EPISTOLARIO
Durante la fase purificatrice l'attività dell'anima si svolge in perenne lotta tra luce e tenebre ed il contrasto, a volte, rende difficile o impossibile la percezione chiara e distinta dei fenomeni, della loro realtà e finalità. Da una parte, il lume divino, in certo qual modo, acceca il debole e limitato intelletto umano; e dall'altra, il lume umano scandaglia e scopre tutto ciò che la creatura ha di negativo e malvagio e che deve assolutamente essere annientato e scomparire, se si vuole raggiungere la piena e desiderata unione con Dio. Vi sono come due poli contrapposti e irriducibili: santità e peccato, luce e tenebre, verità ed errore. Vi è, inoltre, il così detto legamento delle potenze che rende più complessa la situazione. Infatti le desolazioni, le aridità, le incertezze, scaturiscono anch'esse dall'oscurità in cui piomba spesso l'intelletto e attraverso la quale deve svolgere la sua azione specifica; poi dall'aridità e desolazione della volontà, per cui questa facoltà non ha mai una piena sicurezza di aderire o possedere il bene desiderato; ed, in fine, dall'oblio e dimenticanza che affligge la memoria, che non conserva neppure il ricordo dell'amore e della bontà di Dio né è in grado di richiamare alla mente la fedeltà e la corrispondenza dell'anima a lui. Ecco in quali termini padre Pio dichiara questo legamento e purificazione delle facoltà dell'anima: "Mai ebbi così inerti e serrate le potenze. Oh che amarezza è questo per la volontà, per la memoria e per l'intelletto! Mi penso che per una volontà che voglia e desideri almeno la volontà pel bene, sia duro ed inconcepibile quella pena che ne soffre. E così ancora chi arricchito del vasto ricordo della ricchezza divina nei suoi attributi e diritti, e in quanto a sé nei propri doveri e rispetti pel suo creatore, è durezza di morte l'impenetrazione di ciò che misteriosamente poi si riflette, ed è a fiottare la viltà della miseria, che ne è investita, ma imprigionata e stretta, accecata e strappata a quel corredo istesso si memorabile. L'intelletto è schiacciato sotto il torchio, ed illustrato ne è reso cieco; ed è una cecità dolorosa, che chi lo provasse solamente potrebbe darne certa prova di entità: massime poi, mi penso, per un intelletto resosi svegliato dalle prove, e messo poi in contrasto dai raggi splendidissimi della vera vita, che tramonta in esso fin dal suo nascere, la pena addiviene del tutto insopportabile" (5 9 1918; cf. anche 19 6 1918).
La notte oscura ha due aspetti contrastanti ed opposti: uno sommamente doloroso e l'altro dolcemente rasserenante; il primo tormentoso e sconvolgente e il secondo di intima soavità e dolcezza. Il dolore s'intreccia con l'amore e viceversa.
Di questi due aspetti le lettere di padre Pio fanno risaltare prevalentemente quello angoscioso che scaturisce, tra l'altro, dall'ansia inappagabile di raggiungere il sommo Bene e della consapevolezza di non possederlo pienamente. Invece l'aspetto dolce e soave, che scaturisce dal godimento della contemplazione o vista prolungata di Dio sotto l'influsso dei doni dello Spirito Santo, si sente piuttosto come in sordina o nascosto nel sottofondo, dal quale però emerge di quando in quando con forza quasi esplosiva e con passeggeri spiragli di luce, di gaudio, di amore. Il dolore riflette le pene dell'inferno; la purificazione le sofferenze del purgatorio; la contemplazione i godimenti del paradiso.
PADRE PIO DA PIETRELCINA

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