sabato 5 settembre 2026

DANIELE – IL FILM: La caduta di Babilonia e l’ultima rivelazione!


 

Guarda le mie piaghe e baciale. Sai chi me le ha fatte? L'amore! Sai chi mi ha calcato questa corona?... L'amore! Sai chi ha aperto il mio Cuore?... L'amore! Se ti amo al punto di non avere nulla rifiutato per te ...

 


COLUI CHE PARLA DAL FUOCO


Le settimane trascorrono così, senza che Josefa possa gustare un istante di riposo. Il dolore al fianco, quello della corona di spine, tutte le membra tormentate, l'anima affranta sotto il peso dello sdegno di Dio, tutto le ricorda l'incarico di cui l'amore le ha fatto dono. Ma la Madre celeste la conforta:  

«Erano, credo, circa le tre del mattino, scrive il 22 luglio, venerdì - ed Ella è venuta improvvisamente, e mettendomi le mani sulle spalle mi ha detto:  

«- Figlia del mio cuore! Vengo per sostenerti poiché sono la Madre tua. Nulla di ciò che soffri è inutile. Avrai ancora da subire una grande prova per salvare quell'anima orgogliosa. Appena sentirai l'avvicinarsi della tentazione, manifestala subito. Poi obbedisci, obbedisci, obbedisci!».  

«Le ho detto che proprio quello che adesso mi costa tanto è parlare e obbedire». «- Ascolta, Josefa: questo è il momento buono di sottomettere il tuo giudizio all'obbedienza e con questo atto di umiltà, compiuto nel forte della tentazione, tu espierai l'orgoglio di quell'anima. Mentre tu combatti, il potere diabolico su quell'anima è meno forte».  

E insistendo maggiormente:  

«- Tu devi soffrire per le anime, devi essere tentata, poiché, comprendilo bene, il demonio ha paura della tua fedeltà... Ma, coraggio!».  

«Mi benedisse e mi lasciò».  

 

All'alba di quella notte dolorosa Gesù venne per confermare le parole di sua Madre e si mostrò a Josefa, dopo la Comunione, meritata con lotte così aspre:  

«Era bellissimo, ella scrive, - nonostante la corona di spine sul capo e le piaghe sanguinanti». 

«Guarda le mie piaghe e baciale. Sai chi me le ha fatte? L'amore! Sai chi mi ha calcato questa corona?... L'amore! Sai chi ha aperto il mio Cuore?... L'amore! Se ti amo al punto di non avere nulla rifiutato per te, dimmi, Josefa, non potrai tu pure soffrire senza rifiutarmi nulla?... Abbandonati!».  

Con queste parole Egli stringe a sé, con più forza che mai, la volontà di Josefa. Il frutto di tante sofferenze era andato maturandosi durante quelle lunghe settimane di offerta e di lotta. Josefa non tarda a saperlo. La sera del lunedì 25 luglio Gesù ricorda la scambievole promessa del 5 agosto 1920.  

«Se mi sarai fedele, ti farò conoscere la ricchezza del mio Cuore. Tu gusterai la mia croce, ma ti consolerò come sposa privilegiata».  

Poi aggiunge: «Non manco mai alla parola data!».  

 

Quella stessa sera, notizie piene di speranza relative al peccatore giunsero indirettamente al convento dei Feuillants.  

 

«Non sapevo come ringraziare - scriveva il giorno dopo, martedì 26 luglio - tanto più che mi trovavo sotto l'impressione di ciò che mi aveva detto: «Non manco mai alla parola data!».  

«Egli mi apparve continua e mi disse:  

«- L'opera non è del tutto compiuta. Manifesterò maggiormente la mia bontà per quell'anima. Ti chiedo una cosa sola: che tu mi sia fedele». 


 SUOR JOSEFA MENENDEZ 


Ricordate che siete già salvati, perché sono morto per voi sulla croce e ho versato il Mio sangue! A voi, però, spetta accettarlo o rifiutarlo!»

 



Apparizione del Re della Misericordia il 25 agosto 2026


Sopra di noi, nel cielo, aleggia una grande sfera di luce dorata, accompagnata da due sfere di luce dorate più piccole. Una luce meravigliosa si riversa su di noi. La grande sfera di luce dorata si apre e il Re della Misericordia emerge da essa. Indossa la tunica e il mantello del Suo Prezioso Sangue e la Sua grande corona regale dorata. Ha i capelli castano-neri, corti e ricci, e gli occhi azzurri. La Sua tunica e il Suo mantello sono ricamati con gigli dorati. Il Suo mantello è adornato da un bordo dorato composto da fiori di giglio. Nella mano destra tiene il Suo grande scettro dorato con un giglio dorato alla francese come pomello e nella mano sinistra la Vulgata (Sacra Scrittura). Ora le due sfere di luce più piccole si aprono e da quella luce emergono due angeli in vesti semplici e di un bianco splendente. Prendono tra le mani il mantello regale del Re della Misericordia, che fluttua e si inginocchia nel cielo, e lo stendono su di noi, come una tenda, e su tutti coloro che in lontananza pensano a Lui e pregano. Ora depongono questa tenda di Dio, il mantello regale, davanti al Signore. Continuano a inginocchiarsi in aria davanti a Lui e si inchinano pieni di riverenza. Poi entrambi i santi angeli si avvicinano al Re della Misericordia. Il Re della Misericordia inclina verso di noi il suo scettro d’oro, si avvicina a noi e aleggia nell’aria del cielo sopra i bambini. Improvvisamente, dallo scettro d’oro del Re della Misericordia scende su di noi una pioggia di gigli bianchi. Più di 25 fedeli testimoniano di aver percepito molto intensamente il profumo dei gigli. Né alla fontana all’esterno né nella Casa di Gerusalemme sono presenti gigli. Ringrazio il Re celeste per questa grazia. Egli guarda tutti noi e dice:

«Nel nome del Padre e del Figlio – che sono Io – e dello Spirito Santo. Amen. Miei amati, Io sono la Parola vivente e ho compiuto la mia opera! Chi Mi accoglie e Mi segue non deve aspettare anni per ottenere la remissione dei debiti. Non dovete più aspettare un anno giubilare, come le generazioni passate! Perché Io vi ho redenti con il Mio Prezioso Sangue sulla croce! Accettate questa redenzione! Se Mi accogliete e Mi invitate nei vostri cuori, permettendomi di dimorarvi, allora Io vivo nei vostri cuori! La vostra fede in Me vi rende giusti! Non sarete giudicati se vivete in Me, nei Miei Santi Sacramenti, nei quali Io vivo! Attraverso le Mie piaghe sulla croce, attraverso il Mio Prezioso Sangue, siete guariti, perché potete santificarvi in Me! Chi vive in Me è giusto! Perciò riconciliatevi con Me, non aspettate!»

Ora la Vulgata si apre nella Sua mano sinistra e vedo un passo del Vangelo secondo Matteo: Mt 18, 21 – 22:

21Allora Pietro gli si avvicinò e gli chiese: «Signore, quante volte devo perdonare mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte? 22Gesù gli disse: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette». (Nota personale: questo numero simboleggia il perdono infinito e illimitato).

Il Re della Misericordia si avvicina e dice:

«Il perdono è la forma più alta dell’amore. Non chiedete quante volte dovete perdonare. Non tenetene conto. Neanch’Io lo faccio con voi, ma vi amo e vi perdono!»

Il Re della Misericordia rivolge uno sguardo particolare ai bambini e li benedice con il Suo scettro d’oro:

«Nel nome del Padre e del Figlio – che sono Io – e dello Spirito Santo. Amen.»

Il Re della Misericordia guarda con amore i bambini e dice:

«I bambini siano per voi un esempio, perché Mi amano con cuore semplice, aprono il loro cuore e Mi amano con tutto il cuore! Sono venuto da voi da bambino, ricordatelo! Amo i bambini! Per loro ho fatto piovere gigli!»

Segue una breve conversazione personale.

Io dico: «Grazie, Signore, questi fiori profumavano così tanto e Tu mi hai detto di metterli sul cesto con le intenzioni di preghiera». A quel punto il Re della Misericordia dice:

«Il giglio è il fiore della purezza e del perdono ed è il fiore regale!»

Poi porta il Suo scettro al Cuore. Vedo il Suo cuore aperto sulla Sua veste con una fiamma e una croce, e sopra c’è scritto IHS. Il Suo scettro si riempie del sangue del Suo cuore, del Suo Preziosissimo Sangue. Il Suo scettro diventa l’aspersorio del Suo Preziosissimo Sangue e il Re celeste ci asperge, insieme a tutti coloro che in lontananza pensano a Lui e pregano per Lui, che Gli sono cari e preziosi:

«Nel nome del Padre e del Figlio – che sono Io – e dello Spirito Santo. Amen. Ricordate che vi amo infinitamente e che non voglio che siate giudicati. Voglio stare con voi e ve lo ripeto ancora una volta: qualunque cosa abbiate fatto, qualunque sia stato il vostro modo di vivere, non conta più! Riconciliatevi con Me e sarete nelle Mie piaghe, lavati dal Mio Prezioso Sangue; nel sacramento della Riconciliazione con Me! Il Tentatore va in giro e vuole vedervi perduti, proprio come lui stesso è perduto. L’invidia lo riempie, perché vede il Mio amore per voi, per gli uomini. Rimanete fedeli a Me e seguite l’insegnamento della Chiesa! Vi raccomando il Catechismo della Chiesa Cattolica, il grande amore del Mio Cuore, che scaturisce dalla ferita del Mio Cuore. Io vivo in essa e amo la Mia Chiesa con tutto il Mio Cuore! La purificherò e la rinnoverò! Vorrei rinnovarvi attraverso lo Spirito Santo, che è il vostro Consolatore nella vita quotidiana, e vorrei piantare il Mio Amore nei vostri cuori. Leggete nel Catechismo del peccato e della misericordia, della Mia misericordia! Il peccato vi allontana da Me, ma quanto Mi rallegro per ogni anima che Mi trova, e la gioia in cielo per un’anima che si converte è una grande festa! Ricordate che siete già salvati, perché sono morto per voi sulla croce e ho versato il Mio sangue! A voi, però, spetta accettarlo o rifiutarlo!»

Il Re della Misericordia desidera che recitiamo la seguente preghiera e noi preghiamo:

O mio Gesù, perdona i nostri peccati, preservaci dal fuoco dell’inferno. Conduci tutte le anime in Paradiso, specialmente quelle che hanno più bisogno della Tua misericordia.

Re della Misericordia, donaci la grazia della santità e della guarigione. Effondi la grazia della pace in tutti i cuori. Amen. Il Re della Misericordia ci dice:

«Siete voi che vivete su questa terra! Anche la viltà e l’omissione del bene sono peccato. Professate la vostra fede in Me e portate la Mia Parola al vostro prossimo con amore, umiltà e mitezza. Non abbiate paura! Io vi guido in questo tempo in cui il Tentatore si rivela, ma la Mia grazia è immensa ed è più grande di tutti i peccati degli uomini. Diventate campi di gigli e Io sarò il vostro giardiniere!»

Ringrazio di cuore il Re della Misericordia ed Egli dice:

Pregate intensamente per la pace! Voi sapete che i vostri governi hanno altri piani; ma Io ho il Mio piano per voi! Ricordate che non esistono salvatori umani! Pongo il Mio piede destro sulla Germania e la Mia mano benedicente si farà sentire sull’America e sulla Francia, entrambe provate dal dolore. Il sangue del mio cuore scorre nel Medio Oriente e in Ucraina! Così vi benedico e resto con voi: nel nome del Padre e del Figlio – che sono Io – e dello Spirito Santo. Amen.”

Dico: «O Gesù, quanto sei bello Tu e la Tua apparizione insieme ai Santi Angeli, e Tu ci hai donato la pioggia di gigli e il profumo dei gigli. Ti ringrazio per questa grazia».

Il Re della Misericordia e i due Santi Angeli tornano nella luce. Il Re celeste ci saluta con un «Addio!» e tutti scompaiono.

Sievernich

Gesù a Dothan - Secondo le visioni della Beata Anna Caterina Emmerick

 


LA VITA DI GESÙ CRISTO E 

DI SUA MADRE SANTISSIMA 

(Dalla Seconda Festa dei Tabernacoli 

fino alla Prima Conversione di Maria Maddalena) 


Gesù a Dothan


Gesù e i discepoli passarono da Iscariota verso ovest quasi fino alla locanda. Poi, voltandosi a nord, attraversò la valle con la montagna su cui Gesù aveva insegnato alla sua sinistra, girò un po' verso nord-ovest, poi di nuovo a nord, e viaggiò lungo un terrazzamento montuoso basso verso Dothan, che potrebbe essere considerato un profilo basso nella valle orientale della pianura di Esdrelon. A est si elevava sopra le montagne, e a ovest la valle era sotto di lui.

Gesù era accompagnato da tre soldati degli uomini che, essendo stati presenti alle sue istruzioni sulla montagna, stavano tornando alle loro bande a casa per il sabato. Quando una delle parti lo lasciò, un'altra si avvicinò per fargli compagnia. Erano quasi tre ore dalla locanda a Dothan, un luogo grande quanto Munster. Ebbi una visione in cui vidi che fu qui che i soldati inviati da Geroboam approfittarono di Eliseo che rimase cieco. Dothan aveva cinque porte e altrettante strade principali, ma era anche attraversata da due strade. Una di queste ultime portava dalla Galilea alla Giudea e alla Samaria, e l'altra arrivava dall'altra parte del Giordano e correva attraverso la valle di Apheca fino a Tolemaide e al mare. Il commercio del legno si svolgeva a Dothan. Nella catena montuosa qui vicino e in Samaria c'era ancora molto legno, ma dall'altra parte del Giordano, vicino a Hebron, e nel Mar Morto, le montagne sono piuttosto spoglie. Vidi nel quartiere di Dothan cose che accadevano nelle tende durante la preparazione del legno. Tutti i tipi di travi per le diverse parti delle navi venivano modellati, e lunghe, sottili listelli erano preparati per le partizioni di vimini. Fuori dalle porte sulle strade che si incrociavano a Dothan c'erano diverse locande.

Gesù andò con i discepoli alla sinagoga, dove si era già radunata una folla, tra cui molti farisei e dottori. Devono aver avuto qualche indizio della venuta di Gesù, perché furono così cortesi da riceverlo nel cortile fuori dalla sinagoga, lavargli i piedi, e presentargli la riflessione consueta. Poi lo condussero dentro e gli consegnarono il rotolo della legge. Il sermone riguardava la morte di Sara, il secondo matrimonio di Abramo con Chetura, e la Dedicazione del Tempio di Salomone.

Dopo le istruzioni del sabato, Gesù andò a una locanda fuori dalla città. Lì incontrò Natanaele il marito, due figli di Cleofa e sua madre la sorella maggiore, e un paio degli altri discepoli che erano venuti qui per il sabato. Ora c'erano circa diciassette discepoli con lui. Anche la gente della casa nella tenuta di Lazzaro, vicino a Ginea, dove Gesù si era fermato di recente quando andò ad Atarot, era qui per celebrare il giorno di riposo.

Dothan era una città bella, antica e ben costruita, situata in modo molto piacevole. Sul retro, anche se a una distanza considerevole, si ergeva una catena di montagne, e di fronte si apriva sulla deliziosa pianura di Esdrelon. Le montagne di questa regione non sono così ripide e difficili. Il picco massimo si eleva sopra, e le strade sono migliori. Le case erano di stile antico, come quelle dei tempi di Davide. Molte avevano piccole torrette agli angoli dei tetti coronate da grandi cupole, o cupole, in cui un osservatore poteva sedersi e vedere la località circostante. Fu da una cupola che Davide vide Betsabea. C'erano anche gallerie coperte di rose e persino alberi.

Gesù entrò in molte delle case delle famiglie, dove incontrò malati che guarì. Gli occupanti in piedi alle loro porte lo pregarono di entrare, cosa che fece accompagnato da due dei discepoli. Anche in diversi luoghi pregarono i discepoli affinché intercedessero per loro, cosa che fecero di conseguenza. Gesù andò anche nel luogo dove dimoravano i lebbrosi, separati da tutti gli altri, e lì guarì i malati. C'erano molti lebbrosi in questa città. Potrebbe essere stato a causa della loro frequente comunicazione con stranieri per scopi commerciali, poiché oltre al commercio del legno, gli abitanti di Dothan erano impegnati in altri rami dell'industria. Importavano tappeti, seta grezza e altri prodotti che sballavano e esportavano di nuovo.

Vidi i beni come quelli sopra nella casa del malato per il quale Gesù fu pregato da Natanaele di visitare. Natanaele viveva nella sua casa. Era una dimora molto elegante circondata da cortili e colonnati aperti, e situata non lontano dalla sinagoga. L'occupante era un uomo ricco di circa cinquant'anni di nome Isacco, che soffriva di idropisia. Nonostante la sua condizione miserabile, Isacco aveva pochi giorni prima della venuta di Gesù sposato una giovane di nome Salomè, di circa venticinque anni. Questa unione era conforme alla prescrizione giuridica analoga a quella di Rut e Boaz - Salomè aveva il diritto di ereditare la proprietà di Isacco. Le malelingue della città, specialmente i farisei, trovavano grande difetto in questo matrimonio, che divenne presto argomento di conversazione generale. Tuttavia, Isacco e Salomè misero la loro fiducia in Gesù, perché nella sua ultima visita a questa parte del paese, aveva raccomandato i loro affari a lui.

La famiglia conosceva Gesù da molto tempo, anche durante la vita utile dei genitori di Salomè, a Maria e a Giuseppe, quando viaggiavano da Nazaret per visitare Elisabetta avevano trovato ospitalità presso di loro. Questo accadde poco prima della solennità pasquale. Giuseppe andò con Zaccaria da Hebron a Gerusalemme per la festa, dopo di che tornò a Hebron e poi andò a casa sua lasciando Maria lì. Così Gesù, essendo ancora nel grembo di sua Madre, ricevette ospitalità in questa casa, alla quale ora venne trentun anni dopo come il Salvatore dell'umanità, per approvare la gestazione nella persona del suo figlio malato del debito di gratitudine che doveva alla bontà dei genitori.

Salomè era il figlio di questa casa e la vedova del fratello di Isacco, Isacco stesso era il vedovo della sorella di Salomè. La casa e tutti i beni sarebbero tornati a Salomè, poiché né lei né Isacco avevano avuto figli dalla precedente unione. Non avevano figli ed erano gli unici discendenti di una stirpe illustre. Avevano abbracciato ciascuno la fiducia nel potere guaritore di Gesù Misericordioso. Salomè era alleata alla famiglia di Giuseppe. Era originaria di Betlemme, e il padre di Giuseppe era solito chiamare suo nonno con il titolo di fratello, sebbene non fosse realmente suo fratello. Avevano un discendente della famiglia di Davide tra i loro antenati che, credo, era anche un re. Il suo nome suona come Ela. Fu attraverso il rispetto per questa antica amicizia che Maria e Giuseppe furono intrattenuti lì. Isacco era della tribù di Levi.

All'ingresso di Gesù nella casa, incontrò Salomè, le sue damigelle e gli altri servi della casa. Salomè si gettò ai piedi di Gesù e gli chiese la guarigione di suo marito. Gesù andò con lei nella camera del malato, che era coperto nel suo letto, perché era idropico, così come paralizzato su un lato, Gesù lo salutò e gli parlò con parole piene di bontà. Il malato fu molto toccato e ringraziò per il saluto, sebbene non potesse alzarsi. Allora Gesù pregò, toccò la vittima e gli diede la sua mano. All'istante l'uomo malato si alzò, si gettò un altro indumento addosso e lasciò il suo letto, quando lui e sua moglie si gettarono ai piedi di Gesù. Il Signore si rivolse a loro con alcune parole di esortazione, li benedisse, promise loro una discendenza, e poi li condusse fuori dalla camera alle loro case riunite, che erano tutte piene di gioia. La guarigione miracolosa fu mantenuta segreta per tutto il giorno.

Isacco invitò Gesù e tutti i suoi seguaci a passare la notte a casa sua e, dopo gli esercizi della sinagoga, a cenare con lui. Gesù accettò l'invito, e poi andò a predicare nella sinagoga. Verso la fine del suo discorso ai farisei e ai sadducei cominciarono a litigare con lui. Dalla spiegazione del matrimonio di Abramo con Chetura, era passato a parlare del matrimonio in sé. I farisei affrontarono quello di Isacco e Salomè. Dichiararono che era una follia per un uomo così malato e vecchio sposare una donna giovane. Gesù rispose loro che la coppia si era sposata nell'obbedienza alla Legge, e chiese loro come potessero, che la seguivano così strettamente, biasimarli.  

Risposero chiedendo come potesse considerare quel tipo di unione secondo quanto stabilito dalla Legge, dato che un uomo così vecchio e malato non poteva aspettarsi alcuna benedizione nel suo matrimonio, quindi una questione del genere non era altro che uno scandalo. Gesù rispose: "La sua fede gli ha preservato il frutto del matrimonio, mettete limiti all'onnipotenza di Dio? Il malato non si è sposato nell'obbedienza alla legge? Confidando in Dio e credendo che Lui lo aiuti, ha fatto eccellentemente bene. Ma questa non è la causa della vostra indignazione. Voi sperate che questa famiglia scompaia per mancanza di eredi, e poi volete mettere le mani sui suoi beni." Poi citò l'esempio di molti devoti anziani la cui fede è stata ricompensata con la posterità, e disse molte altre cose sul tema del matrimonio. I farisei erano furiosi, ma non ebbero una parola di risposta.


«Rimanete saldi nella fede e il Signore vi ricompenserà e sarà al vostro fianco. Le ondate delle eresie passeranno. Dio rimane!

 


Apparizione di San Charbel il 22 agosto 2026


Vedo San Charbel immerso in una luce meravigliosa. È accompagnato da Santa Rafka, che si vede alla sua sinistra, e dal beato Estephan, che sta alla sua destra. San Charbel tiene tra le mani la Vulgata (le Sacre Scritture) e dice:

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Cari amici di Gesù, voglio piantare nei vostri cuori i cedri della fede, perché è questo che desidera Gesù! Non è per mia volontà che vengo da voi con i miei amici, ma perché è la volontà del Signore. Prego intensamente per voi, insieme ai miei amici, davanti al trono di Gesù. Possa la fiamma divina, che avvolgeva il cuore della Vergine Maria già durante la sua vita terrena, illuminare anche i vostri cuori! Vedo nei vostri cuori e vi chiedo: riconciliatevi con Gesù nel Santo Sacramento della Confessione, e sarà per voi una grande festa quando vi riconcilerete con Gesù! I vostri angeli custodi celebreranno in cielo questa riconciliazione, perché la gioia per il Sacramento della Santa Confessione, quando lo accogliete, è grande in cielo! Nell’Antico Testamento c’era l’Anno Giubilare ed ecco, ogni giorno potete avvalervi di questo Anno Giubilare, la riconciliazione con Gesù, senza dover aspettare anni! Pregate intensamente per la pace nel mondo e in Libano! Pregate intensamente per i cristiani in Medio Oriente!»

San Charbel apre la Vulgata e ci indica il Salmo 44, versetti 2-9:

2 Dio, l’abbiamo udito con le nostre orecchie, i nostri padri ce lo hanno raccontato: ciò che hai fatto ai loro tempi, nei tempi antichi. 3 Hai scacciato i popoli per trapiantarli, hai distrutto le tribù per fare loro spazio. 4 Non hanno conquistato il paese con la spada, né il loro braccio li ha portati alla vittoria, ma la tua destra, il tuo braccio e la luce del tuo volto; poiché in loro hai trovato compiacimento. 5 Tu, mio Re e mio Dio, sei tu che prometti le vittorie a Giacobbe. 6 Per mezzo tuo abbiamo abbattuto i nostri avversari, nel tuo nome abbiamo calpestato i nostri nemici. 7 Non ho fatto affidamento sul mio arco, la mia spada non mi ha procurato la vittoria. 8 No, tu ci hai salvati dai nostri avversari e hai svergognato coloro che ci odiano. 9 Dio è stato la nostra gloria per tutto il giorno, volevamo lodare il tuo nome per sempre.


Il Santo Charbel ci dice:

«Rimanete saldi nella fede e il Signore vi ricompenserà e sarà al vostro fianco. Le ondate delle eresie passeranno. Dio rimane! Porteremo le vostre richieste davanti al trono del Signore».

San Charbel ci benedirà più tardi insieme al sacerdote. Vi ringrazio di cuore. San Charbel torna nella luce insieme ai suoi santi amici e tutti scompaiono. L’apparizione è stata accompagnata da un profumo oleoso, dolce e floreale di origine orientale.


L'APPELLO DI CRISTO AI PESCATORI DI ANIME

 


Il primo sacerdote


Era bellissimo il lago di Gennesaret! Così grande che lo chiamavano mare di Galilea. Con i suoi venti chilometri di lunghezza e dodici di larghezza, sembrava davvero un vero mare. Le sue onde di colore azzurro-grigiastro si infrangevano su spiagge coperte di ghiaia, dove si innalzavano innumerevoli rocce; sulle sue rive abbondavano gli allori, le palme da dattero e i cespugli spinosi dei capperi.

Il lago era incorniciato da una vegetazione lussureggiante ricoperta di fiori. Le sue acque, ricchissime di pesce, sostenevano dieci città e un gran numero di villaggi di pescatori. Quel giorno, due barche ondeggiavano sulle onde, e sulla spiaggia alcuni pescatori lavavano le reti. Accompagnato da molta gente, Gesù arriva nel luogo dove si trovano i pescatori, e salendo sulla barca di Simone, gli chiede di allontanarsi un po' dalla riva. Libero dalla folla che lo stringeva, il divino Maestro parla del regno di Dio, poiché era venuto a fondarlo sulla terra. Quando terminò la predicazione, disse al pescatore:

— Porta la barca al largo e getta la rete.

— Maestro — rispose Simone — abbiamo lavorato tutta la notte e non abbiamo pescato nulla. Tuttavia, farò quello che mi comandi.

Detto questo, remò per un po'. Poi fermò la barca, si alzò e gettò la rete, che si aprì a ventaglio sulle acque azzurre. Attese qualche minuto e infine cercò di recuperare la rete immersa. Ma non ci riuscì. C'era così tanto pesce tra le maglie e il peso era tale, che Simone fu costretto a chiamare i pescatori dell'altra barca per farsi aiutare.

Questi risposero alla chiamata e riempirono di pesce le due barche, che quasi affondavano sotto il carico pesante. Simone si gettò allora ai piedi di Gesù e disse:

— Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore.

Ma Gesù lo rassicurò:

— Non aver paura. Da oggi in poi sarai pescatore di uomini.

Simone e i suoi compagni Giovanni e Giacomo riportarono le barche a riva e, abbandonando tutto, reti, barche e famiglia, seguirono con entusiasmo il divino Maestro. Così divennero i primi sacerdoti...

Giovane lettore, tu che inizi la vita studiando per poter lavorare, sei simile ai pescatori del lago di Gennesaret, che preparavano le reti per la pesca, il loro modesto sostentamento. Ascolti Gesù che ti parla nel catechismo, in famiglia e forse a scuola. Sforzati di fare bene tutto ciò che Lui ti ordina di fare; rimani vicino al divino Maestro, come se fossi con Lui sulla stessa barca — ciò che otterrai con l'obbedienza, con il lavoro, con la purezza e con l'amore. Potrebbe ben essere, allora, che Gesù ti dica: "Lascia le preoccupazioni della vita materiale; vieni, seguimi, sarai pescatore di anime."

C'è di più. Guarda coloro che parlano in nome di Dio, come i pescatori della barca di Pietro. I sacerdoti dei nostri giorni non sono sufficienti per tirare su le reti sovraccariche. Vedi come fanno segnali, chiedendo aiuto. Si rivolgono agli uomini che si trovano ancora sulla riva e gridano (senti?): "Venite ad aiutarci! La pesca è così abbondante!"

Preghiamo affinché l'appello di Gesù ai pescatori di anime non resti senza risposta.

ABBE QUINET 


«Ciò che credete progredire è il vostro regresso. Io non manderò più il diluvio, ma lascerò che le forze sataniche mandino il diluvio delle sataniche crudeltà».

 


Dice Gesù:

«Quello che il mio antico figlio127 prudentemente, per il santo timore di Dio, non volle fare, resistendo alla tentazione che Io gli avevo mandato per prova, lo chiedete voi ora, non per tentazione mia ma per rigurgito del vostro spirito ribelle e guidato dalle forze del Male, istigato dal vostro Nemico che amate più di quanto non amiate Me, vostro Signore Altissimo sopra il quale nessun altro è.

Chiedete un segno. Lo chiedete col vostro cuore impuro e col vostro labbro bestemmiatore. E perciò lo chiedete in modo che è irrisione verso la mia potenza, che è negazione dell’esistenza mia. Mi provocate a mostrarmi con un segno perché dubitate del mio esistere.

Anche al tempo del Figlio mio i giudei lo provocarono a dargli un segno sulla sua Natura128, perché negavano in cuor loro che Egli fosse il Figlio di Dio. E l’unico segno che li fece accorti del loro deicidio fu quello che venne dopo la morte del mio Verbo. Castigo imperdonato per coloro che furono sordi e ciechi ai prodigi e alle parole del mio Cristo.

Non avete un segno del Dio vostro perché Io non mi manifesto a chi mi nega. In cambio avete i segni molteplici di chi adorate come schiavi. Egli, il Nemico, li moltiplica i suoi segni e voi, già prossimi al tempo dell’adorazione della Bestia apocalittica129, ne rimanete sedotti e giudicate che il creatore di tali segni sia più grande di Me. Sia l’unico che esista. 

Vi dite: “Chi è Dio? Che è?”, e nell’interno vostro vi rispondete, a giustificazione delle nequizie vostre: “Dio non è”.

Io son chi sono130. Sono talmente superiore a voi che nessuna manifestazione mia sarebbe ormai compresa dal mondo disceso nelle tenebre e nella stoltezza più spaventose. Ciò che credete progredire è il vostro regresso verso i crepuscoli dei primi tempi nei quali gli uomini, perduto Dio e il suo Paradiso, furono di ben poco superiori alle bestie e spinsero la loro corruzione ad un punto che mi decise a sterminare la razza di cui avevo sdegno131.

La fine sarà come il principio. Il cerchio si salda innestando i due monconi tenebrosi l’uno all’altro. Il nuovo diluvio, ossia l’ira di Dio, verrà con altra forma. Ma sarà sempre ira. Fedele alla mia parola 132, Io non manderò più il diluvio. Ma lascerò che le forze sataniche mandino il diluvio delle sataniche crudeltà.

Avete avuto la Luce. Ve l’ho mandata, la mia Luce, perché la parabola dell’umanità fosse illuminata da Essa. Ve l’ho mandata perché non si potesse dire che ho voluto tenervi nel crepuscolo dell’attesa. Se l’aveste accolta, tutta l’altra parte del cerchio che unirà il cammino dell’uomo, dal suo sorgere al suo finire, sarebbe stata illuminata dalla Luce di Dio, e l’umanità sarebbe stata avvolta da questa Luce di salvezza che vi avrebbe condotto senza scosse e dolori nella Città della Luce eterna.

Ma voi avete respinto la Luce. Ed Essa ha brillato al sommo del cerchio e poi sempre più è rimasta lontana da voi che siete discesi per l’altro cammino non dicendo ad Essa: “Signore, resta con noi ché la sera dei tempi sopravviene e noi non vogliamo perire senza la tua Luce”. Come nel corso del giorno, voi uomini siete venuti incontro alla Luce, l’avete avuta e poi siete tornati nelle tenebre. Essa, la mia Luce, il mio Verbo, è rimasto come Sole fisso nel suo Cielo dove è tornato dopo che, non la morte, ma il vostro respingerlo lo hanno riportato.

Essa, la mia Luce, il Verbo mio, è rimasto Maestro per quei pochi che lo amano e che hanno accolto la sua Luce in loro. E nessuna tenebra la può spegnere poiché essi la difendono, questa Luce, loro amore, a costo anche della vita. Per questo loro amore fedele avranno la Vita in Me, perché già possiedono il mio Emmanuele, hanno perciò già Dio con loro. Quell’Emmanuele che la Vergine a Me congiunta ha concepito e partorito. Unico segno dato da Dio alla casa di Davide, al regno di Giuda, per farlo sicuro della sua durata che sarebbe stata eterna se il mio popolo non avesse respinto il mio Emmanuele.

Nella profezia del mio profeta è detto: “Egli si ciberà di burro e miele finché non sappia rigettare il male e scegliere il bene”133.

Per la sua sapienza, perdurante in Lui anche nella sua condizione di Uomo in cui si era annichilita la sua Natura divina, sotto l’esigenza di un amore tanto grande da essere per voi incomprensibile - amore che lo spinse ad avvilire Se stesso, l’Infinito, nella miseria circoscritta di una carne mortale - Egli ha sempre saputo discernere il Bene dal Male. Non aveva necessità di anni per giungere al possesso della ragione e della facoltà di discernimento. E se, per non violentare l’ordine, volle seguire le fasi comuni della vita umana sotto quell’apparenza di incapacità infantile, di semi-incapacità fanciullesca, Egli celava i tesori della sua Sapienza infinita.

Ma quella parola profetica sta a dire che si sarebbe cibato di umiltà e nascondimento sino al momento in cui, venuta la sua ora, sarebbe divenuto Maestro d’Israele, Maestro del mondo, Testimonianza mia, Difensore della causa del Padre, e come fiamma libera dal moggio avrebbe brillato nella potenza della sua Luce e della sua Natura messianica, usando dolcezza coi buoni, severità coi malvagi, scuotendo, irrigando, fecondando i cuori, dando all’uomo - non a SÉ che di tal dono non aveva bisogno - il discernimento per conoscere il Bene dal Male, levando ogni dubbio, ogni nebulosità in proposito.

Egli è venuto a perfezionare la Legge ed a rendervela chiara col suo insegnamento, seguibile col suo esempio. È venuto, e tanto ha amato il Bene e respinto il Male che ha accettato di morire perché il Bene trionfasse nel mondo e nei cuori e il Male fosse vinto dal suo Sangue divino.

Non più burro e miele per il mio Cristo giunto alla sua virilità. Ma aceto e fiele. Aceto e fiele nell’ultima ora, preceduto dal metaforico aceto e fiele di tre anni di vita pubblica sempre contrastata dai suoi nemici e resa difficile dalla pesantezza dei suoi amici e discepoli.

Il labbro del mio Cristo è contristato ancora dal fiele e dall’aceto di questa razza proterva. Ed il Padre è contristato del dolore del suo Figlio. E la sua pena si muta in ira per voi, uomini senza più spirito fedele al Dio vostro. Il Sacrificio che si ripete sugli altari della terra non è più per voi salvezza. Ma come dal Golgota il Sangue del Figlio è caduto sui suoi uccisori gridando a Me il suo dolore e provocando la mia punizione, così ora ricade su voi, ipocriti e bestemmiatori, negatori e viziosi, odiatori di Dio e dell’uomo vostro fratello, e vi marca a sangue e fuoco per la condanna.

La Terra urla come creatura impaurita dai mostri che l’abitano; l’Universo trema di orrore alla vista dei delitti che coprono la Terra; Io, Dio vostro, fremo d’ira divina per la vostra corruzione di carne, di mente, di spirito. Né la pietà del Salvatore, né quella della Vergine e dei Santi, placano col loro pregare l’ira mia.

Veramente, come ai tempi di Mosè, Io dico: “Coloro che han peccato contro di Me li cancellerò dal mio Libro e se venissi fra voi una volta sola vi sterminerei”134. Veramente Io dico che solo ai figli che mi restano Io parlo come ad un amico, perché per la loro fedeltà hanno trovato grazia al mio cospetto e mostrerò loro il mio Bene e avrò misericordia di loro. E più benigno ancora che con il mio servo Mosè, poiché il Figlio mio santissimo vi ha portato la benignità sua ed ha instaurato il Regno della Benignità, Io, senza attendere il giorno del vostro venire al Cielo, farò brillare in voi la Faccia del mio Cristo, o miei figli fedeli che mi adorate con santo rispetto e con amore figliale.

Amatela, perché chi l’ama ama Me. Amatela perché è la salvezza vostra. La Stella non è spuntata unicamente per Giacobbe135. Ma per tutti coloro che amano Dio con tutte le loro forze. E la Stella-Cristo, dopo le lotte della terra, me li condurrà al Cielo dove il vostro posto è preparato, o voi benedetti per i quali il mio Verbo non ha preso Carne invano ed il mio Cristo non è inutilmente morto.»

DA: I QUADERNI DEL 1944