SANTA TERESA DI GESU’ BAMBINO
SANTA BERNARDETTA SOUBIROUS
SUOR CONSOLATA BETRONE
Presentazione
Il messaggio spirituale di Teresa Martin, Bernardetta Soubirous e Consolata Betrone a tutte le persone ammala-te, sofferenti nel corpo e nell’anima, contiene una parola di incoraggiamento, di solidale comprensione, di amore.
La vita della piccola Teresa è notissima e lo è diventata ancor di più in seguito alla pubblicazione autobiografica di “Storia di un’anima”; anche la vita di Bernardetta è abba-stanza conosciuta ed amata nel contesto particolare delle apparizioni di Lourdes.
Consolata Betrone, invece, rimane ancora nella “penom-bra”; esiste una ragione, forse un po’ sentimentale, che in-vita a sentire questa straordinaria creatura vicina a noi, rendendola cara ai nostri occhi: Consolata è italiana, nata, vissuta e morta in Piemonte!
Teresa, Bernardetta e Consolata hanno sofferto molto, hanno pagato in prima persona, con le braccia levate a supplica, a preghiera, consumate nell’amore per chi non sa o non vuole amare; fedeli per chi non ha fede, non crede, con lo sguardo “lanciato” nella certezza di Dio, nella spe-ranza dell’incontro con Lui.
Hanno sofferto e per questo motivo possono comprendere la sofferenza in tutta la sua interezza, nelle sue lacera-zioni più profonde, nelle ferite che faticano a rimarginarsi, cha a lungo rimangono aperte, sanguinando. La stessa sof-ferenza è diventata l’olocausto quotidiano, silenzioso, nel-la semplicità di una fede incondizionata nell’amore di Dio, senza frapporvi ostacoli, diaframmi, limitazioni, ma accet-tata con consapevolezza, quale dono prezioso dalle mani di Dio, manifestazione personalissima e irripetibile del Suo Amore.
“Dio è Amore”, ha scritto l’apostolo San Giovanni; Dio “…. non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepa-rarne loro una più certa e più grande….”.(1)
Sono queste le parole con cui il Manzoni descrive e accompagna la tristezza di Lucia, costretta a fuggire per l’ingiustizia degli uomini: nel “silenzio” della prova, dove malinconia, dolore, rimpianto si acutizzano, dalla dispera-zione di una realtà apparentemente senza soluzione, nasce, si apre alla vita la speranza.
Il Manzoni ne tratteggia il messaggio religioso e nella calma della notte sul lago, interrotto solo dal rumore sec-co, ritmato dei remi, Lucia respira la speranza della gioia che il Signore, alla fine, certamente le riserverà.
Amore e fiducia sono le caratteristiche essenziali di queste tre anime “belle”, che sopportando ogni genere di sofferen-za, hanno trovato nella Croce non solo la gioia dì più pura e più autentica, ma anche il mezzo di apostolato più efficace.
La loro sofferenza, infatti, non è mai stata improduttiva, autofinalizzata, bensì vissuta in pienezza e quindi offerta per la conversione dei peccatori.
Può sorgere, forse, la tentazione negativa e negativizzan-te del limite, dell’incredulità: “Non possono , non so ama-re…!”; oppure “Non possono, non so credere…!”.
In tal caso occorre operare uno sforzo, un “salto di quali-tà”, per uscire dai cosiddetti ripiegamenti, dagli atteggia-menti interiori solipsistici, egoistici ed aprirsi a una di-mensione essenziale superiore: l’amore, la fede non sono semplicemente prodotti del sentimento, ma sostanzialmen-te atti della volontà, dell’intelletto.
E’ fondamentale credere, volendo compiere continui atti di fede. Sant’Agostino ne ha sostenuto l’aspetto volitivo, affermando che, chi vuole credere, crede, nonostante tutte le difficoltà che possono insorgere nello spirito; in egual modo avrebbe potuto esprimersi sull’amore: chi vuole a-mare, ama!
L’amore può essere arricchito dal sentimento; ma non in forma esclusiva e non necessariamente quando rivolto a Dio, che è Spirito.
Se voglio amare Dio, con tutto il cuore, Lo amo e il mio amore Gli è immensamente gradito, anche se non sento nulla!
Il momento del deserto spirituale è sempre un momento “forte”: l’aridità, l’abbandono, la solitudine, l’incompren-sione, reali o immaginari, inseriti nel discorso della fede, diventano mezzi, strumenti di purificazione per il nostro cuore.
San Francesco di Sales, ha usato, a proposito, un’espres-sione, il cui contenuto si rivelerà altamente incoraggiante per coloro che, a causa della sofferenza, si sentono aridi, freddi e perciò incapaci di amare:
“Dio preferisce che si vada a baciargli i piedi con ripu-gnanza, piuttosto che con grande slancio e fervore…..”(2). Abbiamo poc’anzi asserito che la fiducia è la seconda caratteristica: la piccola Teresa è la santa della confidenza; Bernardetta, pur sapendo che la vita sarebbe stata un cal-vario, crede fermamente alle parole dell’Immacolata: “Io non ti prometto di farti felice in questo mondo, ma
nell’altro….”. (3).
Bernardetta punta i suoi occhi negli occhi gloriosi di Maria e da quell’istante inizia a vivere la beatitudine della non felicità, in pura perdita. Roccia di fedeltà, nei prati dolcissimi della speranza!
Consolata, infine, ha ricevuto moltissime volte l’incoraggiante promessa: “Nella Chiesa tu sarai la Confi-denza….”.
Se ci sembra che la fiducia venga meno, rivolgiamoci, chiediamola con insistenza a queste tre creature che hanno vissuto eroicamente di fiducia e di amore!
A tutti coloro che soffrono vorremmo suggerire anche un consiglio fraterno: quando entriamo in rapporto con il Padre, con Gesù, con la Vergine, con i Santi, manteniamo la stessa semplicità interiore del bambino che si rivolge al-la sua mamma!
“Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo e non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia”.
(Salmo 130)
L’anima “in pace” si abbandona a Dio senza inquietudi-ne né ambizione. Il Signore richiede unicamente questa fiducia filiale, incondizionata. “… In verità, vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non en-trerete nel regno dei cieli” (Mt. 18, 3-5).
Scrive Romano Guardini: “Il sentimento dell’innocenza è l’atteggiamento di colui che in ogni incontro vede il Padre dei cieli … diventare bambino nel senso di Cristo è si-nonimo di maturità cristiana” (4).
Ripeteva continuamente San Francesco d’Assisi ai suoi frati: “Riponi la tua fiducia nel Signore ed Egli avrà cura di te…..” (5).
Un grande dottore della Chiesa, San Giovanni della Croce, ha affermato: “Si ottiene tutto quello che si spera da Lui ….”. Ecco la conferma della nostra asserzione: le grazie che riceveremo, saranno proporzionate alla nostra fi-ducia!
“Il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza. I cristiani portano in se stessi la vita e la speranza del mondo, Cristo Gesù” (6).
In questo atteggiamento di abbandono filiale ritroviamo il volto autentico e genuino della vita cristiana, intessuta di piccole cose ordinarie, ma completamente votata alla fiducia nella Provvidenza, nella pace serena e profonda del cuore.
Se sapremo accettare ogni piccola sofferenza pazientemente, scevri da qualsiasi tentativo di ribellione, con spirito di adorazione o almeno di adesione alla volontà di Dio, certamente potremo cooperare alla redenzione del mondo operata da Cristo con la Sua Passione.
Per tutti i casi, anche i più assurdi per la logica umana, c’è un posto nel cuore di Cristo, una soluzione nella Sua morte e resurrezione.
“Ora, come egli si immola su ogni altare, su cui viene celebrata la Messa, così egli muore di nuovo in ogni uomo, che è preso dall’angoscia di morte …..” (7).
Quando intorno a noi si fa il vuoto più completo, il nostro animo si smarrisce e pare che l’esistenza, la vita ci sfuggano; è già una grazia poter offrire a Dio la nostra sofferenza, confidandogli il nostro smarrimento, la nostra solitudine, nell’attesa della speranza che Egli venga sensibilmente a colmarla con la Sua presenza.
Non dobbiamo mai dimenticare che ogni nostra offerta giunge al Padre, passando attraverso Gesù che muore sulla Croce.
Confidiamo dunque che, nell’abbracciare la Croce di Cristo, la nostra stessa croce sarà resa più lieve e più sopportabile.
Maria, causa della nostra gioia e Mamma nostra, ci aiuti!
Sac. Giampiero Invernizzi
