giovedì 8 ottobre 2026

Solo l’Altissimo è il vero Dio e solo a Lui va ogni obbedienza. A Lui va data la nostra vita per confessare che solo Lui è il Signore e il Dio della nostra vita.

 


LIBRO DEL PROFETA DANIELE 


20 Che il re abbia visto un vigilante, un santo che discendeva dal cielo e diceva: “Tagliate l’albero, spezzatelo, però lasciate nella terra il ceppo con le sue radici, legato con catene di ferro e di bronzo sull’erba fresca del campo; sia bagnato dalla rugiada del cielo e abbia sorte comune con le bestie del campo, finché sette tempi siano passati su di lui”,

Ora Daniele, dopo aver identificato l’albero con il  re, passa a dare la spiegazione della secondo parte del sogno: dell’abbattimento dell’albero. 

Che il re abbia visto un vigilante, un santo che discendeva dal cielo e diceva: “Tagliate l’albero, spezzatelo, però lasciate nella terra il ceppo con le sue radici, legato con catene di ferro e di bronzo sull’erba fresca del campo; sia bagnato dalla rugiada del cielo e abbia sorte comune con le bestie del campo, finché sette tempi siano passati su di lui”…  Due sono le interpretazione da offrire.

La prima riguarda l’abbattimento dell’albero e il suo abbandono alla terra per essere come l’erba dei campi, con la stessa sorte di essa.

La seconda riguarda il ceppo che viene legato con catene di ferro e di bronzo assieme ai sette tempi che devono trascorrere per l’albero in questo stato.

Anche questa duplice interpretazione riguarda il re, perché l’albero è il re. Di certo non sono rivelati tempi buoni per Nabucodònosor e il suo regno. 

21 questa, o re, ne è la spiegazione e questo è il decreto dell’Altissimo, che deve essere eseguito sopra il re, mio signore:

Daniele ora annunzia al re che su di lui vi è un decreto dell’Altissimo che dovrà essere eseguito. Il re non è sopra il Dio Altissimo, mai potrà esserlo.

Questa, o re, ne è la spiegazione e questo è il decreto dell’Altissimo, che deve essere eseguito sopra il re, mio signore: Il sogno è questa verità. Dio è Dio.

L’Altissimo è l’Altissimo. Lui è sopra ogni uomo e ogni altro dio. Nessun uomo e nessun dio è sopra di Lui. La sua volontà regna sovrana su tutta la terra.

Quanto Lui decreta sulla terra e nei cieli diviene storia, fatto, evento. Ora il Signore ha scritto un decreto per il re e questo decreto dovrà compiersi.

Nessun uomo, nessun re potrà mai sottrarsi a quanto il Signore ha decretato. Se potesse sottrarsi, allora l’uomo, il re sarebbe sopra l’Altissimo Dio. 

22 Tu sarai cacciato dal consorzio umano e la tua dimora sarà con le bestie del campo; ti pascerai di erba come i buoi e sarai bagnato dalla rugiada del cielo; sette tempi passeranno su di te, finché tu riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo dà a chi vuole.

Ecco la spiegazione del sogno ed esso riguarda il re, il più grande re di tutta la terra, anzi il re di tutta la terra. Lui sarà in tutto simile ad una bestia del campo.

Tu sarai cacciato dal consorzio umano e la tua dimora sarà con le bestie del campo; ti pascerai di erba come i buoi e sarai bagnato dalla rugiada del cielo; sette tempi passeranno su di te, finché tu riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo dà a chi vuole.

Vi saranno giorni assai tristi per il re. Sarà cacciato dal consorzio umano, vivrà come una bestia tra le bestie, si ciberà come una bestia tra le bestie.

Sarà bagnato dalla rugiada come le bestie. Questo significa che la sua casa sarà sotto il cielo, all’aperto. Non avrà neanche una tana in cui rifugiarsi.

Questo suo stato durerà per sette tempi, finché il re non avrà riconosciuto che l’Altissimo domina sul regno degli uomini e che tutto è dalla sua volontà.

Il re viene non solo detronizzato, quanto costretto a vivere come un animale dei campi. La sua superbia scomparirà. Precipiterà nella condizione più umile.

Non sarà trattato neanche come un essere umano. Sarà come un animale, vivrà come un animale, abiterà sotto il cielo come un animale. 

Quando avrà conosciuto, riconosciuto, confessato che solo l’Altissimo è il Re dei re e il Signore dei signori, il Dominatore su ogni dominatore, sarà ristabilito.

Quanto dureranno i sette tempi? Il numero sette indica perfezione assoluta. Essi dureranno finché il re non avrà  confessato che solo l’Altissimo è Dio. 

Questa umiltà è assunta per intero da Gesù Signore. Lui per confessare che solo il Padre è il Padre, è il vero Dio, il Signore, si fa vero sulla croce.

Bildad di Suach prese a dire: «Dominio e terrore sono con lui, che impone la pace nell’alto dei cieli. Si possono forse contare le sue schiere? E su chi non sorge la sua luce? Come può essere giusto un uomo davanti a Dio e come può essere puro un nato da donna? Ecco, la luna stessa manca di chiarore e le stelle non sono pure ai suoi occhi: tanto meno l’uomo, che è un verme, l’essere umano, che è una larva» (Gb 25,1-6). 

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido! Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me. Eppure tu sei il Santo, tu siedi in trono fra le lodi d’Israele. In te confidarono i nostri padri, confidarono e tu li liberasti; a te gridarono e furono salvati, in te confidarono e non rimasero delusi. Ma io sono un verme e non un uomo, rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente. Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: «Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai affidato al seno di mia madre. Al mio nascere, a te fui consegnato; dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio. Non stare lontano da me, perché l’angoscia è vicina e non c’è chi mi aiuti. Mi circondano tori numerosi, mi accerchiano grossi tori di Basan. Spalancano contro di me le loro fauci: un leone che sbrana e ruggisce. Io sono come acqua versata, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si scioglie in mezzo alle mie viscere. Arido come un coccio è il mio vigore, la mia lingua si è incollata al palato, mi deponi su polvere di morte. Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori; hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa. Essi stanno a guardare e mi osservano: si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto. Libera dalla spada la mia vita, dalle zampe del cane l’unico mio bene. Salvami dalle fauci del leone e dalle corna dei bufali. Tu mi hai risposto! Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea. Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, lo tema tutta la discendenza d’Israele; perché egli non ha disprezzato né disdegnato l’afflizione del povero, il proprio volto non gli ha nascosto ma ha ascoltato il suo grido di aiuto. Da te la mia lode nella grande assemblea; scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. 

I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano; il vostro cuore viva per sempre! Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra; davanti a te si prostreranno  tutte le famiglie dei popoli. Perché del Signore è il regno: è lui che domina sui popoli! A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere; ma io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!» (Sal 22 (21),1-32). 

Oracolo ricevuto in visione dal profeta Abacuc.

Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Non ha più forza la legge né mai si afferma il diritto. Il malvagio infatti raggira il giusto e il diritto ne esce stravolto.

«Guardate fra le nazioni e osservate, resterete stupiti e sbalorditi: c’è chi compirà ai vostri giorni una cosa che a raccontarla non sarebbe creduta. Ecco, io faccio sorgere i Caldei, popolo feroce e impetuoso, che percorre ampie regioni per occupare dimore non sue. È feroce e terribile, da lui sgorgano il suo diritto e la sua grandezza. Più veloci dei leopardi sono i suoi cavalli, più agili dei lupi di sera. Balzano i suoi cavalieri, sono venuti da lontano, volano come aquila che piomba per divorare. Tutti, il volto teso in avanti, avanzano per conquistare.

E con violenza ammassano i prigionieri come la sabbia. Si fa beffe dei re, e dei capi se ne ride; si fa gioco di ogni fortezza: l’assedia e la conquista. Poi muta corso come il vento e passa oltre: si fa un dio della propria forza!». Non sei tu fin da principio, Signore, il mio Dio, il mio Santo? Noi non moriremo! Signore, tu lo hai scelto per far giustizia, l’hai reso forte, o Roccia, per punire.

Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male e non puoi guardare l’oppressione, perché, vedendo i perfidi, taci, mentre il malvagio ingoia chi è più giusto di lui? Tu tratti gli uomini come pesci del mare, come animali che strisciano e non hanno padrone. Egli li prende tutti all’amo, li pesca a strascico,  li raccoglie nella rete, e contento ne gode. Perciò offre sacrifici alle sue sciàbiche e brucia incenso alle sue reti, perché, grazie a loro, la sua parte è abbondante e il suo cibo succulento. Continuerà dunque a sguainare la spada e a massacrare le nazioni senza pietà? (Ab 1,1-17). 

Non esiste umiltà più grande di quella di Gesù. Dalla Croce, da Crocifisso, lasciandosi trattare come verme, Lui confessa che solo il Padre è Dio.

Questa stessa verità viene assunta da San Paolo come regola unica della sua vita e la consegna ad ogni discepolo di Gesù come modalità del suo essere.

Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio  L’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Quindi, miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

Spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timòteo, per essere anch’io confortato nel ricevere vostre notizie. Infatti, non ho nessuno che condivida come lui i miei sentimenti e prenda sinceramente a cuore ciò che vi riguarda: tutti in realtà cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il Vangelo insieme con me, come un figlio con il padre. Spero quindi di mandarvelo presto, appena avrò visto chiaro nella mia situazione. Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch’io di persona.

Ho creduto necessario mandarvi Epafrodìto, fratello mio, mio compagno di lavoro e di lotta e vostro inviato per aiutarmi nelle mie necessità. Aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia. È stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio ha avuto misericordia di lui, e non di lui solo ma anche di me, perché non avessi dolore su dolore. Lo mando quindi con tanta premura, perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui, perché ha sfiorato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per supplire a ciò che mancava al vostro servizio verso di me (Fil 2,1-30). 

Solo l’Altissimo è il vero Dio e solo a Lui va ogni obbedienza. A Lui va data la nostra vita per confessare che solo Lui è il Signore e il Dio della nostra vita. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI 


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