sabato 5 settembre 2020

Non cediamo alla tentazione di abbandonare la Chiesa perché invasa da eretici e fornicatori: sono loro che vanno cacciati!



Cari amici di Duc in altum, vi propongo questo contributo che monsignor Carlo Maria Viganò mi ha fatto pervenire. Si tratta di una risposta al giornalista Stephen Kokx e non esito a definirla determinante, decisiva.
A.M.V.
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Caro dottor Kokx, ho letto con vivo interesse un suo articolo dal titolo Domande per Viganò: sua eccellenza ha ragione sul Vaticano II, ma cosa pensa che dovrebbero fare i cattolici ora?, apparso su Catholic Family News lo scorso 22 agosto (qui). Trattandosi di questioni molto importanti per i fedeli, rispondo volentieri alle sue domande.
Ella mi chiede: «Cosa significa “separarsi” dalla chiesa conciliare secondo l’Arcivescovo Viganò?». Le rispondo a mia volta con una domanda: «Cosa significa separarsi dalla Chiesa cattolica secondo i fautori del Concilio?» Pur essendo evidente che non è possibile alcuna commistione con coloro che propongono dottrine adulterate del manifesto ideologico conciliare, occorre precisare che il semplice fatto di essere battezzati e membra vive della Chiesa di Cristo non implica l’adesione alla compagine conciliare; questo vale anzitutto per i semplici fedeli e per i chierici secolari e regolari che, per varie ragioni, si considerano sinceramente cattolici e che riconoscono la Gerarchia.
Andrebbe invece chiarita la posizione di quanti, dichiarandosi cattolici, abbracciano le dottrine eterodosse che si sono diffuse in questi decenni, con la consapevolezza che esse rappresentano una rottura con il Magistero precedente. In questo caso è lecito mettere in dubbio la loro reale appartenenza alla Chiesa cattolica, nella quale tuttavia essi ricoprono ruoli ufficiali che conferiscono loro autorità. Un’autorità esercitata illecitamente, se lo scopo che si prefigge è di obbligare i fedeli ad accettare la rivoluzione imposta da dopo il Concilio.
Una volta chiarito questo punto, risulta evidente che non sono i fedeli tradizionalisti – ossia i cattolici veri, secondo le parole di san Pio X – che devono abbandonare la Chiesa nella quale hanno pieno diritto di rimanere e dalla quale sarebbe sciagurato separarsi; ma i modernisti, i quali usurpano il nome cattolico proprio perché esso è l’unico burocratico elemento che consente loro di non essere considerati al pari di qualsiasi setta eretica. Questa loro pretesa serve infatti ad evitare di finire tra le centinaia di movimenti ereticali che nel corso dei secoli hanno creduto di poter riformare la Chiesa a proprio piacimento, anteponendo il proprio orgoglio all’umile custodia dell’insegnamento di Nostro Signore. Ma come non è possibile rivendicare la cittadinanza di una Patria di cui non si condivide la lingua, il diritto, la fede e la tradizione; così è impossibile che chi non condivide la fede, la morale, la liturgia e la disciplina della Chiesa cattolica possa arrogarsi il diritto di rimanere al suo interno e addirittura di ascendere i gradi della Gerarchia.
Non cediamo quindi alla tentazione di abbandonare – pur con giustificato sdegno – la Chiesa cattolica, col pretesto che essa è invasa da eretici e fornicatori: sono costoro che vanno cacciati dal sacro recinto, in un’opera di purificazione e di penitenza che deve partire da ciascuno di noi.
È altresì evidente che vi sono casi molto diffusi in cui il fedele incontra gravi problemi nel frequentare la parrocchia, così come sono ancora poco numerose le chiese in cui si celebra la Santa Messa nel rito cattolico. Gli orrori che dilagano da decenni in molte nostre parrocchie e santuari rendono impossibile anche solo assistere ad una «eucarestia» senza essere turbati e mettere a rischio la propria fede. Così come è molto difficile assicurare a sé e ai propri figli un’istruzione cattolica, sacramenti celebrati degnamente e una guida spirituale solida. In questi casi i fedeli laici hanno il diritto e il dovere di cercare sacerdoti, comunità e istituti che siano fedeli al Magistero di sempre. E che alla lodevole celebrazione della liturgia in rito antico sappiano accompagnare la fedele adesione alla dottrina e alla morale, senza alcun cedimento sul fronte del Concilio.
La situazione è certamente più complessa per i chierici, che dipendono gerarchicamente dal proprio vescovo o dal superiore religioso, ma che allo stesso tempo hanno il diritto sacrosanto di rimanere cattolici e di poter celebrare secondo il rito cattolico. Se da un lato i laici hanno più libertà di movimento nello scegliere la comunità alla quale rivolgersi per la Messa, i sacramenti e l’istruzione religiosa, ma meno autonomia per il fatto di dover comunque dipendere da un sacerdote; dall’altro lato i chierici hanno meno libertà di movimento, essendo incardinati nella diocesi o nell’ordine e sottoposti all’autorità ecclesiastica, ma più autonomia per il fatto di poter legittimamente decidere di celebrare la Messa e amministrare i sacramenti nel Rito Tridentino e di predicare conformemente alla sana dottrina. Il motu proprio Summorum Pontificum ha ribadito che fedeli e sacerdoti hanno il diritto inalienabile – che non può essere loro negato – di avvalersi della liturgia che più perfettamente esprime la nostra fede. Ma questo diritto va oggi usato non solo e non tanto per conservare la forma straordinaria del rito, ma per testimoniare l’adesione a quel depositum fidei che solo nel rito antico trova perfetta corrispondenza.
Ricevo quotidianamente lettere accorate di sacerdoti e di religiosi che vengono emarginati o trasferiti o ostracizzati a causa della loro fedeltà alla Chiesa: la tentazione di trovare un ubi consistam lontano dallo strepito dei novatori è forte, ma dobbiamo trarre esempio dalle persecuzioni che subirono molti santi, tra i quali sant’Atanasio, che ci offrono un modello di come comportarci dinanzi all’eresia dilagante e alla furia persecutoria. Come ha ricordato più volte il mio venerato confratello, monsignor  Athanasius Schneider, l’arianesimo che afflisse la Chiesa all’epoca del Santo Dottore di Alessandria d’Egitto era talmente diffuso tra i vescovi, da lasciar quasi credere che l’ortodossia cattolica fosse completamente scomparsa. Ma fu grazie alla fedeltà e all’eroica testimonianza dei pochi vescovi rimasti fedeli, che la Chiesa seppe risollevarsi. Senza quella testimonianza, l’arianesimo non sarebbe stato sconfitto: senza la nostra testimonianza odierna, non verrà sconfitto il modernismo e l’apostasia globalista di questo pontificato.
Non è quindi questione di lavorare dall’interno o dall’esterno: i vignaioli sono chiamati a lavorare nella Vigna del Signore, ed è  che devono rimanere anche a costo della vita; i pastori sono chiamati a pascere il Gregge del Signore, a tenere lontani i lupi rapaci e a scacciare i mercenari che non si preoccupano per la salvezza delle pecore e degli agnelli.
Quest’opera spesso silenziosa e nascosta è stata compiuta dalla Fraternità San Pio X, alla quale va riconosciuto il merito di non aver lasciato spegnere la fiamma della Tradizione, in un momento in cui celebrare la Messa antica era considerato sovversivo e motivo di scomunica. I suoi sacerdoti sono stati una salutare spina nel fianco nel corpo ecclesiale, considerati come un insopportabile termine di paragone per i fedeli, un rimprovero costante al tradimento compiuto ai danni del popolo di Dio, un’alternativa inammissibile al nuovo corso conciliare. E se la loro fedeltà ha reso inevitabile la disobbedienza al Papa con le consacrazioni episcopali, grazie a esse la Fraternità ha potuto proteggersi dall’attacco furioso dei novatori e ha permesso, con la sua stessa esistenza, di rendere possibile la liberalizzazione del Rito Antico, fino ad allora proibito. Così come ha consentito di far emergere le contraddizioni e gli errori della setta conciliare, sempre ammiccante nei confronti degli eretici e degli idolatri, ma implacabilmente rigida e intollerante nei confronti della Verità cattolica.
Considero monsignor Lefebvre un esemplare Confessore della Fede e penso sia ormai evidente quanto la sua denuncia del Concilio e dell’apostasia modernista sia fondata e quanto mai attuale. Non va dimenticato che la persecuzione di cui monsignor Lefebvre è stato oggetto da parte della Santa Sede e dell’episcopato mondiale è servita anzitutto come deterrente per i cattolici refrattari alla rivoluzione conciliare.
Concordo parimenti con quanto osservato da sua eccellenza monsignor Bernard Tissier de Mallerais, circa la compresenza di due entità in Roma: la Chiesa di Cristo è occupata ed eclissata dalla compagine modernista conciliare, la quale si è imposta nella stessa gerarchia ed usa l’autorità dei suoi ministri per prevalere sulla Sposa di Cristo e Madre nostra.
La Chiesa di Cristo – che non solo sussiste nella Chiesa cattolica, ma è a titolo esclusivo la Chiesa cattolica – è solo oscurata, eclissata da una strana chiesa, stravagante insediatasi in Roma, secondo la visione della beata Anna Katharina Emmerick. Essa convive, come il grano con la zizzania, nella curia romana, nelle diocesi, nelle parrocchie. Non possiamo giudicare i nostri pastori per le loro intenzioni, né supporre che tutti siano corrotti nella fede e nella morale; al contrario, possiamo sperare che molti di loro, finora rimasti intimiditi e silenti, comprendano, col dilagare della confusione e dell’apostasia, l’inganno di cui sono stati oggetto e si scuotano finalmente dal loro torpore. Numerosi sono i laici che stanno alzando la loro voce; altri seguiranno necessariamente, assieme a buoni sacerdoti, certamente presenti in ogni diocesi. Questo risveglio della Chiesa militante – oserei chiamarla quasi una resurrezione – è necessario, improrogabile e inevitabile: nessun figlio tollera che la propria madre sia oltraggiata dai servitori, né che il padre sia tiranneggiato dagli amministratori dei suoi beni. Il Signore ci offre, in questi dolorosi frangenti, la possibilità di essere suoi alleati e di combattere questa santa battaglia sotto il suo vessillo: il Re vincitore dell’errore e della morte ci permette di condividere l’onore della vittoria trionfale e il premio eterno che ne deriva, dopo avere con Lui sopportato e sofferto.
Ma per meritare la gloria immortale del Cielo siamo chiamati a riscoprire – in un’epoca svirilizzata e priva di valori quali l’onore, la fedeltà alla parola data, l’eroismo – un aspetto fondamentale per ogni battezzato: la vita cristiana è una militia, e con il sacramento della Confermazione siamo chiamati ad essere soldati di Cristo, sotto le cui insegne dobbiamo combattere. Certo, nella maggior parte dei casi si tratta di un combattimento essenzialmente spirituale; ma nel corso della Storia abbiamo visto quanto spesso, dinanzi alla violazione dei diritti sovrani di Dio e delle libertà della Chiesa, sia stato necessario anche prendere le armi: ce lo insegna la strenua resistenza per respingere le invasioni islamiche a Lepanto e alle porte di Vienna, la persecuzione dei Cristeros in Messico, dei cattolici in Spagna, ed ancor oggi la guerra crudele ai cristiani di tutto il mondo. Mai come oggi possiamo comprendere l’odio teologico dei nemici di Dio, ispirati da Satana: l’attacco a tutto ciò che ricorda la Croce di Cristo – la Virtù, il Bene e il Bello, la purezza – ci deve spronare ad alzarci, in un sussulto di fierezza, per rivendicare il nostro diritto non solo a non esser perseguitati dai nemici esterni, ma anche e soprattutto ad avere dei pastori forti e coraggiosi, santi e timorati di Dio, che facciano esattamente quello che i loro predecessori hanno fatto per secoli: predicare il Vangelo di Cristo, convertire i singoli e le nazioni, espandere in tutto il mondo il Regno del Dio Vivo e Vero.
Siamo tutti chiamati a compiere un gesto di Fortezza – virtù cardinale dimenticata, che non a caso in greco richiama la forza virile, ἀνδρεία – nel saper resistere ai Modernisti: una resistenza che si radica nella Carità e nella Verità, attributi di Dio.
Se celebrate solo la Messa tridentina e predicate la sana dottrina senza menzionare il Concilio, cosa potranno mai farvi? Cacciarvi dalle vostre chiese, forse, e poi? Nessuno potrà mai impedirvi di rinnovare il Santo Sacrificio anche su un altare di fortuna in una cantina o in una soffitta, come i preti refrattari durante la Rivoluzione francese, o come ancor oggi avviene in Cina. E se proveranno ad allontanarvi, resistete: la legge canonica serve per garantire il governo della Chiesa nel perseguimento delle sue finalità principali, non per demolirla. Smettiamola di temere che la colpa dello scisma sia di chi lo denuncia, e non di chi lo compie: sono scismatici ed eretici coloro che feriscono e crocifiggono il Corpo Mistico di Cristo, non coloro che lo difendono denunciando i carnefici!
I laici possono pretendere dai loro ministri di comportarsi come tali, preferendo quanti danno prova di non esser contaminati dagli errori presenti. Se una Messa diventa un’occasione di tortura per il fedele, se egli è costretto ad assistere a sacrilegi o a sopportare eresie e farneticamente indegni della Casa del Signore, è mille volte preferibile recarsi in una chiesa in cui il sacerdote celebri degnamente il Santo Sacrificio, nel rito che la Tradizione ci ha consegnato, e predichi conformemente alla sana dottrina. Quando i parroci e i vescovi si accorgeranno, che il popolo cristiano pretende il pane della fede e non le pietre o gli scorpioni della neo-chiesa, metteranno da parte le proprie paure e asseconderanno le legittime richieste dei fedeli; gli altri, veri mercenari, si mostreranno per quello che sono e sapranno raccogliere intorno a sé solo quanti condividono i loro errori e perversioni. Si estingueranno da soli: il Signore secca la palude e rende arida la terra su cui crescono i rovi; spegne le vocazioni nei seminari corrotti e nei conventi ribelli alla Regola.
I fedeli laici hanno oggi un compito sacro: confortare i buoni sacerdoti e i buoni vescovi, stringendosi attorno a loro come le pecore al loro pastore. Ospitarli, aiutarli, consolarli nelle tribolazioni. Creare comunità in cui non domini la mormorazione e la divisione, ma la Carità fraterna nel vincolo della fede. E poiché nell’ordine stabilito da Dio – κόσμος – i sudditi devono obbedienza all’autorità e non possono far altro che resisterle quando abusa del proprio potere, nessuna colpa sarà ad essi imputata per l’infedeltà dei suoi capi, sui quali invece pesa la responsabilità gravissima del modo in cui esercitano il potere vicario che è stato loro dato. Non dobbiamo ribellarci, ma opporci; non dobbiamo compiacerci degli errori dei nostri pastori, ma pregare per loro e ammonirli con rispetto; non dobbiamo mettere in discussione la loro autorità, ma il modo in cui essi la usano.
Sono certo, di una certezza che mi viene dalla Fede, che il Signore non mancherà di ricompensare la nostra fedeltà, dopo averci punito per le colpe degli uomini di Chiesa, concedendoci santi sacerdoti, santi vescovi, santi cardinali e soprattutto un santo Papa. Ma questi santi sorgeranno dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità, dalle nostre chiese: famiglie, comunità e chiese in cui la Grazia di Dio dev’esser coltivata con la preghiera costante, con la frequenza della Santa Messa e dei sacramenti, con l’offerta di sacrifici e penitenze che la comunione dei santi ci permette di offrire alla divina maestà per espiare i nostri peccati e quelli dei nostri fratelli, anche di quelli costituiti in autorità. I laici hanno in questo un ruolo fondamentale: custodire la Fede all’interno della famiglia, in modo che i giovani che sono educati nell’amore e nel timore di Dio possano un giorno esser padri e madri responsabili, ma anche degni ministri del Signore, suoi araldi negli ordini religiosi maschili e femminili, suoi apostoli nella società civile.
La cura contro la ribellione è l’obbedienza. La cura contro l’eresia è la fedeltà all’insegnamento della Tradizione. La cura contro lo scisma è la filiale devozione per i sacri pastori. La cura contro l’apostasia è l’amore di Dio e della sua Santissima Madre. La cura contro il vizio è la pratica umile della virtù. La cura contro la corruttela dei costumi è vivere costantemente alla presenza di Dio. Ma l’obbedienza non può pervertirsi in servilismo stolido; il rispetto dell’autorità non può pervertirsi in cortigianeria. E non dimentichiamo che se è dovere dei laici obbedire ai loro pastori, è ancor più grave dovere dei Pastori obbedire a Dio, usque ad effusionem sanguinis.
+ Carlo Maria ViganòArcivescovo  -  02 Settembre 2020

Questa nuova alleanza darà all’uomo un cuore nuovo, nel quale il Signore ogni giorno scriverà la sua legge.



LIBRO DEL PROFETA GEREMIA 


Purtroppo la missione di Geremia risulterà vana. Il popolo non solo non si converte, si ribella e si ostina nella sua idolatria, nella sua immoralità. La sentenza viene applicata, il popolo distrutto, Gerusalemme rasa al suolo, i suoi tesori presi e trasportati in Babilonia.

Nel pieno fallimento della missione del suo profeta, il Signore rivela che Lui ha nel cuore di rifondare ogni cosa. Lo esige il suo amore eterno. Lui stipulerà una nuova alleanza. Nuova nelle forme, nei contenuti, nelle modalità, nuova nella sua verità, nuova in ogni cosa.

Questa nuova alleanza darà all’uomo un cuore nuovo, nel quale il Signore ogni giorno scriverà la sua legge. Dio non si arrende, perché il suo amore, che è eterno, non si arrende. Questa rivelazione è il sommo di Dio. Dopo questa nuova alleanza, non vi è più l’oltre di Dio. Dio si ferma perché in essa dona tutto se stesso. Si dona nel Figlio fino alla morte, in verità fino alla morte di croce.

In quel tempo – oracolo del Signore – io sarò Dio per tutte le famiglie d’Israele ed esse saranno il mio popolo. Così dice il Signore: Ha trovato grazia nel deserto un popolo scampato alla spada; Israele si avvia a una dimora di pace».

Da lontano mi è apparso il Signore: «Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo a esserti fedele. Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine d’Israele. Di nuovo prenderai i tuoi tamburelli e avanzerai danzando tra gente in festa. Di nuovo pianterai vigne sulle colline di Samaria; dopo aver piantato, i piantatori raccoglieranno. Verrà il giorno in cui le sentinelle grideranno sulla montagna di Èfraim: “Su, saliamo a Sion, andiamo dal Signore, nostro Dio”.

Poiché dice il Signore: Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: “Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d’Israele”.

Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione e li raduno dalle estremità della terra; fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente: ritorneranno qui in gran folla. Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele, Èfraim è il mio primogenito».

Ascoltate, genti, la parola del Signore, annunciatela alle isole più lontane e dite: «Chi ha disperso Israele lo raduna e lo custodisce come un pastore il suo gregge». Perché il Signore ha riscattato Giacobbe, lo ha liberato dalle mani di uno più forte di lui.

Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion, andranno insieme verso i beni del Signore, verso il grano, il vino e l’olio, i piccoli del gregge e del bestiame. Saranno come un giardino irrigato, non languiranno più. La vergine allora gioirà danzando e insieme i giovani e i vecchi.

«Cambierò il loro lutto in gioia, li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni. Nutrirò i sacerdoti di carni prelibate e il mio popolo sarà saziato dei miei beni». Oracolo del Signore.

Così dice il Signore: «Una voce si ode a Rama, un lamento e un pianto amaro: Rachele piange i suoi figli, e non vuole essere consolata per i suoi figli, perché non sono più».

Dice il Signore: «Trattieni il tuo pianto, i tuoi occhi dalle lacrime, perché c’è un compenso alle tue fatiche – oracolo del Signore –: essi torneranno dal paese nemico.

C’è una speranza per la tua discendenza – oracolo del Signore –: i tuoi figli ritorneranno nella loro terra. Ho udito Èfraim che si lamentava: “Mi hai castigato e io ho subito il castigo come un torello non domato. Fammi ritornare e io ritornerò, perché tu sei il Signore, mio Dio.

Dopo il mio smarrimento, mi sono pentito; quando me lo hai fatto capire, mi sono battuto il petto, mi sono vergognato e ne provo confusione, perché porto l’infamia della mia giovinezza”. Non è un figlio carissimo per me Èfraim, il mio bambino prediletto?

Ogni volta che lo minaccio, me ne ricordo sempre con affetto. Per questo il mio cuore si commuove per lui e sento per lui profonda tenerezza». Oracolo del Signore.

Pianta dei cippi, metti paletti indicatori, ricorda bene il sentiero, la via che hai percorso. Ritorna, vergine d’Israele, ritorna alle tue città. Fino a quando andrai vagando, figlia ribelle? Poiché il Signore crea una cosa nuova sulla terra: la donna circonderà l’uomo!

Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: «Quando avrò cambiato la loro sorte, nella terra di Giuda e nelle sue città si dirà ancora questa parola: “Il Signore ti benedica, sede di giustizia, monte santo”. Vi abiteranno insieme Giuda e tutte le sue città, gli agricoltori e coloro che conducono le greggi. Poiché ristorerò chi è stanco e sazierò coloro che languono».

A questo punto mi sono destato e ho guardato: era stato un bel sogno.

«Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali renderò la casa d’Israele e la casa di Giuda feconde di uomini e bestiame. Allora, come ho vegliato su di loro per sradicare e per demolire, per abbattere e per distruggere e per affliggere con mali, così veglierò su di loro per edificare e per piantare. Oracolo del Signore.

In quei giorni non si dirà più: “I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati!”, ma ognuno morirà per la sua propria iniquità; si allegheranno i denti solo a chi mangia l’uva acerba.

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: “Conoscete il Signore”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato».

Così dice il Signore, che ha posto il sole come luce del giorno, la luna e le stelle come luce della notte, che agita il mare così che ne fremano i flutti e il cui nome è Signore degli eserciti: «Quando verranno meno queste leggi dinanzi a me – oracolo del Signore –, allora anche la discendenza d’Israele cesserà di essere un popolo davanti a me per sempre».

Così dice il Signore: «Se qualcuno riuscirà a misurare in alto i cieli e ad esplorare in basso le fondamenta della terra, allora anch’io respingerò tutta la discendenza d’Israele per tutto ciò che ha commesso. Oracolo del Signore.

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali la città sarà riedificata per il Signore, dalla torre di Cananèl fino alla porta dell’Angolo. La corda per misurare sarà stesa in linea retta fino alla collina di Gareb, volgendo poi verso Goa. Tutta la valle dei cadaveri e delle ceneri e tutti i campi fino al torrente Cedron, fino all’angolo della porta dei Cavalli a oriente, saranno sacri al Signore; non saranno più devastati né mai più distrutti» (Ger 31,1-40). 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

TEMPO ED ETERNITÀ



L'ignoranza riguardo ai beni eterni e temporali


Di fronte alla realtà ! 

Lasciamo l'apparenza e la superficie dipinta e guardiamo alla verità sostanziale delle cose: troveremo che ogni bene temporale è molto piccolo, l'eterno invece grande assai; il temporale incostante, l'eterno stabile; il temporale breve e caduco, mentre l'eterno è duraturo e senza fine. 
Essendo però il temporale tanto corto e mutabile in sé e l'eterno tanto grande e stabile, che differenza vi sarà fra l'uno e l'altro? San Gregorio giudicò che questo solo fosse sufficiente a stabilire una distanza immensa. Dice infatti: Immenso è ciò che seguirà senza fine, mentre poco è tutto ciò che finisce. (Lib. Mor. VII, cap. 22) Il medesimo Santo notò che la poca conoscenza e memoria dell'eternità è la causa dell'inganno degli uomini, i quali stimano i beni falsi di questa vita, mentre non stimano i beni spirituali ed eterni dell'altra. E dice così: Il pensiero dei predestinati è sempre fisso verso l'eternità; questi, pur possedendo gran felicità in questa vita, benché non siano in pencolo di morte, sempre la guardano come presente. (Lib. Mor. VIII, cap. 12) Contrariamente agiscono le anime ostinate che amano la vita temporale come cosa permanente, perché non intendono quanto gran cosa sia l'eternità della vita futura. 
E siccome non considerano la stabilità di ciò che è perpetuo, tengono l'esilio per patria, le tenebre per luce e l'albergo terreno per dimora. Coloro infatti che non conoscono le cose maggiori, non possono neppure giudicare delle cose minori. 
Per questo cominceremo ad alzare il velo e a scoprire la distanza che esiste tra i beni della terra e quelli del cielo per mezzo della considerazione dell'eternità e della misera condizione del tempo. Di poi passeremo a trattare della viltà di ciò che è temporale e della grandezza delle cose eterne; poiché, come diceva un filosofo che non vi ha cosa più chiara, né più oscura della luce, così si può dire lo stesso di altre cose ritenute per molto chiare, le quali non sono comprese, sebbene siano meno oscure dell'eternità e del tempo. Procureremo quindi di farle conoscere meglio, aiutati dal lume della fede, dalla dottrina dei santi e dai disinganni dei filosofi. 

P. Gian Eusebio NIEREMBERG S. J. 

Confidenza



PADRE dolcissimo, a noi questo è bastato: sapere quello che di Te ci ha rivelato il tuo Unigenito, il diletto Figlio Gesù: che Tu sei anche nostro PADRE e PADRE di tutti e di tutto, perché tutto quello che esiste fuori di Te è opera del tuo Amore.

Tu Sei l'Inaccessibile, eppure più di tanto non puoi essere dentro di noi;

Sei l'Invisibile, eppure non puoi essere tanto più percettibile da noi;

Sei l'Inafferrabile, eppure sei Colui che meglio non si può possedere.

O PADRE, concedici di essere, nel modo più possibile, nella Identità con il tuo Figlio Gesù, perché con Lui possiamo sentire Te, vivere di Te, amare Te, per essere in Lui, con Te, una cosa sola, come esistenza originale e finale del tuo Amore Paterno

 (Madre Eugenia Elisabetta Ravasio)

L’umanità presto riceverà una correzione! Questa correzione vi farà comprendere che tutto quello che sta succedendo è prodotto dai vostri peccati e dalle vostre ribellioni.



Messaggio di Dio Padre per tutta l’umanità, ricevuto nella città di Panama, da Discipulo, il 7 ottobre 2018

Amati figli, prestate attenzione ai Miei urgenti appelli, capite che vivere nella Mia Volontà implica un totale abbandono alla Mia amorevole Provvidenza.
Chi confida in Me, non avrà né timore, né paura, né angoscia.
Ascoltate con attenzione, poiché presto la Mia Giustizia vi abbraccerà e una Grande Gioia vi invaderà! Presto il Mio Spirito sarà sparso su tutta la circonferenza della terra, sui Miei figli e sulle Mie figlie spargerò i più meravigliosi tesori della conoscenza e della sapienza.
Vi invaderà una Grande Gioia… il Mio Spirito verrà effuso!!!
Tutti, assolutamente tutti, sapranno che Io Sono! E che al di fuori di Me non c’è altro Dio; tutti quelli che si definiscono dei in questo mondo saranno umiliati, perché hanno alzato il loro braccio arrogante contro di Me, hanno disprezzato le Mie Leggi e non hanno fatto caso ai Miei Avvertimenti.
Reclamerò la Mia Gloria, quella Gloria che Mi hanno rubato, la gloria che Io non ho ricevuto da parte delle Mie Creature!
E che cos’è l’uomo?
Oh …  solo un sospiro che è sgorgato dal Mio Cuore!

Un giorno tonerà a Me… abbandonando le sue miserie nel seno della terra da dove è stato creato.
L’orgoglio e la superbia delle sue opere, dei suoi piani e dei suoi progetti crolleranno. Saranno abbattute le alte torri ed i grattacieli, quando la terra obbedirà al Mio Ordine e sarà scossa e gli elementi si dissolveranno.
Allora se Mi ascolterete e se piangerete, vestendovi di sacco e coprendovi il capo di cenere e contriti di cuore Mi invocherete, Io vi risponderò e stabilirò le Mie Legge ed i Miei decreti in forma definitiva nei Cieli Nuovi e nella Terra Nuova che Io creerò!
Quindi parlerò chiaramente con i Miei figli e farò scendere su di loro la conoscenza e la sapienza.
Così sarà… se Mi sarete fedeli e se ascolterete la Mia Voce e se non vi darete alla compiacenza dei vostri vizi e peccati, che tanto Mi offendono.

Dopo… nessuno ruberà, né mentirà, ameranno solo Me ed Io li proteggerò sotto la Mia Potente Mano dalla confusione che è prossima e nella quale si vedranno immersi popoli e nazioni.

L’umanità presto riceverà una correzione! Questa correzione vi farà comprendere che tutto quello che sta succedendo è prodotto dai vostri peccati e dalle vostre ribellioni.

Io ho stabilito l’ordine degli eventi e non lo cambierò per riguardo alla Mia Sacra Eredità, quella di Giuda, di Giuseppe, di Beniamino e di Ruben, della Sacra Casa di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, per riguardo a Davide e per le preghiere e per le suppliche dei Miei servi i profeti.

Conserverò il Mio Patto e la Mia Alleanza che si riassumono nella Promessa di Cieli Nuovi e Terra Nuova.

Ah… amati figli… Il Mio Cuore di Padre si affida a voi.
Avete ottenuto la Grazia e la Benedizione mediane il Sacrificio del Mio Amato Figlio che ha dato la Sua Vita sulla Croce per voi, la Vita Sacra del Mio Figlio amato, il cui Sangue calpestate di continuo.
Questo stesso Sangue ora grida a Me, chiedendomi Giustizia.

Per amore al Mio Nome, la Mia Giustizia verrà su ogni carne e tutto quello che abbia vita e conoscenza della Sua vita, Mi renderà Gloria e produrrà frutti di vera fede, di speranza e di carità…
E nessuno potrà negare che Io Sono un Dio d’amore e che non gradisco né la morte né il dolore.
 … Ecco, figli Miei, che sta arrivando la relegazione temporanea del Mio Silenzio…

 Oh amata umanità… Cosa vi costa volgere il vostro cuore a Me?...
 Venite, sì venite a Me!... Io aspetto con ansia l’anelato ritorno…
Io Sono il vostro Dio e disidero soltanto effondere su di voi il Mio Amore e la Mia tenerezza di Padre.

Ricevete la Mia Amorevole Benedizione. Ricreerò l’Universo, infondendovi il Mio Spirito… e farò tornare gli esiliati ed avrò compassione della Mia Eredità.
Tutti i sopravvissuti che Ho scelto in molti paesi, vedranno la Mia Gloria quando si compirà la Mia Promessa e rinnoverò il Patto con il Mio Popolo.
Nessuno allora camminerà più nelle tenebre ed Io Mi mostrerò così come Sono alla Mia creatura.

Stabilirò di nuovo saldamente le basi della terra, rafforzando il suo asse e tutti sapranno che non c’è niente di più forte del Mio Amore e della Mia Parola.

Io, Yahvè Ho parlato, Io l’Ho firmato, Io l’Ho detto!

Chi è don Luigi Villa?



Il Tempio satanico  dedicato a Padre Pio

Nell’ottobre 1998, don Villa mi consegnò una pagina della Rivista “Luoghi dell’infinito” del settembre 1998, che riportava il disegno della croce che lo scultore Arnaldo Pomodoro intendeva costruire per la “nuova chiesa” di Renzo Piano, dedicata a Padre Pio, in San Giovanni Rotondo.
Gliel’aveva inviata un suo conoscente, che, tra l’altro, gli aveva evidenziato certi strani simboli che comparivano sui bracci della croce e che sembravano martelli e cazzuole. Subito, iniziai ad analizzare quella strana croce.
Dopo circa un mese, dissi a don Villa: «Sui bracci inferiore e laterali di questa croce, sono rappresentati i tre stemmi dei gradi: 11°, 22° e 33° della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato; inoltre, nella parte centrale è rappresentato il grembiule massonico e sul braccio superiore è rappresentato Lucifero, in diversi modi». Poi aggiunsi: «Il significato di tutti questi simboli è: il Culto del Fallo, il Culto dell’Uomo e il Culto di Lucifero. Questo simboleggia la Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, generalmente rappresentata anche con due “Stelle a cinque punte”, l’una con la punta in altro; l’altra con la punta in basso».

La direzione del progetto di questa “nuova chiesa” era nelle mani del famoso architetto Renzo Piano, ma la responsabilità del progetto era della Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa, il cui presidente era mons. Francesco Marchisano, mentre il responsabile liturgico e teologico e della “nuova chiesa”, che dava le istruzioni a Piano, perché “il progetto si caricasse via via di espressività”, era mons. Crispino Valenziano.
Mons. Marchisano era una vecchia conoscenza di don Villa. Infatti, lo aveva già denunciato come massone sul n° 109 di “Chiesa viva” del giugno 1981, con tanto di dati di immatricolazione massonici. La sua carriera, però, era proseguita indisturbata fino alle sue nomine a Vicario Generale per lo Stato della Città del Vaticano e a Presidente della Fabbrica di San Pietro, conferitegli da Giovanni Paolo II.

Nel settembre 2002, a queste due nuove promozioni, don Villa rispose col dossier: “Una nomina scandalo”, in cui riportava anche tre lettere di mons. Marchisano al Venerabile Gran Maestro della Massoneria italiana, dove, in una di queste, scriveva:
«Illustre e Venerabile Gran Maestro, con molta gioia ho ricevuto, tramite il F. MAPA (= Mons. Pasquale Macchi, segretario personale di Paolo VI - n.d.r.) il Vostro delicato incarico: organizzare, silenziosa mente in tutto il Piemonte e nella Lombardia, come disgregare gli studi e la disciplina dei Seminari…».
Il dossier fu distribuito in migliaia e migliaia di copie e certi personaggi del Vaticano vennero fino a Brescia da don Villa per comprarne alcuni pacchi, mentre altri, da Roma, gli confidarono il loro disagio e la loro disperazione.
Ma sembrava che nessuno potesse arrestare l’ascesa irresistibile di questo Prelato massone.
Gli mancava solo la nomina a Cardinale; ma nella lista dei papabili Cardinali del Concistoro, previsto per il 21 ottobre 2003, il suo nome non appariva nell’elenco. Pensavamo che la ragione fosse la pubblicazione e la vasta distribuzione del dossier “Una nomina scandalo”, in cui si dimostrava, in modo definitivo, l’appartenenza alla Massoneria di mons. Marchisano.
Ma tre giorni prima della data della lettura, da parte del Papa, dei nomi papabili del Concistoro (28 settembre 2003), mi trovavo nell’ufficio di don Villa, quando squillò il telefono. Il Padre prese la cornetta del telefono, rimase in ascolto, poi la depose e mi disse: «Lo sa cosa mi hanno appena comunicato? Mons. Marchisano sarà nella lista dei Cardinali!».
Tre giorni dopo, in TV, tutti videro Giovanni Paolo II mentre leggeva l’elenco dei nomi dei futuri Cardinali, quando, ad un tratto, spuntò la mano del suo segretario personale che teneva un foglietto che depose sul leggio. Anulla servì lo scatto d’irritazione del Papa… dopo poco, Egli lesse anche il nome: Mons. Francesco Marchisano.

Il 1° luglio 2004, la “nuova chiesa” di San Giovanni Rotondo, dedicata a San Padre Pio fu inaugurata.
Il 20 febbraio 2006, uscì il Numero Speciale di “Chiesa viva” 381, dal titolo: “Una ‘nuova chiesa’ a San Padre Pio – Tempio massonico?” che dimostrava la natura massonica dei simboli che erano stati impressi, ovunque in questo tempio, e che il loro significato “unitario” era la glorificazione della Massoneria e del suo “dio” Lucifero con orribili insulti a Nostro Signore Gesù Cristo e alla SS. Trinità.
La simbologia massonica del Tabernacolo esprime la sostituzione di “Gesù Redentore” con “Lucifero redentore” dell’uomo, mentre quella sulla croce di pietra esprime la sostituzione di “Gesù Cristo Re dell’Universo”
con “Lucifero re dell’universo”. Ma l’insulto più grave è quello rivolto alla SS. Trinità per essere stata cacciata e sostituita con la blasfema e satanica “Triplice Trinità” massonica.
Per la prima volta nella storia, veniva pubblicata una rappresentazione geometrica della “Triplice Trinità” massonica, il segreto più gelosamente custodito dalla Massoneria!

Quando don Villa lesse questo studio, mi disse che, sicuramente, il Papa non avrebbe potuto ignorarlo, perché i significati occulti di questo tempio satanico erano talmente gravi ed inquietanti che, mantenere il silenzio su una simile denuncia sarebbe stato addirittura impensabile. 
Ma non fu così!

Dopo due mesi, però, qualcosa si mosse: circa 150 Prelati insieme all’ex Segretario di Stato, card. Angelo Sodano, si recarono a San Giovanni Rotondo, in occasione del 50° anniversario della fondazione della Casa Sollievo della Sofferenza, e vi rimasero per un’intera settimana (dal 1° al 7 maggio 2006).
Come ci fu riferito, in seguito, da uno dei presenti: «Quei Prelati, per l’intera settimana, e io lo so perché anch’io ho partecipato alle riunioni, di sera e di notte, hanno studiato il suo Numero Speciale sul Tempio satanico di Padre Pio».

Al che, io meravigliato, risposi: 
«E con quale risultato?».
«Non sono riusciti a confutarlo!».
«E allora?», incalzai.
E lui: «Hanno deciso di mettere tutto a tacere!».

La notizia, però, era talmente esplosiva che alcuni giornali e riviste italiani pubblicarono lo scandalo, ma all’appello mancò tutta la stampa e le radiotelevisioni nazionali.
Il fatto non ci preoccupò più di tanto, sia perché eravamo abituati a questa politica del “mettere tutto a tacere”, sia perché, essendo stati insultati Nostro Signore Gesù Cristo e la SS. Trinità, nessuno poteva pretendere di mettere il bavaglio a queste tre Persone Onnipotenti e direttamente interessate alla questione.


L’edizione dello studio sul Tempio satanico in lingua italiana fu seguita dalle edizioni tedesca, inglese, francese, spagnola ed ora, anche polacca.
Anche se lentamente, l’orrore per questo Tempio satanico si diffondeva in Italia e all’estero, e il flusso dei pellegrini, che, in passato, non avevano mai mostrato di apprezzare questa strana nuova costruzione, si assottigliava continuamente, col conseguente calo pauroso del flusso delle offerte.

L’impossibilità di aver potuto confutare lo studio dai contenuti tanto inquietanti e la crescente attenzione da parte del pubblico nazionale e internazionale, che cresceva di giorno in giorno, imponeva una “risposta” che non prevedesse, però, il dover entrare nel merito degli argomenti sollevati e delle tesi dimostrate.

Fino a quel momento, la politica obbligata del potere si limitava alla frase: “metteremo tutto a tacere”… ma il significato di queste parole, oltre al black-out dei mass-media, poteva assumere, però, anche altri significati.

a cura dell’Ing. Franco Adessa


LA VITA DI SAN BENEDETTO



Il piccolo monaco fuggitivo

Gregorio: tra i suoi monaci Benedetto ne aveva uno, ancora giovanotto, che  passava un po' troppo i limiti nell'affetto verso i genitori. Un giorno senza chiedere  affatto la benedizione, uscì dal monastero e se ne andò a casa. Ma il giorno  stesso, poco dopo arrivato, fu colto da malore e morì.
Lo seppellirono; ma il giorno dopo trovarono che il suo corpo era stato rigettato  fuori della terra. Fu sepolto di nuovo, ma il giorno seguente ecco di nuovo lo  stesso fenomeno: respinto fuori e insepolto come prima.
Pensarono di correre in fretta ai piedi del Padre Benedetto, e lo supplicarono  con gran pianto, che si degnasse di riammetterlo nel suo perdono. L'uomo di Dio  senza indugio consegnò loro, di sua mano, l'ostia del Corpo del Signore, dicendo:  "Andate e con gran riverenza posate sul petto di lui il Corpo del Signore, e così  seppellitelo".
Eseguirono queste istruzioni e la terra ricevette il corpo del fanciullo e non lo respinse mai più.
Adesso, Pietro, tu puoi misurare bene quanto merito avesse agli occhi del  Signore Gesù Cristo un uomo così santo: persino la terra si rifiutava di accogliere  uno che non era nelle grazie di Benedetto.
Pietro: me ne sono accorto molto bene e ne rimango immensamente stupito.

tratto dal Libro II° dei "Dialoghi" di San Gregorio Magno