domenica 5 luglio 2026

Ritorno a casa

 


Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica


VLADIMIRO ROCA, figlio di Blas Roca, fondatore del partito comunista cubano, che mise a suo figlio il nome di Vladimiro per la sua ammirazione verso Vladimir Illitch Lenin. Egli ci racconta la sua conversione: Lavoravo nel comitato statale di collaborazione economica ed ebbi accesso agli scritti che legavano l’Unione Sovietica al “glasnost” e alla perestroika. In quelle pagine si parlava chiaramente della violenza che si era prodotta in Russia da quando Lenin aveva preso il potere. Quindi, mi resi conto che a noi dicevano una cosa e ne facevano un’altra. Questo mi portò ad analizzare la situazione cubana e iniziai a sentirmi male. Mi resi conto dei metodi che si utilizzano per controllare la gente e di come si stessero verificando continui soprusi.

Così cominciò una lotta violenta dentro di me. Vidi che dovevo cercare una strada, giacché a tutto ciò dovevo trovare una soluzione... In quel periodo intrapresi un’amicizia con un cattolico che veniva a casa mia e mi parlava di Cristo. Un giorno mi disse di andare con lui alla parrocchia di Santa Rita... Stetti tre ore in colloquio con monsignor Carlos Manuel Di Céspedes. Dopodiché ebbi un incontro con monsignor Jaime Ortega, prima che divenisse cardinale. E così mi resi conto, alla luce dell’incontro con la Bibbia e dopo preghiere, che Dio stava con me e che mai mi avrebbe abbandonato. Ed iniziai ad andare in chiesa per prepararmi alla prima comunione, anche se prima dovetti ricevere il battesimo.

Nel 1992 mi avevano già licenziato dal lavoro, a causa del mio diverso modo di pensare. Nel 1997 fui incarcerato con tre compagni (Marta Beatrice Roque, Felice Bonne e Renato Gomez) per aver chiesto democrazia per Cuba e aver criticato il partito comunista... Nel carcere continuai a pregare e mi feci battezzare. Fu una cerimonia semplice, ma molto emozionante. Lì, l’esperienza costante di Dio mi permise di sopportare il tempo di prigionia. La cella era larga 1,50 per 1,86 d’altezza. Mi alzavo di buon ora e recitavo le mie orazioni. Leggevo le letture della Bibbia del giorno e ogni volta che mi sentivo depresso leggevo la Passione del Signore. Fu un’esperienza che mi permise di riconciliarmi nonostante l’ambiente violento nel quale mi trovavo. Ho potuto vivere in pace con i carcerati e con le autorità. Ora so che Cristo è l’unico cammino e che mi spinge a cercare la riconciliazione attraverso l’amore.

Padre ángel Peña


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