Gerarchie e ordini degli angeli. Una moltitudine senza ordine è la confusione: tale non può essere lo stato degli angeli. « Tutte le opere di Dio, dice l’Apostolo, sono ordinate; » o, come è scritto altrove: « Dio ha fatto tutte le cose in numero, peso e misur’a, » cioè dire con ordine perfetto.4 L’ ordine è la prima cosa che ci colpisce nel mondo materiale. 1/ ordine produce l'armonia, e l ' armonia suppone la mutua subordinazione di tutte le parti dell' universo. Dal canto suo questa armonia rivela una causa intelligente che l ' ha creata e che la mantiene.
Senza dubbio la stessa armonia deve esistere per quanto è possibile più perfetta nel mondo degli spiriti, archetipo del mondo dei corpi e capo d’ opera della sapienza creatrice. La subordinazione, per conseguenza la gerarchia degli esseri che la compongono, è dunque la legge del mondo invisibile, come è la legge del mondo visibile. Tali sono l'insegnamento della fede e l'affermazione invariabile della ragione.
Ora secondo 1' etimologia delle parole ; La Gerarchia è un sacro principato. 1 Principato significa a un tempo il principe stesso e la moltitudine posta sotto i suoi ordini. Di qui derivano bellissime conseguenze che mandano una viva luce sull' ordine generale dell' universo e sul governo particolare della Città del bene. Dio essendo il creatore degli angeli e degli uomini non ha rispetto a sé che una sola gerarchia della quale egli é il supremo gerarca. Lo stesso é rispetto al Verbo incarnato. Re dei Re, Signore dei Signori, a cui é stata data ogni potenza in cielo e in terra, egli è il supremo gerarca degli angeli e degli uomini e per con seguenza della Chiesa trionfante e della Chiesa militante.
Pietro, come Vicario del Verbo incarnato è il supremo gerarca della Chiesa militante in virtù di quelle parole divine : Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore. Dal canto suo poi Pietro ha stabilito altri gerarchi, i quali essi pure hanno stabilito rettori subalterni, incaricati di dirigere le diverse provincie della Città del bene. Ciononostante tutti non formano che una sola e medesima gerarchia, poiché tutti militano sotto uno stesso capo, Gesù Cristo.1 Vedremo tra poco che la gerarchia angelica è il tipo della gerarchia ecclesiastica, tipo essa stessa della gerarchia sociale.
Se consideriamo il principato nei suoi rapporti con la moltitudine, chiamasi gerarchia V insieme degli esseri soggetti ad una sola e medesima legge. Se essi sono soggetti a leggi differenti formano delle gerarchie distinte, senza cessare di far parte della gerarchia, generale. 2 Cosi vediamo in uno stesso reame e sotto uno stesso re delle città governate da differenti leggi.3 Ora, gli esseri non sono soggetti alle stesse leggi, se non perchè hanno la stessa natura e le stesse funzioni. Resulta da ciò che gli angeli e gli uomini non avendo né la stessa natura nè le stesse funzioni, formano delle gerarchie distinte; risulta altresi che tutti gli angeli non avendo le stesse funzioni, il mondo angelico si divide in parecchie gerarchie.
Che gli angeli e gli uomini formino delle gerarchie distinte, la ragione e la prova è nella perfezione rela tiva degli uni e degli altri. Questa perfezione è tanto più grande, quanto gli esseri partecipano più abbondantemente delle perfezioni di Dio. Come creatura pura mente spirituale, Y angelo ne partecipa più dell’ uo mo. Infatti T angelo riceve le illuminazioni divine nell' intelligibile purità della sua natura, mentre l’uomo le riceve sotto le immagini più o meno trasparenti delle cose sensibili, come la parola ed i sacramenti.
L’ angelo è dunque una creatura più perfetta del- r uomo, e deve per conseguenza formare una diversa gerarchia. Inoltre siccome vi è gerarchia, vale a dire ordine di subordinazione nel mondo angelico, è evidente che tutti gli angeli non ricevono ugualmente le divine illuminazioni. Yi sono dunque degli angeli superiori agli altri. La loro superiorità ha per fondamento la cognizione più o meno perfetta, più o meno universale della verità.
« Questa conoscenza, dice san Tommaso, segna tre gradi negli angeli; imperocché essa può essere riguardata sotto un triplice rapporto.
« Primieramente, gli angeli possono vedere la ragione delle cose in Dio, principio primo e universale. Questa maniera di conoscere è il privilegio degli angeli che si accostano più a Dio, e che secondo la bella parola di san Dionigi, stanno dentro il suo vestibulo. Questi angeli formano la prima gerarchia.
« In secondo luogo possono essi vederla nelle cause universali create che appellansi le leggi generali. Que ste cause sono multiple, la conoscenza è meno precisa e meno chiara. Questa maniera di conoscere è la dote della seconda gerarchia.
« In terzo luogo, possono essi vederla nella sua appli cazione agli esseri individuali, in tanto che essi dipen dono dalle loro proprie cause, o dalle leggi particolari che le reggono. In tale modo conoscono gli angeli della terza gerarchia.1
Vi sono dunque tre gerarchie tra gli angeli e non sono che tre : una quarta non troverebbe posto. Di fatti queste tre gerarchie hanno la loro ragione d’ essere nelle tre maniere possibili di vedere la verità: in Dio, nelle cause generali, nelle cause particolari, vale a dire dome parla il sublime areopagita, nella vita più o meno abbondante della quale godono gli angeli che le com pongono. 1
La rivelazione ci scuopre altresi in ciascuna gerar chia tre cori o ordini differenti. Chiamasi coro ovvero ordine angelico, una certa moltitudine di angeli, simili tra loro per i doni della natura e della grazia.2 Ogni gerarchia ne racchiude tre non più che tre. Più sarebbe troppo; meno, non basta. Infatti ogni gerarchia compone come un piccolo stato. Ora ciascuno stato possiede ne cessariamente tre classi di cittadini nè più nè meno. « Per quanto sieno numerosi, dice san Tommaso, tutti i cittadini di uno stato si riducono a tre classi, secondo le tre cose che costituiscono ogni società bene ordinata: il principio, il mezzo e il fine. Perciò noi vediamo in variabilmente tre ordini tra gli uomini ; gli uni sono al primo grado, ed è l'aristocrazia ; gli altri all’ultimo, cioè il popolo gli altri tengono il mezzo, e quest’ è la cittadinanza.
Monsignor GAUME

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