LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI
RAGAZZI CHE PENSANO
Uno dei tanti ragazzi felici, lo vidi per la prima volta tra le braccia della madre, lei anch'essa felice, poiché era convinta della sua grande missione. Mi fermai a contemplare come quella degna educatrice cominciasse a far pensare il suo piccolino di pochi mesi.
Far pensare?
Sì; perché anche i ragazzi, più di quanto sospettiamo, possiedono una capacità, sebbene infantile, di ragionare, della quale non si deve trascurare.
Mi fermai, quindi, per osservare quel bambino che, piangendo, manifestava i sintomi di un'indole capricciosa. La madre, senza impazientirsi, mostrava un volto triste, fino a quando il bambino si calmava; e allora cercava di conoscere la ragione di quel pianto.
Molte madri, per calmare il bambino che piange, gli danno un dolce e, con questo, non vedono che il bambino impara, così, a comandare: perché quando vuole il dolce, o un'altra cosa, si mette a piangere, sapendo che con questo mezzo ottiene ciò che desidera.
Quella madre, tuttavia, che non voleva assecondare il capriccio del figlio, per non doverlo servire poi come un tiranno, mostrava un volto triste, ma era pronta a sorridere di nuovo, non appena il piccolino si calmava e diventava buono.
Così il bambino che cominciava a comprendere essere la causa della tristezza, e poi del sorriso che vedeva sul volto della madre, amante per natura, della gioia e del sorriso, imparava inconsapevolmente il modo di produrlo su quel volto, a lui così caro, e cominciava fin da quell'età a ragionare e a assecondare ciò che voleva dalla mamma.
È forse difficile questo primo lavoro di educazione?
Non sembra; al contrario, una madre che ama veramente i suoi bambini lo trova molto facile, e si sentirà sollevata da molto tutto il lavoro della sublime missione materna.
L'educazione del bambino deve, di fatto, cominciare dai primi giorni, quando egli inizia a percepire le prime impressioni sul volto della madre. Il sorriso o la tristezza del volto materno, può diventare, a sua volta, premio o punizione efficaci, della buona o cattiva condotta del bambino.
È certo che la madre deve impegnarsi, seriamente, a far ragionare in questo modo i suoi figli; ma affinché questi ragionamenti diventino formazione di quelle piccole anime, è necessario che la mamma sia costante nel metodo, particolarmente nel dare sempre il sorriso al figlio quando è buono, anche se altri pensieri e preoccupazioni non la portano a sorridere...
A. ARRIGHI

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