Ricordo che una mattina, dopo la Comunione, mi disse il Signore: “Figlia, sono tante le iniquità [94] che si commettono, che la bilancia della mia Giustizia sta per traboccare da fuori. Ora sappi che pesanti flagelli verserò sopra gli uomini, specialmente una fierissima guerra, in cui farò strage della carne umana. Ah, sì –proseguì quasi piangendo–, o ho dato il corpo agli uomini, affinché fossero tanti santuari dove dovevo andare e deliziarmi in essi. Loro invece li hanno cambiati in cloache di marciume e ne è tanto il fetore, che mi costringono a stare lontano da essi. Vedi la ricompensa che ricevo a tanto amore e a tante pene che ho sofferto per loro? Chi mai è stato trattato come Me? Ahi, nessuno! Ma quale ne è la causa? È il troppo bene che li voglio. Perciò proverò coi castighi”.
Io mi sentivo spezzare il cuore per il dolore; mi pareva che tante erano le offese che gli facevano che, per sfuggire, voleva nascondersi in me, quasi per trovare un rifugio. Sentivo pure [95] tale pena ché gli uomini dovevano essere castigati, che mi pareva che non quelli, ma io stessa dovevo soffrire; anzi, mi pareva che se io avessi potuto, mi sarebbe riuscito più sopportabile soffrire io tutti quei castighi, anziché vedere soffrire gli altri. Cercai di compatirlo quanto più potetti e con tutto il cuore gli dissi: “O Sposo Santo, risparmiate i flagelli che la vostra Giustizia tiene preparati! Se la molteplicità delle iniquità degli uomini è grande, vi è il mare immenso del tuo Sangue, ove potete seppellirle, e così la vostra Giustizia resterà soddisfatta. Se non avete dove andare per deliziarvi, venite in me; Vi do tutto il mio cuore, acciocché Vi riposiate alquanto e Vi deliziate con esso. È vero che anch’io sono una sentina di vizi, ma Voi mi potete purificare e fare quale Voi mi volete. Ma, deh, placatevi! Se è necessario il sacrificio della mia vita, oh, quanto volentieri Ve lo farei, purché vedessi le stesse tue [96] immagini risparmiate”.
E il Signore, spezzando il mio parlare, riprese a dirmi: “Proprio qui ti volevo! Se tu ti offri a soffrire, non già come fino a questo punto, di tanto in tanto, ma continuamente, ogni giorno, per un certo dato tempo, o risparmierò gli uomini. Vedi come farò: ti metterò in mezzo tra la mia giustizia e le iniquità delle creature e, quando la mia giustizia si vedrà ripiena delle iniquità, in modo da non poterle contenere, e sarà costretta a mandare i fulmini dei flagelli per castigare le creature, trovando te in mezzo, invece di colpire loro, resterai tu colpita. n questo solo modo potrò contentarti e risparmiare gli uomini; diversamente, no”.
Io restai tutta confusa; non sapevo che dirgli. La natura faceva la sua parte, si spaventava e tremava, ma vedevo il mio buon Gesù che attendeva una risposta, se accettavo o no. Allora, vedendomi quasi costretta a parlare, gli [97] dissi: “O divinissimo Sposo mio, da parte mia sarei pronta ad accettare, ma come si rimedierà da parte del Confessore? Se non ci vuole venire di tanto in tanto, come può essere possibile che venga ogni giorno? Liberatemi da questa croce, che ci vuole il Confessore per liberarmi, e allora tutto sarà combinato tra me e Voi”.
Allora il Signore mi disse: “Va’ dal Confessore e domandagli l’ubbidienza, se vuole; gli dirai tutto ciò che ti ho detto e starai a ciò che lui dice. Vedi, non sarà solamente per il bene delle creature, che voglio queste sofferenze continue, ma anche per tuo bene. n questo stato di sofferenze purificherò ben bene l’anima tua, in modo da disporti a formare con Me un mistico sposalizio, e dopo questo darò l’ultima trasformazione, in modo che diventeremo tutti e due come due ceri che, messi sul fuoco, uno si trasforma nell’altro e se ne forma uno solo: così trasformerò Me in te [98] e tu resterai crocifissa con Me. Ah, non saresti tu contenta, se potessi dire: lo Sposo è crocifisso, ma anche la sposa è crocifissa. Oh, sì, non c’è nessuna cosa che da Lui mi renda dissimile?”
Onde, quando potetti parlare col Confessore, gli dissi tutto ciò che il Signore mi aveva detto. Quella parola che il Signore mi disse, “per un certo dato tempo”, (senza notificarmi il tempo preciso che dovevo stare continuamente a soffrire) fu presa da me per una quarantina di giorni, più o meno, mentre ora sono circa dodici anni che continuo a stare 75. Ma sia sempre benedetto Iddio, siano adorati sempre i suoi imperscrutabili giudizi.
Io credo che se il Signore benedetto mi avesse fatto capire con chiarezza la durata del tempo che dovevo stare a letto, la mia natura si sarebbe molto spaventata e difficilmente si sarebbe assoggettata (sebbene ricordo che sono stata sempre rassegnata; ma non [99] conoscevo allora la preziosità della croce, come il Signore mi ha fatto conoscere nel corso di questi dodici anni), e il Confessore non si sarebbe adattato a darmi l’ubbidienza. Onde così dissi al Confessore: per una quarantina di giorni il Signore voleva che mi desse l’ubbidienza di stare continuamente a soffrire, dicendogli tutto il resto. Con mia sorpresa, perché io lo credevo impossibile, il Confessore mi disse che, se era veramente volontà di Dio, lui mi dava l’ubbidienza e che in realtà non era che non potesse venire, ma piuttosto un po’ di rispetto umano.
L’anima mia molto si rallegrò, acciocché potessi contentare il Signore e così risparmiare le creature, ma la natura molto se ne afflisse nel sentirsi data questa obbedienza, tanto che per qualche giorno fui molto contristata. Anche l’anima lo sentiva molto, a pensare che dovevo stare tanto tempo senza poter ricevere Gesù in Sacramento, [100] solo ed unico mio conforto. Delle volte mi sentivo una guerra tanto fiera in me, che io stessa non sapevo che cosa mi era avvenuta; molte cose vi aggiungeva pure il demonio, ma il mio buon Gesù rimediò a tutto, ed ecco come eseguì.

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