giovedì 11 giugno 2026

Luisa si piega con la Grazia alle pene che le vengono dai sacerdoti. Gesù, in occasione del colera, la mette sul lucerniere, rendendo pubblica la sua condizione di vittima

 


[86] O Dio, che pena, quante lacrime ho versato! Quante volte pensavo che ero disobbediente! Dicevo tra me: “Come quella virtù, che al Signore è la più gradita, è da me tanto lontana? Che cosa può fare e sperare di bene un’anima disobbediente?”  

Molte volte mi lamentavo con Nostro Signore e delle volte giungevo fino a risentirmi; e quando voleva che accettassi le sofferenze, resistevo quanto più potevo. Ma il Signore, quando vedeva che incominciavo a resistere, faceva vedere che non mi curava e non mi diceva più niente, e poi, all’improvviso, veniva a sorprendermi. 

Ciò che poi diceva il Confessore è perché delle volte non voleva che cadessi in quello stato, ma ciò non stava in mio potere. È pur vero che sono stata disobbediente e che non sono stata mai buona a nulla. Ma ricordo pure che la pena più straziante per me era il non potere obbedire. 

[87] In questo periodo di tempo, ricordo che ci fu il colera 70 e un giorno pregavo il mio buon Gesù che facesse cessare questo flagello, ed Egli mi disse: “Ti contenterò, purché accetti di offrirti a soffrire ciò che voglio”.  

Io gli dissi: “Signore, no, non posso. Voi sapete come la pensano. Se il fatto passasse tra me e Voi solamente, sarei stata prontissima ad accettare tutto”.  

Ed Egli mi disse: “Figlia mia, se o avessi pensato a quello che pensavano e che dovevano fare di Me gli uomini, non avrei operato la Redenzione dell’umano genere. Ma o avevo l’occhio alla loro salvezza e, quando vedevo persone che di Me mal pensavano e che davano occasione di farmi più soffrire, l’amore grande che mi divorava mi faceva offrire quelle stesse pene che loro mi davano per la loro salvezza. Ti sei dimenticata che quello che voglio da te è l’imitazione della mia Vita e che ti farò parte di tutto ciò che soffrii? Non sai tu che [88] l’atto più bello, più eroico e più gradito a Me e che mi devi offrire, è quello di offrirti per quelli stessi che ti sono contrari?”. 

Io restai muta, non seppi che rispondergli; accettai tutto ciò che il Signore voleva, e così, fino  alla sera, fui sorpresa da quello stato di sofferenza e vi stetti tre giorni continui. E dopo che mi riebbi non s’intese più niente, che ci fosse il colera. 


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Gesù le spiega che è stato Lui, a renderla dipendente dalla Chiesa, per sottolineare l’importanza della sua missione: “Ora, figlia mia, anche tu sei unica nella mia Mente, e sarai anche unica nella storia; e non ci sarà, né prima di te, né dopo, un'altra creatura a cui farò avere, come costretto da necessità, l'assistenza dei miei Ministri. Avendoti scelta per deporre in te la Santità, i beni, gli effetti e l'Atto della mia Suprema Volontà, era conveniente, giusto, decoroso, per la stessa Santità che contiene il mio Volere, che un mio Ministro ti assistesse e fosse il primo depositario dei beni che la mia Volontà contiene, e dal suo grembo farli passare in tutto il corpo della Chiesa… E perciò, come affidammo la mia Mamma a S. Giovanni, per far deporre in lui, e da lui alla Chiesa, i tesori, le grazie e tutti i miei insegnamenti che nel corso della mia Vita, stando affidata a Me e facendole da Sacerdote, Io deposi in Lei come in un santuario, e tutte le leggi, i precetti, le dottrine che la Chiesa doveva possedere, e Lei, fida qual era e gelosa anche d'una mia parola, perché non si sperdessero li depose nel mio fido discepolo Giovanni, sicché la mia Mamma tiene il primato su tutta la Chiesa, così ho fatto di te: dovendo servire il "Fiat Voluntas Tua" a tutta la Chiesa, ti ho affidata a un mio Ministro, affinché deponga in lui tutto ciò che ti manifesto sulla mia Volontà”. (Volume XV, 11 luglio 1923). 

A causa della sua condizione di vittima e della sua impossibilità ad alzarsi dal letto per più di 64 anni, Luisa non solo dipendeva dai suoi confessori (quindi dal suo vescovo) per continuare a vivere, ma dovette sottoporre la sua vita interiore ed esteriore al loro esame. Dover dire o scrivere tutto quello che passava tra lei e Gesù, fu per Luisa una croce particolarmente sentita. Molte volte chiese al Signore di liberarla da questa dipendenza, ma il Signore non volle. Questa trasparenza nei riguardi dei rappresentanti della Chiesa fece scrivere al P. Franzé OFM, prefetto per i processi di beatificazione, in una lettera del 20.07.1931 al P. Palma, Superiore generale dei PP. Rogazionisti e successore di Sant’Annibale M. Di Francia: “A me, che sono Religioso Regolatore, dà tanto conforto l’avere avuto assicurazione, che in così lunga sequela di anni, i medici, i Confessori, gli Arcivescovi Ordinari, non abbiano mai, dopo prove esaurienti, scoperto frode alcuna”.  

69 - Fino all’età di 20 o 21 anni.  

70 - L’anno 1887. 


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