L’insegnamento dei Padri e dei Dottori della Chiesa
Se la devozione al Sacro Cuore venne appena prefigurata nell’ Antico Testamento e solo accennata nel Nuovo, essa si sviluppò fin dai primi secoli della Chiesa.
Papa sant’Alessandro I affermò che la Chiesa nacque dalla Passione di Cristo e particolarmente dal momento in cui la piaga del Costato, aperta dalla lancia, versò sugli uomini le ultime gocce del Sangue redentore 8. San Ireneo di Lione, vescovo martirizzato nel 208, scrisse: «La Chiesa è quella fonte di acqua viva scaturita per noi dal Cuore di Cristo». Similmente si espresse san Giustino, martirizzato nel 165: «Noi cristiani siamo il vero Israele uscito da Cristo, scaturito dal Cuore di Cristo come l’acqua dalla roccia»
9. Papa san Gregorio Magno così esortava il fedele: «Intuisci nelle parole di Dio il suo Cuore, affinché tu possa avere una più ardente attrattiva per i beni eterni» 10.
Altri che celebrarono il Sacro Cuore furono san Beda il Venerabile, sant’ Anselmo di Aosta, il beato Guerrico d’Igny, Gilberto di Holland e Riccardo di San Vittore. Una menzione speciale meritano san Bernardo di Chiaravalle, che scrisse: «Il segreto del Cuore ci venne scoperto mediante la ferita nel Costato, rivelandoci questo gran sacramento di bontà: le viscere misericordiose del nostro Dio» 11; e il suo discepolo Guglielmo di Saint-Thierry, che definì il Sacro Cuore come «Santo dei Santi, Arca dell’ Alleanza, scrigno aureo, urna della nostra umanità contenente la manna della divinità» 12.
In quell’ epoca, il culto della Chiesa era rivolto soprattutto alla piaga del Costato del Redentore. Ma «quanto venne scritto sul Costato di Cristo, deve similmente attribuirsi al suo Cuore, trafitto dal colpo di lancia» 13. Fu nel Medioevo che questa devozione prese la forma del culto al Cuore divino: la piaga del Costato venne concepita come porta d’ingresso per arrivare ai mistici penetrali del Sacro Cuore, anch’esso trafitto dalla lancia.
Fino ad allora, questa devozione era limitata ad un culto privato, praticato da anime elette, solitamente monaci, ma non riceveva ancora un culto pubblico, per cui non aveva un’autorizzazione ufficiale né una diffusione popolare. A gloria del sesso femminile, bisogna dire che furono alcune grandi mistiche medioevali a rilanciare la devozione diffondendola aldifuori dei chiostri.
Nel secolo XII, il suo centro fu il monastero benedettino di Helfta, nella Sassonia (Germania). In esso si formò quasi una scuola sul Sacro Cuore, promossa da una famiglia spirituale di pie religiose: santa Lutgarda (+1246), santa Matilde di Magdeburgo (+1282), la badessa Gertrude di Hackeborn (1232- 1292) e le sorelle santa Matilde di Helfta (+1299) e santa Gertrude la Grande (1256-1302). Alcune di loro furono favorite da visioni del Sacro Cuore e illuminate sulla devozione che dovevano diffondere nella Chiesa.
Nel secolo XIII, questa devozione ebbe una maturazione teologica, soprattutto per merito degli Ordini mendicanti. Francescani e domenicani, con la loro ardente predicazione e il loro sapienziale insegnamento, cominciarono a diffondere nel popolo quella spiritualità radicale che fino ad allora era rimasta privilegio di poche anime separate dal mondo. San Francesco di Assisi, san Domenico, sant’Antonio da Padova, sant’Alberto Magno, san Bonaventura, san Tommaso d’Aquino e più tardi il beato Enrico Suso, santa Caterina da Siena, santa Brigida di Svezia e santa Lutgarda di Awières si fecero banditori della spiritualità del Cuore trafitto. San Tommaso d’Aquino, principe della Scolastica, insegnò ad esempio: «Cristo versò il suo Sangue dalla piaga del Costato e da quella del Cuore, allo scopo di fortificare la vacillante fede dei suoi discepoli e di eccitare la pietà di molti altri che sono ingannati dalla tranquillità di una vita piacevole, riavvivando le anime fredde e indebolite» 14.
Guido Vignelli
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