mercoledì 15 luglio 2026

Il PREZIOSISSIMO SANGUE DI CRISTO

 


IL PRECIOSISSIMO SANGUE DI CRISTO NEL MISTERO DELLA REDENZIONE


La redenzione umana è, al tempo stesso, un fatto e un mistero. La storia descrive il fatto. La fede ci propone il mistero, che la dottrina teologica cerca poi di spiegare nella misura del possibile.  

Ora, nel fatto, o meglio, nella trama dei fatti, troviamo un arazzo di Sangue. Tutto il mistero della nostra Redenzione è un mistero di Sangue; del Sangue di Colui che è, precisamente, il Dio-Uomo. Senza di esso, non si comprende la Redenzione, né sarebbe mai esistita nel piano che la Divina Provvidenza l'ha predeterminata e rivelata.


LE EFFUSIONI DEL SANGUE


Apriamo il santo Vangelo. La sua prima e ultima pagina mostrano tracce di Sangue.  

Come un fiore appena sbocciato, spargendo il suo aroma celeste, Gesù era nato sette giorni prima ed ecco che già, tra le braccia della Madre, soffre il taglio e l'ignominia della circoncisione. Alcune goccioline di Sangue consacrano così il nome di Gesù, che significa Salvatore, come dolorose primizie di una Redenzione che doveva essere copiosa tanto nel fluire del Sangue quanto negli effetti. Tale doveva essere l'epilogo della missione di Cristo, nel crepuscolo rossastro della sua esistenza terrena. Gesù suda Sangue nell'Orto degli Ulivi, circondato dalle ombre della notte e dalle tenebre di una tristezza mortale. Il torchio schiaccia il suo Cuore e ne fa sgorgare, dai pori, grosse gocce che, scivolando sul volto e su tutto il corpo, vanno impregnando le vesti e inzuppando il suolo. È così che il Profeta Lo sorprende, in tanta amarezza, solitudine e abbandono, e Gli chiede: Perché è, dunque, rossa la tua veste, e le tue vesti come quelle di chi pesta nel tino? E la risposta è desolante: Io ho pigiato da solo nel tino, e nessun uomo tra i popoli era con me (Is 63, 3). Era il torchio dell'amore infinito.  

La scena termina diventando macabra nel Pretorio di Pilato: Gesù è spogliato, Lo legano alla colonna e scaricano su di Lui, da tutte le parti, i flagelli, agitati con furia di tempesta dai legionari. Da quei membri lividi e desolati sgorga con forza il Sangue, arrossando tutto intorno.  

Come se non bastasse, si aggiunge ancora alla flagellazione la barbarie dell'Incoronazione di Spine. Gli pongono sulla testa un fascio di rami spinosi, intrecciati a forma di corona. Le punte lunghe e indurite si conficcano nelle tempie e in tutti i contorni della testa a forza di colpi di canna, facendo apparire un diadema di Sangue. 

Orribile, ma degna Corona per il Re dell'amore e dei Martiri! 

Salendo verso il Calvario, lungo la Via Dolorosa, va lasciando segnata sul terreno una scia di Sangue divino, ovunque posi il suo piede (Sant'Alfonso). 

Quando inciampa, o cade esausto sotto il peso dell'enorme legno, torna a sgorgare più sangue dalle nuove ferite che si aprono sulle ginocchia e sulle mani. È quando la pia Veronica si avvicina per asciugarGli il volto, che rimane miracolosamente disegnato nel fazzoletto con tratti di Sangue. 

Quando poi, sulla cima del colle, la Vittima è distesa sull'altare della Croce e i chiodi squarciano le sue mani e i suoi piedi, fissandoli al tronco, di nuovo escono zampilli di Sangue da quelle piaghe. E quando la Croce con il suo duplice carico viene sollevata, ecco che un gocciolio continuo, proveniente da tutte le ferite, prosegue a cadere, finché le vene si svuotano e il Cuore smette di battere: Consummatum est.  

Ma no. Ci resta ancora un altro tesoro da scoprire! Si avvicina il centurione che, con un colpo, conficca la sua lancia nel fianco sinistro, e, dal Cuore trafitto, sgorgano acqua e Sangue. È l'ultimo strazio prodigioso, che manifesta, meglio di qualsiasi altra prova, la profondità ineffabile di questo mistero. 

In quell'atteggiamento, in così sublime postura, doveva rimanere, immutabile e immortale, il divino Crocifisso per tutti i secoli.

CARDEAL  P I A Z Z A 


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