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mercoledì 21 ottobre 2026

LA PEDAGOGIA DELLO SPIRITO SANTO

 


LE GRANDI LEGGI

DELLA PEDAGOGIA DIVINA


"Cercatemi e vivrete".

(Amos 5,4) "Mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Allora sarò trovato da voi"(Ger 29,13-14)


L'opera educatrice dello Spirito Santo consiste in un progressivo indirizzamento delle nostre anime verso la santità. È l'unico termine al quale essa si ordina.


Eccoci di fronte a un'idea molto ricca, dalle conseguenze incalcolabili. Lo Spirito Santo promuove la santità nelle anime – diremmo che è sua abitudine – perché Egli è la Santità per eccellenza. Essendo, nella SS. Trinità, l'amore personale, deve essere Spirito "Santo". Sono due affermazioni nella fede, che si deducono l'una dall'altra; è manifesta la loro intima connessione. Che cos'è la santità se non l'amore perfetto di Dio, la carità, compagna inseparabile, in noi, della grazia santificante, principio della nostra qualità di figli di Dio? Essere santi è amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze. Santità tanto maggiore quanto più l'amore di Dio affonda le sue radici profondamente nell'anima e si impossessa in modo più completo del governo di una vita.

Qual è il costitutivo della santità in un'anima se non la sua unione a Dio, considerata come principio dal quale in essa tutto procede e come il fine ultimo a cui tende con tutta l'energia della buona volontà, ispirata e sostenuta dalla grazia divina, che tutto spiega e porta a buon fine? Con maggiore precisione, la santità risiede nella "conversione" dell'anima verso Dio. Non ci riferiamo qui, s'intende bene, all'unione passeggera e fugace (di ciò tutti i cristiani sono capaci, una volta o l'altra), ma a un incontro di cuori, abituale e permanente. Basta dire che il principio fondamentale della santità deve essere l'amore di Dio, poiché solo l'amore ci volge verso Dio, facendoci aderire pienamente alla sua bontà suprema. È l'amore radicato nell'anima, sgorgante completamente dalla grazia santificante, come suo principio naturale. A questo elemento costitutivo della santità si legano altri due, conseguenze del primo: la purezza e la fermezza.

La purezza. Tutto ciò che macchia l'anima, tutto ciò che la rende meno pura, è deviazione dell'amore e, di conseguenza, taglia o almeno indebolisce e ritarda il suo movimento verso Dio. La fermezza. Riguardo all'unione del cuore con Dio non avviene lo stesso che in relazione alla tendenza verso i beni di questo mondo, finiti, passeggeri. Essendo questi, soltanto mezzi, aiutandoci a tendere all'unione con Dio, devono, per questo, essere cercati con misura; ma il possesso di Dio, fine supremo della nostra vita, esige incrollabile costanza nella tendenza.

Sono queste considerazioni sufficienti per arrivare a comprendere come i due caratteri dello Spirito Santo, l'amore e la santità, si intreccino reciprocamente e formino, in realtà, una sola e medesima proprietà personale, proprietà che va a spiegare l'orientamento completo della sua opera educatrice. Come tutti gli esseri, Egli deve agire in funzione della sua natura e secondo le sue disposizioni. Lo Spirito Santo è amore; è, quindi, l'unione intima, perfetta, con il Padre e il Figlio. Questo amore, noi lo sappiamo, è il termine infinito delle divine compiacenze del Padre e del Figlio verso la loro infinita bellezza; esclude qualsiasi affezione disordinata dell'amore: è la purezza stessa, nella sua assoluta perfezione. Lo spirito di Dio è amore e questo amore è Dio; partecipa dell'eterna e immutabile stabilità di Dio. Questo ultimo tratto non permette di affermare di trovarsi qui la santità per eccellenza, che ha raggiunto il culmine della perfezione? Di più; è una santità attiva, santità che si propone di operare nelle anime, poste liberamente sotto la sua influenza, al fine di santificarle e portarle a realizzare, poco a poco, l'elevato ideale di perfezione, posseduto in pienezza dallo Spirito: è ambizione di santità, "ascensione" ininterrotta verso Dio.

Questa azione interamente soprannaturale dello Spirito sulle anime, nelle quali suscita una tendenza verso Dio, corrisponde alla sua più intima inclinazione: non è proprio dell'amore comunicarsi, diffondersi, dare e darsi a se stesso? Questo amore dello Spirito Santo tende, con tutto il suo potere, ad agire nelle anime, santificandole a sua immagine. Ecco la giustificazione del suo carattere di educatore eminente delle nostre anime. Le sue interventi sono un perpetuo invito alla realizzazione dell'elevato ideale di santità, secondo il modo e le condizioni che Egli fisserà, poiché è evidente che se ogni anima rappresenta per Lui un esemplare tutto particolare dell'azione creatrice di Dio, sarà condotta per cammini a lei soltanto adeguati.

Le pagine seguenti ne porteranno prove abbondanti; è una verità che si rivela costantemente nella direzione delle anime. Lo Spirito Santo non lavora mai "in serie". È un artista che idealizza fare di ogni anima un capolavoro unico, diverso da tutte le altre. L'immensa diversità dei santi nella Chiesa lo mostra sufficientemente. Guidati tutti dallo spirito e avendo raggiunto la cima della loro ascesa spirituale, grazie a un identico educatore, presentano, tuttavia, una tale ricchezza di opposizioni e caratteri distintivi che esprime ampiamente il potere dell'azione educatrice dello spirito e il valore delle sue realizzazioni. Che contrasti tra una Santa Bernadette e un San Pio X, una Santa Teresa di Lisieux e una Santa Maria Goretti, un San Martino de Porres e un Santo Curato d'Ars, per parlare solo di santi e sante più vicini a noi nel tempo o la cui santità viene presentata negli ultimi anni come una delle lezioni più efficaci dello Spirito alla Chiesa! Meraviglie di un'azione sovrana, senza sfinimenti, sempre vigile, sempre nell'officina dove, molte volte, deve rifare tutto da capo, perché è un'opera di grande delicatezza, combattuta frequentemente da potenze avverse che, anche loro, non conoscono riposo. Non troverà la nostra gioia, in cielo, nella constatazione di questa magnifica germinazione e sviluppo della grazia nell'intimo delle anime, la sua migliore espansione? Sì, Dio è ammirevole nei suoi santi, e il suo spirito "soffia dove vuole e nessuno sa dove va" (Gv 3,8). Ecco il modo peculiare con cui presenta e manifesta l'infinita diversità della grazia, così come le modalità dei suoi interventi.

Non si può concludere con giustezza che ci sono ragioni particolari per considerare lo Spirito Santo, nelle sue proprietà personali, come autore della nostra educazione spirituale? Avrà titoli che le altre persone della Santissima Trinità non possiedono e, di conseguenza, anche un singolare diritto di rivendicare per sé tutto ciò che concorre a fare di noi "immagini" perfette di Dio, nostro Padre?

Lo dichiara in un riassunto impressionante il testo del Salmo: "Manda il tuo spirito e saranno creati, e rinnoverai la faccia della terra" (Sal 103,30).

 

Temi per riflessione 

Eccoci arrivati, per la forza stessa delle deduzioni precedenti, a formulare la domanda: Quali sarebbero, nel governo delle anime, le grandi leggi della pedagogia divina? C'è possibilità di discernere, per analisi? Mi sembra che possano essere ridotte a quattro: 1) Lo Spirito Santo cerca di creare nell'anima la "fame di Dio". 2) Si fa un divino "ripetitore" delle anime. 3) Conduce passo a passo coloro che confidano in Dio. 4) Attacca gli ostacoli che intralciano la sua azione e impediscono la sua presa di possesso. Nell'esame di questi diversi dati, si rivelerà, in piena luce, il metodo pedagogico dello Spirito Santo.

L.J. CALLENS, O.P.


sabato 20 giugno 2026

LA PEDAGOGIA DELLO SPIRITO SANTO

 


LE GRANDI LEGGI

DELLA PEDAGOGIA DIVINA


"Cercatemi e vivrete".

(Amos 5,4) "Mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Allora sarò trovato da voi"(Ger 29,13-14)


Lo Spirito Santo educatore delle anime


2) L'educazione delle nostre anime è preveniente rispetto a qualsiasi nostro merito. È una grazia eccellente di Dio. Nella misura in cui, attraverso gli eventi della vita in cui Dio passa e agisce, siamo il suo oggetto, è che andiamo, soprattutto, percependo quanto essa sia benefica. Per grazia di Dio, "Sono quello che sono", dirà San Paolo che, più degli altri senza dubbio, aveva sperimentato la frequenza e la giustezza dei suoi interventi. San Tommaso d'Aquino, facendo eco a questa parola dell'apostolo, insiste sulla gratuità assoluta delle attitudini divine: "L'idea di merito si trova esclusa dalla nozione stessa di grazia: essa supera la portata della nostra natura" 4.

La gratuità nel dono di sé, il disinteresse che non sa pensare a sé, o a guadagno e interesse meschino, non costituiscono tratti della fisionomia del vero educatore? L'amore per il bambino, che controlla la sua vita e il suo devotamento, viene profondamente alterato se offuscato, per quanto poco sia, da vedute egoistiche. Il dono di sé, nell'opera dell'educazione, non attende retribuzione. Che importa se un giorno il bambino sarà ingrato, se dimenticherà il suo benefattore, se gli volterà le spalle, come se il passato per lui si fosse dissipato? Fin dall'inizio, è stato previsto. Non sarà il dono di sé, una rinuncia al riconoscimento, un'accettazione anticipata di prove molte volte dilaceranti che costituiscono la vera grandezza della vocazione dell'educatore? Chi l'abbracciasse senza la volontà di eliminare qualsiasi prospettiva interessata, lavorerebbe con un cuore di mercenario. Per essere educatore è necessario possedere un cuore abnegato, purificato da tutte le scorie dell'egoismo. Servire con un cuore "donato".

Ideale così elevato, che riveste la vocazione dell'educatore di autentica bellezza, si trova raramente nell'essere umano, sempre soggetto alle debolezze della sua natura. Esita essa, a volte, nel lasciarsi vincere da esigenze così moleste, recalcitra di fronte a sacrifici sempre rinnovati, i cui risultati raramente si percepiscono. Ma, ciò che è raro tra gli uomini, si trova in pienezza nello Spirito Santo che è, per questo, educatore incomparabile, maestro nell'arte di condurre le anime e plasmarle secondo le sue volontà.

La liturgia ha espresso tutto ciò in termini densi, che lo caratterizzano interamente: Egli è il "Donum Dei Altissimi" 5, il dono di Dio Altissimo. La donazione che lo Spirito Santo fa di sé, nell'educazione delle anime, è sovranamente gratuita e liberale. Spara da sé stesso le sue munificenze, le sue luci, i suoi impulsi segreti, senza che nulla possa obbligarlo ad agire così; può darsi infinitamente, e si dà, di fatto, senza ritirarsi per sé alcun vantaggio. Così, possiamo affermare che solo Lui è "assolutamente liberale, perché non agisce per utilità sua ma unicamente a causa della sua bontà" 6.

È questo il principio che spiega più profondamente l'opera educatrice dello Spirito Santo. Basta dire che, consegnati alle sue mani, possiamo essere certi di non smarrirci; ciascuna delle sue interventi proverrà da un amore che mai si smentisce. L'esame attento dei suoi processi di educatore rivela, passo per passo, quanto si giustifica questa affermazione e a quali mani abili il Padre ha affidato i suoi figli, per condurli gradualmente al compimento totale nella grazia e alla qualità di adulti nella fede, che per loro ha ambizionato lo stesso Padre.

L.J. CALLENS, O.P.


martedì 10 marzo 2026

LA PEDAGOGIA DELLO SPIRITO SANTO

 


LE GRANDI LEGGI

DELLA PEDAGOGIA DIVINA


"Cercatemi e vivrete".

(Amos 5,4) "Mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Allora sarò trovato da voi"(Ger 29,13-14)


Lo Spirito Santo educatore delle anime


Prima di affrontare il nostro argomento e determinarne la materia, sembra necessario rispondere a una domanda che sorge naturalmente: perché attribuire allo Spirito Santo l'educazione soprannaturale delle nostre anime, come se ne fosse l'unico autore? Sarà propria a Lui quest'opera eminente e la realizza da solo?

La risposta è semplice. Ha inoltre il vantaggio di mettere in piena luce il lavoro dello Spirito, oggetto della presente ricerca.

La teologia insegna – basandosi sulla fede – che le operazioni esterne di Dio, qualunque sia la loro natura e l'effetto che producono, sono comuni alle tre Persone divine. Uno solo e lo stesso Dio può avere solo una natura, una volontà, un potere e, di conseguenza, la stessa e indivisibile azione. L'educazione soprannaturale delle nostre anime non è, dunque, opera propria di una delle Persone divine.

Ma questa operazione, comune come è, presenta un'affinità particolare e analogie speciali con lo Spirito Santo; è il fondamento di ciò che in teologia si chiama "appropriazione". Cosa significa? "Appropriazione" è l'attribuzione a una delle tre Persone divine di una proprietà essenziale comune alle tre Persone, ma che riferiamo a una di esse a motivo del legame speciale che lo spirito scopre tra quella proprietà essenziale e la Persona alla quale è attribuita. Così, l'onnipotenza è attribuita al Padre perché Egli è la fonte della divinità, la sapienza al Figlio perché è il Verbo procedente dall'intelletto, la bontà allo Spirito Santo perché Egli procede per amore. Tuttavia, onnipotenza, sapienza, bontà sono tre proprietà essenziali comuni alle tre Persone.

In virtù di questa legge dell'"appropriazione", la Scrittura attribuisce costantemente allo Spirito Santo l'opera dell'educazione delle nostre anime. Tale affermazione si basa su tre motivi, facili da discernere.

1) Questo disegno è un'opera eminente dell'amore di Dio. È il risultato di una particolare benevolenza divina. "Essendo l'amore di Dio la fonte di ogni bene", dice San Tommaso d'Aquino, "nessuno sarebbe migliore di un altro se non fosse più amato da Dio". Ogni educatore lo sa bene: la sua vocazione esige in ogni istante il dono di sé senza riserve. In questo compito così elevato e delicato, sacrifica tempo, forze, salute, il meglio delle sue capacità. Se la minima traccia di egoismo o di negligenza è percepibile nel suo lavoro, ne soffrirà il bambino e non tarderanno a farsi sentire le conseguenze di questa ignoranza dei suoi obblighi. Egli è insostituibile nell'adempimento di questo dovere. Deve nutrire nel suo cuore un amore irriducibile e verificare frequentemente se la qualità del dono che ha fatto di sé, entrando in questo itinerario, non si sia alterata per l'abitudine, la routine o le abitudini acquisite. Esige grande generosità conservare la freschezza e la spontaneità dell'impulso originale, generosità che è il segno infallibile di un'autentica vocazione e di un vero coraggio.

Ora, è peculiare dello Spirito Santo essere, nella Trinità, l'amore personale. Il Padre e il Figlio, nell'infinita compiacenza che hanno per la bellezza che è loro comune, producono per volontà una specie di impulso amoroso, termine e frutto della loro mutua dilezione. E questo movimento dell'amore divino è eterno, senza limiti: è lo Spirito Santo, Spirito di amore, Amore personale. San Francesco di Sales espresse questa operazione divina in modo evocativo: "Il Padre e il Figlio emettono con una sola e medesima volontà, una sola e medesima amicizia, una sola e medesima coraggio, emettono, dico, per una sola e medesima bocca, un sospiro, una respirazione, uno spirito d'amore; essi producono, espirano un soffio che è lo Spirito Santo".

Così, l'opera dello Spirito Santo in noi sarà segnata da quell'amore che Egli possiede in pienezza; sarà la Sua pura emanazione, una fonte che zampilla incessantemente. Questo amore, e solo questo, spiegherà la Sua opera, i cui molteplici aspetti e ricchezza di interventi analizzeremo. Sarà enunciare il motivo della nostra fiducia nella sicurezza dei Suoi piani e la certezza di essere sotto un'influenza infallibile, poiché l'amore che la ispira e sostiene è infinito come la Persona da cui emana.

Nell'educazione soprannaturale attraverso la quale lo Spirito Santo vuole condurci lungo il cammino in cui Dio ci ha fatto entrare, per mezzo di luci e impulsi che ci comunicherà nel corso della vita, scopriremo ovunque il Suo amore, le cui manifestazioni si daranno una ad una. Esploreremo la profondità delle Sue attenzioni delicate, l'abilità, frutto di una conoscenza eccezionale del cuore umano; queste sono qualità di un autentico educatore e si spiegano con il risultato che si propone di ottenere. Si tratta, infine, di una sola cosa: condurci alla santità, attraverso un'intimità personale vissuta con Dio.

L. J. CALLENS, O.P.


venerdì 14 novembre 2025

LA PEDAGOGIA DELLO SPIRITO SANTO

 


LE GRANDI LEGGI

DELLA PEDAGOGIA DIVINA


"Cercatemi e vivrete".

(Amos 5,4) "Mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Allora sarò trovato da voi"(Ger 29,13-14)


Un ideale che si impone a tutta l'anima leale


Questa legge generale si applica a qualsiasi vita cristiana. Qualunque sia la vostra vocazione, il vostro compito umano, la vostra occupazione professionale, le vostre responsabilità familiari e sociali, una domanda imperiosa è proposta, alla quale è necessario rispondere: "Cerco veramente Dio nella mia vita? È Lui il centro delle mie preoccupazioni, dei miei desideri intimi, della mia attività? È per Lui, in ultima analisi, che lavoro?"

Si percepisce che non c'è evasiva per tale interrogazione, da quando Dio è entrato nella mia vita. Ogni ideale, anche solo umano, è in certo senso totalitario. Lo paragonerei a una particella solida che, cadendo in una soluzione ipersaturata di un corpo, ha la proprietà di cristallizzare attorno a sé tutta la massa.

L'anima retta sente questa esigenza con acuità. Fatte discriminazioni e partizioni, non ci sono mezzi per detenerle e perciò si occupa di tutto il resto. In questo spirito si deve leggere il testo della Scrittura: "Conosco le tue opere e il tuo lavoro e la tua pazienza. So che hai sofferto per il mio nome e non ti sei scoraggiato. Ma ho contro di te che hai lasciato la tua prima carità. Ricordati dunque da dove sei caduto..." (Apoc 2,2-5).

In questo contesto e di fronte a esperienze a volte deludenti della vita spirituale, dei frutti scarsi degli sforzi, sebbene leali e tenaci, si evidenzia pienamente la necessità della pedagogia divina, che Dio prenda in mano la nostra anima, la nostra vita, i nostri cuori, tutto il nostro essere per formarli a sua immagine e stabilirli nella felicità impossibile di separarsi da Lui. È intera la somiglianza con il bambino che si sente disarmato davanti alla vita, dove tutto è nuovo per lei e cerca in suo padre aiuto per la sua inesperienza e debolezza.

Ognuno può appropriarsi della parola del Salmo: "Mi hai preso per la mano destra e mi hai condotto secondo la tua volontà. Poiché, chi ho io nei cieli fuori di te?" (Sal 73,24-25).

L. J. CALLENS, O.P.


martedì 28 ottobre 2025

LA PEDAGOGIA DELLO SPIRITO SANTO

 


LE GRANDI LEGGI

DELLA PEDAGOGIA DIVINA


"Cercatemi e vivrete".

(Amos 5,4) "Mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Allora sarò trovato da voi"(Ger 29,13-14)


Orientamento fondamentale della vita cristiana


Non c'è altra prospettiva per la vita cristiana fervorosa se non la ricerca ardente di Dio. Solo in lui si può trovare la soddisfazione di tutti i desideri, la pace che si sperimenta solo nella sua compagnia e quel riposo dello spirito, esclusivo di coloro che pongono Dio al centro delle loro affezioni. "Egli ha la primazia in tutte le cose", su tutte le cose (Col 1,18). A maggior ragione si applica a Dio ciò che S. Paolo formula su Cristo.

La presenza e l'amore di Dio devono invadere completamente le nostre vite. Egli non è solo uno; deve essere l'unico. Dobbiamo arrivare al punto di dire, senza ipocrisia, con vera umiltà: "Signore, sei stato più forte di me e hai potuto di più" (Ger 20,7). Sarà degna di lui solo l'omaggio di un orientamento incondizionato verso di lui, traducendosi in obbedienza spontanea alla sua volontà.

Chi ha ricevuto da Dio la grazia di comprendere tutto ciò, possiede tutto, è stato colmato di beni. Nulla ritarderà di più la sua ascesa a Dio; subisce l'attrazione che fa gravitare tutti gli esseri attorno a Dio. E se l'anima tenta di allontanarsi da lui per comportarsi secondo i propri impulsi e prospettive limitate, Dio lascia sfuggire quel lamento, un tempo formulato contro il popolo di Israele: "Mi hanno abbandonato, io che sono fonte di acqua viva, e hanno scavato per sé cisterne, cisterne rotte, che non possono trattenere le acque" (Ger 2,13).

Tutta la pedagogia divina si ordina in funzione di questo fine eminente: fare tornare a Dio gli esseri creati per amarlo e per consegnarsi senza riserve al suo amore. Avrà necessariamente sfumature, a seconda degli individui sui quali si propone di agire. Terrà conto di elementi così differenziati di ogni personalità: carenze, rifiuti, resistenze, così come assensi momentanei. Dio opera in esseri dotati di libertà; ha come linea di condotta rispettarla sempre, poiché non vuole un amore forzato, o da mercenario. Vuole un cuore che si consegna nella spontaneità del dono senza restrizioni.

Nonostante le direzioni così diverse della grazia nelle anime, è, tuttavia, possibile distinguere e mettere in evidenza alcune leggi maggiori della pedagogia divina, orientate dal carattere imperioso del fine proposto, che riassumiamo in parole che dicono tutto: ricerca ardente di Dio.

San Benedetto, nella sua Regola, ha avuto una geniale intuizione di questa esigenza, la cui mancanza condanna al fallimento, fin dall'inizio, qualsiasi formazione spirituale. Cosa richiede egli dal novizio che si presenta alla porta del monastero, chiedendo ammissione? Che abbia una cultura umana che lo metta subito in evidenza e dia speranze ben fondate di un'azione efficace? Che abbia fama, relazioni sociali, beni? Che importa tutto ciò se non è soddisfatta la condizione fondamentale? "Si abbia tutta la sollecitudine nel sapere se il novizio cerca veramente Dio, se è zelante per l'opera di Dio". Non è, in primo luogo, questione di talenti, di possibilità multiple (anche se non siano trascurabili e, sotto certi aspetti, siano persino necessarie); è questione di amore.

San Benedetto, perciò, si affretta ad aggiungere: "fategli conoscere le cose dure e aspre per le quali si arriva a Dio".

L. J. CALLENS, O.P.