre 2024

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Soccorsi concessi alle anime: i suffragi. - Opere meritorie, impetratorie, soddisfattorie. - S. Geltrude Giuda Maccabeo - S. Agostino.

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 Se con tanta bontà Dio consola le anime, la sua misericordia si manifesta con maggior splendore nel potere concesso alla sua Chiesa d'abbreviare le loro pene. Volendo con clemenza eseguire le severe sentenze della sua giustizia, concede riduzioni e mitigazioni di pena, ma lo fa in una maniera indiretta e per mezzo dei vivi; è a noi che concéde ogni potere di soccorrere i nostri fratelli addolorati, per via di suffragio, ossia per mezzo d'impetrazione e di soddisfazione. La parola suffragio nella lingua ecclesiastica è sinonimo di preghiera: però quando il Concilio di Trento definì che le anime purganti possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli, il senso della parola suffragio diventa più esteso: in generale comprende tutto quanto possiamo offrire a Dio in favore dei trapassati. Ora in tal modo noi possiamo offrire, non soltanto preghiere, ma tutte le nostre buone opere, in quanto sono impetratorie e soddisfattorie. Per comprendere questi termini, osserviamo che ognuna delle nostre buone opere compita in istato di grazia d'ordinario ha agli occhi di Dio un triplice valore. 1° È meritoria, cioè aggiunge ai nostri meriti diritto ad un nuovo grado di gloria in Cielo. 2° È impetratoria (impetrare, ottenere), ossia a guisa d'una preghiera ha la virtù di ottenere da Dio qualche grazia. 3° È soddisfattoria, ossia come un valore particolare è adatta a soddisfare alla divina giustizia, a pagare i nostri debiti di pene temporali dinanzi a Dio. Il merito è inalienabile, e rimane proprio della persona che fa l'azione. All'incontro, il valore impetratorio e soddisfattorio può profittare ad altri, in virtù della comunione dei Santi. Esposte queste nozioni, facciamo questa domanda pratica: Quali sono i suffragi, coi quali, secondo la dottrina della Chiesa, possiamo aiutare le anime del Purgatorio? A questa domanda si risponde: Sono le preghiere, le limosine, i digiuni e qualunque penitenza, le indulgenze soprattutto e il santo sacrifizio della Messa. Tutte queste opere, compite in istato di grazia, Gesù Cristo ci permette d'offrirle alla divina Maestà pel sollievo dei nostri fratelli del Purgatorio, e Dio le applica a quelle anime secondo le regole della sua giustizia e della sua misericordia. Con questa ammirabile disposizione, sempre salvando e guarentendo i diritti della sua giustizia il nostro Padre celeste moltiplica gli effetti della sua misericordia, che per tal modo al tempo stesso si esercita nella Chiesa purgante e nella Chiesa militante. Il soccorso misericordioso che ci permette di portare ai nostri sofferenti fratelli a noi stessi apporta un frutto eccellente; è un'opera non soltanto vantaggiosa pei defunti, ma santa ancora e salutare pei vivi: sancta et salubris est cogitatio pro defunctis orare. Nelle Rivelazioni di S. Geltrude leggiamo che, avendo un'umile religiosa della sua comunità con una piissima morte coronato una vita esemplare, Dio si degnò mostrare alla santa lo stato di questa defunta. Vide Geltrude la sua anima, ornata di una ineffabile bellezza e cara a Gesù, che con amore la riguardava. Tuttavia, per alcune leggere negligenze non espiate, non poteva ancora entrare nella gloria, ed era obbligata a scendere nel fosco soggiorno dei patimenti. Appena era scomparsa in quelle profondità, la santa la vide ricomparire ed alzarsi al Cielo, portata dai suffragi della Chiesa: Ecclesiae precibus sursum ferri. Già nell'antica legge, si facevano preghiere e si offrivano sacrifizi pei morti. Riferisce la Scrittura, lodando l'azione pietosa di Giuda Maccabeo dopo la vittoria che riportò sopra Gorgia, generale del re Antioco, che quella vittoria costò la vita ad un certo numero di soldati israeliti. Questi soldati avevano commesso un fallo, pigliando fra le spoglie del nemico oggetti consacrati agl'idoli, il che era proibito dalla legge. Fu allora che Giuda, capo dell'armata d'Israele, ordinò  preghiere e sacrifizi per la remissione del loro peccato e pel sollievo delle loro anime. Ecco il passo ove la Scrittura narra questi fatti (II Macc., XII, 39). Dopo il sabato Giuda andò colla sua gente a prendere i corpi degli uccisi per riporli coi loro parenti nei sepolcri dei loro nazionali, Ed in seno agli uccisi trovarono delle cose donate agli idoli che erano già in Anania, le quali sono cose proibite pei Giudei secondo la legge; e tutti conobbero evidentemente che per questi quelli erano periti. E tutti benedissero i giusti giudizi del Signore, il quale aveva manifestato il male nascosto. E perciò, rivoltisi all'orazione, pregarono chefosse posto in dimenticanza il delitto commesso. Ma il fortissimo Giuda esortava il popolo a conservarsi senza peccato, mentre avevano veduto coi propri occhi quel che era avvenuto a causa del peccato di quelli che rimasero uccisi. E fatta una colletta, mandò a Gerusalemme dodicimila dramme d'argento, perché si offrisse sacrifizio pei peccati di quei defunti, rettamente e piamente pensando intorno alla risurrezione. (Perocchè s'ei non avesse avuto la speranza che que' defunti avessero a risuscitare, superflua cosa e inutile sarebbe parsa a lui l'orazione pei morti). E considerando che per quelli che si erano addormentati nella pietà, si serbava una grande misericordia. Santo dunque e salutare è il pensiero di pregare pei defunti, affinché siano sciolti dai loro peccati. Nella nuova Legge abbiamo il divin sacrifizio della Messa, di cui i vari sacrifizi della Legge mosaica non erano che deboli figure. Il Figliuolo di Dio l'istituì, non soltanto come degno omaggio dalla creatura reso alla divina Maestà, ma ancora come una propiziazione pei vivi e pei morti, ossia come un mezzo efficace di placare la giustizia di Dio, irritata dai nostri peccati. La santa Messa fu celebrata pei defunti sin dal principio della Chiesa. «Noi, scriveva Tertulliano nel secolo III (58), celebriamo l'anniversario dei martiri, noi offriamo il Sacrifizio pei defunti nel giorno anniversario della loro morte». «Non c'è dubbio, scrive S. Agostino, che le preghiere della Chiesa, il salutare Sacrifizio e le limosine distribuite pei defunti, sollevano le anime e fanno che Dio le tratti con maggior clemenza di quella meritata dai loro peccati. È la pratica universale della Chiesa, pratica che essa osserva come ricevuta dai suoi padri, ossia dai santi Apostoli.» (59) S. Monica, la degna madre di S. Agostino, morendo, non domandava che una cosa al suo figlio, ossia che di lei si ricordasse all'altare del Signore, ed il santo Dottore, riferendo questa commovente circostanza nel libro delle sue Confessioni (60), tutti scongiura i suoi lettori ad unirsi a lui per raccomandarla a Dio nel santo Sacrifizio. Volendo ritornare in Africa, S. Monica venne con Agostino ad Ostia per imbarcarvisi, ma cadde inferma e tosto sentì vicina la sua morte. «Qui, disse a suo figlio, seppellirete la vostra madre. La sola cosa che vi domando, è che vi ricordiate di me all'altare del Signore: ut ad altare Domini memineritis mei». «Mi si perdonino, aggiunse S. Agostino, le lagrime che allora io versai, perché non era d'uopo piangere quella morte che non era che l'entrata nella vera vita. Tuttavia considerando cogli occhi della fede la miseria della nostra natura decaduta poteva dinanzi a voi, o Signore, spargere altre lagrime da quelle della carne, le lagrime che scorrono pensando al pericolo in cui si trova ogni anima che peccò in Adamo. «Certamente la madre mia visse in modo da glorificare il vostro nome colla viva sua fede e colla purezza dei suoi costumi: tuttavia, potrò io asserire che nessuna parola contraria alla santità della vostra legge sia uscita dalle sue labbra? Ohimè! che mai è la vita più santa, se voi l'esaminate col rigore della vostra giustizia? «Ed è per questo, o Dio del mio cuore, mia gloria e mia vita, che io lascio da parte le buone opere fatte da mia madre, per chiedervi soltanto il perdono dei suoi peccati. Esauditemi, per le sanguinose ferite di chi per noi morì sulla croce e che ora seduto alla vostra destra, è nostro intercessore. «Ben so che la madre mia usò sempre misericordia, di tutto cuore perdonò le offese, condonò i debiti con lei contratti: dunque anche a lei rimettete i suoi debiti, se nei lunghi anni della sua vita con voi ne ha contratti. Perdonatele e non entrate con lei in giudizio, giacché vere sono le vostre parole: misericordia voi avete promesso ai misericordiosi. «Questa misericordia, credo, o Dio mio che già a lei voi l'avete fatta: ma accettate l'omaggio della mia preghiera. Ricordatevi che nel momento del suo transito all'altra vita la vostra serva non pensò per il suo corpo, né a pomposi funerali, né a preziosi profumi; non domandò un magnifico sepolcro, né che fosse trasportata in quello che si era fatto costruire a Tagaste, sua patria, ma solamente che di lei ci ricordassimo al vostro altare, di cui apprezzava i misteri. Voi lo sapete, o Signore: in tutti i giorni della sua vita prendeva parte a questi divini misteri, che contengono la Vittima santa, il cui sangue cancellò il chirografo di nostra condanna. «Riposi dunque in pace con mio padre, suo marito, collo sposo al quale fu fedele nei giorni della sua unione e fra le tristezze della sua vedovanza, con colui di cui si era fatta l'umile serva per guadagnarlo a voi, o Signore, colla sua dolcezza e colla sua pazienza. E voi, o mio Dio, ispirate a tutti quelli che leggeranno queste linee di ricordarsi al vostro altare di Monica, vostra serva, e di Patrizio,che fu suo sposo. Oh! Che tutti quelli che ancora vivono nella luce fallace di questo mondo, si ricordino dunque pietosamente dei miei genitori, onde l'ultima preghiera di mia madre moribonda oltre gli stessi suoi voti sia esaudita». Questo bel passo di S. Agostino ci mostra il sentimento di quel grande Dottore riguardo ai suffragi pei morti; chiaramente fa vedere come il primo ed il più potente di tutti i suffragi il santo sacrifizio della Messa.

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G. 

sabato 24 agosto 2024

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Consolazioni delle anime. - Gli Angeli. - Pietro de Basco. - La beata Emilia domenicana. - Aiuto dei santi alle anime del Purgatorio. 


Oltre le consolazioni che le anime ricevono dalla Santa Vergine, sono ancora aiutate e consolate dai santi Angeli, sopratutto dai loro angeli custodi. Insegnano i Dottori che la missione tutelare dell'angelo custode non termina che all'entrata. del suo protetto in Paradiso. Se, al momento della morte, un'anima in istato di grazia non è ancora degna di vedere la faccia di Dio, l'angelo custode la conduce al luogo delle espiazioni e con lei sta, per procurarle tutti i soccorsi e tutte le consolazioni che stanno in suo potere. 

    «È, dice il Padre Rossignoli, un'opinione assai comune fra i santi Dottori, che il Signore, il quale un giorno invierà i suoi angeli per riunire tutti i suoi eletti, di quando in quando li invia al Purgatorio, a visitare e consolare le anime sofferenti. Per queste senza dubbio non avvi più preziosa mitigazione il vedere gli abitanti della celeste Gerusalemme, con cui un giorno divideranno la eterna felicità. Le Rivelazioni di S. Brigida sono piene di fatti con simili, ed un gran numero ne offrono le Vite di parecchi altri santi». 

    Nella Vita del servo di Dio Pietro de Basco troviamo un fatto che mostra come i santi Angeli, anche mentre vegliano sulla terra alla nostra custodia, s'interessano pel sollievo delle anime del Purgatorio. 

    Pietro de Basco, fratello coadiutore della Compagnia di Gesù, che il suo biografo chiama Alfonso Rodrigues del Malabar, morì in odore di santità a Cochin, il 10 marzo 1645. Era nato in Portogallo dall'illustre famiglia di Machado. 

    Pietro de Basco aveva una gran divozione per le anime purganti, mirabilmente incoraggiata e secondata dal suo angelo custode. Ad onta delle molte sue fatiche, ogni giorno recitava il santo Rosario pei defunti. Un giorno, per dimenticanza, s'era posto a letto senza recitarlo: ma appena addormentato, fu svegliato dall'angelo custode: «Figlio mio, gli disse quel celeste spirito, le anime del Purgatorio aspettano l'ordinario obolo della vostra carità». Pietro si alzò subito per compiere quel pio dovere (56). 

    Se i santi Angeli per tal modo s'interessano per le anime del purgatorio in generale, facilmente si comprende che uno zelo tutto particolare avranno per quelle dei loro protetti. Nel convento di cui a Vercelli era priora la beata Emilia, religiosa domenicana, era un punto della regola il non bere fuor di pasto senza una espressa autorizzazione della superiora. Questa autorizzazione, la Beata costumava non concederla; essa animava le sue consorelle a far volentieri questo piccolo sacrifizio in memoria della sete ardente del Salvatore per la loro salute provata sulla croce. E per incoraggiarle, le consigliava di dare alcune gocce di quest'acqua al loro angelo custode, perché loro le riservasse nell'altra vita onde calmare gli ardori del Purgatorio. Il fatto seguente mostrò quanto quella pia pratica fosse gradita a Dio. 

    Una suora, per nome Cecilia Avogadro, venne un giorno a chiederle il permesso di rinfrescarsi, soffrendo una sete ardente. «Figlia mia, le disse la priora, fate questo legger sacrificio per amor di Dio ed in vista del Purgatorio. - Madre, noci è tanto leggero questo sacrifizio: io muoio di sete», rispose la buona suora. Tuttavia, sebbene un po' afflitta, obbedì al consiglio della superiora. 

Quell'atto al tempo stesso di obbedienza e di mortificazione fu prezioso agli occhi di Dio e ben ne fu ricompensata suora Cecilia. - Moriva alcune settimane dopo, ed al termine di tre giorni, tutta raggiante di gloria comparve alla Madre Emilia: «O Madre mia, le disse, quanto vi sono riconoscente! Ero condannata ad un lungo purgatorio per aver troppo amata la mia famiglia ed ecco che al termine di tre giorni vidi venire nella mia prigione l'angelo custode, che teneva in mano un bicchiere d'acqua, di cui mi avete fatto fare il sacrifizio al divino Sposo: egli ha sparso quell'acqua sulle fiamme che mi divoravano, e tosto si spensero, ed io fui liberata. Spicco il volo al Cielo, ove non vi dimenticherà la mia riconoscenza». (57). 

    È in tal modo che gli Angeli di Dio aiutano e consolano le anime del Purgatorio. 

    Qui si potrebbe domandare se i santi ed i beati già coronati nel Cielo possano soccorrerle. - È certo, dice il Padre Rossignoli, e tale è l'insegnamento dei maestri di teologia sant'Agostino e san Tommaso. I Santi sono in questa parte potentissimi per via di supplicazione, o, come si dice, per via d'impetrazione, ma non di soddisfazione. In altri termini, i Santi del Cielo possono pregare per le anime del Purgatorio ed ottenere cosi dalla divina Misericordia la diminuzione della loro pena: ma non possono per esse soddisfare, cioè pagare i loro debiti alla divina giustizia: è questo un privilegio da Dio riservato alla sua Chiesa militante. 

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G. 

lunedì 29 luglio 2024

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Consolazioni delle anime. - La S. Vergine. - Rivelazione di S. Brigida. Il Padre Girolamo Carvalho. 

- Il B. Renier cistercense. - La S. Vergine Maria e il privilegio del sabato. - La vener. Paola di Santa Teresa. ­ S. Pietro Damiani e la defunta Marori. 


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     Le anime del Purgatorio ricevono pure grandi consolazioni dalla S. Vergine. Non è dessa la Consolatrice degli afflitti? e quale afflizione è paragonabile a quella delle povere anime? Non è dessa la Madre della Misericordia? e non è forse per quelle anime sante e sofferenti che tutta deve mostrare la misericordia del suo cuore? Dunque non bisogna meravigliarsi, se nelle Rivelazioni di S. Brigida la Regina de' Cieli dà a se stessa il bel nome di Madre delle anime del Purgatorio. «Io sono, disse a quella santa, la madre di tutti quelli che sono nel luogo dell'espiazione: le mie preghiere addolciscono i castighi che sono inflitti pei loro falli. (52). 

    Il 25 ottobre 1604, nel collegio della compagnia di Gesù a Coimbra, morì in odore di santità il P. Girolamo Carvalho, nell'età di sessant'anni. Sentiva questo mirabile ed umile servo di Dio un vivissimo timore delle pene del Purgatorio. Né le crude macerazioni alle quali più volte ogni giorno si abbandonava, senza contare quelle che anche ogni settimana gli suggeriva la memoria più particolare della Passione, né le sei ore che sera e mattina consacrava alla meditazione delle cose sante sembravano assicurarlo contro i castighi, dopo la sua morte dovuti alle pretese sue infedeltà. 

Ma un giorno la stessa Regina del Cielo, per cui aveva una tenera divozione, si degnò consolare il suo servo colla semplice assicurazione che era la madre della misericordia per i suoi cari figli del Purgatorio, non meno che per quelli che vivono sulla terra. - Cercando più tardi di diffondere una dottrina tanto consolante, il santo uomo, per inavvertenza e nel calore del discorso, si lasciò sfuggire queste parole: Ella me lo ha detto. 

    Si riferisce che un altro gran servo di Maria, il beato Renier cistercense (53), tremava al pensiero dei suoi peccati e della terribile giustizia di Dio dopo la morte, e nel suo spavento essendosi rivolto alla sua grande protettrice, che si chiama la Madre della misericordia, fu rapito in ispirito, e vide la Madre di Dio supplicar il Figlio in suo favore: «Figlio mio, diceva, fategli grazia del Purgatorio, perché umilmente si pente dei suoi peccati. - Madre mia, rispose Gesù Cristo, nelle tue mani rimetto la tua causa»: il che voleva dire: sia fatta grazia al tuo protetto, come desideri. - Con una ineffabile gioia comprese il beato che Maria gli aveva ottenuto l'esenzione dal Purgatorio. 

    In certi giorni specialmente la Regina dei cieli esercita la sua misericordia nel Purgatorio. Questi giorni privilegiati sono dapprima tutti i sabati, poscia le varie feste di Maria, che per tal modo sono come i giorni di festa pel Purgatorio. ­ Nelle rivelazioni dei Santi vediamo che il sabato giorno specialmente consacrato alla S. Vergine, la dolce Madre di misericordia scende nelle prigioni del Purgatorio per consolare e visitare i suoi divoti. Allora, secondo la pia credenza dei fedeli, essa libera le anime che, avendo portato il santo scapolare, hanno diritto al privilegio detto sabatino; quindi prodiga le dolcezze delle sue consolazioni alle altre anime che particolarmente l'hanno onorata. Ecco quanto in questa parte vide la venerabile suor Paola di S. Teresa, religiosa domenicana nel monastero di S. Caterina a Napoli (54). 

    Essendo stata rapita in estasi, un giorno di sabato, ed in ispirito trasportata nel Purgatorio, fu tutta sorpresa di trovarlo trasformato in un paradiso di delizie, illuminato da una viva luce invece delle tenebre abituali. Stando per chiedere la ragione di questo cambiamento, scorse la Regina dei cieli, circondata da una infinità di angeli, ai quali ordinava di liberare le anime che le erano state specialmente devote e di condurle al Cielo. 

    Se così avviene dei semplici sabati, non si può guasi dubitare che non sia lo stesso nei giorni di festa consacrati alla Madre di Dio. Fra tutte queste feste quella della gloriosa Assunzione di Maria sembra essere il grande giorno delle liberazioni. S. Pietro Damiani (55) ci dice che ogni anno nel giorno dell'Assunzione, la Santa Vergine libera parecchie migliaia d'anime. Ecco la meravigliosa visione che riferisce a questo riguardo. 

    «È una pia usanza, dic'egli, fra il popolo romano, di visitare le chiese con un cero in mano durante la notte che precede la festa dell'Assunzione di Nostra Signora. Ora in questa occasione avvenne che una distinta persona, stando inginocchiata nella basilica d'Ara Coeli al Campidoglio, scorse che pregava dinnanzi a lei un'altra dama, sua madrina, morta parecchi anni prima. Sorpresa e non potendo credere ai suoi occhi, volle chiarire questo mistero e si pose vicino alla porta della chiesa. Appena la vide uscire, la prese per mano e tirandola in disparte: «Non siete voi le disse, la mia madrina Marozzi, che mi avete tenuta al fonte battesimale? - Sì, rispose tosto la comparsa, sono io stessa. - E come avviene che vi trovo fra i vivi, dacché siete morta da quasi un anno? - Sino ad oggi rimasi immersa in un fuoco spaventevole per i molti peccati di vanità da me commessi nella mia gioventù; ma in questa grande solennità, la Regina del Cielo scese in mezzo alla fiamme del Purgatorio e mi liberò insieme ad un gran numero di defunti, per entrare in Cielo nel dì della Assunzione. Questo grande atto di clemenza lo esercita ogni anno: e nell'attuale circostanza, il numero di coloro che liberò uguaglia quello del popolo di Roma.» 

    «Vedendo che la sua figlioccia rimaneva stupita ed ancora sembrava dubbiosa, la comparsa aggiunse: «A prova della verità delle mie parole sappi che tu stessa entro un anno, nella festa dell'Assunzione, morirai; se passa questo termine, abbi il tutto per illusione». 

    S. Pietro Damiani termina questo racconto dicendo che la giovane dama passò l'anno in buone opere per prepararsi a comparire innanzi a Dio. L'anno seguente, l'antivigilia dell'Assunzione, cadde inferma e morì il giorno stesso della festa, come le era stato predetto. 

   Dunque la festa dell'Assunzione è il gran giorno delle misericordie di Maria per le anime; essa si compiace d'introdurre nella gloria i suoi figli nel dì anniversario in cui vi fu introdotta ella stessa «Questa pia credenza, aggiunge l'abate Louvet, è appoggiata ad un gran numero di particolari rivelazioni: per questo a Roma la chiesa di Santa Maria in Montorio, che è il centro dell'Arciconfraternita dei suffragi pei trapassati, porta il titolo dell'Assunzione». 

Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G.