martedì 14 aprile 2020

La battaglia continua



LA LINGUA LATINA

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L’analisi di questa triste situazione liturgica ci porta a considerare anche l’inconciliabile contrasto tra la “Mediator Dei” e la “Costituzione liturgica del Vaticano II”.
Si badi: quando viene affermato che la celebrazione della Liturgia deve essere comunitaria, s’insinua che lo svolgimento della Liturgia, invece di essere di spettanza esclusiva dei ministri dell’ordine gerarchico, (come si legge nel Can. 109 e Can. 968, par. 1.A, Codex J. C., e cioè che solo l’uomo - e non la donna! - viene costituito mediante la sacra ordinazione!), spetta, invece, a tutta la comunità dei fedeli: uomini e donne, ossia a tutto “il popolo di Dio”!
Questo, purtroppo, lo si legge nell’art. 14 della “Instructio Generalis Missalis Romani”, Novi Ordinis, dove si afferma espressamente che:

«La celebrazione della Messa, di sua natura ha indole comunitaria... in quanto, mediante i dialoghi tra il celebrante e l’assemblea, e con le acclamazioni, che non sono soltanto segni esterni della celebrazione comune... (o “concelebrazione”?!),
viene favorita ed è effettuata una comunione tra il sacerdote e il popolo...»,

e il testo latino di quell’art. 14 mette in rilievo, più chiaramente, questo concetto comunitario (“eretico”!).

«Cum Missae celebratio, natura sua, indolem “communitariam” habeat, dialogis inter celebrantem et coetum fidelium, nec non acclamationibus, magna vis inhaeret: etenim non sunt tantum signa externa celebrationis communis, sed communionem inter sacerdotes et populum fovent et efficiunt» (!!).

Non si dica, qui, che questa dottrina non è del Vaticano II, ossia della “Costutizione Conciliare Liturgica”, perché la “Instructio Generalis” è l’organo esecutivo dei testi conciliari, e, quindi, questa “Instructio Generalis” ha confermato e aggravato la “mens” del Vertice Apostolico!
Inoltre, si deve anche presumere che in tale senso eterodosso va inteso anche l’art. 27 della Costituzione Liturgica che dice:

«Quoties ritus, iuxta propriam cuiusque naturam, secum-ferunt celebrationem communem cum frequentia et actuosa participatione fidelium... inculcetur hanc, in quantum fieri potest, praeferendam esse eorundem - (rituum) - celebrationi singulari, et quasi privatae...».

Come si vede, è una forma sibillina, ambigua, proprio come la voleva il massone mons. Bugnini nel suo scritto del 23 marzo 1968, in cui aveva detto, appunto:
“Lo stesso modo di esprimersi, talvolta fluido e quasi incerto, in certi casi, (...) fu scelto volutamente dalla Commissione Conciliare, che limò il testo della Costituzione per lasciare, nella fase di applicazione, le più ampie possibilità...”.
Ora, l’espressione di “celebrazione comunitaria” è del tutto sconosciuta nella enciclica “Mediator Dei” di Pio XII, come è del tutto sconosciuta in tutti i testi pre-conciliari fino al Vaticano II! Sì, si parla di “Messa dialogata”, ma questo non significa affatto “Messa comunitaria”, e tanto meno
“Celebrazione comunitaria”! Essere ammessi al “dialogo” coi ministri del rito, non significa nè che i fedeli ne abbiano
“diritto”, nè che senza di loro sia inconcepibile, perché, nella Messa, il protagonista è solo il Cristo, attraverso il sacerdote che Lo rappresenta “in persona Christi”, per divina istitu zione di Cristo stesso!
E qui, vediamo il significato di quel malaugurato testo dell’art. 27 della Costituzione Liturgica, stando alla regola del
Can. 18 del Codice di Diritto Canonico, che prescrive il criterio d’interpretazione delle leggi ecclesiastiche, che è la “propria verborum significatio in textu et in contextu considerata”.
Perciò, si giri e si rigiri, ma il significato di quella “celebrationem communem”, usata dall’art. 27, il suo significato non è altro che “concelebrazione”! Il che è l’affermazione di un princìpio ereticale, contrario alla dottrina contenuta nella Sessione XXIII.a del Tridentino, al capo IV, sulla Gerarchia ecclesiastica e la sacra ordinazione, che attribuisce solo al clero l’esercizio dei divini misteri e, quindi, anche della celebrazione dei riti liturgici.
Invece, nel tessuto dell’art. 27, il Vaticano II ha messo un inciso che direi “capzioso”, secondo il quale gli elementi che “secumferunt” (= comportano) una “celebrazione comune” sarebbero due: 1°: la “frequentia fidelium”, ossia una adunanza numerosa; 2°: la “actuosa participatio fidelium”, ossia una “partecipazione attiva dei fedeli”.
Ora, questi due elementi, che possono determinare (“di fatto” se non “di diritto”!) una “con-celebrazione” dei fedeli col sacerdote, costituisce certamente una paradossale aberrazione dello stesso Vaticano II contro la dottrina dogmatica della Tradizione! Su questo punto, infatti, abbiamo una categorica condanna del Magistero solenne di Pio XII con la sua “Mediator Dei”!
Certo, anche prima del Vaticano II, il popolo “dialogava” e “cantava” col celebrante, sia durante la Messa che durante il Vespro Domenicale, nelle parti che erano permesse anche al popolo. Ma questo non fu mai affermato che fosse una “celebrazione comunitaria”, o “celebrazionem communem”.
Il sacerdote celebrava “coram populo”, sì, ma non “in comune” col popolo. È ben triste, perciò, che un Vaticano II sia caduto in un “sofisma” così grossolano, in posizione del tutto contraria alla “Mediator Dei”, nella quale si legge:

«La Messa dialogata (nel testo latino: “id genus sacrum, alternis vocibus celebratum”) non può sostituirsi alla Messa solenne, anche se è celebrata alla presenza dei soli ministri».

E la “condanna” è ancora più chiara e circostanziata in un “passo” precedente:

«Alcuni, avvicinandosi ad errori già condannati... insegnano che... il Sacrificio Eucaristico è una vera e propria “concelebrazione”... e che “è meglio” che i sacerdoti “concelebrino” insieme col popolo presente, piuttosto che, nella assenza di esso, offrano privatamente il sacrificio...».

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sac. dott. Luigi Villa

Viene il Tempo della Fine, che é il Tempo in cui il Male cesserà



Gesù: “Di’ loro questo:


“Io introduco nei vostri cuori la Mia Legge e i miei precetti, perché sono immutabili, come Dio Stesso.


Viene il Tempo della Fine, che é il Tempo in cui il Male cesserà, per ridare la Vita a tutto ciò che si é addormentato, e per gettare nel fuoco tutto ciò che si é completamente corrotto, interamente perduto.


Risusciterò tutto ciò che dorme, perché Io sono la Vita. Vengo nel Mondo per trasformare tutto ciò che si é deformato, prendendo un’altra strada diversa dalla Mia. 

Io sono la Via, la Vita e la Verità che é Una.

Si compirà così questa metamorfosi perché il Mio Santo Cuore ardentemente lo desidera ed anche perché i tempi sono compiuti. 

Io darò la Vita a quelli che Mi attendono nel sonno dell’oblio. 

Io li risveglierò perché Mi seguano. 

Io scuoterò quelli che dormono come marmotte che aspettano, impassibili, il risveglio dei giorni belli. 


Sì, tutti quelli che attendono il suono dell’ultima tromba, per mettersi in cammino e seguirMi, si alzeranno al Mio richiamo. 

Te lo ripeto: 

coloro che Mi hanno conosciuto e abbandonato; 

coloro che Mi hanno abbandonato, perché credevano d’essersi sbagliati, ma che conservano in cuore la Mia Speranza nascosta; 

coloro che non Mi hanno mai conosciuto e ai quali Mi rivelerò; 

coloro che, per falsa informazione, non Mi hanno mai riconosciuto; 

coloro ai quali il Mio Nome non é mai stato rivelato. 


Sì, essi Mi crederanno tutti e subito si alzeranno.


Ecco che Io creo un Cielo Nuovo e una Terra Nuova. L’Albero della Vita é piantato in mezzo alla Città Santa.


Non vi é alcun muro, ancor meno fortificazioni, perché la Città é spalancata, le porte si sono tutte aperte.


Il Sole brilla sempre: lo Splendore di Dio tre volte Santo illumina tutta la Gerusalemme Celeste; é una gioia per gli occhi e un dolce calore per i cuori.


Io sono la Luce del Mondo e il Tempio Nuovo.


Dinanzi a Me si prostreranno tutte le Nazioni del Mondo, divenute sorelle.

I Miei Apostoli hanno la missione di portare in sé stessi la Buona Novella del Regno di Dio e di diffonderla ovunque. È una grande gioia offrire questa Promessa che viene da Dio Stesso. Quando questa meravigliosa Novella é portata, diventa nello stesso tempo una ricchezza, una speranza e un programma.

 Il Regno di Dio sulla Terra si deve preparare. È già in voi: deve sorgere dall’interno di ogni cuore e ogni cuore deve già formare quella parte di costruzione come un potente cemento. Ogni cuore si deve unire a questa catena costruttiva, deve fondersi negli altri cuori in una sola opera che s’innalzerà ogni giorno di più e si estenderà via via che i Miei Operai del Regno Eterno del Cielo e della Terra si ritroveranno tutti insieme.


Voi siete, ognuno di voi, una particella del Mio Amore. Unitevi, unite fra loro le Mie particelle, venite ad unirvi a Me, o Amori del Mio incomparabile Amore, venite a costruire la vostra Città d’Amore, venite ad abitarla, venite a Me... 

Io sono la Città Santa d’Amore,
l’Alfa e l’Omega.
Venite e insieme terminiamo la Mia Opera, Vivente e Vera.


L’Omega farà risuonare presto 1’Ora del Grande Raduno”.

“J.N.S.R.”

CHIAMAMI PADRE




Dio, fonte di ogni bene, principio del nostro essere e del nostro agire, fa che comprendiamo i benefici della tua bontà, e, chiamandoti e riconoscendoti Padre, ti amiamo con tutto il cuore e con tutte le forze.


IO PAURA? PAURA DI CHE? SONO COL MIO PAPÀ!

Un acrobata, un giorno, si esibì in un esercizio particolarmente difficile.
Salì su un grattacielo, si sporse dal cornicione, e tenendo in braccio il suo bambino, compì alcuni volteggi molto pericolosi. Quando scesero, gli spettatori, esterrefatti, chiesero al bimbo:
«ma non avevi paura di cadere nel vuoto e di morire?».
E lui, stupito della domanda, rispose: «io paura? paura di che? Io ero al sicuro, perché ero fra le braccia di papà !».
Per lui, nessun dubbio e nessun rischio. Bastava una sicurezza: quella di avere vicino il suo papà!
Ed era contento così, sia che lo tenesse tranquillamente per mano, sia che lo portasse in alto e lo sospendesse nel vuoto.
L'unica cosa importante era la presenza di papà!


NOI, INVECE, ABBIAMO PAURA E CERCHIAMO UN PADRE

Il bimbo non si pone problemi, perché non li conosce, e perché sa che a tutto pensa papà.
È toccante la scena, abbastanza comune, del papà che, giocando, alza in alto il suo figlioletto e lo fa volteggiare sopra di sé. In questo momento il bimbo è la creatura
- più libera,
- più felice,
- più sicura del mondo.
C'è in lui una sicurezza pari alla sua ingenuità.
È ben lontano dal pensare che gli possa capitare qualcosa di spiacevole e che il papà possa cambiare sentimenti nei suoi confronti!
Il papà è il suo punto di riferimento incrollabile e sicuro!
Nessuno può rubargli un tesoro così prezioso!
Noi, uomini cresciuti, siamo ancora quei bimbi, con tanta nostalgia e con tanto bisogno di sicurezza, di affetti autentici e sinceri.
Abbiamo bisogno di riscoprire il volto di un Padre che ci richiami le caratteristiche di quel padre, che, forse, non abbiamo più, ma che continuiamo a rimpiangere.
Abbiamo bisogno di sapere se il Padre celeste può essere per noi
- una roccia, 
- un baluardo,
- una sicura difesa,
- un dolce rifugio (cf. Sai 61),
sul quale riversare le nostre insicurezze, le nostre paure, le nostre necessità, e, soprattutto, il nostro amore...
Abbiamo bisogno, in una parola, di riscoprire il volto di Dio-Padre!
Abbiamo bisogno di credere che, per dirla con Kierkegaard, «l'amore paterno di Dio è l'unico punto fermo sul quale il mondo può ancora far leva».


DON NOVELLO PEDERZINI

lunedì 13 aprile 2020

Consacrazione all'Amore




«Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella Tua presenza, dolcezza senza fine alla Tua destra». SALMO 16, Il

«La verginità ha un profumo di paradiso che rapisce il cuore. Vedi il giglio: il suo candore immacolato non è toccato dalle creature quando è circondato dalle spine. Per l'anima, spine di vigilanza, di mortificazione, spine di tentazione, di grande riserbo. Nel paradiso non entra che l'anima in grazia, cioè che ha la carità; non entra la più piccola colpa, e così nel paradiso dell'anima tua, nella tua mente, non devono entrare che pensieri di Dio e per Dio.
Io sono puro e amo la purezza: voglio, soprattutto nel cuore delle mie spose, una purezza così grande che mi rapisca, poichè esse sono il mio tabernacolo per eccellenza.
La grazia della vocazione religiosa è una delle principali grazie che lo possa fare a un'anima, perchè è sorgente di grazie innumerevoli.
Quell'intimo desiderio di darti tutta a me, sono lo che te l'ho suscitato. Desidero ardentemente di compiere in te e con te la mia opera di misericordia e d'amore.
Chi sei tu? Perchè ti ho scelta? Tu sei un'anima buona a niente, solo capace di guastare la mia opera, ma lo mi sono innestato in te e tu hai portato frutti meravigliosi: è la medesima pianta, solo vi è l'innesto che produce. Mi sono innestato in te, quando hai fatto il voto di verginità: da allora in poi, il mio amore ha sempre lavorato in te.
La tua vocazione non è naturale, è tutta opera della grazia divina che ti ha prevenuta e sostenuta.
Ti attenderà una grazia segnalata, quando varcherai la soglia benedetta del Monastero, che ti farà comprendere il nulla di questo mondo e la grazia che ti fa il Signore chiamandoti a Sè. (Anno 1905)
La religione è un piccolo paradiso terrestre, dove l'anima si trova in intimo commercio con Dio. Possedere il Cuore di Gesù vale più di tutto il mondo.
L'ora della tua vocazione è fissata da tutta l'eternità dalla mia infinita Provvidenza. Il giorno della tua entrata in Monastero sarà un giorno solenne e lo ho ragione di chiamarlo tale, perchè riceverai un patrimonio immenso di grazie e di aiuti speciali per tutte le singole necessità della vita.
Ricorda in complesso il tuo passato: non in dettaglio, per non danneggiare l'anima tua.
Ti ho tolta dal male, ti ho fatta mia sposa, ti ho dato la vocazione religiosa per un Ordine che è "il beniamino del mio Cuore" ('x) e ho-incastonato la gemma della tua verginità nell'oro della vita religiosa.
Ti voglio parlare della sublimità della tua vocazione per innamorartene sempre (*) Nostro Signore a S. Margherita M. Alacoque.
più, fartela meglio conoscere per fartela sempre più vivere. La tua è una vocazione divina, è una chiamata divina: tu non te ne sei accorta.
La tua vocazione è una delle più sublimi che vi siano nella Chiesa universale, perchè conduce le anime direttamente alla unione con Dio per via d'amore.
Il Monastero è la mia casa ed è tutto pieno di Angeli; tu non li vedi: ci sono nei claustri e anche in refettorio. Vi guardano con rispetto, perchè siete i miei tabernacoli.
Io che leggo in fondo al tuo cuore, vedo che hai un po' di paura di andare alla Visitazione; perchè? Se l'ho fatta per te, conforme ai tuoi gusti, alle tue inclinazioni, ai tuoi desideri? Sarà per te come un paradiso anticipato: potrai lavorare, pregare, essere raccolta; ci sarà solo questa differenza: che in paradiso amerai e godrai e qui soffrirai e amerai, ma per te soffrire è godere. (Anno 1905)
La via di pace, di confidenza e d'amore
è la via nella quale sono chiamate a camminare le Visitandine; quelle che vi camminano, assaporano la dolcezza della Regola, ma in questa via non introduco che le anime fedeli e distaccate da tutto.
Entrerai in Monastero come in una palestra di santità». (Anno 1906)

Suor Benigna Consolato Ferrero

PIO IX



1846-1849: L'ORA DELLA SCELTA


Le riforme del 1847.

Tra le riforme del primo anno di governo dopo l'amnistia, ebbe capitale importanza il 15 marzo 1847 la concessione della libertà di stampa, che permetteva la trattazione, fino ad allora sottoposta a controllo, di temi politici e amministrativi. Nella decisione di Pio IX influirono diversi motivi, tra cui la speranza di evitare, grazie a questa, altre concessioni, e quella di riuscire in tal modo a risolvere il problema della stampa clandestina 43. Il provvedimento ebbe però l'effetto contrario: la moltiplicazione della stampa clandestina e l'aumento di rivendicazioni e di proteste contro il governo. Il quadro confuso che andò delineandosi nella primavera del 1847 è riassunto da Martina in questi termini: «Il governo titubante, la censura incapace di frenare gli eccessi, la stampa largamente in mano ai radicali» 44.

Da Londra, intanto, Giuseppe Mazzini esortava a «non far altri gridi che quelli di Viva l'Italia e Pio IX» 45. -«L'entusiasmo, il delirio del popolo è cosa buona (...) - scriveva qualche mese dopo a Federico Campanella -. Il popolo parigino gridava nel 1789: viva Luigi XVI rigeneratore della Francia!; due anni dopo, gridava: viva la Nazione! Luigi XVI al palco! Il popolo vuole il bene, non sa dove sia, spetta ai suoi educatori mostrarglielo» 46.

A Roma, come in tutta Italia, pullulavano società segrete, gruppuscoli rivoluzionari, società di pensiero dove si dibattevano idee di radicale riforma della società. I "patrioti" erano organizzati in "Circoli" ricalcati sul modello dei "clubs" parigini durante la Rivoluzione francese 47: un ruolo decisivo in particolare veniva svolto dai tre circoli "dei commercianti", "romano", "popolare" che presentavano una forte analogia con i clubs dei foglianti, dei girondini, dei giacobini. Tra gli "educatori del popolo" a cui faceva appello Mazzini, si distinguevano in particolare il medico Pietro Sterbini 48 detto il "Marat romano", amnistiato politico dal 1831, direttore del giornale radicale «Il contemporaneo» e capo del "Circolo Popolare"; Carlo Luciano Bonaparte principe di Canino 49; l'avvocato bolognese Giuseppe Galletti 50, amnistiato nel 1846, che diverrà ministro di Pio IX e poi presidente dell'Assemblea Costituente; i due barnabiti Alessandro Gavazzi, predicatore mazziniano, e Ugo Bassi, "cappellano" delle legioni di Garibaldi 51 poi fucilato dagli austriaci nel 1849. La maggior popolarità arrideva però al capopopolo Angelo Brunetti 52, negoziante di fieno e di vino, detto "Ciceruacchio", per la sua corporatura robusta 53. «Nuovo Golia per statura e dotato di forza erculea - così lo descrive Pelczar ­egli era agile al ballo ed ai festini come nel maneggio del pugnale, e sotto maschera di giovialità e bonarietà nascondeva un'astuzia singolare e uno smisurato orgoglio» 54.

Altrettanto popolare il padre Gioacchino Ventura 55, che seguì un itinerario analogo a quello di Lamennais: da un tradizionalismo fideista ad un altrettanto fideista democratismo. Nell'Elogio funebre di Daniele O'Connell, recitato il 28 e il 30 giugno a Sant'Andrea della Valle, l'oratore teatino esaltava in questi termini l'alleanza fra cristianesimo e libertà: «La Chiesa saprà fare ameno (dei sovrani assoluti), si rivolgerà forse alla democrazia, battezzerà questa matrona selvaggia, la farà cristiana, come già fece cristiana la barbarie; ... imprimerà in fronte il sigillo della consacrazione divina, ... dirà: Regna, e ... regnerà» 56. Con Gioberti e Rosmini, Ventura rappresentava il trio dei sacerdoti riformatori verso i quali Pio IX non nascondeva le sue simpatie 57

Questa atmosfera di sovreccitazione durò in Roma dal giugno 1846 fino all'aprile del '48. In questo periodo gli avvenimenti videro di fronte, secondo Martina, «da una parte la massa del popolo romano, succube dei caporioni, dall'altra, la personalità di Pio IX: fra i due, idillio, contrasti, lotta, incomprensione, riappacificazione, promesse, dialoghi, benedizioni ...» 58.

Il 17 giugno 1847, nell'anniversario dell'elezione del Pontefice, un corteo tumultuante si snodò dal Foro Romano al Quirinale e di lì per Quattro Fontane, piazza del Popolo e il Corso, fino al Campidoglio, tra lo sventolio delle bandiere e il risuonare di canti come «Scuoti o Roma, la polvere indegna ...» 59, la "Marsigliese romana", composta dallo Sterbini. I liberali romani reclamavano la costituzione di una Guardia Civica, con l'evidente intento di creare una propria milizia armata, secondo lo schema sperimentato con la Guardia Nazionale durante la Rivoluzione francese. Istituita il 5 luglio, la Guardia Civica ebbe il suo statuto il 30 luglio: essa era composta da cittadini italiani residenti a Roma dal ventunesimo al sessantesimo anno di età, divisi in quattordici battaglioni, corrispondenti ai quattordici rioni. Nello stemma, adottato su proposta del padre Ventura, si vedono la Religione e la Libertà darsi la mano e con l'altra reggere la Croce 60.

Il cardinal Gizzi, rendendosi conto della piega che stavano prendendo gli avvenimenti, si oppose al progetto della Guardia Civica e presentò le sue dimissioni da segretario di Stato. «Se Vostra Santità metterà le armi nelle mani del popolo - protestò in un drammatico colloquio con il Pontefice - diverrà certamente il trastullo della moltitudine e quando Vostra Santità, stanca del soverchio chiedere di questo popolo, vorrà opporgli resistenza, sarà cacciato da Roma con quei medesimi fucili che ora Lei gli concede per sua difesa. Quanto a me non voglio essere responsabile delle conseguenze di tale atto e preferisco quindi ritirarmi» 61.


Le dimissioni del segretario di Stato, suscitarono una vasta eco in tutta Europa. Il principe di Metternich, in una lettera confidenziale del 18 luglio 1847, le commentò con queste parole: «La dimissione offerta e accettata dal cardinale Gizzi non può essere riguardata che come una fase del dramma che ogni giorno tende a svolgersi nello Stato della Chiesa, dramma eminentemente serio, e di cui solo la Provvidenza saprà decidere la conclusione. Ciò che si è prodotto in questo Stato è una Rivoluzione che si copre della maschera delle riforme ...» 62

Roberto De Mattei

INVOCAZIONE AL SANGUE DI GESÙ



Preghiera di liberazione


Gesù, la vigilia della tua Passione, nell'orto degli ulivi, per la tua angoscia mortale, hai sudato Sangue da tutto il corpo.

Hai versato Sangue dal tuo corpo flagellato, dal tuo capo coronato di spine, dalle mani e dai piedi inchiodati alla Croce. Appena spirato, dal tuo Cuore trafitto dalla lancia, sono uscite le ultime goccie del tuo Sangue.

Hai dato tutto il tuo Sangue, o Agnello di Dio, immolato per noi.

Sangue di Gesù, risanaci.

Gesù, il tuo Sangue Divino è il prezzo della nostra salvezza, è la prova del tuo amore infinito per noi, è il segno della nuova ed eterna alleanza tra Dio e l'uomo.

Il tuo Sangue Divino è la forza degli apostoli, dei martiri, dei santi. E' il sostegno dei deboli, il sollievo dei sofferenti, il conforto degli afflitti. Purifica le anime, dà pace ai cuori, guarisce i corpi.

Il tuo Sangue Divino, offerto ogni giorno nel calice della S. Messa, è per il mondo sorgente di ogni grazia e per chi lo riceve nella S. Comunione, è trasfusione di vita divina.

Sangue di Gesù, risanaci.

Gesù, gli ebrei in Egitto segnarono con il sangue dell'agnello pasquale le porte delle case e furono salvati dalla morte. Anche noi vogliamo segnare con il tuo Sangue i nostri cuori, perché il nemico non possa recarci danno.

Vogliamo segnare le nostre case, perché il nemico possa stare lontano da esse, protette dal tuo Sangue.
Il tuo Sangue Preziosissimo liberi, risani, salvi i nostri corpi, i nostri cuori, le nostre anime, le nostre famiglie, il mondo intero.

Sangue di Gesù, risanaci.

Non riconoscerete il chip!



Figli Miei. Il diavolo e i suoi seguaci, non pianificano soltanto il vostro “avvelenamento” attraverso vaccini e l’introduzione del chip ma, - siccome nel frattempo così tanti sono contrari al “chip di riconoscimento”, - ve lo “inpianteranno” nascosto e camuffato all’interno di un (particolare) vaccino.

Attenti, figli Miei, perché non distinguerete il chip all’interno del vaccino e l’analisi del vaccino risulterà “pulita”. Questo non sarà affermato soltanto da parte della “cerchia del diavolo”, ma anche da chimici indipendenti che non fanno parte del gruppo d’elite. Ma, Miei amatissimi figli, questo vaccino non appena sarà dichiarato “inoffensivo e non dannoso per la salute” e presentato come una “protezione efficace contro particolari malattie”, vi contaminerà piano piano e vi distruggerà e siccome l’industria farmaceutica elogerà molto questo vaccino, non vi si potrà\ vorrà aiutare.

Non accettate né i nuovi vaccini, né il chip della bestia, perché vi uccideranno. Sarete resi manipolabili, controlleranno i vostri sentimenti\ le vostre emozioni e sarete “trasparenti” e rintracciabili ovunque! È il marchio della bestia e con la bestia andrete perduti, perché chi porta il suo numero, perirà in cenere e brace e sarà gettato nella fornace.

Siate vigili e non accettate i tanto decantati e dichiarati apparentemente innoqui e “tanto utili” mezzi e cose del “nuovo tempo”, perchè essi servono unicamente al raggiungimento degli scopi del diavolo e non alla vostra protezione!

Con profondo amore,

la vostra Madre Celeste.


Il tempo marcia verso la sua fine e il diavolo comincia a mettere in atto, in tutti gli ambiti, i suoi piani.

“Non accettate per nessun motivo il marchio del diavolo perché con esso, - se lo portate-, perirete.”

Il vostro Gesù che vi ama e Dio Padre, il Creatore Onnipotente. Amen”

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Il processo canonico e la seconda negazione 

Il vescovo di Bergamo mons. Adriano Bernareggi, il 28  ottobre 1944, istituì una commissione teologica per esaminare i  fatti di Ghiaie. 
Riporto dal periodico ufficiale per gli atti del vescovo e della Curia di Bergamo la seguente comunicazione: 
"Gli avvenimenti verificatesi recentemente nella parrocchia di Ghiaie di Bonate, presentano aspetti vari ed incerti che  esigono un esame attento sia per accertarne la reale consistenza  come per la loro esatta interpretazione dal punto di vista teologico, - perché la pietà dei fedeli possa procedere per via sicura, - ora che gli spiriti sono tornati più sereni così da permettere che  l'esame venga compiuto in più favorevoli condizioni per raggiungere lo scopo inteso, - abbiamo creduto opportuno di costituire una speciale commissione di competenti in materia, chiamati anche da fuori diocesi, i quali, sotto la nostra presidenza,  procedano all'esame dei fatti suindicati. 
Ne faranno parte quali membri i rev. mi: 
can. Mons. Paolo dott. Merati, arcidiacono del capitolo cattedrale ed officiale del tribunale ecclesiastico diocesano; can. Mons. Giuseppe prof. Castelli arciprete del capitolo cattedrale; mons. Carlo dott. Figini, preside della facoltà teologica del seminario di Vengono (Milano); prof. Angelo dott. Meli, insegnante di sacra Scrittura e prefetto degli studi nel nostro seminario diocesano; prof. Stefano dott. Tomasoni, già insegnante di teologia  dogmatica nel seminario diocesano di Brescia, prevosto di S.  Giovanni Ev. nella stessa città; prof. Luigi dott. Sonzogni, insegnante di teologia dogmatica nel nostro seminario diocesano. 
Fungerà da segretario della commissione il can. prof. G. Battista dott. Magoni, insegnante di diritto canonico nel nostro seminario e cancelliere della Curia diocesana. 
Ci riserviamo poi di costituire, su parere della commissione suindicata, delle particolari sotto-commissioni secondo la  varia natura dei fatti da indagare. 
Bergamo, 28 ottobre 1944. A. Bernareggi vescovo. Can. G. Battista Magoni, cancell. Vesc. (v. La vita Diocesana, ottobre  1944, pp. 128-129). 
La commissione nominata il 28 ottobre 1944, per fare luce  su fatti che presentavano, secondo il vescovo, aspetti incerti ed  esigevano quindi un esame attento, fino al settembre 1945, non  si era mai riunita e fu subito influenzata molto dalla ritrattazione  di Adelaide, avvenuta proprio in quello stesso mese, e dagli  scritti di don Luigi Cortesi. 
La commissione a quasi un anno dalla sua costituzione, è  ancora ferma, mentre si è mosso rapidamente il Cortesi, il quale  di sua iniziativa ha svolto un'inchiesta personale, che riassume  nei tre libri: Storia dei fatti di Ghiaie; Le visioni della piccola  Adelaide Roncalli; Il problema delle apparizioni di Ghiaie. 
I tre libri sono dati come base dell'attività della commissione, di cui il Cortesi non fa parte. Così la commissione fa suo  almeno in parte, il giudizio negativo del Cortesi sui fatti di  Ghiaie, senza avere prima svolto un'indagine propria. 
Dei tre libri del Cortesi fu preso, in particolare, il terzo, cioè: Il problema delle apparizioni di Ghiaie, come guida dei  lavori della commissione e del tribunale ecclesiastico. 
Padre Giuseppe Petazzi S.I., preoccupato per l'affermarsi  di una minoranza di oppositori alle apparizioni, nel settembre  1945, iniziava una sua inchiesta sui fatti di Ghiaie. Di essa  lasciò memoria nella lettera inviata il 5 ottobre 1945 a don  Cesare Vitali, in cui scrive: 
"Molto rev. sig. Parroco, l'amore alla verità e il desiderio  di contribuire all'onore di Maria Santissima mi muove a scriverle la presente. 
Appena giunsi la settimana scorsa a Bergamo, per un  corso di Esercizi, mi fu detto che ormai tutte le cose delle Ghiaie erano finite, perché fu scoperto che non si trattò che di un  inganno. Se le cose stessero in questi termini non ci sarebbe stato  e non ci sarebbe più nulla da fare, perché la Madonna non ha  certamente bisogno delle nostre bugie per difendere il suo onore.  Ne ebbi però dispiacere, perché nelle condizioni attuali, una dichiarazione che non si tratta che di un inganno desterebbe  scandalo in molte anime e turberebbe la fede di molti. Perciò ho  voluto indagare le cose e andare un po' in fondo per scoprire la  verità. A questo scopo ho parlato con alcuni sacerdoti bergamaschi molto seri e specialmente con don Cortesi che è il principale  protagonista del dramma. Anzitutto ho chiesto a don Cortesi  quale fosse il giudizio della commissione; egli candidamente mi  confessò che la commissione non si era radunata neppure una  volta; tutto il giudizio della commissione si riduceva a quello stesso di don Cortesi. 
Gli feci allora notare che in una questione così grave e di  tanta responsabilità, io non mi sarei fidato del mio giudizio, ma  avrei voluto essere assistito almeno da qualche persona competente. Ma egli mi disse avere ormai raggiunto la certezza assoluta  della falsità della cosa. E la soluzione era veramente la più  melanconica che si potesse pensare, perché non si tratta di una suggestione della bambina, ma di un inganno perpetrato dalla  medesima. E per la verità due sono le ipotesi che si possono fare  per escludere la verità delle apparizioni: 1° la bambina è stata  suggestionata; 2° la bambina ha ingannato. 
Ora la prima ipotesi non si può ammettere, perché il giudizio unanime dei medici e degli psicologi è che la bambina non  è soggetto suggestionabile. 
Non rimane che l'altra ipotesi ed è appunto quella a cui si è  appigliato don Cortesi: la bambina ha positivamente ingannato...  Se noi dunque possiamo dimostrare che questa è più assurda  della prima rimarrà provata la verità delle apparizioni...". 

***
Severino Bortolan

GESU’ AL CUORE DELLE MAMME



Il cinema Il cinema, com'è oggi, è riflesso dell'inferno, sarabanda degli spiriti infernali che allettano al male per perdere le anime. Esso eleva le tristi illusioni della vita a sistema di vita, esaspera il sesso, esalta la violenza e crea nelle anime forme ossessive, tragicamente maniacali. Oh, per quanto puoi, tieni lontano i tuoi figli da questi spettacoli del male: ne tutelerai, così, la salute fisica e morale.

don Dolindo Ruotolo

PARLA IL PADRE SANTISSIMO




19 marzo.
(…)
Io sono in grande tempesta. Proprio una di queste tempeste di marzo con luminosità di sole e cupo di nuvoli temporaleschi che si alternano. Ho l’impressione di essere una navicella su onde infuriate, ora in cima, in cima all’onde e in pieno sole, ora giù, giù fra due montagne d’acqua che sembrano volermi sommergere in un cupo d’abisso. Mi sembra passare da un oceano in burrasca al più placido dei porti alternativamente, e di essere, sempre alternativamente, tuffata nel fiele e poi nel miele. Che soffrire da ieri sera!
Ci sono momenti in cui sono in Cielo per le brevi e dolci parole, per i beati sorrisi che mi dànno Gesù e Maria, e per la forza che da essi mi vengono. Dico allora: “Oh! sono ben sicura di non essere una ingannata e una peccatrice” (circa i dettati e le visioni, si intende). Poi ecco che risprofondo nel gorgo cupo in cui è il fragore pauroso delle parole di minaccia di ieri sera. E dopo il Paradiso gusto l’inferno. Poi torna a soccorrermi la bontà di Gesù e Maria, e la povera anima mia viene sollevata nel sole, verso il cielo, in una beatitudine che mi empie di dolcezza. E poi da capo giù, nell’amarezza, nel buio, nello spavento. Ho paura... Mi aiuti a superare questa battaglia.
Oggi, una signora che mi ha vista piccina e che mi è stata amica materna per tanti anni, e che poi per volontà altrui ho dovuto lasciare e che finalmente ho potuto riavvicinare, mi ha detto e parlato della Marina... e dei dettati miei, di cui ella ha letto dei fascicoli. E io ho chiesto, mostrando di non sapere nulla, che differenza ha trovato fra le due persone di cui una è nota e l’altra è semi‑ignota, perché la si crede un servita o una signorina ammalata, ecc. ecc... Mi ha detto che secondo lei quelli della M... sono scritti in trance mentre gli altri sono: “... sublimi, ma fanno paura perché invece di far sentire la misericordia di Dio fanno sentire la sua giustizia. Però ha delle parole di una luce speciale, di una elevatezza spirituale che scuote. Vi è una preghiera della Madonna che è meravigliosa”. E ha terminato: “Fàtteli dare da leggere. Io non li ho potuti più avere. Ma dico la verità che li desidero”.
Creda o non creda che non sono io, e che io non li conosco, non lo posso dire. Ma è stata una goccia di miele. Perché è donna religiosa, colta e che ho sempre trovata molto equilibrata. Perciò il suo giudizio e il suo desiderio mi hanno confermato che le anime sentono nei dettati Dio.
Dio! Dio!... Avere solo uno scopo: servirlo e farlo amare. E temere di essergli invisa. Ecco il mio dolore. Ma è tempo di Passione... Oh! mi aiuti, perché sotto l’apparente calma io sono tutta una ferita che duole.
 
20 marzo.
Parla il Padre Santissimo: «Vi pare dura la parola che dice la verità. Vorreste solo parole di misericordia. Potete dire di meritarla? Non è misericordia anche la Voce severa che vi parla di castigo incitandovi a pentirvi? E vi pentite forse?
Questo desiderio di sentire solo promesse di bontà, questa smania di avere da Dio solo carezze è la deviazione della Religione. Avete reso epicureismo anche questa sublime cosa che è la Religione nel Dio vero. Da essa volete godimento. Non volete dare ad essa sforzo. Volete adagiarvi in una comoda transazione fra il comandato e quello che a voi piace. E pretendereste che Dio venisse a questo adattamento. Un tempo fu detto “quietismo” questo vizio spirituale. Ancora è detto dai dottori di spirito. Io sono più severo e lo chiamo epicureismo dello spirito.
Dalla Religione, da Dio, dalla sua Parola vorreste avere solo quanto accarezza il senso. Perché così siete discesi che anche lo spirito avete reso sensuale. Perciò volete dargli sensazioni e brividi tutti umani. Sembrate quei folli di altre religioni che provocano con opportune cerimonie uno stato psichico anormale per godere le false estasi dei loro paradisi.
La grande, la più grande misericordia di Dio non la capite più. E chiamate durezza, spavento, minaccia quello che è amore, consiglio, invito al ravvedimento per avere grazie. Volete parole di misericordia. Dite che volete queste per avere forza di risorgere? Non mentite. Vi piacerebbero perché sono dolci. Ma voi rimarreste amari come tossico al labbro di Dio.
Le parole di misericordia, le visioni tutte amore che da un anno vi sono elargite, per ultima prova di elevazione delle vostre paganizzanti anime verso Dio, servono a che? A molti per diletto, ad alcuni per rovina, ad una minoranza di una esiguità spaventosa per santificazione. Continua il destino del Cristo: di essere segno di contraddizione per molti.
Oggi Io parlo. Parlo per mostrare che è ancora infinita la mia misericordia se non vi seppellisce sotto una grandine di fuoco, o colpevoli più dei sodomiti 1. 1 Genesi 19, 24‑25.
È detto: “Tu castighi i traviati e poco per volta, li riprendi dei loro falli e li ammonisci affinché, messa da parte la malizia, credano in Te” 2. 2 Sapienza 12, 1‑2.
Questi periodi tremendi non sono andati aumentando piano piano? Vi ho lasciati percuotere tutto in una volta così infernalmente? No. Sono decenni e decenni che la punizione aumenta in forma e in durata, dandovi dentro per dentro 3 3 Come a pag. 12  nota 1
un miracoloso aiuto che ve ne liberava e che voi usavate per preparare con il vostro stesso volere un flagello ancor più fiero.
Mai siete tornati migliori. Malizia e miscredenza sono aumentate sempre, derisori di Dio. E ora? Ora, se non sapessi come vi ho creati, Io mi chiederei se avete un’anima. Perché le vostre opere sono da più di bruti. Vi spiace sentirvelo dire? Non agite in modo da meritarvi questa parola!
Nella Sapienza si legge, detto verso i Cananei: “Gli antichi abitatori della tua terra santa Tu li avevi in orrore, perché detestabili davanti a Te erano le opere loro che facevano con malie ed empi sacrifizi. Uccidevano senza pietà i loro figlioli, mangiavano le viscere degli uomini e bevevano il sangue in mezzo alla tua sacra terra. Quei genitori carnefici di anime indifese Tu li volesti distruggere...” 4. 4 Sapienza 12, 3‑7.
Non vi riconoscete, o generazioni di uomini d’ora, in questi vostri antenati? Io vi riconosco. Aumentati in malizia siete. Essa è divenuta più satanica. Ma vi fa sempre di questa genia che è a Me detestabile. Il satanismo si è diffuso divenendo quasi la religione degli stati. Grandi ed umili, colti e ignoranti, e fino nelle case dei ministri di Dio, si vuole e si crede sapere attraverso a malie che hanno il sigillo sicuro: quello di Satana.
Non fate i sacrifizi dei cananei? Ma di peggiori ne fate! Immolate non le carni ma le anime vostre e dei vostri simili, conculcando il diritto di Dio e la libertà dell’uomo. Perché siete giunti al punto di violentare con lo scherno o col comando le coscienze che sanno ancora rimanermi fedeli, e le detronizzate dal trono della loro fede  che  a  Me  le  eleva  corrompendole  con  dottrine  maledette,  oppure  le  uccidete credendo con questo di spogliarle della fede. No. Anzi di incorruttibile fede con questo le vestite. Ma voi siate maledetti per la corruzione che seminate onde levare a Dio i fedeli.
E non vi riconoscete voi, generazioni di genitori che senza pietà uccidete moralmente i vostri figli comunicando ad essi, innocenti, le vostre incredulità, le vostre sensualità, tutto il corredo del razionalismo e della bestialità che vi satura e che ora, ora, ora, poi, questi figli, non più sorretti da nessuna colonna spirituale, voi finite di uccidere in quanto loro resta: nella carne, permettendo che come bestie di lussuria di essa carne facciano mercato, consenzienti e felici e questo mercato che vi permette di pascervi e di godere con il sacrificio dei figli?
Non esagera, no, la Sapienza a dirvi carnefici di anime indifese! Avete più cura della bestia che allevate per venderla e della pianta che coltivate per averne frutto, di quanta ne avete dei vostri figli. Essi sono deboli e voi non li fortificate né dando loro la religione di Dio né, quanto meno, quella della onestà civica e dell’amore familiare.
Padri, non siete più i tutori dei minorenni. Madri, siete idoli e non angeli per le vostre creature. Mancate allo scopo per cui Io vi ho messi. Abdicate ai vostri doveri e ai vostri diritti. Mi fate ribrezzo. Siete degli idoli idolatri. Idoli perché senza spirito. Idolatri perché adorate ciò che tutto è meno che spirito. Avete adorato l’uomo, avete permesso che si giungesse al culto del corpo. Si tornasse al culto del corpo come i pagani trovati da Cristo, o neo pagani, due volte colpevoli di paganesimo, per esserlo e per esserlo dopo avere avuto la vera religione.
Anche nei lutti, anche nelle gioie, che fate? Idolatria. Venerate, adorate ciò che è peribile. Non avete pensiero allo spirito ed al Creatore dello stesso, e questo “è un inganno per la vita umana in quanto gli uomini, assecondando l’affetto o i tiranni, dànno alla pietra o al legno o alla tela dipinta il Nome incomunicabile” 5. 5 Sapienza 14, 21.
Io sono, solo Io sono Dio.
Vi pare che Io vi sferzi? E allora udite: “Né bastò avere sbagliato nella cognizione di Dio ma, vivendo nella grande guerra dell’ignoranza, a sì grandi mali dànno il nome di pace. Ora immolano i figli, ora fanno tenebrosi sacrifizi, ora passano la notte in orgie infami. Non conservano pure né la vita né le nozze. Ma l’uno uccide l’altro per invidia o lo contrista con adulteri. Tutto è sossopra: sangue, omicidi, furti, frodi, corruzioni, infedeltà, tumulti, spergiuri, vessazione dei buoni, dimenticanza di Dio, contaminazione delle anime, inversione dei sessi, incostanza nei matrimoni, adulteri, impudicizie, perché l’abominevole culto degli idoli è causa, principio e fine d’ogni male. Essi o folleggiano in gozzoviglie, o vaticinano il falso, o vivono nell’ingiustizia e senza esitazione spergiurano, perché fidando in idoli inanimati non temono alcun pregiudizio per i loro spergiuri” 6. 6 Sapienza 14, 22‑29.
Ma è la Sapienza dettata un secolo avanti il Cristo, o è scritto dettato per i momenti attuali? E vorreste parole di misericordia ancora?
Non avete mai visto un popolo in fuga sotto una grandine grossissima? Fugge, fugge e viene colpito perché i grossi chicchi lo perseguitano da ogni dove. Se dovessi parlare per come meritate e parlare Io, Dio Padre, sareste simili a questi percossi da innumerabile grandine.
Parla la Bontà e non capite. Parla la Giustizia e la trovate ingiusta. Avete paura e non vi correggete. Stolti o delinquenti? Folli o indemoniati? Ognuno si esamini. Ed è per questi che il Figlio del Padre fu mandato a morire?
Veramente che se fosse possibile trovare errore in Dio si dovrebbe dire che tale Sacrificio fu un errore, perché è nullo per troppi il suo infinito valore. Un errore. Sì. Che testimonia della mia Natura. Perché se non fossi Amore, o uomini che colpevoli come siete trovate che Io non vi tratto con misericordia, non vi avrei dato la Redenzione. Sì, che in verità se avessi dovuto agire come voi fate, volendo il 100 per 100, e anche il 1.000 per 100 quando fate un poco di bene, Io non avrei mai dovuto farvi grazia. Perché le grazie, tutte, cominciando da quella del Sangue effuso per voi, vengono da voi trascurate, derise, volte a disgrazie.
Oggi non parla Gesù, e non vede il piccolo Giovanni 7. 7 Per l’appellativo di “piccolo Giovanni”, che ricorre spesso, vedi I quaderni del 1944, pag. 51  nota 16.
Oggi parlo Io. Per dirvi che ora come due anni fa il mio Pensiero è sempre quello 8. 8 Probabile riferimento al dettato del 23 aprile 1943, ne I quaderni del 1943, pag. 53.
Per dirvi che se taccio è perché so inutile il parlare, per dirvi che la parola è amore e il silenzio è amore, che la severità è amore. Solo voi, nell’amore sovrano che informa tutto quanto da Dio viene, siete disamore. Ed è questa la vostra condanna.»

Tratto da: “I Quaderni dal 1945 al 1950” - Maria Valtorta