Abbiamo detto alcuna cosa in che modo si perviene a perfetta pace, alla quale il Profeta tanto ci conforta che noi dobbiamo pervenire, nella terza parte, dicendo: «Cerca la pace». Ora è da vedere la quarta parte, che dice: «E persevera in essa».
Diletta in Cristo, se bene considerate quello che dice lo Spirito Santo per bocca del profeta, in questi quattro versi ci è dentro tutta la nostra salute,e l'uno non può stare senza l'altro. Siccome demmo per simili tu dine di quello, che desiderava d'addomesticare il suo giardino ch'era imboschito, per desiderio d'averne frutto e consolazione: non è sufficiente a disboscare, se da poi non diradica le male radici, e poi semini la terra, e anco se poi non ricogliesse i frutti seminati; così dico spiritualmente di questi quattro versi.
Poco varrebbe dipartirsi dal male, se l'uomo non facesse bene; e poco utile sarebbe a cominciare detto bene, se l'uomo non lo facesse puro e sincero, come si dee fare; e anco poco varrebbe a fare il bene come si dee, se non perseverasse in esso insino alla fine. Or perché è molto necessaria questa santa perseveranza, in tanto che, se con noi non la tegniamo insino alla fine, accompagnandola insieme colle nostre buone opere, non ci possiamo salvare; or a vostro conforto, qui in questa quarta parte, dirò qualche cosa della perseveranza: a ciò che conoscendola voi, meglio stabiliate la mente vostra ad operare le buone opere.
E ch'ella sia necessaria, il Signore, che sa e conosce ogni cosa, il dichiara, dicendo nel vangeli o di Santo Luca: «Non quelli che cominciano, ma quegli che persevera in sino allo fine (nelle buone opere) sarà salvo». E che questo voglia Iddio da noi, lo mostrò per figura nel Vecchio Testamento: sì come si legge nel Levitico, che Dio comandò a Moisè, che quando gli faceva sacrificio di bestiame, che sempre gliel'offerisse colla coda; dicendogli che senza coda, esso sacrificio non gli potrebbe esser grato. La coda, dice Santo Augustino, non s'intende altro che la fine della bestia, la quale significa la fine della nostra opera; ciò è, la perseveranza che dobbiamo avere in essa, insino alla fine.
Onde, figliuola mia, così come al lavoratore farebbe poco utile e pro avere disboscato la terra, e seminatola, se non perseverasse poi a mantenere il frutto ch'è nato d'essa sementa, e insino che cogliesse i suoi frutti; così ci gioverebbe esserci partiti dal peccato, e dalle nostre male consuetudini, e di avere cominciato il bene, se in esso bene perseverassimo insino alla fine. Però che il nostro Giudice celestiale sempre ci giudica in quello stato che ci trova, o in bene o in male, dicendo per lo profeta Ezechiele: «Il peccatore, che si parte dalla sua vita iniqua, e comincia a far bene, perseverando insino alla fine, vive in Dio, ciò è, di vita sempiterna; e 'l peccato suo, che prima avea commesso, non me lo ricorderò più». E poi dice: «Il giusto che si parte dalla sua giustizia, ciò è dal ben fare, e piglia vita iniqua, e muore in essa, il bene ch'egli ha fatto prima, non se ne ricorda più, ma muore di morte eterna ne' suoi peccati».
La perseveranza, figliuola mia, è quella nave, che sicuramente ci porta al porto sicuro di vita eterna; e con essa dentro tutto il tesoro delle nostre buone opere: ma chi di questa nave non ha, è necessario anneghi nel profondo dello inferno.
E però, figliuola mia, vi conforto di perseverare nelle buone opere compiute; e non che di perseverare, ma pregovi che vi sforziate di crescere sempre di bene in meglio, insino alla fine. E pogniamo che alcuna volta, per la nostra fragilità, la buona opera ci paia un poco faticosa, facciamo violenza alla nostra sensualità, e perseveriamo pure in essa; però che in brieve tempo ne raccoglieremo inestimabile premio. Onde dice il Salmista: «Oh, che grande moltitudine di dolcezza, Signore Dio, è quella che tu hai nascosto a coloro che ti temono!».
Quando dunque, figliuola mia, ci vengono questi fastidi, leviamo la mente nostra a Dio, e consideriamo li premii che aspettiamo per esse fatiche, e così ci confortiamo. Così si confortava San Paolo, quando diceva: «Ben so io a Cui mi sono affidato! E certo sono ch'Egli è potente in rimunerare, e fedele a non mancarmi, e serbarmi in vita eterna la corona della giustizia». E Santo Bernardo dice, che «di Dio si dee l'uomo e può ben fidare sicuramente; però ch'Egli ci ama come figliuoli, li quali ci s'ha adottati; ed è verace nelle promesse, e potente a poterle rendere».
Grande dunque, figliuola mia, li fa vergogna chi lascia le opere buone, non perseverando in esse; però che pare, che non si fidi di Dio, che lo possa e voglia remunerare. Onde di questi cotali dice San Piero: «Meglio era loro di non aver conosciuta la verità, che, da poi che la conobbero, non perseverassero in essa, o vero la lasciassero». Ingegniamoci dunque di sempre perseverare nelle buone opere, e non ci stanchiamo; però che la nave del nostro corpo fortemente corre, per lo pericoloso mare di questo misero mondo, al porto della morte; e saremo giudicati, come già dissi, in quelle opere che saremo trovati.
Però che, non perseverando nelle buone opere, è quasi una infedeltà e una incredulità che l'uomo ha di Dio, ch'e’ pare che non creda alle sue promesse. Onde di questi cotali dice San Bernardo: «Non reputa certo, e non crede figliuolo di Dio essere Gesù Cristo quegli, che né a' suoi comandamenti obbedisce, né a' suoi consigli s'attiene, né di sue promesse spera, né di sue minacce si cura». E Santo Gregorio dice: «I nimici nostri, poi che hanno distrutto lo edificio delle buone opere, distruggono la solidità della fede, sopra la quale le opere si fondano».
Apriamo dunque gli occhi delle menti nostre, figliuola mia, e con tutto il nostro cuore disaminiamo noi medesimi; e se siamo intiepiditi, e ritornati indietro, presto ricorriamo innanzi, ora che Dio ci presta il tempo. Onde dice Salomone: «Figliuolo, non cessi la mano tua d'operare quel bene che puoi, ora che sei vivo; però che dopo la morte, alla quale tu t'appressi, non è più tempo di operare».
Orsù, diletta in Cristo, su, destiamoci un poco, se siamo addormentati per tiepidità e pigrizia, e confortianci nelle buone opere. Ecco lo Sposo dolcissimo delle anime nostre, che ci porge la mano, dandoci sempre il suo aiuto; ecco che ci mostra la corona: corriamo presto per la via delle buone opere a Lui, e non istiamo più nella nostra pigrizia, a ciò che un altro non la pigli innanzi a noi. Vedete, figliuola mia, che tutta la buona gente n'è già ita; e non ci è quasi rimaso persona da farne stima: corriamo presto loro dietro, corriamo, e andiamo per la via che sono in essi; la quale perfettamente ce l'hanno mostrata, a ciò che non troviamo poi chiusa la porta.
Se siamo ferventi nello amore di Dio, perseveriamo, e cresciamo sempre in esso fervore; e non guardiamo a quello che siamo, ma consideriamo bene quello che ci manca, e a quello che potremmo pervenire, se non c'increscesse la fatica: e ingegniamoci, ogni dì, di aggiungere legne di sante operazioni a questo santo fuoco d'amore, a ciò che non si spegna. Però che, come dice Santo Gregorio, «chi non arde in questo mondo nella fornace dello amore di Dio, sarà necessario che arda poi in perpetuo, nell'altro mondo, nella fornace del dolore; però che questo fuoco è sì soave, che ci è dentro ogni bene, e chi lo perde non ha mai bene». Onde dice Santo Augustino, che «Dio è sì gran bene, che nullo che da Lui si parta può mai sentir bene». E Geremia profeta dice: «Vedi (dice all'anima, che s'è partita da Dio) come reo e amaro ti troverai d'aver lasciato Iddio».
Or perseveriamo dunque nelle buone opere; però che, se bene consideriamo, e chi lo prova ne può rendere buona testimonianza, che all'ultimo è molto meno fatica ad essere occupato nelle buone opere, che darsi alle lascivie, e diletti, e sensualità del mondo. Però che egli è meglio il gaudio, e la testimonianza della buona coscienza di quelli che osservano li comandamenti di Dio, che non è quanti diletti si possono dare li servi vani di questo misero e fallace mondo, col remorso e tormento della mala coscienza; la quale è un verme immortale che sempre rode. Onde dice Santo Augustino, che «Dio non lascia laidezza di vizio senza bellezza di vendetta; e ha ordinato, e così è, che ogni disordinato animo sia pena a sé medesimo».
SAN ANTONINO
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